Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880
Part 22
Benchè tutti i sintomi siano scomparsi, tuttavia un buon osservatore può ancora trovarne qualche traccia nella loquela alquanto incerta e tremolante, nei moti fibrillari della faccia, nei tremori che riproduconsi specie al mattino o sopravvengono dopo una forte emozione; nella pupilla ineguale, nella vista annebbiata, o in qualche preoccupazione ipocondriaca; in qualche illusione che passa però rapidamente ed in un certo suo errore di pronuncia, per cui se è in mezzo agli amici (al contrario dei balbuzienti), sopprime o qualche sillaba o frase alla fine del periodo e financo un intero periodo (battarismo), più spesso in un cotal sorriso stereotipato specie quando si parla del vino e in una gaiezza smoderata e che s'alterna con ostinata tristizia e taciturnità od in una vera atassia incipiente, sicchè mentre può reggere ad un centinaio di chilometri, non riesce ad occhi chiusi a procedere innanzi di un passo.
In alcuni poi resta latente o esplicita una traccia del delirio, e si ha una vera mania, o monomania alcoolica^[X-13]. Un Rev... che nel delirio si immaginava tradito dalla sua donna, guarito seguitava a guardarla in cagnesco e parlava a tutti della sua sventura. Un Belm...... che attribuiva a persecuzioni magnetiche o spiritiche di un suo parente, i fenomeni morbosi prodottigli dall'alcool, pur conservando negl'intervalli la sua intelligenza e scrivendo dei bellissimi versi, accusava continuamente il suo preteso magnetizzatore. — Il suo collega di sventura, Gonsing..., un filologo ingegnosissimo, che, nel _raptus_ alcoolico-lipemania, fuggiva per le vie, furioso, tremante, seminudo, innanzi alle immaginarie vendette di Ad..., pur racquistando, dopo sei giorni, l'intelligenza, per modo da poter fare esatte traduzioni dal tedesco, seguita a darci la prova, con alcuni suoi scritti e geroglifici curiosissimi, delle persecuzioni magnetiche del suo fantastico nemico Ad..., come ho mostrato nel 1º numero del mio _Archivio di psichiatria e scienze penali_, Torino, 1880, pag. 11, e tav. 1 e 2.
Anche in coloro, in cui ogni segno di delirio scomparve, esso può ritornare come colpo di fulmine, tutto a un tratto e anche senza la precedenza d'abusi, quando sopravvenga una forte emozione, un trauma, una grave malattia, specie se dei polmoni.
ALCOOLISMO CRONICO. — In quasi tutti, ad ogni modo, il carattere è cangiato e col continuarsi dell'abuso si va formando o una semplice demenza quando il processo alcoolistico tende alla steatosi ed agli ateromi, o la paralisi generale, se, invece, tende alla sclerosi cerebrale.
Il corpo dapprima ingrassa (per la maggior proporzione di adipe nel sangue) ma poi dimagra; la pelle untuosa, umida, per l'iperemia delle glandule sebacee e sudorifere, sicchè invernicia così sudiciamente gli indumenti dei bevitori, si fa arida, qualche volta exematosa, poi giallognola, le mucose violacee, scabre, secche, e scarsi i capelli.
La memoria va sempre più infievolendo, e la parola facendosi incerta e scorretta, rallentate le associazioni d'idee, ottusa la sensibilità, confusa la percezione, il giudizio erroneo, onde impossibilità di lavoro continuato, insonni le notti. Le antiche allucinazioni ricompaiono, ma meno vive, smussate e a grandi intervalli, e mutandosi continuamente come nel campo di un caleidoscopio; mentre il comune alienato da monomania di persecuzione, vede sempre il gendarme, la spia, che prima lo spaventavano nel suo delirio; — il bevone che prima tremava davanti ai tedeschi, poi trema del giudice, e poco dopo del cane.
