Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 18

Chapter 183,747 wordsPublic domain

Nè forse sarebbe stato difficile allo stesso Cedric il farsi capo di una terza fazione, formidabile per lo meno al pari dell'altre due. Benchè non iscorresse nelle sue vene un sangue reale, possedea coraggio, solerzia, forza d'animo, e soprattutto affetto intensissimo alla causa della sua patria, affetto che gli meritò d'essere soprannominato il Sassone. Aggiungasi, che eccetto Atelstano e lady Rowena, Cedric non la cedeva a verun altro quanto a nobiltà di legnaggio. Ma a tante belle prerogative che lo adornavano univa egli il massimo disinteresse, per cui avversissimo a qualunque impresa che potesse disgiungere gli animi della sua nazione, stremata anche troppo dal proprio infiaccamento, aveva anzi abbracciato con calore il disegno di collegare le due fazioni col dare lady Rowena in isposa ad Atelstano, disegno cui mettea inciampo l'amore palesatosi tra il figlio e la pupilla di Cedric. Tal si fu la cagione che indusse a bandire Ivanhoe dal tetto de' comuni avi.

A così severo espediente s'era attenuto Cedric perchè sperava la lontananza di Wilfrid, bastante rimedio a dissipare in lady Rowena l'amore che ver l'illustre giovane ella avea concepito. Ma sbagliò nei suoi conti, e sbagliò tanto più che facea contr'essi il modo medesimo onde amministrò sopra lady Rowena la tutela affidatagli. Il nostro Sassone, cui il nome d'Alfredo sonava qual nome d'una divinità, usava all'unica discendente di questo monarca tai riguardi che appena si sarebbero conceduti ad una principessa sovrana, in tal grado riconosciuta. La volontà di lady Rowena fu mai sempre per esso una legge, e parea che a render meglio nota a tutte le persone della sua casa la specie di sovranità da lui attribuita alla pupilla, mettesse una gloria nel comportarsi egli stesso qual primo vassallo della medesima. Accostumata quindi, non dirò solamente a fare il proprio volere, ma a comandare dispoticamente, poca docilità potea ripromettersene chi divisava modi atti a costringere gli affetti, e darle uno sposo che il cuore di lei non avesse dianzi prescelto. Ella era invece propensissima a far valere la propria indipendenza sopra tal cosa, in cui sogliono farla valere, opponendo all'uopo resistenza fortissima all'autorità de' genitori e dei tutori, quelle donne ancora che all'obbedienza e alla sommessione furono maggiormente avvezzate. Nè ella si facea riguardi di palesar liberamente a Cedric quai fossero le inclinazioni vivissime del suo animo; laonde il tutore, che non poteva sciogliersi del giogo che si era imposto, cioè di far sempre i voleri della pupilla, non sapeva qual via prendere a cambiar la vicenda, e indur la pupilla a seguire i voleri di lui.

Invano ei cercò abbagliarne l'immaginazione col presentarle lo splendore d'una corona immaginaria. Rowena, fornita d'ottimo accorgimento, nè vedea possibili da effettuarsi i disegni di Cedric, nè possibili gli avrebbe desiderati, almeno quanto alla parte di essi che riguardava la sua persona. Laonde, senza far certamente mistero della predilezione conceduta a Wilfrid d'Ivanhoe, protestò che quand'anche ei più non fosse, amerebbe meglio rinchiudersi in un convento, che partecipare del trono in compagnia d'Atelstano, da lei disprezzato mai sempre, e che in allora le veniva in assoluto abborrimento, siccome origine delle sgradevoli insistenze da cui si vedea assediata.

Ciò nullameno Cedric, il quale troppo non credeva alla femminile costanza, durava ne' suoi tentativi per concludere tai sponsali, che a suo parere doveano apportare il più importante de' servigi alla causa de' Sassoni. La non aspettata comparsa del suo figliuolo ad Ashby gli sembrò sulle prime, nè allora ebbe torto, l'estremo crollo delle proprie speranze; e se l'amor paterno vinse per brevi istanti quel suo amor di patria spinto oltre i confini del possibile, ben tosto questo secondo sentimento avendo ripresa tutta l'antica prevalenza, si risolse ad un'ultima prova per congiungere ad Atelstano la sua pupilla, e indi darsi tutto all'opera di far risorgere la sassone indipendenza.

