Istoria civile del Regno di Napoli, v. 2
Part 3
Ciò che narra costui, che i Longobardi usciti da Benevento stendessero il loro Imperio per tutta Italia, ben si vede esser favoloso, e contrastare a tutta la istoria, dalla quale abbiamo, che usciti dalla Pannonia sotto Alboino, i primi acquisti furono nella provincia di Venezia, e da poi tratto tratto nella Liguria, nell'Emilia, nella Toscana e nell'altre province. Favola eziandio è ciò, che dice della _Città nova_, la quale molto tempo dopo la venuta d'Alboino in Italia, cioè ducento anni appresso, fu da Arechi per timor de' Franzesi costrutta, come diremo a suo luogo. Ma ciò, che questo Autore narra de' Longobardi, che sotto Narsete si ricovrarono in Benevento, non è certamente favoloso; poichè, da quel che si è di sopra narrato, è costantissimo, che Narsete, prima dell'invito fatto ad Alboino, e della universal loro trasmigrazione, in quasi tutte le sue guerre soleva valersi in Italia de' Longobardi; nè fu questa la prima volta, che furono da lui chiamati: gli ebbe ausiliari nella guerra contro a Totila, e siccome dice Varnefrido, avvegnachè dopo aver riportata quella vittoria, carichi di molti doni, fossero stati rimandati alle proprie stanze, in tutto il tempo però, che possederono la Pannonia, furon sempre in aiuto de' Romani; onde è molto probabile, che quantunque Narsete gli licenziasse, non però tutti ritornassero alle paterne case: ma che intorno all'anno 552 ovvero 553 molti di essi, ritenuti dall'amenità del paese, in Italia si fermassero, ed a guisa di predoni andassero vagando ora in questo, ora in quell'altro luogo, del che Procopio ancora rende testimonianza; e che in fine spontaneamente, o pure per comandamento di Narsete per tenergli in freno, e per impedire que' disordini, che l'andar così dispersi cagionava, fosse stata loro assegnata per abitazione la città di Benevento; e che poi nell'anno 561 l'avessero occupata, nella qual azione avessevi avuta la principal parte Zotone lor Capo. Così da quest'anno potremo dire con l'Ostiense, che cominciassero i Longobardi a dominar Benevento sotto Zotone, perchè infino all'anno 891, nel quale furon discacciati dai Greci, corsero appunto trecento trenta anni: ma non già, che in questi tempi si fosse instituito il Ducato, e che quando la dominazione de' Greci era in questa provincia vigorosa e potente, avessero quei pochi Longobardi potuto ridurre il Sannio in forma di Ducato, e stabilirvi Zotone per Duca. Per accordare poi gli anni del Ducato, che Varnefrido dà a Zotone, colla serie de' fatti, e cronologia degli altri Duchi successori tenuta da quest'istesso Scrittore, bisognerà porre per primo anno di questo Ducato l'anno 571, cioè, quando essendo entrato già Alboino in Italia, e conquistate più province, fatti più audaci que' Longobardi ch'erano in Benevento, scossero apertamente il giogo de' Greci, e ribellandosi da loro, avessero occupata la regione convicina, e n'avessero poi in questo anno 571 creato Zotone della lor propria gente Duca, il quale per così oscuro principio avesse cominciato a governargli. Venuto poscia Autari ad invadere la nostra _Cistiberina_ Italia, ed avendo al suo dominio sottoposta l'intera provincia del Sannio, trovando Benevento occupato da' Longobardi, i quali ubbidivano a Zotone lor Duca, ne confermò a costui il governo, e fattolo tributario, come furono in appresso tutti i Duchi di Benevento a' Re Longobardi, lasciò quel Ducato sotto la sua amministrazione; onde avvenne, che presso a' Scrittori il principio del Ducato di Zotone si prese, non dal tempo, che Autari occupò il Sannio, e ridottolo in forma di Ducato, lo commise al suo governo; ma dal tempo, che Zotone cominciò per quegli oscuri principj, e per questo ordine di cose ad avere il governo di Benevento, e di que' Longobardi, che, come narra Porfirogenito, prima l'aveano occupato.
