Importanza e risultati degli incrociamenti in avicoltura
Part 3
Negli organi respiratori dei polli ciuffati, stante l'anormalità delle aperture nasali, le sostanze sospese nell'aria vengono mal trattenute e perciò introdotte in eccesso ai polmoni. Per correlazione di sviluppo, la protuberanza ossea ove risiede il ciuffo, quanto più grande sarà, tanto più ampie narici richiederà, quindi emerge per conseguenza che il ciuffo straordinariamente sviluppato per continua elezione artificiale, ha finito per darci animali soggetti a mille malanni. A misura che l'elezione svilupperà l'ampiezza del ciuffo, le vie nasali diventeranno sempre più anormali, ma coll'ampiezza del ciuffo si altera anche l'organo della vista: talvolta si vedono soggetti il cui ciuffo è tanto enorme che le penne anteriori toccano ed offendono l'occhio; in tal caso è umano di tagliarle, tanto più che l'animale non può affatto vedere intorno a sè.
Queste giuste osservazioni, che a suo tempo pubblicai nell'_Allevatore_ di Milano, suscitavano il malcontento di qualche allevatore padovano troppo padovano; così l'amico Mazzon credette d'infliggermi la censura per leso _padovanismo_, ma d'altronde l'eloquenza dei fatti è lì a dimostrare che la padovana a ciuffo ha appunto tutte le pecche che le si attribuiscono: indubbiamente è una splendida e superba razza ornamentale, ma non perciò immune dai gravi difetti che le ho, a ragione, attribuiti.
La _correlazione di sviluppo_, tanto chiaramente illustrata dal Darwin, ha positivamente reso anormale il capo di questo pollo ciuffato, dal momento che si è voluto ottenere sempre più grande il ciuffo.
Mi sono un po' dilungato sulla conformazione particolare del cranio dei padovani per dimostrare che la selezione applicata continuamente ad una caratteristica d'un volatile ci porta a risultati meravigliosi: il ciuffo, l'attrattiva principale della razza padovana, venne continuamente selezionato e perciò il suo volume aumentò tutti gli anni, e continuerà sempre a svilupparsi, finchè sopraggiungeranno tali anormalità per correlazione di sviluppo che la selezione dovrà manifestarsi nel senso opposto, cioè nella diminuzione del ciuffo, senza di che la razza finirebbe per scomparire.
Ecco dunque un altro caso che milita a favore dell'utilità dell'incrociamento delle razze avicole: nel caso che c'intrattiene, la diminuzione del ciuffo, e per conseguenza l'arresto dello sviluppo mostruoso delle aperture nasali e del cranio, non si potrebbero meglio ottenere immediatamente, che incrociando la razza con altra meno ciuffata.
Come variano i polli variano anche i colombi, anzi le differenze osteologiche si manifestano più abbondantemente che nei primi: non mi fermo su questo soggetto che è troppo vasto e non confacente ai limiti di questo lavoro, esclusivamente compilato per illuminare il pratico allevatore.
Le altre specie dell'avicoltura variano molto meno dei polli e dei colombi, anzi ve ne sono di quelle, l'oca p. es. che non hanno variato affatto.
Le cause che determinano la variabilità dei nostri volatili domestici devonsi ricercare essenzialmente nella nutrizione abbondante forse anche nel clima più favorevole di quello naturale alla specie: anche l'incrociamento causa la variabilità degli esseri organizzati, anzi molti autori attribuiscono solamente ad esso tutte le cause della variabilità, ma non vi sarà forse nessun allevatore pratico che potrà accettare siffatta credenza.
Finalmente dirò che la selezione è forse una delle più potenti cause che concorrono alla variabilità dei nostri volatili e credo di averlo sufficientemente esposto cogli esempi ora citati sulla razza padovana.
L'uso aumentato ed il non-uso continuato causano la variabilità delle parti: così, p. es. nei nostri polli le ali furono poco adoperate a cominciare della prima epoca dell'addomesticamento, e perciò attualmente sono alquanto ridotte.
