Part 7
"Ci sara molto da fare per ridurvi all'altezza della situazione, il giorno in cui anche voi, signorina Oretta, amabile oggetto casalingo, sarete regolarmente consegnata al cavalier Ginetto Sconer"; ma in questo punto delle mie meditazioni sento qualche cosa che mi fruga dietro, sui calzoni.
-- Eh, ma cosa c'e? -- dico facendo un salto indietro.
Una testa tremenda era attaccata ai miei calzoni. Era un cane di proporzioni colossali.
-- Oh, non fa niente, signore; Leone, Leone, vieni qui.
(E il cane della signorina. Veramente, non mi sarei pensato che anche questa signorina avesse la specialita del cane).
-- Non e mica pericoloso quest'animale?
-- Oh, tanto buono, tanto intelligente. Leone, vedi il signore? Ricordati, Leone, che devi essere molto educato col signore.
La signorina Oretta parla cosi al suo cane con molta grazia; e sorride. Veramente prima aveva riso del mio spavento.
Il bestione non mi sembra bene intenzionato.
L'episodio sgradevole mi ha permesso pero di osservare che la signorina e fornita di magnifica dentatura e, quando ride, le si chiudono gli occhietti e le si apre la bocca.
Mamma e figlia se ne vanno con il cane Leone, attaccato al grembiale della signorina.
Rimane la servetta con la quale ispeziono meglio la nuova abitazione. Molto campestre. Il gabinetto poi e in istato, direi, primitivo.
-- Vedete, ragazza mia, lo stato dei gabinetti e quello che permette di rilevare il grado di civilta dei popoli. Io, nella casa di mia proprieta a Milano, ho in ogni appartamento due _closets_: uno per i signori, l'altro per le persone di servizio....
Ma le mie parole svegliano nella servetta una ilarita infrenabile. Dice: -- Come se ci fosse una differenza....
-- Non si ride cosi davanti a Ginetto Sconer!
Ma ella prosegui a ridere lo stesso: -- Ringrazi piuttosto se trova la casa cosi! E da tre giorni che lavoriamo. Lei deve sapere che per gli inquilini che c'erano prima, era tutto un gabinetto. Guardi il giardino, che ci avevamo messi tanti bei fiori, in che stato e ridotto! C'erano quattro diavoli scatenati di bambini che, con la scusa che adesso c'e la guerra, facevano i tedeschi, rovinando tutto.
*
Ho dormito nella nuova abitazione. Il letto e un po' sconquassato e le lenzuola un po' ruvide; pero mandavano un odorino di roba fresca che mi rassicuro. Sono stato un po' in ascolto se sentivo zanzare. Perche, dico, e una cosa indecente che un uomo sia come una botte di sangue a disposizione di un animalino che va e viene tutta la notte e vi prenda in giro col suo ronzio! Non sentendo zanzare, mi sono subito addormentato.
La notte e passata tranquilla, ma al mattino presto, sul piu bello del sonno, un gatto mi ha svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi me lo vedo entrare in camera con la coda dritta, tutto spelato, con due occhi e la gola aperta proprio verso di me. Ma questa e la casa delle bestie! "Gnau, gnau!" "Cosa vuoi? Via!" Macche! "Adesso mi monta sul letto."
Mi e venuto un pensiero spaventevole: "E un gatto arrabbiato!".
Mi butto giu dal letto, trincerato a buon conto da tutte le coperte, e munito del candeliere di ottone. Riesco a respingere il gatto e barricare la porta.
Riprendo il sonno.
Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: -- Che bel sole, eh? -- ma io le racconto la storia del gatto.
-- Una gatta. E un regalo lasciato dagli inquilini di prima. Povera bestia! Non ha trovato piu nessuno in casa, ed e rimasta affamata.
-- Ma voi avevate il dovere di spazzare via quella bestiaccia. Che diamine! Io le daro da mangiare una pillola di stricnina.
-- Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare una gatta che da il latte, porta disgrazia?
-- Da il latte?
-- E il mese di maggio, e la gatta ha fatto i gattini. Ecco qui la colazione.
La Lisetta aveva una tazza di zuppa per la gatta.
-- Ma voi siete cosi tenera con le bestie?
-- E la signorina.
*
La Lisetta rassetta la camera. Mi pare abituata ad una pulizia molto sommaria; per lo meno molto a secco. Ah, i miei mobili, i miei _parquets_ lucidi, odorosi di trementina!