In una cosa solo non muta — nel bere. — L'infelice, tutto preda ai suoi istinti e capricci, non pensa che a questi; e beve e ribeve, sia perchè si sente debole, ipocondriaco e trova nell'alcool, per un momento, un rimedio ai suoi mali, rimedio però che a sua volta poi ne raddoppia e moltiplica i danni, o perchè ogni altro lato della sensibilità gli si va spegnendo. Una signora (racconta Briere) si ubbriacava, già fin da 16 anni, di nascosto nel convento; maritatasi, vi si abbandonò tanto che il marito ne morì di dolore; consumava il patrimonio in vino, e a chi ne l'ammoniva, rispondeva: «Voi avete ragione, ma è più forte di me»; ridotta in cenci, vendeva le vesti che le erano regalate per cambiarle in acquavite. — Innanzi alla bramosia degli alcoolici vien meno in costoro ogni volontà, ogni riguardo agli amici più cari, ai doveri di famiglia, all'onore. — Anche al di fuori di questa causa, si inizia nel bevone una vera degenerazione progressiva del sentimento, che va di pari passo coll'intellettuale; ei si è fatto irritabile, brutale, fuori e più in casa, _morositas ebriosa_. Una pigrizia progressiva lo invade, sicchè va sempre più tenendo in non cale l'onore della famiglia, i doveri di onest'uomo; lascia al caso l'andamento degli affari, vede senza commoversi la miseria dei suoi, è immerso in un'ebetudine continua; ed immobile, per ore intere, straniero a ciò che gli s'agita intorno, sta, collo sguardo atono, spento, quasi in cerca della vita che gli vien meno; e non esce dal torpore che per dare in smanie brutali e non di rado in tentativi di omicidio, suicidio, di stupro; — e notisi, quanto più in basso discende, tanto più al di fuori di casa è gaio e contento: sopratutto quando gli si mostri la prediletta bevanda.
Ed i mali fisici tengono dietro agli psichici: cefalea, insonnia, vertigini, susurro agli orecchi, crampi negli arti, od improvvisa sonnolenza, a cui seguono paralisi, convulsioni parziali delle membra, dei muscoli della faccia, e qualche volta perfino accessi epilettici.
Le allucinazioni non ricompaiono più che a grandi intervalli; ma i sensi si fan ottusi del tutto e gli odori più acuti riescono inavvertiti, e perfino le mucose più non reagiscon, anche se irritate. — Sembrerebbero automi se non fosse quello strano sorriso, quando loro si mostri la fatale bevanda; e parlano di sè in terza persona: _Carlo ha mangiato_, _ha bevuto_, _ha fame_: oppure, afasici, non riescono a formular la parola, ma una volta afferrata, la ripetono o ne ripetono l'ultima sillaba per ore intere, con disperante insistenza. — Da ultimo anche il polso si trasforma: si osserva una linea ascendente brusca e l'apice appiattito a cui si attacca una brusca linea discendente (Magnan).
In non pochi, come ben nota Magnan, la paralisi si limita ad un lato, quasi sempre il sinistro, e il senso tattile divaria enormemente da un arto all'altro che si mostra otto o nove volte più ottuso del normale, soprattutto quando le punte sono poste nel senso dell'asse del membro.
La temperatura, dal lato paralizzato, è inferiore di due e perfino tre gradi; mentre dal lato sano possono percepire fino a mezzo millimetro, dal malato può cessare la vista, e mancare i fosfeni o percepirsi uno o _due millimetri_; anche l'udito è da un lato più ottuso di cinque a dieci volte dell'altro e nemmeno la corrente indotta vi provoca sensazione di suono.
Il _dipsomane_ si confonde coll'alcoolista da alcuni; eppure se l'uno mena all'altro, e viceversa, pure se ne differenzia e di molto: chè l'uno beve vino, quando ne trova, sempre; l'altro quando vi è spinto dal male.
Qui più che non effetto del vizio, o di prave abitudini la è una vera e propria malattia che può venire anche nei più temperanti, e che si esplica con uno strano bisogno di bere per il tempo che dura l'accesso sempre intermittente, ogni 15 dì, ogni 6 mesi, sovente, secondo Brühl-Kramer, nei noviluni (v. LOMBROSO, _Pensiero e meteore_, p. 81), e che comincia appunto, come in molti accessi maniaci, con ansia precordiale, melancolìa, cefalea; gli infelici sentono venir l'accesso — chiedono essi qualche volta di essere impediti dal bere, e se nol siano, vi si abbandonano senza misura per 7 a 8 giorni, e poi dopo un sonno grave, prolungato, tornan sobrii come prima. Magnan ne conobbe una che giungeva a mescolare delle feci nel vino sperando averne ribrezzo sufficiente per poter astenersene, ma invano, e «Bevi, la si sentiva gridare, bevi villanaccia, dimentica i tuoi primi doveri e l'onore della famiglia», e... poi ribeveva.
