Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3
Part 24
Si videro ancora a questi tempi in Francia sorgere altre riforme sotto altre Regole, donde poi vennero a noi. Due Gentiluomini di Vienna, Gastone e Girondo, avendo votate le lor persone, e le lor facoltà al soccorso di coloro, ch'erano assaliti dall'infermità della risipola, ovvero fuoco sacro, che andavano ad implorare l'intercessione di S. Antonio in Vienna, diedero principio all'istituzione dell'Ordine di S. Antonio, composto da principio di alcuni laici, e poi di Religiosi, i quali fecero professione della Regola di S. Agostino. L'anno 1098 Roberto Abate di Molesmo si ritirò in Cistella nella diocesi di Scialen sopra Saona con alcuni Religiosi, in numero di ventuno; vi fondò un monastero, e vi lasciò alcuni Religiosi, i quali vi restarono da poi ch'e' fu ritornato in Molesmo. Questa riforma fu approvata nell'anno 1100 dal Papa; e Stefano Ardingo pose nell'anno 1100 la prima mano alla perfezione di quest'Ordine, che divenne floridissimo.
Ma presso di noi rilusse assai più nel principio del seguente secolo intorno l'anno 1134 sotto Ruggiero I Re di Sicilia una nuova riforma dell'Ordine di San Benedetto, il cui autore fu _Guglielmo da Vercelli_. Questi fu il fondatore dell'Ordine de' _Frati di Monte Vergine_, il quale per la fama della santità della sua vita fu molto caro al Re Ruggiero, ed a Giorgio d'Antiochia suo Grand'Ammiraglio, ed usando spesso nella Corte del Re per li bisogni de' suoi Frati, era da molti Cavalieri della Casa reale stimato e riverito per Santo. Ruggiero perciò favorì il suo Ordine, ed arricchì molto il monastero novellamente da lui fondato in Monte Vergine, non molto da Napoli lontano. Giovanni di Nusco Frate del suo Ordine, che visse a' suoi tempi, e che scrisse la vita del Santo, la quale secondo testifica Francesco Capecelatro[438], scritta in carta pecora con caratteri longobardi si conserva nell'Archivio del monastero di Monte Vergine, porta un privilegio spedito dal Re Ruggiero in Palermo alli 8 di dicembre dell'anno 1140, nel quale il Re per la salute dell'anima del Conte Ruggiero suo padre, per quella della Regina Adelaida sua madre, e di Albiria sua moglie, concede a' Frati di Monte Vergine la Chiesa di S. Maria di Buffiana, confermando loro parimente per la stessa scrittura, tutti i poderi e le rendite, che allor teneano, e tutte quelle che per l'avvenire fossero loro concedute; il qual privilegio è sottoscritto in nome del Re dal Principe Guglielmo suo figliuolo. Crebbe in decorso di tempo l'Ordine, e nella strada del Seggio di Nilo fu eretto un nuovo monastero con chiesa, la quale fu da poi ampliata dal famoso e celebrato Giureconsulto Bartolomeo di Capua, e dove al presente giacciono l'ossa dell'altro nostro famoso Giureconsulto Matteo degli Afflitti.
