Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte

Part 2

Chapter 23,528 wordsPublic domain

Al Grimani nel maggio dell'anno 1523 Andrea Gritti subentrò, i talenti e le geste famose del quale furono e da Bernardo Navagero in una orazione latina lodate, e da Nicolò Barbarico nella vita di lui, per cura impressa del sopra lodato cavaliere ab. Morelli, pulitamente encomiate. Le Oselle annualmente coniate sotto il suo principato non ricordano alcuna delle sue imprese, né offrono nelle loro impronte memoria alcuna de' patrii avvenimenti. Quindici anni e tre mesi rimase questo doge sulla ducale sede, e nelle sedici medaglie da lui alla nobiltà regalate contrassegnò nel diritto san Marco in piedi che dà lo stendardo al Doge ginocchioni col motto intorno [SC[S. M. VENET. AND. GRITI. DUX]SC]. Il titolo della dignità [SC[DUX]SC] non trovasi nell'esergo, siccome sta nella precedente del Grimani, ma leggesi disposto vicino all'asta dello stendardo per lungo. Tate disposizione continuò sino all'anno 1574, quinto della ducea di Alvise Mocenigo. Nel rovescio per la prima volta collocar fece la leggenda: [SC[AND. GRITI. PRINCIPIS. MUNUS. ANNO. I.]SC], leggenda che, generalmente parlando, fu fino all'ultimo termine del Governo continuata. Qualche variazione però nel tipo del diritto accadde in quella dell'anno sesto e dei susseguenti fino al sedicesimo, nelle quali il san Marco non più in piedi ma seduto si vede sur una cattedra con lo schienale, e la disposizione delle lettere è in senso inverso della prima, volgendosi tutte alla stessa parte: variazione che si è creduto necessario d'indicare anche nelle tavole, aggiungendo alla prima del Gritti segnata ([I[lett]I]. a), l'altra (b) per norma dei curiosi osservatori e raccoglitori, i quali deggiono essere pur anco avvertiti, che siccome in alcuni musei le Oselle vere di questo Doge mancano, così, ad oggetto di continuarne la serie, furono alle mancanti sostituiti de' getti di argento. Evvi pure la circostanza che nell'Osella del quinto anno l'iniziale V. indicante il [I[Venetus]I] dopo [I[S. M.]I] esiste nell'esergo, come eziandio in quella dell'anno sesto la lettera [I[S.]I] indicante il [I[Sanctus]I] vedesi nell'esergo, mentre nelle altre è posta dietro la sedia dell'Evangelista. Il valore di queste Oselle fu nell'anno 1528 portato a lire una e sedici soldi, il che continuò fino all'anno 1570.

[T1] PIETRO LANDO.

A. 1538 ([SC[TAV]SC]. I).

Pietro Lando fu il successore del Gritti nell'anno 1538, cittadino che passò con grande applauso per tutti i principali magistrati, e del quale a tutti gli ordini della città era notissima la integrità e la fortezza sì ne' militari, che ne' politici impieghi. Sette sono le Oselle di questo doge a' nobili distribuite, siccome sette furono gli anni del suo principato, morto essendo agli otto di novembre dell'anno 1545. Queste egualmente nulla offrono allo studio ed alla diligenza de' commentatori ed interpreti, ripetuto essendo in tutti gli anni del suo ducato il conio medesimo, che rappresenta san Marco sur una cattedra seduto, il quale lo stendardo pubblico al doge genuflesso consegna con la inscrizione nel diritto intorno: [SC[S. M. VENETI. PETRUS. LANDO. DUX.]SC], e nel rovescio: [SC[PET. LANDO. PRINCIPIS. MUNUS. ANNO. I.]SC], e così successivamente con la sola variazione degli anni. Nell'esergo del diritto sono le iniziali V. S. che, come abbiamo fin dal principio osservato, indicano il nome del massaro all'argento in Zecca, che in quell'anno era Vettor Salomon, e questa è la prima Osella che lo riporta. Sotto questo Doge, nell'anno 1541 agli 11 gennaio, uscì decreto che la moneta da darsi ai gentiluomini non dovesse essere in maggior numero di quelli, ed avesse a corrispondere alla valuta di tre Marcelli, cioè peggio 60 di peso di grani 189 accresciuto di nove grani dalle prime, e valutata a L. 1:16 a fino grani 179.5/32; ed in tal guisa si continuò sotto tutti i successivi dogi, e si accrebbe di prezzo finché, giunta al valore di L. 3.18, il loro stampo era di danno alla Zecca.

