Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5
Part 17
Il Quartiere di _Portanova_ era prima detto di Porta a mare, per una Porta antica della città, ch'era dalla parte del Mare; ma ampliata la città, nelle nuove muraglie si fece una nuova Porta, onde prese poi questo nome. Racchiude queste minori contrade: Patrociano, Appennino de' Moccia, de' Costanzi, de' Grassi, S. Salvatore, Acciapaccia, Giorgito, Alburio, Barbacane, Sinocia, Porta de' Monaci, Ferula, delle Palme.
Oltre il suo maggior Seggio, ve n'erano due altri minori: quello degli _Acciapacci_, e l'altro de' _Costanzi_.
Erano adunque a' tempi del Re Carlo I d'Angiò 29 Seggi in questa città, sei maggiori e ventitrè minori, come si è detto.
Tutti questi Seggi, ed in cotal maniera disposti, trovò Carlo, quando si rese padrone di Napoli e del Regno; onde non è punto vero ciò, che alcuni Scrittori sognarono, che Carlo I d'Angiò istituisse i Seggi in Napoli, come ben a lungo, e coll'autorità di pubblici ed antichi monumenti dimostrò il Tutini[339]. Non è punto ancora vero, che questo Re di 29 ch'erano, gli avesse ridotti ne' soli cinque, che sono al presente; poichè dalle scritture rapportate dal medesimo, si vede chiaro, che anche a' tempi del Re Carlo II suo figliuolo, e di Roberto suo nipote non s'erano ancora uniti. Siccome non deve riputarsi Carlo autor della divisione tra la Nobiltà ed il Popolo, quasi che egli fosse stato il primo a separare in questa città i Nobili da' Popolari; essendo chiarissimo, che in tutti i tempi, così de' Romani, come de' Goti, de' Greci, dei Longobardi, Normanni e Svevi, furon sempre in Napoli divisi i Nobili dal Popolo, come da molti marmi rapportati dal Grutero[340], dall'epistole di Cassiodoro[341], da quelle di S. Gregorio M.[342], d'Innocenzio III e d'altri romani Pontefici[343] si è potuto notare ne' precedenti libri di quest'Istoria.
Nè Carlo ne' Seggi medesimi separò i Popolari dai Nobili, quasi che quelli promiscuamente, e di Nobili e di Popolari si componessero: poichè, siccome ben pruova il Tutini[344], que' Seggi di soli Nobili si componevano, e de' primi della città, ancorchè non si praticasse quel rigore, che s'usa oggi, di non ammettere in essi i Popolani; come spesso si faceva allora, quando o vivessero nobilmente, o imparentati con Nobili, o d'altra prerogativa cospicui ne fossero stati stimati meritevoli.
Carlo solamente gli rese più cospicui e chiari, dando loro marche più notabili di distinzione dal Popolo, e rendendogli più eminenti ed illustri sopra gli altri Seggi delle altre città del Regno; onde la Nobiltà di Napoli si rese similmente più chiara ed illustre sopra la Nobiltà di tutte l'altre città del Regno. E ciò avvenne per più cagioni.
Primieramente per aver Carlo ornato quasi tutti que' Nobili col cingolo militare, facendogli Cavalieri; II essendosi per la di lui residenza renduta questa città capo e metropoli del Regno, concorrevano in essa tutti i Baroni del Regno, ed i maggiori Signori e Feudatari a dimorarvi, i quali per venire ammessi allora con facilità, anzi pregati, a que' Seggi, gli resero più numerosi, e cospicui; III dalla residenza dei maggiori Ufficiali della Corona e della Milizia, i quali illustrarono anch'essi quelle Ragunanze; perchè non volendo essere del Popolo s'arrolavano co' Nobili; IV i tanti Nobili franzesi e provenzali, che portò seco Carlo di Francia e di Provenza, i quali per essere stati premiati da lui con feudi e cariche pubbliche, fermati perciò in Napoli ed arrolati co' Nobili, resero più cospicue le loro Piazze, introducendosi in quelle molte famiglie franzesi: al che Carlo vi cooperava per altro fine, cioè per aver contezza di quanto in quelle si trattava.
