Isaotta Guttadàuro ed altre poesie

Chapter 5

Chapter 52,804 wordsPublic domain

Or dunque se il buon frate di San Marco, il quale è assunto ne l'eterne stelle, ebbe per l'opra sua cotale ardire,

non io potrò ne 'l verso mio scoprire de 'l vostro sen le due beltà gemelle e de le late spalle il candid'arco?

XI.

Quando su per le scale ampie d'argento la Reina salìa verso l'altare, levata li umidi occhi a 'l Sacramento, pallida e fredda, se volea pregare,

dava il bianco metallo un vibramento sonoro in ritmo a li urti de 'l calzare: tutte le scale come uno stromento si mettevano in gloria a risonare.

O Francesca, così la vostra bionda bellezza da 'l disìo chiamata ascende or de' miei versi il mistico edifizio.

Fremono a i vostri piedi, con un'onda di suoni, i versi; e a 'l culmine vi attende tra i profumi de l'urne il sacrifizio.

XII.

Aveva un tempo il cardinal Grimani ne 'l breviale suo, fino tesoro, un'image ove molti angeli in coro, ceruli e biondi, da' bei volti umani,

su li omeri o su le agili ale d'oro o su l'èsili palme de le mani offrìan cinte de' nimbi cristiani l'anime de li Eletti al Signor loro.

Ignude erano l'anime: più bella tra l'altre una figura feminina, ne la sua dolce nudità, salìa.

Amo io così raffigurarti, o pia Sposa, lungo l'azzurra erta divina, su l'ali d'una candida angelella.

O del Signore ancella, soffuso di pudore il vivo giglio de le tue membra apparirà vermiglio

e per tutte le anella fiammeggerà la celebrata chioma simile ad una gran face d'aroma.

DONNA CLARA

.... il biondo capo sorride da l'origliere.

DONNA CLARA, I.

Disegno di ALFREDO RICCI.

[Illustrazione: _Fototipia Danesi Roma_]

I.

Sta Donna Clara (ne 'l mio pensiere) su 'l damascato letto ampio e profondo: splende la nudità ne l'ombra, e il biondo capo sorride da l'origliere.

Erto su l'ésili zampe il levriere blandisce il pié divino a l'Atalanta; e freme, a la blandizia, tutta quanta l'ignuda forma strano piacere.

Salgono miti su da 'l verziere a 'l balcone i leandri in rosei fiocchi; un gran paone sta co' suoi cent'occhi vigile in alto da le ringhiere.

E mentre il cane, quasi per bere, vibra in ritmo la lingua umida a 'l fiore de 'l niveo pié, gli corron su 'l nitore de 'l dorso lunghe onde leggere,

e i fianchi scarni pulsano, e in fiere di serpe anella torcesi la coda, e tremano le zampe in su la proda de l'ampio letto, lucide e nere.

II.

Con il fior de la bocca umida a bere ella attinge il cristallo. Io lentamente le verso a stille il vin dolce ed ardente entro quel rosso fiore de 'l piacere;

e chinato su lei, muto coppiere, guardo le forme dilettosamente: la sua testa d'Ermète adolescente e la sagliente spira de 'l bicchiere.

Or, poi che le pupille a l'amorosa concordia de le due forme stupende io solo, io solo, io solo ho dilettate,

godo infranger la coppa preziosa; e improvviso un desìo vano mi prende d'infrangere le membra bene amate.

III.

Splendidi in tra' vapori aurei de 'l vino per lei, come pe' i belli iddii pagani ne la serenità de 'l ciel latino, sorgono li atrj d'Alessandro Albani.

In mezzo, un vivo stel dïamantino balza ne 'l sole: tra i fuggenti vani de le colonne adorano il divino Sole i cedri, li aranci e i melograni.

Ella posa ne l'ombra, in signorile atto: si stende a 'l niveo piè d'avanti la pelle d'una gran tigre di Giava.

Dormono a presso i veltri da 'l sottile muso di luccio, candidi, eleganti, snelli, che Paol Veronese amava.

