Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880
Part 23
In Svizzera, in certi cantoni, il nome del beone abituale è affisso dalla questura in tutte le osterie che hanno proibizione di accettarlo (Tissot, op. c., 571).
In Francia oltre le enormi tasse sui vini e gli alcoolici, una legge proposta dal mio amico Roussel ed adottata nel 1871, commina all'ubbriaco: multa da 5 a 15 fr. per la 1ª volta; 16 a 25 per la 2ª; la prigione da 6 a 12 giorni per la 3ª, e l'interdizione per l'alcoolista cronico, e multa all'oste che non impedì o favorì l'ebbrezza (V. LOMBROSO, _Sull'incremento del delitto_, 2ª ed., Torino, 1879).
Quale di tutti questi rimedi ha prodotto il miglior frutto? Certamente che molte delle misure più energiche, specie delle repressive, non riescirono all'intento desiderato. Noi non ne vidimo un esito chiaro che in Svezia in cui pure non è dimostrato che sia scemato di molto l'uso delle bevande alcooliche; così in America e in Francia, malgrado la legge del Mayne e di Roussel, è certo che sono cresciuti gli alcoolisti, anzi da alcuni si afferma essere stata quella del Mayne più un'arma politica che una misura d'igiene e che il contrabbando degli alcoolici, di cui si fanno rei spesso persino gli stessi legislatori, che la comminarono, vi raddoppi, con una nuova vergogna, quella dell'ubbriachezza.
Nella stessa Gothemburg il nostro collega Brusa si incontrò in due ubbriaconi lo stesso giorno che vi entrò, e in cui per preghiere che facesse non potè ottenere una goccia di vino; e noi vedemmo quanto saltuaria e poi concludente fossevi la statistica degli ubbriachi di questi ultimi anni.
Gli è che, come ben vi notava Bizzozero, nessuna legge repressiva può riuscire completamente, quando vada contro alla corrente dei nostri istinti fra cui tanto primeggia l'eccitamento psichico, che attingesi dal vino.
A Glasgow quando i poveri minatori non hanno denari sufficienti a comperare acquavita, comperano laudano, e così i poveri di Londra quando han fame^[X-17], e nell'Irlanda quando le prediche del padre Mathieu dissuasero i popoli dagli alcoolici, essi si diedero improvvisamente all'abuso dell'etere, a cui il buon padre non aveva pensato. «Questo, dicevano, non è vino, questo non è _gin_, questo non ci fu proibito dal padre Mathieu e ci mette in allegria con pochi centesimi, dunque di questo possiamo usarne; e ne usavano ed abusavano sino all'ebbrezza»^[X-18]. Si calcola che la quantità che ingoiavano in media era dai 7 ai 14 grammi, ma ve n'erano degli ostinati che si spingevano fino a 90. Dopo le prime dosi la faccia si colorava, il cuore batteva più forte, si esaltava la psiche, e quindi si osservava un chiacchierio interrotto da risa smodate, isteriche e non di rado anche da tendenze alla rissa, ma il tutto svaniva con una straordinaria rapidità, lasciando posto ad una calma beata, cosicchè uno poteva ubbriacarsi 6 volte in 24 ore, e ricominciare il dì dopo colla stessa facilità, il tutto per 3 pence. Ma notisi che qualche volta la cosa non andava così liscia e dalla calma dell'etere si passava all'insensibilità e fino alla morte apparente prima, reale poi, se non si ricorreva al respiro artificiale; in altri casi il vapor d'etere prese foco mentre il bevitore voleva accendere la pipa (_Revue Britann._, 1871).
Tuttavia se non pensiamo che tutte queste misure abbiano approdato, esse giovarono almeno ad una cosa: ad arrestare il maggiore incremento dell'ubbriachezza, che, senza quelle, chi sa a qual grado sarebbe salito. Ed appunto per ciò alcune di queste, specialmente le preventive, si devono cercare d'introdurre da noi. Così ottimo è il consiglio della commissione di Gothemburg di impedire che i vini e gli alcoolici sieno venduti a credito e di dichiarare non validi i contratti eseguiti in cantina e di aumentare e non scemare la penalità nell'alcoolismo specialmente se abituale. Sopratutto bella è la misura di pagare il salario in mano alla famiglia dell'operaio ed al mattino in luogo della sera, e mai nel giorno di festa o in quello che lo precede^[X-19].
