Part 5
-- E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti.
-- Gli occhi, infatti -- dico io -- sono eccezionali. Forse un po' di _maquillage_, ma non mi dispiace.
-- E cio e prova del vostro buon gusto -- dice Maioli --: i ritocchi al volto delle signore erano gia in uso al tempo degli Egiziani. E la intelligenza di Ghiselda? Essa era destinata, in altre eta, a lasciare impronta di se nelle storie. Ma se Ghiselda vi fara onore di essere vostra moglie, la vostra casa sara il _rendez-vous_ delle piu spiccate personalita dell'arte e della politica.
-- Vediamo, caro conte, di non precorrere gli avvenimenti. Piuttosto sarebbe interessante sapere come mai la contessina, in un'eta di primavera alquanto avanzata, sia ancora signorina.
-- Ma e naturale, scusate! Pretendereste forse che potesse amare un uomo comunale? In relazione poi alla domanda che mi fate, vi diro che Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi anni migliori in una passione infruttifera verso un giovane che dava grandi speranze di se.
-- Conte -- interrompo io -- questa cosa mi pare grave.
-- Niente _grave_, perche in donna Ghiselda tutto e puro. Si tratta di un amore eroico!
-- Allora proseguiamo.
Maioli con la linguettina libo il bicchierino della _chartreuse_, ma invece di proseguire, mi rivolse questa domanda:
-- Sapete, e vero, quale e il male maggiore di cui soffre l'Italia?
-- Che non sa farsi la _reclame_.
-- Questo e poco serio, Sconer! Il male d'Italia e che manca un'aristocrazia! e che le forze sane della nazione non sono organizzate contro la canaglia! Ci siamo, e vero, noi nobili, che abbiamo sacrificato i nostri interessi per l'Italia; ma questa e la gratitudine, che, se si parla, dicono: "Taccia lei, che e un reazionario!" Per vivere, bisogna che noi non ci facciamo sentire. In questo paese, poi, la canaglia e peggio che a Milano, che a Torino, che a Bologna, ed e tutto dire! Basta, un giorno comparve fra noi un uomo di genio. Genio? Ohime! Noi l'abbiamo creduto! Parlava benissimo; affrontava la canaglia con apostrofi magnifiche: "I miserabili, capaci soltanto di puntellare le porte per cui deve passare l'uomo di genio! Bestie da soma che valete solo a portare il peso della gloria della nazione! Nessuna tregua con la canaglia! Se la canaglia andra al potere, la prima cosa che fara, sara di innalzare la forca per noi. Innalziamola noi per loro, finche siamo a tempo". Bello, eh? Ma il genio vero non era lui, era Ghiselda! La cara fanciulla ha dato tutto per la gran causa. Lei era la Ninfa Egeria di lui! Ce ne siamo accorti al tempo delle elezioni che lui non era un genio. Quella lotta elettorale e stata un vero disastro, mio buon amico.
-- Questo lo credo. Per me in politica e indifferente tanto la _omelette_ coi tartufi quanto le costolettine di vitello col prosciutto, ma nel primo caso ci vogliono le uova, e nel secondo ci vuole un vitello.
-- Come sarebbe a dire?
-- Sarebbe a dire che voi avete fatto fiasco perche siete fichi secchi....
-- Oh! oh oh! -- esclama Maioli, scandalizzato. -- Noi potevamo affrontare un colpo di spada, ma non un'artiglieria di fango!
-- Dopo ci si lava -- risposi io. -- Li fabbrichiamo noi i saponi. E ci ando di mezzo anche la contessina?
-- Terribile, mio buon amico! Terribile! Allusioni su le loro sconce gazzette, frasi da trivio, e durante le elezioni persino cartelloni impudichi sui muri. Quella gente ignora la cavalleria. La poverina non si poteva piu far vedere per le strade; ed io, uscendo la mattina di casa, mi sentivo tremare le gambe.
-- E l'amore per quell'uomo di genio?
-- Scomparso! Voi capite che quando un uomo di genio fa fiasco, non e piu uomo di genio. Povera fanciulla! Il popolino diceva che era stata lei a rovinare lui. Vi basti sapere che si e dovuta appartare per qualche tempo nella magnifica villa di famiglia: le Cipressine.
