Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte

Part 7

Chapter 72,115 wordsPublic domain

Carlo Ruzzini, Cavaliere e Procuratore di san Marco, già due volte ricordato nel corso di queste illustrazioni, spiegò il suo concorso alla ducal dignità in parità di meriti col Cavaliere e Procuratore Alvise Pisani. Quantunque generalmente al popolo fosse più grato il nome del Pisani, pure la scelta cadde sulla persona del Cavalier Ruzzini il quale aveva coperte le primarie ambascerie presso le corti de' principi stranieri. Tre anni egli sedette sul trono ducale, e di tre Oselle fe' ai nobili regalo. Nella prima evvi sul rovescio il Leone di fronte, alato, coronato e cinto del nimbo, tenendo fra le zampe il libro degli Evangeli aperto, in cui sta scritto: [SC[PAX. T. M. E. M.]SC] e nel contorno: [SC[IN. DIEBVS. EIVS. ABVNDANTIA. PACIS.]SC], e sotto 1732. Nel diritto la inscrizione sormontata dal corno ducale: [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS. AN. I.]SC] ([I[lett]I]. a) è chiusa da tre caducei, insegna di Mercurio il messaggiere di Giove, e da due palme di ulivo, simboli della pace. Nei tre caducei si allude ai tre congressi di Carlowitz, di Utrecht e di Passarowitz, nei quali egli intervenne come plenipotenziario della Repubblica, ed alle paci ivi firmate. L'impronta pure del rovescio rammenta egualmente i giorni di pace goduti sotto questo doge dalla Repubblica. La seconda Osella presenta nel diritto il Leone di profilo, alato, coronato e col nimbo tenendo fra le zampe il libro aperto, ed ha intorno le parole: [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS.]SC], e sotto [SC[ANNO. II.]SC], e più sotto ancora, [SC[B. Z.]SC] cioè Bartolomeo Zen massaro all'argento ([I[lett]I]. b). Nel rovescio poi evvi una urna di argento, che contiene le ossa del santo Doge Pietro Orseolo, che fu uno de' primi discepoli di san Romualdo Abate; furono queste reliquie in Venezia mandate per donativo di Luigi XV di Francia dall'antica provincia della Guascogna, e si conservano nel santuario della Patriarcale Basilica. La inscrizione intorno a questo rovescio ci rende certi della sua rappresentanza: [SC[OSSIBUVS. RECEPTIS. DIV. PETR. VRSEOLI.]SC], e nell'esergo 1733. Abbiamo, intorno a questo doge, notizia, che in occasione di queste reliquie il desiderio in lui svegliossi di conoscere se nella sottoconfessione di san Marco il di lui corpo depositato fosse. A questo oggetto si aprì, presso l'altare della Madonna, e precisamente sotto que' gradini che dal presbiterio conducono al piano della chiesa, un foro nel pavimento, e col mezzo di una scala a mano discesero nella sottoconfessione, ma trovatavi l'acqua a tale altezza, che convenne girare solamente sopra le panchine di viva pietra, che contornano quel santuario, non riuscì al Doge né agli altri che seco erano di nulla riconoscere. Ben più fortunati di questo Doge siamo stati noi in questi anni, ne' quali, superando la difficoltà dell'acqua, che si fece anche tutta uscire, ed altri ostacoli, che vi si frapponevano, siamo giunti al felice ritrovamento del corpo santissimo del protettore principale della città san Marco, collocato appunto sotto la mensa del maggiore altare, ed ora trasportato più alto nel corpo stesso dell'altar maggiore, come si può riconoscere dalle memorie sul corpo di san Marco in allora pubblicate. Nel terzo anno del doge Ruzzini fu riprodotto nel diritto il conio dell'anno secondo con la variazione nelle parole, che sono [SC[SANCTVS. MARCVS. VENETVS.]SC] e sotto [SC[Z. F.]SC], Zorzi Foscolo massaro, e nel rovescio la sola inscrizione [SC[CAROLI. RVZINI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. III. MDCCXXXIV.]SC] rinchiusa da due rami di ulivo, che sorreggono il berretto ducale ([I[lett]I]. c). Il doge Ruzzini morì nel gennaio susseguente, dopo quattro soli giorni di malattia, nell'età di anni ottantadue, avendo regnato due anni e sette mesi, e fino agli ultimi momenti della sua vita diede continui saggi di quella scienza ed erudizione, che possedeva, per cui fu considerato il più dotto uomo della Repubblica, ed il più scienziato principe che allora vivesse. Sotto questo Doge Ruzzini le Oselle incominciarono ad avere il prezzo di lire tre e dieciotto soldi, prezzo legale, che fu sempre continuato, quelle eccettuate che per particolari circostanze si riconobbero rare, e furono stimate a prezzo di affetto.

[T1] ALVISE PISANI.