E per ultimo, vivendosi in Napoli a' tempi di Carlo per collette, concedè questo Principe molte prerogative a' Nobili intorno a tali pagamenti, perchè volle, che contribuissero co' Popolari, ma che separatamente dal Popolo i Nobili le pagassero; onde i Nobili esigevano per la Nobiltà, ed i popolani per lo Popolo. E per allettare maggiormente la Nobiltà napoletana, nel primo anno del suo Regno confermò il privilegio concesso loro dal Re Manfredi, di dividersi tra essi la sessagesima parte del jus delle mercatanzie, ch'entravano in Napoli, tanto per terra, quanto per mare[345]: ciocchè fu una più distinta marca di divisione tra' Nobili, e que' del Popolo.
Ma tutte queste belle prerogative non poterono far tanto estollere la nobiltà di questi Seggi sopra tutti gli altri Seggi del Regno, e rendergli in quella maniera pregevoli, nella quale si vedono oggi, quanto i rigorosi regolamenti seguiti da poi intorno all'ammettere nuove famiglie, e l'essersi poi tutti questi ridotti a soli cinque.
Prima ne' tempi stessi di Carlo e degli altri Re angioini suoi successori, non vi era tanto rigore nelle aggregazioni: i Popolari e' Forastieri vi erano indifferentemente ammessi. Questo costume da tempi antichissimi traeva la sua origine; poichè Napoli come città greca, seguendo l'esempio de' Tebani, che come dice Aristotele[346], a lungo andare ammettevano alla loro Nobiltà que' del Popolo, ch'erano ascesi a grandi ricchezze e quegli ancora, che per lungo tempo eran nobilmente vivuti, ed aveano lasciato il mercatantare, ed altri simili mestieri; riceveva le famiglie così nazionali, come forastiere, che per lungo tempo avean serbato il decoro della Nobiltà, e che per lungo tempo eran vivute con arme e cavalli. Così ne' tempi, nei quali siamo di Carlo I, Fusco Favilla vivendo nobilmente con armi e cavalli, fece istanza al Re di farlo contribuire co' Nobili, e 'l Re acconsente, dicendo: _Eo quod vivit cum armis, et equis, contribuat cum militibus_[347]. Il simile leggiamo di Marino di Madio, di Ademaro di Nocera, e di Nicolò Canuto cittadino napoletano[348]. E Carlo II suo figliuolo a M. Dono da Fiorenza commorante in Napoli l'ammise a qualsivoglia Seggio, e di poter contribuire _cum militibus illius Plateae, in qua habitaverit, usque ad regium beneplacitum, ex gratia speciali_[349]. E moltissimi altri esempi se ne leggono ne' regali registri, ammettendo i Re le famiglie ne' Seggi in tal guisa; poichè questa era la nota, che distingueva i Nobili da' Popolani; cioè che costoro contribuivano le collette col Popolo, e coloro colla Nobiltà.
Ma, tolte via le collette, cessa questo modo d'aggregar ne' Seggi; ed a' Nobili s'appartenne l'aggregare, i quali niente di rigor usando, ammettevano indifferentemente tutti quelli, che per lungo tempo erano nobilmente vivuti in Napoli, sì cittadini, come forastieri, che aveano contratta parentela co' Nobili, ed abitavano nel Quartiere di ciascun Seggio: così la famiglia Sassone vivendo nobilmente in Napoli nel quartiere di Portanova, ed imparentando co' Nobili di Piazza fu aggregata al Seggio di Portanova. E nel libro dei Parlamenti leggesi l'aggregazione fatta nell'anno 1480 di Giulio Scorciato, _ch'era uomo nuovo in Napoli, allora venuto dalla Castelluccia, e perch'era Dottore e Consigliere del Re Ferrante, ed avea la casa nello tenimento della Montagna, lo chiamarono alla Congregazione dello detto Seggio_. E questo era il consueto stile d'aggregare allora, leggendosi nel processo d'Ettorre d'Anagni con la Piazza di Nido, che _così anticamente erano chiamati nelle Piazze quelli, che abitavano nello quartiero, gente ben nate, ricche, dotte, che viveano nobilmente, a dare il loro parere nella Congregazione delli Seggi_[350].
Quindi avvenne, che nelle cause di reintegrazioni, l'aver avute le case ne' quartieri a' Seggi vicini, era riputato alto possessivo di Nobiltà in quel Seggio, e così furono reintegrate molte famiglie, come la Pandona, e la Mariconda a Capuana; la Majorana a Montagna, la Mastrogiudice a Nido, e moltissime altre.
