Io cerco moglie! Romanzo

Part 11

Chapter 113,650 wordsPublic domain

-- Ma lei ha sete, lei e sudata, lei e venuta a piedi per quella strada bruciata da questo terribile sole. (Era quasi mezzogiorno). -- Quando penso che la pelle del suo adorabile volto, delle sue adorabili mani puo oscurarsi, c'e da fremere per il rimorso.

-- Avevo i guanti e il velo.

-- Ah, meno male.

-- E poi io mi diverto nella gioia del sole.

-- Io no: d'estate preferisco l'ombra.

-- Io invece il gran sole; e d'inverno andare per la neve, quando tutto e neve, sentir la gioia di affondare nella neve sino alla caviglia: respirare la neve.

-- Allora preferisco il termosifone.

Ma perline di sudore le si venivano formando su la fronte. Ella estrasse un moccichino di merletto del tutto insufficiente perche non era piu grande della palma della mia mano. Allora io spiegai i miei bellissimi fazzoletti. -- _Pardon!_ -- e ne posai uno delicatamente sul suo volto, un altro su la nuca.

-- Voi, Sconer, mi velate come Iside.

-- Veramente io vorrei fare il contrario.

-- Siete ben temerario....

-- Conservero, contessina, questi fazzoletti imbevuti della di lei persona. Ma dicevamo? Ah, l'acqua. L'acqua qui e in fondo al pozzo, e il pozzo e cupo. Ma ora che ben mi ricordo, devono rimanere nella credenza due avanzi di una stirpe infelice. Se lei puo sostituire l'acqua con lo _champagne_....

(Sono proprio gli avanzi di quelle bottiglie di _champagne extra dry_ che mandai a prendere quel giorno per onorare Melai al pranzo; una delle quali probabilmente ha servito ad alimentare quell'incendio che io dovevo contemplare la mattina del sette giugno. Ah, povero mio _champagne extra dry!_)

-- Probabilmente saranno calde, ma le facciamo subito _frappees_; le mettiamo giu nel pozzo.

La contessina accetta con piacere.

Realmente nella credenza erano onestamente rimaste obliate le due bottiglie dal collo d'argento.

La contessina si diverte. Vuole metter lei le bottiglie nel secchio, e calar lei la fune.

-- Un momento, contessina.

-- Che cosa?

-- Eh, ma se caliamo le bottiglie cosi, dopo, quando il secchio e nell'acqua, galleggiano e vanno via. E chi le ripesca piu? Bisogna legarle al secchio.

E meravigliata.

-- Sempre cosi previdente, Sconer?

-- Sempre, contessina. Sistema della Casa.

Leghiamo, caliamo le bottiglie.

Ora i bicchieri. Nella credenza vi sono molti bicchieri, ma non le coppe per lo spumante. V'e un cavatappi di stile antiquato, ma non serve.

E la prima volta che mi avviene di adoperare gli _oggetti consegnati oggi sei maggio al cavaliere Ginetto Sconer_ dalla signorina Oretta. Quante speranze, allora! Ma quel tempo e fuggito. Fiori la speranza al tempo delle violette, e la speranza mori al tempo delle rose. Non pensiamoci piu.

Tovagliolini non ve ne sono: ma tovaglioli molti. Ghiselda ne spiega uno di lino grosso spigato.

-- Pare una tovaglia.

-- No, un tovagliolo. Ne abbiamo anche noi di cosi fatti alla nostra villa delle Cipressine. Nostra? Credo che sia svanita la villa delle Cipressine.

Fece un gesto con la mano, e vi soffio sopra come su una bolla di sapone. -- Peccato! Ero nata la.

Ora tiriamo su le bottiglie.

La vista dell'acqua gelida nel secchio la attrae, vi immerge la mano, raccoglie l'acqua nella conca della mano e si diverte a farla cascare.

-- Sa come Pindaro chiama l'acqua?

-- Mi dispiace....

-- E sa come la chiama S. Francesco? "Umile e casta!"

-- Oh, infelice! Ma noi berremo _champagne_.

Stappo: il tappo salta. Pum! Lo _champagne_ ci spruzza, ma la contessina beve.

-- Delizioso bere -- esclama -- quando si ha sete.

Questo lo so anch'io.

-- Un biscotto, Sconer?

-- Ce n'erano tanti, e cioccolatini anche. Ora piu niente! Ma lei ha fame, contessina!

-- Mio Dio, si.

