Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5

Part 14

Chapter 143,606 wordsPublic domain

Diede anche facoltà a questo Giustiziero (acciocchè gli studenti non fossero defraudati del prezzo de' commestibili) che coi consiglj degli Assessori e dei Dottori e maestri degli scolari mettesse egli l'assisa alle cose venali, moderata però e giusta, affinchè non riuscisse grave ed iniqua a venditori e compratori. Che potessero anche costituire, col consenso degli scolari, uomini probi, i quali dovessero assignare a' scolari gli ospizi e stabilire la giusta mercede per li medesimi e per le case, che serviranno per l'abitazione de' medesimi. Perchè non fossero distratti da' loro studj, proibì a tutti gli Ufficiali della sua Corte di non gravare i medesimi d'angarìe, esazioni, servigi personali, anche se la sua Corte medesima o la città ne avesser bisogno. Nè che i Baglivi ed altri Ufficiali esigessero per le Merci e robe, che saranno a' scolari mandate per loro sostentamento o necessità, dritto alcuno di pedatico, fondaco o dogana, esimendogli affatto dalla loro giurisdizione e potestà.

Finalmente invita tutte le Nazioni a mandar i loro giovani a studiare in Napoli, a' quali sarà libero e sicuro l'accesso, e 'l recesso a loro arbitrio e volontà, e saranno benignamente accolti, e liberalmente protetti e favoriti dal presidio e regal munificenza. Della Corte di questo Giustiziero degli Scolari istituita da Carlo l fassi anche memoria nel Regal Archivio; e ne' Registri di Carlo II si leggono altri Giustizieri, come Marino del Duca Giustiziero degli Scolari, e da poi Pietro Piscicello, detto _Ortante_, e dopo costui Gualtiero Caputo di Napoli Milite; e finalmente Matteo Dentice Milite. Ed il Summonte rapporta, che dalle carte di que' registri si vede, che l'assisa de' pesci e delle altre cose commestibili conceduta da Carlo I, e poi confermata da Carlo II suo figliuolo allo Studio di Napoli, si faceva nella Chiesa di S. Andrea a Nido, insieme col Giustiziero, Dottori e Studenti, conforme al solito[259]; di che ora n'è pur a noi rimaso vestigio; poichè sebbene l'Ufficio del Giustiziero degli Scolari si vegga a' tempi nostri molto ristrettamente passato nel _Cappellan Maggiore_, il quale come Prefetto degli studj tiene giurisdizione, ma molto ristretta e differente da quella, che teneva il Giustiziero, stendendosi solamente sopra gli Scolari delinquenti nello Studio: e la potestà di metter l'assise fosse rimasa al Giustiziero, ed a' suoi Catapani, con giurisdizione molto differente dall'antica, e ristretta solo sopra i venditori delle cose commestibili[260] nulladimanco dura ancor ora, che gli emolumenti della Catapania per tre mesi dell'anno si appartengano al Lettor primario di Legge civile di quest'Università, il quale senza nuova provvisione, gode di quegli emolumenti, come attaccati e dependenti dalla cattedra primaria del jus civile.

Perchè ancora questo Studio fosse più florido e numeroso, invitò i più insigni Dottori forastieri de' suoi tempi con grossi stipendi, perchè venissero ad istruire la gioventù di buone lettere e discipline. Fioriva a questi tempi lo Studio di Bologna, e fra gli altri Professori era rinomato per la legge civile _Giacomo Belviso_. Fu costui invitato da Carlo a venir in Napoli ad insegnare jus civile, con stabilirgli di salario cinquanta once d'oro l'anno. Invitò ancora nell'anno 1269 per la legge canonica Maestro _Girardo de Cumis_, con salario di 20 once d'oro. Per la teologia Maestro _Tommaso d'Aquino_ Frate Domenicano, colui che adoriamo ora per Santo, con salario di un'oncia d'oro il mese. E per leggere medicina Maestro _Filippo de Castrocoeli_, con salario d'once dodici d'oro l'anno[261]. Le di cui vestigia, come diremo, furono da poi calcate da Carlo II e da Roberto suoi successori.

