Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6

Part 18

Chapter 183,571 wordsPublic domain

Dall'altra parte _Gregorio_ non avea mancato di aprir suo Concilio in _Aquileja_, ovvero in Udine, nel giorno della Festa del SS. Sacramento di quest'istesso anno 1409 ma non fu quello sì numeroso, nè vi si trovò che un picciolissimo numero di Prelati; nulladimanco vi fece dichiarare ch'egli ed i suoi predecessori erano stati canonicamente eletti, e che non solo Pietro di Luna, et quelli che l'aveano preceduto, ma eziandio Pietro di Candia nuovamente eletto, erano intrusi, e che non aveano avuto alcun diritto al Pontificato. Fece però una dichiarazione ch'era pronto a rinunziare al Papato realmente, e di fatto purchè Pietro di Luna e Pietro di Candia vi rinunziassero ancora personalmente e nel medesimo luogo. Creò nuovi Cardinali, non meno che avea fatto Benedetto: onde invece di due Papi, dopo il Concilio di Pisa se ne videro tre, da' quali miseramente era la Chiesa lacerata. Gregorio terminato il Concilio, non istimandosi sicuro in Udine, fuggì travestito in Apruzzo; onde Ladislao avendo scorti gli andamenti di Alessandro, mandò tosto Angelo Aldemarisco Gentiluomo con quattro galee a chiamarlo. Stava egli allora a Pietra Santa con due Cardinali che non aveano voluto abbandonarlo, il qual intesa la chiamata di Ladislao, scese molto volentieri ad imbarcarsi al Porto di Luna, e venne a Gaeta, ove fermò la sua residenza, ed ove il Re l'accolse con molta riverenza come a vero Pontefice, ed ordinò che per tale fosse tenuto nel Regno ed in tutti i suoi dominj. Avea _Gregorio_ una picciolissima Corte: poichè non era riconosciuto per Papa, se non negli Stati del Re Ladislao. All'incontro _Alessandro V_ era riconosciuto per legittimo Papa quasi in tutta la Cristianità, eccettuatene solo queste province che ubbidivano a Gregorio, ed i Regni di Aragona, di Castiglia, di Scozia, e gli Stati del Conte di Armagnac che riconoscevano _Benedetto_. L'Alemagna era divisa, perchè Roberto Re de' Romani ricusava che fosse riconosciuto _Alessandro_, per aver egli dato in molte lettere il titolo di Re de' Romani a Venceslao Re di Boemia.

CAPITOLO VII.

_Ritorno del Re LUIGI II nel Regno per gl'inviti di Papa ALESSANDRO, il quale scomunicò e depose LADISLAO, dandone nuova investitura a Luigi._

Essendo le cose in questo stato, Re Luigi udita la chiamata di Papa Alessandro, e ricordandosi quanto importi l'amicizia d'un Papa a chi vuole acquistare o mantenere il Regno di Napoli, si pose subito in mare con alcuni legni, ch'erano nel porto di Marsiglia, e venne a Livorno, e di là a Pisa a baciar i piedi al Papa, dal quale fu ricevuto in Concistoro pubblico con grandissimo onore, ed esortato, che seguendo l'esempio de' suoi cristianissimi antecessori, volesse pigliar la protezione della chiesa; e perchè potesse più legittimamente procedere all'acquisto del Regno, in un altro Concistoro il Papa pronunziò per iscomunicato e scismatico Re Ladislao, e lo privò del Regno, e ne fece nuova investitura a Re Luigi, dicendo, che quella che avea avuta da Clemente, il quale non era vero Pontefice era invalida; e si conchiuse, che si soldasse Braccio da Montone Perugino, Sforza da Cotignola e Paolo Orsino, tutti Capitani a quel tempo di gran fama. Ma mentre Luigi si partì da Pisa ed andò in Fiorenza per ottener, che quella Repubblica per virtù della lega contribuisse al soldo de' tre Capitani, Papa Alessandro se ne andò in Bologna; e perchè quando fu eletto Papa, era settuagenario, ivi ammalatosi, se ne morì nel dì 3 maggio di quest'anno 1410. I Cardinali il terzo dì da poi che furono entrati in Conclave senza contrasto elessero Baldassare Cossa gentiluomo napoletano Cardinal di Bologna, il quale anche ebbe la raccomandazione del Re Luigi, e si fece chiamare _Giovanni XXIII_. Costui non meno di spirito fervido ed inquieto di quel, ch'era Ladislao, il primo disegno che concepì, fu di cacciar Ladislao del Regno; e perchè i Fiorentini stavano sospesi, e non volevano pagar danari, se non sapeano, se l'animo del nuovo Pontefice era di firmar la lega, Re Luigi andò in Bologna ad adorarlo, e lo trovò molto più pronto in favor suo, che non era stato Papa Alessandro; perocchè non solo concorse alle spese dell'esercito per terra, ma soldò anche un gran numero di galee di Genovesi, che giunte insieme col navilio franzese, che aspettavasi da Provenza, andassero ad assaltar il Regno per mare.

