Isabella Orsini, duchessa di Bracciano

Part 20

Chapter 203,678 wordsPublic domain

-- "Che parlate voi? Voi avete un mondo intero a percorrere: piena di forza, di potenza e di bellezza, come consentirete a lasciare una scena dove sostenete così bene la vostra parte? Quando il frutto è acerbo, non deve lasciarsi scuotere dai rami della vita. E forse voi non aveste mai tempo migliore di questo per godere convenientemente delle cose umane, nè troppo facile a lasciarvi portare dalle illusioni della giovanezza, nè troppo esitante, per le incertezze degli anni che declinano. Ecco incominciare per voi la stagione di cogliere i fiori della esperienza...."

-- "Io sono decrepita nel cuore, e amo la morte come non ho mai amata persona nel mondo...."

-- "Ma voi fate onta alla Provvidenza divina, e a voi stessa. Non vi lasciate andare a così tristo abbattimento; voi potreste pentirvene, e forse sarebbe tardi. Su, via, prendete animo; non vi sconfortate, per Dio!...."

Isabella piegò lo sguardo, e tenutolo alquanto fermo sopra Troilo, soggiunse:

-- "Gran mercè! Tenete per voi il vostro coraggio; io ne serbo quanto basta. Troilo, quando il rimanermi qui non fosse ferma deliberazione dell'animo mio, pensate voi che mi avanzasse per avventura altro partito da prendere? No. Fuggendo, io mostrerei al mondo la mia vergogna. Quello ch'è incerto, o pochi conoscono, io paleserei; più della colpa assai direbbe la paura, quindi maggiore assai la necessità della vendetta. E poi, in qual parte potrei io ripararmi nella quale, ferro, o laccio, o veleno non mi aggiungessero? E concesso ancora ch'io sapessi rinvenire luogo capace a difendermi, io ho meditato sopra il soccorso che l'uomo ci getta come un tozzo di pane al lebbroso; ho sentito la rampogna acerba e incessante mossa contro la mia colpa, non perchè biasimevole, ma perchè manifesta; ho sentito la pietà che rode le ossa, e la compassione che avvelena il sangue; ho visto gli sdegni superbi, i sorrisi amari, i presti fastidii; e brividi di morte mi agghiacciarono da capo alle piante. -- No, meglio morire di un colpo, che disfarci atrocemente sotto questo martirio rinnovato di giorno in giorno, anzi pure di ora in ora, di minuto in minuto. Prometeo non iscelse per certo la vita a patto di sentirsi divorare le viscere dallo implacabile avvoltoio."

-- "Questo vostro sbigottimento nasce, Isabella, dal non avere saputo immaginare rimedio altro diverso che la fuga: altri partiti ci avanzano...."

-- "Io non so vederli...."

-- "E sono i più agevoli...."

-- "Se provvedessero con sicurezza alla onestà!.."

-- "Persuadetevi, che più certi non si possono dare.... Paolo Giordano ci vuole morti; e questo noi abbiamo a ritenere per fermo. Ora, -- dacchè noi non possiamo più stare in questo mondo assieme, -- dacchè qualcheduno di noi ha da scegliere diversa dimora, egli n'esca, che ci vuole cacciare, non noi, che ce lo avremmo tollerato a grande agio...."

-- "E così allo adulterio aggiungere l'omicidio? E per ammenda di un delitto commetterne un altro, che offende più gli uomini, e Dio?"

-- "L'uno è quasi il figliuolo primogenito dell'altro; e la necessità scusa; imperciocchè quale precetto o quale legge c'impone rispettare una vita, che si è convertita in pugnale per trafiggere la nostra? Porgiamo ascolto alla natura, benignissima madre, che mai non falla; e questa vi dirà che delle due cose, uccidere od essere ucciso, meglio è uccidere...."

-- "Voi mi fate ribrezzo."

-- "E perchè?"

-- "Perchè, se io interrogo il mio cuore, una voce mi grida: -- Quale precetto mai, quale legge ci persuade a punire colui che non commesse la colpa? Quale giustizia sopporta che facciamo una vittima perchè commettemmo un delitto? No, così non si cambiano le parti nè in questo mondo nè in quell'altro...."

