Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3
Part 36
So ancora che altri riprendono questo Principe per aver seguito le parti d'Anacleto falso Pontefice e rifiutato Innocenzio; ma dovrebbero avvertire, che imputando ciò a Ruggiero, vengono anche ad incolpare quasi tutto il Mondo cattolico, che credette allora Anacleto, non Innocenzio esser il vero Papa. Furono creati amendue nell'istesso giorno, e se bene Innocenzio fosse stato il primo eletto, nulladimanco Anacleto ebbe maggior numero di voti; nè poterono giovare ad Innocenzio i suffragi de' Cardinali, i quali dopo aver eletto Anacleto passarono al suo partito. Il Popolo romano, ed i principali di quella città, se bene prima aderissero ad Innocenzio, nulladimanco per più manifesti divolgarono da poi al Mondo, che essi avendo conosciuta poi la verità, aveano Anacleto per vero Pontefice. I Monaci Cassinensi col loro Abate per tale anche lo tennero: molti Vescovi e Cardinali ed i maggiori Prelati della chiesa, favorivano le parti d'Anacleto. Così anche fecero molti altri Principi e Regni; e la Francia prima del Concilio ragunato a Stampis, città posta tra Parigi ed Orleans, che determinò a favor d'Innocenzio, n'era in gran dubbio. Errico Re d'Inghilterra, avea gran timore se riconosceva Innocenzio per Pontefice, ed insino che S. Bernardo non lo assicurasse in sua coscienza, non volle riceverlo per tale[678]. E se la Germania seguì le parti sue, fu mossa più dall'impegno di Lotario, che dal non averne dubbio. La verità non poteva allora porsi in chiara luce fra le tante e sì contrarie fazioni che l'avean tutta involta: fu il Mondo allora spettatore d'una lagrimevol tragedia: Innocenzio da un canto scomunicava Anacleto co' suoi aderenti: dall'altro Anacleto scomunicava Innocenzio co' suoi seguaci: contendevan insieme Bernardo e Pietro Pisano, e questi era non men del primo riputato savio e dotto. Molte dispute insorsero tra i più gravi Teologi di que' tempi, tanto che per l'impegno di ciascheduna delle parti, rimase la cosa almen dubbia presso le genti. Nel qual dubbio, come ben disse S. Antonio[679] parlando dello scisma accaduto tra Urbano VI e Clemente VII ancorchè sia necessario di credere, che siccome è una la chiesa cattolica e non più, così ancora uno debbe essere il suo capo e non più; con tutto ciò se accade per qualche scisma crearsi in un medesimo tempo più Papi, non è necessario per la salute di credere assolutamente questo o quello, ma solamente uno d'essi, che fosse legittimamente eletto: e l'indagare chi delli due fosse legittimamente eletto, non siam obbligati di farlo, nè di saperlo: ed i Popoli in ciò devono seguire i suoi maggiori, e ciò che fanno i Prelati delle loro regioni; onde questo stesso Scrittore non imputa a peccato a S. Vincenzo Ferreri del suo medesimo ordine, il quale quasi tutto il corso di sua vita consumò in Avignone sotto l'ubbidienza di Benedetto XIII che quivi avea trasferita la sua Corte, ancorchè gl'Italiani e con essi molte altre Nazioni, lo reputassero Apostata e Scismatico, avendo Urbano per vero Pontefice; poichè fu per errore ed ignoranza di fatto, che gli fece credere, che Benedetto fosse tale; ed un semplice errore non fa niuno nè eretico, nè scismatico: tanto più in cosa cotanto intrigata e dubbia, e sovente molte cose ci possiam far lecite quando sia dubbio, che non dovremmo, quando la cosa fosse esposta in chiara luce. Se alcuna ombra di colpa rendè men chiari i pregi di questo Principe, solo fu, perchè anche da poi che quasi tutto il Mondo riconobbe Innocenzio per vero Pontefice, ed anche da poi morto Anacleto, volle pertinacemente mantener l'impegno, con far in suo luogo crear altri; ma ben è chiaro che non lo fece per altro che per fini di Stato, non di religione: voleva tenere per cotal via depresso Innocenzio suo inimico implacabile, con mantener ancor viva la fazion contraria, affinchè Innocenzio si riducesse ad aver con lui pace. Ma ciò non bastò all'ostinato Pontefice, il quale volle egli porsi alla testa d'eserciti armati per fargli guerra e ruinarlo. Ma tutto al rovescio andò la bisogna, fu egli preso in battaglia e fatto suo prigioniero. Questo fatto maggiormente fece rilucere la pietà di Ruggiero, che con tutto che avesse potuto usar sopra di lui le leggi della vittoria, lo riverì e lo riconobbe allora come Vicario di Cristo, con lui volle aver pace, e fu da poi il maggior difensore, ch'avesse la Chiesa romana contro gli sforzi degl'Imperadori non meno d'Oriente che d'Occidente, siccome lo era stato il famoso Roberto Guiscardo, e lo furono i due Guglielmi suoi successori.