Nella Cocincinese p. es. le ali sono talmente ridotte che i soggetti di questa razza non sanno appollaiarsi negli angoli più elevati del pollaio: per questi aristocratici del pollaio bisogna mettere i posatoi a pochi centimetri dalla terra, se si vuole che questi polli non abbiano a dormire per terra. La nostra gallina italiana invece si appollaia quanto più in alto può, e ciò devesi all'uso più frequente che fa delle sue ali, giacchè, dato il suo carattere vagabondo, niente affatto sedentario come la Cocincinese, essa svolazza per ogni dove per andare in cerca del suo nutrimento, così va sul fienile, al disopra delle siepi e salta i più larghi fossati.
Lo stesso si può dire del piccione messaggero di fronte a quello da carne detto altrimenti mondano.
Vi sono dei colombi mondani talmente pesanti che non volano affatto ed allora i loro nidi occorre che siano per terra. Una varietà di mondani, ora assolutamente o quasi irreperibile, il piccione d'Ascoli, era allevato in quel di Nola specialmente, in quasi tutte le famiglie nelle cucine, e non c'era caso che uno di questi colombi si sollevasse una sola volta dal suolo.
La razza del pollo combattente, allevata per lo passato a scopo esclusivo di combattimento, possiede, stante l'uso continuato che ne ebbe a fare, becco acuminato molto più robusto che in qualsiasi altra razza e tarsi fortemente speronati di straordinaria robustezza; un gallo combattente preso in mano oppone una resistenza e colle ali e coi tarsi a svincolarsi, che non la riscontriamo in nessun altro pollo anche di razza più voluminosa.
4. — Incrociamento delle specie.
k) _Vantaggi e svantaggi in questo genere d'incrociamento._ Nell'incrociamento delle razze avine si guadagna, come ebbi già a dire, molto nella taglia, nella robustezza e nella fecondità e similmente ne è dell'incrociamento fra due specie diverse in merito alla taglia ed alla robustezza, ma non però nella fecondità: di due specie diverse, gli ibridi, riescono sempre sterili. Forse l'aumento di statura sta in relazione coll'inazione del sistema riproduttivo: il vigore che ivi manca si riversa a favore dello sviluppo, ma Darwin dice inaccettabile questo principio poichè certe piante ibride vengono stimolate alla fertilità, incrociandole con specie distinte.[8]
Comunque sia, l'incrociamento fra due specie diverse in taluni allevamenti, nell'equino specialmente, ha importanza capitale, mentre che in avicoltura è poco o nulla praticato e se quì si hanno talfiata degli ibridi ciò devesi unicamente al mero caso. Io sono convinto che pur tuttavia un allevamento speciale, rivolto esclusivamente alla produzione di ibridi, farebbe in taluni casi il tornaconto degli allevatori. Vi sono alcune specie dell'avicoltura che s'incrociano con tutta facilità fra di loro dando ibridi molto commerciabili dalle carni estremamente squisite: perchè dunque non rivolgere la nostra attenzione su questi prodotti che facilmente si potrebbero sfruttare sui mercati dei grandi centri ove, per le grandi mense, per gli alberghi di lusso, i fagiani, le pernici, le faraone vengono profumatamente pagati?
Incroci razionali aventi uno scopo pratico non fanno difetto in avicoltura, così non sono degni di menzione l'incrocio dell'anatra muschiata colla comune, del pollo col fagiano, del pollo colla gallina di Faraone del pollo col tacchino: l'incrocio della tortora col colombo ha solo interesse scientifico.
l) _Incrocio dell'anatra muschiata colla comune._ L'anatra muschiata detta comunemente muta, perchè quasi priva di voce, è caratterizzata dalle caruncole rosse, che ricoprendole la testa, si estendono anche sul becco: queste, molto sviluppate nel maschio, sono rudimentali nella femmina. Nelle parti caruncolate, e sul porta-coda specialmente, risiedono delle glandule che secretano una sostanza dall'odore di muschio, sostanza che comunica alle carni un sapore che non si confà al palato d'ognuno; ma vuolsi considerare che negli animali giovani, che si vogliono macellare appena hanno fatto la croce[9] questo sapore non si avverte affatto. In questo stadio di sviluppo le sedi dell'odore muschioso, non essendo ancora perfettamente formate, le glandule odorose non sono nemmeno spuntate. Del resto basta recidere il collo ed il porta-coda appena si è macellato l'animale o, come taluni praticano, ghigliottinare l'animale vivo per eliminare quasi completamente il sapore del muschio.
