Infedele: Commedia in tre atti
Part 4
Sì, lo credete!... _(Esasperandosi)_ Dio! Dio!... Voi lo credete, e fate la pace con me! Voi lo credete, e siete disposto a perdonarmi... Anzi, che dico?, altro che disposto!..., mi avete già perdonata!... Voi lo credete, e mi desiderate, e vi lasciate sedurre da me: -- vi lasciate sedurre evidentemente come da una _cocotte_.... Voi pensate nientemeno _che io sia stata d'un altro_... precisamente! ch'io... sia stata d'un altro, e intanto eccovi lì, umile, eccovi lì ai miei piedi, aspettando, come una grazia, che io vi riapra la porta di quella stanza dove fummo marito e moglie. _(Al colmo dell'esasperazione)_ Ma dunque a che serve mantenersi su, su, in alto, sempre in alto, a che serve, a che serve essere quella che sono io, se l'ultima delle femmine non varrebbe, per voi, in questo momento, meno di me?! _(Ridendo convulsa)_ Ah ah ah! Minacciaste di ammazzarmi il giorno in cui, compiendo una delle vostre fatiche di poliziotto, mi sorprendeste in casa di quel vanesio! Sarebbe stato, in verità, un po' troppo, ma, ammessa la vostra sfiducia, sarebbe stato più logico di quel che fate adesso. Invece, no, non mi ammazzaste, e mi chiedeste una giustificazione. Giustificarmi? Giustificarmi quando la mia coscienza si sentiva più che mai trionfatrice? Giustificarmi di che? perchè? con chi? Voi non mi ammazzaste, io non mi giustificai. Il separarci sembrò a voi una punizione inflitta a me, sembrò a me una punizione inflitta a voi. E aspettai. «Egli comprenderà -- pensavo io --: comprenderà che un amore come il mio non può aver corso nessun pericolo, non può essere stato vinto da nessuna tentazione. Comprenderà che una moglie come me non deve potersi giustificare, _non deve_ giustificarsi!» E speravo -- sciocca che ero! -- speravo di salvare me e voi da una volgarità. Ma ora?... Ora che all'ingiuria dell'accusa voi aggiungete quella della più ignobile transazione, ora ci rinunzio alle mie ultime illusioni. Sta bene! Affogheremo insieme nella volgarità. Mi giustificherò! Mi giustificherò... perchè quando un marito, pur sospettando la moglie infedele, ritorna a lei, questa, se è innocente, non può che gettargli sul viso la propria innocenza e la propria onestà come si getta dalla finestra un cencio inutile! Mi giustificherò, mio caro, e vi darò anche le prove di non essere stata l'amante di quel signore....
_Silvio_
_(urgente)_ Le prove?
_Clara_
_(incalzandolo con ansia irosa)_ Dite, dite: le volete queste prove?
_Silvio_
Ma per quale ragione non dovrei volerle? Vi meraviglia tanto che un marito ami una moglie della cui fedeltà irresistibilmente dubita? Sarà orribile, sarà mostruoso, Clara, ma è umano, e, siatene certa, non sono io il solo marito che si trovi in queste condizioni! Ah sì!... Perchè non vi ammazzai quel giorno? Perchè io non sono di quegli uomini che ammazzano, e anche perchè considerai... tante cose. Considerai che voi stessa mi avevate fatto chiamare, considerai che avreste forse potuto tentare di nascondervi e non lo avevate voluto, considerai che l'espediente di simulare una burletta d'accordo con me non avrebbe ferito colui se non fosse stato un espediente verosimile.... Eppure, lo confesso, continuai a dubitare.... Oh! chi potrà mai essere sicuro d'aver distrutto il germe del dubbio nel cuore d'un geloso?... E quel che è accaduto poi in me, voi dovete comprenderlo... anche perchè è stato in parte opera vostra, tanto vero che, poc'anzi, mi dicevate, celiando, d'avermi fatto un po' di corte. Il mio mutamento era graduale e inconsapevole.... Costretto a vedervi ogni giorno durante la finzione d'un pranzo coniugale dedicata ai domestici ed esposto ogni giorno al vostro armeggìo, a poco a poco ho sentito il bisogno di soffocare il sospetto, di mentire con me stesso e di riottenere, comunque, la vostra amicizia... che so?... il vostro amore. Ero riuscito a convincermi di non esser stato tradito No, no, e intanto il dubbio del tradimento, nel mio cuore, nei miei nervi, non era più incompatibile col _desiderio_ della nostra unione. Il perdonarvi m'era diventato necessario: mi pareva una debolezza, una vigliaccheria forse; una colpa no! Ma poichè voi mi date la speranza di potermi assicurare, decisivamente, luminosamente, della vostra innocenza, poichè voi me ne offrite le prove, posso io avere l'abnegazione di rifiutarle? Ah no! È più forte di me. Queste prove, Clara, io non le rifiuto, io non devo rifiutarle, io le voglio, io ve le chiedo.... Abbiate pietà di me... Datemele!... Datemele!...
