Io cerco moglie! Romanzo

Part 12

Chapter 123,257 wordsPublic domain

-- Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda cosi. Lei trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono uomo di parola, io la faccio _basilissa_ sul serio. Lei ha la sua villa delle Cipressine. Lei le vuol bene perche ci e nata. Noi supponiamo che vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo far due, ne faremo due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una _nurse_ inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la pianti con Cioccolani e l'_Attileide_!

Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:

-- Ah, no!

Ed ella proferi questo _no!_ con tanta passione che l'incanto fu rotto, e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla voragine del mare su la riva. Il sangue pero mi girava nella testa, e intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva:

-- Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.

-- Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse innamorata di quel Mardocheo....

-- Ah! -- esclamo come la avessi punta. -- Non lui, ma il suo genio.

-- Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che ho realizzato dal nulla.

Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia, la poverta, la letteratura, il matrimonio, per suo amore. Invece niente. Come avessi raccontata una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto.

Io non fumo che in circostanze solenni, ma in quel momento accesi una sigaretta senza nemmeno domandar compermesso.

Sentivo ancora la sua voce, monotona come la pallina della _roulette_, che cadeva ancora dentro Cioccolani: sentivo queste parole, _Attileide, ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro il genio che appare_.

-- Oh, non l'abbandonero io.... -- disse in fine.

-- Se lo tenga.

-- E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi ci aiuterete, Sconer, e vero?

Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava sino al punto di ignorare che lei aveva offeso mortalmente un uomo come me.

-- In che modo aiutare? Sono un letterato di Roma o di Milano forse io?

-- Ma voi siete amico di Lionello.

-- Ebbene? Che c'entra Lionello?

-- Lionello e un puro.

-- Con qualche riserva. Puro ero io, signora.

-- Intendo dire nel senso che Lionello e un uomo arrivato, superiore all'invidia, accolto in tutte le grandi riviste, in tutti i grandi quotidiani. Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un suo confratello annunciando con articoli entusiastici, come sa far lui, la prossima epifania dell'_Attileide_. Che ve ne pare?

-- Uhm! Non ne so nulla.

-- Avevamo pensato ad un giro per l'Italia, dando lettura dell'_Attileide_.

-- Eccellente idea.

-- E questione della voce....

-- Gia, manca le _phisique du role_.

-- Pero la stampa dell'_Attileide_ e decisa. Prima si penso ad una grande rivista, poi abbiamo deciso per il volume.

-- Ah, benissimo.

-- La casa editrice di Milano ha pero mandato un preventivo di spesa un po' forte: diecimila lire.

-- Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro della carta....

-- I suoi genitori che non sanno che figlio hanno....

-- Io credo che lo sappiano....

--.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire....

Intervallo di silenzio.

-- Per questo motivo anche giovedi scorso sono venuta da voi.

Secondo intervallo di silenzio.

-- Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili mila lire?

-- Dieci mila lire, contessina, non sono mai dieci miserabili mila lire.

-- Per me si.

-- Non discuto: sul danaro esistono opinioni disparate, che spiegano il loro frequente trasloco da una tasca ad un'altra.

Lei si era venuta a sedere vicino a me su di uno sgabelletto, e comincio a piegarsi per accarezzare con la manina la stoffa dei miei calzoni. Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti.

-- Faccia il piacere, contessina, stia ferma con quelle mani.

-- Caro, caro Sconer, fate un piacere a me. Naturalmente il denaro vi sara restituito, perche il libro avra un enorme successo.

-- Quale libro?

-- L'_Attileide_.

-- Ah, si, l'_Attileide_! Non ne dubito, la fiducia nel successo e la prima condizione del medesimo. Ma io non ne tratto.

-- E perche non volete trattare?

-- Perche e un affare che non conosco, ed e sistema della nostra Casa di non trattare gli affari che non si conoscono.

-- Ma se ve ne ho parlato tanto....

-- Non dico di no: ma non e la mia partita.

-- Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente come affare. Volete una cambiale firmata da me e da Cioccolani?

-- Me ne guarderei bene.

-- Allora, come volete, Sconer, trattarne come affare?