Guardo con stupore quella meravigliosa creatura, sottoposta anche lei alla legge della fame: ma sono cose che avvengono a mezzodi. Mi balena una idea luminosa.

-- Contessina, se noi facessimo colazione?

-- Qui?

-- Si, contessina.

-- Qui all'aperto? Vicino al pozzo? Sotto quest'ombra? Ah, delizioso!

-- Tanto piu, contessina, che il pozzo agisce da termosifone refrigerante. Gia, ma non c'e niente da mangiare. Un momento, pero.

Esco, trovo Lisetta, le racconto il caso, e la prego di portare qualche cosa: ma subito.

Ritorno.

-- Occorrera un piatto, delle posate -- dico alla contessina.

(Ecco li la credenza con gli oggetti consegnati al fu cavalier Ginetto Sconer).

-- Faccio io -- dice lei.

Vuole lei preparare la tavola e mi impone la ubbidienza.

-- Contessina -- dico tuttavia -- se vogliamo (ma come si puo dire questa volgare parola, _mangiare_?) fare un piccolo _lunch_, io credo che sia meglio metter prima fuori la tavola e preparare poi.

Trasportiamo un piccolo tavolino vicino al pozzo, presso la siepe, all'ombria. Dopo di che, ella mi ordina di stare seduto. Rabbrividisco di piacere al suo ordine. Mentre ella va e viene e porta le stoviglie, io la ammiro.

-- Contessina -- dico -- mi permetta di farle un complimento. Lei mi ricorda quelle meravigliose cameriste che si trovano nei romanzi del mio amico Lionello.

Ride.

Si vedevano, mentre lei va e viene, quelle due cosine gelatinose che danzavano. Ah, l'estate, col velo che a pena portano le signorine, e una stagione terribile!

-- Contessina, mi permette un altro complimento?

Ella portava due modeste scarpette di color grigio, che delineavano la forma del piede cosi dolcemente come una sementina di popone, e due roselline di perle erano il solo ornamento.

-- Contessina -- dissi -- sinora ho creduto che i tacchi alla _Louis Kenz_ rappresentassero la piu alta espressione della moda, ma lei mi fa ricredere. Le sue scarpette sono i guanti _gris-perle_ delle sue incomparabili estremita.

Si ferma, mi guarda con quei suoi occhi, e dice:

-- Sa che lei, Sconer, dice delle sciocchezze?

-- Tutto puo darsi, contessina.

Ho la sensazione del vuoto.

Mi tornano a mente le parole di Maioli: che Ghiselda e la piu bella nave che sia stata varata nell'oceano femminile. Che io sia gia trasportato nell'oceano? Ho paura e nel tempo stesso sento una gioia, una gioia che mi raddoppia la vita. Dio mio, che sia il bacillo dell'amore di cui parla il dottor Pertusius? Salvami, dottor Pertusius! No, lasciami morire. E cosi dolce morire cosi. L'universo mi guarda attraverso gli occhi di lei; la sua capellatura d'oro mi soffoca. Calmiamoci, Ginetto Sconer. Dissi allora:

-- Io non dimentichero mai, contessina, questo giorno inaugurale.

-- Perche, signor Sconer?

-- E me lo domanda? Essere servito a tavola da lei! Mi permetta che noti questa data memorabile: quindici giugno! Essa fara da contrappeso ad altra data infelice.

-- C'e tutto in tavola, vero? -- mi domando sorridendo.

-- Si, manca una cosa e poi c'e tutto.

-- Ah, i fiori, mancano i fiori.

C'erano ancora dei gigli nel giardino: li coglie, cioe li vuol cogliere, ma il fusto resiste.

Allora io levo dall'astuccio il mio temperino d'argento, faccio scattare la lama, offro.

-- Ma lei ha tutto, Sconer!

-- Tutto, contessina.

Cosi ella taglia i gigli. Li aspira, e sospira: -- Ah, deliziosi i gigli! Sentite, Sconer!

-- Si, deliziosi: ma hanno dentro l'inconveniente di quella cosina gialla. Vede?

E pulisco la cosina gialla che si e attaccata su la punta del mio naso, e -- _pardon!_ -- anche sul suo.

-- Piuttosto -- dico -- cogliamo delle rose.

Colgo una rosa, la odoro, ma vedo venir fuori due bestie. Orrore! La contessina ride, ma io scuoto la rosa e schiaccio le due bestie.

-- Cosa avete fatto, Sconer! Voi avete ucciso due bellissime cetonie.

