Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5

Part 16

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Ad esempio di Carlo, fecero lo stesso tutti gli altri Re angioini suoi successori, come Carlo II suo figliuolo, che nell'anno 1290 coll'occasione dell'incoronazione di _Carlo Martello_ in Re d'Ungheria, armò in Napoli più di 300 Cavalieri[311], e negli anni 1291, 1292, 1296 e 1300 altri moltissimi[312]. Così Roberto suo nipote, dopo la sua coronazione diede il cingolo a molti Napoletani e del Regno ancora, siccome nell'anno 1309 ad alcuni d'Aversa, nell'anno 1310 a molti di Salerno, di Capua e d'Isernia; e circa il 1312 trovandosi egli nell'Aquila fece molti Cavalieri di quella città. E così fecero gli altri Re della seconda stirpe d'Angiò, come Carlo III, Luigi III, Ladislao ed altri, avendo tutti calcate le vestigie di Carlo il Vecchio. Quindi si fece poi, che fosse tanto cresciuto nel Regno il numero de' Cavalieri, che per cagione della moltitudine, e del poco merito d'alcuni, che n'erano ammessi, cominciava già l'Ordine della Cavalleria a cadere in disprezzo, e di non esser molto stimato.

Nè ciò avvenne presso noi solamente, ma anche in Francia, e negli Reami degli altri Principi, pure a cagion della moltitudine ch'essi ne facevano: poich'era la facilità di fare Cavalieri giunta a tanto, che i Re tanti ne facevano, quanti in qualche pubblica festività se ne presentavano avanti. E negli Annali di Francia si legge, che il Re Carlo V all'assedio di Burges in un giorno solo ne fece cinquecento[313]. E di Carlo V Imperadore pur si legge, che quando fu incoronato Imperadore in Bologna da Clemente VII fece Cavalieri tutti quelli, che trovò ragunati avanti la Chiesa di S. Giovanni, toccandogli, senz'altra solennità, leggiermente con la sua spada su gli omeri.

§. II. _Particolari Ordini di Cavalleria._

Da questa facilità e dal disprezzo, che poi ne avvenne, nacque l'origine de' particolari Ordini di Cavalleria; poichè da tanta moltitudine se ne sottrassero i più principali, e segnalati Cavalieri, e si ridussero ad una piccola banda, o truppa; per la qual cosa si inventarono certi nuovi Ordini o Milizie di Cavalieri, ne' quali si ritennero solamente quelli di più merito, o per valore o per legnaggio, non ricevendosi coloro che non avevano altra prerogativa o titolo, che di semplici Cavalieri.

E per rendere questi nuovi Ordini più augusti, e venerabili, s'astrinsero a certe cerimonie di religione, riducendogli in forma di Confrateria; ed ancora, affin di rendergli rimarchevoli e distinti sopra li semplici Cavalieri, loro si fa portare un collare d'oro, o altra insegna, che il Re dà loro, e pone in conferendogli l'Ordine nel luogo della collana degli antichi Cavalieri. Ed erano questi Ordini diversi e distinti da que' di S. Giovanni di Gerusalemme, de' Teutonici, de' Templari, de' Cavalieri di Portaspada, di Gesù Cristo, de' Commendatori di S. Antonio, di S. Lazaro, ed altri rapportati da Polidoro Virgilio: perchè questi erano dell'Ordine ecclesiastico, compreso sotto i Regolari; e per ciò erano chiamati _Fratelli Cavalieri_, i quali anche s'astringevano a certi voti, come di castità ed ubbidienza, ed a certe regole mescolate di vita monastica e secolaresca.

In Francia il primo Ordine, ch'è stato di durata (poichè quello della _Gennetta_ istituito da Carlo Martello, non accade annoverarlo, perchè non durò guari) fu quello de' Cavalieri della Vergine Maria istituito nell'anno 1351 dal Re Giovanni; e poichè essi portavano una _Stella_ nel loro cappuccio, e poi nel mantello dopo essersi abolito l'uso de' cappucci, si chiamarono perciò Cavalieri della _Stella_. Di questa compagnia furono presso di noi molti Cavalieri napoletani, e siccome rapporta l'Engenio[314] fuvvi Giacomo Bozzuto, ed alcuni della famiglia Zurla ed Aprana, siccome si vede ne' loro sepolcri.