_Clara_
_(con crescente sovreccitazione)_ Ah! le volete davvero?... Le volete davvero?... Ancora le volete?... Ed eccole qua! _(Aprendo convulsamente il cassetto dello scrittoio, cavandone in disordine delle lettere chiuse in busta o senza buste e gettandole man mano, violentemente, a Silvio)_ Prendete queste lettere.... Prendetele tutte.... Leggetele.... Guardate in due mesi quanto mi ha scritto quel signore che io trattai come un fanciullo.... Ha tentato di rifarsi sperando di commuovermi? Ha sognato una vendetta? Ha voluto dimostrarmi d'essere più innamorato che imbecille? Si è realmente innamorato di me? Lo sa lui! A me non importa, e non la voglio sapere. Certo è che ho ricevuto una... due... tre lettere al giorno.... Certo è che io non ho mai risposto.... Certo è che mi pare ridicolo e umiliante il dovermene vantare, io, io, che, qualche volta, le ho lette soltanto per riderne e che spesso non ho fatto neanche questo, e non ne ho riso, non le ho lette, non le ho aperte neppure.... _(Accendendosi, agitandosi)_ Se non credete che io abbia preparato a bella posta -- oh! sareste capace di crederlo! -- delle lettere d'innamorato incorrisposto e deriso, leggetele..., su... _(trattenendo le lagrime)_ leggetele... leggetele... divoratele... godetevi, finalmente, la mia fedeltà bestiale.... Ma non ve ne gloriate troppo, no... e non ve ne rallegrate... perchè io... perchè io... perchè io non ne posso più! _(Si lascia cadere sopra una seggiola e scoppia in un pianto dirotto.)_
_(Mentre Clara, col volto fra le mani, singhiozza, Silvio raccoglie le lettere; ma, sconcertato, ammonito dalle parole e dal pianto di lei, frena l'avidità di leggerle tutte. Paurosamente si limita a guardarne appena qua e là alcune; poi subito se le ficca in tasca. Il suo volto s'illumina di gioia. Piano piano, i singhiozzi di Clara cessano. Egli, mortificato, le si avvicina.)_
_Silvio_
_(le si avvicina, umile e affettuosissimo, con la mani giunte)_ Clara!...
_Clara_
_(asciugandosi gli occhi, e assumendo di nuovo il suo contegno altero)_ Basta ora! Non ne parliamo più!
_Silvio_
Almeno... posso chiedervi scusa?
_Clara_
No! perchè, tanto, la partita è saldata.
_Silvio_
_(perplesso)_ Che intendete dire?
_Clara_
Intendo dire che io ho mantenuto il mio giuramento.
_Silvio_
_(sbarrando gli occhi)_ Quale?
_Clara_
Ah! Non lo ricordate il nostro patto?
_Silvio_
Volete farmi paura!
_Clara_
Voglio essere sincera. Io vi giurai che il giorno in cui voi mi avreste accusata veramente, io mi sarei veramente decisa a tradirvi....
_Silvio_
Clara, per carità, non ricominciamo....
_Clara_
Non c'è nulla da ricominciare. Mi accusaste sul serio? E l'amante, che vi dovevo, l'ho scelto, e l'avrò!
_Silvio_
No!
_Clara_
Sì.
