Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1
Part 12
Quella regione, che al dir di Paolo[344] Warnefrido, per gli ubertosi e piani campi, che intorno a Capua sono, Campania fu detta, ebbe già in varj tempi ora più ristretti, ora più spaziosi confini di quel, ch'oggi non sono. Si distese in alcun tempo dal territorio romano insino a Silaro fiume della Lucania; abbracciava Benevento, e dilatò per altra parte i suoi termini fino ad _Equo Tutico_ oggi appellato Ariano. Fu perciò riputata una delle più celebri ed illustri province d'Italia, e per l'ampiezza e vastità de' suoi confini, e per le molte e preclare città, che l'adornavano, ma soprattutto per Capua, suo capo e metropoli, cotanto chiara, ed illustre; perciò al governo ed amministrazione di questa provincia non furon mandati Correttori, o Presidi, ma Consolari: Magistrato, come s'è detto, se bene inferior al P. P. ed al Vicario di Roma, sotto la cui disposizione reggevasi, era nondimeno ornato di più grandi prerogative di quelle dei Correttori, e de' Presidi. La loro sede era Capua: e fu tanta la stima ed il lor grado appresso gl'Imperadori, che sovente venivan loro indirizzate molte costituzioni, e mandati imperiali.
Costantino il Grande, dopo avere sconfitto e morto Massenzio (che fattosi acclamar in Roma Augusto, per sei anni con vera tirannide avea signoreggiata l'Italia) trionfando in Roma, e sottomettendosi volentieri al suo dominio l'Italia, e tutte l'altre province dell'Occidente, come prima avean fatto le Gallie, la Spagna, e la Brettagna, mentre nell'anno 313 risedeva in quella città, cominciò a ristorar l'Italia dei passati danni, ed a provvedere a' di lei bisogni. Promulgò quivi a tal fine molte utili e salutari costituzioni, che dirizzò al Popolo romano, e che ancor oggi abbiamo nel Codice di Teodosio[345]; ed indi passato in Milano, per mezzo d'altri editti, che pubblicò in quella città, ristabilì, come potè il meglio, le cose d'Italia. Passossene da poi nella Gallia, e nella Pannonia; e quindi fatta la pace con Licinio, nuovamente in Italia si restituì, e nell'anno 315, in Aquileja fermatosi, passò poi in Roma, ed a Milano: e dopo altri viaggi ne' seguenti anni fatti nella Dacia, e nella Gallia, ritornò in Roma nel 319 ove per li seguenti quattro anni si trattenne, nè ad altro intese, se non per mezzo di varj editti a restituire quanto più fosse possibile nell'antica forma le cose di Roma, e d'Italia.
Ma passato da poi in Oriente, e vinto nell'anno 325, e spento Licinio, fattosi già Monarca di tutto l'Imperio, cominciò (secondo che contro la comun credenza prova Pagi[346]) a gettare i fondamenti della nuova Roma; ed ancorchè nel seguente anno 326 tornando in Italia, da Aquileja passasse a Milano, e quindi a Roma, partissi nondimeno da poi da questa città, nè mai più fecevi ritorno, ma nell'Oriente trasferì per sempre la sua sede, dove nell'anno 338 volendo ridurre a fine la gran mole di Costantinopoli, adoperovvi tutta la sua cura e tutto lo studio, consumandovi il resto della sua vita, contento di mirar da lontano le cose di queste nostre parti. Quindi nacque il principio d'ogni male in Occidente, che in progresso di tempo portò la ruina di Roma, e la dissoluzion dell'Imperio. Quindi le tante querele de' Romani: onde Porfirio nel Panegirico a Costantino dirizzato, scongiurandolo gli dice:
_Et reparata jugans moesti divortia mundi_ _Orbes junge pares: det leges Roma volentes_ _Principe te in populos._
Per la qual cagione alcuni lo riputarono più tosto distruttore dell'antica Roma, che facitor della nuova: poichè avendo egli commesso il governo d'Italia ai suoi Ufficiali, cominciò a venir meno ogni buona disciplina: e stando egli lontano, questi abusando l'alta potestà a lor conceduta, si videro in breve declinar le forze ed il vigore di queste nostre province. Lasciò l'amministrazione al Prefetto P., a' Vicarj, e nell'ultimo luogo a' Consolari, a' Correttori, ed a' Presidi, a' quali immediatamente era commesso il governo di ciascuna provincia.
