Part 6
Il Doge Alvise Mocenigo, della famiglia che abitava nella parrocchia di sant'eustachio, volgarmente detta [I[S. Stae]I], dovette il proprio inalzamento, succeduto ai 16 di luglio dell'anno 1700, a' suoi meriti singolari ed all'esimie sue virtù. Tre Procuratori di san Marco, Giovanni Donà, Angelo Diedo e Marc'Antonio Barbarigo, tra loro disputavano dell'onore del principato, ed uniti i quarantuno elettori, ciascuno a gara cercava di abbattere l'avversario, e rimanere eletto. Ma invano, ché niuno oltrepassare poteva il numero di venticinque voti favorevoli dalle leggi fissato per le elezioni. Il Procuratore Donà, uno de' concorrenti, il quale trovavasi pur anche nel numero degli elettori, spinto da interno volontario moto, siccome alcuna manoscritta memoria il riporta, propose di rinunziare i proprii favorevoli voti a pro' di Alvise Mocenigo, Senatore prestantissimo. Questa sua proposizione fu dagli elettori accolta, e trovossi con sorprendente unanimità il Mocenigo prescelto. A sì improvvisa elezione alluder volle il nuovo Doge nella Osella, che nel primo anno del suo principato ai nobili distribuì. Nel diritto di essa, come in tutte le altre successive del suo ducato, ritenne l'antica consueta impronta di S. Marco che seduto benedice il Doge ginocchioni mentre il pubblico stendardo gli consegna con le parole [SC[S. M. V. ALOY. MOCENI. D.]SC], e sotto [SC[AN. I.]SC] Nel rovescio poi vedesi la Fortuna, a cui infranta da uno scagliato fulmine celeste la volubile ruota, precipita, ed ha intorno il motto: [SC[DOMINI. EST. ASSVMPTIO. NOSTRA.]SC] ([I[lin]I]. 2, [I[lett]I]. a), relativa appunto alla straordinaria elezione avvenuta. La guerra nell'Italia ardeva nel 1701 rotta per la successione al trono delle Spagne dall'imperatore al re di Francia, che il testamento sosteneva del defunto re delle Spagne, ed il Senato Veneziano dichiarato aveva la neutralità de' proprii stati, per garantire i quali con un'armata di ventiquattromila uomini si pose in istato di farsi dalle belligeranti potenze nelle proprie provincie rispettare, benché a vero dire le armate gallo-ispane ed austriache occuparono a loro piacere, e secondo che per le circostanze loro conveniva, le piazze de' Veneziani. Il Doge adunque nella seconda sua Osella indicò nel rovescio il partito dal Senato preso nelle attuali combinazioni di guerra, e fece rappresentare un Leone che giace sul suolo, ma ad occhi aperti, con la leggenda [SC[OCVLIS. CVBAT. APERTIS.]SC], e nell'esergo [SC[ANN. II.]SC] ([I[lett]I]. b). Avevasi tentato nell'anno terzo di questo Doge d'infrangere la neutralità del mare Adriatico, entrandovi una squadra francese per intercettare i convogli imperiali che da Trieste a provvedere le armate del principe Eugenio di Savoia uscivano. Il Veneto Senato fece presso le due corti le più forti proteste, dichiarando che, qualora alcun riguardo non si avesse avuto alla sua neutralità, vedrebbesi obbligato ad impiegare la forza. Queste dichiarazioni presso le due potenze il bramato effetto produssero. Il Doge allora nel rovescio della terza Osella coniar facendo un Leone alato che poggia con le zampe di dietro sul mare, e tiene nella destra zampa d'innanzi una spada, su la quale una serpe si avvolge e si attortiglia, alluder volle alla prudenza ed alla forza usata dal Senato nel sostenere i suoi diritti. Il motto intorno [SC[PRVDENTIA. ET. FORTITVDO.]SC] lo conferma espressamente ([I[lett]I]. c). La naturale conseguenza dello stato di guerra, in cui trovavansi le potenze confinanti, era quello sciame di pirati, che, usciti dal porto di Segna, con l'antico nome di Uscocchi, il commercio de' Veneziani infestavano. Relativo appunto a ciò il rovescio della quarta Osella si mostra, nel quale il Leone armato di sguainata spada col libro aperto fra le zampe è dalle parole circoscritto [SC[SVORVM. IVRA. TVETVR.]SC] e sotto [SC[ANN. IIII.]SC] 