-- Ma perche erano entrate dentro le mie rose?

-- Per amarsi -- disse la contessina -- e le rose sono il loro talamo profumato.

-- Fortunate le cetonie -- sospirai io.

Ella prende la rosa, e coi gigli la mette entro una caraffa, e questa dispone su la tavola. Dice: -- Ora c'e tutto!

-- Mi dispiace -- dico io --, ma manca sempre una cosa.

-- Dio mio! Che cosa? -- Cerca, non trova.

-- Il sale, contessina.

*

La Lisetta viene, intanto, con una fiamminga di fette di prosciutto, cosi roseo, cosi spirituale che penso anch'io ai misteri della natura, che ha creato una bestiaccia tanto immonda, per fornire a noi un cibo tanto distinto. La contessina si siede, mangia. Come e interessante vederla mangiare! Una rosea fetta scompare nella rosea bocca. Sembra che mandi giu dei _fondants_.

-- Ma sapete, Sconer, che questo _jambon_ e delizioso?

-- Lo credo. (Deve essere il fratello maggiore del porcelletto della signora Caramella).

-- Ma mi permetta: non teme lei che a mangiare cosi le possa far male al corpo?

-- Male al corpo, Sconer? In che modo? Io non mi sono mai accorta di avere un corpo.

-- Io, si.

Sospirai profondamente.

-- Dunque, contessina, deliziosa l'acqua, delizioso il vino, deliziose le cetonie, delizioso il prosciutto: tutto delizioso....

-- Ah, si, Sconer; forse anche la morte, deliziosa; ma non ne ho la sensazione: mi pare di non dover morir mai.

-- Anch'io, contessina. Cioe, deliziosa la morte no; ma voglio dire che anch'io ho la sensazione di non dovere morire mai. Cosi che se noi due fossimo marito e moglie, non moriremmo mai.

-- Ah, ah, ah! -- Da in uno scoppio di risa sconcertante che le si vede sino alla gola.

-- Come Filemone e Bauci.

Non conosco questi signori, ma mi pare che lei prenda la cosa in giuoco.

Ma si fa seria d'un tratto e dice:

-- Mio Dio, cosa stiamo facendo, Sconer?

-- Stiamo facendo colazione, contessina.

-- Ma e compromettente!

-- Magari fosse, contessina.

-- Ma lei e davvero audace!

Io sospiro.

Lei torna a dare in un altro scoppio di risa.

Io sono disorientato. Qui sta per succedere qualche cosa di straordinario. E il sole che l'ha indorata? lo _champagne_ che l'ha eccitata? Non so: ma questa donna e titanica, folgorante. E la gioia trionfante.

Vivere con lei, viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso _tete-a-tete!_ _Sleeping car_, _Excelsior hotel_, _Palace hotel_. D'estate al Capo Nord, d'inverno, _orient-express_, in Egitto, su quei battelli che solcano il Nilo, come in quel quadro che c'e Cleopatra.

-- Ma che cosa ha lei, Sconer?

-- Sogno, contessina.

Questa donna e famelica. Ridendo, mentre io sogno, ha mangiato tutto il porcelletto. Che cosa devo darle ancora?

Ma il piatto vuoto del porcelletto di madama Caramella mi fa sovvenire che esistono anche le pesche della medesima. Lei le ha contate: lo so. Ma non importa.

-- Un momento, contessina -- dico.

Mi allontano, ed eseguisco la requisizione delle pesche: un atto audace, non diro come furto; che, dopo tutto, vada per i miei cioccolatini che la signorina Oretta infilava nella bocca di quel signore; ma perche correvo il rischio di essere sbranato da cane Leone.

Ritorno con le pesche.

Alla vista delle pesche, la contessina e presa da gioia saltellante. -- Lei e ben gentile, Sconer. Lei lo sa che io adoro le pesche? _Tu la persica che si spicca e ne cola il succo giulio, dammi._

Io do le pesche.

_Lei_, _voi_, _tu!_ ecco, siamo passati al _tu_! Oime, no!

-- Sapete, Sconer, chi dice cosi? E un grande poeta che dice cosi. Sentite che profumo -- dice, e me le mette sotto il naso, le pesche!

Povero Ginetto!

-- Permettete, Sconer?

Ne prende una e la morde; immerge quei denti nella carne della pesca.

-- Contessina -- supplico -- non faccia cosi.

-- Le vengono i brividi, Sconer?

-- Direi di si.

