Part 10
-- Voi avete proferito una grande verita. Ma voi non sapete tutto. Sapete perche io sono andato a Genova? Questo, vedete, e il terribile! Io sono andato a posta a Genova per comperare il regalo di nozze. E proprio mentre io comperavo i gioielli piu rari, ero tradito.
-- Oh, povero signore! Ma davvero proprio?
-- Dubitereste forse di quello che io dico? Venite qui, venite qui, Lisetta. Guardate. Guardate, tanto per avere un'idea di chi sono io. Questo era il regalo di nozze.
La ho condotta nella mia stanza e ho aperto la borsetta.
-- Maria santissima! Spavento!
-- Guardate soltanto questa collana. Per darvene un'idea, neppure la regina ne ha una cosi.
Allungo il dito per toccarla.
-- Voi dovete sentire il peso.
-- E sono perle vere?
-- Vere? Vero oriente. Mica scaramazze.
-- E costano tanto?
-- Come voi, come lei, come lui, come tutta questa catapecchia, con l'avvocato e sua moglie compresa. Si, si, pigliate pure. Gia tanto io me ne andro di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche quella pompetta dell'acqua d'odore, se vi fa voglia.
E le permisi di saccheggiare la mia toletta.
*
Scesi in giardino perche sentivo che avevo gli occhi feroci, e la mia fisonomia era in disordine. Non vedevo piu niente. Ma quando ho visto i gattini di Oretta che immergevano la linguetta rossa nel latte bianco, attorno alla ciotola, ho dato un calcio formidabile: due gattini sono saltati in volata sopra la siepe.
XXVIII. -- DIVENTO QUASI FILOSOFO E ANCHE POETA.
Quel giorno mi sono eccitato; ma poi dopo mi sono calmato. Pero dentro mi e rimasta una sensazione amara e disgustevole.
Eccola la, la impudica fanciulla!
Io la vedevo dalla finestra del mio _chalet_, sotto la pergola, che lavorava, e c'era ai suoi piedi quell'abbominevole cane Leone. Chi avrebbe mai imaginato che colei fosse stata capace di dare dei baci cosi? di fare delle carezze cosi? Una fanciulla ancor minorenne! "No, signorina! voi eravate una falsa minorenne, un surrogato del giglio. Voi avete sorpreso la mia buona fede".
Io rivolgevo mentalmente queste parole dalla mia finestra alla signorina Oretta quando mi accorsi che nel mio giardino c'erano dei gigli. Come erano nati? Probabilmente erano gia nati, e si erano dischiusi senza che io me ne avvedessi.
Cosi forse e avvenuto di Oretta: si e dischiusa sotto l'amore. Le donne di Lionello si dischiudono d'estate e d'inverno; ma lo spettacolo naturale e piu bello. Se non che dovevo essere io a dischiudere, signor Melai. Io, non voi! Voi avete requisita la mia proprieta! Era la gelosia. Che spaventoso sentimento! Agisce da pompa aspirante al cuore e porta via tutto il sangue, tutta la proprieta. Voi non avete piu la vostra proprieta. Si! Eccola la, ma non e piu vostra: e di un altro. La proprieta di una donna non e come quella della mia palazzina. Non c'e altra abbondanza che di donne, ma che importa? E quella donna! Con quel ricamo della bocca, con quel sorriso, con quel sapore non ce n'e che una. Perche, Oretta, non hai fatto le carezze a me? Perche non hai pettinato, cosi, cosi i miei capelli?
Mentre io facevo cosi e cosi, mi accorsi che questa operazione non si poteva compiere troppo bene, perche i miei capelli sono alquanto incatramati dalla pomatina. Ritrassi infatti la mano profumata bensi; ma appiccicata.
Posso convenire che i capelli di Melai si prestano meglio a questa operazione.
Ma cio non toglie che voi, signor Melai, abbiate requisita la mia proprieta. La quale si lascio requisire. E allora mi ritornarono alla mente quelle abbominevoli parole di lei: "Un uomo grosso e rosso...!".
Ah, signorina Oretta! Un uomo grosso e rosso, io?
"La vostra opinione, signorina -- la apostrofai dalla finestra -- e errata! Io sono io! Non saro un ragno, vestito in grigio-verde; ma io sono un uomo _in gamba_ e che conta qualche cosa nel mondo; e il vostro Melai e uno che oggi c'e, e domani non c'e. E voi, signorina? Io vi credevo capace, non solo di pudore, ma anche di comprendere il vantaggio della posizione eccezionale che io vi offrivo. Questa poesia di tipo superiore voi non la avete capita. Tal sia di voi".