1703. ([I[lett]I]. d). Succeduta nell'anno 1704 una sollevazione a Costantinopoli per la quale deposto Mustafà Gran Signore de' Turchi, fu pel mezzo del Gran Visir proclamato imperatore Achmet fratello minore di Mustafà, questi mostrò con somma premura il desiderio di conservare la pace con l'imperatore di Germania e con la Repubblica di Venezia. Spedì a questa Mustafà Agà dei Giannizzeri, per parteciparle la sua esaltazione, ed egli, condotto alla pubblica udienza del Doge e della Signoria, nel pien Collegio due lettere presentò, l'una del Sultano e l'altra del primo Visir, nelle quali erano espressi sentimenti di amicizia e d'inclinazione e propensione per la pace. Il Senato Veneziano aveva già spedito a Costantinopoli il Cavaliere Carlo Ruzzini, che fuvvi accolto con onori distinti. A questi lieti avvenimenti è relativo il rovescio della quinta Osella, nella quale vedesi una Rosa aperta sul suo stelo, divisa questa della famiglia Mocenigo, in faccia ad una mezza Luna, insegna della Porta Ottomana, contornata di stelle con la leggenda: [SC[MAGIS. REDOLET. LVNA. SERENA.]SC], e sotto [SC[ANN. V.]SC] ([I[lett]I]. e). Continuando nell'anno sesto del Doge Mocenigo la guerra in Italia, e riconoscendo sempre più necessario il tenere difese le città e le terre murate dalle incursioni e dalle scorrerie delle estere truppe, il Senato aumentato aveva le proprie forze anche nel rigore del verno dell'anno 1705, stabilendo un'alleanza difensiva con due Cantoni Svizzeri, che tenessero alle armi apparecchiati quattromila uomini di agguerrite truppe, non che con la lega dei Grisoni. Ciò diede motivo al rovescio della sesta Osella, nel quale evvi una Rosa fiorita in mezzo ad altri arbusti, spogli questi delle loro foglie, col motto intorno [SC[ETIAM. RIGENTE. HYEME. VIRESCIT.]SC], e sotto [SC[ANN. VI.]SC] Abbenché il diritto della Osella dell'anno sesto del Doge Mocenigo non abbia dagli altri variazione alcuna, pure ho creduto utile di riprodurlo a comodo de' lettori nella nuova tavola. Esso offre il Doge ginocchioni che riceve dal santo Evangelista in un con la benedizione il pubblico stendardo, ed ha intorno le solite parole: [SC[S. M. V. ALOYSIVS. MOCENIGO. D.]SC], e nell'esergo [SC[B. C.]SC] 2.°, che è Benedetto Civran secondo massaro all'argento: anche su questo nome v' è qualche variante ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. f). La vigilanza del Veneto Senato nell'anno 1706 verso tutti i propri dominii, in particolar modo si estese a quella parte che più esposta alle belligeranti potenze si trovava; quindi fu ordinato a Giorgio Pasqualigo, Provveditore straordinario in Peschiera, di tener pronte ed equipaggiate tre galeotte nel Lago di Garda, per ritenerne e conservarne il possesso. Da questo fatto il Doge prese argomento per far coniare il settimo rovescio della sua Osella, ed imprimere vi fece una nave sul cui cassero pose il Leone rampante, che con la zampa diritta d'innanzi la spada brandisce, e con la sinistra il pubblico vessillo, e la inscrizione: [SC[EMERGIT. VIGILANTE. LEONE.]SC], e sotto [SC[ANNO. VII]SC]. ([I[lett]I]. g). Perduti gli stati dei duchi di Mantova e della Mirandola, non che del Principe di Castiglione delle Stiviere, in Venezia si rifuggirono, ove tranquilla pace godevasi, e vennero accolti come quelli che della patrizia nobiltà fregiati erano, ed anzi a questi due ultimi, sotto specie di condotte militari, dalla pietà pubblica furono assegnati stipendii pel loro sostentamento. A questa circostanza volle alludere il Doge col rovescio della ottava sua Osella, sul quale vedesi la Pace in una donna effigiata con ramo di ulivo in mano, seduta all'ombra di altra regal donna, che nella diritta mano la spada, e nella sinistra in bilico la bilancia tiene con la leggenda intorno: [SC[QVIESCIT. IN. SINV. MEO.]SC], e nell'esergo [SC[ANNO. VIII. 1707.]SC] ([I[lett]I]. h). Le