-- Ne vuole trattare proprio come affare, contessina?

-- Oh, caro, caro Sconer.

-- Contessina -- ripetei -- lei e disposta proprio a trattare come affare?

-- Certamente.

Cominciai: -- Il fatto e questo: lei vuol varare l'_Attileide_ del suo Cioccolani.

-- Precisamente.

-- Lei faccia come la signorina Ester.

I suoi occhi si aprirono e mi guardarono.

-- La signorina Ester, lei lo deve sapere perche e tanto istruita, quando volle salvare il suo Mardocheo, si fece anche piu bella e poi si presento al terribile re Assuero, e lui quando la vide cosi bella, disse: "Se anche mi domandi la meta del mio regno, io te la daro". Lei contessina non ha bisogno di farsi piu bella, io non ho regni da offrirle....

Mi pare che capisca; ma non nel senso voluto da me.

Ad ogni modo io era avviato e continuai: -- Lei che dice sempre: _superato, superato!_ Mi pare che si possa superare anche questo punto.

Ma non potei finire che sentii per risposta un'impressione dolorosa.

La mano della contessina si era posata con violenza su la mia guancia destra. Un rumore, come _plaf ciac_, risuono nel giardino.

Quando mi riebbi, il giardino era vuoto. Mi affacciai fuori.

Vidi, giu per la discesa, la gonna dell'abito _princesse_ che ondeggiava sdegnosamente sopra le scarpette.

Deve aver detto anche: _Cochon!_

Il mio orgoglio sanguinava. Avevo offerto la morale tradizionale, ed ero stato respinto; avevo superato anch'io e offerto la morale in liberta, ed ero stato respinto, anzi schiaffeggiato!

Io non so, io non capisco piu niente. Io avevo fatto alla contessina una offerta brutale, sia pure; ma e anche vero che io mi ero attenuto alle piu scrupolose lezioni della psicologia femminile, cioe che una donna ha pudore davanti all'uomo che ama; ma davanti all'uomo che non ama, non ha pudore.

E invece un ceffone! Si, perche e stato un ceffone. Delizioso si, ma ceffone.

*

La mia guancia sanguinava.

Venne Lisetta e disse: -- Cosa e stato? E stato Leone?

-- No: e stata una leonessa.

Lisetta mi applico il taffeta.

Evidentemente e stato il mio anello a produrre lo sfregio su la mia guancia.

Forse mi sono ferito da me stesso.

Rivedo il volto fantastico del dottor Pertusius; pare che mi dica: "Acqua profonda di lucida follia; ma sincera. Se ci fosse stata l'insidia di uno scoglio, lei, cavaliere, finiva infilzato nel matrimonio. Non si lamenti, anzi lasci a quella nobile giovane l'anello a documento di riconoscenza."

XXXIII. -- L'ULTIMO CAPITOLO POTREBBE ESSERE IL PRIMO.

Ho fatto ritorno il giorno seguente a Milano in modo definitivo.

Ho riposato nel mio letto, cosa che non mi succedeva da molto tempo. Dolce, caro, soffice lettuccio mio. Cosi elegante!

Dopo tante emozioni e disinganni, temevo di soffrire di insonnia. Invece ho dormito abbastanza bene: la quale cosa e prova che i nervi sono sani e non mi ammalero mai di neurastenia, perche la storia registra casi gravi di follia e di suicidio per sventure come le mie.

Pero la tranquillita del mio sonno e stata turbata, nel bel mezzo della notte, da una visione di sogno molto brutta.

La mia camera e stata invasa da soldati tedeschi, con l'elmetto a chiodo in testa, e gli scarponi ferrati sul mio tappeto: "Gia i tedeschi a Milano?"

Dicevano: "_Herr Ginetto Sconer, kommen Sie mit uns!_"

"Perche devo venire con voi?"

"Per la fucilazione."

"Che diamine! Credo bene che loro abbiano intenzione di scherzare."

"Noi mai scherzare."