IV.

Vive anco, immersa ne 'l natale aroma, lungo il mare una gran selva d'aranci, ove lento il paone apre ne l'ombra la pompa de le sue fulgide piume?

Un tempo, allor che in chiari ozi taceva il golfo ed era il sole alto ne' cieli, (sempre dolce il ricordo a me) giacere noi amavamo ne la selva d'oro.

Udivam, ne 'l silenzio, a quando a quando cader su l'acqua i frutti, ed i paoni schiamazzare tra i rami a noi su 'l capo;

fin che vinceane il Sonno. E de 'l profumo agreste come de 'l calor d'un vino si nutrivano i sogni dilettosi.

V.

Un dì, come il silenzio alto ne' campi regnava, a mezzo il giorno, e tra le messi cantavano i servili uomini un inno a l'abondanza de 'l rinato pane,

ella solea discender le marmoree scale de 'l suo palagio; ed i levrieri d'Africa in torno a lei con prodigiosi balzi urgevan chiedendo d'inseguire.

Sorrideami, guardando, ella. Secura, sopra l'ultimo grado, indi blandiva i bei levrieri dalla rosea gola

candidi cacciatori, insofferenti d'ozio, che in torno a lei con prodigiosi balzi urgevan chiedendo d'inseguire.

VI.

Ne 'l cortile marmorëo, tra l'alte colonne a cui s'abbracciano le piante con amorosi vincoli di fiori, tace la Bella Fonte, inanimata?

Nè più Bacco fanciullo, in su li opimi grappoli assiso, ride da la tonda faccia e vendemmia, candido tra l'acque riscintillanti a 'l sole ed a la luna?

Scendevano i suoi bianchi cani a l'alba latrando; ed ella li seguìa ne 'l corso tenendo entro il gentil pugno i guinzali.

E conduceali a dissetarsi. Oh dolce cosa vedere lei presso la fonte, simile a Delia, tra i beventi cani!

INVITO ALLA CACCIA

Pascean su 'l limitare i palafreni meravigliosi, li émuli de 'l vento....

ORIANA.

Disegno di ENRICO COLEMAN.

[Illustrazione]

Poi che un vel di fino argento copre i cieli a l'albor primo, (ne 'l mattin trepido, cento volpi corrono fra il timo)

o voi, Clara, che dormite ne 'l gran letto di damasco; (odor d'erbe inumidite sale su da 'l verde pasco)

Clara, alfin da li origlieri sollevando il capo d'oro, (ne 'l canil basso i levrieri gran tumulti hanno fra loro)

ascoltate il suon de' corni che voi chiamano a la caccia; (per li ombrosi alti soggiorni lascia il cervo la sua traccia)

e, ne l'abito maschile chiuso il dolce fior de 'l petto, (vibran lieti pe 'l cortile i nitriti de 'l ginnetto)

o voi, Donna Clara, alfine discendete... Urrà, mia bella! (Rossa in cima a le colline sta l'aurora). In sella! In sella!

EPILOGO

Sale dubbio vapor su da li stagni, che in alto a l'aria forme truci assume...

L'ALUNNA.

Disegno di MARIO DE MARIA.

[Illustrazione: _Fototipia Danesi Roma_]

A F. P. MICHETTI

O Francesco, le ninfe de 'l Guercino seminude accorrenti ne la caccia ove Diana da le nivee braccia tende a la strage il grande arco divino;

e la fatale donna de 'l Vecelli, pallida, a cui ne le perfette mani risplendono le gemme de li anelli arcanamente, come talismani;

e il bel vïolinista Rafaele a cui si piega sovra il collo puro, quale un nobile giglio morituro, esangue il capo d'angelo infedele,

o Francesco, per che virtù profonda hanno l'anima tua rinnovellata? Sorge l'anima tua, da la gioconda communïone, fulgida ed alata

a l'Ideale che non ha tramonti, a la Bellezza che non sa dolori? Quando grida una voce:--In alto i cuori!-- raggiano de' poeti erte le fronti.