Non lasciò altri figliuoli questo Principe dalle tante mogli ch'ebbe, toltane Costanza sua postuma, che Guglielmo suo successore nel Regno, e prevedendo che, siccome lo lasciava erede ne' Regni, non poteva sperarne che da lui ereditasse le sue virtù, vedendosi con suo cordoglio mancare tutti gli altri suoi figliuoli, e che la morte togliendo i migliori, lasciava stare i rei, l'associò ancor vivente al Regno e volle averlo per collega, affinchè regnando insieme, apprendesse da lui l'arte di ben reggere i Popoli a se da Dio commessi.
Lasciò bensì dalle quattro concubine, che ebbe in varj tempi alcuni figliuoli. Erra il Fazzello, che scrisse, che Tancredi Principe di Bari, o di Taranto fosse figliuolo d'una concubina di Ruggiero[680]; poichè questi come si disse fu suo figliuolo legittimo, natogli da Albiria sua prima moglie. Nè l'altro Tancredi, che fu il quarto Re di Sicilia, fu figliuol di questo Ruggiero Re, fu bensì suo nipote nato da Ruggiero suo primogenito Duca di Puglia; onde quali figliuoli da questa prima concubina Ruggier lasciasse, non se ne ha niente di certo. Dalla seconda ebbe Simone, al quale il padre lasciò in testamento il Principato di Taranto: ma il Re Guglielmo suo fratello glielo tolse, e gli diede il Contado di Policastro. La terza fu madre di Clemenzia Contessa di Catanzaro, che prima si maritò con Ugone di Molino Conte di Molise, e da poi fu pretesa da Matteo Bonello genero del Grand'Ammiraglio Majone. La quarta fu madre di colei, che la Regina Margherita moglie del Re Guglielmo I casò con Errico suo fratello bastardo, con dote del Contado di Montescaglioso.