"Maioli -- mi diceva -- e terribile! Io sono disperata. Pur di non vivere piu a P***, sposerei il primo che mi capita."
-- E allora avete pensato a me -- dissi io.
-- Sconer! Sconer, voi mi offendete! Invece vi diro che dopo qualche tempo Ghiselda si tranquillo: un'altra forma di attivita la assorbi totalmente. L'arte, amico. Ah, sublime, si, l'arte! Voi non potete capire, ma sublime.
*
Mentre cosi parlavamo si udi un _plaf ciac_, nella sottostante via silenziosa.
Maioli quasi mi rovescia tavola e stoviglie per affacciarsi al balcone.
-- E lei. Venite. Presto. Ah, e troppo tardi. E passata! Tuttavia venite, venite; ammirate la parte posteriore, Venere callipigia.
Mi affacciai: ebbi appena il tempo di vedere la contessina, vestita da amazzone, che svoltava via con un cavaliere monturato.
-- Ma con chi e?
-- Con suo fratello, il conte Desiderio, tenente di cavalleria.
IX. -- GITA ARTISTICA.
La notte mi sono sognata la contessina. Io ero un pascia, come si vede in quel quadro dove c'e un pascia turco sul trono che compra le schiave nude. Io comperavo Ghiselda: palpavo, esaminavo bene. Davo a Maioli, che era il negriero, un numero considerevole di quei fedeli amici che sono i biglietti da mille. Lei era umile e muta, vestita soltanto con la sua capigliatura: una cosa da fare impazzire!
Mi stavo vestendo al mattino, e il cameriere mi recapita questo biglietto: "Caro Sconer, donna Ghiselda vi fa l'onore di esservi guida nella visita ai monumenti e dintorni. Tenete pronta automobile ore quattordici. Maioli".
"E va bene -- dico --. Passeremo una bella giornata".
Macche! Mi hanno fatto consumare due latte di benzina, col prezzo che costa oggi, e non mi sono divertito niente.
Ecco come sono andate le cose.
Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo: una specie di nanerello, che mi arrivava appena alla spalla, con un abito sport, color kaki.
"Cioccolani," mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela avessero tirata giu controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: "prego," e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende il comando lui dell'automobile.
Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi, conventi, ecc. Ecco, diro: a me non importava niente di vedere queste cose, ma gia che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto che una volta venne fuori un prete a sgridare.
A me dicevano: "Guardi li! Vede questo? Vede quello?" Intanto nelle chiese e tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: "Guardi in su, divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside" che so io, sentivo loro due che ridevano, e lui che ripeteva: "Dinamite, dinamite!"
Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: -- Dinamite, e perche? -- Egli leva verso di me la sua faccia impertinente e dice: -- Per buttar giu tutti questi cimiteri del passato, che mettono il loro _tabu_ su l'avvenire. Lei e forse di opinioni contrarie?
-- Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i futuristi che la pensano come lei.
-- Superati, oramai -- mi risponde.
-- Ah, benissimo.
-- Sconer, Sconer, -- mi dice Maioli commosso -- guardi lassu quel trittico. Divino, oh!
-- Non si metta a piangere, Maioli, e mi dica piuttosto: quella _mezza cartuccia_ chi e?
-- Un artista.
-- Un architetto?
-- No.
-- Un pittore?
-- No: un poeta.
-- E del paese?
-- Una gloria paesana.
-- Ma cosa fa? come vive?
-- Un grande poeta.
Questa e stata la gita artistica ai monumenti. A me fu riserbato l'ufficio di dare le mance.
*
Dopo, e venuta la gita pei dintorni. Lui, la guida artistica, da gli ordini. Era quasi piacevole sentirlo, con una calma che pareva lui il proprietario dell'automobile, comandare: "Velocita, velocita". E volta di qua, e volta di la, su, giu, gran velocita. "Velocita! Oh, salire al Carro di Boote! infrangersi a Vega!" sentivo che diceva alla contessina. La contessina agitava con la mano una lunga rama di rose, e diceva anch'essa: "Velocita!"
Un momento, perche l'automobile e mia.
Biagino, il mio _chauffeur_, era fuori della grazia di Dio. Prendo posto vicino a lui, perche se mettiamo sotto qualcuno, chi ci va di mezzo sono io.