A. 1735 ([SC[TAV]SC]. V).

Quell'Alvise Pisani, Cavaliere e Procuratore di san Marco, sì benemerito per molte legazioni ordinarie ed estraordinarie, che abbiamo veduto qui sopra posto in competenza col defunto doge Ruzzini per la ducale sede, con grande applauso e gioia del popolo vennegli sostituito. Negli anni del suo principato volle che nelle Oselle a' nobili distribuite altro conio non fossevi che, nel diritto, il simbolo del santo Evangelista, cioè il Leone alato, coronato, e col nimbo intorno al capo con la figura rivolta alla diritta, e con la faccia di fronte avente nelle zampe il libro aperto ed il motto: [SC[SANCT. MARCVS. VENETVS.]SC] e al di sotto [SC[Z. F.]SC], cioè il sunnominato Zorzi Foscolo, e l'anno 1735. Nel rovescio poi la sola inscrizione [SC[ALOYSII. PISANI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], e susseguenti, inscrizione rinchiusa fra due rami di ulivo. Abbenché la politica del Veneziano Senato una seconda neutralità armasse, occasionata dalle guerre insorte fra gl'imperiali ed i Francesi, ed il Cavaliere Antonio Loredano in Provveditore generale destinato fosse in unione al Maresciallo Conte di Schollemburg per invigilare alla pubblica sicurezza col munire le piazze murate, accrescere i presidii, e dal Levante e dalla Dalmazia i veterani reggimenti richiamare; ciò non per tanto il Doge Pisani continuò sempre la prima impronta, che unica nelle tavole si rappresenta, non alterandola fino alla morte, improvvisamente accaduta a' diecisette di giugno dell'anno 1741.

[T1] PIETRO GRIMANI.

A. 1741 ([SC[TAV]SC]. V).

Fra il concorso di tre illustri personaggi, il Cavaliere e Procuratore Barbon Morosini, il Procuratore Nicolò Veniero ed il Cavaliere e Procuratore Pietro Grimani, questo ultimo nel primo scrutinio alla dignità ducale inalzato venne, ed egli, per molti servigi alla patria prestati e nelle ambascerie alle straniere potenze, e nei più gravi consessi del Governo la pubblica estimazione meritato aveasi, e pel suo gusto delicato di elegante scrittore italiano era giunto ad alto grado di riputazione presso i Gozzi, i Farsetti ed altri contemporanei famigerati scrittori, essendo egli pure della famosa Accademia de' Granelleschi. A questo Doge scrisse già l'Algarotti una epistola in versi, nella quale si ricordano le sue poesie, e fra le altre un sonetto che incomincia

[I[ Sedeami un dì sopra una verde riva,]I]

e finisce con questi versi:

[I[ E sui miei casi e fortunati e rei]I]

[I[ Vidi, o Lilla gentil, che di mia vita]I]

[I[ Tutta la storia mia tu sola sei,]I]