vicende della guerra portando le armate ed alcuni corpi staccati ad invadere le provincie, e commettere atti crudeli verso i tranquilli e pacifici cittadini del Veneziano Governo, obbligarono il Senato ad ordinare al generale conte di Stenau, che le armi venete col titolo di generale supremo dirigeva, di uscire in campagna con le sue forze, invigilando che nelle provincie difese dalle pubbliche armi non entrassero milizie straniere. Tale nuova politica misura condusse il Doge a fare imprimere nel rovescio della nona sua Osella una Rosa fiorita, insegna della famiglia Mocenigo, armata in tutte parti di spine con la inscrizione: [SC[SOLVM. PROVOCATA. FERIT.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIIII.]SC] 1708. ([I[lett]I]. i). Qualche differenza osservasi nella numerazione di queste Oselle fatta dall'Abate Palazzi nelle annotazioni poste alla orazione funebre di questo Doge, nelle quali viene preso in iscambio l'anno sesto pel settimo. Nell'ultimo anno di questo Doge Federico IV re di Danimarca e di Norvegia, sotto il titolo di conte di Oldemburgo, a Venezia arrivò, e lungamente vi si trattenne, ovunque festeggiato ed accolto con la onorificenza dovuta a sì gran principe; ma il Doge Mocenigo pochi mesi appresso cessò di vivere, né ebbe agio a ricordare nella Osella di quell'anno sì celebre accoglimento.
[T1] GIOVANNI CORNER.
A. 1709 ([SC[TAV]SC]. IV).
Nella elezione del successore di lui lo stesso avvenimento accadde, che in quella del Mocenigo avvenuto era. Disputavansi tra di loro della ducale corona i due Procuratori di san Marco, Alvise Pisani ed Angelo Diedo; quest'ultimo avea ambita la dignità ducale anche nella elezione del Mocenigo, e tale era la forza e la parità de' meriti ne' concorrenti, che unire non poté alcuno di loro in favor proprio il numero de' voti necessario per la elezione. In tanta ambiguità di cose, i due partiti di eleggere convennero Giovanni Corner Senatore distinto per le doti dell'animo e per gl'impieghi sostenuti in patria e fuori. Non volle però egli ricordare alcun fatto nelle Oselle a' nobili distribuite nei tredici anni del suo principato. Tre sole di queste si riportano dei primi tre anni, non già perché queste ad alcun fatto alluder possano, ma perciocché l'impronta nel diritto di esse è in qualche parte variata, e le altre poi si tralasciano che il conio del secondo anno ripetono, cangiando solo le cifre degli anni ed i nomi dei massari di Zecca, ed omettendo la data della edificazione di Venezia. La prima adunque nel suo diritto rappresenta san Marco che, benedicendo il Doge, dello stendardo il presenta, e dietro la cattedra del Santo evvi il Leone alato che riposa, e nel contorno: [SC[S. M. V. IOAN. CORNELIO. D.]SC], e nell'esergo [SC[L. M.]SC], il nome cioè di Lorenzo Marcello massaro di Zecca all'argento. Nel rovescio poi la sola inscrizione si legge: [SC[IOANNIS. CORNELII. PRINCIPIS. MVNVS. AN. I.]SC], e intorno: [SC[SALVTIS. ANNO. MDCCIX. ET. AB. VRBE. CONDITA. MCCXIC.]SC] ([I[lett]I]. a). Nella seconda evvi nel diritto il simbolo di san Marco, cioè il Leone veduto di prospetto, alato e coronato col nimbo, ed avente tra le zampe il libro ed intorno le parole: [SC[S. MARCVS. VENETVS.]SC], e nell'esergo il nome del massaro [SC[M. A. B.]SC] Marc'Antonio Bon ([I[lin]I]. 4, [I[lett]I]. b), conservandosi nel rovescio la stessa inscrizione della prima con le variate cifre degli anni. La terza Osella presenta nel suo diritto il Leone alato e coronato col nimbo, ma posto di profilo, con guardatura feroce, col libro aperto fra le zampe, e quasi a custodia di un forte, ed intorno ha [SC[S. MARCVS. VEN.]SC], e nell'esergo [SC[Z. B. V.]SC], cioè Zuan- Bartolomeo Vitturi, e l'anno 1711. Nel rovescio poi le parole della prima inscrizione in carattere maiuscolo, e senza data della edificazione della città ([I[lett]I]. c). Dopo il terzo anno si riprese il