Part 8
Manca uno stile a questa ragazza. Non e nemmeno in istile _nature_, come _Sbrindolo_, ultima creazione di Lionello, che ha avuto un successo strepitoso: _Sbrindolo_ fiore selvaggio di campo, fanciulla con tutte le esuberanze di un'anima primitiva. Naturalmente muore, perche Lionello e il gran carnefice di tutte le sue creature.
Invano io descriverei alla signorina Oretta la _sensazionale_ creazione di Sbrindolo. "Cane Leone, papa, mama!" Allora si commuove un poco. Essa e come la sala da ricevere dell'avvocato: senza stile, coi frutti di scagliola sotto le campane di vetro.
Ma chi li mangia se sono di scagliola? La campana di vetro e inutile, signora Caramella. Vostra figlia e buona, buona, molto buona. Cio va bene per voi, ma per me ci vuole qualcosina di piu. La bonta e come la camicia lunga di Santa Veronica; capito, signorina?
Qualche volta papa, l'avvocato, torna a casa con la luna di traverso: i giudici, i colleghi, il tribunale, la cassazione, il mestieraccio. Io mi diverto. Male; male, avvocato! Un avvocato che si lamenta dei giudici, vuol dire che guadagna poco.
-- Se mio marito -- dice madama Caramella a me -- non fosse coscienzioso com'e, l'automobile, eh! eh! l'avremmo messo su anche noi da un pezzo!
-- Ma quando siamo contenti noi tre -- dice la signorina Oretta, -- non basta, mama?
L'avvocato allora se l'e presa, strofinata, baciucchiata sui baffi, e cane Leone faceva intorno una cornice di salti.
*
Mi e sembrato di scoprire nella signorina Oretta una vibrazione di altro genere, oltre a mama, papa e cane Leone. Io ne ho subito approfittato.
La signorina guarda con attenzione un giornale illustrato dove c'e un figurino di moda: _Manteau_ con _fourrures_, costume di Parigi.
-- Bello, eh, signorina? Anch'io appartengo al comitato che c'e a Milano per la moda italiana. Cio e patriottico, ma non se ne fara nulla. Parigi e Parigi.
Strano! Le mie spiegazioni non interessano.
C'era presente l'avvocato, che dice:
-- Ma come? le pelliccerie per le signore che siamo oramai d'estate?
-- Eppure e di gran moda -- dico io. -- Probabilmente le signore vogliono soffrire il caldo, come i soldati in trincea; e cosi d'inverno usera molto il nudo per soffrire anche loro il freddo.
L'avvocato non ride, e la signorina nemmeno.
Allora, giacche non si apprezza il mio spirito, parliamo sul serio:
-- Caro signore, sta il fatto che le grandi case di pelliccerie di Parigi non hanno mai stipulato tanti contratti come quest'anno: le nostre sarte e modiste hanno importato in _robes_ e _manteaux_ per ben quindici milioni!
-- E la nostra lira, -- dice l'avvocato, -- perde trentasei centesimi sul cambio.
-- Perdera anche di piu, -- dico io.
-- E siamo alleati! -- dice lui.
-- Veda, avvocato, negli affari i rapporti sono automatici....
Ma il nostro colloquio e interrotto da un'esclamazione della signorina Oretta:
-- Oh, che infamia! ma come si fa a stampare questi giornali?
Cosa c'e?
Guardiamo: in una pagina c'era il _manteau_ con _fourrures_, costume di Parigi, e nella pagina di contro alcuni cadaveri di soldati.
Ha le pupille dilatate.
-- Ma quando finira questa orribile guerra?
-- Signorina, -- rispondo io, -- ci vorra ancora un po' di tempo. V'e tanta gente che ci guadagna sopra. Per esempio, a proposito di bottoni automatici, la piazza di Milano, che fornisce l'Italia, si e trovata improvvisamente sprovvista. Venivano dalla Germania. Un mio amico e riuscito a farne venire dalla Svizzera una grossa partita, e ha realizzato un forte guadagno. E gli automatici, come lei sa, sono piccolini cosi. Imagini poi per le cose piu grosse....
Mi guarda a me, come se la guerra fosse colpa mia. Si rivolge a papa e dice:
-- Ma andranno bene tutti all'inferno!