Intanto Re Ladislao non perdè tempo: avvisato che fu della malattia di Papa Alessandro, spinse incontanente dal Contado di Sora ov'era, il suo esercito a Roma, e parte per trovarsi quella città senza presidio, e parte perchè diceva di volerla ridurre all'ubbidienza di Papa Gregorio, ch'era in Gaeta, la pigliò senza contrasto: ed avendo inteso gli apparati de' suoi nemici, lasciò Perretto d'Ibrea Conte di Troia in Roma, e Gentile Monterano con tremila e secento cavalli, e distribuì il rimanente dell'esercito per alcune terre di Campagna, ordinando a' Capitani, che quando vedessero il bisogno andassero tutti a Roma a soccorrere il Conte di Troia, ed egli venne a Napoli a provveder di danari, ed attendere, che la città non si perdesse per assalto di mare. Accumulati per molte vendite di terre e di castelli, che fece a vilissimo prezzo, danari in gran numero, armò otto navi o sei galee, e provisto a questo modo alle cose di mare, chiamò tutti i Baroni con disegno di andare a Roma. Ma essendosi approssimato Re Luigi a Roma, il popolo romano sollecitato da Paolo Orsino, ch'era venuto alla Porta di S. Pangrazio, prese l'arme, e benchè il Conte di Troia facesse resistenza, all'ultimo fu forzato di cedere. Re Luigi fatto l'acquisto di Roma, e fermati quivi gli Ufficiali in nome di Papa _Giovanni_, desiderava d'entrare subito nel Regno e seguir la vittoria; ma Braccio per ricoverare alcune terre del patrimonio di S. Pietro, che si tenevano per Ladislao e poteano offendere le terre sue; e Paolo Orsino per ricovrare alcuni castelli di campagna, s'intertennero tanto, che Ladislao ebbe tempo di provvedere molto bene alle cose sue, e ponersi in ordine con gagliardo esercito. E qui assai a proposito ponderò Angelo di Costanzo l'infelicità dei Re di que' tempi che più tosto servivano, ch'eran serviti da' Capitani di ventura, i quali aveano per fine più il comodo proprio, che la vittoria di que' Principi che gli pagavano: ond'è, che Ladislao, il quale di ciò s'avvide, dopo che giunse in età di guerreggiare per se stesso, non se ne servì se non quando non se ne potea far altro, servendosi sempre di condottieri del Regno o di alcuno estero, che non avesse tante genti, che e' non avesse potuto senza pericolo svaligiarlo, quando non avesse voluto eseguir a punto quel che egli comandava.