conio del secondo, con la sola variazione, che nel quarto e nel quinto anno il libro sopra cui poggiano le zampe del Leone vedesi aperto, mentre negli anni successivi si tenne chiuso. Una breve osservazione richiama la Osella di questo Doge, nella quale per la prima volta, dietro la cattedra del Santo, il di lui simbolo si osserva, mentre in tutte le altre Oselle il solo nome inscritto intorno alla figura era sufficiente a dinotarlo. Che poi dopo il quinto anno il libro de' Vangeli chiuso si tenesse, ne fu cagione l'essere stata la Repubblica improvvisamente attaccata nell'anno 1714 dalle armi ottomane, le quali ripresero il Regno della Morea in gran parte per i tradimenti di que' Greci medesimi i quali avevano poco innanzi al suo acquisto contribuito, ed ora, per desiderio di novità, amavano di vivere piuttosto sotto il dominio dei Turchi, che sotto quello dei Veneziani. Seguì però la pace col Turco nell'anno 1720, non lieta per i Veneziani, avendo per lei perduto la Morea, nobile conquista di Francesco Morosini, e quanto era loro rimasto nell'isola di Candia; ma il Doge continuò tuttavia fino nell'ultimo suo donativo a conservare l'antica impronta, morto essendo nell'agosto dell'anno 1722. Le memorie di Zecca non fanno parola del prezzo delle Oselle dopo il Doge Nicolò Sagredo all'anno 1675, e solo nell'anno 1718 le veggo portate al prezzo di tre lire e soldi tredici.
[T1] ALVISE SEBASTIANO MOCENIGO.
A. 1722 (Tav. IV e V).
La patria, alternando i premii verso que' cittadini che di lei benemeriti erano per i prestati servigi, non dimenticò di premiare eziandio Alvise Sebastiano Mocenigo [I[da san Samuele]I], il quale per quattro volte sostenne il carico di provveditore generale, e diede prove di zelo e di amore verso la patria nelle spinose emergenze del Levante e della Dalmazia. Questi al primo scrutinio fu eletto Doge. In tutte le Oselle da lui a' nobili regalate riprese nel diritto la solita impronta del santo Evangelista che dà al Doge in ginocchio con lo stendardo la benedizione, ed ha intorno il motto: [SC[S. M. V. ALOYSIVS. MOCENIGO. D. ANN. I.]SC] e successivi. Nei rovesci però variò in tutti gli anni il conio. Nel primo vedesi il Doge seduto con la destra distesa ad un arbusto di rose, ed il bastone del comando nella sinistra, col Leone alato che dietro lui riposa, e al disopra una nube con le parole: [SC[FVLCITE. ME. FLORIBVS.]SC], e sotto 1722. Questo rovescio è tutto allusivo alla persona del Doge, il quale, stendendo la destra ad un arbusto di rose, divisa della famiglia Mocenigo, ricorda quanti ne uscirono fregiati della stessa corona. Nel bastone rammenta i molti comandi da lui sostenuti, nel Leone che riposa, la pace di cui la Repubblica allora godeva, e infine nella nuvoletta, l'aiuto celeste ([I[lett]I]. a). La pietà e la religione del Doge fulgida risplende nel rovescio della seconda Osella, nel quale imprimere fece la Vergine fra le nuvole contornata di stelle, che apparisce al Doge ginocchioni, il quale ha la corona in capo ed il bastone generalizio nella sinistra con ai suoi piedi il Leone che riposa, ed il berretto ducale sul suolo e la inscrizione: [SC[DOMIN. REGIT. ME. ET. NIH. MIHI. DEERIT.]SC], e sotto 1723 ([I[lett]I]. b). Niun pubblico avvenimento essendo in questo anno accaduto, a cui possa il rovescio applicarsi, conghietturare si deve ch'esso immaginato siasi per ricordare la protezione della Vergine a questo Doge accordata, tanto in mezzo ai pericoli della guerra, che nella sua elevazione alla ducal dignità; e siccome nell'anno primo gli onori alla sua famiglia accordati rammenta, così nel secondo anno con sentimento di pietà e di religione la particolare sua divozione verso la Vergine santa dimostra. Altre volte si è veduto nel corso di queste illustrazioni, e lo vedremo ancora in appresso, e la particolare protezione della Vergine, e la religiosa divozione