Da poi si vennero pian piano a restringersi le aggregazioni; poichè i Nobili delle Piazze infra di loro fecero alcuni stabilimenti, con ricercare altri requisiti, senza i quali non erano ammessi. Così i Nobili della Piazza di _Capuana_ nell'anno 1500 per pubblico istromento conchiusero, che chiunque volesse essere ammesso nella lor Piazza, dovea esser Nobile di quattro quarti di nome e d'arme, senza alcuno _ripezzo_: che fosse legittimamente nato, e figliuolo di legittima persona: che per lungo tempo avesse praticato con Nobili, e con essi contratta ancora parentela: che non fosse macchiato di alcun vizio, che offender potesse la Nobiltà. La Piazza di _Nido_ fece ancor essa molti altri Capitoli così in detto anno 1500 come negli anni 1507 e 1524. Quella di _Montagna_ nell'anno 1420 pur fece i suoi, che poi nell'anno 1500 accrebbe d'altri, i quali tutti possono vedersi in Tutini. Siccome anche fecero i Nobili di _Porto_ e _Portanova_, i Capitoli de' quali non si sanno, per essersi gli antichi libri di questi due Seggi perduti.
Ridotto per questi nuovi Capitoli l'esser nobile di Seggio in più alta stima, così per lo rigore, che praticavasi nell'aggregazioni, come anche per passare i negozi più importanti per le mani de' Nobili, e perchè i Signori Vicerè nel trattare gli affari regi avean sovente bisogno di essi, onde quando prima non molto si curavano queste aggregazioni, si fece da poi così desiderabile esser di Piazza, che non vi era famiglia, nè Signore o Ministro regio, che non movesse ogni impegno per aggregarvisi; sicchè infastidite le Piazze per le tante dimande, si tolsero per sè medesime l'autorità di aggregare, risegnandola in mano del Re; di modo che ordinò Filippo II, che senza sua saputa e licenza non si potesse trattare aggregazione o reintegrazione alcuna nelle Piazze di Napoli; e volendosi di ciò trattare, s'ottenesse prima licenza di Sua Maestà, e poi congregati tutti i Nobili di quel Seggio, e propostasi la dimanda, non essendovi discrepanza, fosse ammesso colui, che dimandava l'aggregazione, altrimenti, discrepando uno d'essi Nobili, il trattato fosse nullo: ciò che riusciva molto difficile, ed era esporsi ad un cimento molto pericoloso. Per la qual cosa molti impresero più tosto per via di giustizia pretender reintegrazione, portando, che alcuni de' loro maggiori avessero goduto in quelle Piazze, che esporsi al cimento difficile dell'aggregazione. Sicchè al presente il Re tien deputati cinque Consiglieri, ed un Fiscale nel S. C. a sentenziare sopra le loro istanze, ottenuta prima licenza dal Re di potersi trattare la reintegrazione. Al cui esempio le città minori delle province, alcune delle quali hanno Seggi chiusi, ottennero parimente dal Re, che senza sua licenza non potessero trattarsi reintegrazioni, ovvero aggregazioni.
L'altra cagione, onde questi Seggi si fossero resi cotanto pregevoli, si fu di 29 ch'erano in prima, essersi ultimamente ridotti a soli cinque, di Capuana, Nido, Montagna, Porto e Portanova. Quando si fosse fatta tal restrizione, non è di tutti conforme il sentimento, poichè non vi sono scritture che ci possano accertare del tempo preciso; ma poichè quest'unione non si fece tutta in un tratto, egli è verisimile, che negli ultimi anni del Regno di Roberto quella si perfezionasse. Ed il modo come tutti que' Seggi minori s'unissero a questi cinque, fu così naturale e proprio, che sarebbe maraviglia se s'osservasse il contrario; poichè quasi tutti questi Seggi si componevano di sei o otto famiglie, quante forse n'erano in quelle minori contrade, ed essendo dipendenti dal Seggio maggiore, in decorso di tempo sovente accadeva, che spenta la maggior parte d'esse, e poche famiglie rimaste, queste se ne passavano al suo principale Seggio, e restavano estinti i minori; onde si vede, che poi i Nobili del principal Seggio vendevano il luogo, ove era il Teatro o portico[351]; così vedesi il Seggio de' _Melazi_, appartenente al Seggio di Capuana, ne' tempi di Roberto, intorno l'anno 1325 essere stato venduto dalla Piazza di Capuana, per essere spente le famiglie, che quello componevano. Così ancora nell'anno 1331 per comandamento della Regina moglie di Roberto fu abbattuto il Seggio delli _Griffi_. Ed il Seggio di _Somma Piazza_, altrimente detto il Seggio de' _Rocchi_, essendo mancate le famiglie, che lo componevano, e rimasto per ricettacolo de' malfattori, la Reina Giovanna II lo donò ad Antonello Centonze da Tiano. Parimente i Nobili di Montagna venderono il Seggio de' _Cimbri_, come cosa lor propria, a D. Fabio Rosso. Ed in questa maniera tratto tratto si ridussero tutti a' loro Seggi maggiori.