*
Stavo ravviando col pettine i capelli disordinati, quando entro la Lisetta.
-- Vi pare, Lisetta, che io sia grosso e rosso? I capelli rossi! No, rossi: tizianeschi. Lasciate, lasciate passare un po' di tempo, e poi vedrete che la vecchia e la giovane avranno a pentirsi amaramente.
-- Forse lei, signore, ha ragione -- disse Lisetta. -- Sapesse adesso la mia padroncina quanto soffre da quando lui e partito. Non dorme piu, non mangia piu; e diventata pallida.
-- Questa notizia -- dico io -- mi fa piacere. Prenda il papavero! Oh, non capita mica tutti i giorni ad una povera provinciale di trovare un marito con centomila lire di regali in soli gioielli, oltre il resto.
-- Poverina! Sara calata, da quando lui e partito, di tre buoni chili....
-- Un chilo al giorno, -- dico io.
-- Adesso si che non digerisce piu bene!
-- Prenda la cascara sagrada, -- dico io.
-- Prega tutto il giorno perche il Signore lo faccia salvo.
-- Ditele che faccia anche un altro voto: di non uscire di casa il sabato, cosi sono due giorni, venerdi e sabato.
-- Ma lei e ben cattivo, signore!
-- Pretendereste forse che io fossi buono con chi mi ha fatto del male?
XXIX. -- L'INUTILITA DELLA MIA SAGGIA ELOQUENZA.
Io non avrei avuto questa conferenza con la signorina Oretta, se la persistenza di lei sotto la pergola non avesse eccitato sempre piu la mia indignazione. E d'altra parte il mio amor proprio oltraggiato domandava qualche riparazione.
Ella si stava mattina e sera, sola soletta, sotto la pergola, curva a lavorare; con cane Leone, immobile ai suoi piedi.
Deliberato il colloquio, feci una _toilette_ come per una visita di condoglianza. Infilai un paio di guanti e mi inoltrai per il vialetto. Il mio passo scricchiolante su la ghiaia fece voltare la testa ad Oretta. Cane Leone -- maledetto sempre -- era anche lui tetro: non volto la testa, non latro: ma si limito a mostrarmi i suoi denti.
-- Buon giorno, signorina Oretta -- dissi. -- Io sono dolente di non aver potuto salutare ancora una volta il signor Melai, tanto caro e simpatico giovane.
-- E partito.
-- Definitivamente, lo so.
(Silenzio).
-- Permette, signorina, che io mi sieda?
-- Ma la prego.
("E anche lei permette, e vero?" -- dissi con lo sguardo a cane Leone). Mi sono seduto su la poltroncina di vimini, dove sedeva Melai.
-- Permette anche, signorina Oretta, che le parli?
-- Ma la prego.
Ella stava sempre con la testa in giu, sul ricamo. Ed io allora ho iniziato verso la signorina Oretta un discorso patetico e insieme persuasivo: -- Signorina Oretta -- cominciai --, le parlero, come dire? non poeticamente ma praticamente: prima di venerdi sette giugno, ore undici e mezzo del mattino, io vivevo nel convincimento che ella non avesse mai varcato la frontiera, come dire? dell'Amore. Anzi credevo che ella ne ignorasse persino l'esistenza: per conseguenza, io, da quel perfetto _gentleman_ che mi onoro di essere, mi sono mantenuto verso di lei sempre in un decoroso riserbo. Ho l'onore di essere ascoltato, e vero, signorina?
La signorina Oretta non disse nulla ed io proseguii:
-- Ma la mattina di venerdi sette giugno, alle ore undici e mezzo, reduce appunto da un mio viaggio a Genova, che ha, se permette, qualche relazione con quanto sono per dirle, ho dovuto constatare, in modo -- la prego di credere -- del tutto casuale ma irrefragabile, che lei sotto questo _berso_ era gia a conoscenza, per non dire in possesso, del territorio d'Amore. Specifico: e stato cosi e cosi....
Mentre io specificavo, credevo di essere interrotto: ma non fu cosi. Credevo che il suo volto arrossisse. Ma niente di tutto questo.
Finii allora di specificare.
Ella si irrigidi.