Il secondo, fu l'Ordine di _S. Michele_, istituito in onore dell'Angelo tutelare della Francia dal Re Luigi XI il quale per annientare il primo Ordine, ed innalzare il suo, diede l'insegna della Stella a' Cavalieri della sentinella di Parigi, ed a' suoi Arcieri. I nostri Cavalieri pure ne furon decorati da' Re di Francia, siccome Troiano Caracciolo Principe di Melfi; Berardino Sanseverino Principe di Bisignano, Andrea Matteo Acquaviva Duca d'Atri, e Gio. Antonio Carafa Duca di Maddaloni, li quali da poi (come si è di sopra rapportato) ricaduto il Regno al Re Cattolico, resero la collana al Re di Francia.

Finalmente Errico III grande inventore ed amatore di nuove cerimonie, oltre aver istituito l'Ordine militare della _Vergine del Monte Carmelo_, al quale Paolo V concedè molte prerogative[315], istituì l'Ordine e Milizia di _San Spirito_, in memoria, che nel dì della Pentecoste era nato e stato fatto Re. E questi Cavalieri oltre l'insegne del loro Ordine, che portano sopra i loro mantelli, ne portano un altro ad una fascia di color turchino.

Ad esempio de' Re di Francia hanno per l'istessa cagione altri Principi istituiti nuovi Ordini di Cavalleria, ed i nostri Re _Angioini_ ne furono i più pronti imitatori. Odoardo III Re d'Inghilterra, essendo caduta ad una Dama, la quale egli amava, una becca della gamba, che gl'Inglesi in lor lingua chiamano _Garter_, egli alzolla, ed alla Dama cortesemente la rendè: di che si levò romore tra la Corte, che il Re con quella avesse amorosa pratica; onde il Re in sua scusa, e per onorar quell'accidente, istituì l'Ordine, detto tra noi volgarmente della _Giarrettiera_; aggiungendo alla becca quelle parole franzesi: _Honni soit, qui mal y pense_, che in nostra lingua vuol dire, _mal abbia, chi mal pensa_[316]. I Re di Castiglia ne istituirono un consimile detto della _Banda_, ovvero _Fascia_. I Duchi di Borgogna l'altro del _Toson d'oro_. I Duchi di Savoja quello dell'_Annunziata_. I Duchi di Toscana l'altro di _S. Stefano_. I Duchi di Orleans quello dell'_Istrice_; e sotto gli ultimi Re di Spagna, e Portogallo quelli d'_Alcantara_, di _S. Giacomo_, di _Calatrava_, di _S. Benedetto de Avis_, ed altri.

