Part 15
Pensiamo se al primo segno di un precursore, al primo riconoscimento della sua antichità, il Cesnola dovette fremere di curiosità e d'impazienza. E quando il cunicolo gli si chiuse di colpo, ed apparve chiaro che l'ignoto cercatore aveva abbandonato l'impresa, quanti pensieri, quanti misteri gli si affacciarono alla mente! Deliberò tosto di internarsi più oltre nelle viscere della terra. Ma il lavoro gli riusciva arduo e lento. Approfondatosi di altri cinque metri, non trovò nulla che lo incoraggiasse a proseguire. Doveva anch'egli desistere? Lo avrebbe fatto di certo se le traccie lasciate dal precedente esploratore fossero state recenti. Nessuna meraviglia che un ignorato archeologo, avesse tentato di interrogare a fondo quelle rovine. Ma l'antichità non conosceva archeologi. L'uomo che a rischio della vita era penetrato in quelle latebre, doveva obbedire non ad una generica, ma ad una consapevole e determinata curiosità. Egli doveva o conoscere di certa scienza, od argomentare con plausibile ragioni, l'esistenza di qualche locale sotterraneo, contenente forse qualche prezioso deposito. Forse nel crollo dell'edifizio s'era otturato l'imbocco del cunicolo conducente a quella cripta, forse le macerie ammucchiate, i grossi massi difficili a rimovere, lo avevano persuaso di raggiungere il cunicolo per altra via fra materiali di minore resistenza. Era anche possibile che lo scavo si fosse tentato quando ancora il tempio rendeva intatto il suo culto alla divinità. Curio è vantata colonia argiva. Ma tradizioni remotissime, la vogliono fondata da quel Cinyra, che presso gli annalisti greci personifica la razza fenicia. Quando sul cominciare del quinto secolo innanzi Cristo, le principali città greche dell'isola sorsero contro Dario, il re di Curio, Stesenore, tradì la causa nazionale, e si alleò ai re fenici ed all'esercito persiano. È lecito supporre che nell'imminenza della guerra, o Stesenore stesso, od i sacerdoti, avessero scavato delle cripte nella roccia viva, e vi avessero nascosto quanto il tempio conteneva di più prezioso. L'ignoto cercatore sarà egli stato, un ufficiale del re, od un sacerdote? Mille romanzesche ipotesi travagliavano la mente del Cesnola, oramai avvezzo alle sorprese di quella terra fortunosa. Cedere ad una prima disdetta era demeritare dalla fortuna. Bisognava strappare alle tenebre il loro secreto, e pervenire ad ogni costo, oltre la crosta terrosa fino alla roccia viva.
Finalmente a otto metri dal pavimento, gli scavatori imboccarono uno stretto passaggio che li condusse ad una porta chiusa da una sottile lastra di pietra. Rimosso l'ostacolo, riuscirono in una piccola stanza piena fino alla volta del terriccio filtrato per le fenditure del monte. Seguivano tre altre simili grotte, similmente ripiene. Allo sgombero del territorio, occorse oltre un mese di febbrile ed irritante lavoro. Usavano, per ragioni di prudenza, lasciare a fior di terra uno spessore di mezzo metro all'incirca, che era poi rimosso con meticolosa cautela, sapendosi per lunga esperienza che gli oggetti preziosi giacevano sul fondo. Un giorno il Cesnola tastando con un regolo quell'infimo strato, venne ad urtare in un corpo duro. Era un braccialetto d'oro. Le sue fantasiose previsioni si trovavano avverate. Egli aveva posto mano sul tesoro sotterraneo indisturbato custode, per tanti secoli, delle offerte votive e delle domestiche ricchezze che i privati confidavano al santuario, innanzi di movere alla guerra o di salpare per lunghe navigazioni.
La storia non ricorda altra raccolta di gioielli e di oggetti preziosi pareggiabile al tesoro di Curium. Braccialetti d'oro massiccio, anelli, orecchini, amuleti, fiale, spilloni, spille, collane d'ogni forma e di raro lavoro. Cristalli di roccia, cornaline, onici, agate, tutte le varietà delle pietre preziose, e ancora figurine di cotto, vasi d'argilla, lampade, tripodi, candelabri, armi, vasellami d'argento, coprivano da oltre venti secoli, il suolo di quei plutonici saccelli.
Oltre la quarta stanza, si apriva un cunicolo simile a quello che immetteva nella prima. Se non che la volta rocciosa, andava in breve abbassandosi, così da doverlo percorrere carponi. Vi penetrarono muniti di candele il Cesnola ed il capo degli scavatori strisciando fra le anguste pareti e ne ritrassero sette caldaie di bronzo, ultima presa. L'aria venne ben presto a mancare, le candele si spensero, un calore soffocante mozzava il respiro, gli esploratori dovettero rinculare senza toccarne il fondo.
Il Cesnola si partì di Cipro, per non tornarvi, la primavera del 1876. Il suo nome apparteneva ormai alla storia, nè gli era lecito sperare maggiori venture. I musei d'Europa, si disputarono il tesoro di Curium, come già i cimelii di Dali e di Golgos. Ma ognuno voleva far la sua cernita ed al Cesnola premeva che la raccolta durasse intera. Era interesse della scienza che non ne andasse dispersa l'unità, era legittimo desiderio dello scopritore che unita attestasse il suo nome. Intervenne una seconda volta il _Metropolitan Museum_ di New-York che l'acquistò al prezzo di sessantaquattromila dollari, impegnandosi a raccogliere insieme colla prima in apposite sale intitolate al Cesnola, cui venne affidata la Direzione del Museo.