-- Anche mamma non puo vedere.

-- Veramente io.... non e per le ragioni di mama!

Mi fissa un momento sorpresa; con quelle labbra sanguinanti dalla pesca.

-- Voi siete molto sensibile, Sconer!

-- Tanto, contessina.

Qui sta per succedere qualche cosa che decidera della mia vita. Anch'io, come madama Caramella, come tutti, entro in guerra.

E se lei non distingue l'attivo dal passivo, che importa? Maioli, Maioli, tu stai per guadagnare l'automobile. Che fare? Gettarmi ai suoi piedi? Peccato! Adesso non usa piu.

Mentre pensavo cosi, mi sorprendono queste parole di lei.

-- Sapete, Sconer, che sono venuta qui anche giovedi scorso? Ma mi hanno detto che voi eravate assente.

-- Infatti son dovuto andare a Genova per un certo affare di oggetti preziosi.

-- Commerciate anche in oggetti preziosi?

-- Ohime, si.

Vado a prendere la borsetta, la apro. Ella vi immerge la mano. Esamina: scruta, pesa. Dice:

-- Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba.

-- Questi orecchini di brillanti -- dico -- mi sembrano quasi degni di lei. Mi piacerebbe provare.

-- E inutile: non ho il lobo forato. Non credete?

Ella piego la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli, affinche io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii.

-- Allora quest'anello, contessina.

-- Oh si, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace.

-- Permette -- domandai allora -- che lo mettiamo in opera?

Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice: rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore profumato di carne del suo alito.

Si contemplo la mano un po' meditabonda.

-- Ne aveva uno cosi anche mama, con uno smeraldo anche piu cupo. Ma io non ci tengo piu ai gioielli.

-- Nemmeno io, contessina, benche oggi l'investimento del capitale in preziosi sia molto indicato. Sarebbe come una lirica del capitale! Ma le confesso che tengo di piu assai alla mia modesta palazzina in Milano, al mio modesto appartamento.

E io le parlai allora della mia palazzina in Milano, mia proprieta; del mio appartamento in istile _Louis Kenz_, ma con tutto il _comfort_ moderno. -- Tutto, tutto, c'e tutto, ma manca solamente una cosa....

Ella mi ascoltava pensosa.

Mi attendevo questa deliziosa domanda: "Che cosa le manca, caro Sconer?".

E invece venne fuori quest'altra domanda: -- Sapete quello che accade a Cioccolani?

XXXII. -- IL DISASTRO.

Al diavolo! Io lo aveva dimenticato, ed ecco, anche in mezzo alla gioia del simposio, l'ombra di Cioccolani.

-- Ammalato?

-- Peggio. Una cosa indegna! Voi ricordate certamente, Sconer, l'_Attileide_ di Cioccolani....

Io ero atterrito.

Anche allora, Cioccolani e l'_Attileide_, _Attileide_ e Cioccolani.

-- Ebbene, signora, che cosa e accaduto all'_Attileide_, cioe a Cioccolani?

-- Questo grande dramma -- disse la contessina -- era destinato all'aperto; ricordate, e vero?

-- Perfettamente: le turbe, gli Unni, l'organo.

-- Si pensava al teatro d'Albano sui colli laziali: ma il teatro d'Albano sventuratamente non esiste ancora. Allora abbiamo pensato ad un grande teatro di Roma, e ci siamo messi in corrispondenza con Roma. Ma Roma non ha risposto.

-- Anche al telefono e lo stesso: Roma di solito non risponde.

-- Vi prego di non scherzare. Hanno risposto -- dice lei -- ma fanno una difficolta: il nome di Cioccolani.

-- Non e un bel nome. _Sconer_ e piu bello.

-- Forse avete ragione? E terribile! Un padre ha il diritto di lasciare a un figlio genio la eredita di un nome volgare! Ma l'obbiezione che fanno quei signori di Roma e un'altra. Essi dicono: "Cioccolani non e un nome conosciuto". Non e _piazzato_. Capite? Quello che importa non e creare i _Canti ermetici_, creare l'_Attileide_. No! _Piazzarsi!_ Ah, mostruoso!

-- Fino a un certo punto. In commercio, contessina -- mi permisi io di obbiettare -- si verifica lo stesso fenomeno. Si fabbrica un prodotto; ma la cosa piu difficile e _lanciarlo_, imporre il nome! "Ficcatevi bene in testa questo nome!". E si fa un uomo con un chiodo che penetra dentro la testa. Molte volte e la fortuna di un nome. _Pillole Plak!_ Qualunque farmacista le puo fabbricare. Ma _Pillole Plak_ si sono imposte. Sente che nome? _Plak_! Pare un comando. Naturalmente e un suono tedesco, cosi lo capiscono di piu.

