Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880

Part 27

Chapter 271,556 wordsPublic domain

Se poi dall'esame degli effetti individuali del vino, veniamo a considerare i suoi effetti nella società, restringendoci sempre nel campo psicologico, rimarremo meravigliati, sgomentati quasi, non tanto di ciò che vediamo, quanto di ciò che abbiamo ragione di sospettare. Poichè il vino è principalmente una potenza occulta. La maggior importanza dei suoi effetti non è già negli eccessi visibili a cui s'abbandonano i pochi; è nella diffusione grandissima di una intemperanza corretta, di una ubbriachezza nascosta, costante, regolare, che ci gira intorno continuamente, e che continuamente incontriamo faccia a faccia, senza riconoscerla. Noi abbiamo a che fare con un gran numero di persone, che trovandosi sotto un continuo influsso latente del vino, paiono quello che non sono, son specie di maschere di sè stessi, che c'ingannano. Ci troviamo intorno delle generosità, delle eloquenze, delle bontà, dei caratteri ameni, che sono fittizii, che esistono solamente a ore, ma che esistendo per quelle tante ore ogni giorno, producono in chi le incontra un'illusione stabile. Se potessimo conoscere tutte le abitudini intime, quante strane scoperte si farebbero! Quante belle azioni generose scopriremmo che sono state fatte a malincuore, forzatamente, per mantenere una promessa sfuggita nell'esaltazione del vino! Quanti trionfi oratorii troveremmo che sono dovuti all'ebbrezza, e mostre di coraggio inaspettate nei duelli, e slanci commoventi di attori drammatici! Troveremmo forse anche dovute al vino delle riconciliazioni clamorose d'uomini politici, che ebbero conseguenze memorabili; forse delle risoluzioni temerarie di generali che resero il loro nome glorioso, forse anche delle morti eroiche, che tutti abbiamo ammirato ed ammiriamo ancora. Oltre a ciò mille persone si trasmutano continuamente intorno a noi. Dopo qualche anno ritroviamo dei caratteri, già dolci, ora stranamente inaspriti, senza una ragione apparente; ritroviamo altri, una volta focosi e intrattabili, ora concilianti, trascuranti, in uno stato d'ottimismo cronico, che non ci sappiamo spiegare, e che ci consente di stringere con loro un'amicizia che prima era impossibile; altri che hanno mutato abitudini, e che dal gran mondo in cui brillavano, si sono ridotti ad una vita solitaria ed oscura, senza che ci riesca d'indovinarne la causa. Vediamo degli uomini di ingegno arrivare rapidamente, nel fiore della gioventù, a grandi altezze nella società e nell'arte, e poi arrestarsi tutt'a un tratto, e come smarrire sè stessi, e presentare al mondo un esempio inesplicabile d'inerzia e d'impotenza. A tutti questi cambiamenti noi cerchiamo delle ragioni; crediamo qualche volta d'averle trovate in avvenimenti, in segreti domestici, in crisi misteriose della mente e del cuore. E non è nulla di tutto questo. La sola cagione è il vino. Ed è naturale che non si scopra, poichè l'uomo confessa francamente l'orgia di una notte, ma nasconde con cura gelosa, tra le pareti della sua casa, l'abuso di tutti i giorni, a cui non trova giustificazione nè scusa. Ora è un effetto che sfugge all'osservazione ma che è enorme, senza dubbio, quello che produce nella vita sociale questo gran torrente purpureo che passa ogni giorno a traverso alla popolazione d'una grande città, nelle ore della sera e della notte. Una grande azione la deve esercitare sull'andamento generale delle cose, questa vasta alterazione giornaliera di sentimenti, di pensieri, di discorsi. Noi ce ne accorgeremmo forse dagli effetti contrarii, se da un dì all'altro, improvvisamente, non esistesse più vino, nè alcuna bevanda eccitante. Vedremmo delle nature, sino a ieri larvate, mostrarsi nel loro vero aspetto; gente espansiva, chiudersi in sè; gente allegra, rattristarsi; intelligenze offuscate, tornarsi a chiarire; ingegni che nascondevano il loro decadimento nell'esaltazione forzata d'ogni sera, rivelarsi finiti; scemare la facilità delle nuove amicizie, disfarsi sotto il peso della noia delle società di persone che non avevano altro legame che il vino; ritornare a Venere molti che l'avevano dimenticata per Bacco, una recrudescenza di malumori da principio, un accrescimento di operosità più tardi, una diminuzione generale di spropositi fatti detti e stampati, scemate le contese, ma più rare anche le riconciliazioni, maggiore prudenza, minor sincerità, più forza, meno entusiasmi: un misto di beni e di mali.