Il Ducato adunque di Benevento da sì bassi e tenui principj ebbe il suo nascimento: qual narrasi, che sortirono ancora le più celebri Repubbliche, ed i più famosi Principati del Mondo: col correr poi degli anni, non pur agguagliò quello di Spoleti e di Friuli, ma di gran lunga superogli, e lo vedremo un tempo occupare quasi tutta l'Italia Cistiberina, anzi verso Settentrione stendere i suoi confini, più di quel che presentemente verso quella parte si stende il nostro Regno. Incominciò da que' pochi Longobardi, che sotto Narsete in Benevento si fermarono; e sopra sì deboli fondamenti pian piano venne da poi ad introdurvisi quella politia e quella forma di governo, che sotto i Duchi successori di Zotone per più secoli si mantenne. Autari fu il primo, che gli diede più stabile e certa forma, e che cominciò a dilatare i suoi confini; imperocchè tutta la provincia del Sannio sottopose egli a questo Ducato; e come vedremo, gli altri Re longobardi suoi successori per mezzo de' Duchi maravigliosamente l'accrebbero. Benevento ebbe la fortuna d'esser capo e metropoli di un tanto Ducato, non per elezione, nè perchè forse nel Regno d'Autari questa città s'innalzasse tanto sopra tutte le altre città di quelle province, che poi dominò, onde forse per questa sua eminenza avesse avuto d'anteporsi a tante altre: vi erano nel Sannio altre città non meno celebri ed antiche, come Isernia, Boiano ed altre; ed assai più ragguardevoli ve n'erano nella Campagna; all'incontro Benevento quantunque a tempo de' Romani fosse stata una delle più celebri Colonie, che avesse quella Repubblica; nulladimeno per le invasioni dei Goti patì sovente di quelle calamità, che soglion nascere da sì strani ravvolgimenti, nè in tempo di costoro riteneva più quella sua antica dignità, anzi sotto il Regno di Totila per aver fatto demolire questo Principe le sue mura[52], si ridusse in istato pur troppo lagrimevole. Fu dunque per certo fato, e per sua prospera fortuna, che Benevento, costituita sede di questo Ducato, si rendesse da poi capo e metropoli delle province a se vicine; ma questo pregio lo venne ad acquistar molto da poi. Ben ne' tempi, nei quali scrisse Varnefrido, avea questa città innalzata la fronte sopra tutte l'altre; ma questo fu due secoli dopo il Regno d'Autari. Per la qual cosa, quando questo Autore, descrivendo le diciassette province di Italia, e collocando nel Sannio Benevento, nomò questa città capo delle province circonvicine, ciò disse avendo riguardo a' tempi, che scriveva, ne' quali la sede di questo Ducato s'era resa amplissima e ricchissima, e Benevento fu innalzato ad esser capo non pur d'una, ma di molte province, come del Sannio, della Campania, della Puglia, della Lucania e de' Bruzj, o in tutto, ovvero in parte, come appresso diremo. Siccome tutto a rovescio, quando questo Scrittore collocò Benevento nel Sannio, ciò non fece riguardando i tempi, ne' quali dominarono i Longobardi, ma tenne presente la vecchia descrizione d'Italia de' tempi degli antichi Sanniti, poichè secondo l'altra più recente di Augusto, come ce n'assicura Plinio[53], Benevento non nel Sannio, ma nella Puglia era collocato; e nelle altre descrizioni seguite appresso, si vide questa città posta dentro a' confini della Campania; ond'è che negli atti di Gennaro, quel Santo Vescovo di Benevento, oggi primo tutelare di Napoli, osserviamo, che patendo egli il martirio sotto Diocleziano, fu al Preside della Campania, cui appartenevasi, commesso quell'affare. E ritroviamo ancora, che Ausonio favoleggiando di coloro, che mutarono sesso, e narrando che in Benevento non avea molto tempo, che un giovanetto divenne femmina, chiamò Benevento città Campana.
