Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 21

Chapter 213,697 wordsPublic domain

«Isacco» disse allora Frondeboeuf «vedi tu quell'ardente fornace, e quelle spranghe di ferro che l'attraversano a mezza altezza? Tal sarà il morbido letto sopra cui verrai adagiato. Uno di cotesti schiavi ti manterrà sotto il fuoco, mentre l'altro ugnerà d'olio le tue membra, affinchè l'arrosto non bruci. Eleggi pertanto fra questo talamo ardente e il pagamento di mille libbre d'argento, perchè pel capo di mio padre! altra alternativa non ti rimane.»

«Egli è impossibile» disse tremando l'Ebreo «che voi abbiate con fermo proposito concepito un tale disegno. Il Dio benefico della natura non ha mai creato cuori capaci di compiere sì fatta crudeltà.»

«Non ti fidare a ciò, Isacco. Un conto mal fatto potrebbe fruttarti mal pro. Credi tu che le preghiere, le grida, i gemiti d'uno sgraziato ebreo, potranno smovere me dalla mia risoluzione; me, che ho veduto dar sacco ad una città, entro cui perivano a migliaia i Cristiani, quai consunti dal ferro e quai dal fuoco? O speri trovare qualche pietà in questi Negri che non conoscono nè legge nè patria, o altra coscienza fuorchè il valor d'un padrone? che al menomo cenno di questo adoperano indifferentemente corda o palo, ferro o veleno, che nemmeno intenderebbero la lingua in cui tu potessi implorar la lor compassione? Vecchio, opera con saggezza, e spacciati della parte superflua delle tue ricchezze, mettendo fra le mani d'un Cristiano una porzione di quanto a furia d'usure guadagnasti sovra altri Cristiani. Non ti mancherà modo di tornar presto a far enfiar la tua borsa: ma sdrajato che tu sia una volta su queste spranghe non vi sarà nulla che guarisca il tuo cuoio e la tua carne bruciata. Contami, ti dissi, la somma del tuo riscatto, e rallegrati d'uscire a sì buon mercato d'una prigione, cui molti galantuomini si sarebbero augurato sottrarsi a tal prezzo. Ma sbrighiamoci; perchè non ho tempo da perdere: pronunzia e scegli fra la tua pelle e il tuo danaro.»

«Che Abramo e tutti i santi patriarchi m'aiutino!» sclamò Isacco. «La scelta mi diviene impossibile, perchè non ho modo di soddisfare inchiesta così smodata.»

«Impadronitevi di lui, e fate il vostro dovere» disse Frondeboeuf in lingua Saracina ai suoi due schiavi; «poi vengano, se il potranno, ad aiutarlo i suoi patriarchi!»

Trattisi innanzi i due schiavi afferrarono quello sciagurato, e strappatolo dal sasso su di cui era seduto, lo tennero in piedi fra mezzo di loro, e colle mani sulle vesti e gli occhi fisi in Reginaldo, aspettavano il suo cenno per dispogliare Isacco, e compiere il rimanente di quella brutta bisogna. L'infelice Ebreo riguardava, or Frondeboeuf, ora i ministri della costui crudeltà, sempre lusingandosi di scorgere ne' loro sguardi qualche indizio di misericordia; ma l'aspetto del barone serbavasi cupo e feroce, e il suo sorriso ironico ben annunziava come ad ogni pietà fosse chiuso quel cuore, le pupille malaugorose de' barbari Saracini in continuo giro esprimevano la lor feroce impazienza di vedere avverato un supplizio da cui si ripromettevano orribil diletto. Finalmente Isacco portando gli occhi al braciaio struggitore ove stava per venir coricato, e vista dileguarsi ogn'altra speranza, ogni idea di fermezza lo abbandonò.

«Pagherò le mille libbre d'argento» diss'ei sospirando, «intendiamoci però» aggiunse dopo avere meditato un istante «le pagherò col soccorso de' miei confratelli, perchè mi è d'uopo andar mendicando a tutte le porte della Sinagoga per procacciarmi una somma tanto enorme, tanto inaudita. Quand'è, e dov'è ch'io debbo sborsarvela?»

«Qui. Sotto la vôlta di questa caverna debb'essere contata e pesata Pensi tu forse ch'io voglia restituirti la libertà prima d'aver conseguita la somma del tuo riscatto?»

«E quando poi questa sarà pagata, qual mallevadore avrò d'esser libero?»