-- Sono dolente -- dissi -- che il signor Melai sia partito, perche gli volevo, oh non gia fare scene tragiche, ma cosi, semplicemente dire: "Congratulazioni, signor Melai, congratulazioni sincere! Constatiamo che lei, dopo avere proclamato la vanita delle cose di questo mondo, e ritornato sopra la sua opinione; e che, dopo avere contemplato la luna e le stelle, ha trovato che e piacevole anche abbassare gli occhi sopra un amabile volto. Congratulazioni!".
La signorina Oretta comincio a capire il mio significativo linguaggio e si scosse; ma io proseguii:
-- E congratulazioni anche con lei, che ha saputo chiamare quel giovane ad una valutazione piu esatta dei beni terreni. Questa cosa ha fatto piacere a lui, per quanto abbia fatto dispiacere a me. Ma niente di male, signorina! Li per li, confesso, la cosa mi ha prodotto una certa impressione, direi sfavorevole al di lei confronto; ma poi ci ho pensato, e ho trovato che la cosa, o con l'intervento del signor Melai o con l'intervento di un altro, doveva succedere, o in quel giorno o piu tardi. Avrei desiderato col mio intervento,... ma non e questo l'argomento dell'attuale colloquio. Quello che mi premeva di significare, e che la mia attenzione si era posata con benevolenza sopra di lei: tanto e vero che mi ero permesso qualche _avance_ di matrimonio col di lei genitore, e ne avevo avuto buoni affidamenti. Ma io le diro di piu: il mio viaggio a Genova era avvenuto per acquistare l'omaggio di alcune bazzecole decorative, le quali non sono sdegnate anche dalle piu rigide virtu. Senonche la mattina del sette giugno ho assistito all'assalto della di lei virtu. Questo spettacolo, creda, non era nel programma del mio viaggio! Ma badi: io non discuto in questo momento la preferenza data al signor Melai: Melai le e simpatico, e percio io devo essere antipatico. Il mio orgoglio d'uomo e rimasto ferito. A lei non importa, lo so. Semplicemente mi sorprende che in una signorina, come e lei, che io avevo prescelto specialmente per le sue qualita di equilibrio mentale, abbia potuto aver luogo un fenomeno cosi folgorante di passione, diciamo cosi, irrazionale. "No! parlo piano -- dissi a cane Leone che stava attento: -- parlo piano come e mia abitudine: piano, ma energico e preciso". E attesi una risposta.
Allora la signorina Oretta mosse le labbra, e venne fuori questa risposta:
-- Noi ci conoscevamo da prima.
-- Ecco un particolare del tutto ignorato -- dissi. -- Con cio ella vuole significare che esisteva un diritto di prelazione in favore del signor Melai....
Fece cenno di si.
-- Il mio cuore sanguina; ma l'onore e salvo!
La signorina Oretta ebbe allora un sussulto: con la mano frugo, trasse una lettera: me la offri.
-- Signorina -- dissi -- ella vuole offrire la documentazione di quanto asserisce verbalmente; ma non importa, la prego.
Ma ella insistette.
-- Ebbene, quando ella insiste....
Allora io estrassi dalla busta la lettera, apersi il foglio, e lessi le cose seguenti:
_"Signorina, mi chiamo Marco Melai; sono caporale nel 6o Battaglione Cividale. Ho ventidue anni e mi trovo in guerra dal 5 ottobre 1915. Sono stato gia ferito una volta. Mio padre e colonnello; la mia povera mamma non c'e piu in questo mondo. Credo che questa presentazione sia bastevole. Dove mi trovo? Sui monti. A lei indovinare. Vuole diventare la madrina dei miei alpini? La assicuro che sono giovani forti, buoni e valorosi. Non spetterebbe forse a me il dirlo, ma la verita non sta mai male"._
Rimisi la lettera nella busta, e gliela restituii con bel garbo.
Ella la ripose nel non voluminoso archivio del suo seno.
-- Ma mi permetta, signorina -- ripresi: -- dallo stile di questa lettera sembra che questo signore non conoscesse lei di persona.
Oretta rispose:
-- E nemmeno io conosceva lui.
-- Sarebbe indiscrezione domandare qualche schiarimento in proposito?
-- L'anno scorso -- disse allora Oretta -- io ero ancora a scuola, quando la signora direttrice ci ha invitate a dare qualche libro di lettura per i soldati.... Io allora ho dato le _Mie Prigioni_ di Silvio Pellico, dove c'era scritto, sul frontespizio, il mio nome....
