Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6

Part 29

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Tra le persone, che componevano questo gran Tribunale, vi era ancora il Viceprotonotario. Questo è un punto d'Istoria molto intrigato e tanto difficile, che il Toppi[374] non se ne seppe sviluppare. Il Re Alfonso nell'erezione di questo Tribunale e nella scelta che fece de' Consiglieri, che dovean comporlo, si protestò sempre, che egli per questo nuovo Consiglio non intendeva recare alcun pregiudicio alle preminenze del Gran Protonotario del Regno: ecco come egli dice in un diploma rapportato dal Chioccarelli[375] e dal Toppi[376] spedito a' 20 novembre dell'anno 1449. _Postquam reformationi nostri Sacri Consilii debito libramine moderavimus, in quo salva praeminentia officii Logothetae, et Prothonotarii Regni huius, et praesidentiae Rev. in Christo P. Gasparis Archiepiscopi Neapolitani ejusdem S. C. Praesidentis, nonnullos famosissimos U. J. D. fideles nostros elegimus, et deputavimus, ec._ Ed altrove in un altro diploma[377] de' 12 agosto del medesimo anno: _Salva tamen in omnibus, et per omnia praerogativa, et praeminentia Officii Logothetae, et Protonotarii hujus citra Farum Siciliae Regni, vel Reverendo Archiepiscopo Neapolitano, cum in Curia praesentes fuerint._ Il Toppi pien di maraviglia dice, che cosa avea che fare in questo nuovo Consiglio il Gran Protonotario, ovvero il suo Luogotenente, e che vi era di comune fra di loro? ma gli nacque tal maraviglia, perchè il Toppi riguardava questo ufficio secondo l'aspetto, che teneva ne' tempi, ne' quali scrisse e che ancor oggi ritiene, non già ne' tempi d'Alfonso e degli altri Re aragonesi suoi successori. Presentemente il Gran Protonotario è un nome vano e senza funzione: ed al suo Viceprotonotario, che nè meno è creato da lui, ma a dirittura dal Re, delle tante prerogative che teneva, non gli è rimaso altro, come fu detto altrove, che la potestà di crear i Notari ed i Giudici a' contratti, chiamati dal dritto de' Romani, Giudici cartularj: di visitare i loro protocolli, ed invigilare a tutto ciò, che appartiene al loro ufficio: aver la cognizione delle loro cause, così civili come criminali: e legittimare i figliuoli naturali, secondo che per le nostre novelle prammatiche fu stabilito[378].

Ma nel Regno de' Normanni, de' Svevi, Angioini ed Aragonesi, l'Ufficio e potestà del Gran Protonotario era pur troppo ampia: la principal sua cura era non già della creazione de' Notai e Giudici, ma, come altrove si disse, di ricevere i memoriali e le suppliche che si davano al Re: per le sue mani passavano tutti i Diplomi, ed egli gl'istromentava: tutte le nuove leggi, Costituzioni, editti e prammatiche, che si stabilivano, eran da lui formate ed istromentate: ciocchè il Principe, o nel suo Concistoro o in ogni altro suo Consiglio sentenziava o statuiva, egli riduceva in forma o di sentenza, o di diploma, o di privilegio: ed in mano del famoso Bartolommeo di Capua si vide quanto quest'Ufficio fosse ampio ed eminente.