Era supponibile che li, nella campagna, dovessero andar d'accordo: perche la campagna e quella che e.
Ma niente affatto! -- La natura -- gridava il poeta -- bisogna violentarla, prenderla a calci e a pugni.
-- Ma no! accarezzarla -- diceva Maioli.
-- Ma no, Maioli -- dice lei. -- Soltanto la violenza e dinamica. _Stop! stop!_ -- grido poi.
-- Fa il piacere, ferma -- dico a Biagino. Ci fermiamo.
-- Sentiamo lei, signor Sconer -- dice la contessina, -- che e un'anima, direi cosi, vergine: che cosa vede?
-- Io?
-- Si, signore -- dice la contessina, -- che cosa vede davanti a se?
-- La strada, che se non stiamo attenti....
-- No, io parlo del paesaggio.
-- Ah!
Era verso le sei e mezzo: il sole tramontava con un bel tempo di maggio: c'erano belle collinette verdi; su le collinette, belle casettine bianche con le finestre aperte, e una gran pace.
-- Cosa vedo? delle case su la collina -- rispondo.
-- Guardi bene.
-- Guardo bene: case su la collina.
-- Questa e la prima sensazione -- dice la contessina: ma lei si concentri e avra una seconda sensazione. In altre parole, se lei fosse pittore che cosa dipingerebbe?
-- Casette su la collina -- dissi io.
-- Ma non vede -- insistette la contessina -- qualche altra cosa fluttuare nell'atmosfera?
-- Mi dispiace; ma non vedo.
La guida artistica fece un gesto d'impazienza. Cominciava a diventare seccante quel signore.
-- Scusate -- dice Maioli, -- anch'io non vedo che casette su la collina....
-- Perche lei e vecchio -- salta su a dire la guida artistica. -- Il suo occhio non e ne piu ne meno di una macchina fotografica: lei non ha sensazioni: lei non vede il movimento vibrante. Le casette danzano in lento ritmo, ma danzano: le finestre aperte esclamano per la beatitudine: oh, oh, oh! Bisogna esprimere questa danza e questa beatitudine. Io per esprimere quelle che quel signore (questo son io!) chiama casette, farei una teoria di fanciulle ondeggianti in ritmo, che con la bocca aperta per la beatitudine fanno oh, oh, oh!
La contessina e entusiasta.
-- E chi non ha questa sensazione -- conclude lui -- e un rinoceronte!
Lui parla con Maioli, ma pare che si riferisca a me. Mi pare che sia il caso di rilevare l'offesa.
-- Si -- dico -- signore, per me e indifferente o casette o fanciulle. Ma lei mi sembra che conosca poco la modestia.
-- La modestia? Ah, ah, ah!
Tutti e due si mettono a ridere come matti.
Vorrei sapere cosa ho detto da far ridere a quel modo.
*
Questa e stata la gita artistica; per effetto della quale l'anima saggia di Ginetto Sconer ha preso sempre piu il sopravvento. Con quella gita mi e stato fornito una specie di campionario di quello che sara la mia casa quando essa diventera il _rendez-vous_ delle piu spiccate personalita dell'arte e della politica.
Il giorno seguente prendo le mie informazioni: ed ecco quello che risulta. La contessa vecchia e stata di una galanteria cosi generosa che ha distribuito i suoi favori, oltre che ai cavalieri, anche alla fanteria di casa: il conte, padre, si e occupato, a Montecarlo, della liquidazione del suo patrimonio. Il figlio Desiderio, ufficiale di cavalleria, seguirebbe, se potesse, le vie paterne. Ultima speranza, il matrimonio con una figlia di un ricchissimo formaggiaio. Ma e sfumato anche il matrimonio, perche i genitori della ragazza hanno fatto capire che in tempo di guerra un ufficiale puo morire, e percio non si fanno nozze con prospettiva di funerali. Vi e gente che ha ancora la testa su le spalle.
Rimane il palazzo, coperto di ipoteche, rimane il sangue blu, benche molti dicano che il sangue blu del padre non c'entra. Rimane Grifone, cavallo nero e storico, che, con finimenti d'argento, trascina su la vecchia carrozza la vecchia contessa.
