Isabella Orsini, duchessa di Bracciano
Part 11
-- "E poi vi dolete che noi non vi abbiamo nella nostra grazia, ed empite di querele la corte, ne scrivete al Cardinale. Ma come reggere con voi? Già, secondo il costume vostro, di una cosa entrando in un'altra, mi avete fatto perdere la bussola, e per poco non ricordo il motivo della chiamata. E sì, che quando lo udrete io voglio vedervi sbaldanzito, e la petulanza vostra si convertirà in miserabile avvilimento..."
-- "Fratel mio, che voi riuscirete a infastidirmi non contrasto, dacchè io già mi senta mezzo concio; ma per farmi andare in giro la testa, io ve la do per giunta."
-- "Ebbene, voi mi assolvete da qualunque riguardo; sicchè io vi dico che voi siete il più abietto, il più svergognato, il più infame cavaliere che viva in tutta la Cristianità...."
-- "Queste sono parole strepitosissime: passate ai fatti."
-- "La vostra moglie è un'adultera..."
-- "Lo so."
-- "Come? Lo sapete, e non vi siete ancora vendicato?"
-- "Noi altri Medici nelle donne non dobbiamo avere mai fortuna..."
-- "Come? -- Che cosa intendete dire?" gridò Francesco facendo un balzo sopra il letto. -- "Di qual fallo potreste voi appuntare la granduchessa Giovanna?"
-- "Dio l'abbia in pace: ella era una santa."
-- "E della Bianca?"
-- "Oh la Bianca!... Dopo le vostre nozze io non saprei di che cosa incolparla; ma per lo avanti..."
-- "Avanti non mi apparteneva, ed io non ho diritto d'investigare il suo costume prima che fosse mia."
-- "Eh qui non parliamo punto di voi; gli altri prendono questo diritto per voi."
-- "Quando noi le gettammo addosso il nostro manto granducale, scomparve la donna, e sorse la principessa; ed inalzandola noi al nostro talamo, la rigenerammo in un battesimo di maestà."
-- "Il bucato non lava tutto, e talora va via piuttosto il pezzo, che la macchia; e voi dovete avere un certo segno rosso sopra le mani, che tutta l'acqua dell'Arno non può lavare; -- e questo segno viene dal sangue del Bonaventuri..."
-- "Chi è che sostiene avere io fatto ammazzare il Bonaventuri? Lo affermasse anche mio padre, io gli direi: -- Tu menti per la gola! -- Io non ordinai, io non commisi nulla... e lo posso giurare."
-- "Tra ordinare, insinuare, presentire, subodorare, tollerare, infingersi, e simili, se questo giudizio avesse ad agitarsi davanti a giudici del mondo, le marmeggie dei curiali rodi-leggi (dico dei tristi vè! che ai buoni io faccio di berretta, e mi professo umilissimo servitore) vi saprebbero trovare tante limitazioni e tante distinzioni, che per certo nessuno potrebbe condannarvi; -- ma davanti a Dio non si comparisce per via di procuratori: e voi credete nascondervi cotesta macchia col guanto, o dare ad intendere ch'ella sia un rubino?"
-- "Ingrato!... sconoscente! Quanto vi hanno dato i miei nemici per farmi morire di passione? -- Sono modi questi da praticarsi verso il vostro signore, che se volesse potrebbe troncarvi come una canna? E nel momento che si prende a cuore le cose vostre, che vorrebbe conservarvi la reputazione. Ma io bene doveva sapere ch'ella è opera perduta; -- tanto varrebbe lavare l'arme de' Pucci."[60]
-- "Vi domando perdono, Serenissimo; io non aveva pensiero di contristarvi: ho fatto così per dire, essendo in famiglia. Se qualcheduno si avvisasse favellare meno che rispettosamente in presenza mia dell'Altezza Vostra, io vi giuro da gentiluomo onorato, che lo passerei da banda a banda. Persuadetevi bene di questo, Francesco, voi non avrete mai migliori amici dei vostri fratelli, e voi in ogni occasione mostrate non farne conto nessuno; preferite loro un Serguidi, un Belisario Vinta, e per giunta patite che da costoro ci venga fatto oltraggio.... Francesco, voi vi dolete di noi, ma davvero non siete giusto. Da parte dunque ogni acerbo ragionamento: continuate a favellare..."