Alcune malattie o condizioni fisiologiche pare che predispongano a questo morbo stranissimo. Un tale, racconta Briere da Bismont (p. 112, _Du suicide_) dopo un trauma alla coronaria, curato colla trapanazione, da astemio divenne sfrenato bevitore; nessun avviso più lo tratteneva, e all'ultimo bevve per tre giorni di seguito finchè ne morì.
Qualche volta provocano tali eccessi l'anemia, l'isterismo, l'amenorrea, il parto, l'epoca critica; e ciò spiega la loro relativa maggiore frequenza nella donna, che è pur sì poco incline agli alcoolici; negli uomini più spesso li favorisce l'epilessia, la paralisi generale incipiente (Morel in 200 alienati lo notò 35 volte, sui quali 35 ben 10 l'eran di paralisi), l'affezion di cuore, l'ipocondria, la tubercolosi, ma più di tutto l'eredità: sicchè si notò da Gall in un ragazzo di 5 anni, nipote ad un ubbriacone.
Nè in questo modo soltanto fa l'alcool sentire il suo influsso ereditario.
EREDITÀ. — Esso infatti non colpisce solo coloro che ne usano, ma, come molti altri veleni, come il mercurio, il maiz guasto^[X-14], influisce ancora sui poveri innocenti a cui i primi diedero vita.
La storia degli Jucke (V. _Uomo delinquente_, pag. 269, 275) ha dimostrata l'enorme influenza dell'alcool sulle malattie, sui delitti, sul pauperismo dei figli di bevitori, comechè da un solo capostipite ubbriacone, Max Jucke, discesero, in 75 anni, 200 ladri e assassini, 280 poveri ammalati di cecità, idiozia, tisi, e 90 prostitute, e 300 bimbi morti precocemente; che costarono in tutto, per danni e spese, allo stato, più di un milione di dollari.
Nè questa storia è pur troppo isolata; dappertutto, nelle opere recenti è facile trovarne delle analoghe, se non più curiose.
I Dufay (scrive Targuet, Dell'eredità _dell'alcoolismo_, 1877) sono quattro fratelli disgraziati, e dati al vino. Il più anziano si gettò nell'acqua e vi morì — il secondo si appiccò — il terzo si tagliò la gola — ed il quarto si gettò da un terzo piano.
Nella famiglia R... un ubbriacone (segue Targuet) ebbe da una moglie sana i seguenti figli:
| | | | | _m._ ubbriacone _f._ ubbriacona _f._ delirante _f._ sana _f._ omicida | adultera | ---+---------------+--------------+---------+--+--+--+--+------+------ | | | | | | | | | _f._ _f._ dissoluta Imbecille 1 2 3 4 5 Ladro lussuriosa epilettico Sani ubbriacone | ed ebbro ---+---- | m. sano idrocefalo
P. S. che moriva di rammollimento cerebrale da alcoolismo e la moglie morta d'ascite, forse per alcoolismo, diedero vita a
| ---+----------------------------+-------------------------- | | Figlio sano Figlia sana maritata a sano | --+--------+--------+--------+-+-----------+--------+---- | | | | | | Idiota Vizioso Vizioso Cieco nato Cieco nato Sano e sciocco
Un ubbriacone (Targuet) accoppiato con R..., donna libidinosa, corrotta (Zann), diede vita a
| Un figlio strano e bizzarro morto d'alcoolismo | Un figlio paurosissimo che fuggiva a sol vedere cesoie e che poi divenne pazzo, e questo ad | -------+-----------------+-------+------------------+------ | | | 1 morto giovine Sano Idrocefalo
Queste storie ci mostrano il facile atavismo degli alcoolisti, il salto dall'avo ai nipoti, lasciando apparentemente integri i figli. Un altro esempio:
L. Bertone, bevitore, morto apopletico, ebbe un solo figlio bevitore e questi tre figli
| | L. bevitore e giuocatore L. B. sano e L. R. sonnambola allucinata maritata a G. sano, | | | | | G. P. idiota A. R. isterica | R. R. sonnambola | P. R. allucinata | | | e Rachitica | 4 morti precocemente
Morel parla di un bevitore che aveva 7 ragazzi: uno divenne pazzo al 22^mo anno, un altro idiota. 2 morirono precocemente, il 5º bizzarro e misantropo, la 6ª isterica, il settimo un buon operaio ma con neurosismo. — Di 16 figli di un altro suo cliente bevitore, 15 morirono precocemente, un solo sopravvisse, ma epilettico.