dei Dogi verso di lei. Alla memoria de' pubblici eventi ed alla felicità degli Stati sono rivolti i pensieri del Doge nelle seguenti Oselle, nelle quali i provvedimenti del Veneziano Senato si offrono. La prudenza e la saviezza di questo si riscontra, all'anno 1724, nel sostenere i propri diritti, resistendo alle pretensioni de' ministri stranieri, i quali non volevano alle leggi doganali assoggettarsi, e fece loro deporre ogni ridicola pretesa. A questa condotta ferma e prudente, ch'era giunta fino a risvegliare il mal umore nelle corti di Francia e di Spagna, allude il rovescio della terza Osella, nella quale sur un trono di alcuni gradini elevato siede la Giustizia con la spada sguainata nella destra, e con la bilancia in bilico nella sinistra, vedendosi alla sua destra la piazzetta di S. Marco, che in quell'anno fu anche con magnifica instaurazione di nuovo lastricata, ed ha intorno il motto: [SC[MELIOR. EST. SAPIENTIA. QVAM. VIRES.]SC], e sotto 1724 ([I[lett]I]. c). Decretato dal Veneto Senato nell'anno 1724 un taglio da farsi in volta di san Pietro alla Tor Nuova su l'Adige, nella fissata regolazione di quel fiume, dietro le opinioni e gli studii del celeberrimo matematico della Repubblica il professore Bernardino Zendrini (le cui opere furono non ha guari per cura di un nipote suo rese di pubblico diritto), a questa importante idraulica operazione, che fu ferace di prodigiosi effetti a salvezza delle Provincie di Padova e di Rovigo, ed a molte altre provvidenze prese in materia di acque nelle lagune e nei fiumi, alluder volle il Doge col rovescio della quarta Osella, nella quale si vede una donna regale seduta sul trono a più gradini elevato in mezzo alle acque, col Leone alla sinistra, sparse veggendosi alcune barche veleggianti con la epigrafe intorno: [SC[FLVMINIS. IMPETUS. LAETIFICAT. CIVITATEM.]SC], e sotto 1725 ([I[lett]I]. d). La politica del Veneziano Senato temendo, dopo la morte del Czar Pietro il Grande di Moscovia, che della Repubblica alleato era, che i Turchi, male verso di essa intenzionati, nuovamente la guerra rompessero, giudicò necessario di tenere in pronto un determinato numero di navi per proteggere i proprii sudditi nel commercio loro e nella navigazione, e porre un qualche freno alla ottomana potenza. A tale oggetto, dietro alle operazioni nelle lagune nell'anno innanzi verificate, nel canale della Giudecca tali escavazioni si fecero, affinché le pubbliche navi ivi all'àncora custodire si potessero ed a più gloriose operazioni sempre atte e pronte si tenessero; ed ecco che nel rovescio della quinta Osella una nave si vede armata in corso, che alcuni mercantili bastimenti protegge, colle parole: [SC[IN. CVSTOD. ILLIS. RETRIB. MVLTA.]SC], e sotto 1726. ([I[lett]I]. e). II rovescio dell'anno sesto mostra impresso il Bucintoro accompagnato da più barchette, ed illuminato dal bel sole di maggio, diretto alla consueta annuale funzione delle sponsalizie del mare, avendo le ducali insegne sulla prora e nello intorno le parole: [SC[NON. EST. INVEN. SIMILIS. ILLI.]SC], e sotto 1727. ([I[lett]I]. f). In quell'anno appunto fu rinovato il Bucintoro con le antiche forme, ma reso vago da scolture e dorature bellissime, d'invenzione di Antonio Corradini, scultore celeberrimo di quei giorni; di questo legno evvi una descrizione particolareggiata nell'opuscolo di Anton Maria Lucchini intitolato: [I[La Nuova Reggia sulle acque]I], e desso nell'anno 1797 dalla rabbia distruggitrice di allora fu solennemente abbruciato. Vegliando il Governo con attenta cura e validissima sollecitudine alla preservazione della pace nelle proprie provincie, nel tempo medesimo che allestire faceva le milizie, anche le navi riordinava per proteggere con efficacia i suoi sudditi. Per tale pubblica vigilanza fu coniato il rovescio della settima Osella, il quale presenta la Pace con l'ulivo nella destra ed il