Da quel giorno il nostro concittadino, vive in New-York, dove ampliò, arricchì ed ordinò il _Metropolitan Museum_ così da farne uno dei primissimi del mondo. Le maggiori accademie scientifiche d'Europa, fecero a gara a quale più l'onorasse; gl'Italiani residenti nell'Unione ricorrono a lui quale a patrono. Egli vive in serena e studiosa operosità, grato alla nuova patria, pieno il cuore di vivissimo affetto per la nativa. Il suo maggior desiderio è di rivedere ancora una volta, gli amici d'Italia, e le dolci pendici del canavese. Contava di venirci l'anno passato per l'Esposizione di Torino, ma la guerra di Cuba lo trattenne, antico soldato, in New-York. Ben torni il prode uomo alla sua terra. La vita ch'egli condusse in America, l'esempio della sua rettitudine, della sua attività instancabile, del suo indomabile coraggio, la prova dell'elettissimo ingegno, giovarono al prestigio del nome italiano negli Stati Uniti, assai più che un trattato d'amicizia, o non so quale altra diplomatica fatica. Tutta la sua vita e l'ingegno e la tempra dell'animo hanno un nobile geniale carattere di italianità, esprimono accoppiata ad una energia insuperabile, quella grazia latina che sembra, rendere agevoli le più ardue imprese. Egli fu caro alla fortuna, perchè degno in tutto e sempre di conseguirne i favori.
FINE.
INDICE
CAP. I. — A bordo della Bretagne Pag. 5 CAP. II. — New-York » 27 CAP. III. — L'intemperanza degli americani » 53 CAP. IV. — I Bars e l'alcoolismo » 71 CAP. V. — Un'intervista. — Divagazioni — Altre interviste » 91 CAP. VI. — Da New-York al Niagara » 131 CAP. VII. — Gli italiani negli Stati Uniti » 159 CAP. VIII. — Chicago e la sua colonia italiana » 195 CAP. IX. — Due italiani in America » 229
Milano — Tip. Edit. L. F. COGLIATI — Corso P. Romana, 17
ANZOLETTI LUISA. — M. G. Agnesi _e il suo tempo_, pag. 495 L. 4 50 BARBIERA comm. RAFFAELE. — Immortali e dimenticati, pag. VIII-488 » 4 — BELLEZZA prof. PAOLO. — Genio e follia di Manzoni, pag. 251 » 5 — BONGHI R. — Le Stresiane, annotate da G. MORANDO, p. 200 » 4 — BONOLA avv. G. — Lettere inedite di Rosmini e Manzoni, pag. 608 » 4 — BONOMELLI mons. GEREMIA, Vescovo di Cremona. — Tre mesi al di là delle Alpi, pag. VIII-464, 2.ª edizione » 3 50 BOURELLY magg. cav. GIUSEPPE. — La battaglia di Abba Garima, pag. XVI-693 » 5 — CARCANO GIULIO. — Memorie di grandi e d'amici, p. 592 » 4 — DELEDDA GRAZIA. — Anime oneste, con prefazione di RUGGERO BONGHI, pag. 335 » 3 — DEL LUNGO comm. prof. ISIDORO. — Conferenze su Firenze e Dante, pag. 600 » 3 — FABRIS prof. CRISTOFORO. — Memorie Manzoniane, p. 200 » 2 — FERRUGGIA MANZI GEMMA. — Nostra Signora del mar dolce, impressioni d'un viaggio in Amazzonia, pag. 420 » 3 50 FOGAZZARO ANTONIO. — Discorsi, pag. 246 » 3 — FULVIA (_Rachele Saporiti_). — Marco Delinas, pag. 240 » 2 50 GIACOSA GIUSEPPE. — Novelle e Paesi Valdostani, illustrato, pag. VIII-304 » 3 50 ———— Castelli Valdostani, illustrati » 3 50 ———— Impressioni d'America » 4 — GIOVANNINI MAGONIO GEMMA. — Le donne di Casa Savoia, pag. 440 con 32 ritratti » 3 — MALAGUZZI conte F. V. — Pittori lombardi del quattrocento, illustrato pag. XX-254 » 4 — NEERA. — L'Amuleto, romanzo, pag. 200 » 3 50 PANZACCHI comm. ENRICO. — Conferenze e Discorsi, p. 300 » 3 — PIANAVIA nob. ROSALIA. — Tre anni in Eritrea, pag. 339, riccamente illustrato » 5 — SIENKIEVICZ ENRICO. — Ferro e Fuoco. Storia della Polonia, 3.ª ed. illustrata, pag. 600 » 2 50 ———— Sul campo della gloria, romanzo » 3 — SIGNORINA X di X. — Corrispondenza autentica fra due incogniti, 2 vol. di pag. 600 » 6 — STOPPANI ab. ANTONIO. — Da Milano a Damasco, _ricordo di una carovana milanese_, 2.ª ediz. illustrata, p. 664 » 4 50 ———— Il Bel Paese, illustrato, pag. 600 » 2 — VISCONTI-VENOSTA nob. GIOVANNI. — Lo scartafaccio dell'amico Michele, illustrato, pag. 308 » 2 50 ———— Ricordi di gioventù (1847-1860), illustrato » 6 — VENTURINI prof. LUIGI. — L'armaiolo di Milano, p. 375 » 3 —
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Wall Street/Wall-Street, corsia/corsìa, spazi/spazî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Impressioni d'America, by Giuseppe Giacosa