Infedele: Commedia in tre atti
Part 3
Mio Dio, contessa, non siate così ingenerosa! Basta, ora!
_Clara_
Basta che cosa? Fra tante donne trovo un uomo: è naturale che io me ne interessi. Chi è?
_Ricciardi_
Non lo so.
_Clara_
Come non lo sapete?
_Ricciardi_
È un russo.... Lasciatelo in pace.
_Clara_
Il nome?
_Ricciardi_
_(paziente)_ Paikowsky.
_Clara_
Paikowsky? Ho capito: musicista. Che ha composto?
_Ricciardi_
_(trattenendo l'irritazione)_ Non è musicista!
_Clara_
Poeta?
_Ricciardi_
_(rabbioso)_ Nemmeno!
_Clara_
Pittore?
_Ricciardi_
_(quasi tra sè:)_ C'è da morirne!
_Clara_
_(accalorandosi)_ Ma si può almeno sapere che diamine fa il vostro russo?
_Ricciardi_
_(scattando)_ E da voi si può sapere quando finirete di torturarmi così atrocemente?
_Clara_
In fede mia, voi siete un bel tipo! Io vi dico tutto ciò che mi riesce dirvi di più lusinghiero, io rinunzio ad ogni resistenza, io mi metto a disposizione del vostro valore e del vostro amore, io, come meglio so e posso, v'incoraggio a tutto; e voi ve ne state lì, timido e vergognoso, peggio d'uno scolaretto che, non avendo imparato bene a mente la lezione, tema d'essere interrogato; e per giunta?... Per giunta poi ve la pigliate con me. Ah, questo è incredibile! E che vorreste? Vorreste ch'io vi saltassi al collo? o che mi gettassi ai vostri piedi? o che cascassi in convulsioni e, contorcendomi e dibattendomi, pronunziassi il vostro nome adorato?... Che vorreste?... Queste cose dovrei farle, al più al più, con un collegiale, con un novizio; ma con voi! con voi! Io vi domando: siete o non siete quello che mi avete detto di essere?
_Ricciardi_
Contessa,... voi scherzate male!... È vero, io fui uno sciocco sfidando, apparentemente, il vostro spirito e la vostra virtù. Benchè io non sia stato consigliato, in fondo, che dalla speranza di potervi commuovere e non da quella di potervi conquistare, pure... riconosco il mio errore, riconosco la mia goffaggine. Sì, voi mi avete fatto riconoscere l'uno e l'altra. Dell'errore, quasi offensivo, vi chiedo perdono; ma, quanto alla goffaggine, dovrei chiedere perdono a me stesso, e non lo faccio. Notate. L'uomo che conviene d'essere goffo e che ci si rassegna, ha un gran vantaggio: -- Non teme più di diventarlo. Ed è perciò che scherzate male!
_Clara_
_(fredda)_ Se non mi sbaglio, lo sfidante cambia le armi, ma resta sul terreno.
_Ricciardi_
_(eccitandosi sinceramente)_ A chi è innamorato come lo sono io, come lo sono oggi più che mai, come lo sono divenuto sotto la sferza del vostro scherno, come lo sarei diventato anche se fino a ieri non vi avessi conosciuta, non bisogna chiedere audacia neanche scherzando!
_Clara_
Armi da fuoco!
_Ricciardi_
E sia! Armi da fuoco, che potrei usare, mio malgrado, involontariamente. L'idea di essere ridicolo non mi trattiene più. Il mio sangue, i miei nervi, Clara, non mi consentono più la riflessione dell'uomo galante, nè la preoccupazione di parervi uno scienziato dell'amore. Voi sogghignate? E non me ne importa. Io vi sembro grottesco? E non me ne importa. Io vi sembro un cattivo commediante? E non me ne importa. Io vi sembro uno stolto, un imbecille, un fanciullo, un uomo volgare? E non me ne importa! Non m'importa più di niente, non capisco più niente, e, vedendovi vicino a me, bella, sorridente, sprezzante, disdegnosa, vi giuro Clara, vi giuro ch'io perdo la ragione! _(Si slancia verso di lei.)_
_Clara_
_(ferma, piega le braccia in un atteggiamento ad un tempo altero e burlesco.)_
_Ricciardi_
_(soggiogato, si trattiene e indietreggia.)_
_Clara_
Lo vedete che non sapete usare neanche le armi da fuoco? Molto rumore, e in conclusione?... Nulla!... Nulla!
