Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880
Part 7
COLEOTTERI. — Melolontha vulgaris — Anomala vitis — Oxythyrea stictica — Epicometis hirtella — Agrilus viridis — Synoxylon muricatum — Apoderus coryli — Rhynchites betuleti — Rhynchites baccus — Brachyrrhinus vitis — Eumolpus vitis — Haltica ampelophaga — Cryptocephalus vitis.
IMENOTTERI. — Vespa crabro — Vespa vulgaris — Polystes gallica
Questa tavola indica a colpo d'occhio quali siano quegli ordini da cui la vite ha più da temere. Io verrò passando in rassegna questi ordini dicendo brevemente di ciascuno, e fermandomi, naturalmente, più a lungo su quelli che porgono materiali maggiore al mio discorso.
_Ortotteri._ Quest'ordine, in cui sono note e comuni forme le cavallette e i grilli, non ha specie particolarmente nocevoli alla vite, sebbene molti ortotteri vivano sulla vite medesima: nei nostri vigneti, venuta la sera, fra i varî rumori della notte predomina, eccheggia per sterminate distese un continuo e non disaggradevole trillo, che si deve ad una specie di grilletto cui fu dato il nome di _Acheta italica_^[IV-3] (_Acanthus pellucens_): immensamente diffusa è questa specie, ma non in un numero d'individui abbastanza grande per recare qualche rilevante danno alla vite su cui vive. Vivono pure sulle vite varie cavallette verdi, come quella dei prati, cui si da il nome di _Ephippigera_ e talora certe specie migratrici. Il genere _Acridium_ comprende le cavallette migratrici per eccellenza, quelle di cui già si occupavano i più antichi legislatori cinesi, e di cui la storia antica, il medio evo, i tempi nostri riferiscono le tremende devastazioni.
Nei piani sterminati dell'Asia e dell'Africa sgusciano le piccole cavallette dalle uova che la madre ha affondato nella terra a poca profondità; siccome è noto, in questi insetti le metamorfosi sono incompiute: le cavallette non hanno al nascere la forma di verme, ma hanno già la forma dei progenitori, da cui solo differiscono per non essere ancora provvedute di ali: saltellano sul suolo e ne divorano fino all'ultimo filo d'erba: quando son giunte a questo periodo e ove fossero per rimaner più a lungo nello stesso luogo non avrebbero più di che pascersi, generalmente sono loro spuntate le ali: dico _generalmente_ perchè non va sempre così, e allora faticosamente imprendono un viaggio a piedi (dico a _piedi_ per contrapposto all'andare a volo) in cerca d'altra verdura, e nel viaggio sovente muoiono di fame.
Quando le cose vanno regolarmente, e, consumate le provvigioni della terra dove son nate, possono levarsi a volo, le cavallette si spingono a grandi viaggi per l'aria in cerca di nuove terre: sovente questi loro viaggi sono in balìa delle correnti aeree che le portano dove non vorrebbero andare, e le precipitano talora nel mare, rigettandole poi le onde sulla spiaggia con grande infezione tutto all'intorno, tanto il loro numero è sterminato. Quando scendono sopra una terra verdeggiante, in breve la fanno brulla, non lasciando più traccia di sostanze vegetali alimentari per l'uomo. In Europa non sappiamo adoperare lo spediente cui ricorrono in Africa i neri: questi mangiano le cavallette. Io mi trovai una volta in Egitto ad uscir sollecitamente fuori di casa, per vedere quale fosse la inaspettata causa per cui in quel cielo sempre splendidissimo veniva ad un tratto ad offuscarsi il sole: erano nuvole viventi di cavallette; passavano a volo, molte cadevano, per cui dalla nuvola veniva giù come una gragnuola sul terreno: alcuni neri dei due sessi che si trovavano là dove seguiva quella scena per me tanto inaspettata si precipitavano sulle cavallette cadute, le masticavano esprimendo colla faccia il piacere che loro dava quel cibo, e quando incominciarono ad essere satolli, prendendone taluna in mano, me ne vennero ad ofrire invitandomi a mangiarne, ed assicurandomi essere quello ottimo cibo. Ebbi la debolezza di ricusare.
