Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5

Part 15

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Prima l'Ordine de' Cavalieri era come un Seminario di Senatori: poichè, come dice Livio, da quest'Ordine si pigliavano, e si facevano i Senatori; ma da poi che i grandi Ufficii furono comunicati al minor Popolo, li Senatori erano scelti da que' ch'erano stati Magistrati. Prima i Romani davano il cingolo militare a coloro ch'erano abbondanti di beni di fortuna; onde nacque, che chi avea molti _sestertii_ poteva aspirare ad entrar in quest'Ordine, siccome a quello di Senatori ancora. In tempo poi degli Imperadori era dato con solennità alle persone di merito, e più frequentemente a quelle, che non aveano ufficio o carica pubblica, ma dimoravano per lo più, come semplici gentiluomini nella Corte dell'Imperadore; e perchè erano di più sorte, perciò l'Imperadore in una sua Costituzione, che ancor leggiamo nel Codice di Giustiniano[272], volle stabilire le loro precedenze, e dopo quelli che tengono esercizio per qualche ufficio o carica, mette in secondo luogo que' Cavalieri, a' quali essendo in Corte avea egli dato il cingolo militare: nel terzo luogo, quelli a' quali non essendo in Corte, ma assenti, avea l'Imperadore mandato il cingolo: nel quarto, quelli a' quali questo cingolo non era stato dato in tutto, ma a' quali essendo in Corte, l'Imperadore avea semplicemente concedute le lettere di dignità: e nel quinto ed ultimo luogo, quelli a' quali avea semplicemente mandate queste lettere in loro assenza. Precedevano perciò secondo quest'ordine; da che ne seguiva, che questo cingolo dato a coloro che non aveano ufficio o carica pubblica, attribuiva loro il dritto di portar continuamente la spada, e conseguentemente di godere de' privilegi delle genti d'arme; e ch'era più onore averlo dalle mani dell'Imperadore, che mandato in assenza: e più avere il cingolo, che le lettere di dignità.

Ruinato l'Imperio romano, e dalle sue ruine surti in Europa nuovi Reami e dominii, i Re di Francia, per quanto si sa, furono i primi, che vollero rinovare sì bello istituto[273]; i quali al medesimo modo, coloro, che conoscevano di grande merito, o almeno ch'essi volevano elevare a dignità, allora che non aveano ufficio o carica pubblica da conferir loro, gli facevano _Cavalieri_, cioè a dire, gli dichiaravano gente d'arme onorarie per godere de' privilegi militari, ancorchè non fossero arrolati tra le genti di guerra. Ed in fatti la maggior parte degli antichi Scrittori franzesi chiamano in Latino il Cavaliere _Militem_ e non _Equitem_. Ond'è, che quando volevano armarlo Cavaliere di _cavallo_, spezialmente essi lo dichiaravano per gente d'arme di cavallo, perchè in Francia costoro sono molto più stimati, che quelli a piedi. Ed in segno di ciò, che gli facevano gente d'arme, essi davan loro il cingolo militare ne' dì più segnalati e rimarchevoli, e sotto cerimonie le più illustri e magnifiche che si potessero. Ciò che fu da poi imitato da' nostri Re _Normanni_, da Ruggiero I e dagli altri seguenti Re, anche _Svevi_, ma sopra tutti da Carlo d'Angiò e dagli altri Re _Franzesi_ suoi successori.

I giorni destinati per tal cerimonia erano per lo più quelli della loro incoronazione: ne' primi ingressi che facevano nelle città: ne' dì d'alcune festività grandi, ed in particolare della Vergine Maria; ovvero in occasione di qualche pubblica allegrezza[274]. Era ancora antica usanza di fargli Cavalieri, o avanti una battaglia, o quando doveano dar qualche assalto ad una Piazza, affin d'incoraggire i bravi gentiluomini a portarsi valorosamente; ovvero dopo la battaglia, o presa della Piazza, per ricompensar quelli, che s'erano portati con valore, ed ardire[275]. Si facevano ancora in tempo de' maritaggi de' Re, o loro figliuoli, o per la natività del Principe, per onorare i Tornei, che vi si facevano.