-- "All'altro penseremo poi; per ora pensiamo a questo Voi, Isabella, dovete pure avere appreso da vostro padre il modo di comporre una bevanda soave al gusto, e che addormenti dolcemente.... e non faccia risvegliare mai più...."

-- "Ahi tristo! Voi vorreste rinnovare gli orrori della famiglia di Atreo...."

-- "No, io non intendo incominciare nulla di nuovo; basta che continuiate nella pratica dei domestici esempii...."

Isabella declinò la faccia diventata alcun poco vermiglia; poi sollevandola, e scuotendola da una spalla all'altra siccome era suo costume, riprese con voce risoluta:

-- "Ebbene, questo delitto non contaminerà le carte della storia: la casa nostra non avrà la sua Clitennestra; e dove voi, Troilo, vi avvisaste concepire sinistro disegno sopra la vita del vostro cugino, guardatevi! Io lo difenderò con tutte le mie facoltà; eziandio con la vita...."

-- "Isabella, voi non potete separare la vostra fortuna dalla mia: noi volenti strinse per poco lo amore; noi non volenti stringe adesso con nodo indissolubile il delitto...."

-- "Questi sono vincoli pei codardi; io non ho paura, e li rompo...."

-- "Pur troppo io conosco che non avete paura, e pur troppo io comprendo in che cosa vi affidate.... A voi arride la speranza del perdono; voi riposate sopra le parole accorte, le arti del simulare, la voluttà degli amplessi.... -- Si, tu, malvagia femmina, nei tuoi artificii confidi; e se a consacrare la tua pace ti fia mestieri un sacrificio e una vittima, ecco, il mio capo è destinato alla espiazione di lutti...."

-- "E allora fuggite, riparatevi altrove. Vi preme forse necessità di averi? Io posso darvi quanto desiderate; -- prendete tutto quello mi trovo a possedere di contante e di gioie: -- pel viaggio ch'io sto per imprendere, nulla giovano i danari."

-- "E se voi temevate i sicarii, voi cugina di Caterina di Francia, come me ne potrò salvare io senza protezione e senza appoggio? Se voi contrista il pensiero dei soccorsi scarsi, tepidi ed anche acerbi, come potrò sperarli io larghi, efficaci e piacevoli? Invano tentate comparire generosa con largire soccorsi che non giovano, e persuadendo provvedimenti che non assicurano. Qui non vedo altra via tranne il veleno...."

-- "Ed io vi giuro sopra l'anima mia che Giordano vivrà...."

-- "No, tu devi avvelenarlo...."

-- "Se tu non movessi la mia compassione, mi moveresti il riso...."

-- "Ora ascolta, e ridi a tua posta poi. -- Noi abbiamo un figlio. Io già immaginava la tua perfida ostinatezza. Togliti cotesta larva di pentimento, invereconda! e sappi che col mio sangue tu non farai il lavacro delle tue sozzure, per Dio! -- Noi abbiamo un figlio: io ho già mandato per lui; e se tu non consenti a salvarmi, -- e a salvare anche te stessa, sconsigliata che sei, -- prima che sorga il sole io te lo getto trucidato nelle braccia. -- Morto che sia Giordano, noi ci sposeremo, non già perchè possiamo tornare ad amarci mai; anzi, se tu mi aborri, piacemi significarti che io pure nientemeno ti aborro; ma per placare la cupa superbia degli orgogliosi tuoi fratelli, che presumono nessuna nobiltà al mondo possa pareggiare la loro, e furono poc'anzi mercanti; e ci assentano la vita.... E tu starai volentierosa lontana da me, come io con tutto il cuore ti giuro fuggirti le mille miglia lontano...."

Mentre Troilo queste parole con feroce passione profferiva, Isabella manifestava ad ora ad ora segni d'impazienza, d'ira, e di voglia accesa a usare qualche mal tratto contro il cavaliere villano; ma con immenso sforzo si represse, e quando costui ebbe terminato, ostentando nel sembiante e nella voce una serenità che certamente l'era lontana dall'animo, rispose:

-- "Egregio padre in vero, che ricorda i figli soltanto per trucidarli. Troilo, il cuore della femmina può errare ed essere ingannato, quando è amante; ma non s'inganna nè erra, allorchè è madre. Tu ti flagelli invano nei tuoi truci disegni; -- il tuo figliuolo adesso si trova in parte ove non teme le tue carezze paterne...."

