Isabella Orsini, duchessa di Bracciano

Part 28

Chapter 281,359 wordsPublic domain

La morale poi del libro (e qui protesto servire al genio del tempo, che non trovando più morale addosso alle persone, per incontrarla in qualche parte la desidera almeno _relegata_ e _rilegata_ dentro a un volume) è questa:

Ponemmo sul principio la sentenza di Gesù Cristo per la donna adultera:

_Colui di voi ch'è senza peccato getti il primo la pietra contro di lei._

Però la misericordia del Signore non derogava alla sua legge scritta nel Deuteronomio, e nello Esodo:

_Non commettere adulterio._

Ed ogni seme di colpa forza è che generi il frutto doloroso della pena.

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[91] Ormai convien che tu così ti spoltre, Disse 'l Maestro, chè, seggendo in piuma, In fama non si vien, nè sotto coltre: Sanza la qual chi sua vita consuma, Cotal vestigio in terra di sè lascia, Qual fumo in aere od in acqua la schiuma.

_Inferno_, XXIV.

[92] Anassarco, filosofo di Abdera, fu pestato dentro a un mortaio per comandamento di Nicocreonte tiranno di Cipro. Mentre i carnefici lo pestavano, egli finchè gli bastò la lena diceva: -- «Pestate pure la scorza di Anassarco; voi non potete nulla sopra l'anima sua.»

[93] Nelle Memorie del maresciallo di Bassompierre noi leggiamo il seguente passo notabilissimo. -- «Maria dei Medici sul declinare della sua autorità di reggente disegnava negare ad alcuni baroni, che a grande istanza la pressavano, il richiamo di alcuni banditi, ma non osava pronunziare il rifiuto prima di conoscere la sua condizione presente; quindi ostentando un motivo, chiama in disparte Bassompierre, e gli domanda quali mezzi di resistenza le rimangano. Bassompierre risponde: -- Nessuno, -- molto più che alcuni amici, come il marchese di Ancre, l'avevano abbandonata. -- Lors la reine ne peut se tenir de jeter quatre ou cinq larmes, se tournant vers la fenètre afin qu'on ne la vît pas pleurer, et _ce que je n'avois jamais vu, elles ne coulèrent point comme quand on a accoutumé de pleurer, mais se_ dardèrent _hors des yeux sans couler sur les joues._»

[94] Molti sono i luoghi in Italia, a dire del Muratori, _Antiq. ital._, che trassero nome dagli alberi: _Frassineto_, _Rovereto_, _Suvereto_ _ec._, e vie discorrendo.

[95] Lamoignon-Malesherbes, il vecchio difensore di Luigi XVI, essendo tratto al patibolo, mentre urtava col piede in uno scalino della prigione, osservò «che un Romano sarebbe tornato indietro.»

[96] «Non passò molto che si ebbe l'avviso della morte di don Giovanni di Austria, cagionatagli da febbre e da spiacevole noia di soverchie cure.» Costo, _Storia del Regno di Napoli_.

[97] Qual fosse la segreta cura di don Giovanni ce la seppe rivelare l'illustre signor cavaliere Carlo T. Dalbono nel suo bellissimo libro delle _Tradizioni Popolari_ del Regno di Napoli. Nelle _Fiere di Castelnuovo_ espone come don Giovanni salvasse nell'assalto di Granata una giovanetta maomettana della quale divenne amante riamato, e n'ebbe un figlio, dolcissima cura dei genitori. Cresciuto di anni e di bellezza, don Giovanni teneva in corte il garzone a modo di paggio insieme con altri nobilissimi giovani. Sventura volle che don Giovanni essendo vago di nudrire bestie feroci avesse tra le altre una immane leonessa; mentre i paggi giocavano in prossimità del serraglio, una palla cadde vicino alla leonessa; i giovanetti, come succede, presero a istigarsi a vicenda per vedere chi tra loro meglio animoso fosse andato a raccoglierla. Arrighetto, seguendo gl'impulsi della sua magnanima natura, accorse prontissimo e ne rimase infelicemente sbranato... -- Nove giorni dopo la tragica morte del figlio, don Giovanni partì da Napoli con l'armata navale. Il dì 24 agosto giunse a Messina, dove collegatosi con le galee dei confederati mosse alle Curzolari, e quindi al golfo di Lepanto dove fu combattuta la immortale battaglia. Narra il cavaliere Dalbono come fino a qualche anno addietro, nella chiesa di santa Barbara in Castelnuovo, si vedesse una lapide con questa iscrizione:

ARR. R. FILIUS AMORIS 1571.

[98] «Le ferite del Pike erano mortali; nondimeno conservando ancora malgrado crudeli patimenti tutto lo eroico suo ardore: -- _Avanti, avanti, miei bravi, sclamò egli, vendicate il vostro generale!_ -- Tali furono le ultime parole che potè rivolgere alle sue truppe, parole che le infiammarono di nuovo coraggio. Alcuni soldati lo portarono poi sulla riva, e cammin facendo clamorose acclamazioni gli annunciarono la riuscita dell'attacco, e riconfortarono i suoi ultimi momenti: poco dopo lo condussero a bordo della nave _il Pert_, e gli recarono la bandiera nemica: a quella vista ripresero i suoi occhi il loro splendore accostumato, ed accennò che gliela mettessero sul capo, e spirò gloriosamente circondato dai trofei della vittoria.» Trelawny, nelle Memorie di un cadetto di famiglia, racconta come Dewit, famosissimo corsale, ferito a morte dentro la bandiera nemica si avviluppasse, e quivi chiuso rendesse l'ultimo fiato.