I nostri Re prima d'ogni altra cosa, per mezzo di un general editto solevano pubblicar per tutto il Regno il giorno destinato, nel quale doveasi far tal cerimonia, affinchè, chi voleva prendere il cingolo, s'accingesse a portar i requisiti, che secondo le nostre Costituzioni erano ricercati; poichè il nostro Ruggiero I Re di Sicilia avea fatta una costituzione[276], colla quale ordinava, che senza licenza del Re, e senza che discendessero da Cavalieri, niuno potesse aspirare al cingolo militare: ciò che fu confermato da Federico II nella Costituzione[277] che siegue, la quale non a Ruggiero, come con errore leggesi nelle vulgate, ma a Federico deve attribuirsi, così perchè in quella, intendendo di Ruggiero, lo dice _Avi nostri_; come anche perchè della medesima fece menzione nella sua Cronaca Riccardo da S. Germano, che dice essersi pubblicata da Federico in un Parlamento generale, che tenne in S. Germano nel mese di Febbraio dell'anno 1232.

I Re angioini vi aggiunsero altri requisiti, ricercando non solo: _Quod nullus possit accipere militare cingulum, nisi ex parte patris saltem sit miles_, come si legge nel Registro di Carlo II dell'anno 1294 rapportato dal Tutini[278]: ma che esso, ed i suoi maggiori avessero contribuite le collette, e sovvenzioni coi Nobili e Cavalieri. Ma da una postilla di _Bartolommeo di Capua_ nella riferita Costituzione di Ruggiero, par, che a' tempi del Re Roberto, ne' quali egli scrisse, non si ricercasse più la pruova della discendenza da Cavaliere, e che solo in Francia era ciò richiesto, come sono le sue parole: _Non potest quis militare qui non est de genere militum ex parte patris. Hoc in Regno Siciliae non servatur, sed bene audivi servari in Regno Franciae._ Ed in effetto leggiamo essersi dato il cingolo a molti del minor Popolo, che non potevano mostrare essere stati i loro maggiori Cavalieri, e molti del Popolo, così di Napoli come del Regno, armò Carlo II suo figliuolo, e Roberto, che possono vedersi presso Tutini[279], ch'e' chiama per ciò _Cavalieri di grazia_, perchè ebbero tal onoranza senza le suddette condizioni.

Ricercavasi ancora, che il candidato fosse di età adulta. I Romani secondo riferisce Dione[280], armavano Cavalieri da' diciotto anni in su, e l'Abate Telesimo[281] ne' fatti del Re Ruggiero, descrivendoci l'avvenenza, e l'età de' figliuoli di quel Re, dice, che ambedue erano capaci di prendere il cingolo, essendo già adulti: _Habebat autem Rex Rogerius et alios duos liberos adolescentiores, forma speciosissimos, morumque honestate praeclarissimos; nec non ad suscipiendum militiae cingulum jam utrosque adultos_.

A questo fine coloro, che volevano armarsi Cavalieri, dimandavano, che si prendesse informazione dei loro requisiti, ed il Re commetteva, o al Capitano di Napoli, se eran Napoletani, ovvero a' Giustizieri delle province, se Regnicoli, che ne formassero il processo: e presa l'informazione, costando de' requisiti, erano nel giorno destinato ammessi ad armarsi: e costoro prima di ricevere il cingolo erano chiamati in linguaggio franzese _Valletti_, che nel nostro suona _Paggi_. Comparivano essi nel giorno della celebrità tutti adorni di vaghi e ricchi abiti e nella maggior chiesa della città, ove dovea farsi la cerimonia, s'alzava un gran palco ben adorno, dove s'ergeva un altare, ne' cui lati si ponevano la sedia del Re e 'l faldistorio del Vescovo, e quivi vicino un'altra sedia inargentata coverta di drappo di seta. Sopra l'altare, come narra Giovanni Sarisberiense[282], si ponevano le spade, che doveano cingersi a' fianchi de' nuovi Cavalieri.

Venuto il Re e la Regina con tutta la lor Corte, Cavalieri, ed altri Nobili in chiesa, s'introducevano coloro, che doveano armarsi, e si facevan sedere nella sedia d'argento. Da poi, da alcuni Cavalieri vecchi erano esaminati se fossero sani, e ben disposti di corpo a poter adoperarsi nelle battaglie, e ricevuto il loro esame, erano poscia condotti in presenza del Vescovo, il quale sedendo nel suo faldistorio vestito da Diacono, teneva il libro de' Vangeli aperto, ed avanti di esso inginocchioni, chiamandogli per nome diceva loro[283]: _Già che volete ricevere il cingolo militare, e farvi Cavalieri, avete da giurare sopra questi Santi Vangeli, che in verun conto non verrete mai contra la Maestà del vostro Re qui presente, e de' suoi successori, e volendo voi partirvi dalla fedeltà del vostro Re (che Iddio non permetta) il quale vi dovrà crear Cavalieri, dovrete prima restituirgli il cingolo, del quale or ora sarete ornati, e da poi potrete far guerra contro di esso, e niuno vi potrà riprendere di fellonia; altramente sarete riputati infami, e degni di morte. Avrete ancora da esser fedeli della Chiesa cattolica, riverenti a' Sacerdoti, difensori della Patria, dell'Onor delle donzelle, vedove, orfani, ed altre miserabili persone[284]._