-- "Anche il figliuolo mi hai tolto?"

-- "E ardisci lagnarti ch'io lo abbia salvato dalle tue mani parricide?"

-- "Rendimi il figliuolo! -- Rendimi il mio figliuolo! io ti sego le vene...."

-- "Ferisci!...." -- E Isabella pallida in volto del pallore della morte, ma pure pacata, gli porgeva nuda la gola. Troilo stette alquanto sopra di sè, e quindi mormorò:

-- "E che cosa importa a me la sua morte? Io voglio vivere...." E ripose nella guaina lo stile. -- Poi allo improvviso, come vela dianzi tumida per forza di vento, al cessare di questo cade giù inerte lungo l'antenna, quel suo cuore codardo, privo affatto di costanza, si avvili; un rivolgimento stupendo quanto improvviso si operò dentro di lui; e di baldanzoso diventato timido, con occhi incerti, con voce dimessa, rivolgendosi ad Isabella, in sembianze che s'ingegnava rendere supplichevoli, ed erano abiette, proseguiva:

-- "Deh! Isabella; quello che la passione mi spingeva sopra le labbra obliate, vi prego: il sangue invade la mente, e l'uomo non sa talvolta quello che si dica o si faccia. Voi sarete perdonata, io lo spero e desidero; solo che voi vogliate (tanto dono di persuasione, di bellezza e di grazia il cielo vi concesse), Paolo Giordano non caccerà le sue mani nel vostro sangue. -- Deh! ottenendo il vostro perdono, ottenetemi anche il mio; o se, accorta come siete, vedrete che possa giovarvi negare, negate: della discretezza mia non dubitate punto, chè troppo grossa posta ne corre anche a me; e a tempo debito, voi favorendomi, prenderò commiato da questa casa funesta, continuando nella milizia, dove a questa ora avrei acquistato grado e nome distinti. -- Me lo promettete voi, Isabella? Posso contarvi? Parlate di grazia.... parlate. -- Non mi lasciate qui sopra le spine: mi sento l'anima contristata di angoscia ineffabile; vi ricordi finalmente me essere padre del vostro figliuolo..."

-- "Valeva meglio non rammentarlo, Orsini; in verità era meglio. Comunque sia, nel modo che avrei difeso Paolo Giordano difenderò voi. Menzogne io non dirò certo, ma ove possa onestarsi la colpa, per amore di tutti io lo farò; e se Dio mi dà vita, m'ingegnerò conseguire, se non perdono, pietà. Ormai per me non può più darsi gioia nel mondo; pure io mi terrò meno infelice assai, sapendovi avventuroso. Ora partite, Troilo, io ho bisogno di pace...."

E Troilo, declinata la testa, con le braccia in croce sopra il petto, si allontanava.

Isabella gli tenne dietro col guardo, e intese lungamente fissa nella porta donde costui era sparito: di subito dandosi forte del palmo aperto dentro la fronte:

-- "Misera!" esclamò; "me misera! per quale uomo io ho perduto la mia dignità di donna, e la salute dell'anima...."