Oh pomeriggi chiari e dilettosi in cui fiorì la tua nova fatica e dentro i versi miei laboriosi tremò il disìo de la bellezza antica!

Mentre ne l'ampia sala gentilizia su i quadrati di marmo il sol fluiva simile ad una lene acqua sorgiva dilagando con placida letizia,

tu ne la tela, senza alcuna lotta, l'oro fulvo rapivi a Tizïano, io derivava in gloria d'Isaotta i larghi modi de 'l Polizïano.

Una serenità lucida, eguale, noi tenea. Da la tela a quando a quando, me d'un fraterno riso illuminando, tu levavi la faccia giovïale;

o, lento, senza volgere lo sguardo da l'opra, amavi un tuo pensier felice ornare, tu che come Leonardo hai la dolce facondia allettatrice.

Io, ben uso a 'l gentil freno de l'arte, come un orafo mastro di Fiorenza, eleggea con acuta pazienza le gemmate parole in su le carte;

ma, se de 'l mio pacato sofferire il termine supremo era vicino, a 'l cuor sentìa l'ebrïetà salire quasi io bevessi un calice di vino.

Fluiva su 'l marmoreo pavimento un lume biondo come l'idromele; e il bel vïolinista Rafaele parea toccar le corde a 'l suo stromento.

O Francesco, m'è grato il rammentare! Or n'andremo a la patria, ove più molle per la falcata riva ondeggia il mare e più mite è l'olivo in cima a 'l colle.

Ne la tua vasta casa, ad ogni stanza penderanno li arazzi medicéi e, come ne' bianchi atrj di Pompei, discenderà la luce in abondanza.

Tu, signor del pennello, io de la rima, fingeremo beltà meravigliose. E riderà de' miei pensieri in cima quella che il suo d'amor giogo m'impose.

Su 'l vespro converranno a una tenzone, ne l'orto pien di fonti e di roseti, donne, scultori, musici, poeti, principi, come in un decamerone.

E ne 'l convito calici e bicchieri farà vermigli il dio vin de 'l paese: andranno in torno i cani ed i coppieri che amò ne le sue Cene il Veronese;

e i servi porgeranno in vasellami d'argento frutti il cui vital sapore da la bocca parrà giungere a 'l cuore dando piacere per ignoti rami.

Poi sarà dolce insieme ragionare, lungo i roseti, ne la notte bella; o dormire su l'erbe; o pur vegliare cantando in coro qualche ballatella.

EPODO

Amo io così raffigurarti, o pia Sposa, lungo l'azzurra erta divina....

DONNA FRANCESCA, XII.

Disegno di GIUSEPPE CELLINI.

[Illustrazione]

A GIUSEPPE CELLINI

I.

Cellini, erami assai duro ed ingrato il tempo, quando in cieca ira venìa a 'l grand'assedio de la vita mia Amore con suo dardo avvelenato.

Ben ora a più gioconda signoría una donna il mio senso ha costumato, risuscitando ne 'l mio cor placato uno spirto amoroso che dormía.

Con che mitezza accenna la sua faccia, tra 'l diffuso fiorir de' ricci biondi, in un colore angelico di perla!

Ride l'anima mia, solo a vederla; tal serena bontà fuor de' profondi occhi le sgorga, che tutto m'abbraccia.

II.

Amico, le mie tristi passïoni or s'inchinano a lei, non più ribelli; e volan alto, come lieti augelli, per gran cieli d'amor le mie canzoni.

Vennero a lei le Grazie, in lor guarnelli semplici a lei portando i rari doni, come un tempo a Giovanna Tornabuoni ne 'l bel _fresco_ de 'l nostro Botticelli.

Vennero a lei le Grazie; ed ella, come Giovanna, porse in atto di piacenza il grembialetto a le visitatrici.

Ed esse la chiamarono per nome. E ancora, parmi, de la lor presenza risplendono le mie stanze felici.

III.

