Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5

Part 32

Chapter 323,648 wordsPublic domain

Alcuni, come rapporta Carlo _Loyseau_[537], sotto il G. Ciambellano mettono ancora il _Primo Medico_ della Casa del Re, ed il Maestro della Libreria del Re; altri niegano a costoro il grado di G. Ufficiali, sol perchè sono, come i Franzesi dicono, _de longue robe_; ma vanno quest'ultimi di gran lunga errati; poichè i Medici del palazzo dell'Imperadore nell'antico Imperio erano del _Comitato_ di essi, non altrimenti che tutti gli altri suoi Ufficiali e Conti Palatini. In Costantinopoli, da poi che per venti anni aveano in quell'Accademia con pubblici stipendii insegnato, erano ammessi in Palazzo e resi Conti, ed ascritti nella Comitiva del primo Ordine, non perchè insegnassero, ma perchè come Medici dell'imperial Palazzo, si dicevano ancor essi _intra Palatium militare_, come vengon qualificati dagl'Imperadori Onorio e Teodosio[538]. Questi però eran chiamati medici del sacro, ovvero imperial Palazzo, non già dell'Imperadore. Fu da poi accresciuta la lor dignità, quando il Principe fra essi trascelse uno per cura della sua persona, il qual chiamavasi il primo Medico del Principe e Giudice e primo di tutti gli altri Medici; e ciò fu introdotto non già da alcuno degl'Imperadori, ma dal nostro Teodorico ostrogoto Re d'Italia, come si legge presso Cassiodoro[539], il quale così introduce a parlare questo Principe: _Huic peritiae deesse Judicem, nonne humanarum rerum probatur oblivio? Et cum lascivae voluptates recipiunt Tribunum, hoc non meretur habere primarium? Habeant itaque Praesulem, quibus nostram committimus sospitatem. Sciant se huic reddere rationem, qui curandam suscipiunt humanam salutem._

Questo medesimo istituto si vide praticato nella Persia, dove il primo Medico di quel Re era insieme Capo e Giudice degli altri Medici, senza l'approvazione del quale niuno in Regno poteva esercitar medicina, e da' Persiani era chiamato _Hakim Pasci_[540], siccome per la testimonianza d'Alpino, nella città del Cairo, il primo Medico, che tiene la medesima potestà, vien anche chiamato _Hakim Fasci_. Presso gli Arabi _Hakim_ è l'istesso, che presso noi _Sapiente_, ovvero _Dottore_: quindi gli Spagnuoli per eccellenza chiamano il Medico _Dottore_: siccome i Franzesi, la Levatrice, che la noverano tra' Medici, chiamano _Sage-femme_.

Presso di noi primo Medico fu chiamato _Protomedico_, e nel Regno degli Angioini e degli Aragonesi spesso s'incontra di lui memoria; e nel famoso indulto della Regina Giovanna I, rapportato dal Summonte[541], abbiamo, che in quel tempo era Protomedico Carlo Scondito, siccome nel Regno degli Aragonesi furono successivamente Protomedici Pannuccio Scannapeco, Silvestro Galeota ed altri, de' quali il Toppi nella sua Biblioteca fece catalogo. Teodorico gli avea conceduto grande autorità e prerogative: che tutti coloro, che esercitavan medicina, dovessero a lui render ragione, e conto della perizia del lor mestiere: che occorrendo tra' Medici discordia intorno alla cura degl'infermi, egli dovesse determinarla e starsi al suo giudicio: e per ultimo, ch'egli fosse il Medico del Principe[542].

Eravi anche presso di noi il _Protochirurgo_, ma da poi fu quest'Ufficio estinto, ed unito al Protomedico, il quale è creato dal Re, o dal suo Luogotenente, e deve essere Regnicolo, ed ha la conoscenza non meno sopra i Chirurgi, che sopra le Levatrici annoverate tra Medici; e sopra gli Speziali, ch'egli crea, spedendo loro il privilegio, e visita le loro botteghe; e quella autorità, che Federico II diede per due Costituzioni[543] a' suoi Ufficiali ed a' Medici d'invigilare, che i sciroppi, e gli elettuari, e gli altri farmaci fossero ben composti, la esercita ora egli, tassando il prezzo di quelli, ed è Capo perciò del Collegio degli Speziali, che chiamano degli Otto. Tiene Tribunale, ed insieme col suo Assessore conosce contro le Levatrici, Speziali ed altri suoi sudditi, e contro coloro, che medicano senza privilegio; ed è sottoposto al Tribunale della regia Camera della Summaria, ancorchè da' suoi decreti s'appelli al Tribunale del S. C.[544].