Dopo che Paolo e Braccio ebbero cacciati i soldati di Ladislao da quelle terre, si mossero da Roma con Luigi, e vennero colle loro truppe per la via Latina verso il Regno. Dall'altra parte Ladislao si partì di Capua con tredicimila cavalli, e quattromila fanti, e giunse in campagna sotto Rocca Secca, a tempo che Luigi col suo esercito era a Ceprano; e procedendo un poco più avanti, venne Re Luigi ad accamparsi un miglio vicino a lui. L'una e l'altra parte dubitava, che consumando il tempo, sarebbero mancati i denari per pagar i soldati e si dissolverebbe l'esercito, onde vennero volentieri a giornata. Si attaccò il fatto d'arme a vespro, e durò fin a notte oscura con grandissima virtù dell'una parte e dell'altra; ma in fine l'esercito di Luigi restò vittorioso, e Ladislao, che fin all'estremo della battaglia avea fatto ogni sforzo possibile per vincere, al fine disperato della vittoria si ridusse a tre ore di notte a Rocca Secca e mutato cavallo, se ne andò a S. Germano, ove la medesima notte si ritrovarono tutti quelli, ch'erano scampati dalla rotta. Vinse Luigi, ma non seppe poi servirsi della vittoria; e fu gran maraviglia, che l'esercito suo vittorioso guidato da' più esperti Capitani d'Italia, non avesse seguita la vittoria, per la quale senza contesa avrebbe acquistato il dominio del Regno. I soldati del Re Luigi dopo la vittoria non vollero passar più innanzi senza la paga, sperando, che Papa Giovanni l'avesse mandata al primo avviso della vittoria; onde Luigi, in vece di passar innanzi, fu forzato a tornar a dietro, e cavalcò a trovare il Papa a Bologna insieme con Braccio e con Sforza. Scrive Pietro d'Umile, il quale si trovò a questa giornata, ch'era tanta la povertà dell'esercito di Luigi, che gli uomini d'arme, che avean fatti prigioni coloro dell'esercito del Re Ladislao, poichè gli aveano tolte l'armi ed i cavalli, e data la libertà, secondo l'uso di que' tempi, promettevano rendere ad ogn'uno l'arme, ed il cavallo per prezzo di otto e diece ducati. E che perciò Re Ladislao comandò a Tommaso Gecalese suo tesoriere, che prestasse danari a coloro, che non potevano averne di casa loro; e che durò molti dì, che si partiva il Trombetta di S. Germano con una schiera di ragazzi e tornavano armati a cavallo; tal che non molto tempo da poi si trovò l'esercito di Ladislao quasi intero. Si aggiunse ancora, perchè Ladislao fuor della sua espettazione restasse libero d'ogn'impaccio, che Re Luigi, essendo giunto a Bologna per ricever soccorso da Papa Giovanni, lo trovò molto travagliato di mente; imperocchè l'Imperatore Sigismondo mosso da zelo cristiano per estinguere lo scisma, ch'era durato tanti anni, parte con la sua persona, parte con Ambasciadori andò e mandò a confortare tutti i Principi cristiani, che volessero insieme con lui costringere _Benedetto XIII_ che stava in Catalogna, _Gregorio XII_ che stava in Gaeta, e _Giovanni XXIII_ a venire ad un Concilio universale, ove si avesse da decidere chi di loro era vero Pontefice, e togliere l'ubbidienza a colui, che non andasse. Ed ottenuta la volontà di tutti, avea fatto congregare prelati d'ogni nazione nella città di Costanza, che avea deputata per lo Concilio, ed a quel tempo avea mandato a chiedere Papa _Giovanni_, che andasse al Concilio: per la qual cosa trovandosi il Papa in dubbio di se stesso, fu costretto di dire a Re Luigi, ch'era necessario attendere a' casi suoi, e di servirsi de' soldati suoi contra i Tiranni, che alla fama di questo Concilio erano insorti contra di lui, consigliandolo a differir la guerra del Regno a tempo più comodo; per le quali parole Re Luigi mal contento partì, e se ne andò in Provenza, e poco da poi morì, lasciando tre figliuoli, _Luigi, Renato_, ed un altro, dei quali si parlerà ne' seguenti libri di quest'istoria.

CAPITOLO VIII.