ed è stampato nella parte quarta della raccolta del Gobbi, e nel tomo VII delle Rime degli Arcadi, come quello che era appunto nel numero degli Arcadi col nome di Armiro Cretreo. Undici furono le Oselle da questo Doge a' nobili regalate, delle quali le prime sei conservano lo stesso tipo tanto nel diritto, che nel rovescio. Nei diritti evvi l'antica impronta di san Marco, che .offre al Doge ginocchioni il patrio vessillo benedicendolo, col motto [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANVS. D.]SC], e sotto 1741 ed [SC[F. P.]SC], Francesco Pasqualigo il massaro, e seguenti. I rovesci altresì sono quelli stessi che si videro da molti Dogi suoi antecessori adoperati, e che poscia furono da tutti universalmente usati, cioè le parole: [SC[PETRI. GRIMANI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC] ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. a). Nel settimo anno però il conio del diritto cangiossi, ponendosi in opera il simbolo del santo Evangelista, cioè il leone alato e coperto del berretto ducale, di fronte, e col libro fra le zampe aperto, su cui sta scritto [SC[P. T. M. E.]SC] cioè [I[Pax tibi Marce Evangelista]I], e nel contorno [SC[SANCTVS. MARCVS. VENETVS.]SC], e sotto il nome del massaro, che in quell'anno figurava Zuan Andrea Pasqualigo [SC[Z. A. P.]SC] ([I[lett]I]. b). Questa variazione non puossi ad alcun particolare avvenimento attribuire, ma solo ad un genio dimostrato dal Doge di imitare in questa parte il suo antecessore, non essendovi nelle pubbliche storie, o nelle private memorie alcuna di esse che a ragione di ciò addurre si possa. Non è però così della variazione che si osserva nel diritto dell'ottavo anno di questo Doge, nel quale invece del consueto tipo del santo Evangelista, che il pubblico stendardo consegna, vedesi il Doge ginocchioni in atto di orare innanzi al Santo, il quale seduto, tenendo la penna sull'aperto libro in atto di scrivere, si rivolge col capo indietro, quasi chiamato da un oggetto esteriore, ed ha il leone presso di sé col solito motto [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANVS. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[L. M. II.]SC] Lodovico Morosini II, questo pure in altre variando ([I[lett]I]. c). Di questa variazione puossi il motivo attribuire ad alcune vertenze insorte col pontefice Benedetto XIV. Il patriarcato di Aquileia, che con la sua giurisdizione estendevasi nella contea di Gorizia appartenente alla casa d'Austria, svegliato aveva le cure e l'attenzione di S. M. I. e R. Maria Teresa, la quale un proprio Vicario al Pontefice richiedeva per i suoi stati. Il Senato Veneziano, per sostenere i diritti patriarcali, incaricava presso la santa Sede con apposita missione Francesco Foscari, il quale partì di Venezia nell'agosto del 1748. Evvi l'antica tradizione, avvalorata anche da' Padri, che san Marco predicato abbia ai popoli di Aquileia il vangelo, quindi sembra bene adatta la idea che si rappresenti il Doge a' piedi del Santo in atto di supplicarlo a sostenere il diritto dei successori di lui nel Patriarcato stesso, diritto che allora cogli Imperiali dividere volevasi. Le vertenze e le discussioni di Roma continuando, né ancora bene stabiliti i confini de' rispettivi diritti delle due metropolitane arcivescovili diocesi di Gorizia e di Udine, che dalla divisione della Patriarcale Basilica di Aquileia sorgere dovevano, nell'anno nono del suo reggimento il Doge ordinava, che nel diritto di quella Osella il santo Evangelista coniato fosse in atto di allontanarsi dalla terra e fra le nubi soffermarsi, con la sinistra mano distesa sulla testa del Doge a' suoi piedi genuflesso, di sua protezione assicurandolo, mentre tiene nella destra il libro degli Evangeli aperto, ed il Leone mezzo accosciato mostrasi in atto di minacciare alcuno dietro alle sue spalle. La inscrizione non varia dalle altre: [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANVS. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[G. G. L.]SC] da interpretarsi per Gian Girolamo Longo, che era il massaro all'argento. Si riporta pure in questa quinta tavola a comodo degli osservatori la leggenda del rovescio, ch' è la consueta [SC[PETRI. GRIMANI. PRINCIPIS. MVNYS. AN. IX.]SC], 1749, inchiusa fra due rami di fiori che la corona ducale sorreggono ([I[lett]I]. d). Non ancora del tutto composta la questione sulla giurisdizione delle nuove sedi arcivescovili dal Patriarcato di Aquileia provenienti, il Doge credette opportuno di continuare a prendere lo stesso argomento per soggetto della sua decima Osella: quindi nel rovescio di essa si fece rappresentare ginocchioni illuminato dai raggi superiori, che dal cielo sul di lui capo discendono, in faccia ad un altare, dietro il quale evvi il Santo che sull'ara il libro de' suoi Evangeli aperto gli mostra, indicando con la destra mano la volontà del Signore, ed il Leone che dietro il Santo respiciente di faccia riposa, col solito motto intorno [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANI. D.]SC], e al di sotto il nome del massaro [SC[Z. B.]SC] Zuanne Balbi ([I[lett]I]. e). Questa però è l'ultima Osella che il Patriarcato di Aquileia risguarda, essendosi nel luglio dell'anno 1751 col mezzo di pontificio breve decretato, che l'attuale Patriarcato fosse in due metropolitane arcivescoli sedi diviso, ritenendosi tuttavia nel vivente Patriarca e Cardinale Delfino il primitivo titolo, e conservando al Senato la nomina dell'Arcivescovo di Udine. Così decise la saggia mente del sommo Pontefice Benedetto XIV. L'undecima ed ultima Osella del Doge Pietro Grimani porta nel diritto il Doge ginocchioni innanzi all'altare dell'Annunziata Vergine, che in un quadro fra due colonne rinchiuso, e da due angioletti fregiato, rappresentata si vede, e nel lato opposto pur genuflesso san Marco ed il Leone che giace in riposo fra loro. Il motto intorno è [SC[S. M. V. P. GRIMA. D.]SC], e nell'esergo il nome del massaro all'argento, che in quell'anno era Alvise Barbaro [SC[A. B.]SC] ([I[lett]I]. f). Questo conio non può essere relativo, che al giubileo pubblicato nell'anno 1751, il quale per Venezia il suo principio ebbe nel giorno appunto dell'Annunziazione della Vergine, principale proteggitrice della Repubblica. Di là a pochi giorni il Doge Pietro Grimani, da grave malattia sopraffatto, fu al sepolcro condotto.

[T1] FRANCESCO LOREDANO.

A. 1752 ([SC[TAV]SC]. V e VI).