Comunque sia, l'allevamento di questo splendido prodotto è molto esteso: in talune regioni d'Italia, come ad esempio nei pressi di Capua, non vi è cortile rustico ove non comparisca l'anatra muschiata in numero preponderante sull'anatra comune, ciò prova che le carni del nostro volatile trovano facile smercio sui mercati e che dunque non sono poi da disprezzare come taluni vorrebbero affermare.
Egli è bensì vero che questa preferenza nasce da due cause essenziali e cioè nella maggiore grossezza dell'anatra muschiata sulla comune, essendo la prima quasi di doppio volume della seconda e di più nelle facilitazioni dell'allevamento: l'anatra muschiata cresce benissimo, come l'oca, anche senza la grande vasca d'immersione, non così l'anatra comune. Nei cortili rustici, ove difetta totalmente l'acqua corrente, l'anatra muschiata purchè abbia a sua disposizione un recipiente qualsiasi d'acqua grande abbastanza per tuffarvi il collo, non domanda altro.
Il maschio della specie muschiata si accoppia con tutta facilità colla femmina della specie comune dando ibridi di carne squisitissima: nei pressi di Capua questi prodotti sono molto apprezzati e si pagano a prezzi più elevati. Anche il maschio della specie comune si accoppia facilmente colla femmina della muschiata, ma gli allievi sono inferiori ai primi.
Dal surriferito emerge che veramente varrebbe la pena di coltivare questa produzione ibrida pel mercato ove si porterebbero dei prodotti assolutamente superiori per la bontà delle carni alle specie madri. Non ho parole sufficienti per richiamare l'attenzione degli allevatori su questo fatto, che messo razionalmente in pratica, sarebbe indubbiamente fonte di lucroso cespite. Siffatti prodotti s'incontrano alquanto spesso, ma sono dovuti quasi sempre al caso e non alla fermata intenzione d'un allevamento specializzato allo scopo. Io andrei più oltre ed incrocerei le grosse razze della comune, la Rouen, l'Alysburey, la Pechino, la Padovana ed allora il risultato sarebbe sbalorditivo. I prodotti che vidi sinora derivano tutti indistintamente dalla piccolissima anatra comune, e se erano splendidi questi, figuriamoci come dovrebbero essere quelli derivati dalle razze classiche.
I meticci, accoppiati fra di loro non si producono, ma sono suscettibili di propagarsi se si uniscono con una delle specie madri. D'altronde questo fatto non interessa l'industriale che deve produrre i meticci pel consumo.
m) _Incrocio del pollo col fagiano._ È degno di menzione l'incrociamento del pollo col fagiano; si hanno soggetti assolutamente rustici e di carne squisita. Questi ibridi, retro incrociati colle specie madri, possono talvolta riuscire fecondi.
Non conosco per esperienza personale siffatti prodotti, ma certamente saranno convenientissimi per le loro qualità economiche: a quanto ne dice il sig. Rinchy, questa produzione di polli-fagiani dovrebbe richiamare l'attenzione di tutti gli allevatori, giacchè si porterebbero sul mercato soggetti squisiti quanto un fagiano, che all'allevatore non costerebbero più dei polli comuni, mentre che verrebbero venduti a prezzo di fagiano. Qualche allevatore in Inghilterra ha tentato con successo quest'industria.
Io credo che il fagiano argentato sarebbe più di qualsiasi altra specie indicato per l'incrocio colla nostra gallina comune. Mio fratello Luigi per diversi anni, tenne in un popoloso pollaio un fagiano argentato che continuamente montava le galline, senza temere l'ira dei galli.
n) _Incrocio del pollo colla gallina di Faraone._ Il capostazione signor Cecchi, mio buon amico, mi racconta che a Paderno d'Adda in provincia di Como, un tedesco suo amico, da molti anni alleva alla rinfusa in un vasto pollaio polli e faraone; ebbene tutti gli anni nascono dalle schiuse molti ibridi che si allevavano con tutta facilità come i pulcini del pollo rustico. Il sig. Cecchi che talvolta ha provato quelle carni, le trova deliziose, delicate e profumate. Se consideriamo che in generale la faraona è sempre allevata in mezzo ai polli, il fatto consultato dal sig. Cecchi non è comune, anzi direi unico: bisogna dire che condizioni speciali, dovute all'ambiente, contribuiscono alla facile produzione di quegli ibridi.