E sull'argomento di questa sassone indipendenza volgeano i discorsi che in tal istante movea ad Atelstano Cedric, non senza sospirare a quando a quando in veggendo inerzia e indifferenza, laddove avrebbe voluto scorgere fuoco d'entusiasmo pari a quello onde ardeva egli stesso. Ned è già che Atelstano mancasse in vanità; ed anzi gli andava grandemente a cuore chiunque a lui rimembrava gl'illustri suoi antenati, e i diritti, allor chimerici, che al sovrano grado gli dava il suo nascere. Ma all'amor proprio di cotest'uomo bastavano i rispettosi omaggi che gli tributavano i suoi vassalli e que' Sassoni di condizione libera ne' quali scontravasi. Nè tampoco può dirsi ch'ei paventasse ad un evento i pericoli, ma rifuggìa dalla molestia di andarne in traccia. Ei conveniva con Cedric sulla massima generale del diritto ch'era nei Sassoni di riconquistare la loro independenza; e più volentieri ancora si lasciava convincere, che ricuperata una volta questa independenza a' suoi compatriotti, le proprie prerogative il portavano ad esserne il legittimo capo, ma quando si giugnea alla conclusione di metter le mani all'opera per far valere tali diritti, tali prerogative, egli era sempre Atelstano l'_Irresoluto_. Da lui venivano gl'indugi, da lui le obbiezioni, in somma non sapea decidersi ad imprendere cosa veruna. E tutto il calore e tutto l'entusiasmo di Cedric non faceano in quell'animo di diaccio maggior impressione che non la operi una palla arroventata, la quale caduta nell'acqua non vi produce che un leggier fumo e un fremito momentaneo.

Cedric si trovava al giusto nella condizione di chi battesse un ferro freddo, o di chi s'affaticasse a far prender il galoppo ad un cavallo avvilito e snervato. Che se, rinunziando per poco a tal fazione, volgeasi all'altra di tentar prova della propria prevalenza sull'animo di lady Rowena, era ancor di peggio, e i disgusti che riportava da tale esperienza il rendevano vie più scontento. Intanto lady Rowena s'intertenea con Elgitta, favellando del valore dimostrato da Ivanhoe nel torneo, colloquio che rimase interrotto dal sopravvenire di Cedric. Ma Elgitta per far le vendette della sua padrona, trovò modo d'inserire ne' nuovi discorsi intavolati alcune allusioni al modo onde Atelstano fu scavalcato in mezzo alla lizza, argomento alle orecchie di un Sassone il più sgradito di quanti si potessero immaginare. Se Cedric era di mal umore prima di mettersi in cammino, tal circostanze non gliel dissiparono certamente, laonde più d'una volta in suo cuore maledì il torneo, chi ne divisò la prima idea, chi l'ordinò, e soprattutto la propria follia d'esservisi trasferito.

Verso il mezzogiorno, a sollecitazione d'Atelstano, la cavalcata fe' pausa presso una fonte situata al lembo d'una foresta, così per dar riposo ai cavalli, come per reficiarsi a molle desco colle vettovaglie di cui l'abate di san Vittoldo avea caricata una mula del seguito della comitiva. Mercè all'appetito d'Atelstano, la pausa durò più a lungo che non l'avrebbe desiderato Cedric. E quindi tutti videro nel rimettersi in viaggio, che solamente a notte assai innoltrata si potrebbe giungere a Rotherwood, e sentirono quindi la necessità di affrettare il trotto de' lor cavalli.

CAPITOLO XVIII.

»Fra quegli armati una donna vid'io »Che d'alto affare al portamento, al volto »Pareami certo, assai mi tenni appresso »Per tutti intender que' lor detti; e scopo »A tal viaggio è la vicina rocca. ORRA. _Tragedia_