Ma i nostri Re della casa d'_Angiò_ istituirono ad imitazione di quelli di Francia più Ordini. Luigi di Taranto Re di Napoli, secondo marito della Regina Giovanna I nell'anno 1352 nel giorno della Pentecoste ordinò una festa in memoria della sua coronazione, nella quale istituì l'Ordine, e la Compagnia del _Nodo_ di sessanta Signori e Cavalieri i più valorosi di quella età, sotto certa forma di giuramento e perpetua fede; ed insieme col Re vestivano ognun di loro la giornea usata a que tempi della divisa del Re, con un laccio di seta d'oro e d'argento, il quale si annodava dal Re al petto, come il Costanzo[317], ovvero al braccio, come vuol l'Engenio[318], di quel Cavaliere, ch'entrava in questa Compagnia. Di questo Ordine furono il Principe di Taranto, fratello maggiore del Re Luigi, benchè scriva Matteo Villani, che quando il Re gli mandò la giornea riccamente adornata di perle e di gioje, col Nodo d'oro e d'argento, egli ch'era di maggior età, e che s'intitolava Imperadore, sdegnato di ciò, disse ridendo a quelli, che la presentarono, ch'egli avea il vincolo dell'amor fraterno col Re, e però non bisognava più stretto nodo. Il mandò anche Re Luigi a Bernabò Visconte Signor di Milano, il quale l'accettò molto volentieri. Il diede a Luigi Sanseverino, a Guglielmo del Balzo Conte di Noja, a Francesco Loffredo, a Roberto Seripando, a Matteo Boccapianola, a Gurrello di Tocco, a Giacomo Caracciolo, a Giovanni di Burgenza, a Giovannello Bozzuto, a Cristofano di Costanzo, a Roberto di Diano, ed altri. E fu loro istituto, che quando un Cavaliere faceva qualche pruova notabile, per segno del valor suo, portava il nodo sciolto: ed alla seconda pruova tornava a rilegarlo, siccome avvenne a Giovannello Bozzuto, il qual portandosi valorosamente in una battaglia, meritò sciogliersi il nodo, ed in Gerusalemme poi tornò a rilegarlo; ond'è, che nel suo tumulo nel Duomo di Napoli si veggono due nodi da' lati del suo cimiero: e nel sepolcro del Costanzo nella Tribuna di S. Pietro Martire, si vede un nodo legato, e l'altro sciolto. Quest'Ordine di Cavalleria, crede il Costanzo, che fosse stato il primo istituito in Italia: seguirono da poi gli altri istituiti da' seguenti nostri Re.

Carlo III ad emulazione di Luigi, istituì da poi nell'anno 1381 un nuovo Ordine, il quale l'intitolò la compagnia della _Nave_, alludendo alla Nave degli Argonauti, affinchè i Cavalieri che da lui erano promossi a quell'Ordine, s'avessero da sforzare d'esser emuli degli Argonauti[319]. Volle lo stesso Re esser Capo di questa compagnia, eleggendo per protettore S. Niccolò Vescovo di Mira, al qual dedicò la chiesa appresso il Molo, ed ordinò, che da' Cavalieri di quest'Ordine ciascun anno si celebrasse la sua festa. Portavano costoro nelle sopravvesti, e negli altri militari ornamenti dipinta una Nave in mezzo l'onde alla divisa de' colori del Re, con alcuni interlacci d'argento[320], e di questa compagnia furono i più pregiati e valorosi Cavalieri di que' tempi, e fra gli altri Giannotto Protoiudice di Salerno creato da Carlo Conte dell'Acerra, e G. Contestabile del Regno[321], Gurrello Caracciolo detto Carafa Marescalco del Regno (i sepolcri dei quali con l'insegne si veggono nella chiesa di S. Domenico di Napoli), Errico Sanseverino Conte di Melito, Ramondello Orsino Conte di Lecce, Angelo Pignatello, Gianluigi Gianvilla di Luxemburgo Conte di Conversano, Tommaso Boccapianola, Giovanni Caracciolo ed altri.

Dopo la morte del Re Carlo III la Regina Margherita sua moglie col Re Ladislao suo figliuolo nel 1388 fuggirono a Gaeta, rimanendo Napoli a divozione del Re Luigi d'Angiò; e travagliando allo spesso li vascelli della Regina le Marine di Napoli, alcuni Nobili del Seggio di Portanova con altri Napoletani armarono i loro navili per contrastare le galee della Regina; ed acciocchè con maggior ardire ed amore fra di lor andassero, istituirono la compagnia dell'_Argata_, e per insegna portavano nel braccio sinistro un'Argata ricamata d'oro in campo azzurro, simile a quelle argate di canna, delle quali si sogliono servir le donne ne' loro femminili esercizi[322]. Di quest'Ordine furono molti Cavalieri di diversi Seggi e famiglie, come di Costanzo, Caracciolo del Lione, di Dura ed altri[323].