Papa e muto a questo proposito.
XXI. -- LA LETTURA DEI "CANTI ERMETICI"
E venuta la contessina col poeta Cioccolani. Questa volta lui si ricorda chi sono io; e dice:
-- Buon giorno, caro Sconer.
-- Cavalier Sconer, se permette. _Caro Sconer_ me lo faccio dir dalle amiche. (Mi pare che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme. Buon giorno? ma veramente era sera oramai).
-- Delizioso, delizioso, -- esclama la contessina -- questo _chalet_, sepolto nel verde. Venite a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete scoperto, Sconer?
-- La prego, contessina -- dico -- non entri. Staremo fuori, qui nel giardino.
-- Avete misteri? qualche ninfa dei boschi e prigioniera forse nel vostro castello, Sconer?
-- Contessina, che cosa sento mai! Con la di lei imagine nel cuore, e possibile?
-- M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi.
-- Oh!
-- Siete forse un uomo pudico, voi?
La contessina chiama il suo mammalucco per giudicare se io sono donnaiolo o uomo pudico. Ma subito dopo e chiamato per altra faccenda: -- Cioccolani, Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo!
Cioccolani e la contessina sono saliti su la montagnola. Sento lei che dice:
-- La, la, dall'altra parte, quella sciabolata di luce verdelettrica! I cipressi che si incendiano lassu come candelabri pazzi! Quella nuvola che si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni d'oro. Cavalle in corsa frenetica, liocorni, chimere!
-- La demogorgone! -- risponde lui.
Che cosa era successo? Una cosa che accade tutti i giorni: tramontava il sole.
Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria quando si rappresentavano le opere tedesche alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo che assiste a una battaglia.
Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: -- Lisetta, presto -- dico -- fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha qualche cosa da servire, quello che c'e: caffe, rosolio, vermut.
Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che vengano a spegnere l'incendio della contessina.
-- Ma dove era lei? -- mi dice quando io ritorno. -- Ha perso un magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo piu rosso e soffocato singhiozzo.
-- Lo vedremo domani a sera.
-- Siamo venuti -- dice la contessina -- a leggere i _Canti Ermetici_. Si ricorda, vero?
"Proprio no", ma rispondo: -- Perfettamente! Eccellente idea! E perche, scusi, "ermetici"?
-- Perche in apparenza non si capiscono....
-- Ah, benissimo.
-- Non si capiscono -- corresse Cioccolani -- nel senso delle parole tradizionali; ma danno il senso panico anche alla persona piu idiota.
-- Cosi che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Pero guardi che lei e un bel tipo.
Non si confonde mica.
-- "Idiota" vuol dire -- dice gravemente -- nel suo senso primitivo, _persona non iniziata_.
-- Per lei vorra dire cosi, per me vuol dire, "stupido". Ma lei parla in poesia e la cosa non mi riguarda.
-- Sconer, vedete -- si affretta a dire la contessina --, e come per la messa cantata di cui vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo non comprende i versetti rituali; ma ne subisce la suggestione.
L'incidente e esaurito.
Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini, rosoli gialli, biscottini, e.... caramelle.
La contessina si drappeggia in una sedia di vimini.
La seduta e cominciata. Quanto e durata? Non so. Certo molto tempo. Ricordo che la Lisetta aveva portato poi due lampade da giardino: da principio le due fiammelle non facevano lume. C'era ancora sospeso il crepuscolo: poi fiammeggiarono, poi si consumavano rapidamente.
Deve essere trascorso molto tempo.
Da principio sospettai che si volessero prendere gioco di me. Io non capivo niente. No: facevano sul serio. E allora mi venne da ridere dentro di me.
Lei stava ora immobile come una statua: e lui in piedi, con il libro in mano, si sbracciava e strideva forte con quella vocina: _Io sono un bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che sfaccettano il nero enorme della notte cristallina; i grilli, tendini di musica tesi disperatamente nello sforzo di tener ferma la notte che straripa._
Era poesia, ma mi e venuto questo pensiero: "Se io dovessi scrivere cosi ai clienti, mi sospenderebbero il pagamento delle tratte"; e allora ho provato una gran compassione per quel povero Cioccolani.
-- Stia attento -- mi avverte lei, toccandomi.