Nè deve sembrar strano, se questo Principe cotanto religioso, avesse anche tenute nel suo palazzo le concubine: non era in questi tempi il concubinato un nome cotanto vergognoso, come oggi si sente. Prima presso i Romani, come altrove fu notato, era riputato una congiunzion legittima, e le concubine erano quasi che mogli, siccome il concubinato era chiamato _semimatrimonio_. E quando non si faceva difficoltà a' Preti di potersi ammogliare, era anche a costoro permesso di aver una, o sia moglie, o concubina, come si legge nel Concilio Toletano I. Quindi poi nacque che non avendo la Chiesa latina voluto permetter a' Preti le mogli, come la greca, si stabilirono da poi tanti Concilj per togliere ancora a' medesimi l'uso delle concubine, il qual costume però bisognò per più secoli travagliare per estirparlo, cotanto avea poste profonde radici, come in altre occasioni si disse; ma ne' laici durò il concubinato per molti secoli; e sebbene in Oriente Lione per mezzo d'una sua Novella lo proibì affatto; la qual fu da poi rinovata da Costantino Porfirogenito: in Occidente però i Longobardi lo ritennero, siccome molte altre Nazioni; e Cujacio rapporta, che sin ne' suoi tempi, alcuni Popoli della Francia presso i Pirenei ancor lo ritenevano. I Normanni che furono esatti osservatori delle leggi e costumi de' Longobardi, anche lo ritennero; onde non dee recar maraviglia, se Ruggiero oltre alle mogli, avesse nel suo palazzo avuto anche delle concubine in tempi diversi; non essendo stato mai permesso, che in un istesso tempo avesse alcun potuto avere e moglie e concubina, ovvero due mogli, o due concubine insieme, se non presso gli Ebrei ed i Turchi, appo i quali la poligamia non fu vietata; onde siccome era loro permesso tener più mogli, così anche si facevan lecito aver più concubine. Fu ne' tempi posteriori dalle leggi civili tolto affatto il concubinato, e da più Concilj tenuti da poi indifferentemente a tutti proibito e vietato; tanto che oggi è riputato non già, come prima, una congiunzion legittima ed onesta, ma vergognosa ed opprobriosa, in maniera che ora hassi più in orrore il tener la concubina, che commetter adulterj, incesti e stupri, e contaminarsi d'altre più nefande libidini. Così il tempo muta le cose, e fa che quel, che prima era onesto, rendasi poi biasimevole e vergognoso.
FINE DEL VOLUME TERZO.
TAVOLA DE' CAPITOLI CONTENUTI NEL TOMO TERZO
LIBRO OTTAVO pag. 5
Cap. I. _Ottone riordina il Regno d'Italia: sue spedizioni contra i Greci; ed innalzamento del Contado di Capua in Principato_ » 10 Cap. II. _Ottone II succede al padre: disordini nel Principato di Salerno, nel quale finalmente vi succede Pandulfo_ » 20 §. I. _Cognomi di famiglie restituiti presso di noi, che per lungo tempo erano andati in disuso_ » 28 §. II. _Spedizione infelice d'Ottone II contro a' Greci; e morte di Pandulfo Capo di ferro_ » 33 Cap. III. _I Greci racquistano maggior vigore nella Puglia e nella Calabria, ed innalzamento del Ducato di Bari, sede ora dei Catapani_ » 40 Cap. IV. _Ottone III succede nel Regno, e nell'Imperio: nuove rivoluzioni accadute perciò in Italia, ed in queste nostre province: e sua morte_ » 52 Cap. V. _Instituzione degli Elettori dell'Imperio, ed elezione d'Errico Duca di Baviera_ » 61 Cap. VI. _Politia ecclesiastica di queste nostre province per tutto il decimo secolo infin alla venuta de' Normanni_ » 71 _Principato di Capua_ » 73 _Principato di Benevento_ » 74 _Principato di Salerno_ » 80 §. I. _Disposizione delle Chiese sottoposte al greco Imperio, restituite poi da' Normanni al Trono romano. Puglia_ » 85 _Calabria_ » 92 _Otranto_ » 94 _Ducato di Napoli e di Gaeta_ » 96 _Ducato d'Amalfi e di Sorrento_ » 98