Fu istituita da poi in Napoli la compagnia della _Leonza_, e l'insegna era una Leonessa d'argento legata con un laccio nelle branche e ne' piedi; e li Cavalieri di quest'Ordine furono quasi tutti del Seggio di Portanova, cioè della famiglia Anna, Fellapane, Gattola, Sassona, Ligoria e Bonifacia, e ve ne furono degli altri Seggi ancora[324].

Da poi, Giovanni Duca d'Angiò figliuolo di Renato Re di Napoli, essendo giunto nel Regno coll'armata di suo padre ad assaltarlo, per cattivarsi gli animi de' Cavalieri napoletani, e fra gli altri di Roberto Sanseverino, cercò all'uso di Francia istituire una nuova compagnia che chiamò della _Luna_, a cagion che per impresa di questa sua milizia portava la Luna cornuta, e ciascun de' suoi compagni la portava d'argento legata nel braccio. Furon molti di quest'Ordine, e fra gli altri Roberto figliuolo di Giovanni Conte di Sanseverino[325].

Finalmente Ferdinando I Re di Napoli, essendo scampato dall'insidie e tradimenti di Marino Marzano Duca di Sessa e marito d'una sua sorella, ed avendolo fatto incarcerare, era consigliato da alcuni di farlo morire; ma il Re non volle acconsentirvi, reputando atto crudele imbrattarsi le mani nel sangue di un suo cognato, ancorchè traditore. Volendo poscia dichiarar questo suo generoso pensiero di clemenza, figurò per impresa un _Armellino_, il qual pregia tanto il candor della sua politezza, che per non macchiarla si contenta più tosto morire. Si portava perciò dal Re una collana ornata d'oro e di gemme coll'Armellino pendente, e col motto: _Malo mori, quam foedari_[326]. Fu di questa Compagnia, fra gli altri, Ercole da Este Duca di Ferrara, al qual il re Ferdinando mandò la collana per Gio. Antonio Carafa Cavalier Napoletano[327].

Fu veramente nel Regno degli _Angioini_ per questi Ordini di Cavalleria la milizia tenuta in sommo pregio: onde la Nobiltà di Napoli seguendo questi generosi costumi, stese l'ale della sua fama per ogni parte della Terra abitata: poichè molti Cavalieri napoletani impazienti dell'ozio, e spinti da studio di gloria, si congregavano in diverse Compagnie, e sotto diverse insegne; ed a guisa di Cavalieri erranti, mentre il Regno era in pace, andavano mostrando il lor valore per diverse parti del Mondo, dove sentivano, che fosse Guerra; ed avevano tra loro alcuni obblighi di fratellanza con molta fede e cortesia osservati; ed il Costanzo[328] rapporta, non esservi memoria, in tanta emulazione d'onore, che l'invidia o malignità avesse tra loro suscitata mai briga o discordia alcuna.

Ma in decorso di tempo avendo perduto Napoli ed il Regno il pregio d'esser Sede regia, per la lontananza de' nostri Re, non solo l'Ordine de' Cavalieri rimane oggi affatto estinto; ma anche sono estinti tutti questi altri nuovi Ordini di Cavalleria, e solo il nome di _Milite_ è rimaso agli Ufficiali perpetui di toga del Re, come a' Reggenti della Cancelleria, al Presidente del Consiglio, al Luogotenente della Camera ed a tutti i Consiglieri e Presidenti di Camera, i quali dal Re nella loro creazione sono decorati di questo titolo, come quelli, che militano ancor essi[329]. E siccome i primi eran cinti di spada, così questi sono ornati di toga; alla qual milizia sono ammessi non pur i nobili, ma anche que' del Popolo di Napoli e dell'altre città del Regno, pur che siano Dottori; ond'è, che siccome ne' tempi di Carlo e degli altri Re angioini suoi successori tutti erano intesi all'arte della guerra, così oggi tutti alla milizia togata drizzano i loro desiderii; ed il di lor numero non pur pareggia, ma è di lunga mano maggiore di quello de' Cavalieri, che fiorivano a' tempi de' Re dell'illustre Casa d'Angiò.