Ma egli è ben da notare, che queste riforme dell'Ordine di S. Benedetto nacquero per lo rilasciamento della disciplina ed osservanza regolare cagionato dalle tante ricchezze, che corruppero ogni buono costume. Ma chi crederebbe, che queste istesse riforme fondate principalmente sopra il disprezzo de' beni mondani, fossero state cagioni di maggiori acquisti all'Ordine monastico di beni temporali? I creduli devoti edificati dalla vita austera de' primi fondatori, e presi dalla loro santità, e da' miracoli, che se ne contavano, non guari tardarono a profondere i loro beni, con farne amplissime donazioni alle Chiese, e a' nuovi monasterj, che s'andavan ergendo; tanto che in decorso di tempo si videro le loro ricchezze non inferiori a quelle de' primi come si vide chiaro ne' Certosini, ne' Frati di Monte Vergine e ne' Camaldolesi ancora; onde bisognava riformare la Riforma ed in cotal maniera rimasero i primi acquisti, e sempre più se ne facevano de' nuovi. E non senza stupore fu veduto ne' seguenti secoli, che sursero nuovi Ordini fondati cotanto in questo disprezzo de' beni mondani, che perciò presero il nome di _Mendicanti_, a tre voti aggiungendo il quarto di vivere in mendicità e d'elemosine; e pure scorgendosi, che questa austerità gli accreditava tanto presso i Popoli che gli invogliava maggiormente ad arricchirgli, per non mandar a voto i loro desiderj, si trovò modo di rendergli capaci di nuovi acquisti, onde in decorso di tempo le quattro Religioni Mendicanti si videro in tanta ricchezza, che cagionando rilasciamento, bisognò pensare a nuove riforme. Ma che pro? i _Domenicani Riformati_ per qualche tempo si mantennero, ma dapoi tornarono a quel di prima. Da' Carmelitani ne surse negli ultimi secoli una più austera riforma di _Carmelitani Scalzi_, che ne' primi loro instituti non professavano altro che mendicità, ed un totale abborrimento de' beni temporali; ma dapoi si trovò modo di rendergli capaci di successione, d'eredità e d'ogn'altro acquisto, tanto che presso di noi crebbero le loro ricchezze in quel grado che oggi ognun vede. Ma quello che supera ogni credenza si è il vedere, che a' tempi del Pontefice Paolo IV surse un nuovo Ordine di _Chierici Regolari_ chiamato ora de' _Teatini_, i quali non pure doveano vivere poveri e mendici, ma per loro istituto, quasi emulando gli altri Ordini fondati nella mendicità, ed aggiungendo maggiori rigori, fu loro proibito che non potessero nemmeno andar limosinando; ma considerando che i gigli del campo, e gli uccelli dell'aria, senza nè filare, nè in altro modo travagliarsi vivono e vestono, così essi dovessero totalmente abbandonarsi nella Divina Providenza, la quale siccome provede a quelli, avrebbe anco di loro presa cura e pensiero: e pure niente tutto ciò ha giovato; perchè non sono mancati chi correndo loro dietro, abbian voluto con larghe donazioni ed eredità arricchirgli quasi a lor dispetto; ma essi niente curandosi di quest'oltraggi, non han ricusato riceverle; e si è trovato ancor modo di rendergli capaci di legati e di successioni, in guisa che le loro ricchezze sono giunte a segno, che presso noi hanno innalzati edificj cotanto magnifici e stupendi, che le loro abitazioni non sembrano più monasterj ma castelli, e s'han posto addietro i più superbi palagi ed edificj delle più illustri città del Mondo.
Vi furono in questo secolo, e nel seguente molte altre occasioni, onde l'Ordine ecclesiastico fece grandi acquisti. La principale fu la Milizia di Terra Santa; fu veramente cosa da stupire il vedere, quanto fossero accesi gli animi, non pure delle persone volgari, ma de' Principi stessi per queste spedizioni: la divozion, che s'avea de' luoghi santi e sopra ogn'altro di que' di Gerusalemme, fu così intensa, che non curando nè disagi, nè pericoli, s'esponevan a viaggi lunghissimi, pieni d'aguati e di ladroni: le asprezze, li rigori e le astinenze che soffrivano, riuscivano loro di piacere; e narrasi[439], che Folco Conte di Angiò andò fino a Gerusalemme, per farsi quivi flagellare da due suoi servidori, con la fune al collo davanti al Sepolcro di Nostro Signore. Può ciascun immaginarsi da ciò, quanto fosse intenso il fervore di andare, o di contribuire all'acquisto di que' Santuarj, e vindicargli dalle mani degl'Infedeli. Non si teneva conto delle robe, delle mogli, e de' figliuoli; ma i mariti ed i padri, abbandonando ogni cosa, e vendendo quanto avevano, s'ascrivevano a questa milizia, e passavano il mare; nel che fra noi si distinsero sopra tutti li Pugliesi ed i Calabresi, i quali sotto Boemondo e Tancredi, abbandonando le loro case, gli seguirono; anzi le donne stesse, senz'aver riguardo a' proprj figliuoli, vendevano i beni lor rimasi, per sovvenire alla guerra. I Pontefici romani, ed i Vescovi delle città, per mezzo dei loro Brevi, ricevevano sotto la loro protezione le case ed i negozj de' _Crocesignati_, e questo apportò alle loro Chiese quell'accrescimento, che suol apportare l'esser Tutore, Curatore, o Proccuratore di vedove, pupilli e minori; nè il Magistrato secolare poteva più difendere alcuno per lo terrore delle scomuniche, che a questi tempi si adoperavano senza risparmio. S'aggiunse ancora, che Eugenio III costituì, che ogni uno potesse per questa pietosa impresa alienare eziandio i Feudi; e se il padrone diretto non voleva egli riceversegli, potessero, anche contro il voler suo, esser pigliati dalle Chiese, il che aprì la strada d'acquistare molto largamente.