Rispondevan quelli, che confidati nella divina grazia sarebbero stati fedeli e leali al loro Re, e avrebbero osservato quanto promettevano, e toccando con le mani il libro de' Santi Evangeli, così giuravano. Poscia da due Cavalieri veterani venivan condotti alla presenza del Re, ed ivi inginocchiati, il Re prendeva la sua spada, e con quella toccando leggiermente a ciascuno il capo diceva: _Iddio ti faccia buon Cavaliere_. Altri, come il Mennio[285], dicono, che il Re percuoteva colla sua spada gli omeri, non il capo. Allora, senza che i valletti si movessero davanti il Re, comparivano sette donzelle della Regina vestite a bianco, le quali portando i cingoli nelle loro mani, offertigli prima al Re, gli cingevano ne lombi de' Cavalieri. Si prendevano poi da su l'altare le spade, come narra Pietro di Blois[286], e dalle medesime donzelle erano attaccate a' lati de' nuovi Cavalieri. Venivano appresso alcuni Cavalieri, e lor calzavano gli sproni, e poscia ponevano loro una sopravvesta di panno di lana verde foderata di pelle di vajo. La Regina poi dalla sua sedia lor porgea la mano, ed alzatisi, s'andavano a sedere nella lor sedia. Venivan allora tutti i Cavalieri e Nobili quivi presenti a rallegrarsi con loro della dignità ricevuta, e datasi una colazione di cose inzuccherate, si finiva la festa.

D'allora in poi non più valletti, ma _Messeri_, o _Militi_ erano appellati, e come gente di guerra godevano de' militari privilegi, e di quelli ancora, che hanno i semplici Gentiluomini, cioè d'essere esenti dalle tasse: di portar la spada sino al gabinetto del Re: goder il privilegio della caccia: essere esenti dalle pene degli ignobili; e non esser tenuti battersi in duello con gli ignobili. Ne' loro tumuli perciò si scolpivano vestiti d'arme, col cingolo, con la spada e con gli sproni ai piedi, sotto i quali erano due cani per simbolo della fedeltà, ciò ch'era l'impresa de' Cavalieri; e di ciò infiniti marmi si veggono in varie chiese di Napoli; nè era permesso ad altri, che non fosse Cavaliere, farsi scolpire in cotal modo nelle sepolture; poichè i Dottori ne' loro tumuli si scolpivano con la toga lunga, e col cappuccio su 'l capo, come si vede nella chiesa di S. Domenico Maggiore di Napoli nel sepolcro di Niccolò Spinelli da Giovenazzo, detto di Napoli ed in altre chiese ancora; e que' del minor popolo, come i mercatanti e gli artefici, si facevano scolpire con una vesta a mezza gamba, con maniche larghe, e con uno involto di tela su 'l capo, siccome si veggono i loro tumuli in varie chiese di questa città[287]. Per questo era necessario, che si ritornasse il cingolo, quando si voleva far guerra al Principe, da cui erano stati armati Cavalieri, perchè altrimenti sarebbero stati reputati felloni ed infami, siccome de' Principi di Bisignano e di Melfi, del Duca d'Atri e del Conte di Maddaloni rapportano l'Engenio ed il Tutini[288], i quali essendo stati onorati da Luigi XII Re di Francia della collana di S. Michele, quando occupò il Regno, essendo quello poi ricaduto a Ferdinando il Cattolico, restituirono la collana a Luigi.

