Infedele: Commedia in tre atti

Part 2

Chapter 23,293 wordsPublic domain

Ah? Tu non devi? _(Guarda tutti e due più acutamente che egli non voglia mostrare. Pausa. -- A Ricciardi:)_ Lei... non deve?

_Ricciardi_

_(mal celando l'imbarazzo)_.... Lei non deve.

_Silvio_

Be'!... allora, vattene.

_(Un lunghissimo silenzio fastidioso, in cui pare che tutti e tre aspettino qualche cosa.)_

_Ricciardi_

_(a un tratto, risolutamente)_ Di nuovo, contessa!

_Clara_

Di nuovo....

_Ricciardi_

Arrivederci, Silvio!

_Silvio_

Arrivederci!

_Ricciardi_

_(esce di corsa.)_

SCENA V.

CLARA _e_ SILVIO.

_Silvio_

_(sforzandosi di sembrar calmo e gaio)_ Cos'è tutta questa faccenda?

_Clara_

Mistero!

_Silvio_

Io non sono punto curioso e non voglio punto sapere di che si tratti.

_Clara_

Persuasissima.

_(Pausa.)_

_Silvio_

_(prende un giornale, siede sopra una delle poltroncine del_ dos-à-dos _e finge di leggere.)_

_Clara_

_(gli si avvicina con affetto)_ Di': hai veramente l'emicrania?

_Silvio_

Un poco.

_Clara_

Che fai?... Leggi il giornale capovolto?

_Silvio_

Io?... Ah, sì!... _(Addrizzandolo)_ Tanto, è lo stesso.

_Clara_

Non sei di cattivo umore?

_Silvio_

Che! che! Sono così allegro! _(Ride falsamente, meccanicamente.)_ Ah ah ah! Non lo vedi?

_Clara_

Vogliamo andare insieme da lady Wolff?... Vogliamo starcene qui come due colombini?...

_Silvio_

_(con eccessiva gentilezza)_ Ma perchè non ci vai sola da lady Wolff? C'è giù la carrozza: profittane. Va, piccina mia, va....

_Clara_

E se non volessi andarci sola?

_Silvio_

Mio Dio! Che novità, stasera!

_Clara_

Che novità! Che novità! Avevo stabilito di passare con te il resto della serata. Ti secca?

_Silvio_

Anzi!

_Clara_

Ebbene..., _(tocca il bottone del campanello)_ resteremo in casa.

_Silvio_

Tanto meglio, cara.

_Il servo_

_(entra.)_

_Clara_

Avvertite giù che non ricevo. E dite al cocchiere che stasera non si esce. _(A Silvio)_ Va bene? _(Al servo)_ Per domani poi.... _(Riflette.)_

_Silvio_

Ricòrdati che domani verrà De Negris per cominciare il famoso ritratto.

_Clara_

Stordita!... A che ora verrà?

_Silvio_

Non so.... Dall'una alle due, disse.

_Clara_

All'una facciamo colezione.

_Silvio_

Dopo.

_Clara_

Impossibile dopo!

_Silvio_

Impossibile, perchè?

_Clara_

Ho da fare.

_Silvio_

Non sarà nulla di così urgente.

_Clara_

_(con durezza)_ Ho da fare! Ho da fare!

_Silvio_

_(notando la caparbietà di Clara)_ Eppure ci tenevi moltissimo a questo ritratto.... Era diventato la tua idea fissa.... Io poi dico: che ti costa di posare un'oretta dopo colazione?

_Clara_

_(recisamente)_ È inutile, Silvio, non insistere!... _(Pausa.)_ Sta tranquillo...: scriverò io due righe al pittore. _(E subito licenzia il servo:)_ Andrea, potete andare.

_Il servo_

E per domani, eccellenza?

_Clara_

Il mio coupè all'una e mezzo.... O meglio, no...: Darò gli ordini domattina.

_(Il servo via.)_

_Silvio_

_(tra sè)_ All'una e mezzo!... Che storia è questa?

_Clara_

_(corre a lui con vivissima espansione)_ Ed ora, tutta per te!

_Silvio_

_(tormentandosi nella finzione)_ Come sei buona!

_Clara_

_(sedendogli sulle ginocchia)_ Non è vero: forse non sono nè buona nè cattiva.... Forse sono una buona moglie e una cattiva donna, o viceversa. Chi sa!... Ti sembra strano?