Per questa cagione avvenne, che avendo Alfonso istituito questo nuovo Tribunale, ove di molte cose dovea trattarsi, che toccavano l'Ufficio del Gran Protonotario, come di riceversi le preci, ch'erano drizzate al Re, d'istromentar le sentenze, che da sì alto Pretorio uscivano, e di molti affari al suo ufficio appartenenti; ancorchè Alfonso avesse conceduta al Presidente ugual potestà di poter egli da se solo spedirgli, nulladimanco non volle, che perciò si pregiudicassero le preminenze del Gran Protonotario o suo Luogotenente, quando interveniva nel Consiglio: talchè trovandosi in quello presente il Gran Protonotario ovvero il Luogotenente, non loro s'impediva che far non potessero tutto ciò ch'era della loro potestà ed incumbenza. Quindi è che sovente negli antichi diplomi leggiamo Onorato Gaetano Conte di Fondi aver preseduto a questo Tribunale, come Gran Protonotario, o come Presidente di quello, e sovente ancora esservi intervenuto come Consigliere _Assistente_. Quindi eziandio leggiamo, che nel proferirsi delle sentenze v'eran presenti insieme co' Consiglieri il Gran Protonotario o suo Luogotenente. Così, secondo la testimonianza che ce ne dà l'istesso Toppi[379], in una sentenza del S. C. proferita a' 29 gennaio del 1452 v'intervennero Onorato Gaetano Conte di Fondi Gran Protonotario del Regno e Giorgio d'Alemagna Conte di Pulcino Consigliere _Assistente_; anzi l'istesso Conte di Fondi, come Gran Protonotario, non già come Presidente, che non lo era allora, nel 1474 commise una causa a Lucca Tozzoli suo Viceprotonotario. Parimente nel 1485 il Conte di Morcone Gran Protonotario col suo Viceprotonotario e Consiglieri intervenne nelle sentenze profferite in questo Tribunale nel dì 20 settembre del medesimo anno.

Da questo costume nacque ancora, che quando il promosso all'Ufficio di Gran Protonotario dovea prendere il possesso della sua carica, poichè i Gran Protonotari nel S. C. facevano le loro maggiori e più solenni funzioni, in questo Tribunale pigliavano il possesso con intervenire nelle sentenze, che dal medesimo si profferivano: e questo era l'atto del loro possesso. Così leggiamo, che Don Ferdinando di Toledo essendo stato creato Gran Protonotario dall'Imperador Carlo V, ne prese il possesso a' 22 maggio del 1537 nel S. C., ed in quella giornata intervenne a tutte le sentenze, che profferì il Tribunale; ed Antonio di Gennaro, che si trovava allora Presidente del Consiglio fece una molto dotta ed elegante orazione in sua commendazione[380]. Parimente Don Ferdinando Spinelli Duca di Castrovillari e Conte di Cariati, quando dall'Imperador Carlo V fu fatto Gran Protonotario nell'ultimo di Giugno del 1526, come rapporta il Passero[381], ovvero a' 26 aprile, come dice il Rosso[382], ne prese il possesso nel S. C. ed intervenne insieme col Presidente e tutti gli altri Consiglieri in tutte le sentenze, che si profferirono quella giornata.

Quindi nacque ancora il costume che ora abbiamo, e che fu introdotto fin da' tempi de' nostri Avoli, che nella persona del Presidente del S. C. siasi ora indissolubilmente unito il posto di Viceprotonotario; poichè i Gran Protonotari, personaggi d'alta gerarchia, non volendo più intervenire di persona a risedere nel S. C. come ad altri affari implicati, e che cominciavan a sdegnarlo, mandavano i loro Viceprotonotari al Tribunale, i quali così bene che il Presidente adempivano le sue veci, tanto che il Consigliere Matteo d'Afflitto[383] in più sue decisioni ci assicura, che il famoso Antonio d'Alessandro, ancorchè allora non fosse Presidente, come Viceprotonotario interveniva nel Consiglio, ed insieme con gli altri Consiglieri votava nelle cause, e reggeva il Tribunale. Michiel Riccio non ancor Presidente, come Viceprotonotario commise varie cause a' Regj Consiglieri[384]. Di Luca Tozzoli pur si legge il medesimo, e così di molti altri. Quindi avvenne, che potendosi da un solo ciò adempire, essendo nel S. C. pari d'autorità, l'ufficio di Viceprotonotario venga ora sempre unito nella persona del Presidente.

Egli è però ancor vero, che prima non era così, poichè portando il posto di Viceprotonotario la creazion de' Notari e Giudici, funzione totalmente distinta ed independente dal S. C. e per conseguenza grandissimi emolumenti, alcuni, ancorchè non Presidenti, se lo proccuravan per essi, e molti Reggenti l'ottennero. Così il Reggente di Cancellaria Girolamo Colle ottenne, non essendo Presidente, nel 1540 questo ufficio, che l'esercitò fin che nel 1549, creato Vicecancelliere in Ispagna, ivi si portasse[385]. E vacato in cotal guisa questo posto, fu poi provveduto nella persona di Girolamo Severino, che allora era Presidente. Ma avendo questi per la sua vecchiaia e continue indisposizioni deposta la carica di Presidente, si ritenne quella di Viceprotonotario, come più utile e men faticosa, la quale ritenne finchè visse nel 1558, dopo la di cui morte fu provveduta in persona d'Alfonso Santillano allora Presidente, che la ritenne finchè morì nel 1567.