[T1] FRANCESCO DONATO.

A. 1545 ([SC[TAV.]SC] I).

Francesco Donato, il quale era stato competitore del Lando, ed aveagli ceduto affine di non recar danno alla patria per la guerra che allora e in terra e in mare ardeva, troppo a lungo la creazione protraendo, aveva coperto i reggimenti di Rovigo, Vicenza, Padova ed Udine, e sostenuti i gradi di Senatore, Savio, Capo dei Dieci, Consigliere e Procuratore. Fu a Doge creato a' ventidue di novembre dell'anno 1545, e morì in maggio del 1553, e quindi sette furono le Oselle col di lui nome segnate. La profonda pace sotto gli auspicii del suo ducato goduta, nella quale le arti belle a nuova vita risorsero, niuna circostanza particolare somministrò ai tipi delle sue medaglie, le quali conservano la consueta impronta nel diritto di san Marco seduto, ed il Doge in ginocchio, che da lui riceve lo stendardo col motto: [SC[S. M. VENETUS. FRANCISCUS. DONATO. DUX.]SC], adoperandosi per la prima volta tutta intiera la parola [I[Venetus]I] mentre da prima scrivevasi [I[Venet]I]., abbreviatura di [I[Venetiarum]I], e nel rovescio [SC[FRANCISCUS. DONATO. PRINCIPIS. MUNUS. ANNO. I]SC]. Nell'anno quinto s'incominciò ad aggiungere nell'Osella una donna togata, con regia corona in capo, il cornucopia appoggiato e tenuto dal braccio sinistro, e con la destra mano tesa sulla spalla del doge, la quale può rappresentare l'abbondanza e la pace che in quegli anni la Repubblica godeva (fig. 6). Negli anni successivi continuossi lo stesso tipo, e non ebbe luogo alterazione veruna nelle inscrizioni e leggende, e solo la indicazione degli anni variossi ([I[lett]I]. a).

[T1] MARC'ANTONIO TRIVIGIANO.

A. 1553 ([SC[TAV]SC]. I).

Un solo anno sedette sul trono ducale Marco Antonio Trivigiano, eletto a successore del Donato nel 1553, cittadino ragguardevole per costumi e per innocenza di vita, liberale in sommo grado verso i poveri e religiosissimo. Niuno avvenimento avendo la pace interrotta, che per molti anni nella Italia godevasi, la sola medaglia per lui coniata non offre nel diritto che il consueto tipo di san Marco seduto, che dà al doge ginocchioni lo stendardo della Repubblica col motto [SC[S. M. VENETVS. ANTON. TRIVISANO. DVX.]SC], e nel rovescio [SC[MARCI. ANTONII. TRIVISANO. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I]SC].

[T1] FRANCESCO VENIERO.

A. 1554 ([SC[TAV]SC]. I).

Fu pure assai breve il reggimento del Doge Francesco Veniero, il quale la sede ducale occupando dagli undici di giugno dell'anno 1554 fino ai quattro giugno del 1556, non ebbe che due sole epoche del donativo ai nobili, ed in entrambe le sue Oselle conservò l'antico tipo e le consuete inscrizioni, del suo nome e nel dritto e nel rovescio fregiandole: [SC[S. M. VENETVS. FRANCISCVS. VENERIO. DVX. FRANC. VENERIO. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC] e [SC[II]SC].

[T1] LORENZO PRIULI.