Ebbe l'Italia per Prefetto P. sotto questo Principe nell'anno 321, _Menandro_. Negli anni seguenti 334, 335 e 336, ebbe _Felice_, quegli, che da Preside, che fu di Corsica nell'anno 319 fu poi in quest'anni inalzato da Costantino a cotal sublime dignità. Questi per suo successore ebbe nello stesso anno 336 _Gregorio_, di cui sovente ragiona Ottato Milevitano nei suoi libri. De' Vicarj di Roma, che ressero sotto Costantino, non s'ha altra notizia, se non che d'un tal _Gennaro_, ovvero _Gennarino_[347], nell'anno 320.
Ma de' Consolari di questa nostra provincia di Campagna, è di mestiere che dal lungo obblio, ove fin'ora sono stati sepolti, qui se ne sottragga la memoria.
Il primo Consolare, del quale possa da noi aversi contezza, che sotto Costantino M. avesse immediatamente governata e retta la nostra Campagna, fu _Barbario Pompejano_. Tenne questi, siccome tutti gli altri Consolari di questa provincia, la sua residenza in Capua, la quale n'era capo e metropoli. A costui, che ne fece richiesta, dirizzò Costantino M. nell'anno 333, mentre risedeva nella Tracia e propriamente in Apri: luogo non molto distante da Costantinopoli, quella cotanto celebre e famosa costituzione[348], per la quale s'impone a' Magistrati, che debbiano inchiedere della verità delle preci ne' rescritti ottenuti dal Principe, in guisa che non possano eseguirgli, se l'esposto dalle parti non sia conforme al vero: della quale si compiacque tanto Giustiniano, che volle inserirla anche nel suo Codice[349]. Ciò che poi vollero eziandio imitare i romani Pontefici, inserendola nelle loro decretali[350].
L'altro Consolare della nostra Campagna, che governò sotto questo stesso Principe, fu _Mavorzio Lolliano_, per la testimonianza che ce ne dà Giulio Firmico[351]. A costui dedicò Firmico, sotto l'imperio di Costantino, i suoi libri astronomici, celebrando nella prefazione dell'opera[352] gli alti meriti d'un tal sublime spirito, il quale dopo aver deposte l'insegne di Consolare di Campagna, fu da Costantino innalzato a' più eccelsi onori, dandogl'il governo di tutto l'Oriente e finalmente l'insegne d'ordinario Console; e morto Costantino, fu poi nell'anno 342, sotto Costante, rifatto Prefetto della città di Roma, e sotto Costanzio suo fratello fu anche Prefetto P. d'Italia. Di lui fassi eziandio memoria presso ad Ammiano Marcellino, appo il qual Autore ne' gesti dell'anno 356, si legge anche il di lui elogio[353].
Nè d'altri Consolari di questa provincia, del tempo di Costantino abbiam noi notizia, se non che in un marmo trovato nell'anno 1712, nel tenimento della terra di Atripalda, ov'era l'antica città d'Avellino, si legge la seguente iscrizione, nella quale fassi memoria di un tal _Taziano_, che fu Consolare della Campagna.
TATIANI C. JULIO RUFINIANO ABLAVIO TATIANO C. V. RUFI NIANI ORATORIS FILIO FISCI PA TRONO RATIONUM SUMMARUM ADLECTO INTER CONSULARES JUDI CIO DIVI CONSTANTINI LEGATO PRO VINCIAE ASIAE CORRECTORI TUSCIAE ET UMBRIAE CONSULARI AE MILIAE ET LIGURIAE PONTIFICI VESTAE MATRIS ET IN COLLE GIO PONTIFICUM PROMA GISTRO SACERDOTI HER CULIS CONSULARI CAM PANIAE HUIC ORDO SPLEN DIDISSIMUS ET POPULUS ABELLINATIUM OB INSIGNEM ERGA SE BENIVOLENTIAM ET RELI GIONEM ET INTEGRITATEM EJUS STATUAM CONLOCANDAM CENSUIT.