_Silvio_

_(assorto sempre più nelle sue preoccupazioni)_ Piuttosto!

_(Pausa.)_

_Clara_

E non mi dici nulla di grazioso.... Sei così freddo!... Non mi abbracci, non mi carezzi,... non mi baci.... _(S'alza.)_ Auff!

_Silvio_

Stavo per farlo....

_Clara_

_(scattando)_ Troppa preparazione, mio caro! Diventi un pessimo marito.... Sì, sì, un pessimo marito! Il vero amore coniugale è sempre estemporaneo!

_Silvio_

Non mi hai tu detto che in frac e in gran _toilette_ non si è mai veramente soli?

_Clara_

Teorie passeggere!

_Silvio_

E l'emicrania non la conti per nulla?...

_Clara_

Ah! La chiama emicrania, lui!

_Silvio_

Aspetta che passi e vedrai.

_Clara_

_(sedendo sull'altra poltroncina del dos-à-dos, alle spalle di Silvio)_ Aspetterò. _(Prolungatissimo silenzio. -- Poi, chiama piano:)_ Silvio...

_Silvio_

_(più che mai assorto)_ Che vuoi?

_Clara_

... Pronto?

_Silvio_

No.

_Clara_

Sempre l'emicrania?

_Silvio_

Già.

_Clara_

Aspetterò. _(E piega le braccia, paziente.)_

_(Un altro lunghissimo esagerato silenzio.)_

_Silvio_

_(riconcentrato in sè stesso, rumina ed arzigogola.)_

_Clara_

_(voltando appena la testa gli guarda i capelli con la coda dell'occhio: indi si allunga sulla poltroncina, piega le braccia, stende le gambe, e dà un sospiro profondo:)_ Ah!!!...

_(Cala la tela.)_

ATTO SECONDO.

_Salotto elegantissimo e bizzarro. Un carattere artistico predomina. La stanza è ottagonale. Nella parete di fondo, si apre, a due battenti, una grande porta, da cui, discendendo pochi scalini, si va in un grazioso giardino. Nella parete a sinistra, collaterale alla gran porta, un'altra porta. Nella parete a destra, un'ampia finestra attraverso la quale si vede, ancora, il verde del giardinetto. Qua e là, mensole con sopra gingilli squisiti, statuine in marmo e in bronzo, vasi di fine maiolica. Sparsi dovunque, ritratti di donne di tutte le dimensioni e in grandissimo numero. Un'ampia scrivania sovraccarica di carte, di libri e di giornali. Un pianoforte. Librerie, tappeti, stoffe antiche._

_La camera è inondata di sole_.

SCENA I.

RICCIARDI, _solo, poi, il servo_ LORENZO.

_Ricciardi_

_(va aggiustando i mobili capricciosamente. Apre il pianoforte, cerca fra le carte di musica)_ Ah!... Il mio Chopin!... Questo ci vuole! _(Colloca l'album di Chopin sul leggìo. Riflette. Apre l'album.)_ Suggestivo!... _(Mette più in mostra qualche bel ritratto di donna)_ Bene.... Così.... _(Va alla scrivania, prende un foglio scritto e, in piedi, legge a bassa voce:)_

«O voi, madonna, che vivete dove giammai non giunge alcuna umana cosa, dite: la vostra immagine che move dall'alto e scende a me più luminosa del sole...»

_(Pensa per comporre il resto.)_ «... del sole... del sole...»

_Lorenzo_

_(entra portando in mano molti fiori sciolti.)_

_Ricciardi_

Hai aperto il cancello?

_Lorenzo_

Eccellenza sì.

_Ricciardi_

Distribuisci questi fiori nei vasi,... dappertutto. _(Continua a pensare.)_ «... Più luminosa, del sole....» Vediamo un po'... _(Siede e scrive. Poi legge con compiacenza e a poco a poco alza la voce nel volo lirico:)_

«... e più gentile e pura e bianca d'una bianca colomba immacolata....

_Lorenzo_

_(credendo che il padrone abbia parlato a lui)_ Vostra eccellenza comanda?

_Ricciardi_

Niente. _(Legge:)_

... darà a la vita mia giovane e stanca la morte che, sognandovi, ho sognata?»