-- "Ebbene; io scopersi lo infame contaminatore della vostra dignità, e l'ho spento."
-- "Povero cavaliere! Se lo meritava; ma egli era un dabbene uomo...."
-- "E chi vi ha detto che fosse cavaliere?"
-- "Bernardino Antinori, che avete fatto strozzare nelle carceri del Bargello? Chi me lo ha detto? Eccone una nuova! Chi me lo ha detto? Apparentemente, chi lo sapeva. Francesco, concedete che io vi dica quattro parole così a modo mio, aperte, franche, come il cuore le detta, sebbene voi le reputerete, secondo il solito, partorite da cervello balzano. Noi possiamo fare quello che ci pare, ma ad una condizione, ed è questa: che ci bisogna lasciare dire altrui quello che loro piace. La gente che adoperiamo in simili negozii, vile nacque ed iniqua si mantiene: se trovasse chi le gettasse davanti tozzo più grosso, farebbe a noi quello che da noi comandata fa agli altri. Sperate voi fedeltà o segreto da cotesti vituperati? Per le taverne e nelle oscene ubriachezze vomitano vino e parole di sangue spesso vere, ma più spesso esagerate a mille doppi, e giù nel popolo, che poco ci conosce, noi troviamo ai danni nostri accumulato tale un tesoro di odio che mette paura a vederlo...."
-- "Avete terminato?"
-- "Ora termino. Aggiungete la maladizione della penna. -- La penna è un trovato infernale: io per me penso che il Demonio precipitando giù dal cielo, restasse spennacchiato nell'ale da un fulmine di San Michele, e coteste penne caddero sopra la terra, e l'uomo le raccolse, e le appuntò, e adesso le adopera come frecce attossicate col pessimo dei veleni, ch'è lo inchiostro. Chi sa quanti mercatanzuoli a questa ora, sotto una compra di lane, o sotto il conto della trattura della seta, avranno registrato: -- «Ricordo come oggi a dì tanti, anni tanti dalla salutifera Incarnazione, Francesco de' Medici ha fatto strangolare il cavaliere Bernardino Antinori per adulterio con donna Eleonora di Toledo, moglie di don Pietro dei Medici!»[61] -- E oltre i mercadanti, sonvi i filosofanti, gli storiografi, e l'altra generazione dei letterati, ai quali io faccio buon viso, dacchè non ci è rimedio di levarli dal mondo. Questi non possiamo far tacere; il meglio sta nel prendercela un poco in pazienza, e poi un poco dando loro la soia, un poco del pane, condurli a scrivere a modo nostro.
Non fu sì savio nè benigno Augusto, Come la tuba di Virgilio suona: L'avere avuto in poesia buon gusto La proscrizione ingiusta gli perdona.
"Di ciò abbiamo esempi buoni in casa; e senza ricordare Lorenzo il vecchio, il padre nostro informi, che spinse la tolleranza fino ad ascoltare da Messere Benedetto Varchi la lettura di quella sua storia impertinentissima, e tale da fare dormire in piedi. -- Ma il buono uomo si addolcì tutto, e da quella ora in poi non rifinì mai da levare Cosimo a cielo, e paragonarlo a Traiano, a Marco Aurelio, e non so a quali altri. -- Ma ancora io mi accorgo, che vi concilio il sonno; sicchè ora tocca a voi favellare. Eravamo rimasti...? Dove? -- Ah! che avevate fatto strozzare il cavaliere Antinori."
Francesco per natura e per abito accostumato a' sobrii parlari, e a cogliere diritto il suo fine, in quei profluvii di eloquio, per cotesti aggiramenti di pensiero si sentiva come sopraprendere da capogiro. Gli fu mestiero raccogliersi alquanto, e dopo un convenevole spazio di tempo, così riprese il discorso:
-- "Dunque se sapevate le disonestà di donna Eleonora, perchè vive?"
-- "Perchè, se recito il _confiteor_, parmi avere più peccati di lei; e poi perchè non so chi mi salverebbe dallo zio duca di Alva, e dal cognato Toledo; i quali, per dirla tra noi, non sono corpi di santi."
