Part 6
E un segreto che la servetta mi confida dietro promessa di non palesarlo a persona. Due anni fa la padrona e stata molto male; e durante la malattia la signorina ha fatto un voto al Signore: che se la mamma guariva, tutti i venerdi non sarebbe mai uscita dalla sua camera. La signora e guarita, e lei tutti i venerdi non esce di casa.
-- Sa lei, signore, che e una cosa ridicola?
-- E vero, -- risposi, -- ma vuol dire anche che la signorina fa onore ai suoi impegni, e cio mi piace.
XIII. -- SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.
Questa signorina Oretta risponde alle esigenze eccezionali del dottor Pertusius. E un po' primitiva; ma trapiantata da questo ambiente rusticano nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice diventera fiorellino doppio. Io pregustavo -- standomi ancora al mattino nel letto dove dormi Giuseppe II e tutti quei re -- la gioia di questa trasformazione operata dalla mia mano possente su la semplice Oretta; ed ella esclamava: "Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!"
Pero non e bene che tu pensi tutto per te. C'e anche l'erede.
L'erede fara _ua ua!_ e altre cose contrarie all'estetica, fara; ed e un pretendere troppo che Oretta con una mammella dia a te la sciampagna eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede. La nascita dell'erede era decretata; e percio deliberai una seconda intervista ancillare.
Questa volta mi recai all'appostamento della servetta in tutto lo splendore di una _toilette_ primaverile; e percio la ragazza, quando mi vide, rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il giorno prima mi ero truccato in modo indegno).
-- Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, -- dissi. -- Ma prima di tutto il vostro nome.
-- Lisetta.
-- Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare intimi amici. Voi dovete essere la mia collaboratrice.
-- Che dica ben su....
-- Ecco di che si tratta.... -- Ma la Lisetta aveva, oltre al cestello della spesa, un involto in un giornale da cui pendevano laccioli. Evidentemente, un paio di scarpe. -- Le vostre, Lisetta?
-- No, della signorina.
-- Fate, fate vedere.
Guardo. La vista di quelle scarpe, benche conformi alle idee del dottor Pertusius, mise una spina nel mio cuore.
-- E ben fatto -- domando -- il piede della signorina?
-- Come il mio....
-- Oh, ma in proporzioni minori, vorrei credere.
Dal piede risalii con domande riservate alle regioni superiori; ma qui la Lisetta non seppe darmi che vaghe referenze. Poteva ben dirmi di altre signorine, perche portavano camiciole di pizzo che arrivavano appena a coprire....
-- Ho capito. Proseguite!
--.... e poi facevano i quadri plastici davanti alla specchiera; ma la signorina Oretta porta una camicia lunga come quella di Santa Veronica. Pero brunetta ella e.
-- Ma queste scarpe sono da buttar via -- dissi.
-- Buttar via? Le porto a risolare. Vada, vada a dire alla mia signora "buttar via". Oggi, poi, col prezzo delle scarpe! Non si butta via niente: nemmeno la broda dei piatti.
-- Oh!
-- C'e il maiale in casa.
Un utile animale, ma spoetizzante. Galline in casa, pazienza, ma anche il maiale....
Comunque dico:
-- Ascoltatemi, Lisetta: vi sarebbe uno di quei giovani assolutamente eccezionali: bello, ricco, come si legge nei romanzi: un perfetto signore, disposto, forse, a sposare la signorina Oretta, vostra padroncina.
-- E lei forse? -- e mi squadra.
-- Perche? Non vi piaccio? Trovereste forse qualcosa da eccepire sul mio conto?
-- Io trovo che lei e un simpatico signore.
-- Lodo la vostra intelligenza.
-- E poi con un'automobile cosi bella!
-- Cosi che voi credete, Lisetta, che la vostra padroncina rimarrebbe favorevolmente impressionata all'annuncio che un giovane ricco, simpatico, serio, sarebbe disposto ad iniziare serie trattative di matrimonio?