-- No, no. Quelle cose li lasciatele stare: metto in ordine io. -- Ma lei non se ne discosta. -- Sono i miei arnesi di _toilette_.
-- Quanta roba! -- esclama. -- Questo scatolino cos'e?
-- L'_ongloir_.
-- E questo cosino?
-- Il _polissoir_. La tenuta delle unghie -- dico con intenzione -- distingue la rispettabilita delle persone.
-- Oh, guarda che belle forbicine!
-- Lasciate stare: per le vostre mani non servono.
L'uso dello spruzzatoio lo capi subito, e comincio a pompare con soddisfazione: -- Come sa di buono!
-- Fate, fate, ragazza mia, ma prima dei profumi, sono indispensabili molte abluzioni intime e profonde. A proposito, se invece di contemplare i miei arnesi di _toilette_, mi portaste un po' d'acqua....
-- C'e li la brocca e il catino.
-- Molta acqua, molto piu acqua.
-- Allora dica che lei vuol fare un bagno.
-- Come si potra: _a la guerre comme a la guerre_. Voi, Lisa, e forse non voi soltanto, non potete imaginare la gioia del bagno. Un mio amico, che per una crisi economica dovette sostare per qualche settimana a Regina Coeli, mi confessava che la sua maggior sofferenza era stata quella di non aver potuto fare il bagno la mattina.
La Lisetta torna su, dopo un po' d'attesa, con due secchi che traboccano.
-- L'acqua e in fondo al pozzo, e il pozzo e cupo, -- dice.
-- Ah, povera Lisetta! Ma parliamo d'altro. Voi avete qualche notizia su l'effetto che la mia persona ha prodotto ieri?
Lisetta mi assicura che io ho prodotto un grande effetto, perche la signorina le ha raccomandato di fare molto bene la pulizia.
-- E non ha detto niente in particolare?
-- Ha detto: "Quando vai da quel signore, mettiti il grembiale bianco".
-- Vedete, Lisetta? La vostra padroncina ha prevenuto quello che io stavo per dirvi. Credete: voi con un bel grembialino bianco; la vostra capigliatura un poco piu ravviata, e sopra una cuffiettina bianca; le vostre braccia nude, e preventivamente insaponate insieme con le mani, fareste tutt'altro effetto....
-- La livrea delle serve? -- esclamo Lisetta. -- Ah, mai!
-- Pregiudizi, ragazza mia. Chi non porta una livrea? Anch'io indosso qualche volta il _frac_; l'abito, del resto, piu semplice che vi mette allo stesso livello con un ministro, col papa, col re, come con voi.
Se ne ando infine; ed io stavo davanti allo specchio _ultimando_ la mia _toilette_ con un semplice vestito di sana democrazia, quando una voce mi fece trasalire.
Era ancora Lisetta. Un po' seccante, in verita.
-- Ah, che uomo straordinario e mai lei, signore!
-- Perche?
-- Perche non ho mai veduto farsi la cravatta cosi bene. La tocca, ci da dei colpettini delicati delicati, qua e la. Pare che fasci un bambino.
-- Il modo di portar le cravatte e il vero _cibolet_ delle persone distinte. Avete mai visto simili cravatte? Senza fodera, mia cara, e tutta seta. Hanno un'altra anima le cravatte di tutta seta. E queste camicie le avete mai viste?
-- Ah, signore! Tutta seta anche le camicie. E questi bottoncini sono brillanti veri? Mai visto un signore cosi.
XVII. -- ED ALTRI ANIMALI.
L'avvocato e venuto a trovarmi, per sentire se avevo bisogno di niente.
Ci facciamo reciprocamente soggezione: io con la mia linea composta, lui con quei baffi da moschettiere.
E meravigliato vedendo che io avevo gia in mano la mia corrispondenza, mentre lui aveva fatto tanti reclami.
-- Niente reclami, -- dico io. -- Usi col postino il sistema turco del piccolo _bascisc_, e sara servito puntualmente.
Passiamo all'esame della casa.
-- Guarda come mi hanno lasciata questa povera casa! -- esclamava. -- La cucina bisognera farla imbiancare, assolutamente.
Mi racconta la dolorosa storia: gli inquilini precedenti se ne sono andati via, zitti e quieti, di notte, come un campo arabo che levi le tende, e, naturalmente, senza pagare.
