Infedele: Commedia in tre atti

Part 1

Chapter 13,197 wordsPublic domain

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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME SECONDO

MASCHERE -- *INFEDELE* -- IL TRIONFO

3ª EDIZIONE RIVEDUTA.

REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA-BOLOGNA-TORINO

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)_.

Off. Tip. Sandron -- 12 -- I -- 080817.

INFEDELE

_Commedia in tre atti_

Questa commedia fu rappresentata la prima volta al teatro _Sannazzaro_ di Napoli dalla Compagnia _Beltramo-Della Guardia_ il _22 maggio_ del _1894_.

INDICE

ATTO PRIMO. ATTO SECONDO. ATTO TERZO.

PERSONAGGI:

_Contessa Clara Sangiorgi_, 24 anni. _Conte Silvio Sangiorgi_, 29 anni. _Gino Ricciardi_, 28 anni.

_Due_ _Servi_ _ed una_ _Cameriera_.

ATTO PRIMO.

_Un salotto elegante, bene illuminato da lampadine elettriche. Una porta in fondo; due porte laterali. Nel mezzo della stanza, fra le altre suppellettili graziose, una doppia poltrona_ dos-à-dos[1]. _Su qualche seggiola e su qualche tavolino, il mantello magnifico e la ciarpa di merletto della contessa Clara, la pelliccia, il cappello, il binoccoletto, i guanti e il bastone del conte Silvio._

[1] _Si badi: le due persone che seggano su questa doppia poltrona devono trovarsi proprio l'una con le spalle all'altra. Si può anche comporla mediante due poltrone con le spalliere combacianti coperte di stoffe e di piccoli cuscini_.

SCENA I.

CLARA _e_ SILVIO, _poi_ UN SERVO.

_Clara_

_(innanzi ad uno specchio, dopo di essersi lungamente mirata)_ Che ne dici? Ti va?

_Silvio_

_(seduto sopra una seggiola a sdraio, fumando una sigaretta)_ Il _Lohengrin_?

_Clara_

No. La mia acconciatura.

_Silvio_

Credevo che tu parlassi ancora del _Lohengrin_. Sì, mi va.... Io poi ho una competenza molto limitata.

_Clara_

Per il ritratto a pastello vorrei posare proprio in questa _toilette_.

_Silvio_

De Negris è un provetto ritrattista... Ti rimetterai al suo parere.

_Clara_

_(sempre mirandosi allo specchio)_ Non ti pare un po' troppo scollata?

_Silvio_

Voltati, fammi vedere. _(Clara si volta. Egli dissimula il fastidio che gli produce la eccessiva scollatura)_ No... Troppo scollata non mi pare....

_Clara_

Guardami bene in faccia.

_Silvio_

Ti guardo.

_Clara_

_(ridendo)_ Ah! ah! ah!

_Silvio_

Che c'è?

_Clara_

I tuoi occhi non hanno la stessa opinione della tua bocca. Sai che dicono essi?

_Silvio_

Sentiamo.

_Clara_

Dicono... dicono: «che indecenza!».

_Silvio_

Nondimeno, io non te ne faccio una colpa! La decenza non è che una diplomazia delle donne, perchè tutto ciò che esse nascondono aumenta di valore. Non è indispensabile, quindi, che alle fanciulle... affinchè possano trovare marito.

_Clara_

Obbedisco alla moda, io!

_Silvio_

Ma la moda per le donne la fanno le donne.

_Clara_

Anche gli uomini, sai.

_Silvio_

Oh! gli uomini, al più al più, fanno la moda per le donne altrui.

_Clara_

Lo vedi, lo vedi che sei scontento!

_Silvio_

Dio mio, se mi stuzzichi, mi fai dire quel che non vorrei dire.

_Clara_

_(rimproverandolo con affetto)_ E credi mi basti che certe cose tu non le dica? Credi male. Io desidero che tu non le dica e non le pensi. _(Si sdraia sopra un canapè.)_

_Silvio_

Sottilizzi sempre, tu. E sottilizzi troppo!

_Clara_

_(col tono con cui si parla ad un bimbo)_ Poverino, poverino! Che pretendono da lui?... Che pretendono? _(Pausa.)_ Qui... vicino a me... vicino a questo mostro di moglie....