Quando ne la mia casa, ospite caro, io t'avrò, se non sien duri li eventi, in questi di settembre allettamenti che indugiano pe 'l cielo umido e chiaro,

tesser vorrem di be' ragionamenti, lungo le vigne camminando a paro, o, ne l'ombra, Tibullo e Fiacco e Maro ornar di sottilissimi comenti.

Ampia in torno sarà pace rurale. Ma i nostri orecchi udranno ad ogni poco da la pergola escir suoni di lira.

E il sol cadrà su' monti; e il mar natale da lungi arriderà tra 'l roseo foco, sospirando Tibullo da Corcira.

RILEGGENDO OMERO

A GIULIO SALVADORI

I.

Son paghi i voti miei. Divin custode ondeggia innanzi a la mia porta il mare. Canta, grave e soave: il suo cantare ha un'ignota virtù su l'uom che l'ode.

Qual gregge, con un lento digradare scendon li olivi a le ricurve prode; in su 'l meriggio la pia selva gode le chiome ne la queta onda specchiare.

Son paghi, o amico, i voti miei. Conviene Omero ne' giocondi ozi: non cede pur la sua voce a 'l grande equoreo coro.

Quale il Sole per l'alte aure serene, fulgido, lungo i liti Achille incede ne la lorica tutta quanta d'oro.

II.

In vano, in van tra le colonne parie de 'l mio sogno di lusso e di piacere le bellissime forme statuarie ridon pur sempre.--O sacre primavere

de l'arte antica, o grandi e solitarie selve di carmi ove raggianti a schiere passan li eroi, ne l'arida barbarie de l'evo or chiedo splendami a 'l pensiere

la vostra luce!--Troppo in un malsano artifizio di suoni io perseguii a lungo de l'amor le larve infide.

Ora un lucido senso alto ed umano me invade, poi che novamente udii cozzar ne 'l verso l'armi de 'l Pelide.

NOTE

.... beata Beatrice.

VIVIANA.

Disegno di G. A. SARTORIO.

[Illustrazione:

Era venuta nella mente mia La gentil donna, che per suo valore Fu posta dall'altissimo Signore Nel ciel dell'umiltade ov'è Maria

_Fototipia Danesi Roma_]

RONDÒ PASTORALE, _pagina 168_.

Questo rondò è composto, metricamente, sopra un esemplare di Clemente Marot. Li altri quattro sono composti a similitudine di quelli (più propriamente _Rondels_) attribuiti a Francesco Villon, che son meno esatti. L'ultimo segue la regola di Carlo d'Orléans.

OUTA OCCIDENTALE, _pagina 186_.

Leggendo l'elegantissima traduzione che ultimamente Judith Gautier ha fatta di talune poesie giapponesi, tentai di riprodurre in italiano la struttura di una _outa_; ed aggiunsi le rime.

I Giapponesi, pure ammirando i versi chinesi e talvolta imitandoli, si attengono di preferenza alla poesía nazionale che chiamasi _outa_. Due specie di _outa_ vi sono: _l'outayé-outa_, da cantarsi con compagnía di stromenti o senza; e la _yomi-outa_, da leggersi. La prima è più lunga, spesso lasciva ed oscena; la seconda è più corta, si compone di pochissime linee senza rima e senza ritmo, ma d'un determinato numero di sillabe seguentisi in un ordine stabilito.

La più elementar forma di poesía giapponese è la strofa di cinque versi, di cui il primo è di cinque piedi, il secondo di sette, il terzo di cinque, e di sette li altri due. In complesso, trentun piedi.

Per esempio, ecco una _outa_ della principessa Issé:

_Harou goto ni Nagarourou Kawa o Hanato mité Orarénou mizou ni Sodé ya Norénamou._

La quale _outa_ vuol dire: «Per cogliere i fiori di prugno, i cui colori agita l'acqua, io mi son chinata verso l'acqua; ma, ahimè!, io non ho colto i fiori e la mia manica è tutta bagnata.»

Nella mia _occidentale_ la frequenza della rima e il ritmo troppo accentuato tolgono alla strofa gran parte del suo carattere primitivo.

