Istoria civile del Regno di Napoli, v. 4
Part 32
Il _Principato citra_, che abbraccia la regione, che fu anticamente abitata da' Picentini, e parte da' Lucani, si divide da Terra di Lavoro col fiume Sarno dall'occaso: da settentrione lo divide dagl'Irpini l'Appennino: dall'oriente il fiume Silario lo divide con la Basilicata; e da mezzogiorno ha per termine il Mar Tirreno, e tiene _Salerno_ per suo capo e metropoli.
Il Principato _ultra_ è quella provincia, che sola delle altre del Regno si allontana dal mare, essendo posta fra' monti nelle viscere dell'Appennino. Ella è nel capo del Sannio, ove furono anticamente gl'Irpini. Si divide dal Principato _citra_ co' gioghi dell'Appennino verso mezzogiorno: da _Terra di Lavoro_, e Contado di Molise è partita col detto Monte Appennino sopra Nola, e con le _Forche Caudine_ sopra Arpaja verso ponente, e col principio del Monte Matese verso settentrione, col quale ancora si divide da _Capitanata_ verso tramontana; ma più da oriente col medesimo Appennino, col quale si parte ancora da _Basilicata_. Contiene una contrada detta Valle Beneventana, che fu prima parte principale del Sannio; ed avea prima per metropoli la città di _Benevento_: ma da poi che quella passò sotto il dominio della Chiesa di Roma, ebbe altre città per sede de' suoi Presidi.
Quindi avvenne, che i Normanni succeduti a' Longobardi nomassero questa provincia col nome di _Principato_; e l'Abate della Noce[407], trascrivendo nelle sue note alla Cronaca Cassinense le parole del privilegio conceduto da Niccolò II R. P. all'Abate Desiderio, facendolo suo Vicario sopra i monasterj e Monaci di queste nostre province, tra l'altre, novera questa col nome di _Principato_, come sono le parole del Privilegio: _per totam Campaniam, Principatu quoque, et Apuliam, atque Calabriam etc_. E Lione Ostiense[408], che scrisse quella Cronaca poco da poi della morte dell'Abate Desiderio; e poi Papa, detto Vittore III pur disse _per totam Campaniam, et Principatum, Apuliam quoque, atque Calabriam, etc_.
Ne' tempi del nostro Federico II, secondo che Riccardo di S. Germano, parlando delle Corti generali instituite da Federico nel Regno, rapporta, perchè questa provincia non fosse ancor divisa in due, come fu fatto da poi, perchè statuendo _Salerno_ per città, ove dovea tenersi la general Corte, e dove doveano ricorrere le altre province, dice: _In Principatu, Terra Laboris, et Comitatu Molisii usque Soram, apud Salernum_.
§. IV. _Basilicata._
Siegue, secondo quest'ordine, la _Basilicata_, che occupa molta parte dell'antica Lucania, e parte della M. Grecia. Vien circondata in parte anch'ella dall'Appennino, col quale si divide da Principato _ultra_, e col medesimo da Principato _citra_. In questa provincia si divide l'Appennino in due capi principali intorno a Venosa: con quel che va a Brindisi è partita Basilicata da _Terra di Bari_ sino ad Altamura: e con l'altro da _Calabria citra_ infin alla metà del fiume Crati, ove entra Corianello; distendesi un poco al mare, e tocca _Terra d'Otranto_ nel golfo di Taranto nel lido del suo mare piccolo. Confina ancora per breve spazio con _Capitanata_, dalla quale è divisa con una parte del fiume Ofanto fra Ascoli di Puglia, e Lavello. Ebbe questa provincia Pesto, Venosa, Acerenza, Melfi, ed altre chiare città: ora ha Matera, Potenza, Lavello, ed altre città minori, e delle antiche appena serba vestigio.