Sotto il G. _Scudiero_, Ufficiale anche nell'Imperio d'Oriente conosciuto col nome di _Scuterius_, era il primo Scudiero, che Tutini chiama Maestro della Scuderia Regia.

Sotto il G. _Cacciatore_, fra' Greci annoverato pure tra gli Ufficiali del Palazzo di Costantinopoli, e chiamato _Primus Venator_, che noi diciamo oggi il _Montiere Maggiore_, sono il G. Falconiero, il Maestro dell'_Acque_ e delle _Foreste_, di cui sovente ne' nostri Capitoli del Regno[545] fassi memoria, e li quattro Luogotenenti della caccia.

Non bisogna cercare nell'antico Imperio questi Ufficiali; poichè i Romani, siccome ebbero l'esercizio dell'agricoltura e pastorizia, e la fatica della campagna in pregio, così disprezzavano la caccia; ond'è che da Salustio[546] è annoverata la caccia tra' mestieri servili; e Tiberio notò d'infamia un Capitano d'una legione, perchè avea mandati certi pochi soldati a caccia[547]. Le cagioni vengono esaminate dal nostro Scipione Ammirato[548], fra le quali non sono di leggier momento quelle di aver dovuto per prender diletto della caccia, allontanarsi le giornate da Roma, per essere questa città a molte miglia intorno circondata di ville, orti ed altre delizie, e perchè i Romani aveano tanti giuochi e spettacoli pubblici di gladiatori e diversi altri esercizi militari in casa, onde non bisognava loro ricorrere perciò alla caccia. All'incontro i Principi stranieri ch'essi chiamavano barbari, i Re de' Macedoni, i Re di Persia, i Re de' Parti e tanti altri, stimavano gran pregio l'essere valenti cacciatori; ma sopra tutti i Principi germani e settentrionali, li quali nella decadenza dell'Imperio soggiogarono l'Europa, ne furono vaghissimi; onde avvenne che presso i nostri Principi sia venuto in disprezzo l'esercizio della agricoltura e pastorizia, ed innalzato cotanto quello della caccia. Questi Popoli, come saviamente ponderò l'Abate Fleury[549], vivevano in paesi coperti di boschi, ne' quali non aveano nè biada, nè vino, nè buone frutta, ond'era loro necessario di vivere di cacciagione, siccome fanno ancora i Selvaggi de' paesi freddi nell'America. Dopo aver passato il Reno ed essersi stabiliti in terre migliori, vollero trar profitto dalle comodità dell'agricoltura, dalle arti, e dal commercio, ma non vollero avervi l'applicazione. Lasciarono queste occupazioni a' Romani da loro soggiogati, ed essi mantennero i loro istituti, e quanto avvilirono l'agricoltura, altrettanto innalzarono la caccia, della quale gli antichi facevano molto minor caso. Eglino ne han fatto una grand'arte; e l'hanno portata perfino all'ultime sottigliezze, tanto che la caccia fu reputata la più ordinaria occupazione della nobiltà.

Fu reputata ancora proprio esercizio della profession delle armi, perchè avvezza gli uomini a levarsi per tempo, a sostenere i freddi ed i caldi, a lasciar il cibo ed esercitarsi ne' viaggi e ne' corsi, ed a soffrire i disagi, talchè potendo accadere il simile in guerra, non parrà così strano a sostenerli in campo. I Principi stessi eran persuasi, non esser per loro più utile occupazione che l'esercitarsi nelle cacce, così per assuefare il corpo a' disagi ed alle fatiche, come per imparare la natura de' siti, e conoscere, come sorgono i monti, come imboccano le valli, come giacciono i piani, ed intendere la natura de' fiumi e delle paludi: ciocchè arreca al Principe doppia comodità, sì perchè con quella via apparerà il sito del suo paese, onde può vedere che difesa gli si può dare, e sì perchè, con quello esempio può venire a notizia d'altri siti, avendo tutti i paesi una certa somiglianza infra di loro; la qual cognizione, e per condurre gli eserciti, e per trovare gli alloggiamenti, e per pigliare suoi vantaggi, e per altri rispetti può in vari tempi apportare molte e diverse comodità.