Ma come, ed in qual tempo si facesse l'unione d'un Seggio maggiore ad un altro parimente maggiore, come fu quello di _Forcella_ a quello di _Montagna_, è d'uopo che si narri. Alcuni portarono opinione, ch'essendo mancate ne' tempi di Carlo I nella Piazza di Forcella molte famiglie, si fosse fatta da poi nel Regno di Carlo II suo figliuolo questa unione. Ma siccome notò prima il Summonte[352], e da poi il Tutini[353], ciò è falso; poichè tra' Collettori dell'anno 1300 nel Regno di Carlo II destinati all'esazione delle collette, si legge Niccolò Saduccio Collettor di Forcella, e ne' _Capitoli_ del Re Roberto, si vede convenire Giacomo Chianula per la Piazza di Forcella, insieme con gli altri deputati nobili dell'altre Piazze[354].
Non è da rifiutarsi perciò l'opinione del Tutini, che credette quest'unione essersi fatta negli ultimi anni del Regno di Roberto, con l'occasione della discordia nata fra' Nobili delle due Piazze, Capuana, e Nido, co' Nobili dell'altre Piazze, intorno alla quale Roberto avendo ordinati alcuni stabilimenti, rapportati dal Summonte[355] e dal medesimo Tutini, e facendo in quelli solamente menzione di sei Eletti, comprendendo in essi quello del Popolo, si ricava, che in questi tempi la Piazza di Forcella era già unita a quella di Montagna. Ciò che maggiormente si conferma da una carta della Regina Giovanna I. rapportata dall'istesso Tutini, nella quale, avendo ne' primi anni del suo Regno ordinato, che si facesse inquisizione di tutti i Feudatari del Regno, si notano i Feudatari de' Seggi di Napoli Piazza per Piazza, e non si fa in essa altra menzione, se non de' soli cinque.
Nella quale unione è da notarsi, che per essere il Seggio di Forcella Seggio maggiore, che s'unì ad un altro maggiore, perciò la Piazza di Montagna fa due Eletti, uno per se, e l'altro rappresentando quel di Forcella. Ciò che non avvenne nell'unione degli altri Seggi minori uniti alle principali loro Piazze, perchè essendo questi dipendenti da quelli, bastava un Eletto per tutti. Solo per conservar la loro memoria è rimasta l'elezione degli Ufficiali, che ciascuno di questi cinque Seggi crea con nome di sei, e cinque Capitani de' Nobili, i quali uniti tutti insieme, fanno il numero de' 29 rappresentanti ciascuno d'essi uno di quegli antichi Seggi[356]. Questi hanno prerogativa di far convocar i Nobili per trattar i pubblici affari, propongono i punti, che devono risolversi, ricevono i voti ed hanno grand'autorità nell'assemblee, e sono da' Nobili creati ogni anno, ed oggi tengon titolo di Deputati.
Ridotti adunque ed incorporati tutti questi Seggi a' soli cinque, e disfatti tutti gli altri, cominciarono in varii e diversi tempi ad ampliare con magnifici edifici i loro teatri, e ridursi i portici in quella magnificenza, che oggi si vede; ed essendo poi di tempo in tempo con nuovi edifici ampliata la città, e venuta a quella portentosa grandezza, che oggi s'ammira, crebbero a proporzione i loro quartieri e si resero più spaziosi. Sono tutti cinque uguali, e non hanno maggioranza infra di loro, ancorchè que' di Capuana e Nido, per lo splendore de' loro Nobili, per cagion degli ampii Stati e ricchezze che possedono, vantino sopra gli altri maggiore preminenza.