Queste cerimonie per essersi rese le più segnalate e rimarchevoli, si facevano con tale magnificenza e dispendio, che si vede così in più Costumanze di Francia, come nelle nostre leggi del Regno, che i Baroni aveano dritto d'imporre dazi su i loro vassalli, e dimandar sovvenzioni da essi per le spese, che si avean da fare in tal funzione, quando essi o i loro figliuoli primogeniti dovean armarsi Cavalieri, non altrimente che quando maritavano le loro figliuole primogenite[289]. Noi ne abbiamo una Costituzione di Guglielmo sotto il titolo _de adjutoriis exigendis_[290], che parla de' figliuoli, _pro faciendo filio Milite_. Federico II l'ampliò poi al fratello, come si legge nella Costituzione _Comitibus_ sotto il titolo _de adjutoriis pro militia fratris_. E tra l'epistole di Pietro delle Vigne[291] ne leggiamo una di quell'Imperadore dirizzata ad un Giustiziero, affinchè faccia esigere il solito _adjutorio_ da' vassalli d'un certo Barone, il cui figliuolo dovea prender l'onoranza di Cavaliere: _Idem Justitiarius a Vaxallis praefati Baronis juxta Constitutionem Regni nostri subventionem fieri faciat congruentem_.

Così ancora nel Regno di Carlo di Angiò e del suo figliuolo leggiamo ne' regali Archivi molti di questi ordini; e nel Registro dell'anno 1268[292], se ne vede uno spedito a favore di Filippo Brancaccio: _Scriptum est Justitiario Terrae Laboris, ec. Quod Philippo Brancaccio, qui nuper se fecit militari cingulo decorari, subventionem per hoc congruam a Vaxallis suis faciat exhiberi._ E nel Registro dell'anno 1294[293] un altro a beneficio di Lionardo S. Framondo: _Quod Vaxalli Leonardi de S. Framundo, praestent eidem congruam subventionem juxta Regni consuetudinem, pro militari cingulo accipiendo_. Simil ordine ottenne Adinolfo d'Aquino per Cristoforo suo fratello, quando da Carlo primogenito del Re, mentr'era in Francia, fu cinto Cavaliere: _Adenulphus de Aquino petit subventionem a vaxallis pro Christophoro ejus fratre militari cingulo decorato a Carolo primogenito in partibus Franciae_[294]. E poichè per la celebrità e magnificenza, che si usavano nella creazione de' Cavalieri, s'introdusse, che non solamente i semplici Gentiluomini, ma anche i Principi, i fratelli e sino i figliuoli del Re volevano avere quella dignità di Cavaliere, perciò nella creazione de' figliuoli, o fratelli del Re, poteva questi dimandar la sovvenzione da' suoi vassalli per tutto il Regno; ed Andrea d'Isernia rapporta, che tra' Capitoli di Papa Onorio venga anche ciò dichiarato, che possa il Re imponere una taglia nel Regno, quando, o volesse egli armarsi Cavaliere, o suo figliuolo, o fratello, pur che però non eccedesse la somma di dodici mila once[295].

Tante belle e sì magnifiche cerimonie, che si facevano nella creazione de' Cavalieri, furono cagione, che non solamente i semplici Gentiluomini, e que' che non aveano ufficio o carica pubblica, ma ancora i Signori, i Principi e fino i figliuoli de' Re vollero armarsi Cavalieri, riputando, che questo fosse non solamente un onore, ma ancora un buon presagio, e parimente un impegnamento al valore ed alla generosità il ricevere la spada dalle mani del loro Principe. Ciò che frequentemente, ed in Francia, e presso noi da' nostri Re costumavasi.

Negli Annali di Francia vediamo, che il Re Carlo M. cinse la spada a Luigi il Buono suo figliuolo, essendo in procinto d'andare alla guerra. E Luigi medesimo fece il simile a Carlo il Calvo suo figliuolo. Il Santo Re Luigi armò Cavaliere il suo figliuolo primogenito Filippo III, e Filippo tre altri suoi figliuoli. E l'Istoria nota, che in queste funzioni, il Re avea la sua corona in capo, la Corte era piena, ed in quel giorno era tavola aperta per tutti.

I nostri Re normanni ed angioini, che punto non si discostarono dall'usanze de' Re di Francia, solevano praticar il medesimo. Così leggiamo di Adelasia Contessa di Calabria e di Sicilia, la quale prima che Ruggiero suo figliuolo fosse Conte, e poi primo Re di Sicilia, volle che s'armasse Cavaliere; onde è, che prima questo Principe ne' diplomi si nominasse Cavaliere, e poi Conte, come si osserva in più carte rapportate da Pirro[296], in una delle quali si legge così: _Ego Adelais Comitissa, et Rogerius filius meus Dei gratia jam Miles, jam Comes Siciliae et Calabria, etc._ Ruggiero istesso, narra l'Abate Telesino[297] che fatto Re, _duos liberos suos ad militiam promovit, Rogerium Ducem, et Tancredum Bagensem Principem, ad quorum videlicet laudem et honorem quadraginta Equites cum eisdem ipsis militari cingulo decoravit_; e Paolo Pansa nella vita d'Innocenzio IV[298] rapporta ancora, che l'Imperador Federico II essendo nell'anno 1245 passato a Cremona, creò Cavaliere Federico suo figliuolo Principe d'Antiochia, che quivi era, e cinsegli di sua mano la spada al lato.