Dopo che i nostri viaggiatori ebbero attraversata vasta pianura, stavano per entrare in una selva che a quei giorni inspirava gran tema per la moltitudine dei malandrini cui servia di covile. Erano costoro uomini che tratti a disperato vivere dall'oppressione, e condotti ad estrema miseria da vessazioni inaudite, si univano in bande numerose quanto bastava per non temere quella debole guardia che vegghiava in tai giorni all'ordine pubblico. Nullameno Cedric e Atelstano, comunque si vedessero costretti a camminare una parte di notte, non si prendeano grande paura di costoro, credendosi assai fiancheggiati dalla scorta che aveano di dieci uomini armati, fra' quali non comprendiamo Gurth e Wamba, che all'accader d'un assalto parea non potessero riuscire d'alcun giovamento; il primo per avere le braccia legate, l'altro perchè la professione cui si era dedicato tal non sembrava certamente da favorire in lui le inclinazioni marziali. Aggiungasi, che nell'attraversare la formidabile selva, Cedric e Atelstano si fondavano assai sul rispetto, che per essi aveasi in que' dintorni, e pur sulla fama divulgata del loro coraggio. Di più. Quelli che le persecuzioni, e soprattutto il rigor delle leggi intorno la caccia, avea tratti a soggiornar le foreste, e a far vita di masnadieri, erano contadini sassoni in massima parte, onde parea cosa presumibile che avrebbero rispettati due capi, dai quali non ricevettero mai il menomo aggravio.

Ma d'improvviso dovettero mettersi in agitazione all'udire suon di gemiti e pianti a poca distanza. Corsi là donde tai voci venivano, videro una lettica chiusa, da cui erano stati distaccati e portati via i cavalli, una giovinetta vestita in sontuosi abiti di foggia ebraica, che piagneva a cald'occhi, e presso di questa un vecchio, che il suo berrettone giallo facea ravvisar per Ebreo, e che correva disperatamente qua e là torcendosi le mani, com'uomo cui fosse sopraggiunto il massimo de' disastri.

Atelstano e Cedric chiesero al vecchio come accadea ch'ei fosse tra que' boschi in compagnia d'una giovane, provveduto d'una lettica senza cavalli e sfornito di scorta; ma per qualche tempo in vece di averne una risposta, non udirono che interrotte invocazioni a tutti i patriarchi dell'antico Testamento. Finalmente Isacco d'York, che questi era il nostro antico amico, ripigliando a poco a poco l'uso de' sensi, narrò ai due Sassoni come avess'egli noleggiata ad Ashby una scorta di sei armigeri, i quali s'erano obbligati di guidare lui e la sua compagnia a Doncaster e di somministrar cavalli e muli così per portar le persone come per tirar la lettica, e come poi questi mascalzoni gli avessero, ch'era presso a poco un'ora, abbandonati, fosse poi per tema degli assassini, che un taglialegne gli avvertì d'aver trovati poco distanti di lì in banda assai numerosa, o fosse per qualch'altro motivo, che Isacco parea non si prendere molta briga di dilucidare. «Se la bontà vostra, soggiunse indi l'Ebreo con tutta umiltà, giugnesse a tanto di permetterne che proseguissimo sotto la vostra salvaguardia il cammino, sarebbe tal opera caritatevole che giuro sulle tavole della nostra santa legge, non se ne conterebbe verun'altra, la quale fosse stata accolta con maggiore gratitudine incominciando dai giorni della cattività d'Israele.»

«Cane d'Ebreo!» rispose Atelstano che avea una memoria fedelissima nel ricordargli le particolarità le più minute accadutegli, e soprattutto se queste avessero contenuto anche lievissima offesa contro di lui «non rammenti più il modo onde ti sei condotto nel primo dì del torneo? Fuggi, o combatti co' masnadieri, o se così ti piace, aggiustati con essi, ma non aspettare nè soccorso nè protezione da noi. Se gli assassini non ispogliassero fuorchè gente della tua razza che assassina tutto il mondo, li riguarderei come onestissimi galantuomini.»

Ma in sì rigorosa sentenza non convenne Cedric. «Sarà meglio» diss'egli «che prestiamo loro qualcuno de' nostri cavalli perchè possano continuare il cammino, e due de' nostri uomini che li scortino sino al primo villaggio. Gli è vero che ciò diminuirà alcun poco le nostre forze, ma quand'anche ne assaltassero i malandrini, la vostra spada, nobile Atelstano, la mia e gli otto uomini che tuttavolta avremmo con noi, basterebbero a sperdere una ventina di quegli sciagurati.»