Più beni o più mali?

A me non tocca rispondere; e d'altra parte non vorrei chiudere la serie di queste conferenze sul vino con una parola amara contro il nostro argomento. C'è il modo d'uscirne con una distinzione; la quale non si potrebbe far meglio che mettendo a riscontro due dei più grandi pittori di quella ammirabile scuola olandese, che attinse nel vino una così gran parte delle sue ispirazioni. Nei quadri dello Steen è rappresentata l'orgia ignobile, che sostituisce all'allegrezza quieta della famiglia il baccano della taverna: visi istupiditi, atteggiamenti osceni, braccia cascanti che il giorno dopo non lavoreranno, e case disordinate che rivelano un disprezzo abituale di ogni dignità e di ogni gentilezza. Nei quadri del Van der Helst sono rappresentati dei banchetti gioviali, dove cittadini di tutti gli ordini dello Stato si fanno dei brindisi e conversano fraternamente; e son belle figure oneste ed aperte, su cui si legge la sicurezza della coscienza e la nobiltà della vita consacrata alla patria; eccitati, ma composti, con un sorriso negli occhi che fa indovinare gli aneddoti ameni e le parole cortesi, e ispira nello stesso tempo l'allegrezza e il rispetto. Ecco le due potenze opposte del vino, o per meglio dire: i due vini. C'è il vino dello Steen e c'è il vino del Van der Helst. L'uno è il veleno che trascina all'ozio, all'istupidimento, alla prigione, alla tomba; e questo vino fuggiamolo, combattiamolo, vituperiamolo. L'altro è il vino che fa alzare nello stesso tempo il calice, la fronte e il pensiero; il vino che mette all'operaio la forza nel braccio e il canto sulle labbra; l'allegria della nostra mensa d'ogni giorno, il festeggiatore delle riconciliazioni e dei ritorni, il liquore benefico che riscalda le vene dei nostri vecchi, che rinvigorisce le convalescenze sospirate dei nostri bambini, che aggiunge un sorriso all'amicizia e una scintilla all'amore: il secondo sangue della razza umana. E questo onoriamolo e festeggiamolo, benedicendo le due grandi forze benefiche a cui ne andiamo debitori: la fecondità della terra e il lavoro dell'uomo.

[STEMMA: Grifone, Fiat Lux GUTENBERG 1440]

_Altre pubblicazioni dello stesso Editore_

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*ARTURO GRAF* ———

LA LEGGENDA DEL PARADISO TERRESTRE

LETTURA

fatta nella R. Università di Torino addì 11 novembre 1878

Prezzo L. 2.

Dello stesso ———

MEDUSA

Un vol. in-16º di pag. 103 — Prezzo L. 2.

Il sentimento che inspira le liriche raccolte in questo volume è espresso dal titolo e dall'epigrafe:

Horror ubique animos simul ipsa silentia terrent.

È poesia che sta da sè, e non si lega a nessuna delle scuole che più ora in Italia si contendono il favore del pubblico. Annunziata da parecchi giornali alquanto prima che uscisse dai torchi, _La Medusa_, al suo primo apparire, fu salutata quale libro di alta originalità poetica, giudizio che non potrà non essere confermato da chi ne svolga solamente alcune pagine. —————————————————————————————————————————

Dello stesso ———

*PROMETEO*

NELLA POESIA

Un vol. di pag. XII–194 — Prezzo L. 3.