Questo ristabilimento dell'Accademia napoletana (la quale dopo la morte di Federico per le continue guerre, che durarono per più di venti anni, era alquanto decaduta da quello splendore, nel quale Federico lasciolla) fu pure una delle cagioni fortissime perchè Napoli si rendesse più numerosa di gente concorsavi da paesi vicini e lontani, e perchè s'inalzasse sopra tutte l'altre città del Regno.

L'aver ancora Carlo deliberato di non trasferire la sua sede regia in Palermo, siccome i predecessori Re normanni e svevi fecero, fu poi la principal cagione dell'ingrandimento di Napoli. Riputò questo Principe Palermo, come città lontana, esser men adatta per poter accorrere a' bisogni del Pontefice e de' Guelfi in Italia, e per non allontanarsi tanto dagli altri suoi Stati di Provenza e di Francia, colla quale tenne continuo e stretto commercio; di che a torto si lagnavano i Siciliani, non altrimenti che a torto si dolevano i Romani d'Onorio, il quale per reprimere l'inondazioni de' Barbari, che per quella parte venivano ad infestar l'Italia, traslatò la sua sede da Roma, e la collocò prima in Milano e poi a Ravenna. Fermossi per ciò Carlo in Napoli; e se bene non sempre quivi dimorasse, avendo sovente dovuto ricorrere per li bisogni del Reame, e per renderlo più quieto e pacato sotto la sua ubbidienza, ora in una città, ora in un'altra, siccome si vede dalle date de' suoi _Diplomi_, ed anche de' suoi _Capitoli_, li quali si leggono istromentati ora in Nocera, ora in Trani, Foggia, Aversa, Venosa, Brindisi ed altrove; non è però, che in Napoli col Principe di Salerno suo figliuolo primogenito e successore del Regno, non facesse la sua maggior dimora con gli Ufficiali della Corona e della sua Corte, ed attendesse ad ingrandirla e ad adornarla di tanti seggi che non fece a niun'altra città del Regno.

Questa sua dimora in Napoli, e l'aver insieme adornata la sua regal persona di molte altre illustri prerogative, come d'aversi reso tributario il Regno di Tunisi, e fregiato del titolo di Re di Gerusalemme, quanto più estolsero la sua regal persona, altrettanto ingrandirono Napoli sua Sede regia.

CAPITOLO II.

_CARLO si rende tributario il Regno di Tunisi; e per la cessione di MARIA figliuola del Principe d'Antiochia diviene Re di Gerusalemme._

Luigi Re di Francia, fratello di Carlo, essendo passato nella fine dell'anno 1270 in Affrica contra Infedeli, e tenendo assediato Tunisi, oppresso il suo esercito da peste, stava in pericolo d'esser rotto da' Mori e d'esser fatto prigioniero co' suoi figliuoli, ch'erano con lui[262]. Carlo, avuta tal nuova, fu costretto dal debito del sangue e dall'obbligo, che avea a quel buon Re, che l'avea aiutato ad acquistare due Regni, di ponersi sopra l'armata, che avea apparecchiata per passare in Grecia, ed andar subito a Tunisi[263]; dove trovò l'esercito franzese cotanto estenuato, che parve miracolo di Dio, che i Mori non l'avessero assaltato e dissipato; e trovò il Re che all'estremo di sua vita, stava nel punto di render l'anima a Dio, come la rese. Quanto fosse il suo arrivo caro a' figliuoli del Re ed a tutto l'esercito, non è da dimandare, perchè a quel tempo medesimo venne un numero infinito d'Arabi, con disegno non tanto di soccorrere il Re di Tunisi, quanto di saccheggiare le ricchezze del Re di Francia, e del Re di Navarra e di tanti altri Principi, ch'erano seco venuti a quella impresa, ma poichè videro l'esercito Cristiano accresciuto d'un tal soccorso, se ne tornarono a' loro paesi; ed il Re di Tunisi, ch'aspettava d'ora in ora, che gli Arabi in quel modo lo liberassero dall'assedio, uscito da tal speranza, mandò Ambasciadori al Re Carlo per la pace: Carlo temendo, che la peste non s'incrudelisse ancora co' suoi, come avea consumato l'esercito di Re Luigi; e vedendo ancora Filippo suo nipote, nuovo Re di Francia, desideroso d'andare a coronarsi, entrò con gli Ambasciadori del Re di Tunisi nella pratica della pace, la quale fra brevi dì si conchiuse con questi patti: _che si pagasse al nuovo Re di Francia una gran quantità d'oro per la spesa, ch'avea fatta nel passaggio: che si liberassero tutti i prigioni Cristiani, ch'erano nel Regno di Tunisi: che potessero i Cristiani liberamente praticare con mercatanzie in Affrica: che si potessero ivi edificare Chiese e Monasterj e predicarsi il sacro Evangelio di Cristo senza impedimento: e che 'l Re di Tunisi e suoi successori restassero tributari al Re Carlo ed a' discendenti di lui, di ventimila doble d'oro_. Tributo che da' Re di Tunisi altrevolte s'era pagato a' Re di Sicilia, come al Re Ruggiero e Guglielmo normanni. Tutini da' regj archivi trascrive una carta, ove sta notato quanto importasse l'anno questo tributo, il di cui tenore è tale: _Tributum Tunesi debitum Regi Siciliae, anno quolibet est Bisantinorum triginta quatuor millia, tercentum triginta tribus, quorum Bisantinorum quodlibet valet tarenos auri duos, et dimidium; et sic reductis ipsis Bisantiis ad tarenum aureum, sunt tarenum, triginta tria millia, triginta tribus, quibus tarenis reductis in uncias auri, sunt unciae duo millia, octuaginta, triginta tribus. Collecta igitur Bisantinorum dictorum summa per tribus annis, pro quibus tributum ipsum debetur dicto Regi, ascendit ad Bisantinorum centum millia. Summa dictorum tarenorum, pro eisdem tribus annis, unciarum octo millia trecenta tribus unum[264]._