Hanno molte prerogative, non solo di creare gli Eletti, i quali con quello del Popolo governano la città, convenendo insieme nel loro Tribunale a trattare i negozi del Pubblico, ma esercitano ancora molte giurisdizioni, e fra l'altre di dichiarar i Popolani nobili del Popolo napoletano, e conceder lettere di cittadinanza. Hanno parimente i Nobili di queste Piazze autorità di creare il Sindico, che ne' Parlamenti generali ed in altre pubbliche funzioni, appresso il Vicerè rappresenta non meno la città, che tutto il Regno. Comunicano insieme i Nobili di Capuana e Nido, quando s'uniscono per trattare i negozi del pubblico, potendo l'uno andare al Seggio dell'altro, con dar i voti; ma non perciò possono ricevere uffici, se non ognuno nel suo proprio Seggio. Hanno ancora una legge fra loro circa il contrarre i matrimoni, detta la nuova maniera di Capuana e Nido. Ed i Nobili di Montagna aveano anch'essi anticamente nuovo modo circa il dar delle doti alle Gentildonne della loro Piazza. Ed in Napoli ancora nell'età vetusta v'era un altro modo di contratto dotale all'usanza delle Contesse e Baronesse del Regno.
Non riconoscendosi nella città di Napoli se non che due Ordini, di Nobiltà e di Popolo, poichè lo Stato ecclesiastico, che in Francia fa ordine a parte, presso di noi non è riputato Ordine separato; ma (siccome l'Ordine de' Magistrati) è rimasto mescolato tra la Nobiltà e Popolo, perciò nel governo della medesima, non si ammettono se non Nobili e del Popolo. Quindi è, che appartenendosi il governo della medesima non meno a' Nobili che al Popolo, siccome fu sempre, come ben pruova il Tutini[357], perciò oltre le cinque soprannomate Piazze, evvene un'altra del Popolo, la quale non altrimenti che quelle de' Nobili, elegge il suo Eletto, crea i suoi Ufficiali, tiene le sue regioni minori, che chiamano Ottine, ed è partecipe insieme co' Nobili del governo delle città, e di tutti gli altri onori e preminenze[358].
Ma all'incontro, dimorando in questa città molte nobili ed illustri famiglie, le quali non comunicano nè con la Nobiltà, nè col Popolo: perciò queste si riputano come fuori del Corpo della cittadinanza, traendo esse la maggior parte l'origine da altre città di dentro e fuori del Regno. Nè tal Nobiltà ha sede o luogo; perchè altrimente dovrebbe ancor ella aver parte nei paesi, e negli onori insieme con gli altri Nobili de' cinque Seggi.
Per questa cagione a' tempi di D. Pietro di Toledo, allora Vicerè, cadde in pensiero a molte famiglie, che non erano aggregate a' Seggi, nè comunicavano col Popolo, di supplicar Carlo V, che traendo esse origine da famiglie illustri, nobilitate con feudi, per lunghi anni signore di vassalli, ed imparentate con Nobili di Piazze, che dovessero ammettersi a' Seggi ovvero di conceder loro licenza, che potessero edificare un nuovo Seggio, e goder degli onori e pesi, che godono i Nobili della loro città. Ma trovandosi allora implicato l'Imperadore alla guerra di Siena, non potè darvi alcun provvedimento; ed intanto perchè molte di quelle famiglie furono poi ammesse a' Seggi, non vi si fece altro. Ma da poi correndo l'anno 1558 si rinovò la dimanda da quelle Case, che non furono aggregate, e da molte famiglie spagnuole, le quali ne supplicarono il Re Filippo II ma rimesso dal Re l'affare a giustizia, s'impose a quello perpetuo silenzio. Ultimamente nell'anno 1637 molte illustri famiglie, come gli Aquini, Eboli, Filangieri, Gambacorti, Ajerbi d'Aragona, Concobletti, Orsini, Marchesi, Franchi, Leiva, Mendozza ed altre, posero di nuovo in tratto d'ergere un nuovo Seggio, e ne ricorsero al Re Filippo IV; ma dopo un lungo aspettare, secondo la solita tardità e lunghezza di quella Corte, stancati finalmente i pretendenti, non ne fecero più parola, tanto che proccuraron da poi d'essere aggregati negli antichi Seggi, dove sono stati ammessi.
