In Egitto: La caccia della jena

Part 3

Chapter 3709 wordsPublic domain

— Plinio dice molte stranezze credute ai suoi tempi, ed è citato da tutti gli autori moderni: parla dell'ermafrodismo della jena, della sua imitazione del vomito e della voce umana, dice che ha la colonna vertebrale tutta d'un pezzo, che la sua ombra fa muti i cani, che ogni animale cui abbia girato intorno tre volte diventa immobile, e che colla leonessa fa un prodotto spurio chiamato corocotta, strana bestia, chè fra le altre singolarità avrebbe, senza gengive, invece di denti un osso in cerchio. E non s'accorge di aver dato prima lo stesso nome di corocotta ad un altro animale, non meno strano, che egli dice venuto dal cane e dal lupo. Aristotele parla della jena quattro volte nelle sue opere: nella storia degli animali ne parla due volte, e una nei libri della generazione degli animali; fa vedere il motivo per cui si crede falsamente questo animale ermafrodito, e dà della jena una descrizione assai esatta. Egli dice che si prendono molto più jene maschi che non femmine, dacchè un cacciatore gli ha narrato d'aver trovato, in undici di questi animali, una femmina sola. In un altro libro, assai men letto, e che non è certo che sia suo, ove il grande filosofo non la fa più da osservatore, ma parla _delle mirabili cose che si sentono dire_, narra la storiella dell'azione dell'ombra della jena.

— Non mi pare che tutto questo debba essere molto dilettevole.

— Allora parlate della prima comparsa della jena in Europa sotto l'imperatore Gordiano, oppur delle jene fossili scoperte anche in America.

— Peggio che mai. Vedo che convien ch'io dipinga maestrevolmente la mia caccia, perchè il capitolo mi riesca brillante.

— Ma si può sapere finalmente come la volete fare, questa caccia?

— Voglio legare una pecora ad un palo nei siti ove la jena suol venire di notte, e voglio che noi ci appiattiamo per tirarle sopra. Questa stessa notte dobbiamo farlo; non mi dite di no, se no andrò solo.

— Se andaste solo, avreste una grande probabilità d'essere spogliato ed ammazzato dai Beduini, poi mangiato dalla jena la notte seguente. Ma io disporrò le cose per bene. Farò venire un beduino con noi, e così saremo sicuri; a voi darò, in luogo del vostro schioppo, la mia carabina; andremo a legar la pecora e passar la notte sotto un palmeto alla distanza di un'ora di qui: ma la jena non verrà a mangiare la pecora viva.

— Oh verrà certo, non dubitate...

Mentre stavamo così parlando, il sole si oscurò a un tratto; ed allora appena il moazino aveva finito di cantare il canto dell'Asser, cioè erano le tre pomeridiane.

— È un nuvolone che passa, mi disse il mio interlocutore.

Andai fuori, e bentosto lo chiamai perchè venisse a vedere la cagione di quell'improvviso abbuiarsi del sole: era uno stormo innumerevole di cavallette, le famose cavallette d'Egitto, che passavan volando: fecero velo al sole per un'ora.

Era la notte splendida di stelle, e stavamo sdraiati, fumando la pipa, sotto il palmeto: la pecora legata al palo, poco discosto da noi, si divincolava mandando gridi lamentevoli.

— Sentite, dissi al signor Oscar, io mi voglio sdraiare sulla stoia, e addormentarmi, come già hanno fatto il vostro interprete e il beduino: voi guardate le stelle, fate un'ode, se vi riesce, e quando vedete la jena svegliatemi. Buona notte.

Il lamento della povera pecora mi suonò negli orecchi finchè m'addormentai.

Non s'era ancor desta l'alba quando mi svegliai e volsi gli occhi intorno a me. Il signor Oscar Verdier dormiva, Mohammed-effendi dormiva, il beduino dormiva.

Guardai dalla parte dove avevamo legato la povera pecora, che mi aveva tanto impietosito.

La pecora dormiva.

Il signor Oscar Verdier morì un mese dopo, assassinato una notte in Alessandria da due Greci, che lo trassero in trappola, promettendogli d'introdurlo in un harem. Il console generale di Francia andò in furia. Il bascià promise una splendida riparazione, e disse al capo della polizia che se prima di mezzogiorno giustizia non fosse fatta, egli avrebbe fatto mozzare a lui la testa. Il capo della polizia mandò a prendere un fellah, e lo fece impiccare immediatamente.

Il console di Francia si dichiarò soddisfatto.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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