Donde questa provincia pigliasse il nome di _Basilicata_, ed in qual tempo, non ben seppero i nostri Scrittori rintracciarlo: ma sarà molto facile rinvenirlo, se si porrà mente a ciò che nel fine del decimo secolo avvenne a queste nostre province, per le tante spedizioni, e conquiste fattevi da' Greci, i quali siccome per un nuovo Magistrato introdotto da essi in Puglia detto Catapano, diedero nome ad una gran parte della medesima, detta ora perciò _Capitanata:_ così ne' tempi di _Basilio_ Imperador greco, o di qualche suo Capitano, ch'ebbe il medesimo nome, acquistò questa parte di Lucania nome di _Basilicata_; essendosi veduto nel libro ottavo di quest'Istoria, che nell'anno 989 mentre in Oriente imperava _Basilio_ con Costantino suo fratello, i Greci per la famosa vittoria, che riportarono sopra Ottone II Imperador d'Occidente, non solo dominarono per lungo tempo, insino che da' Normanni non ne fossero discacciati, tutta la Puglia e la Calabria; ma anche questa parte della Lucania fu da _Basilio_ occupata, la quale fu amministrata dagli Ufficiali greci da lui mandati, alcuni de' quali, come è manifesto nella Cronaca di Lupo Protospata, anche tennero di _Basilio_ il nome; onde questa provincia _Basilicata_ fu detta. Giovanni Pontano anche credette, che in questi tempi de' Greci acquistasse questa provincia tal nome; ma donde così si denominasse, soggiunse, _jure anceps est, ac dubium_[409].
Ne' tempi di Federico II fu da Riccardo da S. Germano la _Basilicata_ anche annoverata per una delle province del Regno, dicendo questo Scrittore, che Federico avea designata la città di _Gravina_ per reggervi la Corte generale, ove doveano ricorrere queste tre province, cioè _Apulia, Capitaniata, et Basilicata apud Gravinam_.
§. V. _Calabria citra._ §. VI. _Calabria ultra._
La Calabria secondo la denominazione, che prese dagli ultimi Imperadori greci, ne' tempi di Federico era divisa in due; non già come ora diciamo in Calabria _citra_, ed _ultra_, ma in _Terra Jordana_, e _Val di Crati_, come rapporta Riccardo di S. Germano, _in Calabria, Terra Jordane, et Vallis Gratae apud Cusentiam_: e questi nomi anche s'osservano nelle scritture, non solo nel Regno degli Angioini, ma anche degli Aragonesi; ed in tempo del Re Alfonso I il Tutino[410] fa vedere, che valevansi di questi medesimi nomi; e si dissero così dal fiume Crati, che irriga quella _Valle_, come rapporta il Pellegrino[411]; e oggi _Terra Jordana_ diciamo la provincia di Calabria _ultra_, che riconosce _Catanzaro_ per capo; e _Val di Crati_ Calabria _citra_, che ha ora _Cosenza_ per sede de' Presidi. Ambedue queste province se ne vanno dall'una e dall'altra parte dell'Appennino al Jonio ed al Tirreno. Si dividono fra loro ne' Mediterranei sopra Cosenza, andando per dritta riga all'uno ed all'altro mare, nel Jonio presso a Strongoli, e nel Tirreno al golfo Ipponiate. La Calabria _citra_ include parte della M. Grecia, termina fra terra con _Basilicata_ e con _Principato citra_, e nel monte Appennino da Ponente, e si distende all'uno, e all'altro mare; finchè dalla parte, che mira a Levante, si giunge con _Calabria ultra_. La Calabria _ultra_ (ove furono i Bruzj) ha questi soli confini, dalla parte che ella riguarda Tramontana; ma nel rimanente è per tutto circondata da' mari; da levante, dal Jonio: da mezzogiorno, dal Siciliano: e da ponente, dal Tirreno.
§. VII. _Terra di Bari._ §. VIII. _Terra di Otranto._
La Puglia (secondo che pure i Greci la denominarono) la quale abbracciava ancora parte dell'antica Calabria, ora detta _Terra d'Otranto_, ne' tempi di Federico non era divisa, com'oggi, in due province, cioè in _Terra di Bari_, e _Terra d'Otranto_; e siccome si reputava per una provincia, così anche si denotava coll'istesso nome d'_Apulia_, come la chiama Riccardo. Egli è però certo, siccome anche rapporta il Pontano[412], che questi nomi di _Terra di Bari_, e di _Terra d'Otranto_, nacquero ne' medesimi tempi, ne' quali _Basilicata_, e _Capitanata_ acquistarono tali nomi: e presso Erchemperto[413] ancor leggiamo: _Barium Tellus_, e nei diplomi a' tempi de' Normanni anche si legge la provincia di _Terra d'Otranto_. L'una di queste province fu tale appellata da _Bari_ sua antica ed illustre metropoli, e che fu capo di quella regione. L'altra da _Otranto_ città pur ella chiara e rinomata ne' Salentini.