_Nec satis antiquum, quod Campana in Benevento_ _Unus epheborum virgo repente fuit._
E per questa ragione nell'Itinerario, che s'attribuisce ad Antonino, il confine della Campania si figge ad Equo Tutico, che secondo l'osservazione di Filippo Cluverio[54], è quella città, che noi oggi volgarmente chiamiamo Ariano, posta più in là di Benevento; come sono le parole dell'Itinerario: _A Capua Equo Tutico M. P. LIV. ubi Campania limitem habet. Caudit M. P. XXI. Benevento M. P. XI. Equo Tutico M. P. XXI._
Nè per altra ragione ancora avvenne, che i Beneventani, come s'è detto, posero più marmi cogli elogi de' Consolari della Campania, siccome altresì facevano i Campani, i Napoletani e le altre città, che dal Consolare della Campania eran governate. Da' quali documenti manifestamente apparisce, per qual ragione l'altro Gennaro pur Vescovo di Benevento, essendo anch'egli intervenuto nel Concilio di Sardica celebrato nell'anno 347, e correndo allora il costume di sottoscriversi i Vescovi col nome della propria città e della provincia, ove quella era posta, si fosse ivi sottoscritto in questa forma: _Januarius a Campania de Benevento_.
Non altrimente fece Varnefrido, quando ci descrisse le diciassette province d'Italia, rappresentandole siccome le ritrovò nella notizia dell'uno e dell'altro Imperio, fatta sotto Teodosio il Giovane intorno l'anno del Signore 440, poichè ne' suoi tempi le province di Italia, ancorchè ritenessero i medesimi nomi presso agli Scrittori, come anche facciamo oggi, che per ostentar erudizione nello scrivere, non pur ricorriamo a' tempi di Teodosio, ma a più alto principio volgendoci, diamo i nomi a ciascuna delle dodici nostre province, che oggi compongono il Regno, secondo erano ne' tempi della libera Repubblica, con nomare i loro Popoli, Sanniti, Lucani, Hirpini, Salentini e simili; nulladimeno era variata in tutto la loro amministrazione, e fu divisa l'Italia in più Ducati, che non furono prima province; onde avvenne, che di quello, che ora è Regno, e che prima non era diviso, che in quattro province, se ne fossero da poi formate dodici, che acquistarono altri nomi ed altri confini, come nel proseguimento di questa Istoria vedremo.
Or ritornando in cammino, l'istituzione di questo Ducato, se si riguardano i suoi bassi principj, fu a caso, non ad arte, in Benevento stabilita, siccome furono non solo tutti gli altri Ducati minori da' Longobardi in diverse città istituiti, ma quel di Friuli ancora, e l'altro di Spoleti; e siccome sogliono essere tutte le altre cose di questo Mondo: che se si riguarda la lor origine, sorte a caso da tenuissimi principj si innalzano al sommo, ove poi giunte, uopo è che retrocedano, ed allo stato di prima ritornino, come portano le leggi delle mondane cose; leggi indispensabili, alle quali l'umana sapienza non vale ad opporsi, nè a darvi riparo. Non è però, che stabilite col correre degli anni le fortune de' Longobardi in Italia, avendo i loro Re scorto, che il perpetuare con lunga serie tanti Ducati, sarebbe tener troppo diviso il loro Regno, non pensassero da poi d'estinguerne moltissimi, e ritener quelli solamente, che potevano più giovare alla conservazione dello Stato. In fatti Varnefrido istesso ne accerta, che a' suoi tempi molti erano estinti, non facendo questo Scrittore ne' seguenti anni della sua istoria menzione d'altri Ducati, se non di quello di Trento, di Turino, di Bergamo, di Brescia e di questi altri tre, che sopra tutti s'estolsero, cioè di Spoleti, di Friuli e questo di Benevento.