cornucopia nella sinistra, accompagnata da una schiera di soldati e da una squadra di navi armate con la epigrafe: [SC[IN. VIRTVTE. ET. ABVNDANTIA. PAX.]SC] e nell'esergo 1728 ([I[lett]I]. g). Il rovescio della ottava Osella rappresenta l'agricoltura con la spica di grano nella destra ed il cornucopia nella sinistra innanzi ad una Donna regale, che seduta tiene nella diritta lo scettro, ed un ramo di rose nella sinistra, ed ha a' suoi piedi il Leone. Questo è il simbolo della fertilità di quell'anno, che, secondo antichi registri, fu ferace di granaglie di ogni genere. Anche l'abate Toaldo, pubblico professore di astronomia nella Università di Padova, riportando un suo ciclo lunare relativo a quell'anno, asserisce che anche la vendemmia riuscì la più abbondante che fosse mai a memoria di uomini. A ciò allude pure la inscrizione: [SC[PLENO. TIBI. COPIA. CORNU.]SC] e nello esergo 1729. ([I[lett]I]. h). Un ragguardevole cittadino, che per la Repubblica ambasciatore presso l'imperatore trovavasi, e che sul finire di quell'ambasciata alla Porta Ottomana nello stesso posto era stato prescelto, aveva con la sua condotta esposto il proprio credito a disonorevoli emergenze. Ritornato da quella prima ambasceria, i mobili ed effetti di lui sulla pubblica nave caricavansi per la nuova destinazione, quando per commissione dell'ambasciatore cesareo residente in Venezia, da un pubblico commendadore od usciere, suggellaronsi e si sequestrarono. L'occhio vigile ed attento del Governo consigliò l'eletto Bailo d'implorare la sua dispensa, che fu accolta, ed altro in suo luogo sostituito. Questa misura d'interna governativa politica, che dimostra la diligenza del Governo nel ritenere i proprii cittadini nella moderazione appoggiata alle antiche discipline, diede argomento al rovescio della nona Osella di questo Doge. Figura infatti in essa la Giustizia in piedi con la spada vibrata e la bilancia in bilico, avendo ai suoi piedi il Leone, ed al destro lato un ramo di rose che dalla terra spunta, con le parole: [SC[DISCIPLINA. MAIORUM. REMPUBLICAM. TENET.]SC], e sotto 1730 ([I[lett]I]. i). Cadendo nell'anno 1731 il centesimo anno da che la città di Venezia fu dalla pestilenza per intercessione della Vergine liberata, un solenne triduo di pubbliche rogazioni decretato si aveva, nel quale il Doge con l'accompagnamento del Senato a piedi si portasse alla visita del sacro tempio della Salute per voto innalzato. A commemorare questa festività secolare, il Doge coniar fece nel rovescio della decima Osella la immagine stessa della Vergine, che con somma venerazione nella cattedrale di Candia custodita un tempo tenevasi, e che, trasferita dopo la perdita di quell'isola in Venezia, fu per ordine pubblico al maggior altare di quel tempio collocata. Il motto intorno: [SC[AB. IPSA. SALVS.]SC], e sotto 1731 ([I[lett]I]. l) ne assicura l'oggetto. Questa secolare festività con mirabile concorso di popolo nell'anno 1830 celebrossi, ricordando il giorno del voto, piuttosto che quello della liberazione del flagello, come aveasi nella prima centuria accostumato.
Fu desso l'ultimo donativo del Doge Alvise Sebastiano Mocenigo, il quale morì a' 21 di maggio 1732, dopo aver seduto sul trono ducale nove anni e nove mesi, ed alla patria per legato lasciò le sue armi e i trofei di guerra, nonché due bellissimi Leoni di marmo rosso greco, che adornano attualmente la picciola piazzetta ai fianchi della Patriarcale Basilica, chiamata appunto la piazza dei Leoni. Anche il fu Domenico Pasqualigo, patrizio veneto, e raccoglitore di medaglie e monete, nella sua Notizia generale-storica della sedia ducale vacante per la morte di Luigi Sebastiano Mocenigo, ne illustra le Oselle, e non v'ho rinvenuto che alcune trasportazioni dall'uno all'altro anno, che possono essere equivoci presi nel momento di dettarle.
[T1] CARLO RUZZINI.
A. 1732 ([SC[TAV]SC]. V).