Lady Rowena, presa da qualche timore fin d'allora che udì essersi veduti assassini in poca distanza, si fece a difendere il partito posto dal suo tutore. Ma Rebecca d'improvviso scese, e guidando a mano il suo palafreno, corse ver la illustre donzella, e prostesa innanzi ad essa, le baciò rispettosamente il lembo della veste, come è uso degli Orientali ogni qualvolta indirigono discorso ai lor superiori. Rialzatasi indi e mandato indietro il velo, la supplicò in nome di quel Dio onnipossente, che entrambe adoravano, e in nome de' comandamenti trasmessi da questo medesimo Dio sul monte Sinai, parimente rispettati da entrambe, ad aver compassione di quello stato deplorabile, e ottenerle quella salvaguardia che avea implorata il suo genitore. «Non è per me» soggiunse indi «ch'io vi chieda tal grazia, e nè manco per questo povero vecchio che è però il padre mio. So che il solo nome d'Ebrei basta per condannarne all'abbandono, allo spregio, agli insulti, nè la cosa cambia per essere noi piuttosto o in una selva o in una grande città. Ma entro la lettica che vedete vi sta un ferito, un cristiano. Sia mercè vostra che senza pericolo e sotto una tutelar protezione possiam trasportarlo, nè lascio di mettervi innanzi agli occhi, che se per avere la vostra comitiva ricusata a noi tale grazia, gl'intervenisse qualche straordinario disastro, niuno d'essa, e voi men degli altri, nobile signora, sapreste perdonare a voi stessi le conseguenze di simil rifiuto.»

Il modo nobile, solenne e commovente onde Rebecca accompagnò tal sua preghiera, toccò vivamente l'animo della bella Sassone.

«Questo vecchio» diss'ella al suo tutore «è inabile affatto a difendersi, la figlia sua è meritevole di compassione quant'è avvenente; un uomo che soffre sta in quella lettica. Sien pur giudei il vecchio e la figlia sua! Noi non saremmo cristiani se gli abbandonassimo in sì terribile estremità. Poichè già conveniste di conceder loro, e alcune delle nostre bestie per trasportarli e due de' nostri uomini di scorta, perchè non possiamo ancora permettere ad essi che ci accompagnino?»

Cedric condiscese tosto alle brame di lady Rowena, e Atelstano ancora, mettendo però il patto che gli Ebrei rimanessero sempre al retroguardo. «Vi troveranno» soggiunse «Wamba che, a quanto penso, sarà ancora provveduto di quel suo scudo, opportunissimo a respingere gli assalti.»

«Ma!» tostamente Wamba rispose «lasciai il mio scudo sul campo di battaglia, destino ch'ebbi comune con molti altri.»

Venne rosso Atelstano senza osare di rispondere altra cosa, perchè tal destino appunto gli era toccato nel giorno ultimo della giostra. Lady Rowena, cui non dispiacea vederlo umiliato, si studiò di far dimenticare alla leggiadra Ebrea il disadatto motteggio del nobile Sassone, coll'animarla a marciarle da presso in quel durar di cammino.

«Ciò non sarebbe convenevole» rispose Rebecca con modo umile sì, ma da cui però traspirava tal quale alterezza. «S'io accettassi, qualcuno potrebbe giudicarne disonorata la mia nobile protettrice.»

Intantochè venivano scaricate due delle mule che portavano le bagaglie, intantochè le stesse bagaglie erano ripartite sull'altre bestie da soma, lavori che si terminarono con molta sollecitudine, perchè la voce _assassini_ avea posta solerzia in ognuno, e la crescea il terrore inspirato dall'essere imminente la notte; intantochè, dissi, tutte queste cose operavansi, Gurth si dolse del male che gli faceano le corde, troppo strette ai pugni delle sue mani. Wamba si prese assunto di rallentarle, e fosse a caso o a disegno, le rallentò sì bene, che Gurth non durò indi a fatica a spacciarsene affatto, e prima che tutti fossero lesti a rimettersi a cavallo, il porcaiuolo fece gamba nell'interno della foresta.

Il cavallo che fin allora avea servito a Gurth era stato assegnato all'Ebreo, e atteso il minorato numero de' palafreni, essendosi risoluto che il prigioniere farebbe il rimanente del viaggio sulla groppa d'un cavallo cavalcato da un altro, si credè veramente che Gurth stesse dietro ad uno de' suoi compagni, e la seconda diserzione niuno avvertì, e a cose più serie per vero dire tutti pensavano, aspettandosi da un istante all'altro lo scontro degli assassini.