Questa iscrizione maggiormente conferma ciò, che fu da noi dimostrato, che anche dopo Costantino Magno non fu presso noi affatto abolita l'antica religione pagana, leggendosi quivi, che questo Consolare era del Collegio de' Pontefici, e Sacerdote d'Ercole: dei quali pregi gli Avellinesi non vollero fraudarlo in una sì pubblica iscrizione, riponendogli fra gli altri suoi titoli, come furon quelli di Correttore della Toscana, di Consolare dell'Emilia, e della nostra Campagna. La Toscana fu pure provincia Correttoriale, e la sede de' Correttori era Fiorenza, siccom'è manifesto da più leggi del Codice Teodosiano: di che è da vedersi Giacomo Gotifredo; onde ben si legge nel marmo _Correctori Tusciae_.
Nè di Costantino si leggono nel Codice di Teodosio altre costituzioni dirizzate ad altri Consolari della nostra Campagna. Non mancan però in quello altri suoi editti indirizzati al Prefetto Pretorio d'Italia, o al Vicario di Roma, a' quali non solamente la cura delle diocesi a lor commesse generalmente s'incarica, ma particolarmente per questa provincia in più sue leggi altri particolari provvedimenti si danno.
Tolto intanto a' mortali nel mese di Maggio dell'anno 337 questo Principe, le cui alte e magnanime imprese gli portaron il soprannome di Grande, succedè all'Imperio d'Occidente _Costante_ suo figliuolo, al quale nella divisione fatta cogli altri fratelli toccò l'Affrica, e l'Illirico, la Macedonia, la Grecia, e l'Italia, ed in conseguenza queste nostre province. Per tal cagione molte costituzioni si leggono di questo Principe nel Codice di Teodosio, che riguardan il governo di quelle, e particolarmente della Campagna; e se non sappiamo quali Consolari avesse questa provincia sotto Costante, si veggon però sue leggi, per le quali appare aversi presa di essa particolar cura e pensiero. Di questo Principe è quella legge registrata nel suddetto Codice sotto il titolo _de Salgamo_, letta ed accettata in Capua, metropoli di questa provincia, promulgata da Costante nell'anno 340 per reprimere l'insolenza de' soldati, che coll'occasione della guerra, che allora faceva in Italia con Costantino suo fratello (il quale in questo stess'anno presso Aquileja fu vinto e morto) inquietavano la Campagna, e per li fastidiosi lor tratti e licenza militare l'onore e le sostanze de' provinciali malmenavano; e forte argomento di credere, che Costante in quest'anno avesse per qualche tempo fatta dimora in Capua, ce ne dà Atanasio per quel che scrive nella sua Apologia a Costanzo[354].
Ma, morto in appresso Costante nell'anno 350, dieci anni dopo Costantino suo fratello, rimase solo Imperadore l'altro suo fratello _Costanzo_; onde queste nostre province coll'Italia caddero sotto il di lui Imperio. Regnando dunque Costanzo, furono Prefetti al P. d'Italia negli anni 352 e 353 _Merilio Ilariano_; a cui succedè _Mavorzio Lolliano_ nell'istesso anno 353 quegli, che fu Consolare della nostra Campagna, e negli anni seguenti, _Tauro_; a' quali da Costanzo furono indirizzate molte sue costituzioni. Governò anche in questi medesimi tempi per Vicario di Roma _Volusiano_, al quale parimente Costanzo indirizzò alcune sue leggi[355]. E quantunque sotto questo Principe sian ignoti i Consolari della Campagna, nè si sappiano i loro nomi, in modo che non si leggono editti indirizzati a coloro da Costanzo, vi sono però molte di lui costituzioni dirette a' P. P. d'Italia per le quali si prende cura di questa provincia. In fatti nell'anno 355 dirizzò una sua costituzione a Mavorzio Lolliano allora P. P. d'Italia, la quale perchè toccava i bisogni di questa provincia fu letta e pubblicata in Capua, come porta la sua soscrizione[356]. E questo Principe fu colui, che per torre le contese giurisdizionali, che sovente sorgevano fra i Prefetti P. d'Italia, ed i Prefetti di Roma, intorno all'appellazioni, separò le province; e mentre egli risedeva a Sirmio, città assai illustre della Pannonia, dirizzò nell'anno 357 a Tauro P. P. d'Italia quella celebre costituzione[357] ove stabilì, che tutte l'appellazioni, che dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla nostra _Campagna_, dalla _Puglia_ e _Calabria_, dalla _Lucania_ e _Bruzj_, Piceno, Emilia, Venezia, e dall'altre province d'Italia, si riportavan in Roma, non già dal Prefetto di Roma, ma da quello d'Italia, si dovessero conoscere e giudicare.