«La parola d'un nobile Normanno, vile usuraio; la fede d'un nobile Normanno, più pura, cento volte più pura che non tutto l'oro e l'argento della detestabile ciurma de' tuoi.»

«Vi domando mille e mille volte perdono, nobile cavaliere,» disse con voce paurosa l'Ebreo. «Ma e perchè dovrei io fidarmi interamente alla parola di chi non vuol credere buona la mia?»

«Perchè non puoi fare a meno. Se tu fossi ora in casa tua a York, presso il tuo scrigno, e ch'io venissi a supplicarti di prestarmi pochi _shekel_ metteresti pure i tuoi patti, vorresti cauzioni, prescriveresti il tempo della restituzione, l'interesse. Or bene. Qui ho uguali vantaggi sopra di te, nè cambierò un'iota alle pretensioni che t'ho spiegate.»

Mise un gemito profondo il Giudeo. «Spero almeno» ei soggiunse «che dopo sborsato questo riscatto, saranno liberi con me i miei compagni di viaggio. Essi parimente mi sprezzavano siccome ebreo; pur mossi a compassione dell'angustia in cui mi trovarono, permisero ch'io viaggiassi di conserva con loro; unico motivo per cui caddero nell'agguato che a me solo era teso. Poi così essi potranno aiutarmi a pagare una porzione di questa smisurata somma che voi pretendete.»

«Se parlando de' tuoi compagni di viaggio, intendi dire que' due porcaiuoli Sassoni, gli affari loro non hanno nulla di commune co' tuoi. Ebreo, pensa alle cose tue, nè t'impacciare di quelle degli altri.»

«Ma almeno rimetterete in libertà quel giovine ferito, ch'io conduceva a York in mia compagnia.»

«Te l'ho da ripetere un'altra volta? Pensa alle cose tue, nè t'impacciare di quelle degli altri. O per meglio dire, pensa a pagare il tuo riscatto, e nel termine il più breve.»

«Ascoltatemi nondimeno» Isacco riprese a dire «e ascoltatemi per amore anche di quel danaro che volete ottenere a costo della vostra...» Qui s'interruppe per paura di movere ad ira l'impetuoso Normanno.

«Segui pure. A costo della mia coscienza, vuoi dire. Parla senza timore, Isacco; già t'avvertii: non sono irragionevole, e so che chi perde al giuoco non ha forza di ridere; quindi posso sopportare le rampogne se mi vengono fin da un Ebreo. Tu però non avesti eguale pazienza, quando provocasti dinanzi ai tribunali Giacomo Fitz-Dottorel, non reo d'altro che d'averti chiamato col tuo titolo di sanguisuga, d'infame usuraio, dopo che le tue avanie gli ebbero divorato tutto il suo patrimonio.»

«Giuro per il Talmud, che a tal proposito sorpresero vostro Valore[28], nobile cavaliere. Fitz-Dottorel avea brandito il pugnale contro di me nella mia casa medesima, perchè gli domandai quello che mi veniva, e si trattava d'un pagamento che doveva essermi stato fatto fin nella Pasqua precedente.»

«Ma ciò poco m'importa» rispose con aria non curante Frondeboeuf; «il caso è di sapere ora quando toccherò quello che tu devi a me. Quand'è dunque, Isacco, che tu mi sborserai i _shekel_?»

«Nobile cavaliere, basterà mandare con un vostro salvocondotto a York mia figlia Rebecca, e passato il tempo necessario all'andata e al ritorno, il danaro...» qui si fermò per dar varco ad un sospiro profondissimo «il danaro vi sarà sborsato.»

«Tua figlia!» sclamò Frondeboeuf col tuono d'uomo sorpreso. «Affè, Isacco, mi spiace non averlo saputo prima. Io ho sempre creduto quella giovinetta dagli occhi neri non ti appartenere che come la giovane Aga apparteneva ad Abramo. Ho pensato che tu seguissi l'esempio de' tuoi patriarchi. In somma l'ho ceduta per donna di governo al venerabile Templario, ser Brian di Bois-Guilbert.»

All'udir l'infausta notizia l'Ebreo mandò tale grido che ne rimbombarono tutte le vôlte della caverna, e i Saracini ne furono soprappresi, tanto di lasciarsi sfuggire di mano il mantello d'Isacco che fino allora avean tenuto stretto col pugno. Il meschino si giovò di questa specie di libertà per prostrarsi ai piedi di Frondeboeuf abbracciandone le ginocchia.