Ho avuto per la prima volta paura. Io che sono stato diverse volte in Germania, io che ho avuto sempre ottimi rapporti coi tedeschi, non li riconoscevo piu. Stavano tutti fermi nella mia stanza, ma tutti aprivano la bocca con quelle loro mandibole, che parevano _il delinquente congenito_ del dottor Pertusius.

"Scusate, perche fucilare? Forse perche non mi servo piu della Casa X*** di Lipsia?"

_Nein!_ Non era per ragioni commerciali, era perche io avevo detto che bisognava spaccare la testa ad Attila. "Etzel spaccare la testa a voi!"

"Lo credo bene. E pensare che prima che voi metteste su quella brutta faccia, eravamo tanto amici, che si puo dire eravate voi i padroni di Milano. Del resto, non sono stato io, e stata la contessina, anzi e stato Cioccolani a dire che bisogna spaccare la testa ad Attila."

"Allora fucilare anche contessina, anche Cioccolani."

"Ma se quelli son vostri amici! E poi l'han detto in poesia. Si dicono tante cose in Italia, in poesia. Credano, signori, con questo sistema delle fucilazioni, loro concluderanno pessimi affari."

Macche! Tiran giu le coperte del letto.

Ho fatto un atto energico. Ho girato la chiavetta, e quelle brutte imagini sono state cancellate dalla luce elettrica.

*

Mi sono riaddormentato; ma al mattino -- come un lampo -- mi e sembrato di vedere la contessina Ghiselda. Essa si rifletteva su la specchiera che e di fronte al mio letto. Le chiome le servivano da accappatoio, ma per vestito aveva soltanto la sua bellezza. Essa era dolce e liquefacente come un _fondant_.

Ahime, non era Ghiselda! Era Desdemona che apriva le finestre, e un raggio del sole di Milano feri la specchiera. Un brivido mi percorse il cuore. "Ah, signora -- esclamai, -- come Ginetto Sconer la avrebbe resa felice!"

*

Guardo il mio letto, e penso che dovro disdire al mobiliere la ordinazione del suo fratello gemello. Guardo il mio salone, e penso che io non ci collochero Oretta, non ci collochero Ghiselda.

Povere mie belle poltrone deserte, miei bei tappeti! Povero Ginetto Sconer, che rimarra solo, solo, solo!

Mi e venuta allora una certa commozione che e arrivata quasi sino agli occhi.

Ma non pensiamoci piu.

Mi consolero scrivendo le mie memorie. Cio sara utile anche nella eventualita che il Fisco voglia mettere una tassa sui celibi come si dice: io potro allora dimostrare che a me non mancava la buona volonta.

Anzi le dettero.

*

Cosi avendo deliberato, mi recavo in un ufficio di copisteria ad ordinare una dattilografa, quando in via Dante un signore si ferma e mi guarda. Anch'io allora mi fermo e lo guardo. Ma lui prosegue, e anch'io proseguo. Ma dopo un po' si volta e mi guarda.

Evidentemente mi ero voltato anch'io, altrimenti non mi sarei accorto che lui si era voltato.

Allora siamo tornati indietro tutti e due, e ci siamo trovati a faccia a faccia.

-- Scusi lei chi e? -- domando io.

-- E appunto quello che io mi domandavo -- risponde lui --: lei chi e?

Finalmente ci siamo riconosciuti. Era il pasticciere di P***.

-- E lei -- disse -- e quel signore....

--.... che ha fatto tante spese nel suo negozio. Ahime, si; sono io.

-- Che tempi, signore, che tempi -- esclamo lui. -- Proibita la fabbricazione dei dolci. Ah, non lo sa? La nostra industria e la sola sacrificata. Quelle belle torte, quei bei _fondants_, quelle sfogliate che erano la nostra gloria! Quei _marrons glaces_, si ricorda?

-- Ah, i _marrons glaces_!

-- Che cosa metteremo piu nelle nostre vetrine? Fichi secchi, castagne secche, qualche dattero. Ero venuto a Milano per una partita di caramelle di Torino....

Questo richiamo del passato mi esaspero.

-- Ah, le famigerate caramelle! Buon giorno.