_Ricciardi_
_(abbassando la fronte e un po' mordendosi le labbra)_ Nulla!
_(Si sente picchiare alla gran porta in fondo.)_
_Ricciardi_
Chi è, chi è che si permette di picchiare così?
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Sono io: Lorenzo.
_Ricciardi_
E che vuoi, noioso? Vattene!
_Lorenzo_
Debbo dire qualche cosa a vostra eccellenza.
_Ricciardi_
No! Vattene.
_Lorenzo_
Vostra eccellenza mi perdonerà, ma io debbo dirle qualche cosa.
_Ricciardi_
Insomma, che c'è?
_Lorenzo_
Posso parlare?
_Ricciardi_
Parla.
_Lorenzo_
È ritornato il signore di poco fa. Io gli ho detto che vostra eccellenza era uscita e che in casa non c'era più nessuno.
_Clara_
_(va sollecitamente a spiare dalla finestra.)_
_Ricciardi_
_(a Lorenzo:)_ Hai fatto bene.
_Lorenzo_
Ma egli ha risposto che aspetterà. E s'è messo di piantone dinanzi al cancello chiuso.
_Clara_
_(allontanandosi dalla finestra, dispiacevolmente sorpresa)_ È mio marito!
_Ricciardi_
_(allarmato)_ Sì, vostro marito. È venuto qui prima di voi, evidentemente sospettoso.
_Clara_
_(con irritazione)_ E non me l'avete detto?!
_Ricciardi_
Era inutile d'impensierirvi. Ho deviato la sua attenzione dicendogli che mi aspettavate allo _skating_.
_Clara_
Impostore!
_Ricciardi_
Dovevo piuttosto fargli capire la verità per rovinarvi?!
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
_Ricciardi_
Non so.... Lasciami riflettere....
_Clara_
_(costringendosi a parere spensierata e birichina come dianzi e rivelando invece di stare sulle spine)_ Ma non c'è da riflettere.... Ripigliamo piuttosto il discorso dove lo avevamo interrotto.... Voi non ve ne siete accorto, ma io cominciavo, finalmente, ad essere commossa dalle vostre parole. Credo che le armi da fuoco avevano toccate le mie corde sensibili. _(Ride)_ Ah! ah! ah!
_Ricciardi_
Ridete ancora?
_Clara_
Non rido che adesso....
_Ricciardi_
_(con delicata malignità)_ Ma non ne avete punto voglia.
_Clara_
V'ingannate! L'intervento di mio marito, il vostro smarrimento, questa faccia da cospiratore: tutto ciò mi diverte un mondo. _(Impallidisce, lasciandosi un po' vincere dalla paura.)_
_Ricciardi_
No, no! Tutto ciò non vi diverte!... Contessa, il vostro spirito è finito. Voi non vi riafferrate più!
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
_Ricciardi_
Aspetta, Lorenzo! _(Abbassando la voce, con un'aria di uomo sagace)_ Quel che sentite, lo so; quel che temete, lo so; quel che vi addolora, lo so.... E io... desidero salvarvi.
_Clara_
_(in un istantaneo lampo di gioia)_ Che?!
_Ricciardi_
Ah, vi siete tradita!... Ebbene sì, voglio salvarvi. _(Cava di tasca una piccola chiave tersa.)_ Questa chiave apre un piccolo uscio alle spalle della mia palazzina.... Voi potete uscire di qui non vista da vostro marito.... Vi troverete in un viottolo che sta costruendosi.... Camminerete diritto; e in pochi passi giungerete al Corso Vittorio.... Così, egli vi aspetterà invano due, tre, quattro ore, quanto vorrà, e dovrà finire col convincersi d'avere sospettato ingiustamente.... _(Le porge la chiave con galanteria.)_
_Clara_
_(stendendo subito la mano per prenderla)_ Ah! Grazie!
_Ricciardi_
_(ritirando un po' il braccio per impedirglielo pur tenendo sempre la chiave sotto gli occhi di lei come per tentarla)_ Un momento. Avete ben compreso che vi salvo?