_Silvio_

_(va a sederle accanto)_

_Clara_

_(lisciandogli la barbetta)_ Passa?

_Silvio_

Tranquilla!...

_Clara_

Passa?

_Silvio_

Cosa passa?

_Clara_

Il malumore per la scollatura?

_Silvio_

_(sorridendo bonariamente)_ Eh, sì! Il malumore passa..., ma la scollatura resta.

_Clara_

Via, chiudi un po' gli occhi....

_Silvio_

Preferirei, veramente, che li chiudessero gli altri. Ma purtroppo!... _(Sospirando, si alza)_ Di': non è l'ora d'andare?

_Clara_

Sì: va pure.

_Silvio_

E tu?

_Clara_

Io aspetto Ricciardi. L'ho pregato di accompagnarmi.

_Silvio_

_(con falsa disinvoltura)_ Sicchè... posso andare?

_Clara_

Ma sì.

_Silvio_

_(lentissimamente, prende il cappello, la pelliccia, i guanti, il binoccoletto, il bastone. Poi, ad un tratto, rimette tutto sopra un mobile. Poi, riprende la pelliccia e adagio adagio l'indossa. Poi, riprende il bastone, il binoccoletto, i guanti, il cappello.)_ Dunque, vado!... _(Indugiando)_ Buona sera, eh?

_Clara_

Verrai a farmi una visita, o resterai tutta la serata, come al solito, sprofondato nella tua poltrona?

_Silvio_

Se non ci sarà troppa gente nel tuo palco, verrò. _(Si avvia per andarsene.)_

_Clara_

_(quando egli è giunto all'uscio in fondo)_ Silvio!...

_Silvio_

Clara? _(Ritorna.)_

_Clara_

Che è?

_Silvio_

Non mi hai chiamato?

_Clara_

No. Ho semplicemente pronunziato il tuo nome: «Silvio», così, per tenerezza: non t'ho mica chiamato...

_Silvio_

Avevo creduto....

_Clara_

Va, va.

_Silvio_

_(arriva un'altra volta sino all'uscio: si sofferma)_.... E se Ricciardi non venisse?...

_Clara_

Verrà, verrà.... Oh! non dubitare, verrà.

_Silvio_

Però... non sarebbe meglio che aspettassi anch'io?

_Clara_

Sarebbe meglio, perchè?

_Silvio_

Perchè... se, per una circostanza qualunque, egli non venisse, t'accompagnerei io: è semplice.

_Clara_

Ti assicuro che verrà....

_Silvio_

D'altronde, si potrebbe andare tutti insieme....

_Clara_

_(recisa)_ Questo, poi, no!

_Silvio_

In fin dei conti, non t'ho detto nulla di così strano.

_Clara_

Silvio! Silvio! Che hai stasera? Che significa questa recrudescenza?

_Silvio_

Recrudescenza di che?

_Clara_

Di che? Lo vuoi proprio sapere? Lo vuoi proprio sapere? Recrudescenza di... ge-lo-si-a.

_Silvio_

Io, geloso!

_Clara_

Tu geloso, sì, tu, tu! E ciò non va bene! Di tanto in tanto, caro Silvio, tu dimentichi il nostro patto.

_Silvio_

Io lo ricordo e lo mantengo.

_Clara_

Tu non lo mantieni niente affatto!

_Silvio_

_(col pretesto della briga, ritorna di nuovo, molto felice di restare)_ E io ti ripeto che lo mantengo. Oh bella! Dov'è questa mia famosa gelosia? Tu vai, vieni, fai quello che ti pare e piace.... Io non sono mai vicino a te.... Il tuo salotto è sempre pieno di giovanotti.... Te li conduci a teatro, te li conduci alla passeggiata, te li metti in carrozza, a tutte le ore, coi loro grandi carciofi all'occhiello e con quell'aria sfiaccolata di conquistatori esausti.... Ti scrivono delle lettere, tu ne scrivi a loro, e io non so che diamine avete da scrivervi dopo che vi siete visti quattro volte in una giornata!... Essi ti circondano, ti sequestrano, ti assediano, ti mangiano con gli occhi, ti esaminano dalla testa ai piedi e... dai piedi alla testa, ti chiamano confidenzialmente: Clara: Clara, _tout-court_, così come chiamerebbero una di quelle donnine a cui..., quando non possono dare altro, si contentano di dare del _tu_... e io? Io, zitto: lascio fare, lascio dire, e non un lamento, non un rimprovero, non un'osservazione, e, con una santa pazienza, aspetto ch'essi ne abbiano abbastanza per ricordarmi d'essere tuo marito. Era questo il programma della nostra vita? Era questo il programma enigmatico proposto... cioè, che dico?..., _imposto_ da te? E io mi ci sono uniformato....