Quanto i nostri Principi o sian goti, o longobardi e normanni, ovvero svevi, fossero stati applicati alla caccia, si è potuto notare ne' precedenti libri di questa Istoria, e sopra tutti l'Imperador Federico II e Manfredi suo figliuolo che della caccia ne compilarono particolari libri. Le medesime pedate furon calcate da questi Re angioini, i quali avendo collocata la Sede regia in Napoli, nè essendo a que' tempi questa città circondata di tante ville ed orti, nè i suol piani ridotti a quella coltura che oggi si vede, ma racchiudendo la provincia di Terra di Lavoro ampie foreste e boschi, quindi il lor consueto esercizio era la caccia, onde molti Ufficiali si videro nella Casa regale di Napoli destinati per assistere al Re alla caccia, li quali aveano il lor Capo, chiamato il Gran _Forestiere_, il quale teneva sotto di se molti Maestri _Forestieri_, e questi aveano moltissimi Cacciatori a loro subordinati[550].

L'autorità e giurisdizione di questo Ufficiale, chiamato da' nostri il _Montiere Maggiore_, nel Regno degli _Angioini_ non si era distesa cotanto, quanto si proccurò allargarla da poi nel Regno degli _Spagnuoli_; poichè a questi tempi il Gran Maestro delle Foreste non estendeva la sua giurisdizione, che nelle foreste demaniali del Re. Ma da poi essendosi stabilita la caccia per regalia del Principe, si vede l'autorità sua non aver termine nè confine; tanto che concede egli licenza ai Cacciatori di portar armi, e cacciare per tutto il Regno (ancorchè i Baroni nelle loro investiture vengano pure investiti delle foreste, e ragioni della caccia) e tiene proprio Auditore e particolare Tribunale[551].

_De' Minori Ufficiali._

I Minori Ufficiali erano così chiamati, non perchè fossero piccoli in se medesimi, ma comparati a' Maggiori, e grandi Ufficiali detti di sopra. Questi nell'antico Imperio erano chiamati _Milizie_, ovvero piazze ed ufficii di compagnia, perchè di ciascuna sorte ve ne erano più, a luogo, che li Gran Ufficiali sono quasi tutti unici nella loro spezie. Di queste milizie spesso nel Codice di Giustiniano, e nelle Novelle fassi memoria[552]; e ne trattarono accuratamente Giacomo Cujacio, ed Arnoldo Vinnio[553] celebri Giureconsulti, riprovando l'opinione che sopra le milizie _ex casu_ tenne Lelio Taurello.

Erano di due sorta. Gli uni dati a' _Gentiluomini_, e gli altri lasciati agli _Ignobili_.

Quelli ch'erano dati a' _Gentiluomini_, sono le piazze de' Gentiluomini di Camera; i Gentiluomini della Caccia: e quanto a' Paggi (detti dal Tutino Valletti), essi non tiravano salario, ma aveano la livrea solamente dal Re. I Gentiluomini della Camera, che nell'antico Imperio erano chiamati _Decuriones Cubiculariorum_, comandavano agli altri Ufficiali minori, ed erano in gran numero. I Gentiluomini della Caccia, erano quelli che assistevano al Re alla caccia, differenti dalli Cacciatori Regj, che sono plebei, ed hanno la cura di ordinare, ovvero drizzare la caccia. I Gentiluomini della Falconeria, i quali avevano il pensiero di qualche volo, differenti dagli Falconieri della Camera Regia, che sono quelli che avevano la cura di ordinar la caccia. Questi Ufficiali, come si è detto, non bisogna cercargli nell'antico Imperio, perchè gli Imperadori non erano applicati alla caccia, come furono i nostri Re.

I Ciambellani Regj, che scalzavano il Re, e lo mettevano in letto, ed erano nella Camera secreta del Re. Gli Arcieri delle guardie del Re. I Scudieri del corpo del Re. I Scudieri della Stalla del Re, chiamati dal dritto _Siratores_, ed in Francia detti _Marescialli_, termine alemano, che significa Ufficiale di Cavalli, the Tutino chiama Maestro della Marescallaria Regia: donde viene che noi chiamiamo ancora Maniscalchi quegli che medicano e ferrano i Cavalli: differenti dalli Marescialli degli alloggiamenti del Re.

I Marescialli della soprantendenza della guerra, li quali distribuivano alle milizie gli ospizj, seguivano il G. Contestabile, e gli Ufficiali succeduti nella loro carica si chiamarono Scudieri ed anche Scudieri di Stalla, a distinzione degli altri Scudieri del corpo del Re detti di sopra.