-- E probabilmente anche l'indirizzo....
-- Si, signore. E allora una mattina, ecco che viene il postino, e mi consegna questa lettera qui....
-- Signorina, la prego: si calmi. E appena ricevuta questa lettera, lei ha risposto....
-- L'ho fatta vedere....
-- A papa!
-- No, a mama.
-- E mama ha detto?
-- Di rispondere con due parole gentili.
-- E lei, naturalmente, ha risposto.
-- Si, signore.
-- E lui ha continuato a rispondere....
-- Si, signore. Dopo io l'ho conosciuto qui all'ospedale, dove andavo con mama. Una volta, andando all'ospedale, io avevo una rosa con me....
-- E lui gliel'ha chiesta.
-- Si, signore.
-- E lei gliel'ha data.
-- Si, signore.
-- E mama era presente?
-- Si, signore.
(Ho capito: la rosa era diventata un rosaio).
-- Permette ora una domanda? Lei vuol bene a suo papa oltre che a mama, e vero?
Mi guardo stupefatta.
-- Suo papa e un uomo serio, un uomo positivo. Egli sa che le rose fioriscono in maggio, ma dopo viene l'inverno. Il suo sguardo vede soltanto la primavera, ma il nostro e piu lungimirante e si estende in tutto l'orizzonte della vita. Crede lei, signorina, che il di lei babbo sara contento quando sapra che lei ha legato il suo destino a quello di un soldato?
-- Allievo ufficiale, signore!
-- Sia pure _allievo ufficiale_....
Io volevo dire _allievo cadavere_, ma me ne astenni; i due laghi alpini si venivano velando, e il mio primo sentimento fu di estrarre dalla tasca il mio fazzoletto, e passarlo su quel visino. Pero provavo piacere a vederla soffrire.
-- Ma sono queste anime pure -- esclamo d'un tratto -- che si sacrificano oggi cosi.
La signorina Oretta proferi queste parole con notevole eccitazione, e in quella circostanza io potei constatare l'agitarsi di quel seno, che fino a quel giorno brillava per la sua assenza.
-- Signorina -- risposi -- condivido i suoi nobili sentimenti; pero se lei volesse ritornare sopra le sue deliberazioni, se vuol dimandarne una dilazione nella risposta, per conto mio sarei disposto a considerare come non avvenuto il fenomeno apparso sotto questo _berso_, la mattina del sette giugno.
Ma la risposta fu improvvisa e non quale la mia generosita meritava.
-- Signore -- mi disse -- io ho fatto quello che dovevo fare secondo il mio cuore. Se lui tornera, ci sposeremo. Se no, sara quello che Dio vorra.
Lei diceva queste parole per conto suo, e due lagrime intanto, emissarie dei due laghi alpini, scendevano per conto loro giu per le gote.
-- Quando e cosi, basta, signorina, basta! Quello che lei ha fatto e sentimentale, ma non e pratico -- dissi presentandole la mano guantata.
Mi sono alzato e mi sono inchinato.
*
La signorina Oretta non poteva dichiarare in modo piu esplicito di avere abbandonato tutte le sue riserve al prestito nazionale per la guerra. Tuttavia e un fatto che le donne hanno la tendenza a dare il loro voto agli uomini di tipo sanguinario. Non mi parve dovere esporre la mia dignita a ulteriori insistenze. Prosegua, prosegua a piangere, signorina Oretta! Quando quel signore tornera, se tornera, non trovera che un naso, i capelli, e quattro ossi in croce della fu signorina Oretta.
XXX. -- LA VENDETTA E IL CIBO DEGLI DEI.
Seduto davanti allo _chalet_, io eseguivo una specie di bilancio consuntivo, quando un'ombra intercetto la luce, e si fermo davanti a me.
Era madama Caramella. A quella vista sentii nascere in me un cosi concentrato furore che, per la prima volta, mi giudicai capace di una azione violenta.
-- Buon giorno, cavaliere, -- mi dice con adorabile tranquillita. -- In settimana verra senza fallo l'imbianchino a pulire la cucina.
-- L'imbianchino? Non occorre piu.
-- Ma non viene la sua signora madre?
-- No. E andata ad _Aix-les-Bains_.
-- Oh, quanto mi dispiace!
-- Anche a me.