_Clara_

Per forza....

_Silvio_

Ma giacchè vedo che è stato inutile, sì, te lo voglio dire: la corte di Gino Ricciardi m'impensierisce, mi secca. Egli è più vanesio, ed è forse meno imbecille degli altri. Anzi... è un giovane intelligente, esperto, simpatico, colto, infarinato d'arte e di letteratura, ed è abituato a non farsi canzonare. Sicuro! Gino Ricciardi è un pericolo:... è un pericolo anche per una donna onesta.

_Clara_

Anche per me?

_Silvio_

Un uomo non sarebbe pericoloso se non lo fosse per tutte le donne!

_Clara_

E una donna non sarebbe onesta se non lo fosse per tutti gli uomini! _(Pausa.)_ Ma già, perchè discutere? _(Severa, nervosa)_.... Forse, non ci tengo neppure a essere una donna onesta, e non so neppure se lo sono. Ti sposai solamente perchè t'amavo; ti sono fedele solamente perchè t'amo. Se questa è onestà, io sono onesta. _(Sempre acre, sempre nervosa)_ E del resto, tu lo sai, tu lo comprendi come e quanto io t'ami. Se tu non lo comprendessi più, io non ti amerei più. Ed è questa, in fondo, la chiave del sedicente enigma. Non mi basta, no, che tu non sembri geloso; è necessario che tu non lo sii. Il nostro patto dovea consistere non soltanto nella forma, ma anche nella sostanza. «Io, fedele; tu, fiducioso....» Ma tu, a quale programma ti sei uniformato? Sciocco! Credi tu che io non m'accorga delle tue continue indagini e di tutto ciò che fai allo scopo di ricostruire minutamente la mia giornata, di controllare quel che ti racconto, di tenermi d'occhio, di spiarmi?

_Silvio_

Di spiarti?!...

_Clara_

Di spiarmi, e peggio ancora. Un mese fa hai perfino aperta una lettera diretta a me!

_Silvio_

Clara!

_Clara_

Eppure, finsi di niente, perchè... _(con un moto d'orgoglio e di gentilezza pietosa)_ perchè mi facesti pietà. Ma, bada, Silvio. Te lo avvertii quando eravamo sposati da pochi giorni e te lo avverto ora, solennemente, per l'ultima volta: la gelosia, a lungo andare, mi renderebbe infelice, e la infelicità potrebbe rendermi colpevole. Tanto, il mio carattere non so cambiarlo. Sono nata così. Io non commetterò mai neanche un peccato di pensiero; ma non rinunzierò mai alla mia innocua libertà!... Sono civetta? Meglio! La civetteria di una moglie serve a tante cose! -- Prima di tutto la civetteria è la valvola di sicurezza dell'onestà femminile, e poi è un eccellente regime per guarire la gelosia d'un marito. Ti sono e ti sarò fedele illimitatamente; ma saresti indegno di questa mia fedeltà se tu mi offendessi col dubbio, con la diffidenza, col sospetto. E, vedi, _(molto energica)_ ti giuro che il giorno in cui tu osassi d'accusarmi davvero, io -- mettitelo bene in mente, Silvio -- io mi risolverei a tradirti davvero. E adesso vattene a teatro, e arrivederci.

_(Un silenzio.)_

_Silvio_

_(umile)_ Arrivederci. _(Indugiando ancora)_ Ora, sei in collera con me?...

_Clara_

Non sono in collera, no.

_Silvio_

Mi perdoni?

_Clara_

Ti ho già perdonato: e ti perdonerò anche meglio....

_Silvio_

_(con ansia affettuosa)_ Quando?

_Clara_

Più tardi, più tardi....