-- "E noi non varremo a tutelarvi contro un vicerè e contro un duca?"
-- "Chi salva dal pugnale dell'assassino?"
-- "Un buon giaco di maglia, un buon cuore, una buona compagnia, e una buona vigilanza."
-- "Ebbe queste, ed altre avvertenze, Lorenzino a Venezia...."
-- "Non l'ebbe; e fu spento."
-- "Sarà; ma rimane sempre vero, la migliore difesa consistere nel non avere mai fatto male a nessuno."
-- "Comunque; -- non è da tollerarsi tanta infamia: io non potrei;... l'onore di nostra casa nol consente. -- Bisogna levarci questa vergogna dal viso, -- e va tolta."
-- "O dov'è il comodo mio? Per me vi affaticavate, a me pensavate, e al mio bene unicamente provvedevate? Per voi dunque mi avete chiamato? Per voi io ho da diventare omicida? Per voi espormi agli odii di gente potentissima, e vendicativa?"
-- "Io tanto poco fo caso degli odii e delle vendette loro, che vi giuro da gentiluomo, che, raccolto il processo delle turpitudini di cotesta rea femmina, lo manderò io stesso al re Filippo, partecipandogli segretamente la cagione e il modo della sua morte.[62] Io prendo sopra me ogni evento, e prometto al bisogno dichiarare essersi proceduto a questo per mio consiglio, ed anche per mio espresso comandamento."
-- "Orsù, voi volete ch'io vi accomodi della vita di Eleonora, ed io lo farò: una moglie non vale la pena che ci guastiamo il sangue; ma anche voi da buon fratello dovete accomodarmi di un servigio, che a voi costa poco, e a me farà un bene grandissimo. Io vi domando che mi doniate, o mi prestiate -- per non rendervi più, -- quarantamila ducati: le mie terre nel Pisano questo anno non mi portarono un ducato di rendita; tra scoli, fossi e colmate, mi va via un tesoro...."
-- "Tutti inabissati di debiti! Tutti spiantati! Voi, il Cardinale, il duca di Bracciano, dareste fondo al Perù! Donde ho da cavare tanto danaro?"
-- "Una stretta data con garbo alle mammelle della repubblica, ed è pareggiata ogni cosa. Ma a voi non fa mestiere di questo: la fama narra mirabilia; dice che tra oro coniato, in verghe, e in gioie, voi abbiate cumulato meglio di dieci milioni di oro. Se così è, vi consigliano male, perchè se levate il danaro dal commercio, terminerete col diventare principe di un camposanto."
-- "Sfaccendati! Poltroni! non sanno quello che si dicano!"
-- "Dalle rendite pubbliche voi vi avvantaggiate, tutte le spese fatte, meglio di ducati trecentomila...."
-- "Chi è che ardisce farmi i conti addosso?"
-- "Provate a impiccare l'abbaco. -- E poi, dai commerci del corame, delle gioie, dei grani e del pepe, voi ricavate un tesoro...."
-- "Tutti falliscono! Tutti mi portano via! Io ho deliberato cessare dai commerci: -- forse,.... però non sono deciso,... continuerò in quello del pepe; ma non più cuoio, non più grani; -- chi traffica in grano muore in paglia."
-- "Farete come vi aggrada; ma daretemi voi i quarantamila ducati?"
-- "Dio buono, ma dove profondate voi tanta moneta?"
-- "Datemela, ch'è bene spesa: io la impiego a procurarvi amici. Io la spendo nel popolo, in feste, in conviti, e in piaceri. La gioventù si abitua al fasto e alle lussurie: io ve la snervo; io ve l'avvilisco; io la castro nell'anima; io le tolgo la dignità dello spirito e la forza del corpo; io ve la dispongo alla sementa, e voi potete seminarvi quello che meglio vi torna."
-- "Voi siete pure lo strano umore di uomo! Avrete i quarantamila ducati; ma mi farete un obbligo di rimettermeli a poco per volta sopra le rendite del Pisano...."
-- "Per obblighi, io ve ne faccio quanti volete."