Siccome l'ozio e le feste sono, come ci mostrò la statistica (v. s.), i grandi fautori dei delitti alcoolistici, così fu giusto consiglio di scemare le feste e in quelle che restano, istituire palestre ginnastiche, rappresentazioni di poca spesa, come si pratica in Inghilterra. Noi udimmo, precisamente a Torino, in una radunanza popolare contro l'ubbriachezza sorgere un operaio a chiedere che nei giorni festivi venissero i teatri aperti anche nelle ore diurne, se si voleva che gli operai non accorressero alle osterie; e ci parve la sola proposta giusta che si emettesse in quella veneranda assemblea.
Forni ci racconta come in un paesello del Sud l'oste fece bastonare un capo-comico perchè dopo la sua venuta (i suoi spettacoli erano a 3 soldi), spacciava appena la metà del vino di prima (LOMBROSO, _Incremento al delitto_, p. 81).
Fornire un eccitamento intellettuale al povero popolo che ne abbisogna, ma fornirlo di tal guisa che non gli guasti la mente ed il corpo, ecco il vero ideale di un previdente legislatore, filantropo; e perciò quindi trovo giusto lo scemare quanto sia possibile le tasse sul caffè e sul thè, in confronto del vino e sopratutto degli alcooli, facendo un'eccezione a favore del primo, solo alla peggio, nei paesi dove di questi ultimi si tenda ad abusare.
Non già che anche il vino non avveleni, a sua volta, ma assai meno rapidamente e meno facilmente dei liquori e specie, di quelli più fatali che contengono, oltre il veleno alcoolico più concentrato, anche altre droghe altrettanto venefiche; come l'absinth, il vermout, ecc., ben inteso che certi vini tristi (_bleu_) artifiziati con tinture, alcool e droghe, vanno contati come pessimi liquori, e devono essere, più ancora di questi, presi di mira, appunto pel maggiore spaccio che segue al buon prezzo.
Sopratutto conviene colpire, inesorabilmente, con restrizioni dell'ore notturne, dei giorni festivi e di licenze, e coll'obbligo di vendere anche caffè ed alimenti, gli spacciatori al minuto di alcoolici, specialmente in vicinanza alle fabbriche e peggio se dentro di esse e delle miniere, e se, come ci rivelò il Ciccone, il padrone stesso vi fosse interessato, potendo contribuire così coll'autorità propria, anzi, colla stessa paga, a corrompere e ad avvelenare anche il più sobrio operaio.
Quanto a conoscere quale fra i tanti rimedi l'uno più grave dell'altro sia preferibile da noi, spetterà non al medico ma allo statista il decidere; ma certo qualche cosa si deve fare e presto se non si vuole che mano mano che cresciamo in industria e in civiltà sorga da noi, o piuttosto s'ingigantisca (perchè pur troppo è già sorta) la lurida piaga dell'alcoolismo, che è nemica non solo della libertà, ma anche della sicurezza sociale; e che unendosi ad altre piaghe pur troppo nostre e pur troppo trascurate anch'esse e inciprignite, come quelle della malaria, e della pellagra, ci renderanno col tempo gli iloti d'Europa. — E non si venga fuori colla solita, avvocatesca, gherminella della libertà, sotto cui a poco a poco ci vediamo stringere i polsi e atrofizzare il cervello peggio che un tempo sotto le panie dei frati di S. Ignazio. — Quando vedo il più puro, il più democratico fra il purissimo sangue anglo-sassone, come lo stato del Mayne, limitare perfino la quantità d'alcool che un cittadino può tenere in sua casa e rendere responsale l'oste dei danni di ciascun suo cliente ubbriaco e limitate in certi giorni le ore dell'apertura e dapertutto nei paesi civili d'Europa limitato il numero degli esercizi e istituiti in alcuni, per ciò, appositi ispettori di controllo, e quando vedo farsi di tali misure promotore, apostolo, ed anzi, quasi martire, Gladstone, mentre da noi si vocia a tutta gola come a despoti o socialisti dottrinari contro coloro che, come Minghetti, Luzzatti e A. Mario, invocano l'intervento dello stato a tutela dell'igiene, e quando vedo anzi semprepiù allargate e libere le licenze, ed aumentate le ore d'apertura dell'osterie, e quando vedo non una voce sorgere perchè si sostituisca alle fatali tasse sul sale e sui grani, quelle dell'alcool od almeno sugli esercizi degli acquavitai, che sarebbero tanto più moralizzanti, io mi domando se codesta libertà, di cui facciamo tanta pompa, non copra, invece, col suo splendido nome, una merce avariata, e quel che è peggio, non ci dissimuli, sotto un fragile orpello, un vicino e grave pericolo.