_Silvio_

Ma quando?

_Clara_

... Te lo dico all'orecchio....

_Silvio_

Dimmelo forte: non c'è nessuno.

_Clara_

Come! Ci sei tu in frac e cravatta bianca, e ci sono io in gran _toilette_. In questi abiti, non si è mai veramente soli.

_Silvio_

E allora dimmelo all'orecchio.

_Clara_

_(gli dice qualche cosa all'orecchio con graziosità intima e birichina.)_

_(Tutti e due ridono molto vivacemente.)_

_Clara_

Ti conviene?

_Silvio_

Altro che mi conviene!... _(Continuando a ridere)_ Che matta!...

_Un servo_

_(annunzia)_ Il signor Ricciardi. _(Via.)_

_Clara_

L'uomo del pericolo!

_Silvio_

Io te lo lascio tutto intero... sai... e me ne fuggo... perchè non vorrei che egli s'illudesse di darmi delle preoccupazioni.... _(Si avvia precipitosamente.)_

SCENA II.

GINO RICCIARDI, CLARA, SILVIO.

_Silvio_

_(incontrandosi con Gino Ricciardi ed esagerando eccessivamente la fretta)_ Oh! caro Gino... ti aspettavamo..., cioè, mia moglie t'aspettava.... Io corro.... Non voglio perdere neanche una nota....

_Ricciardi_

Ma un momento... non scappare così ...

_Silvio_

Ho fretta... ho fretta.

_Ricciardi_

È inutile d'aver fretta: il _Lohengrin_ di stasera è andato a monte.

_Silvio_

_(fermandosi)_ Davvero?

_Ricciardi_

_(stringendo la mano a Clara)_ L'ho saputo un'ora fa.

_Clara_

E invece del _Lohengrin_?

_Ricciardi_

Invece del _Lohengrin_... mi hanno annunziata la solita _Gioconda_.

_Clara_

Ah, io ve la regalo! Preferisco starmene in casa. Meno male per Silvio, a cui la _Gioconda_ piace.

_Silvio_

No... in verità... non ho mai detto che la _Gioconda_ mi piace.

_Ricciardi_

A me lo hai detto.

_Silvio_

L'ho detto a te?!

_Clara_

_(guarda Silvio significativamente, avvertendolo così di non cercare pretesti per rimanere.)_

_Silvio_

_(intende.)_

_Ricciardi_

_(celiando)_ Tante volte!

_Silvio_

_(celiando anche lui, ma a malincuore)_ Se tu mi assicuri... che io sono entusiasta della _Gioconda_, me la vado subito a godere.

_Clara_

Divèrtiti. E ti raccomando le danze.

_Silvio_

Nella _Gioconda_ non c'è che la danza... delle _Ore_.

_Ricciardi_

Bada: ore carine, ma _perdute_.

_Silvio_

Per conto mio, molto perdute!... Buona sera!

_Ricciardi_

Buona sera!

_Silvio_

_(esce.)_

SCENA III.

CLARA _e_ RICCIARDI.

_Clara_

_(sedendo)_ Venite qua, Gino. Avvicinatevi.

_Ricciardi_

_(resta in piedi, lontano.)_

_Clara_

Avvicinatevi.

_Ricciardi_

Non troppo, Clara. Stasera siete....

_Clara_

Sono?... Come sono?

_Ricciardi_

Stasera avete....

_Clara_

Cosa ho? _(Guardandosi)_ Nulla più del solito.

_Ricciardi_

_(accennando appena con un gesto alla scollatura)_ Anzi... qualche cosa di meno....

_Clara_

Vi turba? Rimedieremo. Prendetemi quella ciarpa.

_Ricciardi_

_(prende la ciarpa di merletto che era sopra una sedia)_ Questa?

_Clara_

Sì, questa.

_Ricciardi_

_(gliela porge.)_

_Clara_

_(senza prenderla)_ Copritemi le spalle.

_Ricciardi_

Solamente... le spalle?

_Clara_

Sbrigatevi, e finite di dire delle sciocchezze!

_Ricciardi_

_(le avvolge la ciarpa di merletto intorno al collo con molta lentezza e con lo sguardo argutamente indiscreto.)_

_Clara_

Mio Dio! Come siete lento!