Del resto, le cavallette non prediligono le viti, ma bensì le erbe tenerelle dei prati, ed il frumento verde: intaccano le viti quando hanno distrutto già ogni altra vegetazione.
_Neurotteri._ I moderni naturalisti restringono in una cerchia più angusta che non si facesse prima l'ordine dei neurotteri, e allogano nell'ordine precedente degli ortotteri molti insetti che prima erano compresi in quest'ultimo. Comunque si voglia intendere l'ordine dei neurotteri, sia nel senso più largo precedente, o in quello più ristretto attuale, le specie in esso comprese non appaiono dannose alla vite, ma piuttosto utili per la distruzione che fanno d'altri insetti che possono riuscire dannosi. Ai neurotteri, nel senso ristretto moderno, spetta e vuol esser menzionato siccome il più noto il Formicaleone, che in istato di larva ricorre ad un tanto conosciuto quanto singolare spediente per procacciarsi il pasto.
Spettavano una volta ai neurotteri e ora son rilegate fra gli ortotteri le graziosissime libellule che volano lungo i margini dei ruscelli e ci ricordano le felici ore della fanciullezza, quando correvamo dietro al loro volo: i francesi danno a questo vago insetto il nome di _demoiselle_; gl'inglesi lo chiamano _ladybird_, i tedeschi _wasserjungfrau_: noi a somiglianza dei francesi nel nostro dialetto lo chiamiamo pure sgnoura, ma più comunemente ancora _preivi_, e non ne so invero il perchè. Le libellule nel primo stadio della loro vita vivono nell'acqua, poi volano a far preda di insettucci, moscerini ed altri, di cui taluni son dannosi alla vite, ma altri pure sono utili in modo indiretto, siccome dirò più tardi: cosicchè avviene per le libellule come per tanti altri viventi e cose e persone che fanno un po' di bene e un po' di male, ma qui nel caso nostro tanto l'uno quanto l'altro in piccolissimo grado.
Quell'ordine d'insetti che si chiamò fino ad oggi degli _Emitteri_, e che oggi ha mutato il nome in quello di _Rincoti_, era conosciuto dai viticoltori siccome comprendente qualche specie nociva alla vite, ma di una nocevolezza non tanto funesta quanto quella che arrecano altri ordini, e sovratutto quello dei Lepidotteri, che, in ordine a nocevolezza rispetto alla vite, teneva il primato. Oggi questo primato è stato tolto ai Lepidotteri dai Rincoti. La fillossera, la terribile fillossera, appartiene a quest'ordine: ma vi appartengono pure altre specie nocevoli, sebbene assai meno, e di queste dirò prima qualche parola.
Nella famiglia dei Coccidi, quella famiglia cui è ascritto il famoso insettuccio che fornisce la cocciniglia, qualche specie reca danno alla vite. Tale è fra noi il _Lecanus vitis_. Nei Coccidi è notevole il modo in cui, diremmo così, si sacrifica la madre allo sviluppo delle uova: rimangono le uova sotto al corpo della madre, questa sta loro sopra e le ricopre e muore e la spoglia dorsale del suo corpo, quella più salda e dura che più tardi si decompone, rimane come un coperchietto sulle uova sino al loro sviluppo: troviamo questi corpicciuoli a preferenza sulle viti male andate e malaticcie, onde non è grave il loro danno.