-- "Inoltre...."
-- "Ahimè! cominciano le restrizioni...."
-- "No; voi penserete a spacciare la iniqua moglie, quando e dove io vi ordinerò...."
-- "E anche questo sia concesso. A quando i ducati?"
-- "Domani."
-- "Oh! Buona notte. Adesso bisogna ch'io vada a fare un po' di bene. Una gentildonna ha da presentarmi una sua fanciulla da marito, perchè io le dia la dote. Poi abbiamo uffizio nella cappella di San Cappone con una brigata di compagnacci da far piangere il diavolo. Forse, se ci entra, ripasseremo il codice delle quaranta pagine; e alla fine una cocchiata con accompagnatura di chitarre e arpicorde: all'alba dei tafani verrò a voi pel buon giorno, e pel buon anno...."
-- "Don Pietro! Don Pietro! Voi non volete mai mutare costumi; e dovreste pur pensare che del tempo sprecato così malamente converrà un giorno renderne conto a Dio. -- Almeno aveste addosso un buon giaco...."
-- "Finora il mio giaco fu la buona coscienza; ma da stasera in poi io vedo che mi bisognerà portarlo. -- Dio vi abbia in guardia." -- E così dicendo andò via a precipizio.
-- "E voi parimente. -- Bianca!" -- E passato qualche tempo di nuovo: -- "Bianca!"
E la Cappello accorse ansante come persona che siasi mossa con fretta da luogo lontano.
-- "Che cosa desidera il mio signore?"
-- "Hai tu sentito nulla dei colloquii che abbiamo tenuto or ora qua dentro? Io ti avevo accomiatato non mica per me, dacchè tu sai se io per te conservi secreto sul cuore comunque piccolissimo, ma per loro...."
-- "Chi loro?"
-- "L'Orsini e don Pietro...."
-- "Di don Pietro non sapeva io...."
-- "Pensa! Io ho tenuto proposito delle loro mogli, e della vita poco laudabile che menano: mi sono raccomandato, perchè procurino persuaderle alla convenienza, e fare loro una squartata a dovere: non hai tu inteso nulla?"
-- "Nulla."
-- "Vero? via, qualche cosarellina avrai poi inteso."
-- "Da gentildonna onorata...."
-- "Bè. -- Tu stai sull'ingrugnato per via del rimproccio di stasera. Ma che vuoi tu? io mi stizzisco così di leggieri, e me ne pento poi. Quello che ho sul cuore ho sopra la lingua. Sono troppo sincerone. Te ne domando perdono...."
-- "Oh signore!" -- rispose l'artificiosa Veneziana; -- "voi altri uomini di alto affare avete sempre pel capo mille pensieri e mille inquietudini; la colpa è nostra che vi venghiamo a disturbare: ma crediamo fare del bene, e se non indoviniamo, meritiamo compatimento. Sì giusto! vale la pena che vi prendiate cura di me. Voi mi avete raccolta, si può dire, per la strada, e mi avete messa a pari delle regine, e delle più grandi principesse della Cristianità. La mia vita sta nel reverirvi e nello amarvi, e per quanto io mi studii, non mi pare amarvi abbastanza...."
-- "Buona Bianca! Eccellente femmina! -- Io mi sento affaticato, e vorrei pure riposarmi. Porgimi un bicchiere di acqua di cannella. Gran mercè, Bianca. Ora diremo le preci; per istasera basteranno le litanie."
E Bianca prese un libro coperto di velluto cremisino con fermagli di oro; s'inginocchiò accanto al letto recitando le litanie, alle quali Francesco molto devotamente rispondeva _ora pro nobis_. -- Terminate le litanie, Francesco profferì queste parole:
-- "Ecco, un giorno sta per compirsi: noi li contiamo quando sono passati, -- quando non sono più nostri; -- un giorno adesso cade dalla mano del tempo nello immenso oceano della eternità. -- Prima però che si tuffi in cotesto abisso, guardiamone l'agonia per argomentare la vita che ha consumato.... -- Va, va in pace anche tu, o giorno della mia vita; prendi animoso il viatico; e raggiungi i tuoi fratelli che ti hanno preceduto: tu sei scevro di lacrime, tu sei passato innocente. L'angiolo dell'accusa non ti scriverà sopra il suo eterno registro. Anzi, io lo posso dire francamente, se la fortuna ti avesse tessuto nella trama mortale di Tito, egli non avrebbe oggi esclamato: -- Ho perduto un giorno!"