Silenzio.
-- Mi pare di cattivo umore, cavaliere, -- dice madama Caramella.
-- Io? Puo darsi. Ma lei invece, per quello che succede, mi pare di troppo buon umore.
-- Qualche cattiva notizia nel bollettino della guerra?
-- Nel bollettino della guerra? Non so: ma nel suo bollettino, si certo.
-- Mio?
-- Suo, si, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei e entrata in guerra! Io ne sono ancora stupefatto: una donna come lei che non e piu una giovanetta, che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio mentale, di senso della realta, decreta anche lei improvvisamente il salto nel vuoto; e finche lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge la sua figliuola e quel buon uomo di suo marito. Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia.
Constato con piacere che madama Caramella e stupefatta alle mie parole.
Madama Caramella mi domanda che cosa e successo.
-- Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano, e mi domanda che cosa succede? Lei lo deve sapere meglio di me. Non e lei che ha permesso a quel signor Melai di venir qui?
-- Ma sono fidanzati. E naturale!
-- Quanto a _naturale_, nessuno ne dubita. Anzi io le posso dire che tre giorni fa, alle ore undici e mezzo del mattino, tornando da Genova, ho assistito la, sotto quella pergola, ad una scena anche troppo naturale.
Descrivo la scena, ma madama Caramella non stupisce, non arrossisce. Si limita ad osservare che un bacio tra fidanzati e una cosa che usa da molto tempo. -- Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei?
-- Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo anche a questo punto. Intanto le faccio osservare che quello era un bacio speciale, come una _film_ di lungo metraggio, ai cui ultimi quadri io mi sono sottratto per ragioni di decoro personale. E lei poi si scandalizza per un po' di gambe che mostrano le ragazze a Milano! Ma lasciamola la! Questo fidanzamento e avvenuto col suo consenso?
-- Sa lei forse -- domanda madama Caramella -- qualche cosa sul conto di Melai? Un giovane di famiglia onorata....
-- Non discuto affatto.
-- Un giovane che ha sempre proceduto con la piu scrupolosa delicatezza, tanto e vero che la prima cosa fu di presentarsi a me con una lettera di suo padre. E d'altra parte domando e dico: ad un giovane che fa il suo dovere per la patria, ad un giovane ferito, all'ospedale, solo, poverino, che domandava di corrispondere con Oretta, potevo io dir di no? Ma se non ci aiutiamo fra noi, buoni, chi ci deve aiutare?
-- E un'opinione rispettabile, ma non condivido. Il suo preciso dovere era invece, appena ella si accorse di quella passione, di troncare: taglio netto. Probabilmente anche lei, madama, si e lasciata sedurre dalla montura.
-- Oh!
-- Prego, si calmi. Osservi invece -- tanto per incidenza -- come e ridotta sua figlia. Pareva un fiorellino, e adesso e uno straccio.
-- Ma bisogna bene soffrire qualche cosa in questo mondo....
-- Ma chi le ha dato da intendere questo?
Madama Caramella guarda la mia calma con un principio di alienazione mentale.
-- Oh, io sono certa -- disse madama Caramella -- che quando mio marito sapra tutto, dira: "Hai fatto bene!".
-- Io non credo: ma se fosse cosi, direi che il di lei consorte e molto piu poeta di Cioccolani! Scusi, signora, ma lei sta in piedi e cio mi dispiace.
Prendo una sedia, e prego madama Caramella di accomodarsi.
Proseguo: -- Mi posso sbagliare, anzi mi auguro di sbagliare; ma lei, cara signora, ha commesso un'imprudenza le cui conseguenze possono essere incalcolabili. Lei ha arrestato il benessere della sua famiglia. Ma certo! Sa lei come vanno in malora le famiglie? Generalmente in conseguenza di un errore iniziale che passa quasi sempre inavvertito: che puo essere la firma a una cambiale di favore, un contratto sbagliato, una mancanza di precauzione igienica, un matrimonio fatto coi piedi: appunto una mancanza di igiene morale: e il suo caso! Dopo, cara signora, lei ha un bel seguitare a fare il bucato in casa, tener le galline, fare i salamini e i prosciutti in famiglia....
Constato con piacere che madama Caramella e presa da un po' di convulso.
-- Ma quando sara finita la guerra, quando lui tornera, saranno felici. Non crede lei che la guerra finira presto? -- domando con ansia madama Caramella.