_Clara_
Sì... l'ho compreso.... E vi confesso che sono pentita della grave imprudenza.... Abbiatevi la mia gratitudine, e datemi la chiave. _(Stende di nuovo la mano per prenderla.)_
_Ricciardi_
_(di nuovo glielo impedisce)_ Un momento.... La gratitudine è una bellissima ricompensa. Senonchè, io esigo qualche cosa di più concreto. Disposto a salvarvi; ma _(con molta grazia)_ non dimenticate che io vi amo, contessa, e il mio amore non saprebbe perdonarmi questa eccessiva generosità.
_Clara_
_(contraendo le linee del viso, e, aggrottando, severa, le sopracciglia)_ Che intendete dire?
_Ricciardi_
_(con dolcezza incalzante e con fine intenzione vendicativa)_ È il mio amore che mi costringe a patteggiare. Io non vi _offro_, bensì io vi _vendo_ questa chiave.... Vi vendo la salvezza.... Siete voi pronta a comperarla?
_Clara_
_(indietreggiando con ribrezzo)_ Io!
_Ricciardi_
Non gridate.... C'è di là il servo che attende... Pensateci, contessa. Pensateci bene.... La chiave è qui. La salvezza è qui. Se non volete comperarla, siete... compromessa!
_Clara_
_(prorompendo)_ Ah! vi....
_Ricciardi_
_(immediatamente)_ Vigliacco!!!
_Clara_
Sì, sì, vigliacco!
_Ricciardi_
_(scherzoso)_ Se lo sapevo!... È la parola adeguata. In simili situazioni, specialmente a teatro, è la parola tradizionale. E difatti, in questo momento, voi siete un po'... Tosca, ed io sono un poco... assai poco... il barone Scarpia. Non è vero? Eh!... Sicuro!... «Vigliacco!» _(Sogghigna. -- Pausa. -- Indi, assai gentilmente)_ Meno vigliacco, però, di quanto voi mi fate l'onore di credermi.... Il mio amore, v'ho detto, mi costringe a patteggiare, e non ci è scampo! La salvezza ve la vendo, e a caro prezzo!... Ve la vendo, contessa... ve la vendo... ve la vendo... _(con ostentata umiltà)_ per un bacio. Come uomo, chiedo troppo, è vero; ma, come vigliacco, via, convenitene, chiedo pochino. Volete pagare?
_Clara_
_(con uno scoppio di sdegno feroce)_ No!
_Ricciardi_
Possibile?!.... Preferite di compromettervi?
_Clara_
Sì!
_Ricciardi_
Preferite uno scandalo?
_Clara_
Sì!
_Ricciardi_
_(pazzo di meraviglia e di rabbia)_ È tanto, dunque, il disgusto che provereste concedendomi o prendendo da me il più semplice e il più lieve dei baci... che vi decidete piuttosto a compromettervi, a perdervi! Ah! vivaddio, nessun proposito cavalleresco può resistere a tale prova. Via questa chiave! _(Sta per gettarla dalla finestra.)_
_Clara_
_(corre alla porta e chiama:)_ Ehi! Cameriere.... Servitore....
_Ricciardi_
No! Clara.... Perdonatemi... prendete... salvatevi....
_Clara_
Nessun beneficio da voi. Non voglio! _(Con la bocca all'uscio)_ Dite al conte Sangiorgi che ci è qui sua moglie, e che lo aspetta. Andate.
_Ricciardi_
E che avverrà adesso?!
_Clara_
_(calma)_ O una catastrofe, o niente: è semplice.
_Ricciardi_
_(pentito, esasperandosi)_ Dio! Dio! Che avete fatto!... Ma siete ancora in tempo.... Fuggite... prima ch'egli arrivi!
_Clara_
Se gli ho mandato a dire che sono qui....
_Ricciardi_
Maledizione! Allora, che risolvere? _(.... Aprendo la porta in fondo)_ Sì, gli vado incontro....
_Clara_
È peggio! State tranquillo. _(Con accento tragicomico)_ Non vi sorride il pensiero ch'egli ci uccida insieme?
SCENA IV.
RICCIARDI, CLARA, SILVIO.
