Isabella Orsini, duchessa di Bracciano
Part 13
»Intanto il cardinale duca è tale da fare stare in cervello ogni papa, e si crede che non si smantellerà presto i panni che ha indosso, servendosi della porpora fino al primo conclave, del quale essendogli per legge e per bolle vietato lo introito, come privato potrà, se non fare un papa a suo modo, ammogliare almeno don Pietro con quella di Gardona, o altra, e procurare schiatta successora. Alcuni altri hanno opinione, che conoscendo egli benissimo che la felicità consiste in sapere, potere, volere, e avere in tutti i modi, sia per adoperare la mestola che gli è capitata nelle mani, e che gli hanno insegnato ad usare come conviene, et esercitare il grado che ha, attendendo a rassettare le cose guaste.
»Ha ordinato riformatori della corte l'arcivescovo di Pisa, e il vescovo Masi, che l'acconcino alla Borgognona, e alla grande di Spagna. Maiordomo maggiore, sotto maiordomo maggiore, maestro di casa, e sotto maestro di casa, maestro di camera, e sotto maestro di camera, maestro di sala, e cavallerizzo maggiore, il quale ha dato al sig. Giovanni Vincenzo Vitelli. Gridò a testa delle candele gialle che vide accese sopra la credenza di argento, dicendo che le vuole bianche a tutti i servigi palatini, e aggiunse che non vuole essere ceraiuolo, nè calzolaio, nè compratore di gioie, nè di corame, nè tornitore, nè tagliatore di pietre, nè bicchieraio, nè stovigliaio, nè alchimista........ A Gian Bologna di Doagio, che gli spiegò lo intenso animo suo dì voler fare un cavallo di getto, maggiore per ogni verso un terzo di braccio di quello di Roma, da collocarsi sulla piazza della Dogana, dirimpetto alla Dogana, domandandolo quanto voleva per principiarlo, -- rispose: 600 scudi: -- al che disse: o cuore pusillo! -- Ha ordinato dispensarsi danari ai mendicanti e ai prigioni: altri si liberino. La moglie di Piero Ridolfi studia la rettorica del Cavalcanti per fare uscire ambasciatore il suo marito. -- Il popolo vuole supplicare per la reddizione e diminuzione della metà della paglia e delle farine, e che si levi in tutto e per tutto la gabella del ceci molli, della carne per i gatti, trippe, peducci, zampe, budella, il dazio che si paga per l'aere, per la stesa delle tende di mercato vecchio e muricciuoli quivi et altrove, segni delle stadere, tassa delle osterie, piombi ai fiaschi, segnatura di barili, gabella di bestie e legnami, carlini di teste e grossi nuovi, lire del contado, calde arrosto, lupini dolci, e tutte sorte di civaie, aranci, cedri, limoni, lastricature di strade; e sarà facile, perchè di simili aggraviuzzi non ne tiene conto alcuno.
»Il sig. Alfonso Piccolomini, cugino di VS. Illustrissima, farà impiccare come lo abbia nelle mani, e lo disse da per se nella presa del Lazzeri, del quale è fuora la composizione, che dice:
Già si è fatta vendetta Della carrozza Alcedema già detta. Gli amici dei cavalli havuto han bando; Ma per Lazzeri quando? Io non pensai giammai udir quell'ora Che il Boia dica: Lazzeri, vien fuora: Allor potrò cantare in larga vena, Zeffiro spira, e il bel tempo rimena.
»Gli ha dato un giudice delegato di fuori di qua, perchè non si palesino le sue azioni, tra le quali se vi fosse mescolamento dei suoi affari si sopprimerebbero, nè si saprebbe cosa, che di ciò sia.
»Ha fermo a nome di segretari il cav. Antonio Serguidi, il cav. Belisario Vinta, e P. Paolo Corboli, ma l'effetto principale è della nuova riforma della Segreteria nella guardia delle terre, città, e borghi. L'Usimbardi è più che mai in favore del suo padrone, e come capo di tutti i segretari della pratica segreta, e sopra il dare degli uffizj, dei quali Pietro Conti rimane Cancelliere per tenerne la lista, riscontrarli col quadernuccio, e non altro; per la quale è stato dato fuori una Caterina, che dice:
Caterina tu non guardi, E' governa l'Usimbardi; E se punto tu ti fidi Farà peggio del Serguidi.