Dato l'amore per la pollicoltura che nutre il sig. Cecchi, e data pure la sua intelligenza, io gli consiglierei di bene occuparsi dell'argomento, il compito gli sarebbe facilitato, egli che è sul posto, dal materiale abbondante che ha a sua disposizione. Il sig. Cecchi dovrebbe far tentare siffatta produzione in altri pollai di Paderno d'Adda, dovrebbe pure indagare se a preferenza sono i galli che montano le faraone o se i maschi delle faraone le galline, quindi secondo i risultati formare dei gruppi ad hoc per la produzione.
Il soggetto merita tutta la nostra attenzione e possa questo mio fervorino in pro di siffatta produzione invogliare il sig. Cecchi a mettersi al lavoro che mi son permesso di additargli.
Sinora nessun allevatore che mi sappia mai ha parlato di simili ibridi, ed io stesso, che spesso allevai faraone alla rinfusa con polli, non ebbi mai a constatare sfoghi d'amore fra le due specie.
Ho dichiarato unici gli esempi d'ibridismo asseritimi dal sig. Cecchi, però, prima di lui, nel 1889, l'illustre prof. A. Zanelli della Scuola Zootecnica di Reggio Emilia, così narrava un caso probabile d'ibridismo venuto a sua conoscenza.
In un cortile mezzadrile della Nobile casa Levi di quì in villa Massenzatico si allevano promiscuamente, come spesso succede, delle galline comuni (_gallus domesticus_) originariamente _gallus bankiva_ e delle galline faraone (_numida meleagris_).
Le massaie misero quest'anno al covo delle ova di galline da cui nacquero pulcini che presentano evidentemente alcuni dei caratteri esteriori delle faraone: hanno cioè taluni la penna col colorito e la screziatura dei faraoni, colle zampe nero-plumbeo alcune hanno il becco nero, largo alla base come i faraoni, altri piccole caruncole e chiocciano in modo alquanto diverso dai polli comuni, hanno quattro dita, le mediane riunite da una membrana quasi rudimentale come le faraone.
La massaia asserisce d'aver visto più volte il gallo faraone calcare le galline comuni.
Il caso è abbastanza strano epperò degno d'essere osservato e notato.
L'on. commendatore Ulderico Levi ha voluto donare alla scuola zootecnica di Reggio tre di questi _supposti ibridi_, affinchè si facciano intorno ai medesimi le opportune osservazioni e se ne tenti la produzione.
Il chiaro prof. Alessandro Ghigi dell'Università bolognese nel 1903 descrisse nell'Archivio Zoologico Italiano due ibridi di gallo domestico e galline di Faraone, uno dei quali ottenuto dal sig. Federico Guidi della società Colombofila Felsinea.
o) _Incrocio del pollo col tacchino._ Eccoci a una vera novità del genere: nessuno di chi mi legge avrà scorto un siffatto meticcio e, posso aggiungere di rimando, nemmeno io. Pur tuttavia le conseguenze di questa unione mostruosa le abbiamo fissate in una strana razza di polli che è ben fissata; alludo alla razza _Collo nudo di Transilvania_.
Questa brutta razza si distingue, come indica il suo nome, dal collo sprovvisto di piume o ricoperto invece di una pelle aggrinzita o rossa come il sedere della bertuccia. La testa è anche nuda, salvo sul vertice da dove ricadono indietro delle piume molto fini, di modo che l'animale appare ciuffato; ma l'assenza totale di qualsiasi accenno ad una protuberanza emisferica nella parte anteriore del cranio ove spunta lo pseudo ciuffo è lì a dimostrarci che non abbiamo a fare con una razza ciuffata.
Da quanto ho detto emerge chiaro che le piume che rivestono il vertice della «Collo nudo» e che ricadono indietro a guisa di capelli danno l'idea d'un ciuffo perchè sono isolate dalla nudità completa della testa o del collo, ma che in realtà non rappresentano affatto un ciuffo.