_Silvio_
_(entra dal fondo, pallidissimo, contenendosi, padroneggiandosi. -- A Clara:)_ Mi hai fatto chiamare?
_Ricciardi_
_(dopo un istante di trepidazione)_ La contessa ti ha visto dalla finestra, e... e.... Veramente non capisco perchè passeggiavi in istrada invece di raggiungere qui tua moglie.... Cioè, lo capisco perfettamente.... Il mio servo t'avrà detto che in casa non c'era nessuno.... Ma è stato uno strano equivoco.... Io sono uscito, e poi sono rientrato in casa per un'altra porta.... E la contessa ci è entrata....
_Clara_
_(con comica pacatezza)_ Per la finestra.
_Ricciardi_
Gli è che la contessa è giunta allo _skating_ troppo presto e, impaziente com'è, ha voluto... sì dico.... Ed io stesso, intendi, l'ho accompagnata. Anzi, no: non l'ho proprio accompagnata io stesso; ma l'ho incontrata.... Sai dove? L'ho incontrata precisamente....
_Silvio_
Ma va bene, va bene.... Hai l'aria di voler giustificare te e la contessa.... E non è il caso.... Lo hai già detto: è stato un equivoco.... Nè più, nè meno.... Lo abbiamo chiarito....
_Clara_
... completamente....
_Silvio_
... e adesso non c'è bisogno d'altro. Sapevo benissimo che Clara era qui, e perciò ci sono venuto....
_Ricciardi_
Ah! Lo sapevi?!
_Silvio_
È naturale!
_Clara_
Gino, il mio paltò, il mio manicotto....
_Ricciardi_
Sùbito! _(Cerca paltò e manicotto.)_
_Silvio_
_(avvicinandosi a Clara, con voce minacciosa e soffocata)_ Io ti ammazzerò!
_Clara_
_(pianissimo e flemmatica)_ A casa. Qui, no. Però bada che da questo momento io non sono più tua moglie!
_Silvio_
Lo spero!
_Ricciardi_
_(perdendo tempo apposta)_ Il paltò l'ho trovato, ma dov'è quel benedetto manicotto?!
_Clara_
_(sempre pianissimo a Silvio)_ Intanto, per non farti sembrar ridicolo... fingerò d'essere d'accordo con te.... Comprendimi..., secondami....
_Silvio_
_(con accento iroso e sommesso)_ Ma che dici?!
_Clara_
Ora ti parlerò in modo ch'egli senta....
_Ricciardi_
_(con in mano il paltò e il manicotto)_ Ah, finalmente! Ecco!
_Clara_
_(alzando un po' la voce per farsi udire da Ricciardi pur mostrando di voler parlare piano a Silvio)_ Non ridere!... Sii più tragico.
_Ricciardi_
_(trasalendo, tra sè:)_ Che!
_(Lunghissima pausa.)_
_Clara_
Dunque, Gino?
_Ricciardi_
_(guardandola attonito)_ Ai vostri comandi, contessa....
_Clara_
_(infilando il paltò)_ Aiutatemi bene....
_Ricciardi_
_(aiutandola, le dice tra i denti:)_ Ho buone orecchie, sapete.... Voi e vostro marito vi siete presi giuoco di me....
_Clara_
_(senza scomporsi, a fior di labbra)_ Può darsi....
_Silvio_
_(nota ch'essi si scambiano delle parole, e freme.)_
_Ricciardi_
_(ancora tra i denti e ancora aiutandola)_ Ma questo è troppo!
_Clara_
Può darsi.... _(A voce alta)_ Silvio, andiamo, eh?
_Silvio_
Andiamo....
_Clara_
_(si mette al braccio di Silvio.)_
_(Tutti e due si avviano verso il giardino.)_
_Ricciardi_
Grazie, contessa, dell'onore.... _(A Silvio, con asprezza)_ E grazie anche a te....
_Silvio_
A me!?
_Ricciardi_
_(nervoso, accompagnandoli)_ Sì, sì, anche a te....
_Silvio_
_(scattando)_ Ricciardi!...
_Clara_
_(tutta sorridente, interrompendo)_ Non v'incomodate, Gino, non v'incomodate....