A. 1556 ([SC[TAV]SC]. I).

Al Doge Veniero sottentrò nel giugno del 1556 Lorenzo Priuli, eletto quando tre procuratori di S. Marco ambivano la suprema dignità, ed egli visse tre anni Doge, e tre le Oselle furono col nome di lui coniate, senza alterazione veruna né nel tipo, né nella leggenda, se non se la sostituzione del suo nome a quello dell'antecessore, ed il segno degli anni del suo ducato, leggendo visi nel dritto [SC[S. M. VENETVS. LAVRENTIVS. PRIOLVX. DVX.]SC], e nel rovescio [SC[LAVRENTI. PRIOLVS]SC]. ([I[sic]I]) [SC[PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I. ]SC]ecc. È noto che questo doge fu grande raccoglitore di medaglie antiche, delle quali in gran copia somministrò al Vico ed al Golzio, allorché questi per ogni dove ne raccoglievano ad oggetto di pubblicarle; e fu lodato in morte dal preclaro uomo Lorenzo Giustiniano.

[T1] GIROLAMO PRIULI.

A. 1559 ([SC[TAV]SC]. I).

Girolamo Priuli, fratello maggiore del defunto, fu alla ducale dignità sostituito. Creato nel settembre dell'anno 1559, conservò la sede per otto anni e due mesi, e quindi a' nobili nove medaglie distribuì, le quali, abbenché niuno avvenimento ricordino all'osservatore diligente, ritenendo nel diritto la consueta impronta di san Marco su la cattedra seduto col Doge a' suoi piedi, che lo stendardo riceve, la solita inscrizione [SC[S. M. VENETVS. HIERONIMVS. PRIOLVX. DVX.]SC], e nel rovescio [SC[HIERON. PRIOLI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], ciò non ostante leggonsi da questa parte nel contorno aggiunti agli anni della salute del mondo quelli della edificazione della città di Venezia [SC[SALVTIS. ANNO. 1559. AB. VRBE. CONDITA. 1139]SC], e così successivamente fino all'anno 1567. Questa forma di enumerare gli anni dalla epoca della edificazione della città, derivata dall'antico romano costume, che in simil guisa ai proprii fasti la data poneva, il pensiero fa nascere che eziandio nelle medaglie la eleganza del bello scrivere classico avesse luogo, unitamente alla vivacità e maestria de' pennelli dei Tiziani, dei Tintoretti, dei Giorgioni, alla eccellenza degli scalpelli dei Lombardo e dei Sansovino, e alla nobiltà delle seste e delle squadre degli Scamozzi, dei San Micheli e dei Palladio con cui la propria città abbellivasi.

[T1] PIETRO LOREDANO.

A. 1568 ([SC[TAV]SC]. I.)

Alla morte di Girolamo Priuli fu eletto, contro l'aspettazione della città e di lui medesimo, Pietro Loredano nell'ottantesimo quinto anno della sua età per merito d'integrità e di bontà. Se dalle illustrazioni dell'abate Palazzi inferir si dovesse il numero delle veneziane medaglie, una sola indicare si dovrebbe al Doge Pietro Loredano spettante, mentre egli solo la prima di questo Doge segnata con gli anni 1568 registra; siccome però eletto rimase nell'ottobre di quell'anno, e morì nel maggio del 1570, così due le Oselle furono da lui fatte coniare, ritenendo l'antica impronta ed inscrizione nel diritto, e conservando nel rovescio, oltre il consueto motto, registrati gli anni della redenzione e della edificazione della città, per cui nel diritto si legge [SC[S. M. VENETVS. PET. LAVREDANO. DVX.]SC], nel rovescio [SC[PETRI. LAVREDANI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], e nel contorno [SC[SALVT. AN. 1568. ET. AB. VRBE. CONDITA. 1148.]SC], e nel rovescio dell'altra con l'[SC[ANNO. II.]SC], vedesi paranco [SC[SALVT. AN. 1569. ET. AB. VRBE. CONDITA. 1149]SC].

[T1] ALVISE MOCENIGO.