-- Grave! -- dico io.
Mi fa notare che la villetta era stata data in affitto ad un prezzo di favore, considerate le condizioni speciali di quella famiglia.
-- Ah, molto grave! -- ripeto io.
-- Non me lo sarei proprio mai imaginato.
-- Molto piu grave ancora -- ripeto io.
Mi guarda meravigliato.
Ma anch'io sono meravigliato. Che vale essere avvocato, avere baffi alla moschettiera, quando si ignora che fare favori equivale a farsi dei nemici?
Il mio "grave!" vuol dire tutto questo. Mi limito a domandare se per caso avesse nella sua villa una rimessa per la mia automobile.
-- Lei ha l'automobile?
-- Ma certamente.
E curioso ed e lusinghiero: per questi piccoli borghesi sentir dire "la mia automobile" e come sentir dire "io sono conte". E quando poi i sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto le gomme della mia _limousine_, constato una profonda impressione.
L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e furia, una rimessa, dove la mia automobile entro a pena a pena.
Vedo la signora che fa due occhi, stringe le labbra in giu; e l'avvocato dice: -- Perbacco!
Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile.
-- Come e bella, e vero, papa?
-- Diciotto-ventiquattro HP, signorina -- dico io -- nuovo modello, messa in moto automatica, illuminazione elettrica.
La signora mi domando come ho dormito. Volevo rispondere: "Letto molto sconquassato". Ma vi sostituisco l'affare della gatta.
-- Gia -- mi dice l'avvocato -- hanno portato via tutto; e ci hanno lasciato i gatti.
Dico io:
-- Pero lei, avvocato, si varra dell'articolo del codice 1950, o qualche cosa di simile.
-- Oh, bravo! -- mi fa la signora con significazione. -- Senti che te lo dice anche il signore? Gli infami! Dopo tutto quello che avevamo fatto per loro. Persino il carbone in cucina ci avevamo messo! E quello che hanno rovinato! Gli elastici del letto eran novi _noventi_. Cosa ci facevano poi...? I ragazzi ci saltavano sopra.
Qui interviene la signorina Oretta: -- Lui, papa, ti ha scritto che paghera.
-- Mi dispiace, signorina, -- dico allora io -- ma _paghero_ non basta. Tutti possono dire _paghero_. Si dice: _pago!_ signorina.
-- Senti, bambina, -- dice mama, -- il signore come parla bene?
Io ho parlato con amabile sorriso, ma con tutto questo inspiro soggezione.
La signorina Oretta e confusa, e non risponde.
*
L'accordo fra me e la signora e completo, e diventa piu completo quando io pago l'affitto subito e senza discussione. Chi discute e lei. Entra in confidenza con me. Il Comune socialista e il suo incubo, e l'orco che le mangia la casa, cioe gliela rosica con l'aumento delle tasse.
-- Signora, -- io le rispondo, -- non c'e che un rimedio: loro rosicano da una parte, e noi rosichiamo dall'altra.
La signora non capisce il mio elegante linguaggio. Dice che mi fara imbiancare la cucina.
*
E idillico! E una famiglia idillica; e anch'io divento idillico.
Pranzano -- con la buona stagione -- sotto la pergola. Quando si fa sera, accendono una gran lampada ad acetilene. E la signorina che fa i servizietti, porta il vassoio, si alza, va e viene, porta i fiammiferi, quei benedetti fiammiferi, che l'avvocato non sa mai dove se li metta.
Spesso mi invitano a prendere il caffe. La signorina mi serve il caffe col suo bel tovagliolino.
-- Oh, che bei ricamini! Ricamato da lei, scommetto.
-- Invece sono stata proprio io -- dice madama Caramella.
Faccio le mie piu vive congratulazioni.
Famiglia molto buona, ma anche alla buona.
L'altro giorno, visita, -- chiudeva il corteo il cane Leone -- al brolo, all'orto. Pere e pesche sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi all'interno e i ladroncelli all'esterno, costituiscono una minaccia perenne, come il Comune socialista.
-- Non si puo salvar niente! Vi sono queste pesche che vengono mature adesso, di giugno, grosse cosi, e che sono una bonta. -- Le ha persino contate. Macche! -- Oh, ma c'e adesso Leone per quei ladroncelli.
Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere sul capo dei passanti senza che nessuno le tocchi.