E piantai quel signore sul marciapiede, perche era stato lui a darmi referenze sbagliate sul _bottoncin di rosa_. Una referenza sbagliata, tanto in commercio quanto in diplomazia, puo avere conseguenze incalcolabili. Del resto non creiamoci piu illusioni: le rose, oggi, nascono aperte.

*

Il giorno seguente la mia governante Desdemona mi avverte che c'e una signorina che chiede di me.

-- Fate entrare nel salotto.

Entro anch'io. Ma dove e? Ah, eccola la.

Era la dattilografa.

Stava in posa, con una manina guantata sopra il mio pianoforte Bechstein. Una penna del suo cappellino andava in giu, l'altra in su come l'elica di un aeroplano. Del volto si vedeva soltanto un naso a falce, e un occhio solo, perche l'altro era nascosto dal cappello. Ma quell'occhio era piu grande del vero. Senza il faro di quell'occhio non la avrei distinta, perche il mio salotto e grande e lei era piccola. La sua magrezza era cosi impressionante che quasi riusciva seducente.

Mi accosto: essa mandava un profumo violento, ma dozzinale. Sorrido, perche certo costei ignora di trovarsi di fronte al gerente della ditta X*** e compagni.

Dice il suo nome. Essa, collocandola in serie, sarebbe la signorina Zeta.

Ma io la chiamero _la signorina Ossobuco_.

Combiniamo per il giorno seguente, ed io stabilisco un compenso adeguato per le sue prestazioni.

-- Ma e agile lei? -- domando.

Si spoglia in un momento le braccia dei lunghi guanti e mi agita in faccia le mani con grazia e rapidita.

Le braccia sono due stecchi, ma le mani sono carine.

Ma rimane li in piedi; cioe la signorina non se ne va.

-- Scusi -- domando -- ha qualche cosa da comunicare?

Fa capire di si; ha qualche cosa da comunicare.

-- Prego, s'accomodi.

Si accomoda su l'angolo di una poltrona.

E esitante. Desidera sapere se io sono _coniugato_ o se sono un _signore solo_.

Stupisco di questa domanda indiscreta.

-- Perche mi dispiace -- dice --; ma io sono una signorina che ha il suo onore.

-- Questo non mi riguarda -- rispondo dignitosamente. -- Lei ha degli scrupoli?...

Ma non mi risponde.

Sta li, mi guarda, sorride.

-- Prego, prego -- aggiungo in fretta e concludo: -- Se ha degli scrupoli, lei puo andare.

Non se ne va, e mi dice che no, non ha degli scrupoli. Ma ha voluto preavvisarmi perche....

-- Perche lei e una signorina che ha il suo onore: me lo ha gia detto.

Rimane un po' interdetta; si alza, e mi guarda con occhio lontano come fanno i conigli.

Dice: -- E poi si vede che lei e cavaliere.

-- Purtroppo.

E una iettatura: io non mi imbatto che in signorine vestali.

*

Domenica e stata la prima seduta. Nel mio salotto _Louis Kenz_: le finestre sono aperte sul giardino; e io sono seduto -- in pijama di seta candida -- dentro la mia poltrona inglese, quando la signorina e entrata.

Avevo fatto portare dallo stabilimento una macchina da scrivere con il nastro nuovo.

La prego di mettersi in liberta.

Gli occhi di lei, dilatati dall'ammirazione, guardano il giardino. Ora si vedono tutti e due gli occhi, in quanto si e levata il cappello. E una testolina piena di piccoli ricci, ma graziosi.

-- Ah, signore -- esclama -- pare qui di essere in campagna.

Cosi e a Milano. Appena vedono un po' di verde, dicono di essere in campagna. Ah, la campagna? Lei crede ancora alla virtu della campagna! Ma e un'illusione.

Veramente non e per questo: e perche lei e anemica, e avrebbe bisogno della campagna. -- Ma come si fa? -- mi domanda. La signorina e lavoratrice, e deve vivere del proprio onesto lavoro.

-- Ah, non e facile per una signorina vivere del proprio onesto lavoro!

Non rispondo a queste interrogazioni ed esclamazioni. Indico il tavolino dove ho fatto disporre la macchina, e comincio a dettare: _Cav_, scriva pure per intero, _cavalier Ginetto Sconer_.