Ma la contessina, invece di ridere, rimase seria.

-- Ah si, -- disse -- per voi, gente mercantile, l'_Attileide_ e i vostri empiastri sono la stessa cosa. Intanto quel povero giovine ne morira di dolore.

-- Per cosi poco? Speriamo di no, contessina. Se l'_Attileide_ non potra essere rappresentata a Roma, si potra rappresentare a Milano: se non quest'anno, l'anno venturo. E questione di aspettare.

-- Aspettare? Non si puo aspettare.

-- Scusi -- dissi io -- Cioccolani non sara mica una donna, _pardon!_ in istato interessante, che non puo aspettare un giorno di piu.

-- Questo appunto e il caso -- disse la contessina -- perche se venisse la pace, l'_Attileide_ e rovinata.

-- Per questo non si preoccupi, contessina. Il governo italiano ha calcolato la guerra a tre mesi: ma il governo inglese, che e piu pratico, l'ha calcolata a tre anni.

-- Voi mi consolate, Sconer.

(Vedete le donne! Questa qui, presso il pozzo, vuole la guerra: quella la, sotto la pergola, vuole la pace).

-- Contessina, -- dissi io -- mi conceda di non capire perche Cioccolani non puo aspettare.

Si passo sconsolatamente la mano su la fronte come per dire: "Quest'uomo che non capisce niente!", e mi domando:

-- Lei conosce la storia?

-- Quale storia?

-- Quella che si legge sui libri.

(Caro angiolo, le volevo rispondere, se studiavo la storia sui libri, non diventavo gerente della societa X*** e compagni).

Risposi:

-- Certamente, contessina.

-- Ebbene, Sconer, per quale ragione gli Ebrei conquistarono la Terra Promessa?

-- Perche videro -- risposi io -- un campionario di uva bellissima, e gli Ebrei avevano sete.

-- Bravo! Ma ci volle Mose, l'uomo di genio che disse loro: "Va, rapisci quell'uva, perche tu sei il popolo eletto e se i Cananei diranno di no, e tu fanne scempio". E perche Alessandro conquisto l'Asia? Perche disse ai Greci: Io sono Dio e gli altri son barbari. E perche Napoleone conquisto il mondo? Perche disse, _liberte, egalite, fraternite_, una menzogna colossale, ma non importa! _Allons, enfants de la patrie_; quaranta secoli vi guardano dall'alto di queste piramidi. E perche i tedeschi vogliono oggi conquistare il mondo? Perche il Kaiser ha detto, come Mose, _voi siete il sale della terra!_ _Deutschland ueber alles!_ Ebbene, Sconer, credete a me: e una formula che governa il mondo: ogni formula, ben inteso, e una menzogna, e l'una val l'altra. Ma non importa! L'essenziale sta nel colpire la imaginativa delle turbe. Basta un bimbo a guidare una mandria di buoi: basta una grande menzogna a guidare gli uomini. Non sapete che gli uomini son pazzi? non sanno, non possono, non devono ragionare? Ma occorre appunto per questo l'epifania del gran pazzo sublime; l'uomo di genio che li sappia attraversare con la corrente elettrica della sua parola.

Mi sentivo un certo giramento di testa. Una donna istruita e grande, ma e seccante.

-- Ebbene, Cioccolani....

(Mio Dio, torna ancora in scena Cioccolani. Cioccolani _for ever_!)

-- Ebbene, Cioccolani e l'uomo di genio che ha trovato la formula risolutiva: "Volete la pace? Spaccate la testa ad Attila". Ah, voi ridete Sconer!

-- Io ridevo, perche pensavo "Volete la salute? Bevete il ferro-china".

-- Ma sapete voi, Sconer, che se Cioccolani fosse nato in Germania, invece di star qui a mendicare che gli si rappresenti il suo dramma, sarebbe al seguito del Kaiser, nella gran coorte dei poeti che cantano le sue glorie? Capite ora perche l'_Attileide_ non puo aspettare un minuto di piu? Il dramma ha un valore immanente; ma ha anche un valore contingente: supponete che la guerra termini per una combinazione qualsiasi; supponete, cio che Dio non voglia! che il Kaiser rimanga sconfitto....