All'ordine dei Rincoti spettano gli _Afidi_, insettucci molto comuni e diffusi, che vivono nelle foglie e sui rami di varie sorta di piante, e per molti rispetti sono curiosi e degni di studio. I nostri giardinieri chiamano _pidocchi delle rose_, e nella nostra lingua si chiamano _Gorgoglioni_, certi insetti che si trovano sovente in gran numero non solo sulle foglie e sui rami delle rose nei giardini, ma anche su quelle rose ed altre sorta di piante che si tengono in città, nei vasi da fiori, in estate sulle finestre, in inverno nelle stanze. Questi Gorgoglioni delle rose sono verdi come le foglie su cui stanno, si mostrano consuetamente senz'ali, e hanno sulla parte superiore e posteriore del corpo una piccola sporgenza dalla quale sgocciola un umore dolcigno, cui, come da un capezzolo, vanno a suggere le formiche. A mezzo dello scorso secolo il Réaumur, di cui il nome diventò popolare col suo termometro, fece intorno a questi insetti curiosissime osservazioni che dapprima furono accolte con grande diffidenza, ma poi, verificate, si mostrarono esattissime. In sul finire dell'estate i gorgoglioni delle rose appaiono distinti nei due sessi, i maschi con ali, le femmine senza. Le femmine depongono uova che rimangono senza svilupparsi tutto l'inverno: da queste uova sgusciano in primavera tante femmine sprovvedute d'ali che, senza nissuna opera di maschi, generano, non uova, ma subito altrettante femmine, le quali alla loro volta ne producono altre, e così successivamente finchè in autunno insieme colle femmine appaiono i maschi alati, e le femmine allora prima di morire depongono uova destinate a svernare e a dar origine a femmine nella seguente primavera. Questo fatto di una serie di generazioni di femmine da femmine senza opera di maschi destò allora somma maraviglia: ma poi fu scorto in molti altri casi, e s'ebbe il nome di _Partenogenesi_.
Nella famiglia degli Afidi una specie è riconosciuta dannosa alla vite, e si ebbe il nome di _Aphis vitis_: il danno che fa non è grande tuttavia, ed appare minimo quando lo si paragona a quello spaventoso che fa una specie sua affine, oggi proclamata l'insetto più terribilmente dannoso alla vite, la fillossera, che riempie del suo nome l'Europa, e preoccupa i governi e promuove congressi e fa andare in giro gli agronomi e i naturalisti e fa diluviare libri e fascicoli, descrizioni e disegni e articoli di giornali. Questo parlare senza fine che si fa oggi appunto della fillossera mi dispensa dallo spendere qui intorno ad essa molte parole, e mi concede di raccogliere in breve le cose principali che le si riferiscono. — Si dice che la fillossera sia originaria del continente americano e la cosa è molto probabile, ma non assolutamente certa: certo è che fu fino al tempo nostro ignota agli entomologi del continente antico. Il genere _Phylloxera_ fu istituito nel 1834 da un naturalista francese di Aix, il signor Boyer de Fonscolombe: allora questo genere non aveva importanza nè nella pratica agricola nè altrimenti: il mondo non ci badò; quei pochi che ne ebbero contezza forse pensarono alla soddisfazione del naturalista che aveva dato questo battesimo.
In America la fillossera di cui parliamo incominciò ad essere conosciuta nel 1856, e il signor Asa Fitsch la descrisse e la nomò _Pemphigus vitifoliae_.
Pare che sia stata scoperta in Inghilterra pure la fillossera, e ciò nel 1863; ma siccome in quella contrada la vite non prospera all'aperto, e la si coltiva solamente nelle serre, in tal condizione appunto si trovò la fillossera ad Hammerswith, e il Westwood la descrisse e la denominò _Peritymbia visitana_.
[FIGURA: Radice di vite sana. Le radichette sono tutte senza rigonfiamenti. _d_ radichette morte ed abbrunite.]