§. I. _CARLO per la cessione di MARIA figliuola del Principe d'Antiochia diviene Re di Gerusalemme._

Venuto l'anno 1275 Papa Gregorio senza aver fatto nulla di quanto avea designato, venne a morte, ed in suo luogo fu eletto Pietro di Tarantasia Borgognone _Frate Predicatore_, che fu chiamato _Innocenzio V_. Carlo udita l'elezione d'un Papa franzese riassunse con molta alterigia la dignità sua Senatoria, ed avendo in suo luogo sustituito Giacomo Cantelmo, che altre volte ivi era stato suo Vicario, governava Roma a sua voglia, ottenendo per se e per gli amici quello che volea; ma tosto le sue speranze si dispersero, poichè avendo Innocenzio appena pochi mesi retto il Pontificato, finì i giorni suoi. Ed i Cardinali ingelositi della potenza di Carlo, tosto elessero un Papa Italiano, che fu Ottobono del Fiesco genovese nipote d'Innocenzio IV, che _Adriano V_ nomossi. Costui, in quel poco tempo che visse da poi, mostrò gran volontà d'abbassare la potenza di Carlo, che teneva oppressa Italia e Roma, ed avea perciò chiamato l'Imperador Rodolfo. Ma l'esser tosto Adriano mancato, e rifatto Pietro Cardinal Spagnuolo per suo successore, che _Giovanni XXII_, secondo il Platina, e secondo altri XXI fu nomato, la potenza di Carlo non mancò punto; poichè Giovanni ancor che di santi costumi, ora affatto inabile al governo di tanta macchina; e Carlo, come Senator di Roma governava ed amministrava ogni cosa appartenente al Papato. Per la qual cosa durante il suo Pontificato, e sei mesi dopo la morte di Giovanni che vacò la Sede Appostolica, insino all'elezione di Papa _Niccolò III_ era riputato maggiore, ed il più temuto Re di que' tempi: poichè oltre i due Regni, e le Signorie di Provenza e d'Angiò che possedeva in Francia, avea tributario il Regno di Tunisi; e Tutini aggiunge, che s'era impadronito anche dell'isola di Corfù[265]; e come tributari avea ancora i Fiorentini, ed a divozione tutte le città Guelfe d'Italia. Disponeva ancora del giovane Re di Francia suo nipote; ma quello, che più lo rendea formidabile, era la quantità di gente di guerra ch'egli nudriva in varie, e diverse parti sotto la disciplina d'espertissimi Capitani. Era ancor potente per forze marittime, le quali erano poco meno di quelle di terra, tenendo nei nostri porti varie armate di mare, numerose di vascelli, sotto il comando d'Errico di Mari genovese suo Grand'Ammiraglio; ed al di lui imperio ubbidiva l'uno e l'altro mare superiore ed inferiore; onde a questi tempi non potevano certamente i Vinegiani vantarsi del dominio del Mare Adriatico, poichè Carlo era più potente in mare ch'essi non erano; alle di cui forze marittime fidandosi, avea egli intrapreso di scacciar l'Imperador _Paleologo_ dalla Sede di Costantinopoli, e fare altre imprese in Oriente.