Nè egli è fuor di ragione il credere, che questi ultimi tre sopra tutti gli altri si fosse procurato avanzargli, perchè stando così distribuiti, veniva il Regno a conservarsi con più sicurtà, ed a poter estendere assai più oltre i suoi confini: imperocchè essendo situato il Ducato del Friuli all'ingresso dell'Italia, si potesse quindi con maggior prontezza resistere alle incursioni di straniere genti, che tentassero invaderla: dall'altro di Spoleti, collocato in mezzo l'Italia, si potesse con più facilità contrastare a' moti de' Romani e de' Greci, da' quali in Ravenna e in Roma fortificati, venivan sovente con varie scorrerie molestati: ed il terzo di Benevento era posto a reggere l'inferior parte d'Italia, donde si potesse fare argine a' Greci stessi, ed a' Romani, da' quali spesso per questi lati marittimi erano assaliti, ed in continue guerre esercitati. Per la qual cosa Matteo Palmerio[55] accuratamente ci rappresentò la politia e forma del governo de' Re longobardi, quando disse, che avendo costituita la loro Reggia in Pavia, avevano varj Principati per Italia distribuiti, a' quali preponevano i Duchi; fra' quali i più cospicui, e per successione osservati, erano quel di Friuli nell'ingresso dell'Italia, l'altro di Spoleti posto quasi nell'umbilico di quella, ed il terzo di Benevento per regger l'inferior parte della medesima; dappoichè questi tre Ducati furono sempre a' Re sottoposti, e con uno spirito e colle medesime leggi si governavano, formando una sola Repubblica, ed in questa maniera stabiliti si renderon più celebri, e pian piano stendendo i lor confini (nel che sopra tutti gli altri s'avanzò quel di Benevento) poterono lungamente conservare in Italia il dominio de' Longobardi.
Nel registrare i fatti de' Duchi di Benevento noi seguiremo l'ordine de' tempi, e degli anni tenuto dal diligentissimo Pellegrini, come quegli ch'è più accurato di tutti gli altri, eziandio dello stesso Varnefrido; e ponendo noi il principio del Ducato di Zotone nell'anno del Signore 571 non nell'anno 585, come fece Varnefrido, il quale però confessa ancor egli, che il di lui dominio durò anni venti, tempo certamente che è il più sicuro: verremo perciò a mettere il suo fine nell'anno 591 non nel 605 o nel 598 come fa il Sigonio. Laonde quel che questo Scrittore narra del sacco, e della preda di Crotone, che indubitatamente sortì nell'anno 596, non sotto Zotone, ma sotto Arechi suo successore avvenne; donde manifestamente si veggono gli abbagli, che nascono, e de' quali non si avvide l'istesso Sigonio, se si voglia fissare il principio del Ducato di Zotone, com'ei fece, nell'an. 589 poichè il fine del suo Ducato, e la sua morte avrebbe egli dovuto porre nell'anno 609 dopo scorsi li 20 anni, non come fece, nel 598, nel qual anno non ne sarebbon passati più che nove del suo Ducato.
I fatti di Zotone primo Duca di Benevento non meritano commendazione; poichè appena ritornato Autari in Verona, dopo aver sottoposto il Sannio al suo Ducato, e lasciatone a Zotone il governo, ci diede saggi ben chiari della sua rapacità, ed ancora della poca sua religione, per quanto dal seguente fatto si può comprendere. Il monasterio Cassinese, 60 anni prima edificato da S. Benedetto, così per la fama del suo fondatore, come per la santità e dignità de' Monaci, assai celebre al Mondo, aveva tirato a se la munificenza di vari Principi, che con donazioni grandissime avevanlo meravigliosamente arricchito: Zotone uomo avarissimo, co' suoi Longobardi, avido di queste ricchezze, improvvisamente di notte l'assalì, e non contento della preda, e d'averne tolto tutto ciò, che più di pregevole v'era, devasta e getta a terra l'edificio; e mentre i Longobardi sono tutti intenti alla preda, ebbe campo Bonito, che n'era allora Abate, di fuggir con i suoi Monaci in Roma, ove accolti con molta benignità da Pelagio Papa, ed assegnate loro alcune stanze vicino Laterano, quivi si fabbricarono essi un monastero, dove per cento trenta anni si formarono, e rimase intanto quel monastero di Cassino abbandonato per tutto questo tempo, infinochè Petronace ai conforti di Gregorio II, ne prese cura. Costui avendovi ridotti molti Monaci e Nobili, che l'elessero Abate, rifece l'abitazione, e lo restituì alla pristina dignità.