A. 1570 ([SC[TAV]SC]. I).

Il Doge Alvise Mocenigo, Cavaliere e Procuratore di san Marco, fu dopo la morte del Loredano a' cinque di maggio dell'anno 1570 eletto, il quale in quel tempo per esperienza di affari esterni ed interni, per riputazione di soda virtù, e per certa elevatezza d'ingegno e gravità, che furono in lui singolari, tenevasi atto a tanto incarico in quelle torbidissime circostanze. La prima Osella di lui mantenne nel diritto il consueto tipo ed il motto, il che fece pure nel rovescio, conservando gli anni dell'era cristiana e quelli della fondazione della città, leggendosi su di essa da un lato: [SC[S. M. VENETVS. ALOYSIVS. MOCENIGO. DVX.]SC], e dall'altro [SC[ALOYSI. MOCENIGO. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], e nella periferia di questo lato [SC[SALVT. ANN. 1570. ET. AB. VRBE. CONDITA. 1150]SC]. ([I[linea]I] 4, [I[lett.]I] a). Variano però tanto nel diritto, che nel rovescio i tipi e le inscrizioni della seconda Osella di questo Doge. Importanti avvenimenti essa alla mente ricorda, ed alla posterità li tramanda. Già sotto il di lui antecessore Loredano, Selimo, imperatore de' Turchi, aveva rotta la guerra ai Viniziani, i quali, perduto nel primo anno di questo Doge il regno di Cipro, eransi in alleanza stretti con Filippo II re delle Spagne, col sommo pontefice Pio V, e con l'ordine militare di Malta. Riunitesi adunque le flotte degli alleati, forti di più di duecento galere e galeazze, poco lungi dalla imboccatura del golfo di Lepanto fra le isole Curzolari, la flotta ottomana incontrarono a un modo eguale di forze, e nella mattina dei 7 ottobre del 1574 con estremo accanimento battagliarono; dal che la totale sconfitta dell'inimico successe, che alcun poco abbassò l'alterezza di lui. Allusiva a sì segnalata vittoria fu la Osella del secondo anno di questo Doge, nel cui diritto si vede S. Marco tenere con la sinistra mano il vessillo della Repubblica, e con la diritta in atto di benedire il Doge genuflesso stendente allo stendardo la sinistra mano, mentre tiene la destra quasi in atto di segnarsi, ed intorno ha le parole: [SC[S. M. VENETVS. ALOY. MOCEN. ANNO. II. DVX.]SC], e nel rovescio [SC[M.D.LXXI. ANNO. MAGNAE. NAVALIS. VICTORIAE. DEI. GRA. CONTRA. TVRCAS.]SC] ([I[lett.]I] b). Né solamente nelle Oselle quella vittoria dal Doge con pubblica testimonianza si rammemorava, ché nel giorno 7 ottobre una solenne funzione sacra si decretava, e di più davasi allora principio ad una nuova moneta, che la effigie della Santa riporta, e che il nome assumeva di Giustina, del peso di venti carati, e che fu accresciuta fino al quadruplo negli anni posteriori. Nel terzo, quarto, quinto e sesto anno si ripresero gli antichi tipi e le consuete inscrizioni con la segnatura degli anni, e solo nell'anno sesto si vede alcun poco variata la cattedra del Santo, su la quale la spalliera con elegante forma s'innalza, spalliera ommessa sotto il Doge Loredano, e ne' primi anni del Mocenigo. Inoltre il titolo [SC[DVX]SC] non più leggesi lunghesso l'asta dello stendardo, ma nell'esergo del diritto ([I[linea]I] 5, [I[lett. ]I]c). Nell'anno 1576, l'ultimo in cui il Mocenigo sul ducal trono sedette, dappoiché i Veneziani avevano riparato alcun poco i mali della passata guerra, e con la straordinaria venuta di Enrico III re di Francia gli animi loro alla gioia ricomposti, una spaventevole pestilenza in tutte le parti della città la desolazione e la strage menava sì, che nello spazio di pochi mesi più di quarantamila persone sotto l'atroce flagello la morte miseramente incontrarono. Né solo umili supplicazioni e molte pubbliche processioni dalle divote persone a Dio furono fatte; ma dalla pietà del Veneziano Senato la erezione di un tempio, per voto al Redentore del mondo dedicato, si decretò, il quale riuscì il capo d'opera della eleganza e della sublime semplicità Palladiana, e tale, che, se non in splendore, almeno in bellezza, ecclissa ogni altro fra i più decantati e meravigliosi. A rendere perenne la memoria della pubblica pietà, fu nell'anno settimo dai Mocenigo fatta coniare una Osella ([I[lett.]I] d), nel diritto della quale il santissimo Salvatore seduto, stendendo la sinistra mano al vessillo, tiene la dritta in atto di benedire il Doge ginocchione, il quale porta la destra mano al petto in segno di compunzione, e la sinistra aperta distende in aria supplichevole, e dietro a lui mezzo nascoso giace prosteso al suolo il Leone con la epigrafe: [SC[ALOY. MOCENIGO. P. MVN.]SC] e nell'esergo [SC[ANNO. VII]SC]. Nel rovescio poi vedesi un magnifico tempio, di statue e colonne ornato e ricco, e su l'abside esterna il Leone alato con le parole intorno: [SC[REDEMPTORI. VOTVM. ANNO. M.D.LXXVI]SC]. Fu da taluno osservato esistere alcune Oselle dell'ultimo anno di questo Doge con variazioni nelle lettere delle leggende; ma queste non possono essere che falli dell'incisore, e non già varianti. Le memorie di Zecca danno alle prime due Oselle di questo Doge il valore di lire due ed un soldo, ed alle successive quello di lire due e soldi tre.