§. I. _Parlamenti generali cominciati a convocarsi in Napoli._
Da' precedenti libri di quest'Istoria si è potuto notare che i Re di Sicilia, quando o per occasione di stabilir nuove leggi, ovvero per altri bisogni dello Stato convocavano le Corti generali, non in Napoli, ma in varie città del Regno l'intimavano. Così ora in Melfi, ora in Ariano, ora in Bari, in S. Germano, Capua, Barletta ed altrove tennero Parlamenti. Ma da poi che Carlo d'Angiò, residendo per lo più in Napoli, invitò ad abitare in quella quasi tutti i Baroni, i Signori ed i maggiori Ufficiali del Regno, fu questa città riputata la più acconcia e comoda, per potersi quivi convocare le generali Assemblee, dove trovandosi la maggior parte de' Baroni, e venendo i Sindici delle altre città e terre del Regno, s'univano i due Ordini della Nobiltà e del Popolo a deliberare delle cose importanti e rimarchevoli dello Stato; poichè presso di Noi, siccome in tutti gli altri Stati della Cristianità, toltone il Regno di Francia, lo Stato ecclesiastico non fa Ordine a parte, ma non altrimente che facevano i Romani de' loro Preti, li quali li lasciavano mescolati fra i tre Stati, gli lasciamo nell'Ordine della Nobiltà e del Popolo; ond'è, che tra noi ne' Parlamenti il Clero non ha luogo a parte, e se talora vi sono invitati i Prelati, v'intervengono come Baroni, siccome l'Abate di Monte Cassino che vanta essere il primo Barone del Regno, l'Arcivescovo di Reggio e tanti altri. Quindi per essersi Napoli renduta capo e metropoli del Regno, quasi tutti i Parlamenti che si tennero da poi, in questa città si convocarono, _tanquam in solemniori, et habiliori loco_ come Carlo II stesso lo qualifica[359]. Ciò che poi imitarono Giovanna I, Carlo III, Luigi II, Alfonso I e gli altri Re suoi successori[360], tantochè avendo il Re Alfonso intimato un Parlamento in Benevento, i Napoletani se ne offesero, e feron sì, che il Re lo convocasse in Napoli.
CAPITOLO V.
_Divisione del Regno di Sicilia da quello di Puglia, per lo famoso Vespro Siciliano._
Ma fra le cagioni sinora annoverate, onde Napoli sopra tutte le altre città estolse il suo capo, la principale fu la divisione di questi due Reami. Divisi questi Regni, si videro due Reggie, l'antica di Sicilia e la nuova di Napoli. Palermo rimase per gli Aragonesi in Sicilia: Napoli per li Franzesi in Puglia e Calabria. Ed è cosa da notare, che non meno la prospera fortuna fin qui tenuta da Carlo, che l'avversa, la quale, assunto che fu al Ponteficato Niccolò III cominciò a travagliar questo Principe, cospirarono alla esaltazione di questa Città.
Morto Papa Giovanni, e non avendo potuto Re Carlo per sei mesi di maneggi, quanto appunto vacò quella sede, ottenere, che si fosse rifatto un Papa Franzese, si risolvè il Collegio de' Cardinali nel mese di novembre dell'anno 1277 eleggere per successore Giovanni Cardinal Gaetano di Casa Ursina che _Niccolò III_ volle nomarsi. Costui, che tanto nella vita privata, come nel Cardinalato fu tenuto per uomo di buoni costumi e di vita cristiana, assunto al Papato mostrò un desiderio sfrenato d'ingrandire i suoi; onde nel conferire le Prelature ed i gradi, e beni tanto temporali del suo Stato, quanto ecclesiastici, ogni cosa donava, e conferiva a' suoi parenti o ad altri, ad arbitrio loro[361]; e da questa passione mosso mandò a richiedere Re Carlo, che volesse dare una delle figliuole del Principe di Salerno, ad uno de' suoi nepoti. Ma quel Re, ch'era usato d'aver Pontefici vassalli ed inferiori, se ne sdegnò, e rispose che non conveniva al sangue Reale di pareggiarsi con Signoria, che finisce con la vita, come quella del Papa. Di questa risposta s'adirò il Pontefice, in guisa che rotto ogni indugio se gli dichiarò nemico, e rivocò fra pochi giorni il privilegio concesso, e confermato dagli altri Pontefici in persona del Re Carlo, del Vicariato dell'Imperio, dicendo, che poichè in Germania era stato eletto Rodolfo Imperadore, toccava a lui d'eleggersi il Vicario, e che 'l Papa non avea potestà alcuna d'eleggerlo, se non in tempo che l'Imperio vacava. Poi venne a Roma, e conoscendosi col favore de' suoi poter più di quello, che aveano potuto gli altri Pontefici, gli tolse l'Ufficio di Senatore, e fece una legge, che nè Re, nè figliuoli di Re potessero esercitare quell'Ufficio.