Ciò che fu da poi imitato da' Re angioini, ed infra gli altri da Carlo II il quale, innanzi di dar altri titoli a' suoi figliuoli, gli volle prima crear Cavalieri: così nell'anno 1289 dopo un general parlamento volle, prima di crearlo Re d'Ungheria, ornar Cavaliere, insieme con molti altri, Carlo Martello suo primogenito. Il simile fece a Filippo Principe di Taranto suo quartogenito, il quale fu da lui ornato del cingolo militare prima d'esser creato Principe di Taranto. A Roberto suo terzogenito, che poi gli successe nel Regno fece il medesimo; poichè trovandosi egli nell'anno 1296 in Foggia scrisse a Filippo suo figliuolo, che pubblicasse per mezzo de' soliti editti, come a' 2 Febbrajo giorno della Purificazione, voleva cinger Cavaliere Roberto; e tutti que' gentiluomini, che desideravano armarsi, comparissero in Foggia, ove insieme con Roberto avrebbero ricevuto il cingolo militare.

Il mentovato Re Roberto volle anch'egli nella città di Napoli cinger Cavaliere nel dì della Purificazione Carlo Duca di Calabria suo unigenito, e di ciò nell'anno 1316 ne diede parte a tutto il Regno, scrivendone a' Giustizieri delle province, come dal diploma, che rapporta il Tutini[299] insieme con gli altri esempi sopra riferiti.

Da questo costume, che tenevano i Re d'armare Cavalieri i loro figliuoli, che dovevano succedere nei loro Reami, nacque il dubbio, se essendosi ciò tralasciato di farsi, coloro che succedevano al Regno essendo Re, fossero Cavalieri, ancorchè non avessero ricevuto l'Ordine. E da quello ch'essi praticavano si scorge, che pare non s'avessero per tali, già che essendo Re volevan esser cinti Cavalieri. Così osserviamo nel libro dell'epistole di Pietro delle Vigne[300] dove si legge una lettera, che scrisse il Re Corrado figliuolo di Federico II agli abitanti di Palermo, nella quale loro scrivea aver voluto cingersi Cavaliere: _Licet_, dic'egli, _ex generositate sanguinis qua nos natura dotavit, et ex dignitatis officio una duorum Regnorum nos in solio gratia divina praefecit, nobis militaris honoris auspicia non deessent; quia tamen militiae cingulum, quod reverenda sancivit antiquitas, nondum serenitas nostra susceperat, prima die praesentis Mensis Augusti cum solemnitate tyrocinii latus nostrum eligimus decorandum, etc._

Parimente leggiamo in Sigeberto, che Malcolmo Re di Scozia volle esser fatto Cavaliere dal Re di Francia Errico I. E narra Ottone Frisingense, Guglielmo Rufo Re d'Inghilterra essersi fatto cingere Cavaliere da Lanfranco Arcivescovo; poichè in que' tempi ancor durava il costume, che non pure i Principi, ma anche i Vescovi e Prelati armavano Cavalieri: ciò che fu poi lor proibito nel Sinodo _Westmonasteriense_ celebrato nel 1102[301]. Così ancora Errico II si fece armare dal Maresciallo Bisense[302]: ed Odoardo IV Re d'Inghilterra ricevè l'onoranza di Cavaliere dal Conte di Devonia. Errico VII ricevè il cingolo dal Conte d'Evadolia: ed Odoardo VI dal Duca di Somersette. Giovanni Villani[303] ancor rapporta, che Luigi di Taranto secondo sposo della Regina Giovanna I ricevè il cingolo militare dalle mani d'un Capitano tedesco; e negli annali di Francia si legge, che dopo la giornata di Marignano il Re Francesco I fu fatto Cavaliere da Capitan Bajart, che gli cinse la spada[304]; e Luigi XI si fece ancora armar Cavaliere dal Duca Filippo di Borgogna[305].