Scrive; ma ecco la signorina si interrompe e dice: -- Mi favorisca uno sgabello perche volo sui piedi.

Guardo, e infatti non toccava terra.

Suono, e compare Desdemona.

-- Desdemona, vi prego, portate uno sgabello per le estremita della signorina.

(Mi pare che Desdemona non obbedisca con quella premura che costituisce una sua prerogativa).

Dunque continuiamo:

_Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido._

Qui la signorina si interrompe: osa guardarmi con quel naso impertinente, e poi si mette a ridere. Mi pare un po' audace.

Che cosa c'e da ridere? -- Proseguiamo, signorina: _Questo sono io!_

Altro scoppio di risa, e poi la domanda: -- Lei?

-- Si, io. Perche? Non le sembra l'originale conforme al ritratto? Ma proseguiamo.

Riprende il _tic tac_ della macchina, ma dopo un po' domanda:

-- Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe un bicchier d'acqua?

Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua.

Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e con una faccia, questa volta, anche piu impressionante.

Cio mi preoccupa: ma la signorina, affatto. Prende il bicchiere dal vassoio di Desdemona, e beve. Beve con grazia e dice anche lei: -- Delizioso!

Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia! quel giorno, presso il pozzo: delizioso tutto, l'acqua, lo _champagne_, la morte: tutto, fuorche Ginetto Sconer.

-- Proseguiamo, signorina.

Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con stupore: -- Ma questo e un romanzo!

-- Ma le pare? Sono le mie memorie.

-- Ma no, e un romanzo. Io me ne intendo di letteratura.

-- Anche lei si intende di letteratura?

-- Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso, delizioso, delizioso....

-- Che cosa?

-- Il romanzo.

E da in uno scoppio di nuove risa, che mi ricordano gli squilli della contessina Ghiselda.

Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde l'equilibrio, e mi cade fra le braccia.

-- Oh, _pardon, pardon_, signore.

Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in questa operazione dovetti constatare che sotto la vestina esistevano due quote gemine di una consistenza che non si sarebbe sospettato; perche realmente questi fiorellini rachitici, cresciuti sull'asfalto di Milano, sono piu tenaci che non si creda a prima vista.

Io non saprei ben ridire come sia avvenuto: io era partito dettando le mie memorie, e mi sono trovato la signorina fra le braccia.

*

Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto e cosa nota anche nei ministeri che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di semplificarle.

Quando lei ha saputo che io ero gerente della societa X*** e compagni, fu compresa da molta ammirazione.

Cio mi compenso degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta.

Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pieta: -- Oh, povero signore! Ma quelle signorine -- diceva -- non hanno avuto buon senso.

E sempre quello che e parso anche a me, ma non osavo dirlo.

Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: "Io ti voglio tanto bene"; e la signorina Zeta mi ripete spesso: "Quanto sei simpatico, Ginetto!"

Certo la signorina Zeta e un surrogato; ma noi viviamo nell'eta dei surrogati: non e indicata per l'erede; ma e tanto tempo che si sente ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo soltanto alla nostra felicita personale.

Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con garbo, non si stupisce di certe sciocchezze, conosce i nomi delle _films_ del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di vetrine, e entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca di rispettabilita. La posso benissimo condurre in qualche gita con me. In fondo essa e rappresentativa di una classe che si va sempre piu affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi intellettuale, ma riconosciuto. Potra occupare un buon posto nel mio stabilimento.

*

Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna che mandi venti lire al dottor Pertusius per le sue prestazioni.

FINE

_Opere di_ ALFREDO PANZINI:

_Piccole storie del mondo grande_ L. 4 -- _La lanterna di Diogene_ L. 5 -- _Le fiabe della virtu_, novelle L. 5 -- _Il 1859. Da Plombieres a Villafranca_ L. 5 -- _Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno L. 5 -- _La Madonna di Mama_, romanzo del tempo della guerra L. 5 -- _Novelle d'ambo i sessi_ L. 3 -- _Viaggio di un povero letterato_ L. 5 -- _Io cerco moglie!_ L. 6 --

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