Il professore Planchon riconobbe nell'insetto il genere _Phylloxera_, già prima costituito, siccome abbiamo detto, e gli diede il nome specifico di _vastatrix_, descrivendola diligentemente; aveva già allora conquistato una certa importanza, non era più quistione solo di un fatto entomologico, ma bensì di un fatto in rapporto colla prosperità nazionale. Allora s'incominciò uno studio accuratissimo di tutti gli atti della vita di questo insetto che minacciava e compiva devastazioni e sterminio nei vigneti preziosissimi del contorno di Bordeaux, e fu scoperto che la vita della fillossera è per varî rispetti molto singolare, e varie le forme che assume la specie. Non si può dire con questo, e a malgrado degli studî diligentissimi fatti da valenti naturalisti intorno alla fillossera, che ogni dubbiezza sia dileguata e tutto proceda appunto come dai più si asserisce: qualche incertezza v'è ancora. Secondo quello che venne osservato e si osserva da entomologi competentissimi, la vita varia della fillossera si può in breve riassumere nel modo seguente: parecchie sono le forme nella specie, non due sole come avviene consuetamente (questa cosa, del resto, si riscontra anche in altri insetti, come le api e le formiche, ed altri). Si possono distinguere le forme della fillossera in una forma alata e parecchie forme senz'ali: si può anche dividere la vita di questa specie secondochè si passa sotto terra o all'aria aperta. La forma alata è la più perfetta, ed appunto perchè ha le ali può recarsi lontano sia col sussidio delle ali verso una meta determinata, sia passivamente trasportata dal vento, percorrendo allora talvolta grandissime distanze; ciò dimostra come non possano dare sicurezza tutti i mezzi d'isolamento da paese a paese, la proibizione dei trasporti e della introduzione in un luogo immune da un luogo infetto dei tralci e dei vitigni: questa proibizione, sia detto ciò di passata, non è efficace più di quello che non siano le altre barriere doganali; ma quando anche assolutamente fosse, mentre si tien lontano il nemico senz'ali rigorosamente alla frontiera, può avvenire che la forma alata porti con sè i germi delle future generazioni, e perciò, e per le attitudini al migrare, questi individui alati furono detti _colonizzatori_. L'individuo alato colonizzatore fa due bozzoletti, ciascuno dei quali contiene un individuo, e i due individui di sesso differente: questo è il solo punto della carriera vitale della fillossera in cui si vedano i maschi: tutte le generazioni seguenti sono di femmine e si riproducono partenogeneticamente. Questa femmina, che è nata a paro col maschio, e che è al pari di esso sprovveduta d'ali, ma più grossa di corpo, fa un uovo, un solo uovo, cui si da il nome d'_uovo d'inverno_, destinato veramente a svernare attaccato ai nudi tralci: da quest'uovo in primavera si sviluppano altre forme senz'ali, le quali si producono per uova senza opera di maschi, e talora, ma da quanto pare non sempre, le uova di questa generazione si trovano entro a galle sulle foglie della vite: le forme derivanti da queste uova scendono e s'affondano nel terreno, e quivi depongono altre uova che s'attaccano alle radici e da cui nascono individui che succiano gli umori delle radici e spengono la vita della pianta. Le ultime generazioni di queste forme sotterranee hanno un principio di metamorfosi incompiuta, la quale consiste nello spuntare di un rudimento d'ali: a questo punto sono a fior di terra, e finiscono per uscirne; alla luce del sole le ali si sviluppano, e la forma alata, la forma riproduttrice, la forma più perfetta piglia il volo per andar lungi a fondare colonie novelle.
[FIGURA: Radice di vite colpita dalla fillossera.
_s_ Radichette sane; _s'_ radichette sane nate sopra rigonfiamenti; _r_ rigonfiamenti prodotti dalla fillossera; _r'_ rigonfiamenti prodotti dalla fillossera sviluppatisi sopra altri rigonfiamenti; _r″_ rigonfiamenti appassiti, divenuti neri e già in istato di decomposizione.]
[FIGURA: Fillossera alata.
_o_ occhi composti formati da moltissimi cristallini; _o′_ occhi sferici formati da tre cristallini; corrispondente agli occhi delle fillossere attere; _o″_ occhi semplici laterali; _o‴_ occhio semplice frontale; _a_ prime ali o ali superiori; _a′_ seconde ali o inferiori.]