_Ricciardi_
_(seguendoli fino alla porta)_ Oh! prego... prego... prego... prego... prego....
_(Silvio e Clara escono.)_
_Ricciardi_
_(esausto, si appoggia con le spalle allo stipite della porta.)_
_Cala la tela._
ATTO TERZO.
Boudoir _della contessa Clara. Tre porte, due laterali, una in fondo. Le portiere folte, che celano gli usci, e la tappezzeria abbondante, danno al_ boudoir _un aspetto raccolto d'intimità. Un elegante scrittoio. Una dormeuse bassa, lunga, larga. Sopra un apposito tavolino, un servizio da té. Seggiole a sdraio, libri, suppellettili civettuole, specchi. Sul caminetto, un grande orologio. È sera. Una luce discreta si diffonde di sotto un cupolino che nel mezzo della stanza, a capo della_ dormeuse.
SCENA I.
CLARA, _e il_ SERVO.
_Clara_
_(e sola, distesa sulla_ dormeuse, _dormendo. Ha ancora in una mano abbandonata un libro aperto. L'orologio suona le nove e mezzo. Ella si sveglia di soprassalto. Lascia andar giù il libro. Si stropiccia gli occhi. Si alza sbuffando:)_ Auff!... _(Si ferma un momento innanzi a uno specchio. Il guardare sè stessa la irrita. Raccoglie il volume, si sdraia di nuovo sulla dormeuse, comincia a rileggerlo e, a un tratto, lo getta in aria, come se avesse letta una sconcezza.)_ Via! _(Piega le braccia, e si morde le labbra.)_
_Il Servo_
_(entra dal fondo, recando una lettera in un vassoio.)_ Eccellenza....
_Clara_
Che c'è?
_Il Servo_
Questa lettera.
_Clara_
_(lentamente la prende. Guarda l'indirizzo. Si stringe nelle spalle in atto di noia, ripone la lettera chiusa nel vassoio.)_ Mettetela lassù.
_Il Servo_
Eccellenza, il cameriere che ha portata questa lettera desidererebbe sapere quando avrei potuto consegnarla.
_Clara_
_(seccata)_ Me l'avete consegnata adesso? Dunque, adesso!
_(Il Servo esce.)_
_Clara_
_(si alza. Ripiglia la lettera. La guarda con indifferenza. Lacera la busta e superficialmente legge:)_ «Contessa, faccio un tentativo estremo. Parto. Fuggo. Voi, sorridendo, penserete che io ricorra al _vieux jeu_ della partenza per commuovervi. Invece, io non intendo di ricorrere che al vecchio rimedio. La terapia dell'amore non ha fatto molti progressi, e oggi _partire_ significa ancora _guarire_ -- forse. Vi chiedo, dunque, di potervi vedere per l'ultima volta. Oserò di venire da voi, stasera, alle dieci in punto. Mi riceverete?...» _(Aggiunge a fior di labbra:)_ Stupido!... _(Apre un cassetto dello scrittoio, e, con la mano in alto vi lascia cader dentro la lettera e lo richiude. È inquieta, è infastidita. Ha un gesto di risoluzione e tocca il bottone del campanello elettrico.)_
_(Entra di nuovo il Servo.)_
_Clara_
_(esitante)_... Il conte è ancora in casa?
_Il Servo_
Sì, eccellenza.
_(Un silenzio.)_
_Clara_
Ditegli... ditegli che io l'aspetto qui per prendere il té.
_(Il Servo sta per andare.)_
_Clara_
Badate: per chiunque venga, ho l'emicrania: non ricevo.
_Il Servo_
Va benissimo.
_Clara_
Solamente... pel signor Ricciardi, che verrà verso le dieci, non ho niente, e ricevo.
_Il Servo_
Va benissimo.
_Clara_
Fate la mia imbasciata al conte. Sùbito!
_(Il Servo esce per la porta a sinistra.)_
_Clara_
_(si aggiusta un po' i capelli. Indi va ad accendere il fornello del té.)_
SCENA II.
CLARA, SILVIO. _Poi, la_ CAMERIERA. _Poi, il_ SERVO.
_Silvio_
_(entrando dalla porta donde è uscito il servo, si ferma sulla soglia e ci resta, non visto, per qualche istante.)_ È proprio vero che mi offrite una tazza di té?