Sobbalzai.
-- Arrivano gli spettri.
-- _Gogo, gogogo, Orin Orin!_ -- fa lui. -- _Arrivano di corsa gli spettri! ecco gli scheletri che battono le nacchere: gogogo!_ -- e faceva una voce che mi venne in mente la gatta di quella mattina. -- _Noi siamo insaziati di volutta, gogogo! La vita non ci ha dato la volutta! Gogogo!_ -- Povero giovane!
Forse leggera tutto il libro. La contessina stava immobile, e anch'io: ma io guardavo la contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui la signorina Oretta e tuttora sprovvista, li, invece, davanti alla contessina, si sollevavano lentamente e poi si abbassavano. Anche se non sono di moda, stanno sempre bene. _Gogogo!_ Venivano i brividi anche a me. Le caviglie delle gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo anch'io.
-- _Gogo, gogogo.... Orin!_ -- seguitava lui.
E lei diceva a me:
-- Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini?
Ma io, negli intervalli del _gogogo_, sentivo certi tuffi soffocati.
Sono corso via, un momento. Era la Lisetta, dietro lo _chalet_, che scoppiava dal ridere.
-- Fa il piacere, va via!
*
La seduta e finita. C'era la luna. Cioccolani si asciugava il sudore.
Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante.
-- Veramente di effetto -- dissi io.
-- Vero? -- esclamo la contessina, come riscossa da un sogno. -- Mi fa piacere, Sconer, sentir lei parlare cosi. E una lirica assolutamente pura! Adesso lei non prova che un _arriere-gout_; ma ad una seconda audizione, sentira tutto il dinamismo del Pan ultra-sensibile.
-- Perfettamente.
Silenzio con la luna.
Per me la "lirica" era lei, e ne sentivo tutto il dinamismo.
-- E l'_Attileide_, signor Cioccolani -- domandai a lui -- e del genere?
-- Supera -- dice la contessina.
-- Gli altri poeti -- declamo allora Cioccolani -- hanno plasmato modeste imagini; noi abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini stesse. Non basta! Quella era l'umanita. Noi vogliamo superare l'umanita. Ed io ho l'onore, o signore, -- conclude tragicamente -- che al mio paese mi chiamano imbecille.
-- Anche a me e accaduto qualche volta -- risposi, -- ma io non ci bado. Sono cose che accadono agli uomini superiori.
-- Bravo, Sconer -- esclama la contessina con entusiasmo. -- Fate largo alla divina giovinezza che viene!
Ma la luna si era fatta bianca e alta lassu: le candele gocciolavano.
Dico io: -- Contessina, se loro vogliono accettare la mia ospitalita, ben volentieri. Ma li prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e mezzo. Mi dispiace che lo _chauffeur_ dorma lontano di qui, se no, li farei accompagnare con la mia _auto_.
*
Cosi li ho accompagnati sino al tram. C'era la luna, e un lume nella campagna come di giorno.
Disse la contessina: -- Sventuratamente bisognera per l'_Attileide_ rinunciare al teatro all'aperto come era nostra intenzione, e sopprimere molti Unni.
La luna batteva in pieno sul volto della contessina. Pareva di madreperla. Parlavano poi della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma parlavano della luna. Disse la contessina guardando la luna: -- Tutta questa terribile bellezza da sostener da sola!
-- Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte di Genoveffa! -- disse Cioccolani.
Ma che facciano proprio sul serio? Perche, dopo tutto, anche per i poeti viene il momento di farsi una posizione riconosciuta.
E percio domandai:
-- Lei, signor Cioccolani, intende anche nella vita di seguitare a fare il poeta?
Mi guardarono tutti e due come se il pazzo fossi io.
-- E i suoi genitori sono contenti?
-- Non parliamo di quella gente -- disse la contessina. -- Suo padre avrebbe la pretesa che andasse dietro alla trebbiatrice a contare i sacchi di grano. I genitori sono inutili quando non comprendono un figlio di genio.
Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi del tram.
XXII. -- FACCIO DELLE _AVANCES_.
L'altra mattina, domenica, l'avvocato mi ha voluto condurre su al primo piano a vedere la sua libreria con "i suoi cari libri", i libri "del suo caro babbo," con il ritratto "del suo caro nonno"; e appunto ho sorpreso Oretta nel cosi detto salotto che spolverava e rassettava. Non era ancora pettinata, e cosi un po' discinta, in gonnellino, ed un fazzoletto rosso annodato in testa, era in istile: pareva una beduina.