[X-1]
_Vino e liquori fermentati, effetti in_ MALE-------------------|----------BENE Pauperismo-------------------------|--Conforto ai dolori Statura abbassata------------------|--Spinta all'erotismo Mortalità aumentata----------------|-- » alla benevolenza Predisposizione alle epidemie------|-- » all'associazione Maggiore vulnerabilità al freddo---|--Eccita la fantasia e la memoria Fecondità imprevidente prima-------|--Aumenta momentaneamente la » diminuita poi------------| digestione Facili aborti----------------------|--Aumenta il lavoro muscolare Sterilità--------------------------|-- » il senso genitivo Impotenza--------------------------|--Previene i miasmi Suicidi----------------------------|--Risparmia l'organismo Perdita del senso d'onore----------|--Rende facile la loquela » dell'amor di famiglia------|--Aumenta l'allegria Apatia completa--------------------|--Risparmio provvisorio degli Pazzia, epilessia, demenza---------| albuminoidi del corpo Tremori, ambliopia, paralisi-------|--Abbassa la temperatura nella Infiammazioni cerebrali, | malattia intestinali, gastriche-------| Tristezza abituale-----------------| Pazzia, microcefalia, demenza nei | figli------------------------| Ribellioni-------------------------| Omicidio---------------------------| Attentati al pudore----------------| Delitti senza causa----------------|
[X-2]
Il colèra nei temperanti diede mortalità del 19,9 p. %. » » bevitori » » 91 p. %.
[X-3]
Matrimoni dei bevitori diedero, in media, 1,3 figliuoli. » » astemi » » 4,1 »
(A. BAER, _Der Alkoholismus_, Berlin, 1878).
[X-4] Un uomo di 20 anni bevitore ha la vita media probabile di 15, l'astemio di 44.
I bevitori di birra hanno una vita media di anni 21,7. Quelli di alcool » » » 16,7. Quelli di alcool e birra » » 16,1.
Su 97 bambini nati ad ubbriachi, 14 soli eran sani (Baer).
[X-5] Dal 1823 al 1826 gli ospizi di Filadelfia accettarono da 4 a 5000 poveri per anno ridotti a tale dall'ubbriachezza. Su 3000 del Massachussett ben 2900 erano nella stessa condizione. Baer, op. c., p. 582.
[X-6] Nelle statistiche uffiziali 1870, calcolando in media 1 giorno festivo sopra 5 non festivi, si avrebbe questa proporzione per % di reati commessi nei giorni festivi:
Tribunali Assise ordinari Ribellione, resistenza all'autorità pubblica 68,1 78,5 Stupro violento 65,4 67,4 Parricidio, uxoricidio, infanticidio 56,9 — Omicidio volontario 72,8 74,8 Omicidio in rissa 78 76 Giuochi proibiti — 83,8 Ferite con morte 71,3 — Ferite e percosse volontarie 69,6 82 Minaccie e vagabondaggio — 72,4 Grassazioni e furti 61,5 — Furti 61,2 66,8 Esposizione e supposizione d'infanti — 34,8 Ricettazione e compra di cose furtive 63,9 — Sottrazione di depositi pubblici — 39,3 Truffe e appropriazioni indebite 33,9 62,4 Falsi diversi 47,8 49,4 Calunnie e false testimonianze 12 — Grassazioni e furti con omicidio 31,2 — Bancherotte 26,4 48,2 Danni di fondi — —
Tutti cioè i delitti d'impeto e contro le persone prevalgono nei giorni festivi su quelli di calcolo e di destrezza.
[X-7] Vedi _Ubbriachezza in Italia_ del D. FAZIO, Napoli, 1875, 2ª edizione.
[X-8] In Danimarca il direttore della statistica crede che il 17 sia la cifra assai inferiore alla reale. In Berlino il Casper calcola almeno il 25 per cento (Baer, op. c.).