CAPITOLO IV.

_Seggi di Napoli riordinati ed illustrati da CARLO._

Napoli città greca (siccome fu detto nel primo libro di quest'Istoria) ebbe sin da' suoi principii i suoi Portici, ovvero Teatri, detti ancora Tocchi, li quali ora Piazze, ovvero Seggi s'appellano, così come l'ebbero tutte le altre città greche di queste nostre province, poichè non fu ciò pregio solamente di questa città, siccome altri crede. Essi non erano, che luoghi particolari delle città, per lo più vicini alle porte di quelle[330], ove alcune famiglie nobili di quel rione, o quartiere s'univano a menar tempo allegro in conversando fra di loro, e con tal opportunità confabulare ancora e conferire de' pubblici affari, e d'altro bisogno della città, ed anche de' loro privati interessi; e poichè per lo più in quelli non solevano convenire se non gli sfaccendati, i quali vivendo nobilmente non stavano attaccati ad alcun mestiere o arte per vivere, perocchè veniva ad essi somministrato ciò che loro bisognava, o da' lor ampi e ricchi poderi, o dalla milizia, ovvero da qualche altra carica della Repubblica: perciò s'introdusse per questi Seggi come una divisione e distinzione tra cittadini, per li quali i Nobili si vennero a separare da' Popolani, i quali impiegati, o nello studio delle lettere e discipline, o nelle mercatanzie, o nelle arti meccaniche, o ne' lavori di mano, o nell'agricoltura, ovvero in altre opere di braccia, non potevano aver quest'ozio di convenir nelle Piazze a trattar co' Nobili de' pubblici affari, o d'altri bisogni della città.

I Greci non aveano città la quale non avesse queste ragunanze, ovvero _sodalitadi_, o Confraterie, ch'essi chiamavan _Fratrie_, nelle quali i cittadini per lo più convenivano per trattar i negozi. E Sigonio rapporta, che gli Ateniesi ne' Portici della loro città trattavano i loro affari. Nè altrimente si praticava a Cuma, città parimente greca, la quale teneva questi Teatri, ovvero _Fratrie_. Onde Pio II ne' suoi Commentari[331] portò opinione, ch'essendo stati i Cumani i primi fondatori di Napoli, avessero essi ad imitazione della loro città istituiti questi Teatri in Napoli, ove i Nobili passeggiando, e quivi diportandosi, soleano trattare de' pubblici affari: _Cumanos quoque Theatra, deambulationes, conventusque frequenter posuisse_.

E non può dubitarsi, siccome altrove fu rapportato che in Napoli non fossero antichissimi, per la testimonianza di Strabone, il quale noverando i riti, e costumi greci, che ancor'a' suoi tempi riteneva questa città, fra gli altri, scrisse che siccome l'altre città greche, così Napoli avea questi Portici, che ancor'a' suoi tempi i Napoletani chiamavano con greco vocabolo _Fratrie_. E Varrone[332] pur ne fece memoria quando disse: _Phratria, est Graecum vocabulum partis hominum, ut Neapoli etiam nunc_. Ove Turnebo notò, ch'essendo Napoli città greca, a somiglianza d'Atene avea queste ragunanze particolari, e separazioni, dette _Fratrie_[333].

Quanti di questi Seggi avesse prima avuti Napoli, Cammillo Tutini[334] dall'antiche sue regioni e contrade, e da molti altri monumenti, con molta diligenza ed accuratezza andò ricercando; e veramente essendo costume de' Greci dividere le loro città in quattro parti, siccome d'Atene testifica Guglielmo Postello[335], non è fuor di proposito il credere, che anche Napoli in quattro principali parti fosse ripartita: ciò che par, che si confermi dal nome istesso di _Quartiere_, che ancor oggi si ritiene. Ciascuna di queste quattro regioni, ovvero Quartieri, racchiudeva dentro di se molte altre regioni, ovvero Piazze minori, che sono come tanti membri, che formano il corpo della città. Queste quattro principali regioni non può difficoltarsi, che secondo l'antico sito di questa città fossero stati i Quartieri di _Capuana_, di _Forcella_, di _Montagna_ e di _Nido_.