Ma morto Santillano, il Duca d'Alcalà allora Vicerè la provide _per interim_ al Reggente Villano; ed essendo stato rifatto Presidente del S. C. in luogo del Santillano Tommaso Salernitano, questi vedendo che l'Ufficio di Viceprotonotario era esercitato dal Reggente Villano, mandò in Ispagna al Re sue allegazioni, colle quali studiossi fondare, ch'essendo il Viceprotonotariato ufficio unito e congiunto a quello di Presidente, non dovesse da quello separarsi, e nella sola persona del Presidente dovesse sempre unirsi. Mentre egli aspettava dal Re la determinazione, venne a morte il Reggente Villano, ed egli ottenne il posto; ma poi da Presidente essendo stato creato Reggente della Cancellaria, si ritenne il Viceprotonotariato, lasciando Gio. Andrea de Curte, che gli succedette nel Presidentato l'anno 1570 senza quello. Il Presidente de Curte ebbe ricorso in Ispagna valendosi dell'allegazioni istesse formate dal Salernitano suo competitore; e dal Re ottenne la riunione, avendo l'allegazioni suddette al Consiglio di Spagna fatta gran forza, sicchè reputò doversi questi due ufficj unire; ond'è, che fin da quel tempo insino ad ora si siano veduti sempre congiunti in una medesima persona. Egli è vero, che il Re nel regal diploma gli concede ambedue al provisto, non bastando, che se gli spedisca il privilegio di Presidente per potersi dire, che vada in quello inchiuso anche il Viceprotonotariato. Sono due ufficj che s'uniscon sì bene insieme in una persona, ma fra di loro sono distinti, avendo diversa natura e varia funzione, almeno per quel che riguarda la creazione dei Notai e Giudici: ond'è, che negli ultimi nostri tempi, essendosi dalla nuova Cancellaria dal Re spedito privilegio di Presidente al Reggente Aguir, senza in quello nominarsi l'ufficio di Viceprotonotario, fu d'uopo al medesimo ricorrere di nuovo al Re, che glie lo concedette.

Abbiamo adunque In questo nuovo Tribunale il _Presidente_, due _Consiglieri militari Assistenti_, e sovente ancora il _Viceprotonotario_: sieguono ora i _Consiglieri Dottori_, che per la maggior parte lo componevano, dei quali il numero era maggiore. Si trascelsero sempre per Consiglieri di questo Senato i migliori Giureconsulti, che fiorissero in ogni età. Alfonso, Ferdinando suo figliuolo e tutti gli altri Re loro successori in questa elezione vi usavan ogni scrutinio e diligenza. Vollero che fossero i più dotti Giureconsulti: _Viri juris insignibus decorati, docti, graves, severi, insontes, mites, justi, faciles, lenique, qui in judicibus exercendis, non precibus, non pretio, non amicitia, non odio, neque denique ulla re corrumpantur_, come sono le parole d'Alfonso[386]. Quindi è, che fin dal tempo della sua istituzione leggiamo, che vi sedettero uomini dottissimi e savissimi, un Michiel Riccio, un Francesco Antonio Guindazzo, un Nicol'Antonio de' Monti, un Paris de Puteo, un Antonio d'Alessandro, un Gio. Antonio Caraffa, un Matteo d'Afflitto, un Giacomo d'Ajello, un Antonio Capece, un Loffredo, un Salernitano, un Tappia, un Gamboa, un Miroballo e tanti altri, dei quali presso Toppi[387] si legge numeroso catalogo, e de' quali, secondo che ci ritornerà l'occasione, faremo ne' tempi che fiorirono, onorata memoria.