Vi erano ancora i _Maestri degli stipendiarii Regj_, i quali aveano la cura di tener conto degli stipendiati del Re, e presso noi è rimasto di loro ancor vestigio, leggendosi nella Chiesa di S. Niccolò a Pozzo bianco un'iscrizione, nella quale si nota il fondatore di quella essere stato Errico Barat, familiare del Re Carlo I _ac stipendiariorum Regiorum Magistrum_[554]. La di cui incombenza, siccome l'altra di distribuire alle milizie gli ospizj, appartenente a' Marescialli di guerra, si vide da poi a tempo degli Aragonesi e degli Spagnuoli, trasferita nel Regio _Scrivano di Ragione_, di cui favelleremo nel Regno di questi Principi.

Eravi il _Maestro delle Razze_ del Re, che ora diciamo _Cavallerizzo Maggiore_, il qual Ufficiale a tempo degli Spagnuoli, come ivi diremo, innalzò grandemente la sua giurisdizione, ed ebbe pure proprio Uditore e particolar Tribunale.

Più numerose erano le milizie de' Secretarii del Re. Questi, che nell'imperio erano nella milizia de' Tribuni de' Notari, e chiamati ancora _Candidati_, come l'attesta Cassiodoro[555], nel Regno di Sicilia riconoscevano il G. Protonotario per lor Capo, ch'era uno de' sette Ufficiali della Corona, come si disse nel libro XI di quest'istoria. Egli era il Capo de' Notari, e nell'Imperio era per ciò chiamato _Primicerius Notariorum_: avea la dignità Proconsolare, e dopo due anni d'esercizio diveniva _illustre_. Erano ancora nell'antico Imperio tre sorta o gradi di Notari, che sono apertamente distinti nel Codice di Teodosio[556]; i primi erano intitolati _Tribuni Praetoriani et Notarii_: e questi aveano la dignità de' _Conti_; i secondi erano semplicemente detti _Tribuni et Notarii_, e questi aveano la dignità de' _Vicarii_; finalmente i terzi erano chiamati _Notarii familiares_, ovvero _domestici_, i quali aveano l'ordine e dignità di _Consolarità_. Questi non bisogna confondergli co' Notari che ora diciamo, li quali erano tutto altro, ed erano chiamati _Tabelliones_, ovvero _Tabularii_, siccome fu da noi osservato nel riferito libro.

In Francia, secondo che rapportano gli Scrittori di quel Regno, parimente vi sono tre sorta di Notari del Re, chiamati ancora Secretarii ad esempio di Vopisco, il quale chiama i Notari dell'Imperio _Notarios Secretorum_, e nel dritto vengono chiamati _a Secretis_[557]. Sono perciò variamente appellati: Secretarii di Stato: Secretarii del Re: e Secretarii della Casa del Re. I Secretarii del Gabinetto si riferiscono alli Cartularii, _Cubicularii, qui emittebant simbola, sive Commonitoria_, come si dicono nelle Novelle di Giustiniano[558]. Erano in Francia sessanta i Secretarii del Re, Casa e Corona per far tutte le lettere patenti di Cancelleria. E come ch'essi spediscono i privilegi degli altri, era ben di dovere, che ne ottenessero tanti dal Re a lor beneficio.

Parimente nella Casa Reale di Napoli erano a' tempi degli Angioini molti di questi Secretarii e Notari del Re. Furonvi i Notari della Casa del Re, ed a questi tempi di Carlo II d'Angiò fu suo Notaio Niccolò di Alife, celebre Giureconsulto di quell'età. Vi erano i Maestri e Prepositi sopra le soscrizioni e signature delle lettere della Camera Regia: i Notari della Tesoreria Regia: il Sigillatore delle Lettere Regie: il Compositore delle Bolle Regie: ed altri Ufficiali minori della Secreteria del Re.

Fra questi Ufficiali dobbiamo annoverar ancora il Maestro dell'Armature Regie: il Maestro de' Palafrenieri: il Maestro degli Arresti: il preposito degli ufficii dell'Ospizio Regio: il Maestro Massaro: i Maestri Razionali della Camera Regia (fra quali, a' tempi di questo Re, furono Andrea d'Isernia e l'istesso Niccolò d'Alife) ed altri consimili, de' quali si tratta in più luoghi nei Capitoli di Carlo I e II d'Angiò[559].

Sieguono nell'ultimo luogo i minori uffici lasciati agl'_Ignobili_: e sono quelli, che apprestano il mangiare del Re e de' Principi e de' loro domestici, li quali in Francia si chiamano li sette uffici, non per ragione della loro carica, ma a cagion delle cucine dove gli esercitano, e si chiamano uffici a casa del Re ed a casa de' Principi. Nelle due cucine, li Capi sono chiamati Scudieri di Cucina, e gli Aiutanti, Maestri Cuochi.