[X-9] Trovo nel bel lavoro di FAZIO, _Ubbriachezza e sue forme_, 1875, che si calcola il consumo dell'acquavite a
7 litri per abitante nei Paesi Bassi 7 » » Belgio 28 » » Parigi 15 » » Annover 16 » » Danimarca
I dati del Baer sono arruffatissimi; calcola egli 16 litri per abitanti in Svezia, 4 galloni in Danimarca, 45 in Olanda; in Francia 21 litri vino, 19 birra, 2 alcool. Per poter venire ad una comparazione più sicura bisognerà che uno statista si prenda la briga di ridurre ad alcool, e ad alcool di un dato grado, il vino e la birra che complicano il conto nei vari paesi; dappoi sommato il tutto si otterrà una media comparabile con più sicurezza.
[X-10] Rose classifica queste allucinazioni in 5 categorie: 1º piccoli oggetti schifosi; 2º animali grandi ad innumerosa schiera; 3º da cadaveri, santi, da fonte religiosa; 4º birri, soldati e spie; 5º gli oggetti più comuni del proprio mestiere, ma bisogna aggiungere una 6ª, le allucinazioni tattili prodotte dall'iperestesia cutanea, zolfanelli sotto la cute, morsi di serpe e tutte quelle provocate dallo stato di emianestesi, paresi, nevralgie. Davvero tutte queste categorie son così vaste che male posson capire dentro gli strettoi delle pedantesche classificazioni.
[X-11] V. Lombroso, _Genio e follia_, 3 edizione, 1877, pag. 113. V'ha della demenza, scrive Addison, in quel suo matematico che fa inghiottire i problemi al discepolo; ed in quella proposta filantropica di far macellare i bambini a pro del popolo, ecc.
[X-12] Un capitano tedesco per molti anni bevve da 7 a 10 bottiglie di birra e 15 a 30 caraffe di vino al giorno senza ubbriacarsi; un dì fu visto bere una dopo l'altra 2 bottiglie di rhum e 15 caraffe di vino, poi lavarsi il capo con liquido composto a parte eguale di alcool e sale. A 74 anni solo sofferse di idrope e poi apoplessia e solo dopo questa comparvegli delirio che svanì lasciando smemoratezza, esagerata benevolenza alternata con idee di persecuzione, ecc. (BRIERE, _De B._, Op. c., p. 202).
[X-13] Secondo alcuni psichiatri, Schuele, Kraft-Ebbing, la melanconia negli alcoolisti assume la forma di stupore, la monomania o quella della pazzia ragionante o della congestione cerebrale e tutte s'associano alle emicranie, alle insonnie, al tremore dell'alcoolismo. Sono voci di minaccie di morte di condanna o visioni di animali e di fantasmi. Nella manìa si avrebbero cambiamenti di carattere, tendenza a vagabondare, un'esagerazione delle idee di se stesso, erotismo, miosi, tremore, allucinazioni strane; epilessia quasi sempre incompleta.
[X-14] LOMBROSO, _Studi clinici sulla pellagra_, 2ª ed., 1872.
[X-15] _Acad. des Sciences_, 1861. Egli potè constatare originati in tal modo 5 casi di epilessia, 2 di pazzia, 2 di paralisi generale, 1 di idiozia e molti microcefali. La microcefalia, che si vede sì spesso apparire fra le conseguenze ereditarie dell'alcool, ben si comprende ricordando le atrofie, sclerosi cerebrali (vere microcefalie istologiche) che si ripetono con tanta costanza nel bevone stesso.
[X-16] Legge del Mayne:
1º La fabbricazione, la vendita e la fornitura dei liquori inebbrianti sono proibiti, se ne eccettui il caso richiesto dal medico o per scopo religioso o scientifico.
2º I liquori alcoolici richiesti in questi casi speciali non possono essere venduti che da un solo agente in ciascuna città, il quale non dee aver casa di pubblico solazzo. L'agente che riceverà un salario fisso dee essere nominato dall'autorità municipale e versare una cauzione di 600 dollari (2210 L.).
3º Ogni vendita illegale di bevande inebbrianti è punita con ammenda di 10 dollari e con prigione fino alla soddisfazione dell'ammenda. La 2ª infrazione è punita con ammenda di 10 dollari, la 3ª e le seguenti con 20 dollari con prigionia da 3 a 6 mesi.