_Clara_
_(voltandosi)_ È proprio vero.
_Silvio_
Nel vostro intimo _boudoir_?
_Clara_
Intimo? Nella stanza dove accolgo ogni sera i miei amici.
_Silvio_
Ma io... da tanto tempo... non sono per voi nemmeno un amico.
_Clara_
Siete qualche cosa di meglio: siete un nemico... che comincia a non esserlo più. Avanti! Che fate lì? Che contemplate?
_Silvio_
_(avanzandosi e guardando attorno)_ È strano, è molto strano quello che provo rientrando in questa stanza dopo due mesi....
_Clara_
Prego, conte: dopo due mesi e tre giorni.... Voi mi defraudate: defraudate la mia astinenza.
_Silvio_
No, contessa: ho voluto semplicemente sperimentare la vostra memoria.
_Clara_
Un eccellente mezzo per non sperimentare la vostra. E... sentiamo: che provate rientrando qui, nel mio boudoir, dopo due mesi e tre giorni?
_Silvio_
Non so... un orgasmo nuovo... quasi un senso di paura....
_Clara_
Paura!
_Silvio_
È un po' la paura da cui è preso il bambino che entra in una camera buia.
_Clara_
Io non sono forse il sole? Me l'hanno detto tante volte!
_Silvio_
Per me, il buio è l'ignoto.
_Clara_
L'ignoto è proprio ciò che attira di più.
_Silvio_
Nondimeno, senza il vostro invito, non avrei osato....
_Clara_
Ah, no?!
_Silvio_
Certamente.
_Clara_
Eppure... come ho da dire?... Non vi siete accorto di nulla?
_Silvio_
Di che mi sarei dovuto accorgere?
_Clara_
Come!... Non vi siete accorto che da un pezzo vi faccio la corte?
_Silvio_
Voi!
_Clara_
Sì, io! Io!
_Silvio_
Ma che! Non è vero.
_Clara_
Già, voi di certe cose non ne avete mai capito nulla! _(Pausa. Prepara il té.)_ O che deve fare di più una donna? Mi trovo ogni giorno puntualmente a pranzo con voi; ci resto il maggior tempo possibile; durante il pranzo, intavolo i discorsi più graziosi e più gentili; cerco di secondare tutti i vostri gusti;... metto del miele, molto miele, come fate voi, sul pane brustolato.... Il miele, lo sapete, mi è insopportabile, ma è il simbolo della _dolcezza_, e io mi ci rassegno.... E finalmente, qualche volta -- via, convenitene -- ... qualche volta, innanzi ai servi importuni, che stanno lì più a guardarci che a servirci, io, di nascosto, sotto la tavola, spingo finanche un piedino verso di voi. _(Accenna con un piede l'atto grazioso.)_
_Silvio_
_(timido)_ Contessa!...
_Clara_
Ma che «contessa»! Il mio piedino si regola come quello di una _grisette_, e voi?... Voi non lo pestate abbastanza.
_Silvio_
Un'altra volta... lo pesterò di più.
_Clara_
Ah! Un'altra volta... spero... che non ce ne sarà più bisogno. _(Versa il té.)_ Latte o Cognac?
_Silvio_
Latte.
_Clara_
_(versa il latte nella tazza di Silvio.)_ Ecco.
_Silvio_
Grazie! _(Pausa -- Siede -- Sorseggia.)_ Prendete il té tutte le sere?
_Clara_
_(ugualmente, siede e sorseggia)_ Tutte le sere.
_(Un silenzio.)_
_Silvio_
Anch'io.
_Clara_
_(mal dissimulando il suo stato nevrotico)_ Anche voi?
_Silvio_
Sì, al club.
_(Un silenzio.)_
_Clara_
E tutte le sere col latte?
_Silvio_
Di rado preferisco il Cognac. _(Pausa.)_ Qualche sera poi prendo il té senza latte e senza Cognac.
_Clara_
E su ciò ci siamo perfettamente intesi. _(Si alza nervosa e va a distendersi mollemente sul divano.)_ _(Ancora un silenzio.)_ Silvio!
_Silvio_
Cla... Contessa....
_Clara_
Se sapeste!