_Re LADISLAO tenta nuove imprese in Italia: sua morte, sue virtù e suoi vizj; ed in che stato lasciasse il Regno alla Regina GIOVANNA II, sua sorella ed erede._

Ladislao, restando fuori della sua credenza libero da ogni sollecitudine, per la partita di Luigi, cominciò per vendicarsi di Papa Giovanni, ad infestar lo Stato ecclesiastico. Stava allora il Papa in grandissima confusione, perchè ristretto con gl'intimi suoi nel consultarsi dell'andata al Concilio, trovò diversi pareri; poichè molti consigliavano, che non andasse, e tra costoro uno era Cosmo di Medici fiorentino, uomo di grandissima prudenza, che gli disse, non convenire nè al decoro dell'autorità pontificale, nè alla dignità d'Italia, di andare comandato a sottomettersi in mano ed al giudizio di Barbari; ma essendo egli di grande spirito, e confidando nella giustizia, che gli parea di avere, essendo stato eletto Papa universale da quelli stessi Cardinali, che aveano rifiutato Benedetto e Gregorio, come Antipapi, deliberò di andare, opponendo alle ragioni contrarie una ragione assai probabile, dicendo che non era bene, che in contumacia sua, facesse fare un altro Papa in Germania; il qual calando poi col favor dell'Imperadore in Italia a tempo ch'egli era inimicato con Re Ladislao, l'avesse consumato e cacciato dalla sede. Prima però che si partisse, tentò di pacificarsi con Ladislao, mandando il Cardinal Brancaccio per questo effetto in Napoli, uomo per vita, e per età venerabile, il quale, benchè Ladislao, conoscendo la necessità del Papa stesse duro, pure con destrezza e diligenza l'indusse ad accettar la pace, per virtù della quale il Re liberava un fratello ed alcuni parenti del Papa, ch'erano prigioni, e riceveva dal Papa ottantamila fiorini.

In quest'anno 1412 la Regina Margarita, ch'era stata molti anni a Salerno, città data a lei per appanaggio, insieme con altre Terre e con la città di Lesina in Capitanata, partendosi da quella città per la peste che vi era, se n'andò all'Acqua della Mela, Casale di S. Severino, ove ammalatasi, nelle proprie braccia del Re suo figliuolo a' 7. agosto morì, e fu con onorevolissime esequie portato il cadavere nella chiesa di S. Francesco di Salerno, ove le fece fare un gran sepolcro di marmo con iscrizione secondo l'uso di que' tempi, che ancor oggi ivi si vede.