[99] _Ma nessuno li contò._ Questa è la espressione che adopera quel giudizioso Ludovico Muratori narrando negli _Annali_ la battaglia di Lepanto.

[100] I particolari della battaglia di Lepanto furono con molta diligenza raccolti dai seguenti scrittori: _Adriani_, _Storia dei suoi tempi_. -- _Costo_, _Storia dei suoi tempi_. -- _Doglioni_, _Storie_. -- _Campana_, _Seguito alla storie del Tarcagnota_. -- _Fra. Dionigi_ da Fano, _Seguito alle storie del Tarcagnota_. -- _Muratori_, _Annali_. -- _Botta_, _Seguito al Guicciardino_, ed altri non pochi.

[101] Apollo, tua mercè, tua mercè, santo Collegio delle Muse, io non mi trovo Tanto per voi, ch'io possa farmi un manto

_Ariosto_, _Satire_.

[102] Queste parole furono quelle appunto che profferivano Isabella e Lucrezia, e tutti i ricordi del tempo ce le conservarono precisamente.

[103] Tassoni, _Secchia rapita_, Canto II.

[104] Botta, _Storia d'Italia_ fino al 1789. Libro XIV.

[105] L'avviso partecipato alle Corti conteneva le circostanze «che questa infelice, nel lavarsi la testa sopraggiunta da uno accidente, cadde in grembo alle sue damigelle, e fu sorpresa dalla morte senza aver tempo di darle verun soccorso.» Galluzzi. _Storia del Granducato_, Lib. IV, Cap. II.

[106] «Il granduca e il cardinale mantennero con l'Orsini la buona corrispondenza, ma anco s'interessarono per acquietare i suoi creditori, e dare alla di lui sconcertata economia qualche sistema. Tutto ciò proverebbe, o che la morte di donna Isabella non fu violenta, o che il granduca e i fratelli, essendo di concerto con l'Orsini, con la loro dissimulazione resero lo eccesso più detestabile.» Lib. IV, Cap. II.

[107] Cronaca MS. del Settimanni, nello Archivio delle Riformagioni.

[108] Ademollo, nelle note al romanzo _Marietta dei Ricci_.

[109] Galluzzi, lib. _IV_, Cap. V, T. II.

Nota alla pag. 44, verso 1.

_Crediamo far cosa gratissima di pubblicare una lettera autografa d'Isabella Orsini, la quale dimostra la bontà della indole di lei, che volentieri s'induceva a impegnare un gioiello per provvedere ai bisogni delle serve, e raccomanda quel suo vecchio servitore. Questa lettera è conservata nel suo originale con altri documenti preziosissimi da un dotto e pio sacerdote._

_ Mco M. Giannozzo _

Non ho prima che adesso possuto darvi risposta perchè mi sono avuta a stroppiar del dito grosso, et dubito che mi resti un poco impedito. ricevetti le cose mandatemi da M. Guglielmo ciò è dua para di maniche, d'argento uno paro et l'altro d'oro et quattro para di seta, tre pezze dargenteria et tre mostre di velo, non so quante braccia sia il pezzo. penso che staremo dalle parti di qua qualche giorno. però mi parrebbe al proposito dovessi fornir la casa di grano et legne alle mie donne inanzi salga più di prezzo et se non avete comodità di denari potrete impegniar quel mio giojello per cento o cento cinquanta scudi a qualche vostro amico et servirvi di quelli denari a questo effetto et mandatemi la somma delli debiti che ho per fino all'ultimo di questo mese. viene costà biagio mio stalliere per aver certi sua denari delle paghe vecchie. di grazia fate che valerio gnene dia quanto prima aciò che se possi poi tornare a servirmi per queste male strade. fatemi fare braccia 106. di cerretti di seta bertina et bianca a poste come vedrete qui la mostra in un pocho di carta et non essendo questa mia per altro state sano. di Camaldoli il dì 30 di luglio 1564.

Vostra degnia _Isabella Medici_ _Orsina_

al di fuori

_Al Magco M. Giannozzo da Ceparello nostro Carismo_

FINE.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (côlto/còlto, follia/follía, ronzio/ronzìo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

48 -- casi occorrenti ne l'arte [larte] 52 -- et una infinità [infinita] di roba 150 -- stese la mano al piatto per toglierglielo [toglierglierlo] 202 -- non poteva essere abbandonata [abbadonata] 345 -- tra i [trai] singhiozzi esclamò 422 -- e dovrei astenermi [asternermi] di levarti l'anima 425 -- di accidente.... sopraggiuntole [sapraggiuntole] nel lavarsi