Il sacco di questo monastero non può porsi in dubbio, che da Zotone fu commesso non molto tempo prima della sua morte, verso la fine di quest'anno 589 come quello, che accadde sotto Pelagio Papa, il qual morì nell'anno 590, non molto innanzi che S. Gregorio M. scrivesse i suoi Dialoghi, ne' quali, facendo menzione di questo sacco, lo narra come d'un successo di fresco accaduto[56]; ed è costantissimo, come accuratamente osservò il Baronio, che S. Gregorio scrisse i suoi Dialoghi nell'anno 593, onde si vede apertamente l'errore di Varnefrido, che pone questo fatto nell'anno 605, e l'altro di Sigiberto, che questa devastazione vuol che sia seguita nell'anno 596, non avvertendo il testimonio certissimo di S. Gregorio, e quel che si raccoglie dalla Cronica di Lione Ostiense; ciò che meriterebbe un più lungo discorso, ma supplirà quello dell'Abate della Noce[57], che esaminò con molta diligenza questo punto.
CAPITOLO III.
_Di AGILULFO IV. Re de' Longobardi; e di ARECHI II. Duca di Benevento._
Mentre queste cose accadevano nelle nostre province, Autari non avendo potuto ottener per moglie la sorella di Childeberto Re di Francia, la quale fu da questo Principe sposata a Recaredo Re di Spagna da poi che ebbe costui abbracciata la fede cattolica, e con memorabil esempio discacciato l'Arrianesimo da' suoi Regni; rifiutato dunque Autari da Childeberto, dimandò a Garibaldo Re de' Bajoari la figliuola Teodolinda per isposa: femmina prudentissima, le cui eccelse virtù dovranno sovente rammentarsi in questa Istoria; ed avendola nell'anno 590 sposata in Verona, fu da poi questo Principe intrigato in una nuova guerra co' Franzesi; poichè Childeberto volendo restituirsi nel perduto onore per la sconfitta ricevuta gli anni precedenti, ritornò con potente esercito in Italia, e fu tanto il terrore delle sue armi e le promesse, che molti Duchi longobardi si ribellarono: si diede al suo partito Minolfo Duca di Novara, Gandolfo Duca di Bergamo, e Valsari Duca di Triviggi. Narrasi[58], che in questi tempi, occupata Pavia da Papio Duca de' Franchi, ne avesse questa città preso il nome, che oggi tuttavia ritiene, e fossesi abolito l'antico di _Ticinum_. Ma non fu più felice dell'altre questa impresa de' Franzesi, poichè infestato il loro esercito dal morbo di disenteria, essendosi Autari con suoi Duchi ben munito nelle sue Piazze, i Franzesi, ancorchè per tre mesi andassero vagando per l'Italia, alla fine incrudelendo il morbo, furon astretti ritornare alle paterne case; onde Autari prese il tempo opportuno di far dimandar la pace a Childeberto da Guntrando Re di Francia zio del Re Childeberto, il quale si frappose per trattarla: ma non passò guari, che Autari fu tolto a' mortali, poichè partitosi da Verona per Pavia, gli fu data una bevanda attossicata[59] onde finì la vita in settembre di questo stesso anno 590, dopo aver regnato in Italia poco men che sei anni. I Longobardi intesa la morte del loro Principe, tosto raunati in Pavia, pensarono all'elezione del successore, ed intanto mandarono Ambasciadori a Guntrando, dandogli avviso di questo successo, e insieme a pregarlo, che proseguisse i suoi uficj interposti per trattar la pace con Childeberto suo nipote: ma venutosi all'elezione d'un nuovo Principe, non parendo loro d'averne alcuno, che fosse ben atto a sostener questa dignità, deliberarono, che Teodolinda gli governasse, e a colui ch'ella s'eleggesse per marito fra i Duchi, si conferisse la regal dignità. Fra i Duchi longobardi era allora al Ducato di Torino preposto Agilulfo, Principe di sangue ad Autari congiunto, ed in cui alla bellezza del corpo s'accoppiava anche quella dell'animo veramente regio, e adatto a qualunque governo: Teodolinda fra tanti trascelse costui, che con universal giubilo, stabilite le nozze, fu da tutti per Re proclamato.