Avvenne anco, che li Pontefici romani si valsero delle armi preparate per Terra Santa a qualche impresa, con che augumentarono il temporale della Chiesa romana; ed anche li Legati ponteficj, e li Vescovi dei luoghi dove le suddette armi si congregavano per unirsi a far viaggio, sì valsero di esse per diversi aumenti della temporalità delle loro Chiese. Ma sopra ogni altro crebbero gli acquisti, perchè fu introdotto, che chi non poteva andar di persona alla sacra guerra, per disciogliersi forse dal voto fatto pagava in denari l'importar della spesa del viaggio, e con ciò non solo veniva sciolto dal voto fatto, ma ne otteneva anche indulgenze, ed altre concessioni, e s'avea come se personalmente vi fosse andato. Le offerte e raccolte, che perciò si facevano, importavan molta quantità di denari cavati da' fedeli, e più assai dalle donne, e da altri, ch'erano inetti a servire alla guerra in propria persona. Questo denaro non tutto si spendeva per la guerra; di qualche cosa ne partecipò senza dubbio qualche Principe; ma notabile parte ancora restò in mano de' Prelati, laonde le cose ecclesiastiche fecero molto aumento.
Da ciò ne nacque una nuova spezie d'Ordini regolari, e furono questi gli Ordini militari; la qual cosa se ben nuova, vedendosi istituite religioni per sparger sangue, fu però ricevuta con tanto ardore, che in brevissimo tempo si videro in gran numero, ed acquistare grandi ricchezze. Il primo fu quello di S. Giovanni di Gerusalemme, ovvero degli _Spedalieri_, stabilito per ricevere i Pellegrini, che andavano in quella città. Il secondo fu quello de' _Templarj_ istituito l'anno 1118, l'impiego de' quali era di provvedere alla sicurezza de' Pellegrini, combattendo contro coloro, che a' Pellegrini eran molesti. L'ultimo fu l'Ordine de' _Teutonici_, li quali facevano professione di soddisfare all'uno, e all'altro di questi impieghi; e quanto questi Ordini crescessero in ricchezza, e spezialmente gli Spedalieri, ed i Teutonici, è a tutti palese.
A loro imitazione sursero poi quelli di _S. Giacomo_ e di _Calatrava_, li quali furono istituiti in Ispagna per li pellegrinaggi a S. Giacomo di Galizia; e per occasion consimile si videro altri Ordini in altri paesi. Il fervore così intenso, che s'avea a questi tempi di questi nuovi Santuarj, intiepidirono alquanto la divozione, che prima s'avea più fervorosa, di quello di Monte Cassino, e dell'altro del Monte Gargano; ma crebbe però quello di S. Niccolò di Bari, per essere a questi tempi, come nuovo, più degli altri frequentato.
Furono ancora a questi tempi scoverti altri modi per dar accrescimento assai notabile a' beni ecclesiastici. Il riveder bene la materia delle _Decime_; lo stabilire le _Premizie_, ed il diritto delle _Sepolture_; ed il ricever ogni cosa da qualunque sorta di persone. Le Decime da volontarie rendute già necessarie, quando non si pagavano, erano per via di censure con molta acerbità esatte: e fu stabilito, che si pagassero non solo le _Prediali_ de' frutti della terra, ma le _Miste_ ancora, cioè de' frutti degli animali; ed ancora le _Personali_, della industria e fatica umana. Ed in decorso di tempo Alessandro III determinò intorno l'anno 1170 che si procedesse con scomuniche per far pagare interamente le Decime de' molini, peschiere, fieno, lana, e delle api; e che la Decima fosse d'ogni cosa pagata prima, che fossero detratte le spese fatte nel raccogliere li frutti; e Celestino III nel 1195 statuì, che si procedesse con scomuniche per far pagar le Decime non solo del vino, grano, frutti degli alberi, delle pecore, degli orti, e delle mercanzie, ma anche dello stipendio de' soldati, della caccia, ed ancora dei molini a vento; e tutte queste cose sono espresse nelle _Decretali_ de' Pontefici romani. Ma a' Canonisti ciò nemmen bastò, e passarono più oltre, dicendo che il povero è obbligato a pagar la Decima di quello, che accattando trova per elemosina alle Porte; e che la meretrice sia tenuta pagar la decima del guadagno meretricio, ed altre tali cose, che il Mondo non ha mai potuto ricevere in uso.