-- Finire? Ma se e appena un anno che e cominciata? Dove ha letto lei queste panzane? Nei giornali forse? Ma cosa crede lei che scorticare i tedeschi sia facile come scorticare il suo porcello? Eh! eh! Noi uomini d'affari ne sappiamo qualche cosa. Finire? Ma, prima, si deve muovere l'America, che sono cento milioni; poi si deve muovere l'Asia che sono almeno altri cinquecento milioni. Pensi che adesso, con la telegrafia senza fili, si puo chiamare tutto il mondo alla guerra.
-- Ma finira una buona volta.
-- Puo darsi; ma dopo verra la rivoluzione, e chi si salvera saremo appena noi modesti capitalisti che sapremo, se occorre, comperare anche la rivoluzione.
-- Ma Iddio non permettera.... -- balbetta la povera madama Caramella.
-- Ma cosa vuole che Iddio, con una amministrazione cosi vasta, possa occuparsi di questi dettagli? Lei ha tempo, cara signora, di iniziare per la sua figliuola una cura ricostituente.
-- Ma lui tornera, si fara una posizione, e una volta sposi, saranno felici.
-- Lo auguro, ma elevo dei dubbi. Anche nella migliore delle ipotesi, lei non deve dimenticare che quel signore faceva baldoria. Io mai fatta baldoria! Poi lei ha sentito: fucila le signorine! Badi che io ammiro e amo il signor Melai: ma come individuo che possa dare la felicita alla sua signorina, escludo. Pero se le fa piacere, ammettiamolo! Se non che, coi tempi che verranno, il matrimonio sara un lusso che soltanto un milionario si potra permettere. E invece lei, mia cara signora, aveva proprio la felicita a portata di mano qui nella sua casa. Io gliene parlo con la massima calma, come del resto e mia abitudine: ma accentuo! Permette, signora?
E sono andato di la e ho preso la borsetta. Mi siedo e proseguo:
-- Le cose stanno cosi, signora: i miei occhi si erano posati con notevole benevolenza su la di lei signorina, e non sarei stato alieno dal domandarla in isposa. Sarebbe stato un matrimonio razionale, senza eccessiva passione da parte della signorina: lo posso ammettere. Prego non mi interrompa. Ma io non credo -- mi potro sbagliare, sa, -- io non credo che sia necessario fare precedere il matrimonio da un periodo incendiario, come una reticella Auer che prima bisogna bruciare. No, io non credo. Certo e che io ho coltivato nel mio cuore una speranza, una illusione; ma non parlo per me. Capira benissimo che a me non manca a chi buttare il mio fazzoletto. Parlo per quella povera signorina Oretta, che ha goduto un momento per un giro di valzer in un mattino di primavera; ma come deve scontare! E anche mi si stringe il cuore pensando a quel brav'uomo del di lei consorte, che meritava proprio di finire i suoi giorni tranquillo. Ma mi preme, signora, di documentare quello che io dico: io non _bluffo_; io documento!
Aprii la borsetta.
-- Ecco qui. Andai a Genova apposta. Ecco qui: questi, come ella puo vedere, erano i regali di nozze. Autentici e parecchi: balasci, smeraldi, turchesi, opere di gran lapidari: mica scaramazze!
Madama Caramella non parla piu.
Io proseguii: -- Invece di deperire, lei vedeva la sua figliuola bella, felice, moglie del cav. Ginetto Sconer, e da qui un anno lei, scusi, era nonna e la sua figliuola c'era il pericolo, caso mai, che ingrassasse di troppo. Destino, cara signora! Ma l'imbianchino ora e perfettamente inutile.
Cosi ho tolta la seduta.
XXXI. -- _CHAMPAGNE_, PESCHE E PROSCIUTTO.
-- Cosa state facendo, signor Sconer? Sempre l'uomo georgico?
-- L'ho fatto, ohime, contessina; ma ora sto facendo le valigie. Ero venuto qui a P*** per un certo affare, ma non si pote concludere. Lo metteremo alla partita del passivo.
La contessina era venuta da me, questa volta, sola: senza il seguito del poeta al guinzaglio.
-- Con quest'orribile caldo!
-- Vi disturbo, Sconer?
-- Lei mi perturba, non mi disturba. Certo io non la posso ricevere con tutte le regole del protocollo. E tutto sottosopra qui.
-- Avete un bicchier d'acqua, Sconer?