Terra di Bari, già detta Puglia Peucezia, dalla parte, ch'ella è volta a ponente riceve il suo principio dal fiume Ofanto, e distendendosi per lungo, si contiene fra il lido del mar Adriatico, ch'ella ha da tramontana, e l'Appennino, che da mezzogiorno la divide da _Basilicata_, ov'ella termina verso levante. Si divide da _Terra d'Otranto_ nel territorio d'Ostuni fra terra, e tra Monopoli e Brindisi nel lido del mare a Villanova, già porto d'Ostuni.
Terra d'Otranto quivi riceve il suo principio, e fu inclusa ancor'ella dagli antichi fra la Puglia, e chiamata ancora Calabria, Japigia e Salentina. Questa provincia forma quell'estremo capo di Terra, ch'è uno de' triangoli d'Italia, ove ha per fine l'uno di que' due principali capi, ne' quali si parte l'Appennino. Finisce ancora ivi il mare adriatico, e si mesce col Jonio; ed è toccata solamente fra terra da ponente con _Terra di Bari_, e con _Basilicata_. La circondano poi da Settentrione l'Adriatico, da Levante il fine di questo mare, e 'l principio del Jonio, e da mezzogiorno il golfo di Taranto nel mare Jonio. Ha nelle spiagge marittime Brindisi, Otranto, e Gallipoli e Taranto già fortissime città, e comodissime di Porto.
§. IX. _Capitanata._
Quella provincia, che ora diciamo di Capitanata, e che fu anticamente chiamata Puglia Daunia, e che abbracciava la Japigia nel Monte Gargano, acquistò tal nome da' Greci ne' tempi del maggior loro vigore, e quando in Bari tenevano la loro principal sede. Essi, che pensavano mantener le conquiste novellamente fatte, credendo, che col timore potessero mantener in fede que' Popoli, vi mandarono un nuovo Governadore per tener in freno la Puglia, chiamandolo non più _Straticò_, come gli altri di prima, ma con nome greco _Catapano_, cioè che ogni cosa potesse. Fra i Catapani, de' quali Lupo Protospata tessè lungo catalogo fuvvi nell'anno 1018 Basilio Bugiano, che da Guglielmo Puliese[414] vien chiamato Bagiano. Questi fu, che per lasciar di se nome in Italia, tolta dal rimanente della Puglia una parte verso il Principato di Benevento, e fattane una nuova provincia, vi fabbricò ancora nuove terre e città, una delle quali nomò Troja per rinovar la memoria dell'antica: l'altre Dragonaria, Firenzuola, ed altre terre: indi la provincia, siccome altrove fu narrato, acquistò nome di _Capitanata_, il qual ancor oggi ritiene.
Questa provincia è divisa dal _Contado di Molise_ col Monte Matese, e col fiume Fortore, nella foce del quale si tocca con _Abruzzo citra_, lasciandosi per se Termoli; e girando il monte Gargano, da Siponto pel lido del mare viene insino al fiume dell'Ofanto, col corso del quale si parte da _Terra di Bari_, lasciandole quelle ville, che sono nel territorio di Barletta, che arriva fin presso al lago di Versentino; col detto fiume Ofanto nel suo principio si divide da _Basilicata_, e coll'Appennino in Crepacuore, ed in Sferracavalli ha i suoi confini con _Principato ultra_.
Ne' tempi di Federico fu pure reputata una provincia; onde Riccardo la novera coll'altre del Reame col nome di Capitaniata. Egli è però vero, che ancorchè queste province di Puglia ne' tempi di Federico fossero divise, perchè tutte tre, cioè Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto, erano comprese nella Puglia, presa nel più ampio suo significato, un solo Giustiziero le governava, detto perciò il Giustiziero di Puglia.
§. X. _Contado di Molise._
Il Contado di Molise, che succedette al Castaldato di Bojano, diede nome ad un'altra picciola provincia, che ancor oggi il ritiene[415]; e 'l prese da _Molise_ città antica del Sannio, non altramente che Isernia, Bojano, ed altri luoghi, che ne' tempi de' Longobardi componevano quel Contado, il qual diede anche nome alla famiglia Molise, oggi estinta. Anche ne' tempi di Federico fu questo Contado distinto dall'altre province, e Riccardo infra l'altre la ripone, col nome istesso di _Comitatus Molisii_: ond'è che sia stata riputata sempre, e sia ancor oggi la più ristretta provincia di tutte l'altre, nè ritenga sedi di Presidi, ma il di lei governo sia commesso a quel di Capitanata, colla quale si congiunge.