_Ricciardi_

Se fossi cieco, potrei essere più svelto. Ecco... È fatto. _(Sospira.)_

_Clara_

Sedete. Parlate. Vi confesso che avrei preferito il _Lohengrin_ a voi. Ma vi confesso pure che esclusivamente voi potete in certo modo sostituirlo. Siete mezzo poeta, e nelle vostre parole c'è sempre un po' di musica. Parlate.

_Ricciardi_

_(siede)_ Ma poichè _Lohengrin_ è costretto ad andarsene quando rivela il suo segreto, io, che non ho l'intenzione di andarmene, mi guarderò bene dal rivelare il mio.

_Clara_

Voglio sapere il segreto.

_Ricciardi_

Vi ripeto che non ho punto l'intenzione d'andarmene.

_Clara_

Garantisco che resterete.

_Ricciardi_

Promettetemi che, in ogni caso, sarete voi che mi obbligherete a restare.

_Clara_

Ve lo prometto! Fuori il segreto!

_Ricciardi_

Il segreto è che... il segreto è che io ho detto una bugia.... Stasera, al San Carlo, niente _Lohengrin_... e niente _Gioconda_.

_Clara_

E che spettacolo c'è?

_Ricciardi_

Nessuno. Raffreddore generale a porte chiuse.

_Clara_

_(in collera)_ E perchè avete mentito?

_Ricciardi_

Perchè?... Perchè, vedendo che vostro marito era molto disposto ad andare a teatro, io, che volete?, non ho avuto il coraggio di rinunziare... alla sua assenza.

_Clara_

Ma io non vi permetto di trattare mio marito come un fanciullo; no, non ve lo permetto!...

_Ricciardi_

Ecco, vedete, ora state lì lì per mandarmene via.... Se ve l'ho detto che dovevo tacere....

_Clara_

Non vi mando via; ma voi sarete punito lo stesso. E sapete come?... Silvio sospetterà la ragione della vostra bugia, e tornerà subito.

_Ricciardi_

Non è geloso, e non sospetterà.

_Clara_

Tutt'i mariti sono gelosi quando _non_ sono stati traditi.

_Ricciardi_

E vi dà delle noie la sua gelosia?

_Clara_

Non me ne dà, ma io me ne piglio.

_Ricciardi_

Ecco un inconveniente che voi potete eliminare con molta facilità. Se è vero che i mariti sono gelosi proprio quando _non_ sono traditi, per ottenere che il vostro _non_ sia geloso basterà... che prendiate un piccolo provvedimento.

_Clara_

Tradirlo!

_Ricciardi_

Appunto!

_Clara_

Con voi!

_Ricciardi_

Con me, o con un altro. Io preferirei, s'intende, e lo faceste con me.

_Clara_

Avete ragione, mio caro Gino; ma non c'è nulla di più incomodo che un tradimento.

_Ricciardi_

Non vi ci siete, finora, provata.

_Clara_

Chi ve l'ha detto?

_Ricciardi_

Ne sono convinto.

_Clara_

E mi fate la corte!

_Ricciardi_

Naturale!

_Clara_

Perchè me la fate?

_Ricciardi_

Perchè vi amo!

_Clara_

Senza speranze....

_Ricciardi_

È sempre probabile che accada precisamente quel che non è mai accaduto!

_Clara_

Ma, qualche volta, non è accaduto precisamente, _(sottolineando)_ quel che non può mai accadere.

_(Un silenzio.)_

_Ricciardi_

_(accostandosele di più)_ Vi sentite così forte, Clara?

_Clara_

Fortissima!

_Ricciardi_

Proprio?

_Clara_

Inespugnabile!

_Ricciardi_

Addirittura!? _(Pausa.)_ Mi permettete... -- per una vostra indulgente concessione di gran signora dello spirito -- mi permettete di dirvi tutto quello che penso?

_Clara_

Ve lo permetto.

_Ricciardi_

_(con un piccolo gesto descrittivo)_ Anche se io debba rasentare... l'impertinenza?

_Clara_

Rasentate _(imitandone il gesto)_... quel che volete.

_Ricciardi_

Voi vi sentite forte; ma -- scusate -- in che consiste la vostra forza?