Papa Giovanni essendosi già risoluto d'andare al Concilio, avea lasciato Braccio Capitano della Chiesa, perchè debellasse Francesco di Vico, il qual era ribello della medesima, e s'intitolava Prefetto di Roma: Re Ladislao, che non sapeva star in ozio, intesa la partenza del Papa, soccorse il ribelle; per la qual cosa Braccio scrisse al Papa, che il Re avea rotta la pace. Ma le cose del Concilio andavano per Giovanni tanto travagliate, che l'avean fatto lasciare in tutto il pensiero delle cose d'Italia; onde Ladislao, lasciato ogni rispetto della pace l'anno seguente 1413 occupò Roma, e proccurò ancora con grande arte che oltre a Sforza, venisse al di lui soldo anche Paolo Orsino; poichè l'uso di que tempi era, che i Capitani di ventura finito il soldo con un Principe, solevano andare a servire un altro, senza che restasse rancore nel primo, che aveano servito; con tutto ciò Paolo conoscendo il Re di natura vendicativo, stava pur sospeso; e credendo che la sola di lui fede non gli bastasse, volle dal Re sicurtà, che li fu data. Vennero perciò Paolo, ed Orso Orsini con molte compagnie di genti d'arme bene in ordine, e 'l Re gli mostrò buon viso. Ma covando dentro il pensiero di fargli morire, volle farsi benevolo Sforza, al quale, ancorchè pure l'odiasse, siccome odiava tutti i Capitani di ventura, nulladimanco gli portava più rispetto, e dubitava più di romper la fede a lui, che agli altri. Erasi per tanto Ladislao apparecchiato per la guerra di Toscana; ed i Fiorentini sospetti della sua ambizione cercavano di prepararsi alla difesa della loro libertà. Ma Ladislao per sorprendergli mostrava altrove voler volgere le sue truppe; onde partito di Roma, ed avendo agevolmente occupate tutte le Terre della Chiesa, distribuì per quelle i Capitani e le genti ed egli si fermò a Perugia con disegno di non scoprire per alcuni dì l'animo suo, volendo tenere in timore tutte le Terre di Toscana, di Romagna e di Lombardia, per taglieggiarle: mandarono subito Ambasciadori, Fiorenza, Lucca, Siena, Bologna ed altre Terre, ed egli fece buon viso a tutti egualmente; ma nel parlare era ambiguo, mostrando segno talora di voler passare in Lombardia. Ma all'ultimo accettando dall'altre Terre l'offerte de' presenti, andava trattenendo in parola gli Ambasciadori fiorentini, i quali tennero per certo, che l'animo suo era di assaltar Fiorenza, e per questo presero un sottile ed industrioso partito; poichè avendo inteso, che'l Re stava innamorato della figliuola d'un Medico perugino, con la quale spesso si giaceva, è fama, che avessero con gran somma di denari subornato il Medico, acciocchè per mezzo della figliuola l'avesse avvelenato: che il Medico indotto dall'avarizia, anteponendo il guadagno alla vita della figliuola, l'avesse persuasa ad ungersi le parti genitali d'una unzione pestifera, quando andava a star col Re, dandole a credere, che quella fosse una composizione atta a dare tal diletto al Re nel coito, che non avrebbe potuto mai mancare dall'amor suo; e che per questo il Re si fosse infermato d'un malo al principio lento ed incognito; nel qual tempo essendo venuto Paolo ed Orso a visitarlo, fece prendere amendue, e porgli in carcere strettissimo; ed essendo tutti i Capitani venuti a pregarlo, che non volesse rompere la fede data, il Re loro rispose, che avendo saputo che, Paolo teneva pratica co' Fiorentini di tradirlo, era stato astretto per assicurarsi, di farlo arrestare; ma quando non fosse vero, l'avrebbe liberato. Fu questa istanza e trattenimento molto opportuno per la lor salute, perchè aggravandosi il male, e partendosi il Re da Perugia per venirsi ad imbarcare su le galee ad Ostia, quando volle condur seco i prigionieri, i Capitani elessero il Duca d'Atri, che andando sotto colore di far compagnia al Re, aresse da provvedere, che i prigioni non fossero gittati in mare. Giunto il Re ad Ostia si imbarcò assai grave del male, e quasi farneticando mostrava, che ogni suo intento non era in altro, se non che i prigioni non fuggissero; e giunto a Napoli a' 2 d'agosto di quest'anno 1414 fu dalla marina portato in lettiga al castello, e subito che fu messo in letto comandò, che Paolo fosse decapitato. Il Duca d'Atri parlò con Giovanna sorella del Re, che governava il tutto, perchè la Regina moglie stava più a modo di prigioniera, che di Reina, e dissele quanto potea pregiudicare all'anima ed allo Stato del Re, se un tal personaggio fosse stato senza legittima cagione fatto morire; ed operò, che la mattina seguente quelli, che vennero a visitar il Re, dissero, che a Paolo era stata mozza la testa ed il corpo tagliato in quarti. Nè perchè mostrasse il Re di questo grandissimo piacere, mancò un punto la violenza del male, per la quale giunto il sesto dì d'agosto uscì di vita con fama di mal Cristiano. _Giovanna_, perch'era morto scomunicato, lo mandò senza pompa a seppellire a S. Giovanni a Carbonara. Ma poi gli fece fare quivi un sepolcro per la qualità di que' tempi assai magnifico e reale, che ancor oggi si vede.