In questi principj, sino al Regno degli Austriaci, non eran perpetui, ma ad arbitrio del Re[388], il quale fidando nella loro dottrina, integrità e prudenza civile nel medesimo tempo ch'eran Consiglieri, gli creava Presidenti di Camera, adempiendo con molta esattezza ambedue le loro cariche. Severino di Diano, Pietro Marco Gizzio, Bartolommeo di Verico, Andrea e Diomede Mariconda e moltissimi altri, siccome osservò Toppi,[389] nell'istesso tempo ch'erano Consiglieri, furon creati Presidenti di Camera, ed esercitavano amendue queste cariche. Ciò che non deve parere impossibile, poichè in questi tempi solamente tre dì della settimana, cioè il martedì, giovedì e sabbato si reggeva Consiglio[390].

Sovente i pubblici Cattedratici eran creati Consiglieri; ma non perciò lasciavano le loro Cattedre, ed i loro talenti gl'impiegavano non meno nell'Università degli Studj, che nel Senato. Tale fu il Consigliere Matteo d'Afflitto, tale Camerario e moltissimi altri, che possono vedersi presso Toppi[391].

Intorno al lor numero, fu fin dal suo nascimento sempre vario ed incerto, da poi si stabilì certo e determinato. Alfonso I quando istituì questo Tribunale, oltre del Presidente, scelse nove Dottori per Consiglieri[392]. Poi nell'anno 1449 riformandolo in miglior forma, istituì due Titolati per Consiglieri _Assistenti_, e riformò il numero de' Dottori; ordinando che non fossero più che sei. Poco da poi, rivocando tal proibizione, v'aggiunse il settimo. Ma in decorso di tempo, nel 1483 ed 84 il lor numero era di diece e sovente arrivò a dodici. S'univan tutti in una Sala; onde è, che spesso nelle decisioni del Consigliere Afflitto, leggiamo essersi talora qualche causa concordemente decisa per _totum Sacrum Consilium_.

Carlo V fu il primo che con suo diploma, spedito in Bologna, sotto li 26 febbrajo dell'anno 1533, ordinò, che si dividesse in due Ruote, in ciascheduna delle quali, oltre il Presidente, dovessero assistere quattro Dottori Consiglieri, determinando in cotal guisa il lor numero ottonario[393]: ciò che nel castel di Capuana fu eseguito dal suo Vicerè D. Pietro Toledo. Ma crescendo tuttavia il numero delle cause, fu dal medesimo a preghiere della città e Regno conceduto a' 2 marzo del 1536, che vi s'aggiungessero due altri Consiglieri, da dovere assistere cinque per ciascheduna Ruota. Ne furon poi aggiunti due altri, i quali dovessero assistere a' Giudici criminali della Vicaria, mutandosi a vicenda in ogni biennio, con rimaner sempre nelle due Ruote del Consiglio cinque per ciascheduna[394].

Da chi da poi fosse stato accresciuto il lor numero, ed aggiunta la terza Ruota, niente può recarsi di certo. È verisimile, che ciò accadesse nel Regno di Filippo II, giacchè egli in sue regali carte, spedite a Madrid li 24 decembre del 1569, fa menzione di questa terza Ruota[395].

Ma chi avesse aggiunta la quarta, è troppo chiaro che fu il Re Filippo II, il quale alle preghiere fattegli ne' Parlamenti dell'anno 1589 e 1591 dalla città, per lo maggior disbrigo delle cause, con sue regali lettere spedite a' dì 7 settembre del 1596, accrebbe il numero de' Consiglieri, ed ordinò che alle tre s'aggiungesse la quarta Ruota, dove parimente dovessero assistere cinque altri Consiglieri. In guisa che restò il numero de' Consiglieri a ventidue, de' quali venti si dovessero distribuire per le quattro Ruote del Consiglio, e due assistere nella Ruota criminale della Vicaria, per raddolcire il rigore di quel Tribunale, come ora tuttavia si osserva. Ve ne sono due altri, che non risiedono in Napoli, uno è preposto al governo di Capua che di biennio in biennio si muta; l'altro, o è destinato in Roma per assistere in quella Corte per affari di giurisdizione, o al governo di qualche provincia, ovvero per altre incombenze, che al Re piacesse di altrove loro commettere. Questo al presente è il numero ordinario de' Consiglieri, due parti de' quali doveano esser Regnicoli, e la terza ad arbitrio del Re[396]. Ma ora per le novelle grazie[397] sei solamente sono riservati al beneplacito Regio. I Re alcune volte gli han tolti e ridottigli al numero ordinario, secondo che han portato le contingenze, il favore o il merito di qualche eminente soggetto.