_Silvio_
Che cosa?
_Clara_
Come mi annoio!
_Silvio_
Eh! Lo vedo.
_Clara_
Aiutatemi a non annoiarmi....
_Silvio_
Volentieri.... Ma in che modo?
_Clara_
In un modo semplicissimo: non annoiandovi neanche voi.
_Silvio_
Io non mi annoio niente affatto!
_Clara_
Provatemelo....
_Silvio_
_(accostandosi a lei, con minore timidezza, ma sempre guardingo e riservato)_ Clara, perchè questo linguaggio sibillino che mi confonde e m'imbarazza? Io vi guardo, vi odo parlare, e mi domando: chi siete? Avete tutte le seduzioni di mia moglie, ne avete la voce, ne avete il volto, ne avete il nome, le siete simile, le siete uguale, e intanto non siete mia moglie. E io, io che mi vedo lì, in quello specchio, accanto a voi, così impacciato, così timido, io non riconosco me stesso, non posso riconoscermi... perchè, indubbiamente, io non ho nulla di comune con vostro marito. E allora?... E allora chi siete voi? Chi sono io? Che cosa siamo noi due?
_Clara_
State bene attento, ché ora ve lo dico tutto d'un fiato. Noi siamo un uomo e una donna.
_Silvio_
Null'altro?
_Clara_
Mi pare che basti! Volete vedere che basta? _(Con un dito sulla guancia)_ La bocca qui....
_Silvio_
_(trattenendosi)_ Badate: si sa come si comincia, e non si sa come si finisce....
_Clara_
Oh! Io lo so come si finisce!
_Silvio_
_(commovendosi)_ Clara!...
_Clara_
Senza commozione!... Si esegue, e zitto! Qui.
_Silvio_
_(dandole un bacio sulla guancia prende l'aire e si accalora)_ Ah, grazie! Sì, avete ragione, avete ragione: è inutile sapere che cosa siamo o non siamo noi, è inutile perdersi in tante distinzioni minute, è inutile tormentarsi il cervello, è inutile discutere, è inutile riflettere, è inutile pensare, è inutile....
_Clara_
_(interrompendo e alzandosi)_ Piano, piano adesso! Non esageriamo.... E, soprattutto, non precipitiamo gli avvenimenti. _(Guardandolo dalla testa ai piedi con molta furberia)_ Va bene.... Ho capito.... Ho capito.... _(Si scosta.)_ Volete ancora del té col latte?
_Silvio_
_(alza le spalle in segno di diniego. -- Poi, dopo un altro momento di mutismo)_ E voi... non me lo date un bacio?
_Clara_
... Chi sa! _(Tocca due volte il bottone del campanello elettrico.)_
_(La Cameriera entra dal fondo.)_
_Clara_
Accendete in camera mia.... E aspettatemi lì.
_(La Cameriera attraversa la stanza ed esce per la porta laterale a destra.)_
_Clara_
_(fissando Silvio con graziosità invitante)_ Buona sera....
_Silvio_
Non ci vedremo più, dunque, sino a domani?
_Clara_
... Chi sa!... _(E si avvia lentamente verso la sua camera. -- Quando sta per entrarci, si volta di botto, e chiama bruscamente:)_ Silvio!
_Silvio_
Son qui.
_Clara_
_(con rapidità, quasi con violenza)_ Credete tuttora che Gino Ricciardi _sia stato_ il mio amante?
_Silvio_
_(retrocede come se avesse ricevuto un pugno nel petto)_ Clara!...
_Clara_
Rispondetemi!... Lo credete tuttora?
_Silvio_
Ma...
_Clara_
Rispondetemi!
_Silvio_
È una domande stranissima....
_Clara_
A cui non avete il coraggio di rispondere.
_Silvio_
Clara, ve ne scongiuro, non m'interrogate così....
_Clara_
_(trasalendo)_ Non avete il coraggio di rispondere!... Ma la risposta è nel vostro silenzio, è nel vostro sbigottimento, è nella vostra sorpresa. Io ve la leggo negli occhi,... Sì, sì, voi credete tuttora che Gino Ricciardi _sia stato_ il mio amante!...
_Silvio_
_(mostrando di non essere sincero)_ Ma no....
_Clara_