-- In questo caso -- dissi io -- la formula di Cioccolani passa di attualita perche la testa e gia spaccata.

-- Ed e ben questo il terribile. Il dramma e andato. Oh, finalmente avete capito!

-- Ebbene, contessina, il signor Cioccolani ne prepari un altro sempre sul medesimo tema: "Volete la pace? Rifate la testa ad Attila".

*

Mi pareva di essere sopra un'altalena.

Lei aveva certi occhi assenti, e mi faceva quasi compassione.

Il sole aveva girato, e pendeva sopra di noi; per la campagna era un gran silenzio e mi sembro che nel mondo fossimo rimasti soli io e lei.

La scossi un pochino, le presi la manina, e le dissi queste cose di cui anche adesso mi meraviglio: -- Contessina, dia retta a me.

-- Che cosa?

-- Perche, contessina -- dissi con la mia voce piu insinuante -- invece di pensare a tante cose tremende, a tanti uomini in grande stile, come Mose, Attila, Napoleone, Cioccolani, lei non ha mai pensato ad un uomo di stile piu modesto, ma piu accessibile, piu pratico....

Mi guardo.

-- Mi guardi, mi guardi: guardi pur me, contessina: ad un uomo -- voglio dire -- perfettamente _gentleman_, ordinato, equilibrato, fedele compagno....

-- Un marito come si dice nella comune terminologia?

-- Press'a poco.

-- Col solito _menage_?

-- Si, press'a poco. Anzi con un buon _menage_.

-- E infatti -- mormoro -- l'idea del buon Maioli e di mama.

-- Bisogna dar retta a mama.

Tacemmo e quindi lei domando:

-- E poi?

-- E poi? E poi puo nascere un allegro bamboccio.

-- Io?

I suoi occhi espressero un grande stupore.

-- Io certo no, -- risposi. --..... Un bamboccio ottenuto con onesta collaborazione -- aggiunsi.

Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido sorriso, che mi incoraggio.

-- E poi?

-- Lei poi da il latte al suo bamboccino.... -- continuai persuasivamente.

-- Io dare il latte?

-- Lei o la balia, come preferisce.

-- E poi?

-- E poi il bamboccino diventa grande..., un bel bamboccione.

-- E poi?

-- E poi dara il braccio a mama: diventera la consolazione di papa e mama, cioe crescera sano, buono, ordinato....

Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come trascinata da me.

-- E poi? -- domando ancora.

-- E poi, e poi! E poi passa la vita.

-- Allora perpetuare la specie?

Mi guardo con due occhi cosi attoniti che io vidi passare per essi l'imagine bianca della follia, onde dissi a me stesso: "Ginetto, sta attento a quello che fai": ma quel giorno ero deliberato a tutto.

Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda, _allora perpetuare la specie_. Io stavo per affrontare una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io bevvi, ella bevve.

-- Contessina -- dissi -- anch'io ho inteso dire che il matrimonio e in crisi, che e una formula oramai superata: ma con tutto questo, che vuol che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa, intelligente, buona, capace di ricevere e dare consigli, congiunta ad un uomo solido, equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia sempre una bella instituzione.

-- Io dovrei -- disse -- allora diventare proprieta di un uomo.

-- E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprieta.

-- Ed io dovrei essere oggetto di piacere per un sol uomo?

-- Questa certo sarebbe la formula desiderabile. Quanto poi al piacere -- osservai pudicamente --, mi pare che sarebbe una cosa reciproca.

Ella non sorrise nemmeno.

-- E se io mi stancassi? -- domando.

Ella aveva fatto questa domanda impura con tanta purita che io palpitavo, ma non osai di toccarla.

-- Ah, contessina -- dissi -- ma chi sara mai l'uomo che possedendo lei non fara di tutto perche lei non si stanchi?

Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e disse: -- Io allora dovrei fare come le altre fanciulle che cercano marito.

Allora io mi buttai nella voragine.

-- Contessina, premetto; -- dissi -- ma nella fattispecie lei non ha bisogno di cercare, perche vi sono io.

-- Lei?

Con che tenerezza, con che languore proferi quel _lei_! Le sue pupille mi guardarono. Io vi ero caduto dentro come nel mare.

Ella sorrideva. Non so perche, rimasi attonito anch'io quando quel _lei_ mi fece capire che _lei_ ero _io_. Ripetei.

-- Perche no? Io!

Mi guarda.