»A Benedetto Uguccioni ha ordinato si rivedano i conti, e che quando comanda i lavori abbia rispetto e discrezione pei poveri. Assai temono la cassazione, ad assai più ha detto che stieno di buono animo, e sperino bene, promettendo farsi loro protettore. Dei vecchi servitori del fratello, paggi ordinarj, paggi neri, lance spezzate, scudieri, cortigiani e uffiziali, saranno cassi e licenziati sino alla somma di scudi 20,000 l'anno; molti capitani delle bande saranno mutati, e ferme nuove lance spezzate, e nuovo ordine fatto di archibusieri a cavallo, come moltiplicato il numero dei Tedeschi a guardia della sua persona. E com'è di dovere, vuole principalmente servirsi di quelli che condusse di Roma fino a 300 bocche, i quali innanzi tutti conviene rimeritare, e beneficare come ha fatto. I danari lasciati da suo fratello ai servitori ha ripartito tra i più meritevoli a uguali porzioni, ad alcuni ha raffermo la provvisione, e che non servano. Ha ordinato rimettersi a don Pietro, liberalissimo e magnanimo signore, 10,000 scudi al mese con gli interessi, comportando così la ragione di stato, per non palesare o toccare i tesori della cassa palatina.
»Fa professione di benigno, piacevole e cortese signore, e similmente di gratitudine, e di beneficare chi gli è stato servigiato, tra i quali si può vedere che sia, con speranza di molto merito, Riccardo Riccardi, che ricercato di entrargli mallevadore a Giovanni Battista Michelozzi, gli prestò egli stesso 18,000 scudi. E questo avvenne perchè al Michelozzi non bastava lui solo per mallevadore, ma voleva bensì tutti tre i fratelli, onde egli sdegnato e preso dal puntiglio, volle dimostrare di avergli egli solo, e contolli l'uno sull'altro; perchè l'onore e l'ambizione, che non possono far fare agli uomini? Al conte Ulisse, e alla moglie per antica affezione, ha concesso abitare il casino, ma non ci sverneranno, secondo si crede, perchè vi si riparerà don Antonio, al quale, essendo indisposto, messere Andrea Albertan negò, quantunque richiesto, la pietra belzuar, allegando che Bernardo speziale ne aveva, e che andasse a quello, e ciò per fuggire le taccie che falsamente gli avevano cacciato fuori le sciocche lingue intorno alla morte del granduca e della granduchessa. Ognuno afferma essere stata cosa importante ch'ei non abbia 10 anni meno, perchè altrimenti saria stato troppo portato verso le donne, sebbene alcuni pretendano che si muta la persona, ma non le voglie......... A don Filippo, spedalingo di Santa Maria Nuova, vuole si rivedano i conti; intanto gli ha fatto ritornare scudi 11,000 per completare il prezzo di 18 poderi contermini a Pratolino, che dallo Uguccione e Buommattei furono stimati scudi 30,000.
»Asdrubale Cliva, fatto prigione a Roma a istanza sua, è stato condotto in queste carceri per dare conto delle tante querele appostegli conforme dice la profezia in rima:
Asdrubalaccio tosto Dolgasi, che per lui la sorte varia, Che trar gli farà un dì dei calci in aria.
»Similmente, con ogni studio e autorità, ha dato ordine che si spengano e dissipino ovunque sono gli assassini e banditi. Ha fatto il cavaliere Beccheria capo e persecutore loro con sufficiente numero di satelliti birreggianti secondo il bisogno.
»Ora il popolo minuto per avergli corso dattorno, e gridato: _palle, palle_, e _duca, duca_, pensa ch'ei sia diventato tutta una pasta con lui, e spera che Arno e Arbia abbiano a correre savore, e non solamente savore, ma sapa dolce, e mostarda fine, anzi salsa reale: così ognuno fruga e rifruga, mesta e rimesta, si spinge innanzi, si ringalluzza, e si fa forte. Io ho fatto dipingere un gatto soriano, con gli occhi di topazzi sfavillanti, con un motto, che gli esce dal c... di fra le zampe, e che dice: _in tenebris lucet_.
»È stato pure dipinto un sole incoronato con cappello ed arme, e alcuni vi hanno scritto sotto: _custos, et causa salutis; dulce decus nostrum_; altri: _laborum dulce lenimen_; ed altri finalmente: _instar operum pretiose_.
»Fino a questo oggi gli sono state porte 2000 supplicazioni, le quali tutte si sperano graziate coll'_ita est concedesi_, e non come quelle del defunto duca, che avendo supplicato alla Divina Maestà di volere cambiare vita obbligandosi a trattare bene, contro il solito suo, i bambini, le balie, e la brigata, fu rimessa la informazione al protettore nostro San Giovanbattista, et ebbe un rescritto: -- si rimette agli ordini di Giustizia; -- onde infiniti versi sono stati appiccati in vari luoghi, dei quali i più notabili che sieno apparsi e veduti, sono questi:
Medicea stirpe, del ben fare ignuda, Di sudore e di fame al mondo nata; Tanto in te stessa, quanto in altri cruda, E del comun languir fatta beata, Finchè in te stessa alma gentile intruda, Che in Francia, Spagna, e Fiandra si dilata; Lupa, Lion, sotto di Pietro il manto Cangerai alfine in riso il lungo pianto.