DONNA FRANCESCA, VIII, _pagina 241_.

Alcune particolarità descrittive di questa poesía sono tratte dal _Tentation de Saint Antoine_ di Gustavo Flaubert. E la poesía in sè non ha nemmen l'ombra d'una intenzione antireligiosa; ma è una semplice e pura ed anche, se si vuole, oziosa esercitazione di stile e di metrica.

DONNA FRANCESCA, X, _pagina 243_.

Fra Bartolomeo Della Porta, domenicano di San Marco, uno dei più singolari artefici del Rinascimento fiorentino, soleva, prima di cercar le pieghe delle vesti per le sue figure sacre, disegnare i corpi nudi dal vero. La pittura di cui si parla è una tavola che gli fu allogata da Piero Soderini per la sala del Consiglio, «nella quale sono tutti e' protettori della città di Fiorenza, e que' Santi che nel giorno loro la città ha aute le sue vittorie», come porta il Vasari.

La Galleria delli Uffici possiede alcuni bellissimi disegni che il Frate fece per la detta tavola. Uno di quei disegni (n. 1204), eseguito a penna, rappresenta nude le figure comprese nella parte inferiore della composizione; e tra le figure è la Vergine assisa con su le ginocchia il bambino Gesù.

DONNA FRANCESCA, XII, _pagina 245_.

La miniatura del _Breviario_ del cardinal Grimani, attribuita al Memling, rappresenta li angeli che offrono a Dio l'anime de' nuovi eletti. È del quattrocento; e si trova a Venezia, nella Biblioteca di San Marco.

A GIUSEPPE CELLINI, II, _pagina 277_.

Il _fresco_ di Sandro Botticelli, raffigurante Giovanna Tornabuoni e le tre Grazie, si trova ora nel Museo del Louvre, guasto in più parti. È, come quasi tutte le opere di quel meraviglioso pittore, d'una straordinaria bellezza.

INDICE

PROLOGO pag. 9

IL LIBRO D'ISAOTTA

Sonetto liminare » 19

Il dolce grappolo » 21

Ballata d'Astíoco e di Brisenna » 33

Isaotta nel bosco » 39

Sonetto d'aprile » 57

Ballata delle donne sul fiume » 63

Ballata e sestina di commiato » 71

SONETTI DELLE FATE

A Giuseppe Cellini » 83

Eliana » 84

Mirinda » 85

Melusina » 86

Grasinda » 87

Morgana » 88

Oriana » 89

Oriana infedele » 90

SONETTI D'EBE

Il cavaliere della morte » 95

Il fiume » 96

Il canto » 101

Similitudine » 102

Sogno d'una notte di primavera » 103

L'adorazione » 104

RURALI

Via Sacra » 109

Per la messe » 110

La madre » 113

I seminatori » 114

Il pomo » 115

La vendemmia » 118

La neve » 120

BOOZ ADDORMENTATO » 121

IDILLII

L'andrógine » 135

L'esperimento » 136

«Hyla! Hyla!» » 138

Vas spirituale » 140

L'alunna » 142

Diana inerme » 145

INTERMEZZO MELICO

Romanza » 153

Romanza » 155

Romanza » 156

Romanza » 159

Romanza » 161

Romanza » 162

Romanza » 164

Romanza » 166

Rondò pastorale » 168

Rondò » 173

Romanza » 174

Rondò » 176

Rondò » 177

Romanza » 178

Rondò » 180

Romanza » 181

Romanza » 184

Outa occidentale » 186

Lai » 189

Rondò » 191

DONNE

Nympha ludovisia » 197

Viviana » 198

Gorgon » 201

Athenais Medica » 211

Donna Francesca » 221

Donna Clara » 247

Invito alla caccia » 259

EPILOGO

A F. P. Michetti » 269

EPODO

A Giuseppe Cellini » 277

Rileggendo Omero » 280

NOTE » 283

Compiuto il 23 dicembre 1886, nello Stabilimento tipografico del giornale _LA TRIBUNA_, in edizione di 1500 esemplari numerati a mano.