Nel passare le ho detto: -- Oh, che brava massaia! Ma tenga un paio di guanti vecchi per non guastarsi le manine.
L'avvocato mi presenta i suoi cari libri, a cui suo padre, quando era vivo, "faceva caro" con la mano, e anche lui "fa caro".
-- Questa e un'intera biblioteca. Legati molto bene, -- osservo io.
Mi presenta anche l'avo, cioe il ritratto: una faccia liscia come un cammeo, che usciva da una gran cravatta girata attorno al collo.
-- Bel quadro! Gia allora usavano le cravatte cosi. Come si vede l'uomo posato!
-- Eppure era un'anima da artista.
Ascolto la biografia degli antenati.
-- Questa stanza -- osservo io -- si potrebbe chiamare la galleria degli antenati.
-- Ogni famiglia -- risponde l'avvocato -- dovrebbe avere una specie di sacrario in casa.
-- Con gli affitti cosi cari, e impossibile! Pero constato con piacere che tutti i suoi antenati sono vecchi.
-- Siamo infatti piuttosto longevi in famiglia.
(Ecco un particolare interessante per l'erede).
-- Del resto, anch'io in un libro che ho scritto....
Pare che l'avvocato si meravigli.
--.... modestamente, si: un libro di igiene, dove sostengo il dovere di arrivare ai novantanove anni, che, del resto, e l'eta stabilita da Mose per le persone per bene.
-- Bisognerebbe non inquietarsi mai....
-- Ecco appunto quello che io sostengo: avere sempre una visione serena della vita.
L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama!
-- Guardi, da quassu, come si vede il mio _chalet_! -- dico io.
-- E si sente! -- dice l'avvocato. -- L'altra sera hanno dato trattenimento sin tardi. Non credevo che lei si occupasse di poesia, cavaliere.
-- Affatto, -- e spiego come e andata la cosa.
-- Quel Cioccolani! -- dice l'avvocato --. Sa come lo chiamano in paese? _Theobroma, bevanda degli Dei._ Io rideva l'altra sera, ma mia moglie era furibonda: "Quell'imboscato! e quella matta in casa mia!" Le donne, sa bene, bisogna lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella sarebbe una creatura perfetta: ma forse non avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno di dirle, che, molte volte, quando la incontro, mi domanda a che cosa serve il nostro codice.
Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla sua eta, ha il culto della bellezza.
-- E tanto piu -- dice lui -- che, poverina, ella e vittima di se stessa. La nobilta della razza c'e sempre in fondo a tutte le sue stravaganze.
-- Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il naso. E quel Cioccolani e cosi ricco per darsi il lusso di fare il poeta?
-- Suo padre, come gia le dissi, e un modesto proprietario, che ha la disgrazia di aver quel figliuolo. Il vecchio dice che gliel'hanno cambiato a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti. Ma sciagurato! Se vuoi fare della poesia, va nei campi di tuo padre. No, lui cerca la poesia a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste per i cappellini. La poesia sta nella realta, mica nei fogli di carta!
-- Perfettamente la mia opinione.
-- Aver figli, oggi, e disgrazia -- conclude sospirando.
-- Ma lei, scusi -- osservo io -- ne e esente: lei ha una figliuola sola, e un modello.
-- Per un altro verso -- dice lui -- e un pensiero anche questo. Ma scusi, ma dica, cavaliere, ai tempi che corrono una figliuola come Oretta, di un sentire cosi delicato, che avvenire ha? Prima di questa guerra Oretta veniva qui in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa, leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei morti stessero a sentire. Era una delle piu care gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so piu cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. E cosi cambiato il mondo! Sii buona? sii pietosa? sii pudica? Si, pudica! Non dire bugie? Spesso Oretta mi dice: "Papa, perche non mi chiami piu a studiare?" Io trovo la scusa che non ho tempo, ma sapesse che pena nel cuore!
Condivido i suoi lodevoli sentimenti.