Alle Decime aggiunsero le _Primizie_ le quali furono primieramente instituite da Alessandro II, imitando in ciò la legge mosaica, nella quale furono comandate a quel Popolo: la quantità di esse da Mosè non fu stabilita, ma lasciata in arbitrio dell'offerente: li Rabbini da poi, come testifica S. Girolamo, determinarono, che non fosse minore della sessagesima, nè maggiore della quarantesima; il che fu ben imitato dai nostri nel più profittevol modo, avendo statuito la quarantesima, che si chiamò poi il _Quartese_.
Non minori emolumenti si ritraevano dalle _Sepolture_, e dall'altre funzioni ecclesiastiche: prima le Decime erano pagate a' Curati per l'amministrazione dei Sacramenti, per le sepolture e per altre loro funzioni, onde per questi ministerj non si pagava cos'alcuna; ma poi qualche persona pia e ricca donava, se gli piaceva, per la sepoltura de' suoi qualche cosa, e passò così innanzi quest'uso, che la cortesia fu convertita in uso, e s'introdusse anche in consuetudine il quanto si dovesse pagare. Si venne poi alle controversie, negando li secolari di voler pagare cos'alcuna, perchè perciò pagavano le Decime, e gli Ecclesiastici negavano di voler far le funzioni, se non si dava loro quello, ch'era in usanza. Innocenzio III poi nell'anno 1200 stabilì, che gli Ecclesiastici facessero le funzioni, ma dopo quelle fossero i Secolari con censure forzati a servare la lodevole consuetudine di pagar quello, ch'era solito.
Fu introdotta ancora un'altra novità contra i Canoni vecchi, la qual giovò molto per l'acquisto di maggiori ricchezze: era proibito per li Canoni di ricever cos'alcuna per donazione o per testamento dai pubblici peccatori, da' sacrileghi, da chi era in discordia col fratello, dalle meretrici, ed altre tali persone: furono levati affatto questi rispetti, e ricevuto indifferentemente da tutti; anzi appunto li maggiori e più frequenti legati e donazioni erano di meretrici, e di persone, che per disgusti co' suoi, lasciavano alle Chiese. In cotal guisa i Pontefici romani usavano ogni diligenza per ajutare gli acquisti, e di conservare l'acquistato; al che per proprio interesse tutto l'ordine ecclesiastico non solo acconsentiva, ma colla penna e con le prediche dava mano ed inculcava.
FINE DEL LIBRO DECIMO
STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
LIBRO UNDECIMO
Ruggiero, che da qui a poco lo diremo I Re di Sicilia e di Puglia, avendo con tanta celerità, e senza richiederne investitura dal Papa, preso il possesso di queste nostre province, alle quali per la morte di Guglielmo senza figliuoli era succeduto, esacerbò in maniera l'animo d'Onorio, che non fu possibile, nè con Legazioni, nè con offerte che gli si fecero della città di Troja, placarlo; nè finalmente il timore di perdere Benevento, potè rimoverlo. Egli scomunicò Ruggiero tre volte[440]; e vedendo che questi fulmini erano infruttuosamente lanciati, si rivolse alle armi temporali; e per maggiormente accalorare la spedizione, che intendeva fare contro questo Principe, portossi immantenente in Benevento, ove incoraggiò molti a prender l'armi per vendicarsi dell'offesa, che riputava aver ricevuta; e quelle già ragunate, l'affretta a tutto potere verso la Puglia, ove Ruggiero col suo esercito erasi accampato. Ma questo accorto Principe scorgendo, che l'armata del Papa era composta di truppe somministrategli da alcuni ribellanti Baroni, e che (siccome l'ira e lo sdegno d'Onorio) non poteva lungamente durare in quell'unione, non gli parve d'usargli ostilità, ma schivando ogn'incontro, lasciò passar quell'està senza combattere. Nel cominciar dell'inverno si dileguò tosto quell'unione, e restò il Papa senza gente; quindi abbandonando l'impresa tosto in Benevento tornossene. Ruggiero che non voleva con lui brighe, gli fece richieder di nuovo la pace, ed abboccatisi insieme presso Benevento sopra un ponte che fecero drizzare nel fiume Calore, fu quella subito conchiusa nel principio di quest'anno 1128[441], ed i patti furono, che Ruggiero, siccome i suoi predecessori aveano fatto, giurasse fedeltà al Papa, con promettergli il solito censo; ed all'incontro Onorio gli desse l'investitura del Ducato di Puglia e di Calabria, secondo il tenore dell'altre precedenti, siccome fu eseguito[442]. Riuscì cotanto profittevole per la Chiesa romana questa pace, che ribellandosi poco da poi i Beneventani, Ruggiero, che con buona armata si trovava nella Puglia, tosto v'accorse, e ridusse quella città nell'ubbidienza della Chiesa.