Ma chi mai presumeva ingannare costui? Dio? Sè? -- O cuore umano, quanto tremendo a vederti!!
Francesco, con un fascio di cipolle sopra lo stomaco e due omicidii sull'anima, si addormentava placidamente, come un operaio della vigna del Signore.[63]
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[41] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, p. 271.
[42] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, e Ammirato, Libro ultimo.
[43] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II.
[44] Morbio, _Storia dei Municipii Italiani_, Firenze, p. 27.
[45] Machiavelli, _Della natura dei Francesi_.
[46] Machiavelli, _Ritratti delle cose di Francia_.
[47] Ariosto, _Satire_.
[48] Martirio in terra appellasi, Gloria si appella in cielo.
_Beatrice Tenda_, di Tedaldi-Fores, giovane poeta spento in floridissima età.
[49] Nella Cronaca MS. del Settimanni nello Archivio delle Riformagioni espressamente si dichiara: «Fu fatto venire Paolo Giordano da Roma perchè acconsentisse alla morte d'Isabella.» -- E quivi pure si racconta, come nello agosto successivo alla morte d'Isabella «fossero fatti sparire il figlio di Giovanni Battista de' Servi, e Carletto Fortunati, lancia spezzata, come quelli che erano reputati drudi d'Isabella.» E che Giordano alle istigazioni altrui acconsentisse alla strage della moglie, pur troppo impudica, lo confermano ancora i MS. Capponi, della Biblioteca R. di Francia, e mio. -- Il signore Bell nel suo racconto dell'_Accorambona_ ci avverte come pei costumi spagnuoli, nei quali era stato educato Francesco, correva assai più grande l'obbligo nei fratelli di vendicare le disonestà della sorella, che nei mariti quelle della moglie. Il Galluzzi nella citata _Storia_, Lib. IV, cap. 2, scrive. -- «È certo che a donna Isabella furono fatti funerali più pomposi che a donna Eleonora, e che il granduca e il cardinale non solo mantennero dopo con l'Orsini buona corrispondenza, ma s'interessarono per acquietare i suoi creditori, e dare alla di lui sconcertata economia qualche sistema. Tutto ciò proverebbe che, o la morte di donna Isabella non fu violenta, o che il granduca e i fratelli essendo di concerto con l'Orsini, con la loro dissimulazione resero lo eccesso più detestabile.» Davvero tra l'una ipotesi e l'altra corre troppo grande divario perchè uno storico solenne se la deva passare così scivolando. Da tutte le memorie dei tempi e da tutte le storie ricaviamo come la strage fosse imposta, e pagato il prezzo del sangue, che non si limitò unicamente nelle premure di acconciare la dissestata economia dell'Orsini, ma giunse perfino, secondo che ce ne porge testimonianza la Cronaca del Settimanni sopra citata, a fare donazione nell'ottobre di cotesto anno della villa Baroncelli a Paolo Giordano e a Virginio; il quale fatto forse indusse in errore l'Ademollo, che affermò nelle sue note al racconto intitolato _Marietta dei Ricci_, donna Isabella Orsini essere stata strangolata nella villa Baroncelli, oggi Poggio Imperiale.
[50] Svetonio, _Vita di Claudio_, in fine.
[51] La Bianca non era ancora moglie di Francesco I: viveva tuttavia l'arciduchessa Giovanna. Questo è anacronismo; ma la povera Giovanna, comecchè donna piissima, che condusse vita di silenzio e di sacrifizio, non era personaggio tale da ravvivare il racconto. Anime sante, ma pallide, nate a soffrire e a tacere!
[52] Vedi le note seguenti.
[53] Fino al tempo del granduca Ferdinando I si adoperavano in corte candele di cera gialla: egli le mutò in bianche, come conosceremo dalla lettera del Soderino riportata più sotto.