-- Se glielo dico io, mi manda in cucina. Tutte le volte che le ho detto certi bei pensierini d'amore, lei mi dice: "Lisetta, va in cucina!" Io direi che lei, signore, cercasse di entrare in simpatia del papa e della mamma. La padrona se viene poi a sapere che lei e ricco....
-- Questo e un particolare interessante! Ma per entrare in simpatia, prima bisognerebbe entrare in relazione.
-- Ah, signore! -- esclamo Lisetta battendosi d'un tratto con la mano la fronte, -- se non e che per questo, lei non poteva capitare in un momento migliore.
-- Favorite di spiegarvi, ragazza mia.
-- Ha lei osservato, proprio di contro alla nostra casa, una villetta piccina piccina? E cosi nascosta dalle piante che gia non si vede. Sono quattro camerine che la signora ha fatto tirar su con le sue economie per affittarle ammobiliate; e proprio l'altro ieri le sono rimaste sfitte. Adesso non le racconto come: le basti sapere che la signora e rimasta imbrogliata di tutto l'affitto, senza contare il resto. Son due giorni che ha una luna.... Ha pianto persino dalla bile. Bene: lei si presenta, prende in affitto la villetta, non tira un centesimo sul prezzo, e lei e accolto in casa come un Dio.
Eccellente idea! Cosi vedo la signorina _messa in opera_, come si dice a Milano, senza impegnarmi.
-- E scusate, una domanda: l'avvocato che uomo e? Non e mica un uomo furioso?....
-- E tanto buono! -- risponde Lisetta. -- Alza qualche volta la voce, ma non ci si bada.
-- Se l'affare va, la vostra fortuna e fatta, perche -- tenete a mente -- il sistema della nostra Ditta e tedesco: ricompensare le persone per quello che rendono.
XIV. -- IL PAPA MIO FUTURO SUOCERO.
Sono andato allo studio dell'avvocato per l'affitto della villa. Ma non ho avuto bisogno di domandare se c'era.
Se ne sentiva la voce dall'anticamera. Gridava come un'aquila, cosa della quale ero prevenuto.
-- S'accomodi, signore -- mi dice lo scrivano, un gobbetto con certe mani che spiccavano in nero su la carta bianca.
Veramente quando io sento la gente che declama forte, ho l'abitudine di ritirarmi.
Lo studio e molto in istile con le mani dello scrivano. Accomodarmi? dove? Il sofa e occupato da due grossi individui di campagna. Clientela poco distinta.
La declamazione cresce.
Si sente l'avvocato dire: "Affari sporchi, signore, affari molto sporchi! Nel mio studio tutto e pulito. (Pausa. Ripresa). Ma si, vada da chi vuole. Non c'e altra abbondanza che di avvocati".
-- Senti come _el ziga_! -- dicono i due villani pieni di ammirazione.
"No! -- si sente gridare ancora di la, -- e inutile che lei _mi dia dell'olio_. Sa piuttosto? ringrazi se non la denuncio. Esca, faccia il piacere: esca!"
L'uscio si spalanca e vien fuori un signore un po' pallido. Passando, vede la mia distinta persona e dice: "Gli porto un affare che rappresenta dei buoni da mille e lui dice che gli guasto l'onore. Come se i buoni da mille fossero _stampigliati_ col bollo d'onore e senza! La guerra passa e gli affari rimangono".
Non ragiona male, ma io resto impassibile: invece i contadini si guardan con tanto d'occhi: _Disel da bon?_
Il signore esce.
Vien fuori l'avvocato con una faccia da burrasca, e dice: -- Avanti a chi tocca.
I due villani entrano.
Il mio futuro suocero manca di distinzione.
-- Sempre cosi coi clienti, il suo principale? -- domando allo scrivano.
-- Eh, quando gli toccano la corda sensibile....
E il gobbetto amabilmente mi spiega la storia del diverbio: si tratta del salvataggio di una Ditta tedesca, che puo esser messa sotto sequestro.