[FIGURA: Madre attera partenogenica delle radici, vista per di sotto.
_g_ guaina del succiatoio; _s_ succiatoio.]
[FIGURA: Larva di fillossera subito dopo la prima muta.
_a_ antenne; _b_, _c_, _d_ zampe; _o′_ occhi formati da tre macchie di pigmento rosso.]
[FIGURA: Fillossera femmina senza succiatoio, vista per di sotto. Per trasparenza vedesi l'uovo d'inverno entro il suo turgido addome. _b_ bocca rudimentale senza succiatoio; _u_ uovo; visto per trasparenza.]
[FIGURA: Fillossera maschio, senza succiatoio, visto per di sotto; _b_ bocca rudimentale senza succiatoio.]
Come si vede da tutto questo complicato circolo di vita, i danni della fillossera sono principalmente nella sua vita sotterranea. Il nostro Cossa, autore di una pubblicazione fatta nel 1875 intorno a questo insetto devastatore, e nella lezione sul vino che fece qui ora è poco tempo, fa questa domanda: se per avventura non avvenga che i danni della fillossera siano in rapporto con uno stato malaticcio della vite, frutto della lunga opera ignorante od avara del coltivatore. Questo dubbio è avvalorato da molti e gravi argomenti.
I fatti che abbiamo esposto dimostrano senz'altre parole la difficoltà per l'uomo di distruggere questo insetto o ridurne il numero in più discrete proporzioni, perchè poco assai può fare l'uomo contro un nemico così piccolo e nocente sotterra. I rimedî proposti son molti, e questo è cattivo segno, perchè quando c'è un rimedio buono tutti si appigliano a quello. Si parlò di allagamento, impossibile fra noi, dove son quasi tutte le viti in collina, si parlò di sradicare interamente i vigneti, rimedio radicale, ma di cui non è d'uopo dire gli effetti una volta che fosse spinto alle sue ultime conseguenze. Venne consigliato il solfuro di carbonio, la coltivazione di certe piante tra i filari, aglio, canapa, euforbia, stramonio ed altre, ed il loro sovesciamento; si parlò ancora di far assorbire sostanze tossiche dalle viti, sublimato corrosivo, preparati arsenicali, per avvelenar la fillossera; non parlo di altri rimedî fantastici e numerosi di gente che per lo più non ha mai bazzicato colle viti.
Vi fu anche chi lanciò quest'atroce calunnia, che taluni naturalisti trasportassero dall'una all'altra contrada la fillossera, per aver poi la gloria di scoprirla in quella nella quale l'avevano trasportata. Calunnia che si smentisce, senza cercar altro, pel solo fatto che quando la fillossera si scopre in un paese, ciò avviene dopo molti anni da che vi ha posto dimora; e un uomo tanto smanioso di nome da commettere un simile delitto non ha pazienza di aspettar degli anni.
La vita in grande parte sotterranea della fillossera, ciò giova ripetere, fa sì che quando se ne riconosce la presenza in una data regione essa già vi è venuta da molti anni e vi si è grandemente propagata; mentre in una località della contrada invasa abbonda tanto che riesce agevole lo scorgerla, non può a meno di trovarsi ancora in piccolo numero, così piccolo da sfuggire all'attenzione dell'uomo, in altre località più o meno discoste. Supponiamo che la fillossera venisse ad invadere i bei colli pampinosi del contorno d'Asti, e che vi si propagasse in tal modo da riuscire al tutto palese; supponiamo che si fosse trovato un rimedio veramente efficace, ciò che per sventura oggi non è affatto, e che con esso si venisse a distruggere l'insetto in quel luogo; tutto porta a credere che quando era numerosa la fillossera nell'astigiano, qualche individuo non avrebbe potuto a meno di venire, sollevato sulle ali e trasportato dai venti, sulla collina di Torino, per incominciare a propagarsi, e dopo parecchi anni rivelare la sua presenza devastatrice; l'uomo allora si darebbe attorno per distruggerla sulla collina di Torino; ma essa avrebbe incominciato ad allignare nel Canavese.