§. XI. _Abruzzo ultra._ §. XII. _Abruzzo citra._
Il Giustizierato d'Abruzzo ne' tempi di Federico II era riputato come una sola provincia, e quest'Imperadore costituì _Sulmona_ per doversi ivi reggere la Corte generale, come narra Riccardo: in _Justitiariatu Abrutii_, _apud Sulmonam_. Alfonso I d'Aragona fu quegli, che per togliere i litigi, che spesso sorgevano tra i Questori delle gabelle, la divise in due parti. Fu un tempo questa regione assai chiara, e rinomata per tanti valorosi Popoli, che l'abitarono, i Preguntini, i Marrucini, Amiternini, Marsi, Vestini, Irpini, ed altri. I Longobardi vi costituirono un Castaldato, che nomarono promiscuamente ora d'Abruzzo, ora di _Teramo_, come si legge presso Pietro Diacono[416]: _Castaldatus Teramnensis_; poichè Teramo, detta dagli antichi _Interamnia_, fu la città metropoli de' Preguntini. Donde questa provincia prendesse il nome d'Abruzzo, ancorchè se le assignassero più derivazioni, chi dall'asprezza de' monti, altri dall'abbondanza de' cignali; il vero è ch'ella tale si nomasse da Teramo, che fu chiamata anche Abruzzo per esser metropoli de' Preguntini, dai Latini detti _Praegutii_, onde con corrotto vocabolo furon da poi chiamati _Abrutii_[417].
Ebbe quella regione, che ora diciamo _Abruzzo ultra_ (cioè di là dal fiume Pescara) oltre Teramo, Amiterno (dalle ruine della quale è surta l'_Aquila_, sede oggi de' Presidi) Forcone, Valeria, ed altre chiare città ne' Marsi. Ebbe nella regione de' Maruccini e Ferentani, oggi chiamata _Abruzzo citra_ (cioè di qua dal fiume Pescara) Chieti, detta da Strabone Theate, che fu capo e metropoli de' Marrucini, e che oggi ancor è sede de' Presidi, Ferentana, Orione, Lanciano, Sulmona, Aterno, ed altre insigni città, delle quali alcune ancor oggi sono in piedi. Per queste province d'Abruzzo si divide il Regno dallo Stato della Chiesa romana suo confine mediterraneo, e quasi tutti i confini onde da quello si parte, si fanno con queste province, e con un poco di quella di Terra di Lavoro.
Ecco come a' tempi del nostro Federico erano disposte queste province, che oggi compongono il nostro Reame, chiamate Giustizierati, da Giustizieri, a' quali era commesso il di lor governo. Secondo il conto, che ne fa Riccardo di S. Germano Scrittor di que' tempi, non eran più che diece. Calabria, divisa in due, cioè _Terra Jordana_, e _Val di Crati_. Puglia divisa in due, _Terra di Otranto_, e _Terra di Bari_. Capitanata. Basilicata. Principato, diviso in due. Terra di Lavoro. Contado di Molise. Giustizierato d'Abruzzo, poi diviso in due.
Non ad ogn'una era destinato il Giustiziero, ma sovente un solo governava più province, come leggiamo di Giacomo Guarna Conte di Marsico, che fu Giustiziero di Puglia e Terra di Lavoro[418], e di Tommaso d'Aquino, che fu Giustiziero di Puglia, sotto la cui amministrazione era tutta la Puglia, che oggi è divisa in tre province; ed anche a' nostri tempi si vede, che il Preside di Capitanata, che tiene la sua sede a Lucera, governa anche la provincia di Contado di Molise. Alle volte due Giustizieri amministravano una provincia, siccome nell'anno 1197. Roberto di Venosa, e Giovanni di Frassineto furono Giustizieri di Terra di Bari; e nell'anno 1225 Pietro d'Eboli, e Niccolò Cicala di Terra di Lavoro[419]. Nel Regno degli Angioini un solo Giustiziero si mandava a più d'una provincia; e così ancora si praticò sotto gli Aragonesi; e fino a' tempi del Re Filippo II per quello, che rapporta Alessandro d'Andrea[420], il quale scrisse, e fu nella guerra, che questo Re ebbe col Pontefice Paolo IV, non vi erano che sei Governadori, chiamati prima Giustizieri, e poi volgarmente Vicerè, e congiungendosi intorno al governo per conto della giustizia alcune province insieme, siccome ne' due Abruzzi vi era allora un sol Preside, nel Contado di Molise, e Capitanata un altro, siccome è ancor oggi. Principato ultra ne avea un altro. Principato citra e Basilicata un altro. Uno terra di Bari, e terra d'Otranto, ed un altro le due Calabrie. Ma da poi al numero de' Ministri dell'entrate regali, chiamati Tesorieri, ovvero Percettori, a comodo de' quali, e per cagion di più diligente esazione fu fatta la divisione, fu pareggiato quello de' Governadori, onde ora, toltone il Contado di Molise, ciascuna provincia tiene il suo proprio e particolar Preside.