Per quello Maria figliuola del Principe d'Antiochia, cui Ugo suo zio Re di Cipri le contrastava il titolo e le ragioni del Regno di Gerusalemme, venne in Roma e ricorse al Papa ed al Re Carlo, perchè volessero aiutarla; ma poichè vide il Papa poco disposto, fu indotta finalmente da Carlo a ceder a lui queste sue ragioni: onde innanzi al Collegio de' Cardinali assegnò e rinunziò al medesimo tutte le ragioni, che avea nel Regno di Gerusalemme, ed il Principato d'Antiochia[266], con tutte le solennità, che si richiedevano a cosa di tanta importanza[267]: onde Papa Giovanni che favoriva il Re, avendo per vere le ragioni di Maria, in quest'anno 1277 coronò Carlo Re di Gerusalemme, e da questo tempo cominciarono gli anni del suo Regno di Gerusalemme.

Carlo avuta tal cessione mandò subito Ruggiero Sanseverino a pigliare il possesso di tutte le terre che Maria possedeva, e ad apparecchiare di ricovrar l'altre: ed in un medesimo tempo ordinò un apparato grandissimo di guerra di infinite galee ed altri legni, con numerose genti, per l'impresa non meno di Costantinopoli che di Gerusalemme.

Le ragioni di Maria sopra il Reame di Gerusalemme venivano a lei per la sua madre _Melisina_ quarto genita, che fu di Isabella sorella di Balduino IV Re di Gerusalemme. Lasciò Isabella, dal suo primo marito Corrado di Monferrato, come nel XVI libro fu narrato, quattro femmine: la primogenita _Maria_ fu madre di Jole seconda moglie dell'Imperador Federico, al quale il titolo e le ragioni di Gerusalemme furono date in dote: perciò Federico, Corrado suo figliuolo e Corradino si valsero del titolo di Re di Gerusalemme. Per la morte di Corradino ultimo del sangue Svevo senza successori, essendo estinte queste ragioni in quella linea, pretendeva Maria come figliuola di _Melisina_ che s'appartenessero a lei.

La secondogenita d'Isabella fu _Alisia_. Costei si casò con Ugo Re di Cipro. Pretese questi per le ragioni di sua moglie, estinta la linea della primogenita nella persona di Corradino, di poter egli intitolarsi Re di Gerusalemme, siccome fece; ma per parte di Maria d'Antiochia, si diceva che anche queste ragioni d'Alisia fossero estinte, poichè il Re Almerico di Cipro, altro marito della Regina Isabella, al qual successe il Re Ugo suo figliuolo, procreato con la sua prima moglie e marito dell'Alisia, le avea cedute a Giovanni di Brenna marito di Maria primogenita, siccome scrive il P. Lusignano nella Cronaca de' Re di Cipri.

La terzogenita d'Isabella fu _Sibilla_. Costei maritata con Livone Re d'Armenia morì senz'eredi; onde restavano solamente le ragioni di _Melisina_ quartogenita madre di _Maria_, che fece la cessione a Carlo.