-- Patriotta anche negli affari il vostro principale?
-- Sa? -- mi dice il gobbetto, -- e di quelli che vogliono _sgrandire_ l'Italia.
I villani escono.
Entro io.
Ci sediamo: i nostri due volti si trovano vicini e allo stesso livello. Lui mi guarda con aria truce; ma io lo domo con la mia abituale correttezza. Comincio il mio _expose_ con la mia parola persuasiva ed elegante. Il suo volto si rischiara, anzi il mio aspetto di perfetto _gentleman_ gli insinua degli scrupoli nella coscienza. -- Badi -- mi dice -- che nella villetta non vi sono tutti quei comodi che lei potrebbe forse desiderare. Non vorrei poi sentire lamentele.
Faccio un gesto di completa assicurazione.
Mi domanda, un po' dubitosamente:
-- Lei ha referenze in citta?
Io potrei fare il nome della mia Ditta; ma dico:
-- Il signor Maioli.
-- Un dignitoso imbecille -- dice lui.
-- Perfettamente d'accordo. -- (Ma non si trattano cosi gli imbecilli, signor avvocato! Io li nomino sempre con molto rispetto).
-- Il signor Cioccolani....
-- Padre o figlio?
-- Figlio -- rispondo. -- Perche, c'e differenza?
-- Certo: il padre e un valentuomo e un ottimo agricoltore: il figlio e la sua croce. Sono disgrazie di noi genitori.
-- Ha anche lei un figlio poeta?
-- Per fortuna no. Ho soltanto una figlia.
Vedo che ha qualcos'altro da dirmi, e dice infatti:
-- Scusi la domanda: ma la villetta e per lei? Lei mi intende.
Ho apprezzato altamente la sua morale. La morale avanti tutto.
-- La villetta -- dico -- e per mia madre, la quale trovasi presentemente in cura a Salsomaggiore, e dopo avra bisogno di aria balsamica e di perfetta quiete.
(Eventualmente, faro venire la mia governante, camuffata da genitrice).
-- Per questo -- risponde l'avvocato, -- lei non potrebbe fare scelta migliore.
*
Ci siamo lasciati perfettamente d'accordo.
Tipo diverso dal mio, ma bell'uomo anche lui, il signor avvocato: solido, asciutto, baffi alla moschettiera: impressionante. Mi fa piacere: conserveremo cosi per l'erede tutta la energia della stirpe. _All right!_ "Egregio avvocato, mettendo al mondo, con la collaborazione della sua signorina, un erede solido, ordinato, metodico, noi ingrandiremo l'Italia".
XV. -- ATTILA, RE DEGLI UNNI.
Stupore!
Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per il corso la contessina con la madre.
Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino, ha grandi piume, pare la figura della _Tosca_. Accanto alla sua magnificenza saltellava sui tacchi lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino al guinzaglio. Era anche lui, come me, tutto primaverile.
E prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi dei _marrons glaces_ e del mio bellissimo madrigale.
-- Ma si copra, la prego.
Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto, con molta ammirazione dei buoni provinciali, e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina su la mia lucida capigliatura.
-- Ma lor due non si conoscono? -- domanda la contessina.
-- Mi pare, mi pare, -- fa il poeta Cioccolani.
Parlava con l'_erre_ moscio. -- Mo' vada la che mi conosce! -- dico io.
La contessina lo scusa, dicendo che lui va soggetto a distrazioni incredibili.
Bella _maggia_ questo poeta, come dicono a Milano.
-- Se lei mi permette, contessina, io devo farle un secondo madrigale: la sua presenza illumina di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo. Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma di benemerenza.
A questo mio complimento la contessina scoppia in una serie di "Ah! ah! ah!" cosi squillante che la gente si volta a guardare. Ma lei ride finche ha finito. Quando ha finito, mi dice:
-- Il Comune? Il Comune socialista qui di P***? Se potesse, mi darebbe lo sfratto. Dica, dica lei, Cioccolani.