[54] Michele Montaigne, invitato a pranzo dal granduca Francesco, osservò come questi bevendo mescolava molta acqua nel vino, mentre la Bianca tracannavalo quasi puro: «On porte à boire à ce duc et à sa femme dans un bassin où il y a un verre plein de vin descouvert, et une bouteille de verre pleine d'eau: ils prennent le verre de vin, et en versent dans le bassin autant qu'il leur semble, et puis le remplissent d'eau eux-mêmes, et rasséent le verre dans le bassin que leur tient l'échanson. Il mettoit assez d'eau; elle quasi point. Le vice des Allemands de se servir de verres grands outre mesure est ici au rebours, de les avoir extraordinairement petits.» _Voyage_, T. II, p. 59.
[55] Svetonio, _Vita di Giulio Cesare_.
[56] Porque dixo la venganza Lo que la offensa no dixo?
_Calderon de la Barca_.
[57] Queste ultime parole furono sentite dire da Francesco quando licenziò Giordano dopo il segreto colloquio tenuto fra loro. MS. Capponi, e mio.
[58] «Era una delle principali passioni di Francesco I fabbricare porcellane elegantissime, che poi mandava in dono ai principi e a grandi baroni.» Galluzzi, T. III, p. 119.
[59] «Francesco con una compagnia di mercanti esercitava questo commercio del pepe, e v'impiegava i suoi galeoni. La compagnia acquistava 30,000 cantara di pepe a 32 crusadi per cantaro, col patto della esclusiva di venderlo a tutto il mondo.» Galluzzi, T. IV, p. 106.
[60] Quest'arme fa una testa di Moro.
[61] E veramente si trova registrato così entro un libro di Ricordi.
[62] L'atrocità, narra il Galluzzi, Lib. IV, c. 2, _Storia del Granducato_, l'atrocità del fatto fu celata al pubblico, e velata con le attestazioni di uno accidente sopraggiuntole per palpitazione di cuore, a cui asserivano i fisici essere stata sempre soggetta. Al re di Spagna fu confidato per mezzo dello ambasciatore tutto il successo con scritto a parte li 16 luglio, in questi termini: «Sebbene nella lettera vi si dice dello accidente di donna Eleonora, avete nondimeno a dire a Sua Maestà Cattolica che il signor don Pietro nostro fratello l'ha levata egli stesso di vita per il tradimento ch'ella gli faceva con i suoi portamenti indegni di gentildonna, i quali per il suo segretario ha fatto intendere a don Pietro suo fratello e pregatolo a venir qua, ma egli non ci è voluto venire, e nemmeno ha lasciato che il segretario parlasse a Don Garzia. Noi abbiamo voluto che la Maestà Sua sappia il vero appunto, essendo deliberati ch'ella sappia sempre ogni azione di questa casa, e particolarmente questa, perchè se non si fosse levato questo velo dagli occhi, non ci sarebbe parso di potere bene e onoratamente servire Sua Maestà, alla quale, con la prima occasione se le manderà il processo ove ella conoscerà con quanta giusta cagione il signor don Pietro si sia mosso.» Gradì il re Filippo la confidenza etc.
[63] Credo fare cosa gratissima pubblicando la seguente lettera, ch'io reputo affatto inedita, e sconosciuta generalmente. È stata ricavata dalla Biblioteca Reale di Francia, ove si conserva sotto No 10, O 74. La copia manoscritta è scorrettissima, in parte manchevole, e in parte non leggibile, ed io m'ingegnerò a correggerne il dettato per modo che possa intendersi. Per questa lettera, scritta evidentemente da persona anzi che no mordace, e poco amorevole alla casa dei Medici, in ispecie poi al granduca Francesco e alla Bianca Cappello, conosceremo quanto sia falsa la fama dello avvelenamento di Francesco e della Bianca. Il genere di vita dai medesimi praticato non aveva mestiero di altro argomento per farli morire sollecitamente, avvegnachè comprenderemo di leggieri com'essi si avvelenassero tutti i giorni.
«_Lettera di Giovanni Vettorio Soderini allo Illustrissimo Signore Silvio Piccolomini sanese, in ragguaglio della morte et esequie del Granduca Francesco._