Ma quantunque l'istorie abbondino di questi e di molti altri esempi, dove si vede, che non avendo preso il cingolo nella loro adolescenza, fatti Re, se n'han voluto ornare; non è però, come saviamente notò Loyseau[306], che ne avessero avuto bisogno, e non fossero senza quello Cavalieri: essi lo facevano per maggiormente onorare l'Ordine de' Cavalieri, e per metterlo in maggior lustro e splendore. I Re come Oceano d'ogni dignità e d'ogni onore, e come Sole onde deriva ogni splendore, contengono in se medesimi tutte le dignità e tutte le più alte prerogative e preminenze.

Quest'Ordine reso sì illustre da' Franzesi e da' nostri Re angioini in maggior numero ristabilito in Napoli, ed in queste nostre province, per li molti Cavalieri, che creavano, pose in tanta riputazione l'esercizio militare, che non vi era gentiluomo, che non proccurasse quest'onoranza e s'esercitasse perciò nella milizia; onde venne il Regno a fornirsi di bravi e valorosi Capitani.

Non è, che Carlo I d'Angiò fosse stato il primo ad introdurgli in Napoli e nel Regno; cominciarono sin da' tempi di Ruggiero I Re di Sicilia; ma egli fu che esaltò quivi tal Ordine, e specialmente a Napoli, in maggior elevatezza, e lo rese più numeroso e florido.

Ruggiero I Re di Sicilia fu il primo ad introdurlo a Napoli, e fu allora, quando entrato pien di trionfo, e vittorioso in questa città, si narra, che nel primo ingresso che vi fece nell'anno 1140 armò 150 Cavalieri[307]. E quando diede il cingolo al Duca Ruggiero, ed a Tancredi Principe di Bari suoi figliuoli, ne creò quaranta altri[308]. Il di cui esempio imitò poi _Tancredi_, il quale essendo stato nell'anno 1189 coronato in Palermo Re di questi Regni insieme con Ruggiero suo figliuolo, in questa solennità cinse molti Cavalieri, dell'uno e l'altro Reame.

Il Re Manfredi, narra Matteo Spinello da Giovenazzo[309], coronato che fu Re in Palermo, essendosene passato in Calabria, creò per quelle città molti Cavalieri, e poscia venendo in Napoli, nell'ingresso solenne, che vi fece, armò trentatrè Cavalieri, tra' quali vi furono Anselmo e Riccardo Caracciolo Rossi. E portatosi poi nell'anno 1253 in Civita di Cheti, nelle feste di Natale cinse molti Cavalieri di varie città di Abbruzzo.

Ma niuno altro de' nostri Principi usò tanta magnificenza e profusione in armar Cavalieri in Napoli e nel Regno, quanto Carlo I d'Angiò. Non vi occorreva pubblica solennità, che Carlo con sontuose feste non volesse crearne. Nell'anno 1272 nel dì di Pentecoste ne cinse in Napoli moltissimi tutti nobili Napoletani, fra' quali Bartolommeo dell'Isola, Landolfo Protonobilissimo, Marino Tortello, Liguoro Olopesce, Filippo Falconaro, Bartolommeo d'Angelo, Marino del Doce, Marino Pignatello, Tommaso Pignatello, Gualtieri Falconaro, Lorenzo Caputo, Bartolommeo Gaetano, Gualtieri Caputo, tutti nobili Napoletani. De' Nobili poi del Regno, armati da Carlo Cavalieri, ne sono pieni i Registri, siccome in quello dell'anno 1269 ove ne sono notati infiniti, e fra gli altri Pietro di Ruggiero da Salerno, Bernardo di Malamorte, Raimondo di Brachia, e Pietro di Penna d'Abbruzzo: creò ancora Cavaliere il Giudice Sparano da Bari, che poi innalzò ad esser G. Protonotario del Regno, ed altri infiniti sotto questo Re se ne trovano. Nè la munificenza di questo Re si restrinse a' soli Nobili, ma ammise anche a quest'onoranza que' del Popolo di Napoli e del Regno, che s'erano distinti, o per il loro valore o per altra prerogativa: così nel suddetto Registro dell'anno 1269 se ne leggono moltissimi[310], tanto che adornò questo Principe Napoli ed il Regno di tanti Cavalieri, che la disciplina militare e l'esercizio dell'arme si rese di gran lunga mano superiore a quello delle lettere; e siccome a' tempi nostri il presidio delle Case, ed il loro istituto è di applicar i figliuoli alle lettere ed alle discipline, e sopra tutto alla legale; così allora per quest'Ordine di Cavalleria cotanto da Carlo pregiato, non vi era famiglia, non istruisse i figliuoli all'esercizio della guerra e delle armi.