_Silvio_
_(con uno slancio di stupore e d'indignazione)_ Ma chi è dunque?
_Clara_
Cercatelo.
_Silvio_
Il suo nome?
_Clara_
Cercatelo.
_Silvio_
Ma no!... Non è possibile!... Gino Ricciardi non è -- e non ce ne può essere un altro!
_Clara_
Chi lo dice?
_Silvio_
Lo dico io, che in tutto questo tempo non ho fatto che spiarvi....
_Clara_
Bravo! Sempre lo stesso!
_Silvio_
.... non ho fatto che seguirvi, non ho fatto che indagare.... E se qualcuno fosse già o stesse per diventare il vostro amante, parola d'onore, Clara, _(con forza)_ io lo conoscerei!
_Clara_
Ecco come siete voi altri mariti! Le vostre mogli vi sono fedeli sino all'eroismo?, e voi le credete traditrici. Vi tradiscono davvero?, e voi avete le traveggole!
_Silvio_
Ma di che volete convincermi?
_Clara_
Della verità!
_Silvio_
_(tra l'angoscia, l'orrore e la speranza)_ Ebbene, giacchè io non so trovarlo questo vostro amante, abbiate voi il coraggio di compiere la confessione, e ditemi: -- chi è?
_(Un silenzio.)_
_Clara_
_(sempre seria, fredda e fiera, gli si accosta e quando gli è molto vicino gli dice sul naso seccamente, con una rabbietta selvaggia:)_ Sei tu!
_Silvio_
_(inebriandosi)_ Ah! Clara! Clara! Tu sei un angelo!
_Clara_
_(severa)_ Un poco meno d'un angelo: sono una donna. Modera il tuo entusiasmo, e comprendimi. Dovevo scegliere per amante un uomo che mi piacesse quanto tu m'eri piaciuto. Ho cercato, sai, ho cercato, e, mio malgrado, ho dovuto... scegliere te. Se io fossi la moglie d'un altro, tu saresti il mio amante. _(Con rammarico, quasi con dolore)_ Sei quindi il solo uomo con cui io possa tradirti. Disgraziatamente, è così.
_Silvio_
_(di scatto)_ Sottigliezze! Sottigliezze! Io non sono forse tuo marito?
_Clara_
Ah no! Ho sentito di poterti essere infedele dal momento che mi hai accusata.... Ho sentito di non poter essere più tua moglie dal momento che hai accettato il mio amore sospettandomi ancora colpevole. Dapprima -- intendimi bene -- hai meritata la mia infedeltà; poi hai meritato d'essere niente altro che il mio amante.... -- Marito!?.... Ah! no no no no! Marito... mai più!
_(L'orologio suona le dieci -- Breve silenzio.)_
_Clara_
_(mutando tono)_ Tra qualche minuto, sarà qui Gino Ricciardi.
_Silvio_
Lui! Sempre lui! _(Con furore)_ Ma io lo farò pentire della sua insistenza!....
_Clara_
Non sei di quegli uomini che ammazzano...; e poi saresti ingiusto, visto che appunto la sua insistenza ti ha fornito le prove che desideravi.
_Silvio_
Non lo riceverai, spero.
_Clara_
Lo riceverò!
_Silvio_
Proprio questa sera?
_Clara_
Sì, perchè proprio questa sera io non ho più bisogno di _non_ riceverlo, come proprio questa sera _non_ ho più bisogno di conservare le sue lettere. Non vuoi, dunque, che io gliele renda?
_Silvio_
_(animandosi di desiderio)_ A condizione però che tu renda a me, prima ch'egli venga, il bacio che t'ho dato.
_Clara_
Adesso?!
_Silvio_
_(prendendole le mani)_ Adesso, Clara!... Adesso!..,
_Clara_
_(svincolandosi e sfuggendogli)_ No!... Lasciami, Silvio!... Il momento non è opportuno....
_Silvio_
_(inseguendola e cercando di abbracciarla, di circondarla, di ghermirla)_ Per chi non è un marito... tutti i momenti sono opportuni!
_Clara_
_(fingendo di volersi difendere)_ Silvio!... Silvio!.... Che fai?... Tu mi manchi di rispetto.... Tu diventi audace....