LIBRO NONO
Cap. I. _Fondazione della città d'Aversa, ed istituzione del suo Contado nella persona di Rainulfo Normanno I Conte d'Aversa_ » 102 §. I. _Venuta de' figliuoli di Tancredi Conte di Altavilla. Morte di Corrado il Salico, e sue leggi_ » 130 Cap. II. _Conquiste de' Normanni sopra la Puglia_ » 141 §. I. _Di Guglielmo Braccio di ferro I Conte di Puglia, creato l'anno 1043_ » 154 §. II. _Di Drogone II Conte di Puglia_ » 161 §. III. _Prime investiture date dall'Imperador Errico a' Normanni_ » 166 Cap. III. _Origine delle nostre papali investiture: Spedizione infelice di Lione IX contro i Normanni: sua prigionia e morte_ » 171 Cap. IV. _Conquiste de' Normanni sopra la Calabria: Papa Stefano successor di Lione vi s'oppone; ma morto opportunamente in Firenze, vengon rotti i suoi disegni_ » 195 §. I. _Roberto Guiscardo è salutato I Duca di Puglia e di Calabria_ » 201 Cap. V. _Il Principato di Capua tolto a' Longobardi, passa sotto la dominazione de' Normanni d'Aversa_ » 206
LIBRO DECIMO
Cap. I. _Il Ducato di Bari passa sotto la dominazione de' Normanni_ » 228 Cap. II. _Conquiste de' Normanni sopra la Sicilia_ » 232 Cap. III. _Conquiste di Roberto sopra il Principato di Salerno ed Amalfi_ » 242 Cap. IV. _Il Principato di Benevento passa interamente sotto la dominazione de' Normanni, e la città di Benevento alla Chiesa romana_ » 247 Cap. V. _Litigi ch'ebbe l'Imperador Errico con Papa Gregorio, il quale ricorre al Duca Roberto, che lo libera dall'armi dell'Imperadore_ » 252 §. I. _Investitura data da Gregorio VII al Duca Roberto_ » 262 Cap. VI. _Conquiste del Duca Roberto in Oriente: sua morte, seguita poco da poi da quella di Gregorio VII_ » 264 Cap. VII. _Boemondo travaglia gli Stati di suo fratello: Amalfi e Capua si sollevano; ed origine delle Crociate_ » 272 Cap. VIII. _Urbano II fa suo Legato il Conte Ruggiero; onde ebbe origine la Monarchia di Sicilia_ » 283 §. I. _Concilio tenuto da Urbano in Bari, e sua morte seguita poco da poi da quella del Conte Ruggiero, e d'altri Principi_ » 296 Cap. IX. _Litigi, ch'ebbe l'Imperador Errico IV con Papa Gelasio II. Investiture date da questo Pontefice a' nostri Principi normanni; e scisma fra Calisto II e Gregorio VIII_ » 302 Cap. X. _Lotario Duca di Sassonia succede nell'Imperio d'Occidente per la morte d'Errico; ed unione di tutte queste nostre province nella persona di Ruggiero Gran Conte di Sicilia, per la morte di Guglielmo Duca di Puglia_ » 308 Cap. XI. _Leggi longobarde e feudali ritenute da' Normanni. Le discipline risorgono nel Regno loro per gli Monaci Cassinensi, e per gli Arabi in Salerno_ » 312 §. I. _Prime raccolte delle leggi longobarde; e loro Chiosatori_ » 318 §. II. _Le discipline risorgono fra noi per opera de' Monaci Cassinensi_ » 326 §. III. _Della Scuola di Salerno famosa a questi tempi per lo studio della filosofia e della medicina introdotte quivi dagli Arabi_ » 329 Cap. XII. _Politia ecclesiastica di queste nostre province per tutto l'undecimo secolo, insino a Ruggiero I Re di Sicilia_ » 344 §. I. _Monaci, e beni temporali_ » 349