-- Anch'io -- dico --, quand'ero piccino, mi ricordo che mia madre mi diceva: "Ginetto, sii buono, sii pudico, non dire mai bugie!" Ma poi quando si diventa grandi, creda che si trovano degli accomodamenti con queste cose, e tutto va a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei non ha mica destinata la sua signorina al celibato?
-- Perche? -- mi domanda stupefatto.
-- Perche la signorina dovra pur prendere marito....
Gli ho toccato la piaga segreta del cuore.
-- E ancora cosi bambina -- dice.
-- Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina un bel giorno si sveglia, ed e un dovere provvedere a tempo.
-- Le pare facile a lei?
-- Eh, un po' difficile! La guerra sta provocando una vera crisi nella disponibilita dei giovani. Aggiunga poi il fatto economico: lei comprende benissimo, avvocato, che se prima della guerra una moglie costava per uno, oggi costa per due, e domani costera per tre. Il matrimonio e oggi una istituzione un po' barcollante.
-- Pur troppo! E il vizio che fa strage nella nostra gioventu?
-- Perfettamente, avvocato. Evitare il vizio! Esso e il piu grande alleato contro la perfetta salute. Un giovane solido, lei deve cercare. Solido, ma equilibrato....
-- E dove si trovano, che sono tutti dal piu al meno squilibrati?
-- Pero se ne trovano. E lavoratore, perche, creda, avvocato: l'ozio, come diceva mia madre, e il padre di tutti i vizi. Naturalmente non povero, perche la poverta e una specie di malattia.
-- Ma lei mi propone l'araba fenice, -- dice l'avvocato.
-- Perche? Tutto si trova. E questione di avere la vista perspicace. Certo, un giovane con queste belle qualita, che porti stampato sul suo biglietto di visita: _Io cerco moglie!_ rappresenta un tesoro. Ma si trova! E allora lei oltre alla collezione degli antenati, fa anche la collezione dei posteri. E il giorno in cui dovesse chiudere gli occhi, sentirebbe dal suo mausoleo i figli dei figli che _fanno caro_ a lei come lei _fa caro_ ai libri del suo riverito antenato, qui presente.
-- Mi pare che lei, cavaliere, sia di temperamento allegro.
-- E un dovere, caro avvocato.
*
Ma un forte abbaiamento di cane Leone interruppe il nostro colloquio.
-- Mi pare, avvocato, che ci sia un guerriero laggiu al cancello.
XXIII. -- MELAI.
Vediamo madama Caramella che va incontro verso il cancello; e dice forte: "Ma si figuri!" E poi chiama Oretta: "Oretta, vien giu".
I sassolini del viale scricchiolarono sotto le scarpe ferrate: ma la presenza del guerriero non corrispose al rumore delle sue scarpe.
Era un ragazzo un po' smilzo, un po' biondino, che quando ci vide si mise in posizione d'attenti, con una bocchina che sorrideva. Noi ordinammo: "riposo!"
Madama Caramella spiego che era uno "dei suoi feriti," e che era venuto a prendere delle calze che gli avevano promesso.
-- Ma -- dice lui -- io non volevo venire; ma siccome domani ci si veste e si va, cosi ho detto fra me: gia che te le hanno promesse quelle calze, tant'e che tu le prenda, che ti faranno bene lassu. Ma io proprio non volevo venire. Volevo venire l'altra sera, ma poi mi han fatto sbagliar strada. Sarei venuto domani, ma e che domani si parte.
L'avvocato fa entrare in casa, e vuol presentare, ma non sa il nome.
-- Melai, signor si. Sono Melai. -- Pare che si desideri sapere un po' di piu, e allora vien fuori tutto un getto come da un botticino a cui e tolto lo spillo: -- Marco Melai da Firenze, tanto per dire, perche allora mio babbo era di guarnigione a Firenze. Quando scoppio la guerra, io mi trovavo a Torino, studente per mo' di dire. Si faceva baldoria. E allora ho detto: "Melai che stai a fare?" Capira, ero solo. Papa al fronte, che e colonnello; signor si.
-- E la mamma? -- domanda l'avvocato.