Resse Costanzo l'Imperio undici anni, avendo finito suoi giorni nell'anno 361, e gli succedè _Giuliano_, al quale perciò ricaddero queste nostre province. Fu sotto lui Prefetto Pretorio d'Italia _Mamertino_, e Vicario di Roma _Imerio_; a costoro Giuliano, e particolarmente al primo, dirizzò molte leggi. Quali fossero stati i Consolari della Campagna ne' tempi di Giuliano, Simmaco[358] chiaramente ce l'addita nel libro decimo delle sue epistole. Quivi volendo dimostrar la congiunzione, che in questi tempi era fra i Pozzolani e' Terracinesi, poichè stendendosi allora i confini della Campagna infino a Terracina, erano gli uni, e gli altri sotto un sol Moderatore, ch'era il Consolare, dice Simmaco che _Lupo_, essendo sotto Giuliano Consolare della Campania, ben s'avvide e considerò l'angustie, nelle quali vivevano i Terracinesi. Di questo _Lupo_ Consolare della Campania ancor oggi in Capua se ne serban le memorie in una iscrizione di marmo attaccata alla chiesa de' Frati del Carmelo, dove si leggono, benchè alquanto tronche, queste parole[359]:
. . RIUS LUPUS . . . . V. C . . ONS. CAMP . . URAVIT
Da quest'istessa epistola di Simmaco si raccoglie eziandio, che a Lupo in quella carica fosse succeduto _Campano_. In Napoli, come città al Consolare di Campagna pur sottoposta, serbasi ancora la memoria d'un altro Consolare chiamato _Postumio Lampadio_: il marmo si vede oggi prostrato in terra avanti la chiesa della Rotonda, dove si legge
POSTUMIUS LAMPADIUS V. C. CONS. CAMP CURAVIT
Ma nel Codice di Teodosio non vi è alcun vestigio, che da Giuliano, o dal suo successore, fosse stato a costoro indirizzato editto, o mandato alcuno imperiale.
Morto Giuliano nella guerra de' Persi nell'anno 373, ed indi a poco anco _Gioviano_, non durando più l'Imperio di questo religiosissimo Principe[360], che otto mesi, se vogliamo prestar fede a Zosimo[361] e Sozomeno, ovvero dieci, secondo Filostorgio[362], fu assunto all'Imperio _Valentiniano_, il quale creò Augusto _Valente_ suo fratello, e fra di loro fu in cotal guisa diviso l'Imperio[363].
Valentiniano serbossi l'intero Occidente, cioè tutto l'Illirico colla Macedonia, l'Affrica, le Gallie, le Spagne, la Brettagna, e l'_Italia_. Ed a Valente si lasciò tutto l'Oriente[364].
Valentiniano adunque, a cui l'Italia fu sottoposta, dopo avere scorse l'altre regioni del suo Imperio, e date a quelle i provvedimenti opportuni, venne in Italia, e prima in Aquileja, ove in due soli mesi, settembre ed ottobre di quest'anno 364, dieci costituzioni pubblicò, ed allo stato d'Italia ed al governo della medesima attese, e varj editti e per la Campagna diretti al Consolare, e per la Lucania e Bruzj e Toscana a' Correttori, ed a Mamertino allora Prefetto d'Italia, furon da questo savissimo Principe promulgati[365].
Governarono nel suo Imperio come Prefetti Pretorj d'Italia _Mamertino_ cotanto rinomato nell'opere d'Ammiano Marcellino, _Rufino_, _Probo_, ed ultimamente _Massimino_. Vicarj di Roma furono nell'anno 364 _Severo_, nell'anno 367 _Magno_, nell'anno 372. _Probo_, e nell'anno 373 _Simplicio_[366]. Si leggono ancora più Consolari della nostra Campagna, a' quali varie leggi furono dirizzate.