LIBRO UNDECIMO
§. I. _Investitura d'Anacleto data a Ruggiero I Re di Sicilia_ » 375 Cap. I. _Papa Innocenzio II collegatosi coll'Imperador Lotario move guerra al Re Ruggiero. Il Principe di Capua, ed il Duca di Napoli s'uniscono con Lotario, sono disfatti, e Ruggiero occupa i loro Stati_ » 378 §. I. _Lotario cala la seconda volta in Italia; ed abbatte le forze di Ruggiero_ » 389 Cap. II. _Ritrovamento delle Pandette in Amalfi; e rinovellamento della giurisprudenza romana, e de' libri di Giustiniano nell'Accademie d'Italia_ » 394 Cap. III. _Il Re Ruggiero prosiegue la guerra con Innocenzio: morte d'Anacleto, seguita poco da poi da quella di Lotario Imperadore, e di Rainulfo Duca di Puglia: Ruggiero ricupera le città perdute; e tutte queste province col Ducato napoletano al suo Imperio si sottomettono. Innocenzio è fatto prigione, e pace indi seguita tra lui, e 'l Re, al quale finalmente concede l'investitura del Regno_ » 405 §. I. _Il Ducato napoletano, Bari, Brindisi, e tutte le altre città del Regno si sottomettono al Re Ruggiero_ » 419 Cap. IV. _Il Regno è stabilito, e riordinato con nuove leggi ed Ufficiali_ » 427 Cap. V. _Delle leggi di Ruggiero I Re di Sicilia_ » 440 §. I. _Delle leggi feudali particolari del Regno_ » 459 Cap. VI. _Degli Ufficj della Corona_ » 464 §. I. _Del Gran Contestabile_ » 467 §. II. _Del Grand'Ammiraglio_ » 471 _Delle leggi navali_ » 480 §. III. _Del Gran Cancelliero_ » 484 §. IV. _Del Gran Giustiziero_ » 495 §. V. _Del Gran Camerario_ » 499 §. VI. _Del Gran Protonotario_ » 504 §. VII. _Del Gran Siniscalco_ » 512 Cap. VII. _Spedizione di Ruggiero in Affrica; sue virtù, e sua morte_ » 516 §. I. _Coronazione di Guglielmo I, e morte di Papa Eugenio e dell'Imperador Corrado, a cui succedette Federico Barbarossa_ » 522
FINE DELL'INDICE.
NOTE:
[1] Putean. l. 4, Ab. de Nuce in Chron. Ostiens. lib. 1 cap. 61.
[2] Por. lib. 6 de Admin. Imp. cap. 26.
[3] Luitprand. l. 4. c. 6.
[4] Ostiens. l. 1. c. 61.
[5] Anon. Saler. part. 7. num. 2.
[6] Frisigens. l. 1. c. 19.
[7] Anon. Salern. part. 7 num. 1.
[8] Anonim. Salern. part. 7 num. 1. Luitprand. l. 6 c. 6.
[9] Chiocc. in Indic. t. 1. Reg. Jurisdict.
[10] V. Dupin. Eccl. disciplin. dissert. ult.
[11] Frisingen. l. 6 c. 17 et c. 24. Radevic. l. 1 c. 6.
[12] V. Struv. hist. Juris Publ. c. ult. §. 2.
[13] Goldast. Const. Imp. Tom. uno, pag. 215 seqq. tom. 3 pag. 303, seqq.
[14] Ab. de Nuce in not. ad Chron. Ostien. l. 1. cap. ult. in fin.
[15] Anon. Salernit. pag. 7 num. 2.
[16] Anon. Salern. p. 7.
[17] Capac. Forast.
[18] Pellegr. in Tumulo Boni Cons.
[19] Anon. Salern. part. 7.
[20] Anon. Salern. part. 7, n. 5. Missamque ab Archiepiscopo Landulfo audierunt, et Corporis, et Sanguinis Domini Nostri Jesu Christi participati sunt. Et sic accepta benedictione a praedicto Sanctissimo Pontifice, Apuliam venerunt.
[21] Anon. Salern. loc. c.
[22] Anon. Salern. part. 7 num. 66.
[23] Sigon. A. 972.
[24] Anon. Saler. part. 7 n. 7.
[25] Anon. Salern. part. 7 num. 10.