-- Mammina e tanto che non c'e piu. Signor no. E mi sono arrolato prima del tempo in cavalleria. "Se ti va bene, se ti va, puoi far carriera", dico fra me. Ambizioni da ragazzi, si sa! Credevo allora che sarei entrato, sciabolando, a Trieste, e urlando: "Savoia, Savoia". Si seguito poi per sei mesi a far baldoria a Torino, tanto che mi fecero persino la canzonetta futurista.
L'avvocato vuol sentir la canzonetta.
Signor no, signor si, Melai finisce col cantare.
O Melai, se tu tornassi, si farebbe a Torino baldoria; gia si sa che la tua gloria finira tra quattro sassi.
-- E poi? -- domanda l'avvocato.
-- Poi la cavalleria l'hanno appiedata e sono passato negli alpini. Oh, ma dopo che ho passato l'inverno lassu, ho messo giudizio. Signor si, sopra Cortina. Ora ci si ritorna. Dove? Non so. Ma domani si parte definitivamente.
Ride.
L'avvocato fa portare da bere. Melai fa il complimentoso e beve come una damina.
-- Vero -- dice madama Caramella -- che pare una signorina? Biondino come e!
-- Me l'hanno detto anche altri -- dice Melai.
-- E pensare che ha gia fatto la guerra! -- dice l'avvocato.
Oretta vien giu col pacchetto delle calze, legato con un filo tricolore. Melai prende per il filo, e grandi ringraziamenti. Madama Caramella spiega che son calze di vera lana, fatte coi ferri e con il sentimento; non per divertimento come fanno le signore.
*
Accompagnamento generale al cancello. Auguri e saluti.
-- Ma tu non dici niente? -- domanda l'avvocato a Oretta.
Oretta non dice niente.
-- E cosi timida questa ragazza.
Ritorno in silenzio.
Il silenzio e rotto dall'avvocato. Dice:
-- Chi fa la guerra? Contadini comandati da questi ragazzi.
-- Si, capisco -- mi permetto di dire io -- ma per scorticare quei signori la, ci vogliono tipi come me e come lei. Questi ragazzi si fanno ammazzare cavallerescamente, si; ma come fringuelli.
Io ho detto cosi nel modo piu innocente: ma non avessi mai pronunciato queste parole!
Oretta sgrana due occhi che fanno scomparire tutta la serenita ai laghi alpini. Dice come in un singhiozzo: -- Ma se si porta via la fede a chi non ha che la fede, che cosa resta? Ah, e vile tutto questo, signore!
-- Oretta! -- esclamo mama.
-- Ma Oretta! -- esclamo il papa. -- Chiedo io scusa per lei, cavaliere.
-- Non c'e di che -- dico io, -- anzi mi piace constatare che la signorina non e timida. Io non ho avuto l'onore di farmi intendere: io volevo dir questo: in guerra, il primo dovere e di ammazzare, ma non di farsi ammazzare.
-- E allora, perche lei non ci va?
-- Ma Oretta! -- dice ancora mama.
-- Oretta! -- esclama il papa.
-- Signorina, -- dico io --, noi lavoriamo gia per lo Stato.
-- La perdoni -- mi dice il papa. -- E il gran patriottismo.
(Mi pare patriottismo un po' sospetto).
XXIV. -- CAPPELLETTI, _CHAMPAGNE_ E TARTUFI.
La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa.
Dice: -- Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio con quelle cose che _spuzzano_ ma che costano.
-- Tartufi.
-- Si, bene. La signora ha spuntata la lesina. C'e sul fornello la pentola con dentro una gallina padovana che era la piu brava di tutte: un giudizio come me e lei; ma da una settimana non fetava piu e la padrona dice: "Non fa piu uova, tirale il collo!" Invece era piena, poverina!
-- E la festa dell'avvocato?
-- No, e la festa per la partenza, per il piacere, cioe, no: per il dispiacere della partenza di quel soldatino che e venuto l'altra sera.
-- Ma non doveva esser partito?
-- Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato, ha scoperto che il padre di quel Melai e amico d'un suo amico, o una combinazione del genere: fatto e che lui e andato al quartiere e l'ha invitato a pranzo. Cosi carino quel biondino....
-- Ma senti? Questa ragazza e gia in liquefazione.
-- Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica piuttosto che ce li portano via tutti, e noi povere ragazze dovremo stare li a dire il rosario.
*
Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione mi chiama d'urgenza a Genova.