_(Tra sè:)_ Questo basta per.... _(Lascia il foglio sulla scrivania)_ Qui.... _(Indi, al servo:)_ Più sparpagliati, più diffusi.... E qualche fiore lascialo cadere tra quelle statuine, tra quei ritratti. No!... No!... Non nascondere quel ritratto lì dietro i fiori. Diamine! Non vedi che è una donna magnifica? Le belle donne sono come le ciliege. Con una ne pigli dieci.... E che dedica! Un effetto sicuro! _(Pausa.)_ La Venere di bronzo mettila un po' più in fuori. _(Il servo muove una statuina rappresentante una donna vestita.)_ Che fai? La Venere è quella nuda.... Non si sono mai viste delle Veneri vestite, scioccone! In fuori, in fuori.... Lascia che si veda.... Bravo! E adesso, vecchio mio, sentirai bene. _(Gli si avvicina.)_ Al giardiniere dirai di allontanarsi per un paio d'ore. Se ne vada a fare una passeggiata... una lunga passeggiata. _(Lorenzo si avvia.)_ Aspetta. _(Il servo si ferma. Ricciardi guarda il suo orologio: e, gioiosamente concitato, si frega le mani.)_ Quanto a te, poi, fra una quindicina di minuti ti metterai in un cantuccio del giardino, dal quale tu possa vedere chi entra. Mi spiego? Verso le due, entrerà una signora. Tu non ti avvicinerai a lei e non ti mostrerai a lei. Mi spiego? Sinchè ella sarà qui, tu non ti muoverai dal tuo cantuccio, ma terrai d'occhio il cancello, il quale dovrà restare sempre aperto perchè non so s'ella vorrà uscire di là o, più prudentemente, per la mia porticina particolare.... Se vedi venir qualcuno -- chiunque sia --, tu sbuca dal cantuccio, avverti ch'io non sono in casa, e torna al tuo posto. Mi spiego, sì o no?

_Lorenzo_

Eccellenza sì.

_Ricciardi_

_(tendendo l'orecchio)_ Ohè... zitto!... Non senti un rumore di passi?... _(Emozionato)_ Che sia già lei?... Così presto! _(Al servo:)_ Via, Lorenzo, nasconditi. _(Spingendo il servo nella stanza a sinistra)_ Non voglio ch'ella, entrando, si adombri! Poverina! _(Appena cacciato il servo dentro, raggiante di gioia, s'avvia verso il giardino.)_

_(Entra Silvio)_

SCENA II.

SILVIO e RICCIARDI, _e ancora il Servo_.

_Ricciardi_

_(vivamente sorpreso e turbato)_ Oh! Tu!

_Silvio_

Che è? T'ho fatto paura?

_Ricciardi_

Ma che! Tutt'altro!... Mi hai fatto un piacere, un vero piacere. Come va da queste parti?

_Silvio_

Ti dirò.... Facevo una passeggiata al sole.... Trovandomi dinanzi al tuo giardino, mi son lasciato tentare dal cancello aperto e mi son detto: bah! andiamo a vedere cosa fa quel caro Gino.

_Ricciardi_

Bellissima idea!

_Silvio_

T'incomodo forse a quest'ora?

_Ricciardi_

Incomodarmi a quest'ora? Tu incomodare me?... Oibò! Sei pazzo?

_Silvio_

_(tra sè:)_ Scandagliamo il terreno. _(A Ricciardi, cavando di tasca l'orologio:)_ Sono le due meno venticinque.

_Ricciardi_

_(cavando fuori anche lui l'orologio)_ Già... le due meno... venticinque.

_Silvio_

Anzi... vedi... le due meno venti.

_Ricciardi_

Sei sicuro che il tuo orologio non avanzi?

_Silvio_

Sicurissimo.

_Ricciardi_

_(aggiustando il suo)_ Perbacco!

_Silvio_

Scusa, perchè poi _perbacco_?

_Ricciardi_

«Perbacco»? Ho detto: «perbacco»? Ah... perbacco, siedi... che diavolo! Fuma una sigaretta.... Non fare complimenti. Piglia, piglia una di queste egiziane. _(Gli porge una scatola di sigarette.)_

_Silvio_

Egiziane? _(Ne prende una.)_

_Ricciardi_

Egiziane.

_Silvio_

E... non devi uscire?

_Ricciardi_

_(dandogli da accendere)_ Sì... sì... infatti, devo uscire.

_Silvio_

Oh! allora non seggo. Usciremo insieme.