Il sentiere in cui entrarono allora i nostri viaggiatori era sì stretto, che due soli cavalieri vi poteano passar di fronte; terreno declive e paludoso, attraversato da un fiumicello, le cui rive andavano coperte di antichi salici. Cedric e Atelstano ben si accorsero, come un tal luogo fosse opportuno a nascondere qualunque malandrino che avesse divisato d'assalir viaggiatori, ma ad onta del preveduto pericolo, non aveano miglior espediente fuorchè affrettare la corsa, il che neanco era sì facile su quel suolo, ove ad ogni passo le gambe de' corridori affondavano. Guadato che ebbero il fiumicello, non rimanea tempo a tutta la comitiva di raggiungere l'altra riva allorchè d'ogni lato si videro accerchiati ed assaliti da numerosa masnada d'uomini armati, che colla rapidità e accortezza delle lor fazioni pareano il doppio di quel che erano. Costoro gridavano ad alta voce: «Vivano il Dragon Bianco e san Giorgio! Viva l'Inghilterra»; e ciò coll'intendimento di farsi meglio credere scorridori sassoni.

Tosto Cedric e Atelstano caddero prigionieri, e tale avvenimento fu accompagnato da particolarità diverse giusta la diversità delle indoli de' personaggi. Perchè Cedric contro il primo nemico ch'ei vide comparire lanciò la chiaverina rimastagli, e indirisse il colpo più di proposito che non lo avea fatto contro il povero Fangs; tal che il supposto masnadiere rimase inchiodato alla quercia cui stava d'avanti. Poi brandita la sciabola, ne affrontò un secondo al quale menò colpo sì disperato e con sì cieco impeto, che gli andò in pezzi l'arma contra un troncone. Allora due o tre uomini gli si lanciarono addosso, e stramazzatolo da cavallo, finalmente lo ebbero nelle mani. Ma Atelstano era perplesso, meditando se fosse più espediente cosa il correre incontro ai nemici che lo minacciavano di fronte o a quelli che lo circondavano, intanto che questi giunsero ad afferrare la briglia del suo cavallo; e divenne compagno di cattività a Cedric, senz'avere avuto il tempo di mettersi tampoco in parata.

Le persone di seguito impacciate in mezzo alle mule che trasportavano le bagaglie, sorprese di più ed atterrite sul destino cui soggiacquero i loro padroni, non opposero quasi resistenza di sorte alcuna agli assalitori che le disarmarono, impadronitisi in oltre di lady Rowena, che stava nella parte di mezzo della cavalcata, e d'Isacco e della figlia d'Isacco postisi al retroguardo.

Il solo a non lasciarsi trappolare fu Wamba, il quale in sì fatta occasione mostrò più coraggio di coloro che presumevano superarlo in senno. Perchè impadronitosi della sciabola d'un di que' servi che non parea ricordarsi d'averla, si schermì abbastanza di tenere in rispetto coloro che si avvicinarono. Ei tentò parimente una prova di liberare il padrone, ma osservando come avrebbe avuto che fare con troppi, e vedendo legati in massima parte i suoi compagni, pian piano si buttò giù da cavallo, e protetto dalle tenebre e dalla generale confusione, s'addentrò nel bosco senza che nessuno avvisasse fermarlo.

[Illustrazione: _Allora due o tre uomini gli si lanciarono addosso, e stramazzatolo da cavallo, finalmente lo ebbero nelle mani._ pag. 164.]

Però appena il valoroso matto si vide fuor di pericolo, incominciò a trovarsi dubbioso se non gli convenisse meglio offerirsi compagno di prigionia ad un padrone, al quale era sinceramente affezionato.

«Ho inteso talvolta esaltare la felicità d'una libera condizione» meditava egli fra sè medesimo; «ma vorrei ora che un uomo saggio venisse insegnando ad un matto qual cosa può farsi della sua libertà chi l'ha ottenuta contra propria voglia!»

Udì allora susurrare il nome di Wamba da una voce, che gli doveva esser vicina, ma bassa e mandata colla massima cautela, poi nel tempo medesimo gli saltò addosso accarezzandolo un cane, che tosto ei riconobbe per Fangs.

«Gurth!» pronunziò Wamba col tuono stesso di voce onde aveva udito chiamarsi. «Sei tu, Gurth?»

«Sì» rispose Gurth avvicinandosegli; «ma che cosa è dunque accaduto? Che significa questo scricchiolar d'armi?»

«Una bagattella! son tutti prigionieri.»

«Prigionieri! chi?»

«Il nostro padrone, lady Rowena, Osvaldo, in somma tutti.»