In esso il valoroso critico passa a rassegna, da Esiodo e da Eschilo in poi, tutte le maggiori opere poetiche a cui l'antico mito ellenico servì di argomento, parlando del Calderon, del Voltaire, del Goethe, del Monti, di G. Schlegel, dell'Herder, del Quinet, del Lipiner, del Longfellow, dello Schuré, dell'_Inno a Satana_ del Carducci, e del _Lucifero_ del Rapisardi, ricercando nelle condizioni varie della coltura le cause della diversificazione del tema.

———————————————————————————————————————————————————————————————————— TORINO — ERMANNO LOESCHER, EDITORE — ROMA

Nota di trascrizione

Sono state mantenute le accentazioni originali, a volte incoerenti anche nel corso dello stesso testo (es. _se/sè stesso_). L'ortografia usata per i nomi stranieri, dubbia se non errata (p.es. _Hammerswith_, _H' lassa_, _Postdam_, _Annover_, _Wasington_; _Carbenet Sauvignon_, _Resling_, _Joannisberg_, _Maçon_, _Lacryma Crysti_ tra i nomi di vini), come pure diversi errori nelle citazioni in lingua (ad es. _Mytologie_, _Mich durstet_, _Das Vers_, _l'éspérance_, _Die Herabkunst der Feuers_, _Jahrb. der Westph. Gefong. Gefels_, _mœrum_) sono stati fedelmente preservati; gli accenti greci sono stati riprodotti come stampati.

I seguenti refusi sono stati invece corretti:

• p. 55, l. 17: saccariniceti → saccaromiceti • p. 101, l. 11: confettti → confetti • p. 118, l. 20: Prosophila → Drosophila • p. 119, nota, l. 4: TORGIONI TOZZETTI → TARGIONI TOZZETTI • p. 138, l. 1: Drossophila → Drosophila • p. 143, l. 21: subito da opera → subito dà opera • p. 148, l. 10: E pure un Rincoforo → È pure un Rincoforo • p. 151, l. 6: Oxythriea stictica → Oxythyrea stictica • p. 154, l. 14: ci da il miele → ci dà il miele • p. 165, l. 4: TARZIONI-TOZZETTI → TARGIONI-TOZZETTI • p. 199, l. 5: manipolizzato → monipolizzato • p. 223, l. 1: Ne è a ritenersi → Nè è a ritenersi • p. 226, l. 10: Sph. pampini, Thum. → Sph. pampini, Thüm. • p. 238, l. 13: un alga → un'alga • p. 241, l. 1: _S. abicans_ → _S. albicans_ • p. 263, l. 17: della dita → delle dita • p. 297, l. 5: riscuscitare gli Dei morti → risuscitare gli Dei morti • p. 297, l. 18: le milla miglia → le mille miglia • p. 401, l. 2: questa tendenza s mesce → questa tendenza si mesce • p. 413, nota, l. 2: Vh'a della demenza → V'ha della demenza • p. 436, nota, l. 7: (FAZIO, _Dell'Ubbriachezza_, 1875, p. 370. → (FAZIO, _Dell'Ubbriachezza_, 1875, p. 370). • p. 455 l. 13: d'un'artista → d'un artista

La punteggiatura a volte mancante nelle liste di specie a pp. 224–226 e nelle abbreviazioni è stata rettificata senza ulteriore commento; l'uso alterno del punto e della virgola come separatore decimale e delle migliaia è stato mantenuto. Il segno di per cento, alternativamente indicato con % e 0|0 (specialmente nel testo di Lombroso), è stato normalizzato in %.

Le note al testo della prima conferenza sono collocate in coda al capitolo già in originale; quelle a piè pagina dei testi successivi, numerate per pagina (nota (1) di p. 363 erroneamente) sono state spostate in coda ai rispettivi capitoli e rinumerate progressivamente.