La nazione più danneggiata dalla fillossera è la Francia, tanto dalla parte del nord quanto nella parte meridionale; si poteva aspettare, ed era ragionevole temere, che ove fosse venuta in Italia avrebbe dovuto entrare, portata dal vento, per la via della Liguria, lungo il littorale per cui confinano i due paesi; invece apparve l'anno scorso a Valmadrera, in Lombardia, venuta probabilmente dalla Svizzera, ma da parecchi anni.
L'uomo dunque, che non ha rimedio contro la fillossera, quand'anche l'avesse non potrebbe adoprarlo che sopra un dato spazio, mentre già in altri luoghi vicini l'insetto incomincierebbe a propagarsi per apparire numeroso più tardi.
Non solo in Francia ed in Svizzera si trova oggidì la fillossera, ma anche in Ispagna ed in varie parti dell'Europa centrale ed orientale e al di là del limite entro il quale la vite cresce e fruttifica in piena terra si trova nelle serre.
I governi di tutta Europa fanno congressi internazionali, ed in ogni nazione i naturalisti sono invitati a studiare la quistione; in questi giorni sono radunati a Roma in commissione naturalisti ed agronomi a cercare i rimedî. Io parlava un giorno ad un naturalista zelante della inutilità dei rimedî tentati, ed egli mi rispose: — Bisogna fare qualche cosa, ad ogni costo far qualche cosa: meglio sradicare i vigneti che non far nulla. —
La fillossera ha parecchi nemici naturali: ne distruggono le libellule, alcuni coleotteri, come le coccinelle, gli uccelletti; più infesti alla fillossera sono gli acari, e fra questi uno è riconosciuto suo grande distruggitore, diligentemente studiato e descritto, e denominato _Tyrogliphus phylloxerae_; ma, come sempre, il distruggitore cresce e si moltiplica in ragione dell'ospite cui divora, e sempre questo è più numeroso.
La complicatezza della carriera vitale della fillossera, ciò ripetiamo ancora una volta, la sua vita in gran parte sotterranea, la grande prolificità, proteggono la moltiplicazione della fillossera, ed un solo individuo alato sfuggito ai suoi nemici può andare in lontane contrade a spargere a migliaia di milioni innumerevoli le schiere infeste devastatrici.
Lo aver solo un paio d'ali valse a far denominare _Ditteri_ certi noti insetti; il nome che hanno fu loro dato da Aristotile oltre a due mila anni or sono. Le mosche e le zanzare sono i più noti rappresentanti di quest'ordine d'insetti. Il nostro Rondani, naturalista molto meritevole, più meritevole assai che non conosciuto ed apprezzato, morto recentemente, il quale si consacrò con speciale amore e dedicò gran parte della sua vita allo studio dei ditteri, parlò maestrevolmente dei danni che arreca il moscerino dell'uva, di cui descrisse i costumi, e che denominò _Drosophila uvarum_. Questo moscerino, il quale si trova in quantità grandissime nelle cantine, quando segue la fermentazione del vino depone le uova negli acini già intaccati da altri insetti e con un principio di fermentazione; nei vigneti piantati in luoghi umidi, in fondo alle vallate, questo insetto è più abbondante e reca maggior danno col far marcire gli acini; nei vigneti ben soleggiati, sui colli aprici è in minor numero e arreca minor danno, perchè gli acini tendono meno al marcire e piuttosto allo appassire. In ogni caso non è mai molto nocevole questo moscerino che non riesce da sè a forare gli acini ed ha bisogno che altri gli apra la strada. Molti ditteri sono utili alla vite facendo morire bruchi di farfalle o larve di coleotteri nocevoli, e in singolarissimo modo, come più estesamente fanno certi imenotteri, per la qual cosa mi riservo a parlare di ciò quando sarò a dire di questi ultimi insetti.