Fra le molte e pregiate doti di Teodolinda, non fu riputata la minore in questi tempi, essere stata ella zelantissima della religion cattolica, nella quale era allevata e nudrita, onde ne divenne carissima a S. Gregorio M. il quale le mandò i quattro libri delle Vite de' Santi, che avea composto, siccome quegli, che la conosceva affezionata alla fede di Cristo, non meno che costumatissima ed eccellente in tutte le buone arti; e ancorchè fossero riusciti vani tutti i di lei sforzi per ridurre Autari, suo primo marito, a rinunziare l'Arrianesimo; nulladimeno credè non dover ritrovare in Agilulfo la stessa durezza, non solamente per le sue pieghevoli e dolci maniere, ma molto più per la gratitudine d'averlo al Trono innalzato: abbraccia per tanto Agilulfo la religion cattolica, e seguitando i Longobardi l'esempio del loro Principe, moltissimi di loro detestarono, chi il Gentilesimo, altri l'Arrianesimo, de' quali eran infetti, e renderonsi cattolici; e potè tanto in Agilulfo il zelo di questa religione, che a' conforti di Teodolinda rifece molti monasterj, e molte chiese ristorò, le quali per le passate guerre eran poco men, che distrutte, e donò a quelle molte possessioni, restituendo l'onore e la riputazione a' Vescovi, i quali, quando i Longobardi erano nell'errore del Paganesimo furono in depressione, ed abbietti[60].
§. I. _Di ARECHI II. Duca di Benevento._
Nel Regno di Agilulfo, conforme al conto del Pellegrini, in quest'anno 591 accadde la morte di Zotone Duca di Benevento, celebre più per la sua rapacità e per lo memorabil sacco del monastero Cassinese, che per altro; onde per la costui morte fu dal Re Agilulfo nel Ducato di Benevento eletto Arechi congiunto per consanguinità a Gilulfo Duca del Friuli[61]. Secondo la politia introdotta da Autari nel Regno de' Longobardi in Italia, non solevan questi Duchi levarsi, se non o per fellonia, o per morte; e dopo la morte venne anche ad introdursi, di anteporre a qualunque altro i figliuoli del morto, se il Re gli reputava abili: così veggiamo, che dopo il lungo Ducato di questo Arechi, che durò cinquant'anni, succedè nello stesso Ajone suo figliuolo; e accadendo di morire il Duca senza figliuoli, il Re, o eleggeva altri in luogo suo, ovvero estingueva il Ducato, senza surrogarvi successore. Il che s'osserva essersi cominciato a praticare negli ultimi anni del Regno di questo Principe: ciocchè facevano essi per ragion di Stato, fomentata dall'ambizione de' Duchi, i quali bene spesso tentavan di scuotere il giogo della dipendenza, e rendersi assoluti; onde furon obbligati a pensare di sopprimere, quando potevano, molti di questi Ducati, tanto che pian piano gli ridussero a ben pochi, ritenendo solamente quelli, che potevano, come s'è di sopra osservato, giovare alla maggiore sicurità e custodia del Regno. Tanto maggiormente, che i Re longobardi non meno per le guerre esterne di straniere Nazioni, quanto per quelle, che venivan mosse dai loro proprj Duchi, erano in continue sollecitudini ed angustie, come si è veduto nel Regno d'Autari, e potrà osservarsi in questo d'Agilulfo, il quale dopo avere nell'anno 600 di nostra salute, fatta la pace co' Romani, e dopo avere ristabilita la lega con Teodiberto nuovo Re di Francia, ebbe a combattere coi suoi Duchi, ch'eransegli ribellati, e con memorando esempio sconfitti che gli ebbe, senza che potessero trovar perdono, privò di vita tre di loro, Zangrulfo in Verona, Gandolfo in Bergamo, e Varnecauso in Pavia.
Per questa ragione, mancando per morte o per fellonia alcuno di essi, o procuravan surrogarvi altri, della cui fedeltà ed amore eran ben certi, come fece Agilulfo, quando morto Eoino Duca di Trento, surrogò in quel Ducato Gondoaldo uomo cattolico, ed insigne per la sua pietà[62]: ovvero non curavan darvi successore, siccome avvenne al Ducato di Crema, al quale, morto Cremete senza figliuoli, non se gli diè successore[63].