-- La fine di Giovanna d'Arco -- dice il poeta.
-- _Je m'en fiche_ -- dice la contessina.
La contessa madre, che ha inteso rumore, si fa tradurre all'orecchio il mio madrigale, e lo trova molto appropriato. Mi vuole far sapere personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati camminavano per le strade di P*** come su di un proprio feudo.
*
Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia prende un _melange_ con molto latte, perche con molta cioccolata, perche con molto zucchero, perche con molte paste. La contessina prende un te molto _frappe_: il poeta solo del gelo, cioe un gelato.
(Io mi sono servito qualche volta di un poeta per fare versi per le mie _reclames_. Era un uomo spettrale, che beveva liquidi infiammabili. D'altronde e notorio che i poeti si nutrono di eccitanti).
Manifesto questa opinione: ma non e approvata.
-- No, no, no, liquori! -- esclama la contessina. -- Precisamente il contrario. Ora poi che Cioccolani e in istato di grazia e di martirio, guai se prendesse eccitanti.
Domando se il signor Cioccolani sta poco bene.
-- Sta creando -- dice la contessina.
Mi permetto di domandare che cosa sta creando.
Cioccolani si e irrigidito e non risponde.
-- Un poema drammatico -- risponde per lui la contessina.
-- In prosa o in versi? -- domando io.
Il poeta fa una smorfia di disgusto.
-- Superato! In prosa lirica -- dice la contessina.
-- Ah, benissimo -- dico io. -- E sarebbe?
-- L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la lotta delle stirpi.
-- Press'a poco come adesso -- dico io.
-- Vedete, vedete? -- esclama la contessina. -- Vedete, Cioccolani, che capisce anche lui?
(Lui sarei io.)
-- Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la scena.
-- Piu di trecento -- dice allora Cioccolani: -- Unni coperti di pardalidi, vescovi mitrati, cavalle avare, nazarei con le cesarie intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia. Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorita militari frappongono difficolta....
-- Scusi -- mi permetto di osservare, -- ma mi pare che Attila re degli Unni sia un personaggio poco simpatico.
Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: -- Poco simpatico Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime!
Mi permetto di non capire.
-- E semplice -- risponde la contessina. -- Attila e la _Nemesis_, che purifica con l'esterminio l'umanita.
-- Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione.
-- La guerra, egregio signore -- dice Cioccolani, -- e nient'altro che la catarsi di purificazione: l'olocausto offerto ai geni oscuri delle stirpi.
Senonche a questo punto il poeta Cioccolani muto voce: -- Ma cameriere, cameriere, venite qui: e inaudito!
Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco.
-- Cosa c'e in questo gelato? Guardate! -- E presento al cameriere la cosa nera su la punta del cucchiaino.
Una mosca!
Disputa se e una mosca. E una mosca constatata.
La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo il cestello delle paste, si sveglia e vuol vedere.
-- Orrore! Una mosca!
Seconda disputa col cameriere se la mosca era caduta allora, o durante la mantecazione del gelato.
La contessa madre vuole interloquire e dice misteriosamente: -- Adesso gli operai fanno apposta a mettere le porcherie nelle robe che devono mangiare i signori.
Terza disputa se e stato quel cameriere oppure un altro cameriere a portare il gelato. -- Ma pretendete forse -- dice Cioccolani -- che io vi guardi in faccia per vedere chi e il cameriere che mi serve? Io constato una mosca. Ignorate, o ignorante, quanti milioni di microbi si nascondano sotto le ali di una mosca?
Non dice mica male; ma mi pare che si possa risolvere la questione con l'ordinare un secondo gelato: e cosi il pericolo della mosca e eliminato.
-- La guerra -- riprese Cioccolani immergendo la paletta del cucchiaino nella crema del gelato, -- la guerra e sempre un'opera di purificazione.