Era una notte di luglio limpida e serena, e le stelle alternavano per le sfere i loro moti celesti, piovendo una rugiada di luce sopra la terra, che non merita tanto sorriso di amore. I tempi, le cose, e gli uomini che vedeste allora, voi raggi castissimi, tornarono morendo colà donde uscirono prima di nascere: altri, bene altri voi vedrete uomini, e tempi; ma quella luce che emana da voi durerà eterna, o come tutti gli altri fuochi vi consumate ardendo? È scritto, che un giorno Dio sperderà in atomi, che non s'incontreranno mai più, questa massa di fango insanguinato che noi chiamiamo terra; e bene sta, -- e quasi tarda che sia: ma è scritto parimente, che i vostri amabili occhi si spengeranno, e Dio vi chiuderà le palpebre come a vergini morte in mezzo ai tripudj della vita. La voce dell'Eterno, pari al muggito di mille oceani in tempesta, tornerà a fremere per le solitudini sterminate delle tenebre e dello abisso. Di tanta immensità di cose create non rimarrà nè uno eco, nè una memoria, nè una ombra; -- come l'occhio cerca e non trova la goccia caduta nel mare, come l'occhio cerca e non trova la stella che scende giù dallo emisfero per le notti di estate; così il tempo fie che precipiti nel seno della eternità; -- questa madre terribile ucciderà il suo figlio stringendolo nelle braccia, e lo seppellirà nelle proprie sue viscere. O Signore, e come può l'uomo pensando alla morte delle stelle conservare nel cuore disegni sinistri? Migliaia di secoli scorreranno prima che le stelle cessino di narrare nei cieli le glorie di Dio; -- e da mille secoli prima che ciò avvenga questo mio ente diviso in molecole infinite sarà agitato pei vasti regni della natura. E nonostante, considerando come un giorno avrete a morire anche voi, bellissime luci di amore, mi cade l'animo sbaldanzito, e mi pare cosa del tutto a concepirsi impossibile come gli uomini, creature di un minuto, incontrandosi passando sopra una terra che passa con loro, invece di sollevare la mano per percuotersi, non si balenino un riso, e si dileguino nel nulla, apparizione leggiera, fugace, ma almeno gioconda.

Per questa notte, un uomo, come serpe che striscia, attenuando la persona, rasentando lungo i muri, coprendosi col più denso delle tenebre, e levando talvolta la testa per imprecare al raggio remoto di cui le stelle sono pie alla squallida terra, si affrettava verso un luogo determinato. Questo luogo fu il convento di Santa Croce. Giunto alla porta del chiostro, tirò pianamente la corda del campanello, moderando la voglia che si sentiva grandissima di dargli tale strappata, da svegliare tutto il Convento: si pose ad origliare alla commessura, e poichè non gli parve sentire muovere passo, lasciato trascorrere convenevole spazio di tempo, tornò a suonare di nuovo: e così ripeteva quattro volte e sei, e già era trascorso in alcuno atto d'impazienza, quando gli sembrò udire, e udì certo, qualche rumore di dentro: si ricompose subito, e si acconciò la persona a devozione. Una mano franca aperse deliberatamente la porta: e per quei tempi non era poco; conciossiachè vivessero in tanto sospetto, che per aprire in ora tanto avanzata desiderassero segnali e contrassegni, come si costuma nelle fortezze assediate; e nel punto medesimo una voce piena, e non pertanto piacevole, favellò:

-- "_Deo gratias_: che domandate voi nel nome santissimo di Dio...."

-- "Reverendo Padre," rispose lo sconosciuto "Dio in questo momento chiama a sè un solenne peccatore. Come tutti i nodi giungono al pettine, così in questa terribile ora gli tornano a mente i commessi misfatti, e dispera della misericordia divina, e bestemmiando coloro da cui nacque, e l'ora in che venne al mondo, corre presentissimo pericolo di morire dannato..."

-- "Misero lui perchè peccava; più misero assai, perchè dispera della misericordia del Signore!...."

-- "E così mi affaticava a dimostrargli io; ma come ignorante di divinità, ho veduto fare poco frutto le mie parole: tuttavolta non ho mai smesso di raumiliarlo, e persuaderlo a credere, che alla per fine ogni cosa si accomoda, che Dio è tanto vecchio, e ne ha vedute tante e poi tante, che adesso non deve starsi sul difficile, e cercare il nodo nel giunco, e il quinto piede al montone; che un bel bucato di pentimento, ma di quello proprio vero, ha lavato bene altre colpe che le sue per avventura non sono..."

-- "Certo, grandissima è la virtù del pentimento, e Dio come il buon pastore si travaglia principalmente dietro la pecora smarrita."