_Ricciardi_

Bravo! Usciremo insieme. _(Chiama nervosamente:)_ Lorenzo!... Lorenzo! _(Lorenzo comparisce.)_ Il cappello, i guanti, il bastone. Presto!

_Lorenzo_

Come! Vostra eccellenza esce?

_Ricciardi_

Esco, esco.... Meno osservazioni!

_(Lorenzo, via.)_

_Silvio_

Grazioso il tuo nuovo quartierino!

_Ricciardi_

Non ci eri mai stato?... Non c'è male.... Per un _garçon_, capirai....

_Silvio_

_(andando attorno e cacciando lo sguardo indagatore nelle stanze attigue)_ È un ambiente che mi piace molto!

_Ricciardi_

_(pianissimo a Lorenzo, che è tornato, e prendendo dalle mani di lui il cappello, i guanti, il bastone:)_ Mettiti dinanzi al cancello... e se arriva la signora che aspetto, dille... dille.... Ma che cosa bisogna dirle?!...

_Silvio_

_(proseguendo l'ispezione)_ Libri, oggetti d'arte, un arem... in fotografie! Mi piace, mi piace.... Verrò a trovarti spesso....

_Ricciardi_

Me lo prometti?

_Silvio_

Certo! Te lo prometto.

_Ricciardi_

_(a Lorenzo, alzando la voce, irritato:)_ E tu, che fai lì impalato?

_Lorenzo_

Aspettavo....

_Ricciardi_

D'andare all'inferno?

_Lorenzo_

Eccellenza sì.

_Ricciardi_

E bada che _non sono in casa per nessuno_! Hai capito bene tutto?

_(Lorenzo se ne va per l'uscio del giardino.)_

_Silvio_

Dunque, _non_ esci?

_Ricciardi_

Oh bella!... Se ho detto al servo che non sono in casa per nessuno significa che esco.

_Silvio_

Il più delle volte quando non si è in casa per nessuno, _si è_ in casa per sè stessi. Ma giacchè esci davvero, andiamo.

_Ricciardi_

Andiamo.... _(Indugia, cava di tasca l'orologio e lo guarda, mostrando, suo malgrado, d'essere inquieto.)_

_Silvio_

_(osservando ogni moto di lui, simultaneamente cava fuori anche lui di nuovo l'orologio)_... meno quindici.

_Ricciardi_

_(risoluto)_ Tutto sommato, io non esco.

_Silvio_

Se te l'avevo detto!

_Ricciardi_

Gli è che ero in dubbio, ecco.

_Silvio_

Gino, io mi accorgo d'essere capitato in un cattivo momento.

_Ricciardi_

Cosa ti salta in mente, adesso?

_Silvio_

È così! È così! O hai da uscir solo, o aspetti qualcuno.

_Ricciardi_

Ma ti pare! E poi con te non farei cerimonie....

_Silvio_

Non ci mancherebbe altro! E giacchè tu mi garantisci ch'io non sono di troppo,... facciamo quattro chiacchiere. _(Si stende sopra un canapè.)_ Dammi un'altra egiziana.

_Ricciardi_

Prendi. _(Passando di dietro a Silvio, con la scatola di sigarette in mano, ha un moto di rabbia, e, non visto, accenna di battergli la scatola sulla testa.)_

_Silvio_

Buone le egiziane, ma si smorzano facilmente. _(Piglia un'altra sigaretta.)_

_Ricciardi_

_(gli dà da accendere)_ Facilissimamente!

_(Un silenzio.)_

_Silvio_

Oh, benone!... _(Pausa.)_ Povero Ridolfi! Sai quel che gli è capitato?

_Ricciardi_

Lo so.

_Silvio_

Che te ne pare?

_Ricciardi_

Cioè... non lo so. Perdona.... Ero distratto: non so nulla.

_Silvio_

Te lo racconto io. È tutto un romanzo.

_Ricciardi_

_(irrequieto, agitato, andando su e giù)_ Ah?

_Silvio_

Un lungo romanzo.

_Ricciardi_

Lungo? Meglio!

_Silvio_

Avrai sentito parlare qualche volta d'una certa viscontessa d'Aribert...: quella che stette a Napoli una ventina d'anni fa e che all'improvviso se n'andò... non si è mai saputo dove.... La sua casa era una specie di lanterna magica.... Già, le case delle viscontesse sono sempre così! Allora io ero un ragazzetto, come te. Pure, ricordo tutti gli aneddoti piccanti che venivano fuori sul conto di lei....