_Clara_

Ho da rispondere?

_Ricciardi_

No. Rispondo io.

_Clara_

Ottimo metodo per discutere!

_Ricciardi_

La vostra forza, Clara, non consiste che nel sapervi debole.

_Clara_

Se desiderate ch'io capisca, siate più limpido.

_Ricciardi_

Mi spiego. Guardatemi negli occhi....

_Clara_

«Che sono tanto belli!»

_Ricciardi_

Non scherziamo!

_Clara_

Dunque?

_Ricciardi_

Voi siete inespugnabile, perchè il vostro nemico non è mai in condizione di circuirvi, di assediarvi, di assaltarvi: non è mai in condizione di... aprire la breccia.

_Clara_

Al contrario! Io vivo in un permanente stato d'assedio. Non faccio che circondarmi di seduttori. Mi fareste l'offesa di non accorgervi della mia civetteria?

_Ricciardi_

Ci tenete?

_Clara_

Ci tengo.

_Ricciardi_

Me ne dispiace tanto, perchè ho da dirvi che, vostro malgrado, voi non appartenete alla categoria delle... delle civette autentiche. Voi siete migliore di esse, cioè più donna, cioè più affine all'uomo, cioè più attratta da lui, cioè... più pericolante. Esse, vedete, osano tutto; eppure non c'è caso che caschino. Hanno il potere e lo serbano. Diamine! Una civetta che finisce con l'avere un amante è come un sovrano che abdica. Voi, invece, non lo avete per la semplice ragione... -- perdonatemi se abuso del permesso di rasentare l'impertinenza -- voi non lo avete per la semplice ragione che... lo evitate. Infatti, quali sono gli esperimenti della vostra resistenza? Quali sono? Il vostro _boudoir_ è sempre pieno di troppa gente; e quando non c'è la gente, ci sono le porte aperte, il che è lo stesso; le vostre passeggiate non le fate che al cospetto del mondo; le vostre conversazioni non possono avere mai niente d'intimo e non possono esporvi agli attacchi dell'altrui sapienza e dell'altrui valore....

_Clara_

Non c'è che dire: parlate assai graziosamente!

_Ricciardi_

_(continua, ascoltandosi)_ Vantate la vostra impassibilità? Non ne avete il diritto. Di quale seduzione avete voi trionfato? Quattro chiacchiere, una stretta di mano, uno sguardo, un mazzo di fiori, un _tête-à-tête_ in carrozza aperta nelle ore in cui le vie rigurgitano.... Oh! queste cose non sono una seduzione. Ed io, per esempio, che vi faccio la corte e che non ho nessuna voglia di rinunziare a voi, quale ragione ho d'esser convinto della vostra inespugnabilità? Voi sfuggite tutte le occasioni in cui io sarei -- lo dico con una frase da tenore -- «nella pienezza dei miei mezzi»; voi sfuggite tutte le occasioni in cui _io_ potrei essere _io_; -- voi insomma, presentite dove e come e quando comincerebbe la vostra debolezza: ed ecco, vi ripeto, ecco qual'è la vostra forza.

_Clara_

Sicchè, concludiamo: io ho paura di voi.

_Ricciardi_

Non lo so, ma nulla m'impedisce di crederlo.

_Clara_

Se vi fa piacere di crederlo, accomodatevi pure.

_Ricciardi_

Lo vedete! Vi schermite. Se foste sicura di voi stessa, mi sfidereste.

_Clara_

Dio buono! Sarebbe crudele e superfluo defraudarvi d'un trionfo immaginario!

_Ricciardi_

Attenta! Ciò che dite è arguto, ma vi denunzia sempre più debole. Scommetto che se v'invitassi a disilludere la mia immaginazione, voi rifiutereste l'invito.

_Clara_

Come siete complicato stasera! Via, semplifichiamo.

_Ricciardi_

Semplifichiamo. Volete dimostrarmi, realmente, di sapermi respingere?

_Clara_

O che! Parlate sul serio?

_Ricciardi_

E se parlassi sul serio?

_Clara_

Mi divertirei un mondo.

_Ricciardi_

E acconsentireste a darmi una prova?

_Clara_

Senza dubbio.

_Ricciardi_

Posso farvi la mia proposta?