-- Sara benissimo. Pero scusi, signor Cioccolani -- mi permetto di osservare, -- io credo che questa sua tragedia non potra avere oggi un gran successo. Qualche anno fa era di moda la Germania, e andava bene. Ma adesso...! Pensi che questo inverno, a Milano, e uscita appunto una satira contro la Germania, col titolo a un di presso come il suo... (Ma cosa hanno da ridermi in faccia tutti e due mentre parlo?)
-- Ah! ah! ah! -- fa Cioccolani.
-- Ah! ah! ah! -- fa la contessina.
Mi pare che ridano alle mie spalle.
Quando hanno finito di ridere, la contessina mi spiega: -- Ma non e Attila che vince! Chi vince e Roma, cioe il genio _latino_.
-- Allora siamo a posto.
-- La potenza della tragedia e immensa, -- mi spiega la contessina. -- Lei sa che quando Attila si presento ad Aquileja, sopra il cavallo, sotto la cui unghia non crescera filo d'erba, la cosa era molto grave.
-- Lo credo bene.
-- I cristiani con qualche secolo di predicazione pacifista avevamo smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila richiama il Papa sul terreno della realta. Che cosa deve fare il Papa? Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'e piu esercito. Allora, secondo una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Cio e assurdo: Attila e il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina l'altro, niente piu! Attila, fin che puo, va avanti e non indietro. Lei capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda, signor Sconer?
Io la guardavo infatti, un po' inebetito.
-- No! non e il Papa con le sue ideologie, -- prosegui la contessina, -- che ferma Attila; e una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed e anche fermato.
-- Che vorrebbe significare -- dico io -- che, per persuadere i tedeschi, non c'e che un mezzo: spaccare la testa.
-- Si! si! si! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le turbe.
(Lui sarei sempre io. Non e lusinghiero).
-- Scusi, contessina -- domando, -- Attila e veramente morto cosi?
-- Attila veramente e morto in un congresso carnale in Pannonia; ma e stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo significato simbolico.
Cioccolani e commosso, benche silenzioso. Io mi congratulo con lui.
-- Lo rappresentano a Milano questo dramma?
-- A Milano? -- dice allora Cioccolani. -- Questo dramma non puo essere rappresentato che a Roma, il centro della latinita.
-- E il dramma -- dice la contessina -- che deve destare l'anima delle turbe romane.
-- Questa -- mi permetto di obbiettare -- credo che sia una cosa difficile, commuovere i romani.
-- L'arte puo tutto!
-- Allora non parliamone piu.
A questo punto Cioccolani guarda l'orologio sul braccialetto e dice: -- Sono le undici. La messa e gia cominciata. Venite, basilissa?
-- Mi dispiace; c'e mamma che e un po' debole.
(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama debole!)
Il poeta se ne va.
-- Anche il signor Cioccolani e cosi religioso?
-- Veramente Cioccolani -- risponde la contessina -- va a sentire la messa cantata per inspirarsi per il terzo atto dell'_Attileide_. Vedete, Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici e drammatici di primissimo ordine che agiscono su le turbe. Le turbe non capiscono niente, ma si muovono con la suggestione lirica. I versi di Cioccolani sono come la messa cantata: non sono versi, sono ponti lirici, su cui le turbe devono passare. Devono! Il brivido panico, il furore dionisiaco investe le turbe, e passano la dove vuole il poeta. -- Qui la contessina si fermo, guardo con occhi strani, e poi disse: -- Ah voi, ma che dico voi, nessuno puo comprendere quale tragedia interiore si e svolta nell'anima di Cioccolani, e anche nella mia!
Non capisco; e si deve vedere che non capisco, perche mi domanda:
-- Conosce lei i _Canti Ermetici_ di Cioccolani?
-- Mi dispiace....
-- E stata la sua prima affermazione lirica: il suo cervello e radio!
(Un milione al grammo!)