Morì Ladislao non avendo ancor compiti ventiquattro anni di Regno, come di lui cantò il Sannazzaro:

_Mors vetuit sextam claudere Olympiadem_: e visse trentanove anni. Nel suo regnare, come suole avvenire, che si siegua l'esempio del Principe, fiorirono le armi, e si diede bando alle lettere; perciò non leggiamo noi in questi tempi que' chiari Giureconsulti e tanti altri Letterati, che sotto il Regno di Roberto e di Giovanna sua nipote fiorirono. Le tante guerre in un Regno diviso, e dove sovente due regnavano, obbligavano i Popoli a tener più le armi in mano, che i libri; quindi non si vide, che per meglio stabilire il governo civile e politico, si pensasse a far nuove leggi, a riordinar i Tribunali e l'Università degli studj: di Ladislao solamente una legge abbiamo tra' _Capitulari_ de' Re angioini; poichè i due Re contendenti, _Luigi_ e _Ladislao_, tenea ciascuno la sua Corte ed i suoi Ufficiali; quindi nacque quella confusione, che osserviamo in questi tempi tra i sette Ufficiali della Corona, dei quali non potè tenersi certa e continuata serie e successione. Per quest'istessa cagione leggiamo ancora nello stesso tempo due G. Contestabili, due G. Protonotarj e così degli altri, e sovente mancare e poi esser l'Ufficiale rifatto e restituito, secondo mancavano o si restituivano nel dominio i Principi contendenti.

L'animo bellicoso ed invitto di Ladislao, siccome nel Regno restituì la disciplina militare, così l'accrebbe di Baroni, e non poco impoverì il regal patrimonio per tante vendite e concessioni di Feudi che fece; onde anche per questa parte si vide notabile cangiamento. Prima pochi erano i Baroni e molto più pochi i Conti. De' Duchi (poichè i Principati sol erano de' Reali, o di coloro al lor sangue congiunti) non s'intese altro, che quello d'Andria nella casa del _Balzo_ e l'altro di Sessa nella casa _Marzano_: poi nel tempo, che corse dalla morte di Giovanna I al regno di Ladislao, alcuni Signori, che nutrivano genti d'arme, occupavano le Terre e si usurpavano i titoli a lor modo e tra costoro fra' _Sanseverineschi_ fu Vincislao Sanseverino, il qual vedendo nella casa del Balzo e di Marzano questo titolo, s'usurpò anch'egli il titolo di Duca di Venosa. Tra' Signori _Acquaviva_ l'istesso fece il Duca d'Atri, nella cui casa se bene il Marchese di Bellante, disceso da questo Duca, dicesse ad Angelo Costanzo, che nella Casa Acquaviva venisse il titolo di Duca per privilegio della Regina Giovanna II, che regnò alquanti anni da poi; nulladimanco prima di questo tempo scrive il Costanzo[261] trovar titolo di Duca in questa casa nel libro del Duca di Monteleone di carta e carattere tanto antico che si mostra che fu scritto a quelli tempi, siccome anche l'avea letto nelle Annotazioni di Pietro d'Umile che accuratamente scrisse le cose del Re Ladislao, e parte della Regina Giovanna II; ond'è che l'uno e l'altro sia verissimo, e che questo Duca d'Atri, che si trovò alla morte di Ladislao, e 'l padre, che fu Generale a Taranto, si fossero chiamati Duchi avanti, che ne avessero il privilegio dalla Regina Giovanna II. Ed è veramente cosa degna da notarsi, che tra le tante revoluzioni e cangiamenti, che per lo corso di più secoli abbiamo veduti in questo Regno, questa sola famiglia avesse ritenuto nella sua casa questo titolo, e col titolo anche il dominio di quelle medesime Terre, che li famosi gesti de' suoi illustri predecessori da tanti secoli s'aveano acquistate. Alcune altre, come quella di Sanseverino; i _Ruffi_ del Contado di Sinopoli; i _Capua_ del Contado d'Altavilla, ed altri, ritengono ancora questi titoli, cioè di _Conti_, come prima i loro antenati erano, non già di _Duchi_. Il Ducato di Andria, e l'altro di Sessa sono più antichi; ma da altre famiglie sono ora posseduti.

De' Marchesi, ancorchè nel resto d'Italia si cominciassero a sentire, nel nostro Regno non ve n'era alcuno; e solo nel Regno di Ladislao s'intese Cecco del Borgo Marchese di Pescara, e notò il Costanzo, che prima di costui non trovò, che altri avesse titolo di Marchese nel Regno di Napoli.