_Ricciardi_

_(nervosissimo, alla chetichella, guarda il suo orologio.)_

_Silvio_

_(se ne avvede e guarda il suo)_... meno dieci. Mio nonno faceva una gran collezione di quegli aneddoti.... E li smaltiva poi con quel suo accento insinuante, bonario.... Ah, che delizioso raccontatore! Che raccontatore efficace!... Per esempio....

_Ricciardi_

Ma, dico, non mi parlavi di Ridolfi?

_Silvio_

Ci vengo, ci vengo. Ridolfi frequentava appunto il salone della viscontessa... e non soltanto il salone.... Te ne meravigli?.... Perchè?... Era troppo giovane? Ma ti prego di considerare che oramai Ridolfi ha cinquant'anni suonati.... Dici di no? _(Pausa.)_ Dici di no?

_Ricciardi_

_(che non lo ha ascoltato)_ Cosa?

_Silvio_

Secondo te, non ha cinquant'anni?

_Ricciardi_

_(prendendo un'improvvisa risoluzione, tra sè:)_ Coraggio! _(A Silvio)_ Sì, ce ne ha cinquanta, ce ne ha settanta, ce ne ha cento, ma io, Silvio, ti confesso che aspetto qualcuno, e tu... te ne devi andare!

_Silvio_

_(colpito, contenendosi, si alza)_ Ah, perdio! Avevo indovinato!

_Ricciardi_

Ed ora ti dico anche la causa del mio imbarazzo.... Io avevo un appuntamento alle due... con... la tua signora... allo _skating_..., e non mi ci posso recare.

_Silvio_

_(battendosi la fronte con subitanea contentezza)_ Ah! Ora capisco! Alle due?!

_Ricciardi_

Sì.... Che capisci?

_Silvio_

Niente.... Lei mi aveva accennato.... Ma perchè non dirmelo prima?

_Ricciardi_

Mi sembrava strano di rivelare proprio a te la scortesia che io stavo per commettere a tua moglie.... Le avevo promesso di darle oggi la prima lezione di pattinaggio, con la speranza....

_Silvio_

_(ridendo)_... di farla cadere....

_Ricciardi_

Forse; e invece....

_Silvio_

Non preoccuparti....

_Ricciardi_

Senti, senti, Silvio mio: aiutami un po': corri allo _skating_: la troverai già lì, e, che so!, inventa tu, col tuo spirito, qualche cosa per farmi perdonare. Ma subito, perchè già sono le due....

_(Insieme, guardano l'orologio.)_

_Silvio_

... meno cinque. Non darti pena.... Vado io, vado io....

_Ricciardi_

Ti raccomando.... Ed ora che esci, prendi la via a destra... scendi per la scalinata che fiancheggia il West-End-Hôtel.... _(Accompagnandolo alla porta)_ È una scorciatoia.... Arriverai in un lampo....

_Silvio_

Non dubitare.... Corro.... Volo.... Lascia fare a me.... Buona fortuna, cattivo soggetto! _(Esce correndo.)_[3]

[3] _Nota per gl'interpreti._ Dalle parole «_Ed ora ti dirò anche la causa del mio imbarazzo_» sino all'uscita di Silvio il dialogo deve essere animato, molto colorito e legatissimo.

_Ricciardi_

_(sulla soglia)_ Mi affido alla tua fantasia.... E grazie, sai! _(Tra sè, trepidando:)_ Dio voglia che non s'incontrino dinanzi al cancello!... _(Presso la finestra, ansiosamente, segue Silvio con lo sguardo.)_ Se ne va.... Se ne va.... _(Pausa. Indi, parla dalla finestra:)_ Lorenzo,... vieni qui:... accòstati. Il conte Sangiorgi è uscito dal giardino?

_Lorenzo_

_(da fuori)_ Eccellenza sì.

_Ricciardi_

Da che parte è andato?

_Lorenzo_

Ha voltato a destra ed è sceso a rotta di collo per lo scalone.

_Ricciardi_

È venuto qualcuno, intanto?

_Lorenzo_

Eccellenza, no.