-- Ebbene, i _Canti Ermetici_ sono passati inavvertiti in Italia. L'Italia ignora Cioccolani! Ma non e ignorato in Germania: in una _Geschichte der jungen futuristichen italienischen Literatur_, Cioccolani e elencato tra i guerrieri piu audaci, _die tapfersten Soldaten_ che hanno spezzato il marmo sepolcrale della tradizione. Lei capisce benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani conserva un obbligo di gratitudine verso la Germania....
-- Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato in ottimi rapporti con le ditte tedesche, ma mi sembrano un po' macellai.
-- E la caratteristica dei grandi popoli, -- risponde con indifferenza.
Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre cosi parla, prende con la mano la tazza del te: con volutta versa il contenuto giu nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su le labbra. Te, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di volutta.
-- Inoltre, -- riprese ella, -- noi amiamo la Germania; noi invidiamo (lei naturalmente non lo andra a riferire) questa _elite_ di guerrieri, di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo al servizio d'Italia, di questa democrazia che e il regno dell'incompetenza. Questa e la nostra tragedia! Ma cosa vuole? Noi siamo nobili e il nostro dovere e di sacrificarci.
E strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come e il mio, viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato.
-- Torna a Milano? -- mi domanda.
Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un piccolo _chalet_.
-- Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i _Canti Ermetici_.
-- Contessina, scusi, quel _basilissa_ che dice Cioccolani, cosa vuol dire?
-- Parola bizantina, vuol dire _regina_.
*
Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto Sconer! E io stavo per sposare quella donna cosi istruita. Ma io sarei finito in una casa di salute!
XVI. -- CANI E GATTI.
Il giorno ventisei del mese di maggio ho preso possesso della villetta. Vi trovo madre figlia e servetta che sfaccendano ancora nelle ultime operazioni di raddobbo.
La mia presenza, di perfetto _gentleman_, incute un po' di soggezione.
-- Ci dispiace che ci trovi cosi -- dice la signora, -- ma gl'inquilini che c'erano prima, hanno lasciato una casa, una casa....
Mi fa poi osservare la disposizione delle camere; ma a me importa la sua disposizione. Solida! Anzi diro che se fosse messa con civetteria e non dovesse diventare mia suocera, vagheggerei che ella non fosse uno dei casi di fedelta coniugale debitamente constatati.
Mi dice:
-- Questa camera, la piu grande, la riserbiamo per la sua signora madre.
-- Perfettamente.
-- E adesso, Oretta, bambina mia, da al signore la consegna. Hai fatto per benino la nota di tutto? Sa, per regolarita.... Lei, se vuole, puo confrontare.
Lodo la sua regolarita amministrativa, ma presento la mano guantata: -- Prego.
In quella occasione sento per la prima volta la vocina della signorina Oretta:
-- Si, mama, -- e levo dalla tasca del grembialetto un foglio piegato in quattro, e mi porse _la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi, ventisei maggio, al signor...._
-- Ci manca il nome che non lo sapevo.
-- Cavalier Ginetto Sconer.
E un po' mortificata.
Il mio sguardo penetrante passa dalla lista degli oggetti casalinghi, bicchieri, piatti, posate, alla lista del di lei volto: capelli, naso, bocca, ecc.
Ma ella non resiste a lungo al mio esame: i suoi occhi devono essere di quelli secondo la prescrizione del dottor Pertusius perche si turbano subito, e dice:
-- Scusi _bene_, se non e scritto bene....
-- Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate.
Certo non e quella scrittura vibrante delle signorine della buona societa: e una scritturina come lei, e anche la voce e come lei: una tranquilla cantilena, un po' provinciale. Il volto e regolare, anche troppo, perche non ha nessuno di quei motivi decorativi su cui il desiderio si impiglia. E cosi liscio che anzi il desiderio vi scivola. Gli occhi non hanno specialita: due semplici occhi! Il petto non offre rilievi visibili: ma certamente si formera, perche la madre autorizza le piu lusinghiere speranze.
Molto notevoli sono invece i capelli di un nero _nubian_. Se non fossero li, tirati, tirati, se ne potrebbero ricavare effetti di primissimo ordine.