La prima volta che comparve al pubblico questa razza fu alla mostra internazionale di Vienna del 1875 espostavi dalla signora Szeremley di Elisabethstadt in Transilvania: i campioni esposti erano di provenienza turca e vennero chiamati «türkische Hühner» (polli turchi), «Szeremleyhühner» (polli Szeremley), «Siebenbürger Sperber» (cuculi di Transilvania).
Un noto scrittore in materia avina, il sig. Marquardt, racconta che la giuria della mostra viennese del 1875 era molto imbarazzata nel dover giudicare la nuova e sconosciuta razza: gli uni pensavano che i campioni esposti dalla signora Szeremley rappresentavano delle mostruosità gli altri ricorrevano colla loro immaginazione ad una mistificazione provocata dallo strappamento delle penne del collo, ma grazie, all'intervento di qualche ungherese, a cui la razza era già nota nel proprio paese, vennero tolti dall'imbarazzo i poveri giurati.
Pur tuttavia è accertato che prima del 1875 epoca nella quale la signora Szeremley fece conoscere questa strana gallina, la razza a collo nudo era già nota in alcune contrade della Transilvania e dell'Ungheria, ove venne sempre designata sotto la strana denominazione di «Puka Truk» (gallo tacchino), appunto perchè la si vuole derivata dall'unione mostruosa del tacchino colla gallina comune di Transilvania. La voluta origine di questo pollo dal tacchino è basata sulla conformazione del collo molto analoga a quella del tacchino. Questa azzardata opinione venne a suo tempo sostenuta con molto calore dal dr. Klusch di Schäszburg in Transilvania in un suo lavoro sulla polleria di Transilvania pubblicato nella gazzetta avicola di Dresda «Blätter für Geflügelzucht, 1879.»
Nei cortili di campagna, dove si tengono diverse specie di volatili alla rinfusa, non si bada troppo alla proporzione fra i rappresentanti dei due sessi, così si hanno sopra 15 e 20 tacchine soltanto uno o massimo due maschi, mentre che per lo contrario per galline si tengono molti galli. In questi cortili vennero talvolta osservati dei polli pelati più o meno alla testa ed al collo, ma nessuno vi fece mai caso: si pensava che il volatile o era così mal ridotto in seguito o a effetto senile ed allora lo si vendeva al mercato: ma se invece era giovane si andava all'idea che trovavasi in piena muta ed in tal caso si pensava che nell'inverno avrebbe rimesse le penne perdute.
Gli israeliti della Transilvania e dell'Ungheria sono forti incettatori di pollame vecchio ed ingrassato, così è naturale che quasi tutti quei polli pelati capitavano nelle loro mani. Costoro impararono ad apprezzare le preziose qualità economiche di questi polli tanto brutti in apparenza, ma tanto più belli nel tegame: da veri sfruttatori di tutto ciò che sa di utile, quegli ebrei non vennero meno al precetto fondamentale della loro razza che suona: «utilizzare ciò che rende» e perciò adibirono per la riproduzione qualche campione spennato, brutto, ributtante, ma utile. Per qualche tempo essi continuarono a godere quei prodotti, finchè sopraggiunse un ukase verso il 1876 che vietò loro il consumo di quelle carni. I polli pelati, tenuti sino allora in onore dagli israeli, passarono nelle mani del popolo che potè poi più facilmente, per tradizione trasmessa dai primi, apprezzarne le preziose qualità economiche.
Le investigazioni praticate sin qui dal citato dr. Klusch gli fecero conchiudere che in diverse località della Transilvania si trovano polli i quali derivano con tutta probabilità dagli antenati dei moderni _Collo nudo_; ma in principio gli stessi non dovevano però avere il collo tanto stranamente e regolarmente nudo come i tipi attuali, ma bensì vestito soltanto del fusto delle penne e nudo interamente soltanto alla gola ed al principio del petto. Ciò venne sempre confermato da persone dimoranti in quelle contrade e che ebbero continuamente a meravigliarsi di osservare con alquanta frequenza siffatti polli spennati e abbastanza diversi nelle forme dagli altri confratelli del pollaio. È naturale che la pelle del collo, essendo scoperta, doveva risentire dell'influenza dell'aria e perciò indurirsi, e stante la maggiore affluenza del sangue, colorossi di rosso come nel tacchino. Così si formarono indubbiamente gli attuali tipi della razza _Collo nudo di Transilvania_.
