Importanza e risultati degli incrociamenti in avicoltura
Part 2
La sopravvivenza del più adatto sta certamente in intima relazione colla ereditabilità e dalla variabilità negli individui, per cui, al grande principio della elezione si connettono anche i principii ovvero le leggi della ereditabilità e della variabilità; accennerò alle stesse, benchè molto fugacemente, quando saremo giunti all'incrocio a scopo di miglioramento o di trasformazione delle razze, ove le dette leggi risultano con maggiore apparenza che non lo fanno nell'incrocio fra le stesse razze: nell'incrocio fra razze diverse i caratteri ereditari, benchè incostanti, offrono maggiori particolarità allo sguardo dell'osservatore.
Darwin insiste sul fatto che «l'importanza del grande principio della elezione riposa principalmente nel potere di prescegliere le differenze appena suscettibili che nondimeno si mostrano capaci ad essere trasmesse e che si lasciano accumulare, finchè il risultato si renda manifesto all'occhio di ogni osservatore.»
L'influenza immediata della elezione naturale nelle specie dell'avicoltura non si fa sentire che parzialmente, così talune razze, e sono ben poche non si possono adattare in un ambiente diverso del loro: le razze classiche francesi a ciuffo hanno prerogative veramente apprezzabili por l'economia domestica, ma trasportate fuori del loro ambiente diventano razze di lusso e degenerano. Che dire poi della famosa Campine e della sua varietà conosciuta sotto il nome di Braekel. A sentire i belgi, il sig. Wander Snickt alla testa la migliore fetatrice del mondo è la Campine. Veramente, se non esistesse la nostra italiana, alla Campine spetterebbe il primo posto nella produzione delle uova, ma dato e concesso che quanto dice il sig. Wander Snickt fosse vero egualmente, la Campine, si troverebbe rispetto alla Italiana sempre in grado d'inferiorità rilevante per la sua impossibile propagazione in altre contrade: la Campine, per esempio, trasportata in Italia diventa mediocre fetatrice, non così la nostra Italiana, che trasportata in qualsiasi parte del globo, resta sempre la inarrivabile fetatrice italiana, anzi, quasi sempre, diventa maggiormente prolifica.
Il compito della elezione umana è alquanto ostacolato colle specie avicole che s'incrociano liberamente, così i polli, le anitre, le oche, i tacchini, ecc., vanno divisi a norma delle razze, ma non è così dei colombi che, salvo le solite eccezioni alla regola, si accoppiano fedelmente per tutta la vita: è questa certamente la più potente ragione del perchè le razze dei colombi sono numerosissime.
h) _Nozioni d'indole generale sulla fecondazione dei volatili: preponderanza di uno dei due sessi nell'accoppiamento fra polli, colombi, ecc.; correlazione di sviluppo._ Qui cade certamente a proposito d'intrattenerci brevemente sulla fecondazione. Wright sostiene che spesso le traccie della prima fecondazione in una gallina possono riscontrarsi in tutta la sua vita, particolarmente se il gallo ebbe caratteri preponderanti di trasmissione. Se ciò non è sufficiente provato pure è da tenersi in considerazione, perciò l'allevatore farà bene di non unire mai le diverse razze che possiede nemmeno nella stagione invernale, epoca nella quale non si vuole propagare le razze. Non sono rari i casi nell'uomo di figli del secondo letto che somigliano al primo marito della madre.
Darwin racconta il caso d'una cavalla inglese puro sangue che accoppiata con una zebra diede un allievo zebrato; in seguito il salto sulla stessa cavalla venne compiuto da uno stallone della stessa razza, dunque un cavallo che non era zebrato, malgrado ciò nacque un allievo parzialmente zebrato; questo esempio è sufficiente per farci sospettare che un siffatto fenomeno è in relazione anche coll'osservazione ora sovra citata che spesso le traccie della prima fecondazione in una gallina possono riscontrarsi nei successivi accoppiamenti con galli differenti dal primo gallo fecondatore.
La durata della fecondazione della tacchina è nota: basta mettere a contatto colla tacchina una sola volta il maschio che tutte le uova della nidiata saranno perfettamente feconde. Diffatti, nei paesi ove questo volatile è molto coltivato, nessun contadino possiede il maschio riproduttore, tutti allevano soltanto le femmine che vengono portate alla monta una sola volta prima della deposizione delle uova d'una nidiata; all'uopo vi sono castalde che posseggono i tacchini stalloni e precisamente in quel di Castelmorrone presso Caserta vige questo sistema.
Non si sa bene invece quante uova vengono fecondate in un solo accoppiamento del gallo colla gallina e lo stesso ne è dei fagiani e delle anatre, pare però che il gallo possa fecondare 5 uova in una sola volta, secondo altri anche 7 e financo 12?
Nei colombi, secondo il Prütz,[5] le due uova vengono, in generale, fecondate contemporaneamente poichè se si tiene separata la femmina dal maschio poco prima della deposizione del primo uovo e sino alla deposizione del secondo, dopo la regolare incubazione di 19 giorni, nascono egualmente i piccioncini; però se si ha cura di separare la femmina dal suo maschio poco prima della deposizione del primo uovo e darle poi un altro maschio subito dopo la deposizione di questo primo uovo, si verifica talvolta che nascono i due piccioni di cui uno somiglia al primo e l'altro al secondo colombo. Quest'ultima circostanza non andrebbe dunque a favore della costante fecondazione contemporanea delle due uova e perciò l'affermazione del Prütz sarebbe in contraddittorio con quest'ultimo fatto.
Nell'accoppiamento dei nostri volatili bisogna tener d'occhio a molteplici circostanze; innanzitutto fa d'uopo accoppiare, possibilmente, sempre animali della stessa età, poichè a parità di età si hanno ordinariamente individui di eguale sviluppo, e se dico ordinariamente si è che talvolta, nelle razze asiatiche specialmente, il maschio si sviluppa molto più lentamente della femmina — un siffatto progetto potrà allorquando avrà raggiunto il suo pieno sviluppo, accoppiarsi con galline più giovani di lui e che contemporaneamente avranno raggiunto lo stesso sviluppo.
In generale, sembra che gli allievi, una volta grandi, non sorpassino lo sviluppo che avevano i loro genitori nell'atto dell'accoppiamento; perciò i riproduttori vanno scelti fra gl'individui che hanno raggiunto il loro massimo sviluppo: per i polli, i tacchini, le anatre, le oche, le faraone ecc. vale in generale l'età di due anni, i colombi sono invece ottimi riproduttori ad un anno di età ed in proposito ecco la durata del potere riproduttivo dei nostri volatili:
Gallo 4-6 anni (le razze asiatiche appena sino a 3 anni almeno nei più tardi casi). Tacchino 8-10 » Colombo 8-12 » Anatra 8-10 » Oca 12-15 »
Queste cifre sono approssimative poichè, s'intende a priori, che non sarebbe possibile di fissare regole assolute. Mio fratello Luigi ebbe un gallo lanato che a 10 anni d'età era ancora un ottimo riproduttore.
Nelle razze nane si constata spesso una sensibile tendenza all'aumento di statura degli allievi: a mio modo di vedere, sarebbe consigliabile, una volta ogni tanto, di adottare per la riproduzione soggetti molto giovani appunto per reprimere negli allievi la tendenza all'aumento di volume. Certamente non converrà di mettere troppo spesso in pratica questo sistema, altrimenti si andrebbe incontro ad una vera degenerazione.
Un altro fattore di non dubbia importanza per ottenere allievi di forte sviluppo lo abbiamo nelle stagioni; così allievi schiusi nel febbraio e nel marzo verranno quasi sempre più grossi di altri schiusi nella stagione autunnale: facendo tesoro di questo fatto si può nell'allevamento dei Bantams, ricorrere alle schiuse tardive dell'autunno per conservare la piccola statura negli allievi.
Non potendo disporre di riproduttori aventi la medesima età, allora mi pare che converrebbe unire il maschio giovane colla femmina vecchia poichè come già dissi l'influenza della madre sugli allievi si manifesta piuttosto nel volume; per le razze nane, (Bantams) ove il còmpito dell'allevatore si limita a ridurre la statura degli allievi, ad una gallina giovane e quanto più possibilmente piccola si darà un galletto più vecchio e che anche difettasse nella statura troppo sviluppata per la piccolezza della razza.
Baldamus, seguendo i dettami del celebre gallinologo inglese Wright, cita quattro norme generali per stabilire la preponderanza che hanno i sessi risultanti dall'accoppiamento dei polli di età diversa;
1. Se si accoppia un gallo robusto con più di tre galline predomineranno, per lo meno nelle prime schiuse, le galline; per le seguenti schiuse il risultato non è sicuro.
2. Se si accoppia un gallo vecchio con più di tre galline giovani predominerà uno dei due sessi, raramente sorgeranno tutti e due in egual numero.
3. Se si accoppia un gallo vecchio con cinque o più galline giovani predomineranno le galline; i galletti nasceranno dalle prime uova deposte.
4. L'accoppiamento fra individui giovani e vecchi dà risultati incerti, ma quanto più robusto è il gruppo e quanto meno sono le galline, tanti più galletti si hanno da aspettare; questi nascono sempre più abbondantemente dalle uova deposte nel principio della stagione.
Il Baldamus, e certo difficilmente si può citare autore degno di maggior fede, dice di aver ben studiato il sovracitato argomento e di essersi formato la convinzione, specialmente coi colombi, i quali, in generale, producono sempre i due sessi, che anche nelle altre specie dell'avicoltura i due sessi nascono, più o meno, in numero eguale. Il Prütz ammette come regola quasi generale, che nella schiusa dei piccioni si hanno i due sessi quando l'uovo deposto pel primo contiene la femmina, se però quest'ultimo conterrà il maschio, allora il secondo uovo darà anche un maschio e si avranno due femmine quando il secondo uovo conterrà una femmina.
Riandando a quanto ho detto sinora, risultano ad evidenza le difficoltà che si presentano nella scelta degli individui destinati alla riproduzione poichè la sorte dei futuri allievi dipende essenzialmente da questi; i riproduttori vanno scelti tra quelli che maggiormente si mostreranno conformi ai caratteri fisici e morali richiesti dalla loro razza, ma in particolar modo si avrà cura di badare alle principali qualità della razza: così, nelle galline italiane si eviteranno essenzialmente, per la riproduzione, le mediocri fetatrici, nei malesi, caratteristici per le loro gambe lunghe, si eviteranno i riproduttori che non mostreranno questo carattere.
Ho dovuto convincermi che talvolta basta guardare a pochi, magari ad un solo principale requisito dei riproduttori per avere allievi perfetti: così nei polli padovani a ciuffo si cerca essenzialmente l'ampiezza del ciuffo, ma in quanti padovani ho posseduto ho sempre potuto osservare che quelli a ciuffo ampio e sferico erano ordinariamente perfetti nel resto del corpo, mentre spesso vidi allievi a ciuffo difettoso essere imperfetti anche nel manto: nelle grandi razze asiatiche ho sempre osservato che i migliori, i più voluminosi soggetti sono quelli a tarsi ben calzati. Siffatta analogia va spiegata colla «correlazione di sviluppo,» argomento importantissimo studiato ampiamente dal Darwin.
Posso citare un fatto che non si scosta dalle argomentazioni ora sovr'accennate: nelle reali tenute di Caserta, or sono diversi anni si allevava una splendida razza inglese di mucche bianche pezzate di rosso, per riproduttori si ritenevano soltanto i soggetti aventi una macchia bianca sulla fronte, la così detta stella, quelli che non erano stellati sulla fronte venivano inesorabilmente scartati. Nei più celebri allevamenti è d'altronde sempre invalsa l'abitudine di badare a una o poche speciali caratteristiche e dall'osservanza di queste si sono mantenuto all'altezza della loro fama mondiale molte razze equine e bovine: gli esempi dei polli padovani e delle galline di razze asiatiche che ho citati ci insegnano che anche nei nostri volatili basta tener conto di una o poche parti del corpo per raggiungere, grazie alla «correlazione di sviluppo» i migliori risultati.
3. — Incrocio a scopo di miglioramento o di trasformazione delle razze.
i) _La smania di produrre nuove razze è da biasimare, ma sono da incoraggiare gli incroci laddove necessitano._ Eccoci all'incrocio delle razze della avicoltura, altro argomento pure importantissimo, ma che spesso viene travisato da qualche allevatore principiante e dagli ingenui: costoro, senza possedere la più che minima idea di allevamento, veggono, nell'incrocio delle razze, l'araba Fenice, la realizzazione dei loro sogni.
Gli Americani emergono particolarmente in questo ramo d'avicoltura e nè si può negare che non ci abbiano dato, quasi improvvisamente, delle splendide nuove razze; epperò la smania, l'avidità del lucro, va sempre tanto oltre da darci sedicenti razze più o meno impossibili e che naturalmente spariscono al loro nascere: ne informino i diversi giornali d'avicoltura.
Veramente non si comprende quale sia lo scopo che si raggiunge dotando l'avicoltura continuamente di nuove razze, dal momento che ne abbiamo già un numero esorbitante: così fra i polli abbiamo razze utilissime all'economia domestica e che potranno nell'avvenire riuscire di maggiore reddito; la nostra attenzione dovrà dunque concentrarsi su queste utilissime razze, in vista di conservare non soltanto le loro ottime prerogative, ma anche di migliorarle.
Molti ingenui si sono affaticati inutilmente per conseguire la formazione d'un pollo Noè, che alla prerogativa d'una abbondante deposizione d'uova accoppiasse quella d'una abbondante produzione di carne. Un tale pollo, nello stretto senso della parola, non esiste: nella nostra gallina italiana abbiamo la migliore fetatrice che si conosca, però non la migliore produttrice di carne, poichè molte razze la superano di gran lunga in questa prerogativa.
Emerge chiaro che un pollo avente ambedue le sovracitate proprietà portate al grado di perfezione non esiste[6].
L'incrocio delle razze, praticato laddove necessita, può essere anche fecondo di buoni risultati; vi sono infatti talune razze talmente degenerate che per migliorarle si dovrebbero rinsanguare con altre razze più robuste, così ad esempio ne è della già citata razza Bantam Sebright; la stessa è talmente fiaccata dalle unioni consanguinee che il rinnovamento del sangue fra i membri della stessa razza, benchè di diversa provenienza, è spesso coronata da insuccesso; per rimediare a tanta jattura bisognerebbe allora provocare l'unione con altra razza e cercare poi con elezione ben compresa, di non fare assorbire le caratteristiche delle razze incrocianti.
j) _Leggi della creditabilità e della variabilità dei caratteri._ Già dissi che le leggi dell'_ereditabilità_ e della _variabilità_ dei caratteri risultano con maggiore evidenza all'occhio dell'osservatore nei prodotti d'incrocio derivanti da due o più razze, ed eccoci ora a sfiorare questo argomento:
1. Tutti i caratteri sono ereditarii negli animali: detti caratteri si appalesano con costante forza di trasmissione quando si accoppiano individui della stessa razza, e con incostante forza di trasmissione, quando gli individui sono di razza diversa.
2. Il simile produce il suo simile: è questa una legge fondamentale dell'ereditabilità dei caratteri, ma la stessa non si effettua sempre. Effettuandosi costantemente questa legge, l'arte dell'allevamento non sarebbe irta di difficoltà, gli allevatori non avrebbero infine a lambiccarsi il cervello per pronunziarsi pro o contro le unioni consanguinee ed il principio della selezione non avrebbe pratica esecuzione in avicultura. La superiorità od inferiorità di un dato animale, dice Darwin è precisamente una prova che esso ha leggermente deviato dal proprio tipo; tuttavia, come a ragione fa notare H. Holland, la cosa più sorprendente non è che i caratteri siano ereditari, ma l'averne di quelli che non lo siano[7].
La genealogia degli animali bovini ed equini trae la sua origine dalla legge dell'ereditabilità che il simile produce il suo simile e si formarono, come dice Darwin, perfino genealogie di galli da combattimento appartenenti a stirpi rinomate dell'Inghilterra; d'altronde una specie di genealogia la formano, senza volerlo, tutti gli allevatori quando offrono i loro prodotti per mezzo dei giornali speciali d'Avicoltura; in simili circostanze l'allevatore dichiara sempre la provenienza dei suoi volatili, specialmente se questi traggono la loro origine da stirpi rinomate.
3. Diverse cause concorrono a far sì che un animale spesso non produce il proprio tipo: talvolta sorgono, nonostante l'uniformità dei genitori, nuovi caratteri nella discendenza che possono essere accidentali, ma più frequentemente ereditari ed in tal caso derivanti dagli avoli, bisavoli, trisavoli ecc., ed allora abbiamo _l'ereditabilità indiretta, atavistica_ o _atavismo_ propriamente detto, in altri termini la _revisione dei caratteri_.
Le razze pure hanno poca tendenza alla revisione, ma non ne è così delle razze incrociate. Un mirabile caso di riversione di caratteri mi venne raccontato dal Mazzon che dai suoi padovani giganti neri ottenne un magnifico gallo fulvo. I padovani Giganti traggono la loro origine da un gallo cocincinese nero e da galline polverara, ma è opportuno ricordare che il cocincinese nero venne appunto formato dalla varietà tipica a manto fulvo.
Ad un mio amico di Chieri regalai due bellissimi galli Wyandotte quasi neri che mi provenivano da una coppia extra di argentati che avevano sempre dati allievi pure argentati e di tutta perfezione.
Quando s'incrociano due razze, i caratteri degli allievi si fondono assieme, però possono anche avere preponderanza quelli di uno dei due genitori e magari quelli dei due genitori: così un gallo nero, accoppiato ad una gallina bianca, potrà dare degli allievi brizzolati ed anche grigi (fusione di caratteri), neri (preponderanza dei caratteri del maschio), bianchi (preponderanza dei caratteri della femmina). Ho visto molti prodotti d'incrocio derivanti dalle razze Langshan e tutti sono perfettamente neri, ciò spiega la preponderanza dei caratteri della razza Langshan.
Il numero di generazioni occorrenti acciocchè una razza incrociata una sola volta con un'altra possa considerarsi fissata, è sempre un'incognita: quello che è assodato si è che i pericoli della riversione dipendono essenzialmente della preponderanza di trasmissione dei due genitori, dalla somma delle due differenze reali e dalle condizioni esterne a cui vennero assoggettati i prodotti dell'incrociamento. Talvolta può succedere però che con un solo incrocio si hanno allievi che non presentano mai i pericoli di riversione, questo almeno secondo Boitard e Corbiè che, come dice Darwin, assicurano questo strano fatto; dico strano perchè quanto i suddetti asseriscono su questo soggetto non può avere la sanzione ufficiale degli allevatori; io per lo meno trovo che sia esagerato quanto segue:
«Boitard e Corbiè assicurano che incrociando un colombo gozzuto, ed un runt si ottiene un cavalier, che noi abbiamo classificato fra i piccioni di razza pura, perchè trasmette tutte le sue qualità ai discendenti.» Invece è più moderata la seguente citazione del Darwin: «l'editore del _Poultry Chronicle_ ottenne dall'incrociamento del gallo spagnuolo nero con una gallina malese, alcuni uccelli azzurrognoli, che rimasero fedeli nel colore di generazione in generazione.»
I casi di riversione provenienti da incrociamenti fra eguali o differenti razze, differiscono però da quelli provenienti dalle specie pure; ivi, come nei colombi che tendono tutti a prendere i caratteri del torraiuolo, i detti caratteri di riversione possono presentarsi dopo un numero infinito di generazioni.
Molte razze della pollicoltura, e probabilmente anche tutte, derivano da ripetuti incroci, e similmente ne è dei colombi.
Nell'incrocio delle razze si hanno allievi vigorosi e per lo più di statura superiore ai genitori: i galli più grossi che vidi erano sempre prodotti d'incrocio e tutti sanno che i colombi da carne, spesso di razza indistinta, e perciò da considerarsi come prodotto d'incrocio, sono per lo appunto i più grossi della loro specie.
Le leggi della _variabilità dei caratteri_ sono certo ancora più oscure di quelle riflettenti la ereditabilità: tutti gli animali allevati dall'uomo per molte generazioni, e perciò sottoposti continuamente a condizioni di vita diversa dallo stato naturale, tendono a variare: allo stato naturale variano bensì anche tutti gli animali, ma gli individui della stessa specie, trovandosi nella quasi uniformità d'ambiente e d'abitudini, variano molto meno degli animali domestici. Vi sono animali selvatici che si addomesticano con tutta facilità, ed allora gli allievi che ne risultano, spesso in 3 o 4 generazioni, sono totalmente diversi dai genitori, così ne è p. e. dell'anatra selvatica, del tacchino d'America, delle faraone, ecc.
Nei polli domestici varia molto la statura, la forma ed il portamento del corpo, la livrea, il colorito della pelle, la lunghezza e la forma del becco, le remiganti e le timoniere: varia altresì la voce e variano finalmente i caratteri morali. Si riscontrano differenze spiccate anche nelle uova, sia nella forma che nel colore e sono molto caratteristiche le differenze osteologiche; queste ultime non interessano l'avicoltore poichè nella selezione egli fa entrare in considerazione solamente le parti esterne dei suoi volatili, ma per _correlazione_ variano anche le parti interne degli animali e specialmente le ossa.
L'esempio di variazione delle ossa per correlazione di sviluppo esterno che maggiormente risalta agli occhi di tutti, lo abbiamo nella razza padovana che è caratteristica per l'immenso ciuffo che porta sul capo: il ciuffo nasce sopra una protuberanza ossea del cranio che è contemporaneamente perforato in molte parti. Darwin spiega la conformazione anormale del cranio della razza padovana come conseguenza della selezione umana rivolta all'ingrandimento continuo del ciuffo: «il ciuffo di penne era dapprima probabilmente piccolo, ed aumentò per effetto d'una elezione continua, e riposava allora sopra una massa carnosa o fibrosa; finalmente aumentando di continuo, il cranio è divenuto sempre più sporgente fino ad acquistare la sua straordinaria conformazione attuale. In correlazione con questa protuberanza del cranio, si modificano le forme e le connessioni reciproche delle ossa intermascellari e nasali, la forma delle narici, la larghezza dei frontali, la configurazione interna, il cranio e l'intera forma del cervello.»
La sportomania, della razza padovana a gran ciuffo, ne ha fatto una vittima, poichè a furia di selezionare sempre in un senso, cioè nell'aumento del ciuffo, ha ridotto questa razza molto delicata. L'ampiezza del ciuffo, la massima ampiezza di questo ornamento richiede il codice, quindi gli allevatori selezionano in questo senso i loro prodotti e portano alle mostre dei generali addirittura. Non sembrerà vero, eppure l'ampiezza del ciuffo ha influito a rendere questa razza molto delicata: le aperture delle cavità nasali nella padovana a ciuffo, sono quasi il doppio di grandezza di quelle razze senza ciuffo e contemporaneamente manca la pellicola cornea che nelle razze senza ciuffo copre le narici. È noto che la respirazione si compie attraverso le narici, ma nei polli affetti da catarro nasale l'efflusso del naso, indurendosi nelle pareti dei fori nasali, finisce per ostruirli, ed allora l'animale respirerà male ed aprirà il becco per facilitare la respirazione: l'allevatore avrà così il modo di capire che l'animale può essere affetto da pipita, corizza contagiosa, catarro bronchiale, ecc., e potrà evitare l'aggravarsi del male; ma nella padovana l'ostruzione delle cavità nasali non si verifica molto facilmente, stante l'ampiezza delle narici, e ne consegue che il pollo, anche ammalato, non ne darà contezza.