Or ora un giudice tedesco (Morce) uccideva con un colpo di revolver la propria moglie da lungo tempo ammalata e dichiarava averlo fatto per amor suo, onde risparmiarle la tortura dei mali e non credere aver commesso alcuna mala azione. Egli aveva tentato altrettanto colla madre quando questa era stata ammalata. A lungo dubitarono i periti se si trattava o no di una follia morale, quando si venne a sapere che il nonno ed il padre eran stati bevoni (Centralblatt für Psychiatrie, 1880).
V'ha qualche cosa di peggio... Flemming e Demeaux dimostrarono come non solo i bevoni trasmettono ai loro figli la disposizione ad impazzire o a commettere delitti, ma per sino i genitori sobri, che diedero luogo ad un concepimento durante una breve momentanea ubbriachezza, ne conseguirono figli, o epilettici, o paralitici, o pazzi, o idioti e specialmente microcefali o con^[X-15] una debolezza mentale straordinaria che alla prima occasione si trasforma in pazzia; per cui un solo bacio, concesso in un momento di ebbrezza, può divenir fatale ad un'intera generazione.
SUI POPOLI. — E come se tutto ciò non bastasse, l'alcool uccide i popoli e li infama. Già le indagini recenti di Svezia e di Slesia hanno dimostrato come l'impoverimento di alcune di quelle popolazioni (p. es. Gothemburg), e la loro decadenza eran causate dai progressi spaventevoli dell'alcool, dall'oste interessato ad ubbriacare la plebe; ma a pochi forse è noto, come a questo rimonti la colpa di una buona parte dell'infamie comunarde. «Durante l'assedio (dice Maxime Du Camp, _Revue de Deux Mondes_, 1871), gli operai bevevano assai più che non si battessero. Durante la comune, si diede loro ancor più da bere onde si battessero davvero; ed in nove mesi, Parigi ha bevuto cinque volte più che solitamente in un anno; e così si venne a un vero delirio tremens epidemico, ad una vera petroliomania alcoolica; chè molti dei petrolieri avevano già fatto conoscenza coi manicomii».
I primi indigeni d'Australia e d'America furon distrutti più dal gin che dal ferro europeo, tanto che essi l'adducono a scusa delle loro feroci rappresaglie.
I Maori, che erano nel 1849 ben 120 mila, nel 1858 grazie all'alcool calavano a 56 mila (Baer, op. c., 1871) e nel 1874 eran 47,001. L'alcool fu la loro ruina, come la temperanza era la base della lor felicità. Brunet non può spiegare l'indole perniciosa osservatasi nei morbi nelle razze Polinesie, qualche anno dopo la venuta degli europei, se non coll'abuso degli alcool. Il negro, che vive 80 anni se sobrio, se usa rhum muore nel fior della vita.
RIMEDI. — Ed ora veniamo ai rimedi.
Lasciamo da parte la pura terapia, impotente sempre negli ultimi stadi, maravigliosa, invece, nei principii e più come preventiva, p. es., quando rompe tutto ad un tratto le abitudini alcooliche e quando istituisce gli ospedali pei bevoni, che nella sola Wasington ne ricoverarono in 16 anni non meno di 4200. Limitiamoci alle misure politiche e sociali, poste in opera per combattere l'alcoolismo. — E sono, in vero, straordinari, e fino anche bizzarri, gli sforzi fatti in proposito in ispecie dalle razze Anglo-Sassoni. Le società di temperanza istituite in Inghilterra e in America, non si ridussero ad un circolo di Arcadi, riuniti per far pompeggiare i propri discorsi in armonica cadenza; ma sono così numerose, così attive e dispongono di così formidabili capitali da riescire una vera potenza; esse, in Inghilterra, nel 1867, salivano, già, a 3 milioni di membri, con tre giornali settimanali e tre mensili. A Glasgow spendevano 2000 sterline per erigere caffè là dove gli operai si agglomeravano di più nelle bettole; a Londra aprivano sale da The e da spettacoli, nei giorni di festa, capaci di più di 4500 persone. A Baltimora in America, i soli membri rappresentati al congresso superavano i 350,000, nel 1835 essi avevano già superato i 2 milioni ed in 5 anni si vantavano di aver fatto chiudere 4 mila distillerie e soppresse 8 mila osterie. — Nella Svezia la società di Bolag radunò un tal capitale da poter acquistare tutte le osterie di un distretto, e obbligare gli osti, diventati suoi garzoni, a cavare il guadagno dal the e dal caffè e dai cibi e non dal vino, escludendone quelli che si volevano sottrarre a quest'obbligo; ed essa trovò degni imitatori in ben 147 città di Svezia.