Era in quest'anno 364 Consolare della Campagna _Buleforo_, al quale, risedendo Valentiniano in Altino città di Venezia, furono dirizzate due costituzioni, che si leggono nel Codice di Teodosio, una sotto il titolo, _Quibus equorum usus_, l'altra sotto il titolo, _usus interd._ per le quali, affinchè da questa provincia s'estirpassero i ladronecci e molt'altri disordini, fu proibita severamente l'asportazione de' cavalli e dell'armi, comandando, che niuno senza sua licenza potesse quelle movere. A quest'istesso Buleforo, mentr'era Consolare della Campagna, dirizzò nell'anno seguente 365 quell'altra costituzione[367], che si legge sotto il titolo _de Cursu publico_, risedendo egli in Milano. Diede ancora questo Principe opportuni provvedimenti, perchè fossero esterminati i ladroni, che allora grandemente infestavano la Campagna, proccurando che fosse restituita la pace e tranquillità a questa provincia. Sue parimente furono la l. 1. _de Pascuis_, ed alcune altre costituzioni, per le quali alla quiete d'Italia, e precisamente di queste regioni, ch'oggi forman il Regno, con somma applicazione e studio intese. Egli ancora in quest'istess'anno 365 mentre era in Verona, provvide a' bisogni del comune d'Avellino, città posta dentro a' confini di questa provincia, comandando con sua particolar costituzione[368], ch'ancor leggiamo nel Codice di Teodosio, che s'abolisse tutto ciò, che dall'ordinario Giudice erasi fatto in pregiudicio di quel comune, contra l'antica lor consuetudine.
Succedè a Buleforo in quest'anno 365 per Consolare _Felice_, a cui parimente in quest'anno, risedendo Valentiniano in Milano, indirizzò quella costituzione[369], che si legge nel _C. Teod._ sotto il _tit. ad S. C. Claudianum_, della quale fece anche menzione l'Autore di quell'antica consultazione inserita da Cujacio tra le sue nel _cap._ 10. E se bene quell'Autore in vece di _Campaniae_ legga _Macedoniae_: nondimeno, siccome notò il diligentissimo Gotifredo[370], si convince d'errore per la soscrizione che porta, donde è chiaro essere stata soscritta da Valentiniano Imperadore d'Occidente, mentr'era in Milano, e per conseguenza dover quella appartenere all'Occidente, non già all'Oriente, nel quale è posta la Macedonia.
A Felice sotto Valentiniano stesso succedè nella carica di Consolare della Campagna _Anfilochio_. A costui nell'anno 370, stando Valentiniano in Treveri, fu indirizzata quella legge, che sotto il _tit. de Decurionibus_ ancor si vede nel Codice di Teodosio[371].
Resse Valentiniano l'Occidente, e con tanta prudenza l'Italia, e queste nostre province, che niente era da desiderare: ristabilì l'Accademia di Roma, e molto riparò la giurisprudenza già inchinata, e quasi affatto caduta dal suo antico lustro e splendore: represse per varj editti la rapacità e venalità de' Giudici. Principe religiosissimo, al quale dopo Costantino Magno molto dee la cristiana religione, e maggiori utilità certamente n'avrebbe l'Italia ritratte, se dopo soli dodici anni d'Imperio non fosse stato tolto dal Mondo.
Morì Valentiniano nell'anno 364, e fu dopo sei giorni nella Pannonia fatto Imperadore il figliuol _Valentiniano_, il quale con _Graziano_ suo fratello in questa guisa si divise l'Imperio d'Occidente (poichè l'Oriente era retto da Valente lor zio): a Graziano toccarono le Gallie, le Spagne e la Brettagna: a Valentiniano l'Illirico, l'Affrica e l'_Italia_[372].
Sotto Valentiniano II. e Graziano furono Prefetti Pretorj d'Italia, _Massimino_, _Antonio_, _Esperio_, _Probo_, _Siagrio_, _Ipazio_, _Flaviano_, _Principio_, _Eusignio_, _e Pretestato_. Sotto Valentiniano solo, _Trifolio_, _Polemio_, _Taziano_, _Apodemio_, _Destro_, _ed Eusebio_. I Vicarj di Roma furono, _Potito_, _Antidio_, _Ellenio_, _ed Orienzio_[373].
Ma quali fossero sotto questo Imperadore i Consolari della Campagna non se ne trova alcun vestigio. Non mancan però di Valentiniano II. moltissime costituzioni, come quegli, che resse l'Imperio diciotto anni, colle quali al governo ed amministrazione di queste province, e dell'Italia generalmente provvide. Quella legge[374], che sotto il _tit. de Extraord._ leggiamo nel _Cod. Teod._ è di questo Principe, che l'anno 382 dirizzò a Siagrio Prefetto Pretorio d'Italia, per la quale si prende cura della _Campania_, _Puglia e Calabria_, _Lucania e Bruzj_; in questi tempi molto turbate ed afflitte.