Questi sono i Ministri, che compongono un tanto Tribunale. Ebbe ancora, siccome ancor ritiene, i suoi Ufficiali minori, un Secretario, un Suggellatore, tredici Mastrodatti, molti Scrivani, sedici Esaminatori, un Primario, nove Tavolarj e quattordici Portieri.

Da questo Tribunale, che fu quasi sempre composto di Giureconsulti assai celebri, nacquero quelle tante _decisioni_, delle quali ora abbiamo tanti Compilatori. Le sue decisioni, fin dal suo nascimento ebbero tanto applauso ed autorità, che non pur appo i nostri, ma anche presso i Giureconsulti stranieri acquistarono somma stima e venerazione, di che ne può essere buon testimonio infra gli altri, Filippo Decio. Il primo, che le compilasse, fu il famoso Matteo d'Afflitto, il quale per questo solo merita essere sopra tutti celebrato; perchè egli fu il primo in Italia che introducesse questo instituto di notare le decisioni de' Tribunali, e farne particolari raccolte. Il Cardinal de Luca[398] portò opinione, che questo Giureconsulto avesse in ciò imitato lo stile della Ruota romana, le di cui decisioni prima dell'erezione di questo nuovo Tribunale del S. C. eransi rese già celebri, ed erano allegate da molti Scrittori. Ciò che ne sia, non può dubitarsi ch'egli fu il primo che introducesse questa nuova maniera di scrivere, e queste private collezioni. Il di lui esempio seguiron da poi, non meno gli altri nostri Autori regnicoli, che i Giureconsulti d'altre nazioni. Fra' nostri i più vicini a lui furono, Antonio Capece, due Tommasi, Grammatico e Minadoi, ed il famoso Vincenzo de Franchis. Seguiron poi gli altri, de' quali il Toppi[399] tessè lungo ed acculato catalogo. Onde dopo gli antichi Glossatori, dopo i Commentatori, i Repetenti, gli Addenti, i Trattanti ed i Consulenti, surse fra noi un'altra classe di Scrittori chiamati per ciò _Decisionanti_: di che altrove ci tornerà occasione di ragionare.

CAPITOLO V.

_Alfonso riordina il Tribunal della regia Camera; e come si fosse riunito col Tribunale della regia Zecca retto da' M. Razionali._

Fra le molte virtù d'Alfonso non tralasciarono i nostri Scrittori[400] notare un vizio, nel quale la stessa troppa sua liberalità e magnificenza lo fecero cadere. Egli donando profusamente ed innalzando pur troppo alcune famiglie, ridusse il regio Erario in angustie tali, sicchè gli fu duopo per supplire agli eccessivi doni e spese, pensare a nuove imposizioni e ad inventare altri gravosi mezzi per congregar tesori. Volse per tanto i suoi pensieri a riordinare il Tribunale della regia Camera, perchè i suoi Ministri stessero più accorti ed intenti a procacciar danari.

Questo Tribunale, non meno di quello della Gran Corte della Vicaria, lo compongono due Tribunali che prima divisi, poi col correr degli anni s'unirono e ne formarono un solo, dove si tratta del patrimonio del Re, nella maniera che oggi si vede. I M. Razionali, come fu da noi rapportato ne' precedenti libri di questa Istoria, formavan il lor Tribunale che si chiamava il Tribunal della _Zecca_, ed essi erano anche chiamati Razionali della Gran Corte[401]. Qual fosse la loro autorità ed incombenza fu a bastanza da noi esposto altrove. Era una dignità assai onorevole, e per ciò veniva conferita per lo più a' Nobili, ed a' primi Giureconsulti di que' tempi. Fu alcun tempo, che i M. Razionali reggevano questo lor Tribunale nel castello di S. Salvatore a Mare, che ora diciamo il castello dell'Uovo, come si vide nel Regno di Carlo I d'Angiò; ed il di lor numero fu assai maggiore di quello che ora si vede. Sotto il Re Ladislao se ne contavano sino a sessantacinque; sotto Alfonso il di lor numero fu ridotto a trentasei, e poi nel 1585 non eran più che diciotto[402].