Ma questa cessione avea delle gravi difficoltà; poichè veramente non potea dirsi, che le ragioni della secondogenita _Alisia_ fossero estinte per la cessione fatta da Almerico a Giovanni di Brenna; poichè quella cessione non potea pregiudicare a' suoi successori, i quali vengono a succedere in quelle per altra cagione, cioè per le ragioni d'Alisia, alla quale, come figliuola di Isabella, non già d'Almerico s'appartenevano, nè questi cedè altro, che quelle ragioni, che allora le appartenevano, come marito d'Isabella, non già le future, che per altra cagione poteano spettare ad Alisia e suoi descendenti; per la qual cosa saviamente avvertì il P. Lusignano, che questa cessione di Maria fatta a Carlo fu di quelle ragioni, ch'ella non avea, ma che spettavano ad _Alisia_ sua zia moglie del Re Ugo. Ed in effetto, quando Federico II Imperadore fu scomunicato e tornò in Puglia, lasciando la Soria, la vedova Regina di Cipri andò in Soria, ricorrendo agli Ospitalieri e Templari, perchè la mettessero nel possesso del Regno di Gerusalemme, stante che Federico era tornato in Puglia, ed era stato scomunicato: di che gli Ospitalieri e Templari non vollero far nulla, rispondendoli, che volevano aspettar un anno a vedere, se anderebbe in Soria Corrado figliuolo di Federico e di Violante sua moglie, figliuola della sorella maggiore da parte di madre di questa Regina di Cipri: il qual Corrado era più propinquo alla Corona e successione del Regno, siccome narra il Bossio[268]. Quindi avvenne, che Carlo avvertito da poi della poca sussistenza di queste ragioni di Maria, si convenne con Errico II di tal nome Re di Cipri, che, come scrive P. Lusignano, gliele contrastava. E sebbene Errico rinovasse da poi la contenzione col Re Carlo II d'Angiò per le ragioni dell'ava; nulladimanco così il suddetto Carlo, come tutti gli altri Re Angioini suoi successori, continuarono ad intitolarsi sempre _Re di Gerusalemme_, come si vede da' loro diplomi e privilegi. Ed il Re Roberto colla Regina Sancia sua moglie, essendo ne' loro tempi dal Soldano angustiati più che mai i Cristiani, che ministravano al Santo Sepolcro, convenne col Soldano, che non si dasse impedimento alcuno a' Cristiani, che ivi erano, con promettergli perciò grosso tributo, somministrando ancora a quelli tutto il bisognevole, perchè non mancassero d'assistere a quel santo luogo[269]. Parimente la Regina Sancia a sue spese fece edificare nel Monte Sion un convento a' Frati Minori di S. Francesco, e n'ottenne anche Bolla da Papa Clemente VI rapportata dal Wadingo; il qual Autore narra ancora, che la Regina Giovanna I ottenne anche dal Soldano permissione di poter costruire un altro convento a' Frati suddetti di S. Francesco nella Valle di Giosafat somministrando ella le spese, e quanto bisognava per mantenimento di detti Frati[270]. Donde alcuni fondano il patronato, che tengono i Re di Napoli nel S. Sepolcro, ed in detti luoghi serviti da' Frati Minori di S. Francesco, soccorsi e fondati con tante spese da' loro predecessori, avvalorato anche dalla Bolla di Papa Clemente.

Ma altri ponderando, che il fonte, onde deriva il titolo di Re di Gerusalemme a' Re di Napoli, sia alquanto torbido, volendosi tirare da questa cessione di Maria, per ischermirsi ancora più validamente dalle pretensioni de' Re d'Inghilterra, de' Marchesi di Monferrato (donde tirano le loro ragioni i presenti Duchi di Savoja) e della Signoria di Vinegia, i quali per la successione de' Re di Cipro tutti pretendono questo titolo; scrissero, che a' Re austriaci giustamente s'appartenga per le ragioni di _Maria_ primogenita di Isabella sorella di Balduino IV Re di Gerusalemme, le quali non s'estinsero nella persona di Corradino; poichè gli Scrittori oltramontani ed Italiani tutti concordano, che quando fu mozzo il capo a quell'infelice Principe, investì egli col guanto, e coll'anello di tutti i suoi Regni e ragioni il Re Pietro d'Aragona, al quale s'apparteneva la successione di tutti i Regni e Stati di Corradino, com'erede della famiglia di Svevia a cagione di Costanza figliuola del Re Manfredi; ed al Re Pietro essendo per legittima successione succeduto il Re Federico d'Aragona, ed a costui, i Re austriaci di Spagna suoi successori, meritamente questi se ne sono intitolati Re con maggior giustizia e ragione, che tutti gli altri Competitori.

CAPITOLO III.