«Abbiatevi tutto quanto mi chiedeste, nobile cavaliere; abbiatene il doppio, chiedetemi quanto possedo; riducetemi alla mendicità, feritemi col vostro pugnale, o fatemi stendere, se così vi piace, in quell'ardente braciaio, ma salvatemi la figlia mia, liberate Rebecca. Se voi siete stato concetto nel sen d'una donna, risparmiate l'onor d'una fanciulla priva di ogni difesa. Essa è l'immagine della mia infelice Rachele, l'ultimo di sei pegni ch'io ottenni dalla sua tenerezza. Volete voi togliere ad un misero vecchio l'unica consolazione che gli rimane? Volete voi ridurre un padre ad augurarsi che la propria figlia fosse stata collocata nella tomba de' suoi maggiori prima che sua madre la partorisse?[29].»

«Avrei voluto saperlo prima» disse con aspro tuono il Normanno. «Io credea che la vostra popolazione non avesse amor che al danaro.»

[Illustrazione: _Il suono di quel corno che mosse i due Sassoni a curiosità, e contemporanee a un tal suono molte voci, anzi grida che chiamavano Frondeboeuf._ pag. 189.]

«Ah! non giudicate sì male la nostra nazione» rispose Isacco, dai modi men truci del cavaliere confortato a speranza di commoverne il cuore «la volpe e il gatto selvaggio inseguiti dai cacciatori non obbliano la loro prole, e la perseguitata stirpe d'Abramo ama i suoi figli, credetelo, con altrettanta tenerezza quanta ne possano avere verso i proprii i Cristiani.»

«Sia!» rispose Frondeboeuf. «Ciò mi sarà di norma per l'avvenire. Ma quanto a te, Isacco, queste considerazioni all'istante non giovano. Quel ch'è fatto è fatto. Sono corso in parola con un fratel d'armi, nè gli mancherei per tutta la nazione ebraica riunita. In fine poi, che gran danno è per la tua figlia l'essere schiava di Bois-Guilbert? Che male può derivargliene?»

«Che male?» sclamò torcendosi le mani il Giudeo «che male? Ov'è il Templario che abbia rispettato la vita d'un uomo o l'onor d'una donna?»

«Cane d'un infedele!» sclamò Frondeboeuf cogli occhi avvampanti di sdegno, e forse pago d'aver trovato un pretesto ad ostentarlo «non bestemmiare il santo ordine del tempio di Sion, e spacciati nel pagarmi il riscatto che m'hai promesso, ed a cui non ho posto che il sol patto della tua libertà.»

«Masnadiere, assassino!» sclamò l'Ebreo, tratto fuor di sè in guisa da non poter padroneggiare lo sdegno che lo trasportò «non ti pagherò nulla. Tu non toccherai una mezz'oncia del mio danaro, se non mi restituisci la figlia.»

«Perdesti il giudizio, Israelita? O veramente possedi qualche incantesimo che ti guarentisca il cuoio e le carni contro la forza del fuoco e dell'olio bollente?»

«Poco mi rileva» rispose Isacco, cui la paterna tenerezza avea spinto alla disperazione. «Fa di me quel che vuoi, fa straziar queste membra; arrostir le mie carni, divorale innanzi a' miei occhi. Anche mia figlia è mia carne, e tal carne più preziosa ad un padre di quella ch'or tu minacci. Tu non avrai argento da me, quando non fosse ch'io potessi fonderlo e versartelo nella gola. No: non darei per te un obolo, se dovesse salvarti dalla dannazione che l'intera tua vita si è meritata. Inventa nuovi supplizi per farmi perire. Un Giudeo darà esempio d'affrontar tormenti a un Cristiano.»

«Gli è quanto or vedremo» disse Frondeboeuf, «perchè per quel santo segno che la tua nazione ha in orrore! tu stai per morire abbruciato. — Prendetelo» disse agli schiavi «spogliatelo, indi venga incatenato a quelle spranghe di ferro omai arroventite.»