Così ancora coloro, che apprestavano il mangiare a' nostri Re ed a' Principi della Casa regale erano chiamati Prepositi della Cucina Regia e Maestri Cuochi del Re; onde si narra che que' tre Franzesi, Gio: Dottum, Guglielmo Burgund e Gio: Lions, che fondarono la chiesa e l'ospedal di S. Eligio, fossero stati tre Cuochi della Cucina del Re Carlo I.

Vi erano ancora i Prepositi della Panetteria, della Copperia, della Frutteria e della Buccellaria del Re; i quali aveano molti Aiutanti sotto di loro. Come ancora i Valletti del Nappo del Re ed altri molti Ufficiali subalterni.

A questa classe devono collocarsi i Vessilliferi Regi: i Portieri della Camera Regia: i Cacciatori Regi: i Falconieri Regi, cioè quei che avean la cura di ordinare e dirizzar le cacce ed i voli: i Custodi degli Uccelli Regi: i quaranta Soldati dell'Ospizio Regio ed altri simili minori Ufficiali.

Camillo Tutini nel Catalogo di questi Ufficiali minori rapporta alcuni, i quali non appartengono punto alla Casa Regale ed agli G. Ufficiali del Palazzo del Re; ma unicamente appartengono agli Ufficiali della Corona, a cui sono subordinati: come il Maresciallo del Regno: i Contestabili delle Terre e Castellani, che nella soprantendenza della guerra seguivano, ed erano subordinati al G. Contestabile: il Maestro del Porto Regio, e' Protontini, ovvero Portolani o Vice-Ammiragli, che appartengono al G. Ammiraglio: il Tesoriere Regio ed i Secreti delle province, che sono subordinati al G. Camerario; e li Giustizieri delle province, e quello degli Scolari, che riconoscevano per lor Capo e superiore il G. Giustiziero.

Di tanti e così illustri pregi era ornata la regal Casa di Napoli ne' tempi del Re Carlo II, il quale con ugual bilancia compartiva questi uffici per lo più a' Napoletani e Regnicoli, come si legge ne' regali Archivi, prezzando i vassalli di questo Regno non meno di quelli degli altri de' suoi paterni e materni Stati; e se alle volte leggiamo, che ne onorava ancora i forestieri di quegli Stati, non tralasciava però a Provenza, a Forch'Alquir, a Piemonte, di porvi Regnicoli e Napoletani con altrettanto di prerogativa, come si legge ne' medesimi Archivi, e come si vede in quei luoghi a molte insegne di Napoletani, che furonvi a governare[560]. Ed ancorchè tutto disponesse ad imitazione del Regno di Francia, e molto fosse inchinato al suo nativo paese ed a gratificar que' di sua nazione; con tutto ciò in cose di Stato non riguardò Nazione, ma s'atteneva al consiglio de' più prudenti e savi.

Ma quasi tutti questi Ufficiali, perduto ch'ebbe Napoli il pregio di esser Sede regia, sparirono, e nella loro suppressione sol alcuni ne rimasero; poichè nel Regno di Ferdinando il Cattolico, e più in quello degli Austriaci, essendosi introdotta fra noi nuova politia, sursero nuovi Ufficiali; e siccome quelli finora rapportati furono da' Re franzesi qua introdotti ad esempio di quelli di Francia, così a' Re spagnuoli piacque introdurne de' nuovi a similitudine di quelli di Spagna, de' quali ne' Regni loro si darà distinta e particolar contezza.

§. II. _Del Maestro della Cappella del Re, che ora chiamiamo Cappellano Maggiore._