[26] Pellegr. in not. ad Anon. Saler. pag. 216. In Archivio Cavensi: Nos Pandulfus Princeps filius b. m. D. Pandulfi Princ. declaro, quod Gisulfus, et Gemma adoptaverunt in filium.
[27] Leggesi questo Carme presso Pellegr. loc. cit. pag. 223.
[28] Leggesi questa investitura presso Ciarlant. nel Sannio, pag. 241. Concedimus et confirmamus tibi supranominato Landulfo Comiti dicto fratri nostro et haeredibus tuis praedictam civitatem Iserniae cum omnibus castellis, etc. ad avendum et possidendum et fruendum et dominandum vos et haeredibus vestris.
[29] Tiraq. de nobilit. cap. 32 num. 10. V. Alex. ab Alex. dier. gen. V. Sirm. in Sidon. tom. 1 in praefat.
[30] V. Knipschild. de Fideicom. c. 1 num. 20.
[31] Erchemp. num. 26.
[32] Erchemp. num 27 et 67.
[33] Ostiens. lib. 1 cap. 49.
[34] Lib. 2. cap. 15.
[35] Pellegr. de Stem. Princ. Long. p. 287.
[36] In Auctuar. ad Ostiens. lib. 4 cap. 75.
[37] Aloys. Lellus in Elencho privilegiorum Archiepiscopalis Ecclesiae Montis Regalis, num. 4.
[38] Ostiens. l. 2 c. 35.
[39] V. Ammirat. Fam. Napol.
[40] Freccia de Subfeud. pag. 24.
[41] V. Dufresne in Glos. v. Cognom.
[42] V. Mabillon de Re Diplom. l. 2 c. 7.
[43] Pellegr. in Stem. Princ. Capuae.
[44] Sigon. A. 980.
[45] LL. Long. lib. 3 1, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44.
[46] Goldast. Tomo uno, pag. 225, 226. Tom. 3, pag. 305.
[47] Baron. A. 981 n. 4.
[48] V. Pellegr. part. 7 ad Anon. Salern.
[49] Pellegr. part. 7. Anon. Salern.
[50] Lib. 2 cap. 2.
[51] Pellegr. loc cit. pag. 222.
[52] Pellegr. in Stem.
[53] Sigon. A. 982.
[54] Pellegr. in Stem.
[55] Sigon. A 982.
[56] Otho Frisingens. lib. 6 c. 25.
[57] Gofridus Viterb. par. 17 de Ott. 2.
[58] Blond. hist. Rom. dec. 2 lib. 3.
[59] Sigon. de Reg. Italiae, lib. 7.
[60] Rob. Tuitensis lib. 2. cap. 24.
[61] Leo Ostiens. lib. 2 cap. 24.
[62] In Chronic. lib. 4.
[63] Leo Ostiens. lib. 2 cap. 50.
[64] Guill. Appul. lib. 1.
[65] Ostiens. lib. 2 cap. 50.
[66] Nicetas in Man. lib. 2.
[67] Pellegr. Castigat. in Chron. Lupi Protosp.
[68] Apud Pellegr. in Cast. p. 81.
[69] Chron. Anon. Barens. apud Pellegr.
[70] Guil. Appul. lib. 1.
[71] Ostiens. lib. 2 c. 50.
[72] Ostiens. lib. 2 cap. 43.
[73] Ughel. tom. 1. Ital. Sacr. de Episc. Cajet.
[74] Ab. de Nuce ad Ostiens. l. 1 c. 63.
[75] V. Du-Fresne in Not. ad Alexiad. Annae Comnen.
[76] Ab. de Nuce Chr. Ost. l. 1 c. 5.