_Ricciardi_

Ah! Respiro!... _(A Lorenzo, sempre dalla finestra:)_ Adesso, a te. Ricòrdati tutte le mie disposizioni. Attento, eh? _(Tra sè:)_ Non mi par vero! _(Passeggia per la stanza, fantasticando e febbrilmente aspettando. Siede. Si alza. Va alla porta. Va alla finestra. Guarda. Torna a sedere, inquietissimo. Torna ad alzarsi. Ad un tratto, scorge Clara, e, al colmo dell'emozione, esclama:)_ Ah, ci siamo! _(Corre in giardino.)_

SCENA III.

RICCIARDI _e_ CLARA. _Poi, il servo_ LORENZO.

_Clara_

_(ha una graziosa e semplice_ toilette _da mattino. Indossa un piccolo paltò. Entra, con le mani nel manicotto, con un'aria di persona molto affaccendata e frettolosamente va difilata a sedere sopra una delle seggiole che sono nel centro della stanza.)_

Ah! Eccomi qui....

_Ricciardi_

_(seguendola con pari velocità, chiude subito la porta d'ingresso, e, con evidente sodisfazione, s'inchina a lei in un atteggiamento galante e sentimentale.)_ Prima di tutto, lasciate che io vi ringrazi della cortese puntualità con la quale....

_Clara_

_(interrompendolo, sempre con la stessa aria frettolosa)_ Basta, basta! Eccomi qui: -- Seducetemi!

_Ricciardi_

_(tentando di sottrarsi alla burletta)_ Ma io, contessa....

_Clara_

Non ci sono _ma_ e non ci sono _contesse_. Io, mio buon Gino, non ho tempo da perdere. Sono in casa vostra, sono nelle vostre mani, le porte sono chiuse... almeno lo spero; nessuno ci vede e nessuno ci sente. Poche chiacchiere, e procedete subito alla seduzione.

_Ricciardi_

E voi credete ch'io abbia avuta davvero l'ingenuità di vagheggiare una seduzione?! Come v'ingannate! Il sedotto, purtroppo, senza che voi ne abbiate colpa, veh!, il sedotto sono io. Clara, voi lo avete capito che io vi amo. Voi lo avete capito che la mia sfida e la mia baldanza non erano che l'artifizio del mio amore. Io ho desiderato che voi veniste in casa mia, questo sì, ma perchè? Per avere agio di vedervi e di parlarvi liberamente, fuori dell'ambiente in cui voi ed io abbiamo il dovere d'essere delle persone di spirito. L'ho desiderato per potermi confessare a voi, l'ho desiderato per dirvi ch'io sono null'altro che un povero innamorato, _(scaldandosi di proposito)_ l'ho desiderato per....

_Clara_

Per... per... per.... Tutto questo è completamente inutile!

_Ricciardi_

Inutile!?

_Clara_

Sì, inutile!, inutile!

_Ricciardi_

_(con slancio)_ Eppure....

_Clara_

Sentite, caro Gino: io sono venuta da voi per essere sedotta: se voi non avete voglia di sedurmi, io me ne vado.

_Ricciardi_

Ah! Clara! Clara! Voi siete venuta da me per umiliarmi, ecco, e ci riuscite perfettamente. Ma se l'insistenza del vostro sarcasmo potrà almeno esaurire la vostra crudeltà, io lo accetto come un beneficio.

_Clara_

_(guardandolo e ascoltandolo con curiosità birichina)_ E poi? Avanti!... E poi?

_Ricciardi_

Sì, sì, voi avete l'aria di non credere alle mie parole!... E avete torto. Ridete, ridete anche, se vi piace: ridete della mia pochezza e di questo mio pazzo innamoramento: tormentatemi se il tormentarmi vi diverte: ma non mi attribuite la volgare puerilità di una finzione.... No! Voi non potete attribuirmela. La vostra intelligenza non può non intendere _(esagerando la propria eccitazione sincera)_ che in questo momento io sono schietto! Clara, scusatemi, siete voi, siete voi che fingete! Fingete di _non_ intendermi, fingete di _non_ credermi, fingete....

_Clara_

Ma no: rassicuratevi! Io vi dichiaro formalmente d'intendervi, di credervi e di non mettere in dubbio il vostro amore. Voi siete innamorato di me; e ciò mi fa molto piacere. Parola d'onore, vedete, ne sono contenta. E appunto perciò sono venuta. Io ho fiducia nelle vostre forze, ho fiducia nelle vostre seduzioni, ho fiducia nel vostro fascino. Sono qui, sola, solissima, nel vostro incantevole salotto, e son piena di buona volontà. Ora spetta a voi di fare il resto. Su, via, caro Gino, ve ne prego, innamoratemi, e non ci pensiamo più.