4º La fabbricazione dei liquori spiritosi è punita con ammenda di 100 dollari o prigione di 2 mesi. Per la 2ª infrazione un'ammenda di 200 dollari o la prigione di 4 mesi, per la terza volta e le seguenti 200 dollari e la prigione di 4 mesi.
5º L'autorità può perquisire i luoghi ove suppone che esistano depositi di liquori, ogni quantità di bevanda di cui non si potrà procurare la prova d'importazione senza che vi sia stata contravvenzione legale, sarà presa e sarà distrutta.
6º Tutte le promesse di vendite di bevande illecite sono nulle.
7º Gli individui in istato di ubbriachezza devono essere arrestati e detenuti fino a che abbiano fatto conoscere l'indirizzo dell'osteria ove si sono ubbriacati ecc.
[X-17] Colkins calcola che nel 1867 si consumavano 78,000 libbre d'oppio agli Stati Uniti per ubbriacarsi (_Opium and opium aether_, 1871, Filadelfia). Nel Kentuky, la legislatura ordinò con editti che chiunque, per abuso d'oppio o d'arsenico o droghe eccitanti sarà ridotto inabile a dirigersi, sarà posto sotto tutela o rinchiuso in un asilo, come i bevoni abituali (FAZIO, _Dell'Ubbriachezza_, 1875, p. 370). A Londra si introdussero nel 1857 ben 118,915 libbre d'oppio — nel 1852 a 280,750; specie nei centri industriali nel Lancashire (Fazio, op. c.).
[X-18] Era un miscuglio di etere etilico e metilico.
[X-19] V. nell'_Archivio di Psichiatria e scienze penali_ di C. LOMBROSO e GAROFOLO, fasc. I e II, 1880, sui sostitutivi penali dell'avv. Ferri, p. 224.
_EDMONDO DE AMICIS_ — GLI EFFETTI PSICOLOGICI DEL VINO
(_Conferenza tenuta la sera del 5 aprile 1880_).
Studiato il vino nella vite, considerato nella leggenda, nella poesia e nei costumi, visto come si compone e come si traffica, in che maniera opera sull'organismo, e per che via conduce al delitto, alla pazzia e alla morte, non resta che a trattare dei suoi effetti psicologici: dire, cioè, come agisca sull'intelligenza, sull'immaginazione e sul sentimento, fin che si rimanga, bevendo, molto di qua da quel limite funesto, varcato il quale il bevitore cade nelle mani del professore Lombroso.
Riguardo agli effetti generali e ordinari del vino non potrò dir nulla che la maggior parte degli uditori non abbia osservato e non sia in grado di esprimere. A ciascuno, almeno una volta in vita sua, dopo un banchetto geniale d'amici, nel quale si sia troppo spesso affacciato, come disse un poeta, al finestrino rotondo del calice, sarà occorso di riandare tra sè, il giorno seguente, i diversi periodi d'alterazione per cui passò la sua mente, il suo cuore e il suo linguaggio; di fare uno sforzo per rendersi conto della progressione dell'ebbrezza, di studiare quell'io fittizio ch'egli è stato per qualche ora, — curiosamente, come avrebbe fatto di uno sconosciuto. E l'argomento è degno di studio, in fatti, almeno quanto una qualunque delle così dette malattie mentali, poichè se l'ebbrezza non è che una malattia di poche ore, e di guarigione sicura, è però importantissima, perchè ci occorre ogni momento di vivere e di trattare con essa, di frenarla e di persuaderla, di vederla dovendo mostrare di non riconoscerla, e di circondarla di riguardi, per non inasprirla, e qualche volta di servircene. E lasciando pure da parte le sue conseguenze, quella alterazione crescente di sentimenti e d'idee, quella successione continua di stati diversi della coscienza, per cui si arriva dalla serenità tranquilla che segue i primi sorsi all'esaltazione ardente e tumultuosa degli ultimi brindisi, è per se stessa un avvenimento psicologico così strano e così fecondo per lo studio della natura umana, che non sarà mai meditato abbastanza nè dal filosofo, nè dall'artista.
Vediamo di seguitarlo a passo a passo, sedendo al convito.