Morì Valentiniano II. presso a Vienna l'anno 392 dopo aver regnato diciotto anni; e tennero dopo lui l'Imperio _Teodosio M._ ed _Arcadio_, ed _Onorio_ suoi figliuoli. Ad Onorio toccò l'Occidente, onde l'_Italia_, e queste nostre province a lui si sottoposero. E morto Teodosio nell'anno 395 pur Onorio ritenne l'Occidente, avendo Arcadio suo maggior fratello regnato in Oriente. Molti furono i Prefetti Pretorj d'Italia sotto Onorio, come colui, che lungamente visse, tenendo l'Imperio d'Occidente trentun'anno: e quelli furono _Messala_, _Teodoro_, _Adriano_, _Longiniano_, _Senatore_, _Curzio_, _Teodoro II_, _Ceciliano_, _Giovio_, _Giovanni_, _Faustino_, _Palladio_, _Melizio_, _Liberio_, _Felice_, _Faustino_, _Giovanni_, _Selevio_, _Adriano_, _Palladio_, _Giovanni_, _e Proculo_. I Vicarj di Roma, che ressero in tempo d'Onorio, furon _Varo_, _e Benigno_[375]. E de' Consolari della Campagna, pur sotto di lui si legge _Gracco_. A costui, mentre risedeva Onorio in Milano dirizzò nell'anno 396 quella costituzione, che leggiamo nel Codice di Teodosio sotto il _tit. de Collegiatis_[376]. A questa provincia ancor provvide Onorio, concedendole qualche indulgenza nel pagare i tributi, com'è manifesto da quella sua Costituzione[377], che dirizzò a Destro Prefetto Pretorio d'Italia. E molte altre sue leggi abbiamo, per le quali governò queste nostre province, nel medesimo tempo, che in Oriente imperava _Teodosio_ il Giovane figliuolo d'Arcadio.
Morto finalmente Onorio in Ravenna l'anno 423, ancorchè Teodosio il Giovane per un anno reggesse solo l'uno e l'altro Imperio, nulladimeno nell'anno seguente 424 creò in Occidente per Augusto _Valentiniano_ III. al quale coll'Italia furono sottoposte queste nostre province. Furon sotto di lui Prefetti Pretorj d'Italia _Volusiano_, e _Teodosio_. E quantunque non si leggano di questo Valentiniano costituzioni dirizzate a' Consolari della Campagna, fu non però egli un Principe, a cui molto dee non solamente l'Italia, e queste nostre province per la particolar cura e provvido governo, che ne prese, ma anche la nostra giurisprudenza, che già vacillante fu da lui ristabilita in Occidente, nell'istesso tempo, che Teodosio suo collega avea posto tutto il suo studio a ripararla in Oriente; di che a più opportuno luogo ci toccherà distesamente ragionare.
Questi dunque sono stati gli Ufficiali per li quali da' tempi di Costantino M. infino a quest'ultimi di Valentiniano III. fu amministrata e retta la nostra Campagna. Per questa cagione osserviamo noi alcuni marmi d'antichi edifici, che nelle città di questa provincia, per opera de' Consolari della Campagna, dirizzavano i Campani, i Napoletani, i Beneventani, ed altri, che possono vedersi in quella laboriosa opera di Grutero dell'iscrizioni dell'orbe antico romano; ed in Capua, ed in Napoli ancor oggi, come s'è veduto, si serba di lor memoria. Capua fu la lor sede, siccome quella, che in questi tempi era capo e metropoli della Campagna, come la chiamò anche Atanasio[378], il quale favellando nell'_Epistola ad Solitarios_ del Concilio di Sardica, e de' Legati da lui spediti, fra i quali Vincenzo Vescovo di Capua, acciocchè l'Imperador Costanzo facesse ritornare alle loro sedi que' Vescovi, che avea discacciati, dice; _Missis a Sancto Concilio in legationem Episcopis Vincentio Capuae, quae Metropolis est Campaniae etc._ E per questa cagione ancora s'osservano molte costituzioni del Codice di Teodosio lette, ed accettate in Capua, perchè il Consolare, che faceva sua residenza in questa città, doveva pubblicarle ed aver cura, che si spargessero per l'altre città di questa provincia, acciocchè fossero note a tutti i provinciali.
§. II. _Della Puglia e Calabria, e suoi Correttori._