Isacco fece alcuni sforzi per resistere ai suoi carnefici, ma troppo impari essendo la lotta, i Saracini gli strapparon di dosso il mantello, e così avrebbero fatto dell'altre vesti, se ad essi parimente non si fosse fatto udire il suono di quel corno che mosse i due Sassoni a curiosità, e contemporanee a un tal suono molte voci, anzi grida che chiamavano Frondeboeuf. Il barbaro cavaliere temendo esser sorpreso in quell'atto di atrocità infernale, fe' segno agli schiavi di seguirlo, abbandonando frettolosamente il sotterraneo, ove lasciò l'Ebreo, il quale diedesi a ringraziare il Cielo della pausa che gli concedea, e ad implorare la protezione per sè e per la diletta sua figlia.

CAPITOLO XXII.

«Se poi, le sollecitudini, il rispetto, l'amore, che vi ho dimostrato non bastano a vincere il gelo di quel cuore; affè che vi farò la corte come si aspetta ad un militare.» _I due Veronesi._

L'appartamento entro cui fu condotta lady Rowena era messo con quella magnificenza priva di gusto in cui stavasi il lusso di que' giorni, contrassegno di distinzione e riguardo che gli stessi prigionieri a lei pari di grado non aveano ottenuto. I fregi però e le suppellettili del ridetto appartamento erano stati notabilmente danneggiati dalla negligenza e dal tempo, essendo trascorsi molti anni dopo la morte della moglie di Frondeboeuf, che lo abitava, nè avendovi dimorato altri dappoi. Staccata in più luoghi vedeasi la tappezzeria che ne ornava le pareti, altrove il sole ne avea smunti i colori, e su tali apparati, come sugli altri arnesi scorgeansi i guasti operati dagli anni. Tal quale ella era però sì fatta stanza, venne giudicata la più degna da assegnarsi alla erede Sassone, che fu lasciata ivi a meditare sul proprio destino, mentre gli altri personaggi del criminoso dramma s'accordavano su le parti che ciascun di loro dovea sostenere; la qual cosa venne pattuita in un parlamento che insieme tennero Frondeboeuf, Bracy e il Templario. Dopo lungo discutere fra di loro sui vantaggi che sarebbero derivati a ciascuno da tale impresa audacissima, convennero finalmente anche sul modo di ripartire i prigionieri.

Gli era pertanto vicino il mezzogiorno, allorchè Bracy, già primo ad ideare il disegno della spedizione com'era primo nell'avervi interesse, si pose in atto di compire i divisamenti concetti sulla mano e sulle ricchezze dell'avvenente lady Rowena.

Non però solamente nel parlamento dianzi descritto avea speso il tempo dacchè era nel castello Bracy; poichè ne diede una parte ad acconciarsi con tutta la ricercatezza che poteva essere in un cicisbeo di quella età. Messi in disparte il giustacuor verde e la maschera, le sue lunghe chiome annodate in trecce gli scendeano sopra sfarzoso mantello guarnito di pelliccia; una specie di camiciuola venivagli sino a metà della gamba; gli pendea sontuosa sciabola da cinturino ricamato d'oro. Accennammo altrove la bizzarra usanza che dominava allora circa le punte delle scarpe; ma quelle di Bracy presentavano il _nec plus ultra_ dell'usanza medesima, tanto lunghe e volte all'insù da poterle ottimamente credere due corna di montone. Ma tal era nell'incominciare del secolo XII l'uniforme dei damerini, nè potea negarsi il merito a Bracy di saper dargli spicco per vantaggio di figura e di modi ne' quali unite apparivano la compitezza d'un cortigiano e la franchezza d'uom di guerra.

Ei salutò lady Rowena levandosi il berrettone che era di velluto, e fregiato di un medaglione d'oro ove si vedea scolpito s. Michele in atto di conquidere il nemico del genere umano. Col capo tuttavia scoperto, fece un cenno come per pregare lady Rowena a sedersi, e poichè questa continuava a starsene in piedi, si levò il guanto offerendole la mano per condurla vicino ad una seggiola. Ma Lady Rowena ricusò questa sua premura volgendogli con nobile alterezza tai detti:

«Se io sono dinanzi al mio carceriere[30], e le circostanze mi costringono a crederlo, ser cavaliere, è debito della prigioniera il rimanersi in tale postura sintantochè ella abbia udito pronunziare il tenore del suo destino.»

«Leggiadra lady Rowena» rispose Bracy «io sono il vostro prigioniere, e vi state alla presenza dell'uomo ridotto a tale condizione per voi, non alla presenza d'un carceriere. Lungi da me fin l'idea di pronunziare sul vostro destino! Da quelle labbra vezzose aspetto in vece la sentenza che dee risolvere del mio.»