CAPITOLO VI.
_Corti generali, e Fiere istituite da Federico in queste nostre province: suoi figliuoli, che rimasero; e suo testamento._
Tutti questi Giustizieri eran subordinati al Gran Giustiziero del Regno, che in tempo de' Normanni per aver que' Re collocata la loro sede regia in Palermo, quivi risedeva appresso il Re nella sua Gran Corte; ma Federico, che non seppe star fermo in alcun luogo ma per accorrere a' bisogni scorreva sempre per tutte le province de' suoi Reami, presso di lui in ogni città ove si fermava, era la sua Gran Corte, ed il Gran Giustiziero ed i Giudici, che la componevano. E questo savio Principe per meglio riordinare queste province, come amante della giustizia, avendo nell'anno 1233 convocato in Messina un general Parlamento, statuì, che due volte l'anno in certe province del nostro Regno si dovesse tener Corte generale[421], ove qualunque persona, che si sentisse gravata, o mal soddisfatta de' Giustizieri, o di qualunque altro suo Ufficiale esponesse le sue querele ad un suo Nunzio, quivi a quest'effetto da lui mandato, il quale dovesse le querele di tutti porre in iscrittura, e questa ben suggellata con suo suggello, e di quattro altre persone ecclesiastiche di provata fama e probità, dovea presentarla alla sua imperial Corte.
Le querele poi date contro coloro, che non erano Ufficiali, doveano i Giustizieri delle regioni deciderle. Doveano intervenire in queste Corti generali quattro persone di ciascuna città di quella provincia delle migliori, di buona fede ed opinione, come anche di ciascuna terra o castello. E quando non gli scusasse qualche giusto impedimento, stabilì ancora, che vi dovessero assistere i Prelati di que' luoghi, i quali o per essi, quando v'intervenivano, o per altri, quando non erano presenti, dovessero denunciare se nella loro provincia vi erano _Patareni_, o altri infettati d'eretica pravità, affinchè fossero esterminati e severamente da lui puniti. Doveano queste Corti durare otto dì, e quando occorreva di doversi trattar negozio di momento, poteva prorogarsi il tempo per quindici giorni.
I luoghi, ove doveano celebrarsi, erano in Sicilia, _Plazza_. In Calabria, _Cosenza_, ove doveano comparire le due province, cioè Terra Jordana e Valle di Grati, oggi dette Calabria ultra, e Calabria citra. Nella città di _Gravina_ convenir doveano le province di Puglia, Capitanata e Basilicata. Nella città di Salerno, ambedue le province Principato, Terra di Lavoro e Contado di Molise, insino a Sora. E nella città di _Sulmona_ convenir doveano le due province d'Abruzzo.
Il tempo nel quale doveano congregarsi i Ministri per tener queste Corti, era il primo di maggio, ed il primo di novembre. Ed in esse doveano assistere in presenza del Legato, o Nunzio dell'Imperadore, il Maestro Giustiziero, i Giustizieri delle province, il Maestro Camerario, i Camerari, i Baglivi e gli altri Ufficiali della Corte ed i Prelati, i Conti, i Baroni, e' cittadini di que' luoghi e di quella provincia, che secondo erasi stabilito, doveano convenire a quella città designata per la Corte.