Quanto poi alla contessina, chi sostiene che le manchi qualche altra cosa oltre alla totalita del sangue blu; chi si limita alla mancanza di un venerdi.
Ora anche Ginetto Sconer, per quanto sensibile, ha la testa su le spalle e, fra le orecchie, il cervello.
-- Caro conte, -- dico a Maioli -- mi dispiace: il matrimonio non e una lirica ma un poema continuativo. Ho pensato, e rifiuto.
(Esclamazione di meraviglia).
Proseguo: -- Potrei dire che la merce non e uguale al campione.
(Esclamazioni di sdegno).
-- Ma non e per questo. Lei voleva _cacciare l'articolo_, come dicono a Milano. Lei mi ha parlato del sangue blu, ma non mi ha mica detto che e un sangue blu mezzo matto, che non sa cos'e il preventivo, e cos'e il consuntivo.
-- Ma che linguaggio e questo? -- esclamo Maioli. -- Io vi facevo capitano della piu bella fregata che sia stata varata nell'oceano femminile, e voi mi parlate di consuntivo e di preventivo.
-- Si, per essere poi silurato!
-- Voi siete un uomo glaciale, un calcolatore! ma voi sarete punito! L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi e pronto ai supremi cimenti. Voi siete un pusillanime. Non sarete mai amato, mai!
E mi volto le spalle.
Quell'uomo e idiota e terribile.
X. -- LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.
Io sono stato _tranchant_, come e il mio solito; pero ho molto sofferto. "Perche -- dicevo fra me, sorbendo un buon caffe alla pasticceria della Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del mattino, -- sui precedenti della contessina ci si puo passar sopra, ma la mancanza di un venerdi.... Se l'erede mi viene fuori anche lui senza un venerdi, io avro accesa un'ipoteca tremenda su tutto il mio patrimonio, materiale e morale. Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e torniamo a Milano."
Una piramide di _marrons glaces_ attiro la mia attenzione. Ne presi uno e lo mangiai. Che malinconia! Mi venne in mente il _marron glace_ scomparso due giorni prima nella bocca della contessina.
Cosi sono scomparse le mie speranze! Ebbene, onoriamo i defunti, e siamo sempre cavalieri! Io faro omaggio alla contessina di una scatola di _marrons glaces_. -- Prepari -- dico al pasticcere -- una scatola di _marrons glaces_ e altri ingredienti, che lei mi fara il piacere di recapitare alla contessina Ghiselda.
Forse il dono e un po' volgaruccio, ma rimedieremo con un biglietto che esprima con eleganza questi miei sentimenti.
Io ero tutto occupato a _stillare_ il biglietto, e sentivo dalla parte del banco un confuso discorrere di caramelle, del prezzo delle caramelle, della crisi delle caramelle, quando d'un tratto fui colpito da queste parole:
-- Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni mattina, quando mio marito esce di casa, gli metto in bocca una caramella.
Ma chi mai ha proferito queste straordinarie parole?
Chi e la prodigiosa creatura che ogni mattina mette in bocca a suo marito una caramella? Alzai gli occhi, e vidi una signora in colloquio col pasticcere: una signora di mezza eta, ma ben portante, vestita con serieta. Mi feci attentissimo.
Il pasticcere lega il sacchetto delle caramelle e lo consegna con largo gesto alla signora, dicendo:
-- E tanti, tanti saluti all'avvocato.... (Questo e il marito, l'uomo felice). -- e tanti saluti anche alla signorina! Le dica pure che se vuol venire questo settembre a vedere come si fa a fare la cotognata, venga senza complimenti....
(Ma questa e la figlia, o una figlia! Io sono intuitivo! Se la madre mette in bocca a suo marito una caramella, si puo presumere che anche la figlia mettera in bocca a suo marito una caramella, o qualcosa di dolce).
Io sono stupito della mia scoperta.
Rimane da sapere se questa figlia risponde anche alle esigenze estetiche.
Appena la signora e uscita, domando:
-- E un avvocato da potersi fidare il marito della signora?
-- Lo puo prendere a occhi chiusi, come si prende la moglie.
-- La moglie si prende a occhi chiusi?
-- Se la prende a occhi aperti, non la prende piu.