_Clara_

Fatela.

_Ricciardi_

Non ve ne pentirete?

_Clara_

Non me ne pentirò. Fatela!

_Ricciardi_

Ebbene, vi propongo... di venire in casa mia!

_Clara_

In casa vostra?

_Ricciardi_

In casa mia.

_Clara_

_(scoppiando a ridere)_ Ah ah ah!... la gran prova non è che questa?

_Ricciardi_

Abito solo.

_Clara_

Benissimo.

_Ricciardi_

Vi troverete per la prima volta vicino a me, in un ambiente segreto, fra quattro mura, senza testimoni....

_Clara_

Benissimo.

_Ricciardi_

Senza porte aperte....

_Clara_

Benissimo.

_Ricciardi_

Senza difesa!

_Clara_

Benissimo.... E poi?

_Ricciardi_

E poi... e poi vedremo. Accettate?

_Clara_

_(ridendo sempre più forte)_ Sicuro che accetto. Ah! ah! ah!

_Ricciardi_

Ma che! Voi non verrete!

_Clara_

Ed io vi dico che ci verrò.

_Ricciardi_

Su, dunque: quando verrete?

_Clara_

Domani.

_Ricciardi_

L'ora?

_Clara_

Alle due?

_Ricciardi_

Alle due.

_Clara_

Le armi?

_Ricciardi_

Le sceglieremo sul terreno!...

_Clara_

Sta bene!

_Ricciardi_

_(ammonendola, diffidente)_ Contessa Clara!...[2]

[2] _Nota per gl'interpreti._ -- Dalle parole: «_Via, semplifichiamo_» fino alle parole: «_Contessa Clara_» il dialogo dev'essere un crescendo di animazione, di vivacità. Le battute debbono essere legatissime e scoppiettanti.

_Clara_

Signor Gino!... Sino a domani, è vero, voi potete dubitare di tante cose, ma della mia parola... no!

_Ricciardi_

È giusto....

_Clara_

Grazie!

_Ricciardi_

_(galantemente, alzandosi)_ E adesso, è necessario separarci.

_Clara_

Separarci?!

_Ricciardi_

Quando è corsa una sfida, i due avversari non hanno più nulla da dirsi, e non _debbono_ dirsi più nulla.

_Clara_

Perfettamente. _(Si leva e lo congeda con una profonda e lunga riverenza settecentesca.)_ Signore...

_Ricciardi_

_(inchinandosi caricatamente)_ Contessa....

_Clara_

A domani?

_Ricciardi_

A domani. _(Sta per uscire. -- Silvio entra.)_

SCENA IV.

SILVIO, CLARA, RICCIARDI.

_Ricciardi_

Oh!...

_Silvio_

Destinàti ad incontrarci sempre sul peggio passo: quello dell'uscio.

_Ricciardi_

_(un po' imbarazzato)_ Già di ritorno?

_Silvio_

_(ingoiando un po' di rabbia e fingendo di celiare)_ Sai, per istrada, mi sono accorto che decisamente la _Gioconda_... non mi piace.

_Ricciardi_

Va là, che avrai trovato il teatro chiuso.

_Silvio_

Eh eh!... Come hai fatto a indovinare?

_Ricciardi_

Anche l'altra sera dapprima si mutò cartello, e poi si tolse completamente.

_Clara_

Bisognerebbe protestare.

_Silvio_

_(alquanto acre)_ Sì, bisognerebbe protestare...; ma per questa volta... non protesteremo.

_Ricciardi_

Ci vediamo al club?

_Silvio_

Per ora, rimango in casa: ho un po' d'emicrania.... E te ne vai così presto?

_Ricciardi_

Un momento fa tua moglie mi ha messo alla porta.

_Clara_

Non è vero. Si è messo alla porta da sè.

_Silvio_

_(a Ricciardi, con esagerazione)_ Ma resta, resta ancora un poco.

_Ricciardi_

No, Silvio, me ne vado....

_Silvio_

Te ne prego. Anche Clara te ne prega.

_Clara_

Io, no.

_Silvio_

_(sinceramente sorpreso)_ Oh!

_Clara_

Per una ragione che non posso dire, io stasera... non debbo più parlare con lui.

_Silvio_