«Oh! dalla parte di Dio! chi gli ha fatti prigionieri? Com'è stato?»

«È stata, che il nostro padrone si è troppo affrettato a cimentarsi, Atelstano si è affrettato men di quel che bastava, e il resto dei nostri niente affatto. Coloro che gli hanno fatti prigionieri vestono giustacuori verdi, e portano una maschera al volto.»

«E i nostri compagni?»

«Legati mani e piedi, stan là sparsi sull'erba che paiono mele all'istante che le hai gettate ai tuoi porci. Ne riderei se potessi trattenermi dal piangere.»

Tutto acceso in volto, allora Gurth esclamò «Wamba! hai tu un'arme? Il tuo cuore val meglio della tua testa. Gli è vero che siamo in due solamente. Ma un assalto improvviso, tentato contra gente che a ciò non si aspetta, potrebbe tornarne bene. Seguimi. Gli è duopo liberare Cedric.»

«Ma, Gurth, dimenticasti d'aver giurato un'ora fa che non gli avresti mai perdonato?»

«Eh! fu quando non avea bisogno de' miei soccorsi. Vieni, seguimi, fa presto.»

Stavano già per partire, allorchè un terzo comparve fra essi ordinando che si fermassero. Alla foggia delle vesti e dell'armi, Wamba avrebbe potuto giudicarlo uno fra' malandrini che arrestarono il suo padrone, perchè non diversava da essi che nello avere il viso scoperto. Però al ricco pendaglio ch'egli portava, al corno da caccia che ne stava sospeso, al tuono tranquillo ed autorevole, onde gli parlava l'uom sopraggiunto, Wamba non tardò, a mal grado dell'oscurità, a riconoscere Locksley, quell'arciere che vinse il premio dell'arco affrontando tutti i patti svantaggiosi a' quali si assoggettò.

«Che significa tutto questo?» disse loro. «Chi seno quelli che s'avvisano di far prigioniere le persone in questa foresta?»

«Potrebbero credersi vostri confratelli» rispose Wamba «perchè somigliate loro, come si rassomiglian due ceci.»

«Tosto il saprò» disse Locksley «ma aspettatemi in questo luogo. Vi proibisco, pena la vita, il movervi di qui prima ch'io torni. Obbeditemi, e prometto bene così a voi come ai vostri padroni. Ciò nullameno fa mestieri d'alcune cautele.»

Levatosi indi il pendaglio, e staccato il pennacchio che ornava il suo berrettone, consegnò tai cose alla custodia di Wamba; poi trasse di saccoccia una maschera, e coprendone il viso, si dipartì da loro per andar a fare scoperta, non senza ingiugnere nuovamente ai medesimi che lo aspettassero.

«Lo aspetteremo, o Gurth?» disse Wamba: «o vogliam dargli prova che Domeneddio ci ha forniti di gambe? In verità, anche costui ha cera di masnadiere, e non vedo troppo qual fiducia in lui possa aversi.»

«Fosse anche il diavolo» rispose Gurth «che rischiamo noi aspettandolo? S'egli appartiene a questa banda di scorridori, potrebbe averli già messi all'erta intorno alle nostre persone: ciò essendo come involarsi da loro? Poi, e non è gran tempo, ho fatto io la prova, che fino tra gli assassini si trova un qualche galantuomo.»

Non tardò multi minuti a far ritorno Locksley. «Ho veduto gli amici» diss'egli «e di più ho parlato ad essi, perchè vestiti alla mia foggia, m'hanno creduto un loro collega. Ora so, e chi sono e dove vanno e quello che vogliono fare. Ma il numero ne è grande, ed è gente valorosa nell'armi. Sarebbe la massima delle follie se tre uomini presumessero d'assalirli con buon successo. Conviene pertanto unire una forza più ragguardevole, e so ben io dove trovarla. Voi siete entrambi, credo, fedeli servi di Cedric il Sassone. Seguitemi adunque, nè mai sia detto, che l'amico dell'Inghilterra e degl'Inglesi manchi di braccia per soccorrerlo all'istante del pericolo; ma fa d'uopo non perder tempo, perchè già coloro s'avviano.»

E fatto a questi cenno di venirgli addietro, s'addentrò nella parte più folta della foresta, per vie non disegnate da traccia umana, e Gurth e Wamba il seguivano silenziosi.