La Regina Giovanna I nel 1350 spedì loro ampissimo privilegio, che vien rapportato dal Reggente Capece Galeota[403]; ma poi i Razionali di quello abusandosi, e volendo stender la loro giurisdizione nelle cause, le quali non eran della loro incombenza, narra il Sargente[404], che l'istessa Regina nell'anno 1370 ristrinse la loro autorità, proibendo loro d'impacciarsi nelle cose altrui, e di stender le mani più di quello che comportava il di lor posto.

Oltre a questo Tribunale, eravi sin da' tempi antichissimi l'altro, in cui parimente trattavasi del patrimonio regale, chiamato _regia Camera_ ovvero _regia Audientia, Curia Summaria_, e finalmente nomossi la _regia Camera della Summaria_, nome che anche oggi ritiene[405]. Era amministrato da' Magistrati, i quali prima erano chiamati _Auditori_ (onde fu il Tribunale anche detto _regia Audientia_) e poi si dissero _Presidenti_ della regia Camera.

Poichè gli Ufficiali di questi due Tribunali, per trattar d'un medesimo soggetto, riconoscevano un sol Capo, qual'era il G. Camerario o suo Luogotenente, e sovente doveansi assembrar insieme, divenne perciò più facile l'unione, e che di due si fosse fatto un sol Tribunale, e che le prerogative degli uni con facilità passassero agli altri.

La maniera colla quale questi Ufficiali trattavano gli affari del regal patrimonio, così nel Regno degli Angioini come degli Aragonesi, ce la descrive l'istesso Re Alfonso in un suo diploma rapportato dal Toppi[406], oltre il Surgente[407] e gli altri Scrittori del Regno che lo seguirono. Tutti coloro che amministravano le ragioni fiscali ed esigevano le rendite regali, eran obbligati portare i conti in particolari quinterni nella Camera regia. Questi conti portati in Camera, doveansi vedere da' Presidenti e Razionali insieme aggiunti, ma sommariamente, cioè separar tosto le partite dubbie dalle liquide, e ciò che rimaneva di debito liquido, mandar subito in esecuzione l'esazione, onde si spedivan dal Gran Camerario e Presidenti lettere significatoriali dirette al Tesoriere ch'esigesse tosto da' debitori le somme in quelle significate. Le partite dubbie si rimettevano a' M. Razionali, affinchè pienamente le rivedessero, le discutessero, riassumessero i dubbj e finalmente le determinassero. Solamente quando occorrevan delle difficoltà intorno al dritto, le comunicavano a' Presidenti, i quali anche sommariamente doveano giudicarle: _Hinc evenit_ (come ben a proposito scrisse il Surgente[408]) _ut Camera Summariae sit appellata, cum prius Audientia Rationum appellaretur_.

Nel Regno del Re Ladislao cominciò ad introdursi, che i Presidenti, non meno che i Razionali dovessero anch'essi pienamente discutere e determinar i dubbj e spedir le quietanze. Ma Alfonso in questo suo diploma dato nel Castel Nuovo a' 23 novembre dell'anno 1450 comandò, che i conti riportati nella regia Camera si dovessero da' Presidenti non pur sommariamente, ma pienamente discutere, e finalmente terminare, senza che i M. Razionali s'intromettessero nella decisione, e determinazione di quelli; trasfondendo a' Presidenti tutta l'antica autorità che in ciò tenevano, e tutte le loro prerogative e preminenze, succedendo essi in luogo di coloro; onde avvenne, che poi solamente il di lor ministero si restringesse in riferire e proporre i dubbj ed aspettarne da' Presidenti la decisione. Quindi è nata la gran differenza, che ora si vede tra' M. Razionali antichi ed i moderni dei nostri tempi.