_Silvio_
_(afferrandola forte per baciarla)_ Divento un amante, mia cara....
_Clara_
No... no... Aspetta....
_Silvio_
Adesso!... Adesso!
_Il Servo_
_(annunziando con zelo energico)_ Il signor Ricciardi!
_(Alla comparsa del servo, Clara e Silvio si distaccano, quasi mortificati. Sono tutti e due rossi in viso, commossi, vibranti. -- Pausa.)_
_Silvio_
Auff!... Che caldo!...
_Clara_
Che caldo! _(Al servo:)_ Passi.
_(Il Servo esce.)_
_Silvio_
E io?
_Clara_
Tu, presto, dammi le sue lettere, e nasconditi.
_Silvio_
_(vivacissimamente)_ Mi nascondo, sai... ma, quanto alle sue lettere, in fede mia, devi pagarmene il riscatto! _(Scappa nella camera di Clara.)_
_Clara_
_(subito, tra sè, fermandosi un istante, graziosamente e con un lieve gesto di abbandono sensuale:)_ Ci casco! Ci casco! _(Rincorrendolo)_ Silvio!... Senti... Senti... _(Esce.)_
ULTIMA SCENA.
RICCIARDI, _la_ CAMERIERA, _la voce di_ CLARA.
_Ricciardi_
_(in frac e cravatta bianca, e con un gran flore all'occhiello, entra brillantemente, salutando)_ Contes.... _(Non vedendo nessuno)_ Be'?... _(Si stringe nelle spalle. Va allo specchio, vi si guarda, ai arriccia i baffetti.)_
_(Dalla camera di Clara si avanza, imbarazzata, la Cameriera.)_
_Ricciardi_
_(con sussiego)_ La contessa?
_La Cameriera_
La signora contessa è di là, e prega vostra eccellenza di aspettare....
_Ricciardi_
Tarderà molto?
_La Cameriera_
_(impacciata, guardando a terra)_.... Eh!... Non saprei....
_Ricciardi_
Aspetterò.... Anzi, ditele che non si disturbi per me.... Non abbia fretta.... Faccia liberamente il suo comodo....
_La Cameriera_
_(non si muove, come se avesse qualche altra cosa da far capire.)_
_Ricciardi_
Andate, vi prego.
_La Cameriera_
In verità, la signora contessa mi ha mandata via, e mi ha ordinato _espressamente_ di non rientrare per ora nelle sue stanze... per _nessuna ragione_.
_Ricciardi_
... Di non rientrare più nelle sue stanze! Questo vi ha ordinato?... E se capitasse qualche visita?
_La Cameriera_
Per qualunque altra visita, la signora contessa stasera ha l'emicrania....
_Ricciardi_
_(gradevolmente sorpreso, ha un sorriso furbesco)_ Ah!... _(Indi con affettata diplomazia)_ Bene! Bene!... Ho inteso.... _(Congedandola con la mano)_ Grazie!
_(La Cameriera esce.)_
_Ricciardi_
_(tra sè, emozionato:)_ Possibile?... Eh!... Chi lo sa?... Queste donne!... _(Riflettendo)_ Potrebb'essere l'effetto della mia ultima cartuccia: la partenza!... _(Ha gli occhi sfavillanti di speranza, la fisonomia un po' accesa.)_ E perchè no?... Perchè no?... -- _(Fantasticando e gradatamente assumendo un'aria trionfale, si sdraia sopra una poltrona)_... Eh eh! Finalmente!...
_La voce di Clara_
... No, Silvio... no... no... no... _(Indi, una risatina, prodotta da solletico.)_
_Ricciardi_
_(Trasalisce. -- Gira lo sguardo intorno. -- Comprende. Spalanca gli occhi. -- Si alza. E, mettendosi il cappello, quatto quatto, piano piano, sulla punta dei piedi, se la svigna.)_
_Cala la tela_.
(_Fine della commedia._)
_Nota._ -- L'autore avverte che nel testo delle edizioni precedenti molte inesattezze, molti errori alteravano e, talvolta, perfino invertivano il senso della frase.