[T1] SEBASTIANO VENIERO.

A. 1576 ([SC[TAV]SC]. II).

Nel giugno dell'anno 1576 Sebastiano Veniero, Procuratore di S. Marco, succedette al defunto Mocenigo, ma un solo anno sulla sede ducale rimase. Questo Doge, che era stato capitano generale sulla flotta, e il quale col suo valore contribuito aveva all'esito fortunato della battaglia di Lepanto in cui il centro comandava, la ricompensa più grande dalla patria ottenne pe' suoi sparsi sudori. Distribuendo a' nobili il consueto dono, volle, che nel diritto inciso fosse il protettore S. Marco in atto di benedire, con la sinistra allo stendardo appoggiata, mentre il Doge genuflesso gli presenta un ramo di palma in omaggio per la ottenuta vittoria, ed un Angelo a volo discende dal cielo col ducale berretto apparecchiato a collocarglielo sul capo col motto: [SC[SEB. VENERIO. P. MVNVS]SC]., e sotto [SC[ANNO. I.]SC], e tutto ciò in memoria di essere stato dal suo Angelo tutelare nella famosa giornata salvato. Nel rovescio poi ricorda la protezione del cielo accordata alla città nella pestifera mortalità passata, dall'alto mostrandosi il Signore che la sottoposta città benedice, ed alla quale varie galere approdano con la epigrafe: [SC[1577. MAGNA. DEI. MISERICORDIA. SVP. NOS]SC]. Parve al Palazzi di vedere in questo rovescio nuovamente rammentata la battaglia dei Curzolari, sognando esservi le flotte che s'incontrano; ma chiaramente risulta essere al di sotto del Signore raffigurata una città, ed anzi da' suoi edifizii puossi Venezia riconoscere, alla piazzetta della quale, non già nemiche flotte s'incontrano, ma tranquille navi onerarie approdano, e danno fondo; oltre a che lo stesso motto che vi si legge appalesa piuttosto la liberazione di un flagello, che non una vittoria per la Dio grazia ottenuta.

[T1] NICOLÒ DA PONTE.