Ma questo Principe avendo con tanta sua gloria composte le cose di queste province, ed acquistata l'amicizia del Pontefice Onorio, ritirossi in Palermo; e vedendosi per tante prosperità e benedizioni Signore di tante province, reputò mal convenirsi più a lui i titoli di Gran Conte di Sicilia, e di Duca di Puglia; ma un più sublime di Re doversene ricercare. Al che diede maggiori stimoli Adelaida sua madre, la quale essendo stata moglie di Balduino Re di Gerusalemme, ancorchè da poi ripudiata, riteneva il titolo Regio, ed alla conquista di quel Regno istigava il figliuolo Ruggiero, che movesse l'armi; aggiungendosi ancora il riflettere, che coloro, i quali anticamente aveano dominata la Sicilia, con titolo di Re aveanla signoreggiata[443]; stimò dunque prender questo titolo, ed avendo costituita Palermo capo del Regno, Re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua, volle chiamarsi; ed in cotal guisa da' suoi sudditi per Re salutato, ne' diplomi e nelle pubbliche scritture questi furono i titoli, che assunse: _Rex Siciliae, Ducatus Apuliae, Principatus Capuae_. Quindi il Fazzello narra, che nel mese di maggio dell'anno 1129, correndo allor il costume che i Re dalle mani de' loro Arcivescovi ricevessero la Corona e l'unzione del sacro olio, si facesse egli in Palermo in presenza de' principali Baroni, di molti Vescovi ed Abati, e di tutta la Nobiltà e Popolo, coronare per Re di Sicilia, e di Puglia da quattro Arcivescovi, da quelli di Palermo, di Benevento, di Capua e di Salerno: il che non poteva essere più legittimamente, e con più avvedutezza, e con maggior celebrità fatto. Altro non si ricercava perchè Ruggiero a tal sublimità s'innalzasse, e legittimamente il titolo di Re ricevesse. Al volere del Principe concorreva ciò che principalmente, anzi unicamente sarebbe bastato, cioè la volontà de' Popoli, che lo acclamarono, la quale prima d'essersi introdotta la cerimonia di farsi ungere e coronare da' Vescovi, era riputata sufficientissima. Così fu da noi altrove osservato, che Teodorico Ostrogoto fu gridato Re d'Italia, e così gli altri Re longobardi. I riti e le cerimonie furon sempre varie, siccome le Nazioni, alcune usavano innalzare l'eletto sopra uno scudo; altre si servivano dell'asta, ed altre d'altro segno[444].
Ma trovandosi ora introdotto il costume, che questa celebrità si faceva per mano de' Vescovi, li quali ponevano all'eletto la Corona sul capo e l'ungevano coll'olio sacro: non fu trascurato in quest'occasione da Ruggiero; poichè essendo stato egli acclamato Re, oltre della Sicilia, anche del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua e di Salerno, che abbracciava queste nostre province, furono perciò adoperati que' quattro Arcivescovi, a' quali per antica usanza s'apparteneva d'ungere e coronare i loro Principi; i quali rappresentando per le loro province, delle quali erano Metropolitani, tutta la Sicilia, e tutta questa nostra cistiberina Italia, venivan a coronarlo quasi di quattro Corone in un istesso tempo, cioè l'Arcivescovo di Palermo per la Sicilia, ed i nostri tre Arcivescovi per tutte quelle province, che anticamente eran comprese ne' Principati di Benevento, di Capua e di Salerno: il che non si fece senz'esempio, poichè avevano potuto osservare che gli altri Re solevano di tante Corone coronarsi di quanti Regni essi aveano; nè perciò da un solo Vescovo, ma da più era solito farsi incoronare, siccome Hinemaro Vescovo di Rems narra della coronazione di Carlo il Calvo fatta a Metz nell'anno 869.