_Ricciardi_

_(scoraggiato, si lascia cadere sopra una seggiola, sospirando:)_ Siete inesorabile!

_Clara_

_(crucciandosi ostentatamente)_ No! no! no!... Così non ne faremo niente! Quell'aria di martire non vi si addice.... E poi, che so?, io mi aspettavo tutt'altra cosa! Troppa prudenza!... Troppa mitezza!... Troppa umiltà!... _(Impaziente, si alza.)_ Non ne faremo niente, vi dico, non ne faremo niente!... _(Pausa.)_ Che bel sole!... Che aria tiepida!... _(Lo guarda con civetteria lievemente beffeggiatrice.)_ Sembra primavera! _(Butta via il manicotto, e comincia a togliersi il paltoncino, accostandosi molto a lui.)_ Ho perfino caldo. Tiratemi queste maniche. _(Allunga un braccio per farsi aiutare.)_

_Ricciardi_

_(le toglie del tutto il paltoncino, lo mette in un angolo, e siede un'altra volta, accasciato.)_

_Clara_

Come vedete, non ho ancora perduta ogni speranza!... Non me ne vado. Resto, e mi metto _à mon aise_.... Lo permettete? _(Un silenzio. -- Va in giro per la stanza, osservando, curiosando. Presso il pianoforte, si ferma, guarda l'album aperto sul leggìo, con caricata sentimentalità.)_ Chopin!... Secondo notturno. Ah! quello in cui è un delizioso effetto d'organo, così pieno di misticismo.... Che soavità! _(Con una mano accenna sul pianoforte le prime note d'una volgare canzone napolitana: «La ritirata».)_ Che dolcezza!... _(Continua la rassegna.)_ Questa stanza è il simbolo del vostro cervello: c'è tutto!... _(Si ferma presso la scrivania)_ Laboratorio letterario. Officina epistole e annessi. _(Prende il foglio scritto.)_ Si può?

_Ricciardi_

Scarabocchi.... Robuccia appena abbozzata.... _(Con la speranza ch'ella legga)_ Non voglio che leggiate.

_Clara_

Ci scommetto che l'avete lasciata quassù apposta per farmela leggere.... Vediamo.

_Ricciardi_

Io vi prego, invece, di non leggere.

_Clara_

_(senza dargli ascolto, legge:)_ «O voi, madonna.... _(A Ricciardi, con curiosità:)_ Dice... _madonna_?

_Ricciardi_

Forse.

_Clara_

_(ricomincia con enfasi e gesticola seguendo il senso di ogni parola:)_

«O voi, madonna, che vivete dove giammai non giunge alcuna umana cosa, dite: la vostra immagine che move dall'alto e scende a me più luminosa del sole, e più gentile e pura e bianca d'una bianca colomba immacolata, darà a la vita mia giovane e stanca la morte che, sognandovi, ho sognata?»

Punto interrogativo! _(A Ricciardi:)_ Versi?

_Ricciardi_

Pare.

_Clara_

Sì, me ne sono accorta. Volevo dire: versi che scrivete per me?

_Ricciardi_

Probabilmente.

_Clara_

«La morte che, sognandovi, ho sognata?...» Brrr.... Questa faccenda della morte si riferisce proprio a me? Vi faccio un bello effetto!... Meno male che ve lo faccio in sogno. Non siete un poeta decadente. Io adoro i decadenti. _(Con declamatoria intonazione laudativa)_ Quelli lì dicono tutto ciò che vogliono, ma almeno nessuno li capisce! _(E continua a gironzolare, osservando.)_ Quanti bei ritratti di donne! Tutte vostre amanti... beninteso!... Tutte più fortunate di me.... Questo, per esempio, di chi è? _(Prende un grandissimo ritratto di vecchio con una immensa barba bianca e lo mostra a Ricciardi.)_

_Ricciardi_

_(alzando le spalle)_ È il ritratto d'un uomo.

_Clara_

Marito d'una vostra amante?

_Ricciardi_

Ma che!

_Clara_

Padre d'una vostra amante? _(Pausa.)_ Fratello?

_Ricciardi_