[77] (Non è da tralasciare la favola rapportata dall'Autore del Frammento Urstisiano tom. 2 pag. 82 di una singolar cagione di morte di questo Imperadore; e tanto maggiormente perchè riguarda il santuario del Monte Gargano, ed una tradizione, che ancor dura in quel luogo. Anno Domini, e' scrive, DCCCCXCI. Otho Rex, peragrata Italia, venit in Montem Gargani, et cognovit a referentibus Angelorum obsequia nocturno tempore ibi esse, nec ullum mortalium velint interesse, cujus causa notitiam cum disposuisset curiosius indagare, Apostolicum convenit super hac re primum. Cui cum Apostolicus consilium suum indidisset, sibi minus placere illum Angelicis ministeriis interesse, parvi pendit consilium Papae, et eo ignorante proficiscitur in Montem Gargani. Ubi dum pernoctaret, inter caetera quae cognovit Sanctorum Mysteria, veniam consequutus est Angelorum, quod temere sacratum locum introierat; tantum ab Angelis prostratus, pro quodam judicio, quod perfecisse debuerat, nec fecit, pro negligentia transverberatus est: Deinde Sanctus Michael jussit eum Romam remeare, statuto sibi die, quo cum vellet invisere. Sicque cruentatus Rex Romam repedavit, et Benedicto Papae cuncta a se visa retexuit. Igitur Rex valido languore tactus, vita decessit, et ab Archangelo receptus, superis est sociatus Anno Domini DCCCCXCIV. Burcardo Struvio Ist. Germ. dis. 13 §. 6 dopo aver rapportato questo Frammento, soggiunge: Sed quis crederet hasce fabulas ob Chronologiam etiam haut convenientem suspectas? Ejusdem farinae sunt nugae quas de Laurentio Martyre, quasi ultore alii fingunt, de quibus Baronius ad annum 983 §. 11).
[78] (Alcuni Scrittori Germani rapportati dallo stesso Struvio loc. cit. §. 8 p. 562 scrissero, che Ottone III quando succedè al Padre, era di età più tenera; e Gobelino Persona non lo fa che puerulus duorum annorum Aet. VI C. L.).
[79] Sigon. An. 984.
[80] Sigon. A. 911.
[81] Ostiens. lib. 2 cap. 15 V. Cam. Pellegr. in Serie Com. Cap. 8. p. 207.
[82] Chron. Saler. apud. Pellegr. in Stem. Princ. Saler.
[83] Lib. 2 tit. 26.
[84] Pellegr. in Stem. Princ. Saler.
[85] Petr. Damian. lib. 1 Epist. 9.
[86] Ostiens. lib. 1 c. 37.
[87] Ostiens. l. 2 c. 57.
[88] Pellegr. in Stem.
[89] Sigon. ad A. 1001.
[90] Sigon. et Baron. ad A. 1002.
[91] Ostiens. l. 2 c. 24.
[92] Antonin. 2 part. tit. 16 cap. 3 §. 4.
[93] Gold. tom. 3 p. 311.
[94] Jordanes in Chronico ex Inn. III in cap. Venerabilem, de Elect. et electi potestate.
[95] Naucl. generat. 31. A. 937.
[96] Honofr. in lib. de Comitiis Imperii.
[97] Cujac. de Feud.
[98] V. Dupin. de antiq. Eccl. disc. dis. 7.
[99] August. Triumphus l. de potest. Ecclesiae, qu. 35.
[100] Leopold. de Jure Imperii c. 3.
[101] Naucl. generat. 34. A. 994.
[102] Card. Cusan. de Concor. Cact. l. 3 c. 4.
[103] Guicc. hist. l. 7.
[104] V. Pellegr. in Append. pag. 300 et igne cremavit eam.
[105] Lib. 1 l. 36, 37 de homicid. lib hom. l. 4 de Parricid. lib. 2 l. 16 de prohib. nupt. V. Struv. hist. jur. Germ. §. 15.
[106] Sigon. ad A. 1013.
[107] Goldast. tom. 3 p. 311, 312.
[108] Ostiens. l. 2 c. 31. A. 1014.
[109] Luitpr. l. 6 c. 21.
[110] Ivo in Pannom. l. 8 c. 156.