-- Quelli son paesi! Da noi non c'e nessun rispetto per la roba degli altri!
Visitiamo anche il porcello, gia a me ben cognito. Mi dice la signora: -- Ogni anno, per Natale, ammazziamo il maiale, perche, lei capira, se si dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe piu, col prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi! Noi facciamo in casa i salamini, i ciccioli, le finocchiate, le coppe, il budino dolce col sangue.
Il porcello, meta roseo e meta bianco, in eta ancor giovanile, viene fuori baldanzoso e ignaro di queste cose che lo riguardano. Il cane lo annusa con benevola sopportazione.
-- E un maialino inglese, un Yorkshire -- dice l'avvocato.
-- Carino, eh? -- dice la signora. -- Sentisse che prosciutti!
Mi accorgo che esiste fra tutta quella _menagerie_ una certa familiarita. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse questo matrimonio e una _mesalliance_.
*
Non c'e che il cane Leone che non sia idillico, anzi e insopportabile.
Tutte le volte che varco il cancelletto della villa dell'avvocato, pare che mi veda per la prima volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e con espressioni di cattivo augurio.
E accorsa la signorina Oretta.
-- Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza. E non te l'ho detto, bestione, che il signore e nostro amico?
-- Io credo, signorina, che converra rinnovare la presentazione -- dico io. -- Ha una fisonomia sospetta.
-- Tanto intelligente! Leone, da subito la zampa al signore.
Ma la bestia si rifiuto.
-- Guarda che caparbio!
-- Ma e naturale -- dice sorridendo l'avvocato. -- E un cane pastore di pura razza tedesca.
-- Papa, ti prego! Sai che mi fai dispiacere. Non e vero Leone che sei italiano?
Il cane Leone agita il testone festoso, e le dimostra tutto il suo nazionalismo. La signorina Oretta eseguisce una lotta a corpo a corpo col bestione: e molto graziosa.
Il cane e abbattuto e sta.
Contemplo.
La testolina della signorina Oretta, con quei capelli, un po' sconvolti, mi appare piu seducente; gli occhi splendono all'improvviso come se dentro si fosse sviluppato un incendio.
-- Figlia mia! La mia piccola primavera -- disse l'avvocato quasi sospirando.
"E anche la mia" -- pensai.
*
Riscontro dei motivi di decorazione anche su la signorina Oretta: il nasino posa sopra le mensole di due graziosi ricami. Sul naso, in alto, sta un neo, non avvertito prima, ma non guasta perche si confonde con le sopracciglia. Le guance sono coperte di una peluria come le pesche. La bocca e disegnata con colorito assai forte, e quando ride le si formano agli angoli due piccoli ghirigori birichini. Pero l'apertura delle labbra sembra che non chiuda bene; questa cosa permette tuttavia di vedere il ricamo dei denti. Da quella bocchina semi-aperta mai ho visto venir fuori la punta della lingua; ma sembra che debba venir fuori quella vocina che dira sempre cose stupidine ma molto gentili.
In complesso mi piace, e mi dichiaro soddisfatto.
*
L'altra mattina che sono partito presto per Milano, mentre salivo in automobile, la signorina mi ha domandato come sta mia madre.
-- Benissimo, signorina. Vuol venire a Milano?
-- Col papa e la mama.
"Si, stella, caricheremo tutti." Carina quella fanciulla! La purita, checche ne dica Lionello, e un articolo che andra sempre.
*
Rivedo il mio appartamento, a Milano. Curioso! Mi pare deserto. Direi che ci sia caduta la polvere.... Cosa inverosimile e oltraggiosa per la mia governante. Eppure mi fa un certo effetto.... No, non e la polvere: e che c'e poco sole. Eppure c'era il sole a Milano! Ma poi ci colloco, con la fantasia, la signorina Oretta, che e diventata signora Oretta, e mi pare che vi sia una fontanella di campagna che sparge intorno la sua deliziosa freschezza.
XVIII. -- ORETTA O GHISELDA?
Mi piace proprio la piccola signorina Oretta? Ecco una cosa che non riesco ad individuare con quella precisione che e nel mio sistema.
Io sono un uomo morale. La piccola Oretta e un frutto che sta maturando sull'albero della vita. Nel mio idillio campestre io godo nel contemplarla.