»E prima era divulgato il seguente sonetto:
Nol so se sia del Ciel destino, o fato, Che Firenze in tal modo è fatto inferno, Sendo ridotto a così rio governo, Che ciascun piange come disperato. Hanno gli empj al maggior gli occhi bendato. Fa seppellirsi, Dio giusto ed eterno! Co' loro inganni giù nel basso Averno, E pon miglior ministri in ciascun lato. Pietro gli uffici incanta e l'Uguccione, Ti rinnegar con la sua propria voce, Il Troscia, il Giovannaccio col Cappone; Carlo Napoleon, che ai banchier nuoce, Filippo Alberto il negro uccel briccone, Che i tristi assolve, e i giusti mette in croce.
»E della Bianca:
Qui giace in un avel pien di malie E pien di vizj, la Bianca Cappella, Bagascia, strega, maliarda e fella. Che sempre favorì furfanti e spie.
»e di più:
In questa tomba, in questa oscura buca, Ch'è fossa a quei che non han sepoltura, Opra d'incanti, e di malie fattura, Giace la Bianca moglie del Granduca.
»Il sig. Orazio Rucellai mio biscompare gli trattò dell'arcivescovo di Pisa! affinchè tra tanto dolce non fosse mescolato un po' di amarore; ma egli assicurollo dicendo, ch'egli era qua per suoi particolari negozj, e non per altre faccende; ma si vede bene che l'arcivescovo mesta tutto, onde è stato scritto, e divulgato così:
Di grazia, Serenissimo Signore, Fate mercede a tutto il popol grata, Prendete una granata, Cacciate l'Uguccione col Corsino, L'Antella, il Troscia e il Conte in un cantone; E quello ippocritone Arcifiscal pisano Tenetevel lontano, Chè ognuno ha gran timore Che non vi faccia infiscalare il cuore, Perchè egli è tanto tristo, Che faria diventar cattivo Cristo.
»E il prelodato mio biscompare ricordògli, che la più importante cosa che si appartenga e che si desideri da un principe, si è che stia in grazia di Dio, cerchi con ogni studio mantenersi la sanità e la benevolenza delle persone, più appresso conosca che negli uomini, quantunque per molte parti perfetti, pure andare sottoposti a varie imperfezioni, tra le quali deve annoverarsi quel desio di cui ciascuno è punto, ansio e anelante, cioè la vendetta in cui sta volto con ogni studio, e con ogni arte, e con ogni pensiero, nè può vivere, nè può stare, non trova posa o quiete, e sempre cerca farla, e continuamente pensa, e si stimola in essa; allo incontro poi ricevuto il benefizio, tosto anzi subito se lo dimentica, non ha punto pensiero, nè si rammemora di chi gli ha fatto servizio, lo fugge, lo declina, e se crede trovarlo lo scansa. Dovere l'uomo prode essere più pronto a rimunerare chi gli è stato benefattore, che alla vendetta, e alla ira. Ciò essere parte di principe generoso e magnanimo, e così facendo essergli per avvenire sempre bene, e moltiplicare nelle felicità per se, e per i suoi. -- E più appresso, dovere avere innanzi lo scritto degli Spiriti Volterrani, che dice: -- chi ha in odio la ingratitudine non faccia servizj, imperciocchè egli sempre incapperà in essa; -- ma ciò non doverlo trattenere punto, perchè il principe quando ha fatto il bene è contento per se, e poi giovando a uno si contentano molti per lo esempio, o per la speranza. Inoltre, che avesse sempre in mente lo scritto a Santa Croce del Barberino: _frustra habet, qui non utitur_; e poichè anche quivi è scritto, che il mondo si regge con le opinioni, cercare di conformarsi nelle sue opinioni con le migliori, e oltre a ciò porsi davanti gli occhi la gran buona mente di Samadio re, il quale diceva intendere a ragunare tesori per istrascinarsene dietro le some cariche, per darne a quanti bisognosi incontrasse, e poi rifarsi da capo, affermando il Principe essere un Giove per tutti onde giovare a ognuno, e più che per altro per questo doversi reputare uguale a Dio; finalmente il principe avere a fuggire tutti i ministri, i quali per proprio conto abbiano affetti particolari, e passioni di loro comodo, utile e interesse.