(Sono intelligenti i pasticceri in questo paese).
Dico:
-- Hanno una figliuola bruttina pero....
-- Oh! Un bottoncin di rosa!
-- Ma e piccina, mi pare.
-- Era piccina l'anno scorso, ma adesso e cresciuta: le ragazze crescono come l'erba, notte e di.
-- Non si vede quasi mai in giro, pero, questa signorina _bottoncin di rosa_.
-- Di quelle che lei vede in giro c'e poco da fidarsi -- mi risponde il pasticcere, facendo una faccia assai brutta.
*
Assumo altre informazioni: l'avvocato e un buon professionista. Ha lo studio in casa propria, via X***; ma non abita in citta che nei mesi d'inverno. Per tutta la buona stagione abita con la famiglia in una villetta a tre chilometri dalla citta; viene giu la mattina, ritorna a casa la sera.
Della sua signora non mi hanno saputo dir niente, ne in male ne in bene. Allora deve essere una signora per bene; perche le signore per bene sono quelle di cui non si sa dire niente.
Quanto alla signorina essa e completamente ignorata.
"Ma e naturale, caro Ginetto -- dico a me stesso. -- Se la signorina appartiene realmente alla classificazione del dottor Pertusius, questo _bottoncin di rosa_ e una violetta mammola, e le viole mammole, stanno nascoste".
*
Ho sospeso la partenza. Non faro piu le valigie, faremo un sopraluogo. Forse ho trovato moglie!
XI. -- LA VIOLA MAMMOLA.
Era un bel pomeriggio di maggio, come si legge nelle descrizioni, e io do ordine a Biagino di fare un giro, piano piano, per i dintorni dove si trovano le collinette verdi con sopra le villette bianche con le finestre aperte.
Cerchiamo di individuare quale sara la villetta della signora dalle caramelle.
Eravamo ai piedi di una salita e guardavo attorno, quando sento: _drin, drin, drin!_ e vedo dall'alto della strada venir giu a scatto libero una bicicletta con sopra una signorina, dritta. Scarta e passa via come un lampo. -- Quella li e lei! Non l'ho potuta veder bene in faccia, ma dev'esser lei.
Infatti, dopo un quarto d'ora, ecco che la vedo tornare indietro: ma questa volta a piedi, e in compagnia d'un uomo: il papa.
Carina! Era andata incontro al suo papa. Venivano su tutti e due, piano piano, soli soli, parlando fra loro, e non hanno badato nemmeno alla mia automobile ferma. D'altronde io ero cosi ben truccato con gli occhiali e col berretto che non mi avrebbero mai potuto riconoscere.
In faccia non la ho potuta veder bene ne meno allora; ma come figura, molto carina.
Un po' faceva _caro_ al suo papa con la manina; un po' faceva festa ballonzolando avanti per la via, e poi si appendeva al braccio del papa, che conduceva lui la bicicletta a mano. Come si dondolava graziosa anche lei al braccio del papa!
Ho potuto individuare anche la villetta: un che di mezzo tra la casa rustica e la villa; un cancelletto ben verniciato, un vialetto con sassolini tenuti puliti. I margini del vialetto sono formati da alberelli fruttiferi a spalliera; e lungo il vialetto, gran vasi di limoni. Poi intorno c'e l'orto. Nell'orto vi sono piselli, insalata, ed altra botanica da mangiare.
Una mattina, presto, ho veduto la signora Caramella che impartiva comandi a una servetta. _Cocode, cocode!_ si avanza una superba schiera di galline. Non e molto fine tutto cio: ma si puo considerare sotto l'aspetto dell'_home_ inglese; e allora diventa fine. Del resto, una signora che attende alla pollicoltura presenta ottime garanzie.
Quanto alla signorina, ho osservato che tutti i giorni, verso quell'ora del pomeriggio, va incontro al suo papa fin dove arriva il tram con l'ultima fermata.
Venerdi soltanto la signorina non e venuta.
Verso le dieci del mattino, la servetta viene giu con la sporta a far la spesa nelle botteghe fuori di porta.
Ho deciso: affronto la servetta. La apposto in una svolta della strada.
XII. -- INTERVISTA ANCILLARE.
La servetta veniva giu per la stradicciuola fra le due siepi di biancospino, col cesto della spesa: passo baldanzoso; testa scoperta.