«Non vi conosco, ser cavaliere» rispose lady Rowena sollevando il capo con aria d'indignazione proporzionata all'oltraggio che al suo grado e alla sua beltà veniva arrecato. «Non vi conosco, e l'audace famigliarità ond'or pompeggiate meco di frasi da trovadore non è manto valevole alla violenza usata da un masnadiere.»

«Deh! incolpatene» riprese a dire Bracy che continuava sulle medesime corde «incolpatene i vostri vezzi. Soli essi m'inspirarono quanto potei farmi lecito, dimenticando persino il rispetto dovuto a colei che ho scelta a sovrana di questo cuore.»

«Vi replico che non vi conosco, e tutt'uom che porti catenella e sproni d'oro[31] non dee presentarsi tenendo simil linguaggio ad una donna indifesa.»

«Ella è una sciagura per me il non essere da voi conosciuto, pure, permettetemi lo sperare, che il nome di Bracy non vi soni affatto nuovo all'orecchio, poichè gli araldi d'armi lo divulgarono più d'una volta nei tornei e su i campi delle battaglie, e poichè i _menestrelli_ lo fecero scopo ai loro canti.»

«Lasciate dunque agli araldi d'armi e ai _menestrelli_ la cura di esaltare le vostre prodezze. Tai lodi staranno meglio nelle loro labbra che nelle vostre; e ditemi intanto a quali archivi consegneranno la vittoria che riportaste la scorsa notte sopra d'un vecchio seguito da alcuni servi paurosi; e in quai libri registreranno la nobile impresa di rapire una giovane inerme per trasportarla a suo malgrado nel castello d'un assassino.»

«Voi siete ingiusta, lady Rowena» disse Bracy mordendosi le labbra in aria d'uom confuso, e scendendo a gradi ad un tuono più a lui confacevole di quello di caricato ganimede ch'egli aveva assunto da prima «ed è perchè non sentite in voi stessa la forza d'una gran passione, perchè non volete ammettere scusa sopra un delirio di frenesia, che fu effetto della vostra avvenenza.»

«Vi prego, ser Cavaliere, mettete in disparte il linguaggio de' girovaghi cantarini; risuona male parlato da un nobile cavaliere qual v'annunziate di essere. Certamente voi mi costringete ora a sedermi per provarvi quant'io faccia lieve conto di questi fiori di galanteria fatti omai rancidi col trovarsi in ogni ballata.»

«La vostra alterezza» soggiunse Bracy, punto dal vedere come la via de' modi cortesi non gli ottenesse che sprezzi «la vostra alterezza si è scontrata in un animo non meno altero. Sappiate adunque che ho fatto valere le mie pretensioni alla vostra mano nel modo il più convenevole alla mia indole, e la vostra che ora conosco, mi prova essere voi una fra quelle beltà da conquistarsi colla lancia in resta, e non adoperando i gentili accenti d'un cortigiano.»

«Se tai gentili accenti intendono solamente a celare la viltà del procedere, divengono come la cintura d'un nobile cavaliere stretta a' fianchi d'abbietto villano. Non mi fa or maraviglia la facilità con cui vi siete stôlto da una ricercatezza di cortesia che v'impacciava. Nè il nego, vi sareste fatto più onore conservando l'uniforme e il dialetto d'un masnadiere, che cercando velar azioni di masnadiere coi colori troppo ad esse estranei d'una accattata cortigianeria.»

«Il vostro suggerimento è ottimo, lady Rowena, e conformando ora l'ardire de' miei discorsi a quello delle mie azioni vi protesto che non uscirete di questo castello se non se moglie di Maurizio di Bracy. Non sono avvezzo ad incagliare nelle imprese cui mi cimento, e per altra parte un Nobile Normanno non ha bisogno di giustificare sì scrupolosamente la propria condotta agli occhi di una nobile Sassone, assai onorata da lui se le offre la propria mano. Voi siete altera, lady Rowena. Ebbene! ciò vi rende più degna d'appartenermi. Fuor dello sposarmi evvi forse altra strada per voi onde innalzarvi al grado e agli onori che vi sono dovuti? Vedreste forse altra via più decorosa ad uscire d'una capanna, ove i Sassoni fan vita comune co' propri maiali, uniche loro ricchezze? a trovarvi collocata nel grado che vi si aspetta? a brillare fra le persone dell'Inghilterra le più distinte per leggiadria, le più ragguardevoli per possanza?»