Il Quartiere di _Capuana_, così detto, perchè da questa contrada prendeasi il cammino verso Capua, oltre la maggior sua Piazza, abbracciava molte altre minori strade o vicoli, i quali (siccome tutti quelli dell'altre tre regioni) per la maggior parte prendevano il nome, o dalle famiglie, che vi abitavano, o da' Tempj, o da altri pubblici edificj, che vi erano. Così in questo quartiere leggiamo i vicoli del Sole, e raggio di Sole, per lo famoso Tempio d'Apollo, che quivi era costrutto. Quelli di Dragonario, Corneliano, Corte Torre, di S. Lorenzo _ad Fontes_, delle Zite, Corte Pappacavallo, Ferraro, Santi Appostoli, da' Filimarini, de' Barrili, Gurgite, Rua de' Fasanelli, Caracciolo. Boccapianola, de' Zurli, de' Carboni, Manoccio e Rua de' Piscicelli.

Perciò, oltre il maggior Seggio di _Capuana_, erano in questo quartiere cinque altri Seggi minori, che presero il nome o dalle famiglie, che solevano ivi abitare, o da Tempj, ovvero dal nome comune di quel luogo dove erano fabbricati. Così in questo Quartiere leggiamo i Seggi di _S. Stefano_, di _Santi Appostoli_, di _S. Martino_; ond'è, che poi essendosi questo unito al maggior Seggio di Capuana, per conservarne la memoria, si vede dipinto questo Santo a cavallo nel muro del Seggio, il Seggio de' _Melazzi_ e l'altro de' _Monocci_.

Il Quartiere di _Forcella_ chiamossi dagli antichi Scrittori _Regione Erculense_, come chiamollo S. Gregorio nelle sue epistole[336], perchè quivi fu fondato il Tempio d'Ercole; e talora _Regione Termense_, per le antiche Terme, ch'erano nel suo seno[337]. Come da poi si chiamasse di _Forcella_, non è di tutti conforme il sentimento. Alcuni vogliono, che fuori d'una porta, ch'era vicina a questa contrada, fossero piantate le forche per castigo de' malfattori. Altri perchè quivi fosse la scuola di Pitagora, che per impresa faceva una lettera biforcata, detta _Ypsilon_. Ma altri con maggior senno dissero, che quella forca, che sinora si vede scolpita in un antico marmo sopra la porta della chiesa di _S. Maria a Piazza_, dove anticamente era il Seggio, fosse particolar insegna del Seggio, che diede nome al quartiere.

Abbracciava questa regione molte altre regioni minori, ovvero vicoli, come l'Ercolense, Cupidine, Lampadio, Placido, Granci, Pizzofalcone, Regionario, Verde, di S. Epulo, Pubblico Bajano, Fistola, Corario, Termense, Capo d'Agno, Corte Bagno nuovo, Corte Greca, Sennarino, degli Agini, degli Orimini, di San Giorgio Cattolico maggiore, Cimbri, Pistaso.

Erano perciò in questo secondo Quartiere, oltre al maggiore di Forcella, ch'era posto avanti l'Atrio della chiesa, detta oggi perciò _S. Maria a Piazza_, due altri Seggi: quello de' _Cimbri_; e l'altro di _Pistaso_.

Il terzo Quartiere, ovvero Contrada fu chiamato di _Montagna_, ovvero di Somma Piazza, perch'era nella più alta parte della città. Fu detta ancora la regione del Teatro e del Foro; per aver nel suo recinto il Teatro ed il Foro; ed anche regione Palatina dall'antico Palazzo che ivi era, ove si trattavano i pubblici affari.