A. 1578 ([SC[TAV]SC]. II).

Alla morte del Doge Veniero aspirarono con eguale fervore e non diseguale benemerenza Jacopo Soranzo e Paolo Tiepolo, costituiti ambo nella medesima età e riputazione appresso di tutti; ma nel mentre, gareggiando essi di virtù e di applausi, vi anelano, vi si vide sollevato Nicolò da Ponte, Procuratore di S. Marco, il quale siccome artefice della propria fortuna, posti alla futura sua grandezza i fondamenti sulla cultura delle arti e della filosofia, della quale avea tenuta per alquanti anni pubblica lezione, agli affari pubblici dedicandosi, e superando ciascuno nella prudenza e nella forza del parlare, tutti i gradi più onorevoli avea già scorsi. Era egli a quel tempo luogotenente in Udine quando fu al Veniero in successore eletto, quasi da celeste inspirazione a ciò gli elettori condotti. Infatti nelle Oselle, che ne' sette anni della sua ducea a' nobili distribuì, null'altro fece imprimere, che sul diritto san Marco sur una cattedra, di spalliera ornata, seduto, poggiando la destra mano sopra uno de' bracciuoli della sedia, nel mentre che con la sinistra al Doge lo stendardo consegna, il quale con le ginocchia piegate pure con la sinistra il riceve, tenendo al petto la destra, e dietro a lui un Angelo già in terra disceso, che il berretto ducale gli appresta, quasi ad indicare la sua inaspettata elezione, con le parole: [SC[S. M. VENETVS. NIC. DE. PONTE. D. ]SC]e sotto l578 e seguenti. Il Palazzi asserisce che su la banderuola dello stendardo impresso sia il monogramma del Santo [SC[S. M.]SC], ma nella serie delle Oselle, che mi sono sotto l'occhio, tanto di questo che degli anni successivi, non seppi rilevare che il consueto simbolo dell'Evangelista, cioè il Leone alato. Anche nel rovescio delle stesse Oselle la pietà di questo Doge riluce, poiché, elevato sulla sede ducale nel giorno a san Giuseppe dedicato, volle, che in ciascuno dei sette anni, qualunque avvenimento posponendo, la figura di detto Santo si mostrasse con verga in mano fiorita ed il motto: [SC[VIRGA. FLORVIT. PRINC. MVNVS. AN. I.]SC], e nel basamento della figura di santo Giuseppe [SC[S. IOS.]SC], e così di seguito fino all'anno settimo.

[T1] PASQUALE CICOGNA.

A. 1585 ([SC[TAV]SC]. II).

In questo anno 1585 entro il mese di luglio il Principe Nicolò da Ponte, avendo governata la Repubblica per sette anni, in età di anni novanta finì di vivere. A lui succedette Pasquale Cicogna, Procuratore di S. Marco, ragguardevole per innocenza e per integrità di vita, il quale esercitando nell'antipassata guerra l'impiego di Provveditore della Canea nell'isola di Candia, avea dato saggi di prudenza e di fortezza singolare. Lo stesso spirito di religione e di pietà animava l'eletto Doge, che fino all'aprile del 1595 sedette sul ducal trono, e quindi dieci furono le Oselle che ai nobili offeriva. Nella prima di queste evvi conservato il diritto del suo antecessore, variato il nome, mentre nelle altre nove il tipo del Doge Veniero adoperavasi con l'Angelo, che dall'alto discende, piuttosto che sia disceso, tipo che fu creduto inutile di ripetere nelle tavole, dappoiché la sola differenza nella posizione dell'Angelo consisteva. Le parole sono: [SC[S. M. VENETUS. PASC. CICONIA. D.]SC] e sotto 1585. Nel rovescio poi è la santissima Croce in mezzo a due altre Croci con la leggenda: [SC[HINC. SALVS. ET. RESVRRECTIO. ANNO. I]SC]. La impronta adoperata da questo Doge nelle sue Oselle, ricordando la religione e la pietà di lui, mostra quale predilezione egli avesse verso l'ordine dei Padri Crociferi. La insegna di questo ordine, ch'era appunto tre Croci, oggigiorno si vede sopra una delle porte del fabbricato esistente qui in Venezia nella piazza detta dei Gesuiti, ove quella religiosa comunità chiesa teneva ed ospizio. Quel Doge infatti frequentava con divozione particolare l'oratorio annesso all'ospizio, ed ivi pure trovossi nell'atto che gli fu annunziata la sua esaltazione alla sede ducale. Quest'oratorio, che fu nell'anno 1845 illustrato da monsignor Gio. Bellomo, Canonico della Basilica Patriarcale di S. Marco, e Professore emerito dell'i. R. Liceo Convitto, è posto di fronte alla chiesa de' RR. PP. Gesuiti, nella quale evvi il deposito di questo Doge, ed è annesso al già ospizio de' Crociferi, che fu poi ridotto ad ospizio di donne inferme e vecchie. Ed in esso trovasi un quadro che ricorda appunto che, stando il Cicogna colà ad orare, gli venne recata la notizia della sua elezione a Doge.

[T1] MARINO GRIMANI.

A. 1595 ([SC[TAV]SC]. II).