«Ciò che avete la bontà di chiamar capanna, ser Cavaliere, mi fu soggiorno sin dalla prima mia fanciullezza, e vi do parola, che se mai giugnessi ad abbandonarlo di mia volontà, ciò sarebbe solamente per seguire chi non disprezza l'asilo ove ebbi educazione, e quelle costumanze cui m'ha affezionata la consuetudine.»

«V'intendo, leggiadra milady, benchè voi crediate usar termini abbastanza velati ond'io non giunga ad indovinarne il senso in tutta la loro estensione. Ma mettete da una banda la speranza, che Riccardo risalisca il soglio giammai, e molto più l'altra che Wilfrid d'Ivanhoe, favorito di Riccardo, vi conduca qual propria sposa a' piedi di questo principe. Tutt'altri che io toccando sì fatto cantino non potrebbe liberarsi dal sentir qualche moto di gelosia; ma non mi rimoverà dalle risoluzioni, in cui sono venuto con volontà la più deliberata, tal vostra passione priva di speranza, e ch'io riguardo come una fanciullaggine. Posso dirvi per altro che questo rivale sta in mio potere, che è qui prigioniero, che Frondeboeuf non ne sa nulla, benchè bastasse una mia parola a farnelo consapevole, e a destar nel suo cuore una gelosia che potrebb'essere ben più funesta della mia al vostro amante.»

«Qui Wilfrid!» sclamò lady Rowena. «Ah! ciò è vero quanto è vero che Frondeboeuf gli è rivale.»

Bracy fisò gli occhi un istante sopra di lei. «Da vero, nol sapevate?» indi le disse. «Non sapevate nemmeno ch'ei facea viaggio nella lettica dell'Ebrea? cocchio non v'ha dubbio addicevole ad un Crociato!» Poi si diede a ridere in tuono schernevole.

«S'egli è vero che qui si ritrovi» soggiunse lady Rowena con tuono d'indifferenza sforzata, perchè si affaticava indarno a nascondere interamente il tremore della persona, e le agitazioni che le portò nell'animo sì fatto annunzio «in qual modo è desso rivale di Frondeboeuf? o qual altra cosa può egli temere da costui oltre ad una cattività di poca durata e alla necessità di pagare un ragionevol riscatto giusta gli usi della cavalleria?»

«Cadreste voi forse nell'abbaglio, solito però alle persone del vostro sesso, di credere non esservi altri gelosi dispetti che quelli suscitati dalla loro avvenenza? Non sapete che v'ha gelosie d'ambizione, d'onori, di potere, di ricchezze, oltre a quella gelosia che è figlia di amore? Nè credete che Frondeboeuf cercherà spacciarsi di chiunque possa contrariarlo nelle sue pretensioni alla bella baronia d'Ivanhoe, da lui vagheggiata con tanto ardore e con sì poco scrupolo, com'oserebbe uom che aspirasse al cuore della più leggiadra fra le donne dell'Inghilterra?»

«Salvatelo, per amor del cielo, salvatelo» sclamò lady Rowena, la cui fermezza fu vinta dal timore concetto in quel punto pe' dì dell'amante.

«Posso, voglio salvarlo, e tal è la mia mente. Una volta che lady Rowena sia divenuta sposa di Maurizio di Bracy, chi ardirebbe attentare veruna cosa contro un parente di lei, contro il compagno della sua fanciullezza, il figlio del suo tutore? Ma il dono della vostra mano dee comperare la mia assistenza. Non son poi sì pazzo, nè d'un'indole tanto romanzesca da voler compromettermi per sottrarre ai rischi, fra cui s'avvolge, quell'uomo dal quale deriva il più possente fra gli ostacoli opposti ai miei desiderii. Adoperate a pro di lui la prevalenza che avete sopra di me, e non ha egli da temer cosa alcuna. Ma se ricusate l'omaggio del mio cuore, Ivanhoe perirà, nè voi quindi sarete più libera.»

«Questo tuono d'indifferenza e di durezza in voi sembra forzato» disse lady Rowena guardando fisamente Bracy. «O voi non siete malvagio quanto volete sembrarlo, o non avete tutto il potere che v'arrogate coi detti.»