Ma quando ritorno a Milano, non mi piace piu! La povera signorina Oretta, la in quella specie di _basse-cour_, mi produce un senso di sconforto. "Adagio, Ginetto, prima di sposarla". Certo se colloco la signorina Oretta nel mio appartamento, io trasporto a Milano l'idillio campestre. E cio e igienico. Come abbracciava laggiu con grazia quel bestione del suo cane! Quando abbraccera qui, cosi con grazia, anche me? E quegli occhietti? Sereni come due laghetti alpini. Le nubi dei desideri del di la non si sono ancora riflesse su quella serenita: e molto carina. Io la bacierei anche tanto volontieri. Io la vedo, quando sara mia moglie, li, tutta tranquilla, come un _pecorino_. Io arrivo a casa dal mio stabilimento, mi accosto piano, in punta di piedi, le sfioro la nuca con un soffio di bacio. "Ginetto, sei tu?" "Si, sono io". Essa mi ricambierebbe un bacio tanto virtuoso. Pero mi pare che nei primi tempi, almeno, in questo mio salotto, lei si trovera come sperduta. Io non riesco a figurarmi Oretta in _toilette_ di ricevimento. Oretta e una barchettina modesta con cui posso andare a riva a riva.
Ma ecco sopravviene la contessa Ghiselda, la gran nave da battaglia, e mi manda a picco la barchettina. Io mai la sposero, ma con cio non e meno vero che quella donna ha colpito la mia imaginativa. Ma non soltanto la signorina Oretta, ma tutte le donne vanno a picco quando passa la contessina.
Io non diro che la contessina non si lavi, ma e certo che lei e diversa dalle altre donne eleganti. Che profumo ha? Non lo so. E si che io me ne intendo! Profumo di selvaggina. Le altre donne eleganti sono troppo lavate, troppo lavorate, e lo dico contro il mio interesse! Sono come quelle costolette, preparate bene, ma che non si capisce piu che carne e.
Io colloco anche la contessina nel mio salotto; e anche lei, per un altro verso, non va, non combina.
E poi dico: se lei mi trasporta nell'amore l'entusiasmo che ha per la letteratura, dove si va a finire? "Velocita! Velocita!" come diceva quel giorno che agitava, come uno staffile, quel fusto di rose. Si va a finire a Vega! No! Noi sposeremo Oretta, piccola cornamusa campestre, dolce idillio trasportato a Milano. Canta, Oretta, al tuo Ginetto con la tua piccola cornamusa la dolce cantilena.
*
Mi balena un'idea.
Suono: compare Desdemona. -- Desdemona -- dico -- lo so, voi non siete quello che si dice un _cordon bleu_, pero avete del buon gusto. Se per caso io capitassi qui, a giorni, con forestieri, voi preparerete un pranzo con tutte le regole. Mi raccomando la cristalleria, e la _jatte_ d'argento in tavola con molti fiori. Il portinaio si mettera il _frac_ e i guanti e servira a tavola. Ma tutto deve apparire come abituale, come ordinario.
Ho deciso: Imbarco tutti e li porto a Milano e cosi colloco in luce nel mio salotto la signorina Oretta, la metto in opera: vedo che effetto fa.
XIX. -- LE OPINIONI DI MIA SUOCERA.
Appena sono di ritorno a P*** enuncio all'avvocato il mio programma di una bella corsa a Milano in automobile. "La signorina Oretta non conosce Milano? -- domando. -- Questo e grave".
Papa era entusiasta: una bella gita in automobile. Ma Oretta disse che bisognava sentire mama.
-- Ebbene, sentiamo mama.
Abbiamo sentito mama: ma abbiamo trovato una opposizione che non sospettavo.
-- Milano? A cosa fare a Milano? -- domanda mama.
-- Che cosa fare a Milano? A vedere Milano.
-- Condurre la mia bambina in giro per Milano e vedere quelle donne che sembrano le maschere che si vedevano una volta di carnevale, nelle vetrine? L'ultima volta che sono stata a Milano, ho detto a mio marito: "Andiamo via, che mi pare di essere una donna perduta".
Lodo il suo elevato spirito di moralita, ma osservo che si tratta di una stilizzazione, di una valorizzazione della bellezza: direi un concetto democratico: la bellezza uguale per tutte! -- Creda, signora, che sotto quelle stilizzazioni ci sta la massima irreprensibilita.