-- "E il moribondo ha detto: -- Ma chi ardirebbe presentare la mia anima a Dio, senza paura che non si coprisse gli occhi con le mani? Chi leverà per me una preghiera, senza paura che le vengano chiuse le porte del cielo in faccia? Un solo... un solo giusto io conosco al mondo, che varrebbe a ispirarmi un filo di fede.... ma è troppo tardi.... egli non verrà.... a questa ora rinfranca con breve riposo le membra affaticate nelle opere di Dio... Ahimè è troppo tardi!... E traendo doloroso guaito, si rotolava smanioso per il letto. Alla fine mi riusciva a fatica a cavargli di bocca il nome di questo venerabile uomo, che certamente non vuolsi negare santissimo e dottissimo, essendo questo vostro reverendo Padre Marcello, che Dio sempre letifichi. -- E comecchè l'ora sia tarda, nonostante mi è parso bene mettermi in avventura, sperando che mi sia conceduta la grazia di potere anch'io povero peccatore contribuire alla salvazione di un'anima battezzata...."

E siccome il frate stava pensoso sopra sè, e non rispondeva, egli soggiunse ponendo tra una parola e l'altra certa pausa studiata:

-- "Oltrechè, essendo il moribondo fuori di modo ricchissimo, e grande mercatante, nè per quanto io mi conosca avendo figli, o parenti se non lontanissimi, ho pensato che inestimabile quantità di pecunia avrebbe lasciato per essere spesa in opere pie, elemosine, uffizii, eccetera."

Però il frate non aveva punto dato ascolto al ragionamento finale di costui: e allo improvviso, come se risensasse, favellò:

-- "Tanto, morire una volta dobbiamo; e la migliore delle morti sicuramente è quella che noi incontriamo nel servigio di Dio. Questa vita di sospetto sembra una morte di tutti i momenti. -- Dabbene uomo, tu nella semplicità del tuo cuore consigliasti come il più dotto dei Padri della Chiesa. Dio volle dare mercede uguale tanto agli operai che vennero matutini, quanto agli altri che si fecero verso sera alla sua vigna. La carità non guarda l'orologio; e l'ora più luminosa per lei è quella in cui può portare maggiore soccorso ai poveri afflitti. La carità operata nel buio della notte è quella che più si manifesta all'occhio di Dio. La casa del Signore non rimane mai vuota: picchiate, e vi sarà aperto. La fontana della pietà celeste non viene mai meno: domandate, e vi sarà dato da bere; -- il sangue del Redentore scorre perenne lavacro per le anime pentite e umiliate. -- Certo, pieni di pericolo camminano i tempi, e mani invisibili percuotono i sacerdoti. La religione adesso geme sopra il sangue dei martiri che bagna la terra senza fecondarla. E vi è chi vuole la religione sua ancella, anzi pure complice, e presume vestirla della sua assisa; le proprie armi gentilizie sostituire sopra la stola alla Croce, e stipendiarla come una lancia spezzata. -- Tolga Dio tanta infamia: la religione ha mandato di mettersi in mezzo fra l'oppresso e l'oppressore, salvare il primo sotto le fimbrie del sacro manto, guardare in faccia il secondo, lanciargli contro l'anatema, e trascinarlo pei capelli davanti a un tribunale dove egli è polvere... Ma questa città ha lapidato i suoi profeti; -- gli angioli piansero quando videro Fra Girolamo arso dal popolo, e pei cieli corse un lamento: -- O Signore, o Signore, è forse venuta la fine del mondo? -- Come nello uffizio della settimana santa al terminare di ogni salmo spengono un lume; e quando saranno spenti tutti, batteranno le tenebre, e come ferocemente! -- Tu mi potresti ingannare. Giuda tradì Cristo baciandolo; ma io voglio piuttosto essere tradito una volta, che sospettare per tutta la vita.... Va innanzi, uomo; ch'io ti vengo dietro...."

-- "Come, siete voi?...."

-- "Io sono Frate Marcello. Gli altri dormono, ma a me il Signore ha detto: -- Veglia, perchè la tua vita sarà breve, e dormirai presto i sonni perduti dentro il sepolcro. -- La preghiera è la mia sposa, la predicazione la sorella, il pianto la mia voluttà...."

E tratto a sè l'uscio, si cacciava dietro ai passi dello sconosciuto.