In questo medesimo general Parlamento tenuto in Messina, per provedere all'abbondanza di questo nostro Reame, stabilì in sette parti di quello le _Fiere_ generali[422], ove dovessero i mercatanti portar le loro merci, e sin tanto che quelle durassero, non fosse lor permesso portarle altrove. Le prime le stabilì in _Sulmona_, e volle che durassero, dal dì di S. Giorgio insino alla festa dell'Invenzione di S. Arcangelo. Le seconde in Capua, e volle che durassero, da' 22 di maggio, insino alli 8 di giugno. Le terze in _Lucera_ e duravano, dal dì del B. Giovanni Papa per otto giorni. Le quarte in Bari e duravano dal dì di S. Maria Maddalena, insino alla festa di S. Lorenzo. Le quinte in _Taranto_, e duravano, dal dì di S. Bartolommeo, insino alla festività della Nascita della Beata Vergine. Le seste in _Cosenza_, e duravano dalla festa di S. Matteo, insino a quella di S. Dionigi. Le settime in _Reggio_, e duravano, dal dì di S. Luca, insino al primo di novembre, giorno di tutti i Santi.
Ecco come questo saviissimo Principe pose in miglior ordine lo stato di queste nostre province, alla di cui providenza e saviezza molto debbono; e se non fosse stato nel meglio de' suoi progressi tolto a' mortali, di molte altre provide leggi, e di molti altri pregi, ed utilità avrebbele fornite; ma la sua morte pur troppo immatura, troncò il corso della sua felicità, ed in istato pur troppo lagrimevole da poi si videro, quando per l'ambizione di dominare furono da più invasori combattute e perturbate, e miseramente afflitte, insino che estinta la regal stirpe degli Svevi, ad altra Gente non fossero trasferite; ciò che sarà il soggetto del libro seguente.
Lasciò Federico di varie mogli, e d'alcune concubine, molti figliuoli. Ebbe egli, secondo scrive Giovanni Cuspiniano, sei mogli. La I fu _Costanza_ figliuola del Re Alfonso II d'Aragona e della Regina Sancia di Castiglia; dalla quale generò _Errico_ Re di Alemagna, che morì in prigione, e _Giordano_, che morì fanciullo. La II fu _Jole_ figliuola di Giovanni di Brenna, Re di Gerusalemme, la quale gli recò in dote le ragioni di quel Reame, pervenute a Jole per cagione della madre Maria, e con lei generò _Corrado_ Re de' Romani. La III fu _Agnesa_ figliuola d'Ottone Duca di Moravia, la quale da lui ripudiata, si maritò ad Udelrico Duca di Carintia. La IV fu _Rutina_ figliuola d'Ottone Conte di Wolffenshausen in Baviera. La V fu _Isabella_ figliuola di Lodovico Duca di Baviera; e di niuna di queste tre generò prole alcuna.
La VI fu pure nomata _Isabella_, ovvero Elisabetta nata di Giovanni Re d'Inghilterra, sorella del Principe di Galles, poi Re d'Inghilterra e detto Errico III. E notasi negli Atti pubblici di quel Regno, fatti ultimamente stampare dalla Regina Anna, che Federico per trattar questo matrimonio inviò in Inghilterra Pietro delle Vigne; dal qual matrimonio essendone nato _Errico_, che poi si credette essere stato fatto avvelenar da Corrado, ne nacquero que' disturbi tra il Re d'Inghilterra zio di Errico con Corrado che si noteranno appresso; dalla quale Isabella ebbe anche alcune figliuole femmine oltre Errico; onde mal credette Cuspiniano, che scrisse non esservi nato alcun maschio di questo matrimonio; poichè i più appurati Autori, e fra essi Girolamo Zurita, con più verità dicono, che di lei gli nacque _Errico_, a cui lasciò il padre il Reame di Gerusalemme, e centomila oncie d'oro; e fu fatto poi avvelenar da Corrado, siccome diremo nel seguente libro. Delle figliuole femmine la primiera nominata _Agnesa_ si maritò con Corrado Langravio di Turingia, e la seconda detta Costanza con Lodovico Langravio d'Assia.
Ebbe anche di _Beatrice_ Principessa d'Antiochia (la quale egli, come dice lo stesso Zurita, tolse illegittimamente per moglie) _Federico_ Principe d'Antiochia, e Conte d'Albi, di Celano, e di Loreto, dal padre intitolato Re di Toscana, secondo che alcuni Autori scrivono: da costui nacque Corrado d'Antiochia, che ammogliatosi con Beatrice figliuola del Conte Galvano Lancia generò Federico, Errico e Galvano d'Antiochia; il cui legnaggio durò alcun tempo chiarissimo in Sicilia.