Bisogna separare il Maestro della Cappella del Re, dagli altri Ufficiali della Casa del Re; poichè quantunque ancor esso, avendo la soprantendenza dell'Oratorio del Re posto nel regal Palazzo, potesse annoverarsi fra gli Ufficiali della Casa regale, nulladimanco presedendo egli alle cose ecclesiastiche e del Sacerdozio, era distinto da quelli, che presedevano alle cose dell'Imperio e della Casa del Re. In Francia per istabilire in maggior splendore e magnificenza lo stato della Casa del Re, fu reputato prudente consiglio introdurre in quella tutti i tre Ordini del Regno, e che non meno quello della Nobiltà e l'altro del terzo Stato v'avesse parte, ma anche l'Ordine ecclesiastico, che in quel Regno fa Ordine a parte, tutto diverso di quel che si pratica fra noi, che gli Ecclesiastici sono mescolati ne' due Ordini di Popolo e Nobiltà. Dalla Nobiltà presero, come si è veduto, i Gentiluomini di Camera, della Caccia, della Falconeria ed altri, onde si componevano le milizie o piazze della Casa del Re. Dal terzo Stato si presero i Graffieri, Secretarii, Cancellieri e tutti que', a' quali erano lasciati i minori uffici. Così ancora dall'Ordine ecclesiastico si presero il G. Elemosiniere, il Maestro della Cappella o Oratorio, ed il Confessore ordinario del Re; ed a tempo de' Re della prima razza, fu tanta l'autorità del Cappellano del Re, chiamato ancora _Arcicappellano_, nella Casa regale, che s'aveano diviso l'imperio ed il governo col Maestro del Palazzo: suppressa poi tal carica nella seconda stirpe, e data altra norma al governo della Casa regale, restò l'autorità dell'Arcicappellano in gran parte diminuita, e surse sopra di lui il G. Elemosiniere, che tenea sotto di se così il Maestro dell'Oratorio, come il Confessore del Re[561].

Nel Regno di Sicilia, avendo i Normanni costituita la loro Sede Regia in Palermo, il Cappellano del Re, a somiglianza di quell'antico di Francia, avea per tutto quel Regno stesa la sua giurisdizione, nè l'Elemosiniere, nè il Confessore del Re erano distinti. Nella Casa regale di Sicilia era chiamato _Cappellano del Re_, e tra l'Epistole di Pietro di Blois, se ne legge una[562] dirizzata _ad Cappellanum Regis Siciliae_, dove gli ricorda, che per l'ufficio suo ammonisca il Re a non dare il Vescovato d'Agrigento a persona indegna.

Da poi che i Principi cristiani vollero avere nel regal Palazzo proprio _Oratorio_, surse in conseguenza il primo Prete del Clero Palatino; e poichè ov'essi tenevano collocata la loro regia Sede, ivi colui dovea risiedere; quindi è, che presso di noi ne' regali Archivii non s'incontra memoria di Cappellano Regio, se non a' tempi de' Re angioini, i quali in Napoli fermarono la lor Sede, e cominciarono quindi ad avere regia Cappella. Prima i Re normanni e svevi l'ebbero in Sicilia, perchè in Palermo avean collocata la lor Sede; ond'è, che la memoria del Cappellano di Sicilia è più antica di quello di Napoli.

Collocata adunque da' Re angioini in Napoli la lor Sede regia, cominciò presso noi la prima volta a sentirsi il Maestro della Cappella del Re, e ne' suoi principii insino al Regno di Ladislao fu chiamato _Magister Regiae Cappellae_, ovvero _Magister Sacratae Cappellae_, e sovente _Protocappellanus_[563], per essere egli il Capo di tutti li Cappellani minori del Re, non altrimenti, che presso i Greci il primo Prete del Clero Palatino chiamavasi _Protopapa_ del Palazzo, di cui si ritrova spessa commemorazione presso Codino, Zonara, Cedreno e nelle Notizie dell'Imperio; al medesimo s'appoggiava la principal cura della celebrazione delle funzioni e solennità nella Cappella del Palazzo imperiale, dove presedeva agli uffici ecclesiastici, del che fu ricordevole anche Tommasino nel suo trattato de' Beneficii[564].

Il Maestro adunque della Cappella reale di Napoli avea la principal cura dell'Oratorio del Re, e presedeva a tutti i Cherici del Palazzo reale; ed a' tempi di Carlo II leggiamo essere stato suo Cappellano regio Pietro, il qual intervenne all'assoluzione del giuramento, che Papa Bonifacio VIII diede a Lionora terzagenita di Carlo II per isciorla dagli sponsali, che avea contratti con Filippo Signor di Tussiaco, e Ammiraglio a tempo di Carlo I[565]: e regnando il Re Roberto si legge, che fosse suo Cappellano Regio Landulfo di Regina Dottore e Canonico napoletano[566]. E sin da questi tempi, non già nel Regno d'Alfonso I, come contro l'opinione del Freccia fu notato nel libro XI di quest'istoria, fu escluso il G. Cancelliere d'esercitar giurisdizione sopra i Cherici del Palazzo reale, sopra i Cappellani regj, e tutta passò nella persona del Cappellano Maggiore, come Prete del Clero Palatino.