Le minori Piazze o vicoli di questa Contrada erano: il vicolo della Luce, Bell'aere, Circolo, Piazza Augustale, Piazza Segno, Sopramuro, Marmorata, de' Giudei, Casurio, Formello, Dodici Pozzi, Carmignano, Ferraro, Friggido, Burgaro, de' Tori, de' Maj, Vertecilli, Casatino, de' Marogani, de' Masconi.

Erano perciò in questa Regione, oltre il maggior Seggio di Montagna, detto anche di S. Angelo per essere allato della Parocchial Chiesa di S. Angelo, otto altri Seggi minori. Il I Seggio di _Talamo_. II dei _Mamoli_. III di _Capo di Piazze_. IV de' _Ferrari_. V de' _Saliti_. VI de' _Canuti_. VII de' _Calandi_. VIII de' _Carmignani_.

La quarta Regione è quella, che oggi diciamo di _Nido_, e che gli antichi nominavano _Vestoriana_ e _Calpurniana_. Fu appellata ancora _Alessandrina_, o per la frequenza de' Mercatanti d'Alessandria, che venuti a Napoli a mercatantare dimoravano in quella regione, come vuole il Giordano, o per una Chiesa, che v'era dedicata a S. Attanagio Patriarca d'Alessandria, come stima il Tutini. Perciò si vede essere stata quivi collocata la statua del fiume _Nilo_, che diede poi il nome al Quartiere, e che oggi ancora il ritiene, ancorchè, corrotta dal tempo la voce, di _Nido_ s'appelli.

Nel suo distretto ha più strade, o vicoli minori, che sono di S. Biase, Scorfuso, Fontanola, Capo di Monterone, Daniele, Cortegloria, Pretorio, Casanova, Camillo, Montorio, Scalese, Misso, degli Acerri, degli Offieri, de' Vulcani, Salvonato, Australe, Arco Bredato, Ficarolo, della Giosa, Celano, Quattropozzi, a due Amanti, del Sole e della Luna, Settimo Cielo, Capo di Trio, Don Orso ed Ursitato, e Corte Pagana.

Questa Contrada, oltre al Seggio maggiore di _Nido_, avea quattro altri Seggi minori. Quello d'_Arco_; l'altro di _S. Gennarello ad Diaconiam_; l'altro di _Casanova_ vicino il Monastero di Monte Vergine, non già, come vuole il Costanzo[338], che questo Seggio fosse il medesimo di quello di Portanova, e che mutasse il nome di Casa in Porta; e l'altro di _Fontanola_ nel vicolo oggi detto di Mezzo Cannone.

Queste quattro regioni con l'altre minori Piazze, che le componevano, ebbero, siccome si è veduto, altrettanti principali Seggi, e gli altri minori erano diciannove, che uniti con que' quattro arrivavano al numero di ventitre. Tutti erano rinchiusi dentro le mura dell'antica Napoli; ma essendo stata questa città da varj Imperadori greci, sotto la di cui dominazione durò lungo tempo, ampliato ed allargato il suo recinto vennero perciò a rinserrarsi i Borghi e gli altri luoghi, ch'eran fuori di quella; onde s'accrebbero due altre regioni, che furono quelle di _Porto_, e l'altra di _Portanova_, ed in conseguenza due altri Seggi maggiori, oltre i minori, a' primi s'aggiunsero.

La regione di _Porto_, che anticamente era borgo fuori della città, chiamossi così, perchè stava vicino al mare dov'era l'antico porto della città. Abbracciava più minori contrade, chiamate: Morocino piccolo, Severino, Monterone, Bagno di Platone, Aquario, Fusario, Scotelluccio, delle Calcare, della Lopa, Media, ovvero Melia, Rua de' Caputi, Serico, Volpola, Griffo, Appennino di S. Barbara, Albina, Petrucciolo, Cervico.

Oltre il suo Seggio maggiore di _Porto_, teneva due altre Seggi minori, quello d'_Aquario_ così detto per l'abbondanza dell'acque, ch'era in quella contrada; e l'altro de' _Griffi_, che prese tal nome dalla famiglia Griffa di quella Piazza.