-- Sara -- dice madama Caramella -- ma quando una donna si mette la maschera, ha sempre un secondo fine. Io che da giovane non ero una donna da buttar via, tanto e vero che sono piaciuta a quell'uomo li, ho sempre portato la mia faccia.
-- Signora, -- dico gravemente, -- lei non e stata, lei e una bellissima donna!
E commossa, ma non la persuado.
-- E vedere delle ragazzine -- continua lei -- della eta della mia Oretta, vestite da _bebe_, con una faccia che non si capisce se sono ragazze o cosa sono? E quelle sottane che fanno vedere tutte le gambe?
-- Cosi carine! -- dico io.
-- Una indecenza! -- dice lei.
-- Signora -- dico io, -- se lei frequenta un salotto della buona societa, trova la padrona di casa che permette la visione delle piu seducenti specialita del gentil sesso. Cio e normale.
-- E perche voi altri uomini siete dei pervertiti.
L'avvocato taceva tormentandosi i baffi. Oretta serbava un decoroso silenzio.
Sarebbe stato interessante sapere se il signor avvocato si sentiva della mia opinione o di quella della sua signora.
-- Avvocato -- dissi, -- difenda lei la nostra causa.
-- Veramente.... -- comincio l'avvocato.
-- No, no, no! -- interruppe madama Caramella.
Dopo i quali tre _no_, si capisce che non e piu ammissibile il _si_.
XX. -- ENTRO IN INTIMITA.
-- Lei pero, signorina, -- domandai -- ci sarebbe venuta volontieri a Milano. Parigi in piccolo. -- Vedere un po' di gran mondo....
-- Mama ha detto di no.
-- Certo: sempre quello che vuole papa e mama. Mama pero esagera: e stata troppo intransigente con le belle signore di Milano. Sua madre, mi permetta, non tiene abbastanza conto dei diritti della bellezza.
Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo elegante discorso: -- Imagina lei, signorina, che cosa sarebbe il mondo senza la visione della bellezza? E che cosa e la bellezza? E la visione del gentil sesso. E percio si capisce il culto della bellezza, e anche il raffinamento della medesima. Del resto, quest'opera di raffinamento si compie per tutti i prodotti naturali. Permetta che io approfitti di un esempio che lei stessa mi offre.
La signorina Oretta coi grossi ferri da calza, stava -- sotto la pergola -- lavorando un grosso calzettone da un grosso gomitolo.
-- Se io con questa calza ordinaria -- continuai persuasivamente -- copro un vezzoso piedino (e sollevo il mostruoso calzettone), in tale caso io spengo la fiaccola della bellezza....
La signorina mi guarda.
Pare il volto di una di quelle Madonnine di terracotta.
-- La fiaccola della bellezza, signorina, deve stare sopra il moggio; non sotto il medesimo. Non dico di esagerare, come certi romanzieri che mettono in valore anche i minimi particolari dei _dessous_ del gentil sesso....
Non sussulta.
Vi sono delle signorine che a questi discorsi vibrano come il manto di un destriero.
Niente.
Oretta sollevo gli occhi con la lentezza con cui si leva la stupefatta luna d'agosto.
Le faccio i nomi di Lionello e di tanti altri scrittori che mettono giu quei libri d'amore che Dio li benedica!
Questa fanciulla ignora totalmente la letteratura.
Le piacerebbe andare a teatro a sentire i drammi seri.
-- Ma non si va piu a teatro -- dico -- per sentire i drammi seri.
-- E allora perche si va a teatro?
-- Per tante altre ragioni: vedere come sono vestite le attrici....
Riprende il _tic e tac_ coi ferri. Sara effetto di quella lana grigia, ma e una realta che quelle mani non invitano a deporre un bacio.
Proseguo:
-- Ah, io sono molto dolente che la sua signora madre abbia _declinato_ il mio invito in modo cosi inverosimile. Sarei stato altamente lusingato di farle vedere la mia casa stile rococo: troppo lusso per me; ma e cosi. -- Descrivo il mio modesto appartamento. -- Ahi! troppo grande per me, che sono solo. A mangiare da solo -- creda, signorina -- vengono le idee melanconiche.
-- Ma lei non sta con la sua signora madre?
-- Gia, ma non basta a colmare i vuoti di un tenero cuore....
Non attacca. Seguita a fare _tic e tac_ con i ferri da calza. E deprimente. Questa ragazza e rivestita di caucciu.
*