Per maggiormente confortare la sua elaborata ipotesi, il dottor Klusch esamina la razza come è attualmente nel suo aspetto generale e viene alla seguente conclusione pratica:
«Il gallo adulto della razza _Collo nudo_ ha la grandezza d'una piccola tacchina comune, le gambe alte, robuste, liscie e leggermente impiumate ed il corpo allungato. Se ci figuriamo tolta la cresta dal capo allora ci si presenta un animale che nell'assieme, ordinariamente nella metà anteriore del corpo, assomiglia fedelmente ad una tacchina. Il corpo allungato viene raramente portato ad angolo retto col collo, ma forma piuttosto una superficie obliqua della quale ne differiscono di molto il petto, il collo e la coda. Il movimento del corpo, specialmente del collo e delle gambe, assomiglia anche a quello della tacchina e particolarmente negli animali non ancora perfettamente adulti.
Molti autori descrivono sommariamente questa razza e la trattano con disprezzo, dichiarandola inutile. Veramente non stanno così le cose: la _Collo nudo_ produce ottima e squisita carne, la gallina è distinta ovaiola, gli allievi sono di rapido sviluppo e straordinariamente rustici. Questa meravigliosa razza è meno brutta di quanto si vuole da taluni, anzi la particolarità delle sue forme impressiona favorevolmente e non è da mettersi in dubbio che finirà per affermarsi completamente. Attualmente essa non è molto diffusa fuori dall'Austria-Ungheria, ma vuolsi anche considerare che è ancora una razza nuova il tipo moderno perfezionato dagli Ungheresi. In Italia la _Collo nudo_ è ancora una vera rarità: uno splendido gruppo figurò alla mostra di Torino del 1891 nel mentre che non apparve nessun campione alla mostra internazionale di Roma del 1903.
Mazzon mi ricorda d'aver avuto dei polli col pennello setoloso al petto precisamente come i tacchini; anche qui vi sarebbe il sospetto di incrocio col tacchino, anzi direi la sicurezza assoluta. Peccato che un fatto così saliente sia rimasto confinato soltanto nell'allevamento del Mazzon[10].
p) _Incrocio del colombo colla tortora_. — Il compianto prof. Bonizzi nel suo aureo libro sui colombi tratta per propria scienza questo soggetto. Egli ottenne più volte ibridi dall'accoppiamento del colombo maschio colla femmina della tortora, ma non gli riuscì l'incrocio in senso contrario (tortora maschio-colombo femmina).
Il Bonizzi ne deduce che il troppo piccolo volume del maschio in confronto della femmina era uno ostacolo al compimento del coito, malgrado che il maschio saltava sulla colomba con tutta la buona intenzione.
q) _Incrocio della Faraona col Pavone_. — Un caso strabiliante d'incrocio lo dobbiamo all'unire della Faraona col pavone e qui è il prof. Ghigi sullodato che l'ha ottenuto: egli ebbe un uovo di Gallina di Faraone fecondato dal pavone e secondo lui, crediamo bene, il caso è rarissimo, e per quanto gli consta esiste solo un altro esemplare nella collezione del Museo Britannico di Londra.
NOTE:
[1] La Perre de Roo. Le guide illustré de l'éleveur.
[2] Il De Foucault alleva appunto circa 700 capi di razza Langshan ogni anno.
[3] E. BALDAMUS: _die Federviehzucht_.
[4] La mancata fertilità, così il Darwin, mostra che gli effetti nocivi della consanguineità sono indipendenti dall'accumulamento delle tendenze morbose comuni ai due progenitori, benchè questo accumulamento sia senza dubbio spesso assai nocivo.
[5] Prütz. Illustrirtes Mustertaubenbuch.
[6] La Perre de Roo, nostro venerato maestro in avicoltura, condanna la manìa dei fabbricanti di razze: