Illustrazione Delle Medaglie Dei Dogi Di Venezia Denominate Ose

Chapter 4

Chapter 43,694 wordsPublic domain

Se la pietà e la religione del Doge Cornaro in particolar modo si distinsero nel rendere pubblica e solenne testimonianza della divozione sua verso le sacrosante reliquie da lui rinvenute; niente meno il successore di lui Nicolò Contarini volle, nella sola Osella sotto il suo principato coniata, rendere perenne e pubblica la memoria della divozione del Governo verso la santissima Vergine dimostrata. Introdottasi negli Stati Italiani la pestilenza nell'anno 1630, per la discesa di truppe straniere, che la guerra ruppero al duca di Mantova, dai Francesi e dai Veneziani sostenuto e soccorso, inferociva essa estremamente nel Milanese e nello stato di Venezia, e già più di sessantamila persone in questa capitale miseramente perite erano e più di cinquecentomila nelle Venete Provincie. Nessuno umano rimedio potendo la maligna influenza superare, il Senato decretò che un magnifico tempio sotto il patrocinio di nostra Signora della Salute edificato fosse; che una ricca lampada d'oro alla santissima Casa di Loreto si trasmettesse; e che la canonizzazione del primo Patriarca di Venezia, il beato Lorenzo Giustiniano, appresso il Pontefice si sollecitasse. Verificatosi appena il voto del tempio verso la fine dell'anno stesso, placata l'ira celeste con pubbliche e private preghiere, con elemosine e con digiuni, ed alquanto il flagello rimesso, fu con grande solennità pubblicata libera la città dal contagioso morbo. Sì fausto avvenimento si vede rammentato nella Osella di questo Doge, la quale conservando nel diritto l'antico tipo di san Marco, che benedicendo il Doge in ginocchio gli consegna il pubblico stendardo con le parole: [SC[S. M. VEN. NICOL. CONT. DVX.]SC], e sotto [SC[V. M.]SC], cioè Urbano Malipiero, il massaro all'argento, nel rovescio mostra il Doge genuflesso col berretto ducale deposto innanzi ad un magnifico tempio, su la fronte esterna del quale posa la santissima Vergine col divino Figliuolo in grembo, e nella periferia leggonsi le parole del salmo quarto: [SC[IN. TRIBVLATIONE. DILATASTI. MIHI.]SC], e sotto [SC[ANNO. I]SC]. Questo voto solenne del Veneto Governo, reso a tutta la città comune, ogni anno tuttavia commemorasi nella stessa chiesa della Madonna della Salute nel dì della Purificazione di Maria Vergine col divoto concorso di tutti gli ordini. Alla celebrità e dottrina di questo Doge fan plauso ed elogio tutti i nostri scrittori, fra i quali il Doge Marco Foscarini nella sua Storia della letteratura veneziana, il quale lo ricorda come autore d'una Veneta Istoria, in dieci libri compilata; ed abbiamo prove ben sicure della estimazione ed amicizia ad esso lui dimostra da' letterati uomini de' suoi giorni, fra i quali si annovera il celebre fra Paolo Sarpi.

[T1] FRANCESCO ERIZZO.

A. 1631 ([SC[TAV]SC]. II).

Nel duolo della capitale per la perdita del suo capo fu di sommo conforto la elezione del Doge Francesco Erizzo, che il generalato di terra gloriosamente sosteneva, allorché nella Italia la guerra di Mantova tuttora infieriva. Nell'annuo regalo ai nobili offerto cangiò intieramente i consueti tipi, sostituendo ad essi, nel diritto, un Leone alato rampante, che fra le zampe d'innanzi uno scudo rinserra; sul quale sta scritto [SC[FRANCIS. ERICIO. V. D. MVNVS. ANNO. I]SC]., e sotto [SC[L. F.]SC], cioè il nome del massaro Luca Falier, nome che in alcun'altra collezione è variato. Nel rovescio un'alta palma si vede, sulla cima della quale la Vergine col divin Bambino in grembo riposa, ed a' lati due venti soffiano fra le nuvole dissipandole, ed ha intorno il motto [SC[DEDI. SVAVITATEM. ODORIS]SC]. In tutte le quindici Oselle che abbiamo di questo Doge la stessa impronta ed inscrizione conservasi. Non meno religioso e devoto verso la protettrice del Veneto Governo, la serenità nell'aria e la salute a que' giorni restituita rammentando, alla gloriosa Vergine tutto il merito ne assegna, prendendo dall'ecclesiastico al cap. 24 la immagine della palma, la quale con la soavità della sua fragranza, in mezzo alle tribolazioni, la umana debolezza conforta e rinfranca. Il valore di queste Oselle conservando la stessa lega, il peso e il fino delle altre antecedenti, fu portato a lire due e soldi quindici.

La serenità e la tranquillità del principato di Francesco Erizzo negli ultimi anni da Ibrahim signore de' Turchi disturbata venne, il quale, sotto l'apparenza di vendicare l'insulto fatto ai galeoni turcheschi dalle galere della Religione di Malta, i quali con l'annua carovana da Costantinopoli al Cairo passavano, mise insieme un potentissimo esercito ed una numerosa flotta, incerto mostrandosi a danno di quali cristiane provincie rivolgere le prore dovesse. La isola di Candia era stata sempre dai Turchi con avidità desiderata, e vêr essa di fatto le armi turchesche si diressero, l'assedio alla Canea ponendo. Occupata questa città, e giuntone a Venezia l'infausto annunzio, ondeggiava il Senato sulla scelta del capitano generale da spedirsi con l'armata nell'isola. Lo stesso Principe Erizzo si offrì di esporre se medesimo nella ottuagenaria sua età a nuovi pericoli per la patria; ma nel mentre che alla partenza allestivasi, oppresso dagli anni e dall'agitazione della impresa, morì nel cadere dell'anno 1645.

[T1] FRANCESCO MOLINO.

A. 1646 ([SC[TAV.]SC] II, III).

Ai 20 di gennaro del 1646 nella ducea Francesco Molino fu sostituito. La guerra sotto il principato di questo Doge con esito incerto e dubbioso infierendo, e piena la mente di lui della triste condizione de' tempi, non lasciò di manifestarlo nelle nove Oselle da lui distribuite. Figurar volle la Repubblica ad una nave agitata dalle onde, ma illuminata da un celeste lume. Ne' sei primi anni riprese nei diritti delle sue Oselle l'antico solito conio con le parole intorno: [SC[S. M. VEN. FRANC. MOLINO. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[I. A. B]SC]. cioè Giovanni Alvise Battaja. Nel rovescio poi dell'anno primo fece coniare una galera in mezzo alle acque, e sulla cima dell'albero di maistra una fiammella di felice augurio col motto intorno: [SC[FVLGET. INTER. FLVCTVS.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] ([I[lett.]I] a). La guerra maggiormente inferocendo nell'anno secondo del suo ducato a grave danno de' Veneziani, i quali però non si smarrirono, ma presso i principi cristiani con lettere dirette al Pontefice, all'imperatore, ai re di Francia e di Spagna la situazione delle cose rappresentando, di ottenere tentarono qualche soccorso per la difesa di quel regno, il quale, caduto che fosse nelle mani degli Ottomani, potea aprire a questi barbari la porta per entrare negli altrui Stati più esposti al nemico furore, nel mentre ch'eglino stessi con nuovi apparecchi militari di rimettere il perduto procurarono. Egli è perciò che nel rovescio delle Oselle di questo secondo anno rappresentò la galera dalle acque burrascose quasi sommersa, rilucendo però sempre più viva la fiamma sull'albero, quasi indicando, che, nei maggiori pericoli, maggiore era il coraggio da cui il pubblico spirito animato veniva, ripetendo lo stesso motto con l'[SC[ANNO. II]SC]. ([I[lett.]I] b). Le variazioni portate nelle inscrizioni delle Oselle negli anni terzo, quarto, quinto fanno successivamente conoscere, che le cose della guerra ad essere meno sinistre incominciavano, e per i fatti nella Dalmazia avvenuti, e per essere stato risolutamente respinto l'assedio posto alla città di Candia, e perché chiusa alla flotta ottomana l'uscita dallo stretto dei Dardanelli: cose tutte che le speranze della Repubblica risvegliarono. Quindi nella inscrizione dell'anno terzo si ricorda la fiducia del Governo nei lumi che dall'alto venivano [SC[DNS. ILLVMINATIO. IN. HOC. SPERABO. ANNO. III]SC]. ([I[lett.]I] c), come altresì in quella dell'anno quarto, in cui si dice che la presenza della luce l'assistenza del Nume assicura: [SC[PERSTAT. LVMEN. QVIA. NVMEN. ANNO. IIII.]SC] ([SC[TAV]SC]. III, [I[lett.]I] d). Lo stesso palesando quella dell'anno quinto col motto: [SC[DVX. DVM. LVX. ANNO. V.]SC] ([I[lett.]I] e) nella quale continuasi a mostrare la galera pressoché sommersa dalle onde, ma la fiamma rendersi sempre più viva e radiante. La Osella dell'anno sesto varia intieramente dalle altre nel suo rovescio. Non v' è più la galea naufraga e periclitante, ma evvi nell'alto un Sole, i raggi del quale, nel centro di uno specchio raccolti, con la forza del loro fuoco abbruciano l'oste nemica, della quale si veggono le insegne prossime a sommergersi, leggendovisi intorno le parole: [SC[SVPERO. FERVENTE. FOVENTE. ANNO. VI.]SC] ([I[lett.]I] f). Bella allegoria, tolta dal fatto di Archimede, che cogli specchi ustorii abbruciò le navi romane nel porto di Siracusa, e che, sotto il velame del raggio ripercosso, la vittoria de' Veneziani ricorda riportata nelle acque di Paros ai dieci di luglio dell'anno 1651 contro i Turchi, che furono intieramente sconfitti, con la perdita di undici navi ed una maona, rimaste in preda de' vincitori, oltre cinque navi abbruciate, mille e cinquecento prigionieri, ed un immenso bottino; vittoria, che ogni anno in tal giorno nella soppressa chiesa di san Paterniano rammemoravasi. La medaglia dell'anno settimo offre nel suo diritto una nuova testimonianza della pietà del Veneziano Governo, impressa essendovi la immagine di sant'Antonio di Padova, posta dietro la cattedra del santo Evangelista, il quale presenta al Doge ginocchioni il pubblico vessillo col motto: [SC[S. M. V. GERMINAVIT. LILIVM. FLOREBIT. ÆTERNO. FR. MOL. D.]SC], e nell'esergo [SC[Z. A. S]SC]. Zan Alvise Salomon ([I[lett]I]. g). Nell'anno appunto 1652, che corrisponde all'anno settimo del principato di Francesco Molino, il Senato, per consolidare la pietà con le cure politiche, fra i santi protettori di Venezia santo Antonio di Padova annoverò, ergendo per voto un altare, nella chiesa di Santa Maria della Salute, al glorioso santo Taumaturgo dedicato. Di Padova alle inchieste del Senato fu accordata una porzione delle sue reliquie, e queste, portate con molta onorificenza a Venezia, furono accolte e ricevute dal Doge, e processionalmente trasferite nella suddetta chiesa, e riposte nel nuovo altare, essendo rettore della Casa della Salute Gio. Francesco Priuli. Il Conte Sartorio Orsato patrizio patavino lasciò stampata la memoria di questo trasporto. I miracoli espressi nel rovescio di questa Osella fatti da Mosè illuminato dal Signore a favor d'israele allorché col percuotere della verga le acque dell'eritreo si aprirono al passaggio dell'ebraico popolo, e la fiamma di fuoco che pel deserto il condusse, con la leggenda intorno: [SC[HINC. SPERANS. NIL. ERRANS]SC]., e nell'esergo [SC[ANNO. VII.]SC], sono una immagine della celebrità del Taumaturgo Patavino, e quindi la confortante speranza, che non erra colui che nel cielo confida. La vera pietà e religione che il Veneziano Senato animava in mezzo alle calamità di una guerra dispendiosissima, lo condusse a decretare anche la erezione di un monastero di monache cappuccine con piccolo oratorio annessovi sotto la invocazione di santa Maria del Pianto, da cinque cappellani mansionarii uffiziato, i quali ogni giorno celebrassero le sante messe per quelle anime del purgatorio, che de' suffragi mancassero, secondo la pubblica intenzione; e per la chiesa a quei giorni eretta, fu fatta dal Doge coniare l'Osella dell'anno ottavo, che nel suo rovescio mostra il fuoco celeste che reprimeva il terreno; il che può alludere alla grazia celeste implorata coi sacrifizii per estinguere le fiamme del purgatorio che quelle anime soffrivano; e presso ad essa una chiesa con le parole intorno: [SC[COHIBENTE. TERREVM. ÆTHEREO.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIII]SC]. ([I[lett]I]. h). Il fuoco divino dei sacrifizii, o, vogliamo dire, i raggi del sole divino impetrati con que' sacrifizii, doveano estinguere o diminuire le fiamme, in cui per cagione delle macchie terrene giacevano le anime purganti. La morte di tanti valorosi per la patria incontrata dee avere svegliata sempre più la pietà del Governo, che questa instituzione formar volle a pro' delle anime loro. La suddetta chiesa nella concentrazione e nel disfacimento de' monasteri chiusa rimase, e ora raccoglie un pio istituto femminile. La fiamma isolata nel campo del rovescio della nona ed ultima Osella di questo Doge alzandosi dal suolo vivissima e dritta senza ondeggiare col motto: [SC[NON. FVLTA. NON. FLVXA. ANNO. VIIII.]SC], ricorda l'imperturbabile coraggio della Repubblica, la quale ridotta sola sosteneva il gravissimo peso di una sì disastrosa guerra ([I[lett]I]. i). I simboli tutti che abbiamo veduto dal Doge Molino nelle Oselle adoperati, e relativi alle peculiari circostanze del Governo, odorano molto del gusto del secolo, nel quale ampollose maniere e nella dettatura e nelle rappresentate cose apparivano. Il prezzo di queste Oselle fu portato alle tre lire venete.

[T1] CARLO CONTARINI.

A. 1655 ([SC[TAV.]SC] III).

Verso la fine del mese di aprile dell'anno 1655 terminò i suoi giorni il Doge Francesco Molino, il quale con la moderazione de' costumi e con la integrità dell'animo minorava l'asprezza del suo aspetto e delle sue maniere indurite dalla vita militare e guerriera. Fu scelto a Doge Carlo Contarini, ornato egli pure di tutte le egregie virtù praticate nei reggimenti dello stato e nelle interne magistrature. Di questo Doge una sola medaglia esiste, siccome quegli che un anno solo nel principato rimase, morto essendo nel mese di maggio dell'anno 1656. Offre dessa sul diritto il solito tipo di san Marco, che benedice il Doge a' suoi piedi, lo stendardo della patria consegnandogli con le parole: [SC[S. M. VEN. CAROL. CONT. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[F. C.]SC], Francesco Corner massaro. Nel rovescio un fiore di elianto o girasole aperto con la epigrafe intorno: [SC[OCVLI. MEI. SEMPER. AD. DOMINVM. ANNO. I]SC]. Un tale emblema appieno convenire poteva alla vita ed ai costumi del Doge, il quale dopo essersi prestato al servizio interno del proprio Governo, dalla solitudine della casa fu in mezzo ai molti concorrenti all'onore del soglio chiamato, mentre meditava di condurre una vita beata nella contemplazione delle celesti cose, in compagnia di una illustre consorte, che, piena di rara pietà, sdegnando di coprirsi col fulgore del diadema, amava di risplendere con la religione e con la modestia.

[T1] FRANCESCO CORNARO.

A. 1656 ([SC[TAV]SC]. III).

[T1] BERTUCCI VALIERO.

A. 1656 ([SC[TAV]SC]. III).

Alla morte del Contarini fu successore eletto Francesco Cornaro, al fu Doge Giovanni figliuolo, nel quale la pietà non meno che la dignità del padre trasmessa si vedeva; ma pochi giorni dopo la sua elezione fu dalla morte rapito, ed in suo luogo, con uniforme consenso, nel giugno dell'anno 1656 Bertucci Valiero eletto venne, uomo chiaro per gl'impieghi sostenuti, e che per la naturale facondia meritato avevasi l'approvazione del Senato, e lungamente versato nelle cariche interne ed esterne, il quale per ben due volte nelle antecedenti elezioni riscosso aveva a suo favore un buon numero di suffragi. Due anni visse questi nel principato, e quantunque per propria opinione coltivasse pensieri di pace, e le molte volte per essa con grande facondia nel Senato perorasse, pure sempre mostrossi pronto ad incontrare il pubblico volere, e con l'esborso di più migliaia di ducati del proprio peculio ai bisogni della patria nella continuazione della guerra sovvenne. Nel rovescio delle due Oselle che da esso lui a' nobili si regalarono, egli volle che espressa fosse la pugna d'un'Aquila col Dragone, e, prendendo argomento dalla insegna della sua famiglia, ch' è l'Aquila, raffigurar in essa gli piacque la fortezza della Repubblica, e sotto l'emblema del Dragone alato, animale chimerico, la Porta Ottomana indicava, risovvenendosi della pugna descritta da Plinio nel decimo libro della sua naturale istoria al capitolo quarto; col motto intorno [I[Resistit impavide]I], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] e [SC[II]SC]. Nel diritto di ciascuna di queste Oselle, variato solo il nome del massaro di Zecca, pose la immagine del protettore san Marco, che, in atto di benedire il Doge ginocchioni, il vessillo pubblico gli porge con le parole: [SC[S. M. VEN. BERTVCCIVS. VALERIO. D.]SC], e sotto [SC[F. C]SC]., cioè Francesco Corner, ch'era pure massaro nel passato anno; in alcune Oselle di questo Doge veggonsi le sigle del massaro all'argento cangiate, avendovi in altre le lettere [SC[M. Z.]SC], cioè Maria Zeno subentrato al Corner. Ecco un nuovo esempio delle variazioni dei massari all'epoca del conio delle medaglie.

[T1] GIOVANNI PESARO.

A. 1658 ([SC[TAV]SC]. III).

Se il Doge Valiero, nelle due Oselle sotto il suo principato coniate, l'Aquila ed il Dragone raffigurar volle per rammemorare l'ostinata guerra della Repubblica contro il Turco, il successore di lui, che fu Giovanni Pesaro, alla suprema dignità eletto nel maggio del 1658, nelle medaglie sue ritenne nel diritto la consueta impronta del santo Evangelista seduto, il quale al Doge a' suoi piedi lo stendardo della patria consegna, con la epigrafe intorno: [SC[S. M. VEN. IOANNES. PISAVRO. D.]SC], e nell'esergo [SC[N. C]SC]., Nicolò Contarini massaro, e nel rovescio presentò la figura della Religione con l'incensiere nella sinistra, e la croce nella diritta in faccia alla Costanza galeata con l'asta a terra, ed il motto intorno: [SC[RELIGIONE. ET. CONSTANTIA. ANNO. I]SC]. Questo principe, dopo aver coperto più volte le principali cariche civili e militari, sostenuto aveva nel Senato il partito di continuare la guerra contro il Turco, per cui prestò al pubblico erario la somma di seimila ducati, opponendosi alla proposizione di pace, ch'era stata fatta con la cessione dell'isola di Candia. Favoriva pur anche la parte di rimettere nella pubblica grazia i PP. Gesuiti, ch'erano stati dai pubblici Stati licenziati, con la speranza che il Pontefice sovvenimenti e soccorsi per sì dura guerra accordasse. Quindi dimostrar volle che nella religione e nella costanza la Repubblica ogni sua fiducia appoggiare doveva. Un anno solo su la sede ducale questo principe rimase, il quale morto nel primo dì d'ottobre del 1659, ebbe da' suoi nepoti nella chiesa de' Frati Minori nel magnifico mausoleo una onorevole sepoltura.

[T1] DOMENICO CONTARINI.

A. 1659 ([SC[TAV.]SC] III).

Succedette a questo nel giorno sedici d'ottobre di quell'anno Domenico Contarini di san Benedetto, il quale, ornato di tutte le virtù civili e morali, tanto più parve degno del grado, quanto che in ricusarlo impiegò tutte le arti che dagli altri soleansi praticare per ottenerlo, onde, tratto a forza dalla quiete domestica e dall'ozio modesto in cui fuori della città si trovava, fu portato al trono con l'applauso che giustamente accompagna coloro che meritano più ed ambiscono meno le porpore ed i diademi. Nei sedici anni del suo principato tre volte cangiò il conio dei rovesci nelle sue Oselle, conservando sempre nel diritto il santo Marco seduto che dà al Doge in ginocchio con la benedizione lo stendardo della Repubblica con le parole: [SC[S. M. VEN. DOMIN. CONTAR. D.]SC], e nell'esergo [SC[M. A. S.]SC], cioè Marco Aurelio Soranzo massaro. Negli anni primo, secondo, quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo, il rovescio rappresenta la Giustizia con la spada e la bilancia nelle mani, seduta in mezzo a due leoni. Sorge alla destra di lei un ramo di ulivo con le parole: [SC[OPVS. JVSTITIÆ. PAX.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] ([I[lin.]I] 2, [I[lett.]I] a). Nell'anno terzo una Vittoria alata, che, tenendo con la sinistra la palma, riceve un ramo di giglio dalla Pace, la quale ne ha essa stessa uno nella sinistra. Si legge nel contorno: [SC[VOLVNT. HOC. PIGNORE. IVNGI.]SC], e sotto [SC[A. III.]SC] ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. b). Negli anni nono e decimo, nel centro di una stella radiante, evvi la Vergine col Bambino in braccio, e la epigrafe intorno: [SC[SIT. TVTA. HOC. SIDERE. CRETA.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIIII.]SC] ([I[lett]I]. c). Ripigliasi poi nell'undecimo anno fino al sedicesimo il conio della Giustizia, come nell'anno primo. Tutte tre queste impronte sono relative alla feroce guerra di Candia dalla costanza della Repubblica per ventiquattro anni sostenuta, nella quale epoca i Veneziani apertamente dichiararono di non voler entrare in alcuna negoziazione di pace col Turco, se le condizioni di questa basate non fossero sulla giustizia e sulla equità. Ne' primi anni adunque il Doge a questo principio della pubblica politica alludere volle. Nel terzo anno poi del suo principato, avendo la Repubblica stretta l'alleanza con Luigi XIV re di Francia, il quale aveva un soccorso promesso, nella Osella di quell'anno coniar fece una Vittoria che con la Pace stringe un ramo di giglio, ch' è la divisa di Francia, affine di far conoscere che la Repubblica su questa alleanza fondavasi per ottenere una pace durevole ed onorata. Negli anni poi nono e decimo, vedendo che le armi francesi abbandonata aveano la difesa di Candia, e nulla più sperando nell'umano soccorso, all'assistenza divina ed alla Vergine e madre si rivolge, quell'isola raccomandando, che più non poteva da forza umana essere sostenuta. Succedette finalmente nel 1669 la pace con la Porta Ottomana, ed ottenute per quanto si poterono onorevoli condizioni, chiuse il Doge gli ultimi anni del suo ducato con la prima impronta delle sue Oselle. Il valore delle Oselle di questo Doge fu portato alle lire tre e due soldi.

[T1] NICOLÒ SAGREDO.

A. 1675 ([SC[TAV]SC]. III).

Il successore di lui fu Nicolò Sagredo, eletto nel gennaro dell'anno 1675, il quale nelle più distinte interne magistrature e nelle ambascerie più cospicue dimostrata aveva tale eguaglianza di carattere da rendersi bene affetti i popoli che governava, ed i principi presso i quali la pubblica rappresentanza sosteneva. Giunse egli all'apice del Governo coi lunghissimi passi del merito, e non coi voti favorevoli della fortuna e dell'ambito, e fra le altre sue prerogative aveva conservata l'antica frugalità, abborrendo il delicato costume delle nuove invenzioni fatalmente introdotte a snervare gli animi, ed a far vacillare la costanza degli antichi consigli. Restituita la pace della Repubblica, usar seppe della propria moderazione per rattemperare i mali dei popoli, a cagione della guerra sofferti, e ricondurre giorni tranquilli e sereni. A ciò precipuamente alluder volle conservando nel diritto il tipo di san Marco seduto, che al Doge genuflesso lo stendardo della Repubblica consegna, dandogli la sua benedizione con le parole: [SC[S. M. V. NICOLA. SAGREDO. D.]SC], e nell'esergo [SC[G. D.]SC], cioè Giulio Donà massaro; nel rovescio poi collocar fece la fascia zodiacale con li tre segni della Vergine, della Libbra e dello Scorpione, ed un Cielo stellato sopra una parte del globo terracqueo, e la epigrafe intorno: [SC[ÆQVA. TEMPERAT. ARTE.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] Un solo anno visse questo Doge sulla ducale sede, e nell'agosto dell'anno 1676 chiuse in pace i suoi giorni.

[T1] ALVISE CONTARINI.

A. 1676 ([SC[TAV]SC]. III).