E una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla campagnola, con qualche sovrapposizione di capriccio cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite di salute, nonche di bitorzoletti.
Le attraverso la strada e le parlo cosi:
-- Permettete una parola, signorina: in quella villa, lassu, avvengono cose molto sospette. Si sentono grida; si vedono segnalazioni con bandiere bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita sino alla linea del tram a dare appuntamento ad un signore con un plico nero. Tutte le sere, e non il venerdi. Perche non il venerdi? Cio e misterioso. Voi non ignorate che siamo in tempo di guerra.
La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha spavento.
-- Lei e uno della questura?
-- Tutto puo essere.
-- Gli strilli -- dice -- sono della signorina che canta.
-- Col piano, canta?
-- Senza piano: e la bandiera bianca e la biancheria lavata.
-- La biancheria la lava il lavandaio.
-- E invece la mia signora fa il bucato in casa. Ma lei quante cose vuol sapere? Se andasse invece a prendere i ladri, sa quanto farebbe meglio!
(Forse la servetta ha ragione, e muto sistema).
-- Sentite: io sono un uomo d'affari e ho bisogno di alcune informazioni riservate sul conto del vostro padrone; e questo e per voi. -- Cosi dicendo le presento un bel biglietto nuovo da dieci lire, che la fa sorridere.
Rifiuta il denaro, perche del signor avvocato non puo dire che bene.
-- Cio vi fa onore, ma il denaro di regola non si rifiuta mai. Dunque la signorina canta?
-- Tutte le mattine come un fringuello.
-- Allora non e melanconica la signorina?
-- Melanconica? Gia che si sta a questo mondo, si deve anche essere melanconici?
-- Mi piace, perche questa e anche la mia opinione. Dunque allora la signorina si alza presto al mattino?
-- Certamente, perche la sera va a letto presto. Si, ma lei vuole sapere della padroncina e non del signor avvocato.
Lodo la sua perspicacia e la prego di accettare una moneta d'oro. Io premio sempre la intelligenza, perche cio costituisce sempre un ottimo affare. Pero la avverto di non cambiare alla pari perche le monete d'oro stanno diventando rarita di museo. L'oro e un metallo prezioso, in quanto fa sorridere di felicita.
La servetta sorrise anche lei e mi parve disposta a stringere con me un patto di alleanza.
Domando alla servetta perche venerdi la signorina non e andata incontro a suo padre.
-- Forse perche aveva mal di testa?
-- La signorina non ha mai mal di testa.
-- Forse perche aveva mal di denti?
-- La signorina non ha avuto mai mal di denti.
-- Allora perche ha preso il purgante?
-- Ah, signore....
-- Potete voi assicurare che la signorina non ha preso il purgante?
La servetta assicura che la signorina non fa uso di purganti.
-- Ma lei fa bene delle vaghe domande....
-- Vi prego di occuparvi della risposta e non della domanda. Allora la signorina leggeva venerdi qualche romanzo....
Ah, i romanzi! quella cosa che fa liquefare il cuore!
Dove era stata prima a servire, c'era una signorina che leggeva sempre romanzi, e lei era chiamata a partecipare alle emozioni della lettura. Ma la signorina Oretta non legge romanzi.
-- Si chiama Oretta la vostra padroncina?
-- Si, Oretta.
-- Mai inteso: ma un bel nome. E se non suona il piano, se non legge romanzi, che cosa fa tutto il giorno?
-- Cosa fa? ah, cosa fa? anzi cosa facciamo tutto il giorno? Lo domandi alla padrona. Non si finisce mai di lavorare in quella casa.
-- Allora -- dico io -- venerdi la signorina Oretta era occupata a scrivere una lettera all'innamorato.
Oh, che cosa io avevo mai detto! -- Bene e vero -- osservo la servetta -- che oggi le signorine cominciano a parlare di fidanzati dal tempo delle sottanine corte; -- ma ella mai aveva inteso dalla signorina Oretta proferire discorsi di fidanzati.
-- Voi garantite che non ha fidanzati?
-- Ma se ne avesse uno, sarei io la prima a saperlo.
-- Allora perche non e venuta venerdi?