Lo sconosciuto, il quale (imperciocchè io non ami procedere per via di sorpresa) era Titta, camminava a capo chino con passi obliqui come persona presa fortemente da qualche passione; e di vero la cosa stava siccome appariva. Egli, che aveva logorato tanti anni di vita negli articoli di fede ai quali credeva Margutte, adesso, nel giro di poche ore, la sua fortuna gli poneva davanti due generose anime, quella di Cecchino, e l'altra del Padre Marcello; sicchè, quando se lo pensava meno, un dubbio gli sorgeva nella mente, che forse egli aveva forviato per tutto il tempo ch'era vissuto nel mondo, e, senza troppo comprenderla, quella dignità gli sembrava un fatto stupendo. -- Inoltre, quel confidarsi pronto e spontaneo in lui, tanto poco di confidenza meritevole; la onesta baldanza che nasce dal sentirci innocenti; l'oblio o il disprezzo di qualunque pericolo quando si trattava di fare opera di carità, lo agitavano di affetti così nuovi e profondi, che non sapeva darsene pace. Quello poi che ai sottili indagatori di questa nostra umana natura, senza comparire punto impossibile, giungerà maraviglioso, era questo, che mentre procedeva deliberato di condurre a fine la insidia tramata ai danni del frate, supplicava l'Angelo Custode che lo trattenesse, e frugava nelle latebre intime del cuore in traccia di una qualche virtù, che gli servisse a modo di áncora, alla quale appigliandosi, salvarsi dal naufragio.

Fra Marcello, quantunque le strade di Firenze ignorasse, pure conobbe che per bene due volte lo aveva fatto passare nella medesima via, onde gli parve bene di percuotere sopra la spalla il suo conduttore, e dirgli

-- "Fratello, avvertite al cammino..."

-- "Ah! voi avete ragione; io mi era sprofondato in un pensiero dal quale, se la mercè vostra non mi soccorreva, non so quando mi fosse avvenuto di uscire; e perchè questo caso non si rinnuovi, piacciavi rispondere ad alcuni dubbi che mi sono caduti nel pensiero. Ora via, Padre, dove pensate voi che ci menino con tutte queste contese intorno alla religione?"

-- "Questo è troppo lungo discorso; ma io ho fede che meneranno a bene. Per me Lutero è un cerbero, che abbaia perchè non gli hanno gettato l'osso: ma egli morse le foglie, non la radice; lacerò la frangia, e non la stoffa. Egli è noioso come una critica, e dura soltanto perchè dura il difetto: se la Chiesa si forbisca nella piscina mistica, manca Lutero con altri innovatori. Già non s'intendono fra loro nel fabbricare la nuova Babelle; ritorna l'antico prodigio della confusione delle lingue, tutti percorrono sentieri senza riuscita. Queste tribolazioni passeranno; ma prima che passino, io temo che vi se ne aggiungeranno molte altre delle nuove: ribellato lo spirito umano dall'autorità, forza è che si stanchi nel cammino dei superbi ragionamenti. Immaginando le superstizioni e gli errori necessaria sostanza delle religioni, si legheranno per distruggerle tutte; e questi io presagisco essere giorni pieni di dolore: vedo rinnovarsi l'aceto, e il fiele, e le spine, e le percosse, e i chiodi, e la lanciata di Cristo; vedo il dubbio come un vento venuto dal deserto inaridire le mèssi della fede, della carità, e della speranza. Ma poichè l'uomo col solo lume della ragione non attinge le sedi celesti, rimarrà spaventato considerando nel cielo uno abisso come nello inferno, e sentirà di nuovo bisogno di un Dio, che abbia avuto dolore, amore e senso di umanità, e cercherà di nuovo il suo Cristo, il quale, come si racconta che per San Francesco facesse, staccherà le braccia dalla croce per abbracciarlo. La religione rivenuta pronuba delle anime umane, dopo averle sposate sopra questa terra co' vincoli dell'amore, le avvierà verso la patria eterna a cui tutti aspiriamo, ch'è il cielo..."

-- "Bè, bè, queste paionmi cose da venire di là da giudicare i vivi e i morti. Lasciamo il cielo, dacchè, come dite, è negozio lungo: di questa nostra terra, di questa cosa che chiamano patria terrena, che ne pensate voi?"