»E così speriamo che la porchetta nuoti, il mondo vada in guazzetto, in candito e in gelatina. Fiorentini e Romani corrono la cavallina; Orsini, Mattei, Cecchi, Menichelli, marchese d'Ariano, monsignore del Monte, Titta, Arragonia, ed alcuno di loro gli è commensale continuo. -- Se non che monsignore del Monte, non si volendo contentare, si è ridotto a mangiare solo con don Virginio, e gli è stato ordinata stanza separata, servimenti e vivande da principe.
»Monsignore S. Galletto è comparso tra i primi per S. S. a dargli dell'altezza, e del serenissimo, visitando il più potente e ricco cardinale che mai abbiano creato, perchè il cardinale di Portogallo fu reggente, non re; -- vi sarebbe Gastone se fosse eletto re di Pollonia, ma si afferma dicerto che sarà eletto quello di Svezia, se la vittoria del combatterlo stando nella vittoria delle armi, non inchini a Massimiliano.
»I mandati, o lettere ai Cardinali, non sono mancate, tra i quali a Gioiosa, e a Farnese, ma più per ironia, che per altro:
Correte, forestieri e terrazzani, Dacchè il granduca nostro Cardinale I fegatelli lancia in bocca ai cani.
»Ed è corsa ancora una Caterina, che dice:
Caterina, gatti, gatti, Assai ciance, e pochi fatti.
»Il cittadino è rimesso; gli amici sono diventati servitori, i servitori schiavi. I forestieri sopra tutti gli altri graditi, e antesignani.
»Il granduca attende a terminare tutti i lavori incominciati dal fratello, tanto di fabbriche, quanto di uffizj manuali, e anzichè no accresce, avendo preposto a tutti il signore Emilio Cavalieri signore di virtù, d'ingegno, e d'invenzione rara; come addrizzare Arno in canale, condurre in piazza l'acqua di Montereggi, finire il Palazzo, alzandolo dietro secondo l'architettura dell'Ammannato; levare la Dogana, e appianando case allargarsi dalla piazza del Grano, edificare quivi grandi logge, e, sopra, granai pubblici; rafforzare gli Uffizj rimettendo sotto gli architravi, colonne doppie in coppia vicine, levando quelle di pietra serena, finire la Galleria dall'altra banda, e farne rigirare intorno delle altre unite a quella per tutta la piazza granducale, e rigirando dal Sole rientrare sopra la Dogana in palazzo. Ha in animo di edificare un ospedale pei convalescenti. Dove aveva ad albergare la Sapienza ora alloggia la bestialità, e vi crescono le stalle alla barba di Niccolò da Vagliano, che ciò prevedere non potè, e dietro a se nell'orto fare un memorabile Semplicista. Vuol fare terminare il palazzo Pitti, e in mezzo della piazza pendente fare trasportare la gran pila elbigna, e similmente mettere mano a rizzare la colonna giacente di S. Marco, e dove si può abbellire et ornare la città, farlo. Gli è dispiaciuto notabilmente il disfacimento della facciata del Duomo, e per riordinarla a modo vi fa invigilare sopra il cavaliere Pacciotto con altri architetti. Ha fantasia d'ingrandire e illustrare il palazzo dell'Ambrogiana, dove avendo compro un podere, ha donato al venditore sopra la stima fatta Sc. 300. Usò liberalità con aver dato elemosina ai poveri, e, mancata la provvisione ai contadini, li sovvenne del suo. A quattro, trovati a pescare in bandita, fattisigli venire innanzi, volle sapere chi fosse stato il primo a spogliarsi per pescare, e intesolo, diede a questo 4 scudi, e agli altri uno per uno, minacciando loro per la seconda volta la cavezza. Fatte l'esequie, alle quali egli non intervenne, ma le stette a vedere circa a mezzo corridore per una gelosia, dacchè i cardinali non vanno mai ai morti, se non ai papi, aspettiamo qualche amorevolezza giovevole per molte cose proprie e particolari, almeno quando riceverà la Gran Croce di Gran Maestro, o alle nozze; ma aggravj di momento per ora non si tolgono, e le imposizioni importanti si mantengono. Levò ancora il dazio delle stufe, del legname della Opera, e si crede che così si farà del corame, e di altre piccole cosette di non molta rilevanza, o acconcio. Quanto al Governo, Marco Tullio Cicerone lasciò scritto ogni uomo sapere bene incominciare, la importanza essere nel perseverare, e più nell'ottimamente finire. Ultimamente deve VS. Ill. sapere che ogni nuova granata spazza bene sempre, e netta lindamente la casa da prima. Io per me faccio conto che dove prima mi conveniva portare, e andar carico di una soma di acqua, d'ora in poi sarà greco, lagrima, o chiarello, ma sempre a soma, e da asino; e qui ricordando a VS. Ill. ch'Ella non è per essere così pronta a comandare a me, ch'io non sia altrettanto e più sollecito a servire lei, le bacio le mani di cuore, e me le raccomando ec.»