_Nuova Nobiltà franzese introdotta da CARLO I in Napoli; e nuovi Ordini di Cavalieri._

Nel Regno de' _Normanni_, siccome si vide ne' precedenti libri di quest'Istoria, molti Signori franzesi capitarono in queste nostre parti adorni di militari posti, de' quali, come Capitani in guerra espertissimi, si valsero que' Principi, che dalla Normannia, paese della Francia, ci vennero: furono in premio delle loro lunghe e gloriose fatiche lor conceduti molti Feudi, ed aggranditi co' maggiori Ufficj della Corona: essi per ciò introdussero appo noi un nuovo modo di succedere ne' Feudi, detto _jus Francorum_; e molte altre usanze e riti vi portarono. Ma questi Baroni non in Napoli si fermarono: molti in Sicilia, e particolarmente in Palermo, allora Sede regia, fecero permanenza. Altri ne' loro Stati, de' quali erano investiti, altri seguendo la persona de' loro Principi, decorati di varii Ufficj ivi residevano, dove era la persona regale, ovvero dove ricercava il lor posto, facevano residenza. Ma que' Capitani, e que' guerrieri franzesi e provenzali, che seguirono Re Carlo nell'impresa di questi Regni, residendo, dopo avergli conquistati, per lo più egli in Napoli, in questa città si fermarono, ove dalla munificenza del Re riceverono i premj delle loro sofferte fatiche; poichè Carlo, dopo essere entrato in Napoli, con magnifico apparato, e con allegrezza ricevuto, avendo passati molti dì in festa con la Regina Beatrice sua moglie, e con gli altri Signori franzesi, volle premiar tutti coloro, che l'aveano servito; e fatto scrutinio de' Baroni, che aveano seguitato la parte di Manfredi, confiscati i loro beni, cominciò a compartirgli a costoro, principiando da Guido Monforte, ch'era stato Capitan generale di tutto il suo esercito, e da Guglielmo Belmonte, che oltre averlo fatto Grand'Ammiraglio, l'investì del Contado di Caserta, e donò molte città e castelli a moltissimi altri. Furono premiati Guglielmo Stendardo, Gugliemo di Clinetto, Ridolfo di Colant, Martino di Dordano, Bonifacio di Galiberto, Simone di Belvedere, Pietro di Ugoth, Giovanni Galardo de Pics, Giordano dell'Isola, Pietro di Belmonte, Roberto Infante, Beltrano del Balzo, Giacomo Cantelmo, Guglielmo di Tornay, Rinaldo d'Aquino, ed altri moltissimi rapportati dal Costanzo, e dal Summonte[271], e più diffusamente da Pier Vincenti nel Teatro dei Protonotari del Regno, dove favella di Roberto di Bari, per le cui mani, come Protonotario del Regno passavano allora queste donazioni. Ed oltre aver premiato anche i Romani e gli altri Italiani, che lo seguirono, ebbe particolar cura di que' Cavalieri franzesi, che di Provenza e di Francia condusse seco, a' quali donò città, terre, castelli, dignità ed ufficii eminenti nel Regno; tra' quali furono più chiari quelli di casa Gianvilla, d'Artois, d'Appia, Stendardi, Cantelmi, Merloti della Magna; que' di casa di Burson, di Marsiaco, di Ponsico detti Acclocciamuri, di Chiaramonte, di Cabani, ed altri. Potè Napoli pertanto, oltre l'antica, per la nuova e numerosa Nobiltà franzese quivi stabilita con tanti Feudi, preminenze ed ufficii, rendersi sopra ogni altra città del Regno più illustre e chiara; ond'è, che poi meritamente acquistonne il titolo di _nobile_, ovvero di _gentile_.

§. I. _Cavalieri armati da CARLO in Napoli._

Ma quello che sopra ogni altro rese illustre questa città, fu averla questo Principe arricchita d'infinito numero di Cavalieri, con avere ornati d'Ordine di cavalleria moltissimi cittadini, oltre molti altri del Regno, nel quale per ciò introdusse in tanta frequenza l'esercizio militare, che quelli, che sotto la disciplina sua e de' suoi Capitani erano esercitati nelle guerre, non cedeano punto a' veterani, ch'egli avea condotti di Provenza e di Francia.

L'ordine de' Cavalieri fu presso i Romani in tanta stima e riputazione ch'era uno de' tre Ordini, dei quali si componeva quella Repubblica: _Martia Roma triplex, Equitatu, Plebe, Senatu_, dice Ausonio. Cioè di Senato, Cavalieri, e minor Popolo. Il Senato per lo consiglio: li Cavalieri per la forza: il minor Popolo, per somministrare e fornire, ovvero ridurre a perfezione le cariche della Repubblica.