CAPITOLO SESTO.
IL FIGLIO.
Ma il bacio della madre, oh! non ha pari E vivon mille affetti in quello affetto. Oh! figli, figli lagrimati e cari, Chi più vi muoverà la bianca cuna? Chi più vi guiderà nei vostri lari? Ci apre il labro la madre, e ad una ad una Ci scioglie le parole, e il primo accento: È madre:
_Ispirazioni di Bisazza da Messina._
Caterina di Francia! -- Moglie di re, madre di re.... e non pertanto quale più trista femmina che mai abbia vissuto o viva nel mondo, accetterebbe col reame di Francia i dolori della sua vita, o la sua fama dopo la morte! Nata da principe aborrito, fanciullina, derelitta, e sola, venne in potestà di repubblicani inferociti che volevano vendicare in lei le ingiurie del suo sangue, ed esporla sopra i bastioni alle artiglierie dei suoi parenti, i quali per certo non si sarieno rimasti dal trarre...! E nonostante, alacre e animosa, punto curando il pericolo presentissimo, ella congiurava per la grandezza della sua casa. In lei posero i cieli lo istinto e la capacità del regno. -- Moglie giovanetta di Enrico II, si vide posposta a Diana di Poitiers ormai matura adultera del re suo marito; e tacque, e chiuse in cuore la offesa alla donna, alla moglie e alla regina, ed ella si rimase come un fuoco nascosto per comparire improvviso a illuminare o a spaventare il mondo. -- Madre di Francesco II, alla esperienza e gravità sue vide preferite le frivolezze di Maria Stuarda, moglie quasi infante di re fanciullo; e tacque, e blandì col riso sopra le labbra le follie dei reali giovanetti, mentre guardava addensarsi sul capo il turbine fatale ai gigli di Francia. -- Alla perfine, eccola regina vera, e regna. -- Come Niobe ella ripara sotto il suo manto una testa pargola di re. Non dubitate, ella saprà molto meglio difenderla dalla ira delle fazioni, che la Niobe antica non facesse dagli strali dei figli di Latona. Che cosa appariva il regno? Che cosa il re? -- Carlo IX era un uccello, -- un sinistro uccello se vi piace, -- che si contendevano gli artigli di un falco e di un avvoltoio. I Guisa si dichiaravano suoi difensori; ma comprendete voi un re che abbisogni di un suddito che lo protegga? Gli Ugonotti anch'essi lo volevano proteggere, come un padrone lo schiavo; e gli uni e gli altri erano più potenti di Caterina. I primi si dicevano amici della religione e del trono, e commisero atti che la religione avrebbe desiderato esser cieca per non vedere: amici del trono, essi composero una genealogia che gli faceva discendere da Carlo-Magno per cacciare dal regno i Capetingi, come Capeto ne cacciava i Carlovingi; e per ultimo si fecero demagoghi, e si spensero. -- I secondi, avversi ai riti cattolici, consentirono che Enrico IV scambiasse Parigi con una messa: avversi al trono, terminarono col dare un re alla Francia. Non pel re dunque si combatteva, ma pel regno. Caterina non doveva dubitare soltanto della corona, ma del capo; deposta la clamide reale, lei e i suoi figli aspettava la veste di terra e di verdura che la morte concede ai cadaveri. Fiero retaggio apparecchiato dalle insidie di Luigi XI, dalle sventure di Luigi XII, dalle insanie di Francesco I, e fatto più arduo per le dottrine di Lutero, e degli altri settarii che lo seguitarono. Lo equilibrio non poteva allora come adesso mantenersi con l'oro sparso, e col gettare dei voti nella urna; -- qui bisognava un fiume di sangue; -- qui invece di voti era forza gettare teste nella urna del destino: -- e Caterina accettò quel retaggio con tutte le sue conseguenze, -- tutte! -- Certo coteste non sono virtù di donna, ma neanche di uomini: pure gli enti che la Provvidenza pose al governo dei popoli in questi casi estremi appartengono appena alla umana natura; anime di bronzo create là dove si generano il fulmine, l'uragano e gli altri flagelli di Dio. Caterina impedì che andasse disperso in brani il reame di Francia nella maggiore stretta che prima o poi egli abbia dovuto patire.