In America, perfino la donna divenne un potente alleato a questi fieri nemici degli alcoolici; esse avendo alle spalle i fratelli e i mariti, colle preghiere prima, coi sermoni, ripetuti al caso fino a inebitirlo, costringevano l'aquavitaio a chiudere bottega. Qualcheduno resistette e minacciò marchiarle col ferro, o le inondò colle pompe o ricorse ai tribunali, e mandò contro loro coppie di orsi, ma esse erano protette dalla loro stessa debolezza, dalla loro tenacia e dalla santità della loro causa, e quand'anche condannate dal giurì, trovavano giudici che non facevano eseguire il verdetto; quando anche messe in fuga, un giorno, ritornavano da capo il giorno appresso, sicchè a molti fu giocoforza di cedere.
Tanti sforzi riuniti delle società giunsero a modificare in proposito profondamente le leggi. Si cominciò in America del Nord fin dal 1832 a ordinare un supplemento di paga ad ogni marinaio che rinunciasse alla sua razione di Grog; nelle truppe di terra si tolsero i liquori forti alla razione (proibendo anche persino di venderne alle vivandiere), compensandoli in caffè e zucchero, misura imitatasi, poi, dalle grandi società industriali.
Nel 1845 lo stato di New-York si dichiarò contrario alla vendita dell'alcool; altrettanto si fece nel Mayne; ma siccome nei magazzini si rivendeva egualmente in segreto, si passò dopo molte lotte alla famosa legge del _Mayne_, che proibiva assolutamente la fabbrica e persino la vendita di liquori spiritosi, tranne per l'uso igienico, e pur ne difficoltava ed assai il trasporto; proibiva di tenerne nelle proprie case più di un gallone, autorizzava perfino le perquisizioni domiciliari per scoprirne i depositi nelle case private^[X-16]. Questa legge fu adottata anche dagli Stati vicini di Michigan, Connecticut, Indiana, Delaware, ecc.: ma fu in gran parte neutralizzata dagli stranieri e dalla facoltà che aveva il potere centrale di dare concessioni di osterie.
In tutti poi gli Stati Uniti, con leggi parlamentari 1841 e 1875, si proibì all'oste di dar da bere agli scolari, ai minorenni, agli alienati ed ai selvaggi (legge imitata poi dalla Prussia e dalla Svizzera); si rese responsale l'oste dei danni o lesioni che potesse recare l'ubbriaco, per il che nell'Illinese deve fare un deposito da 4 a 5000 dollari; anzi in alcuni stati esso deve rispondere anche pei danni che reca alla famiglia stessa del beone abituale coll'ozio e colle malattie procurate dalle sue bevande. Anche le concessioni vennero limitate e gli osti assoggettati a forti tasse annue, da 200 fino a 1000 dollari.
In Inghilterra fin dal 1656 si proibì la vendita di spiritosi alle feste, più tardi con legge 1854 e 1872 se ne limitarono a poche ore gli spacci.
In Iscozia, anzi, dopo la legge Forbes Mackenzie, si chiusero del tutto nelle feste le osterie, e d'allora in poi gli arrestati per ubbriachezza decrebbero da 6367 a 1317 e quelli in domenica da 729 a 164; meglio a Glasgow da 23,785 a 16,466.
Una misura più pratica e più semplice in proposito è la multa inflitta dalla legge inglese (Vict. VIII) e dalla scozzese (1862), da 40 scellini a 7, o ad un giorno di carcere per chiunque sia trovato pubblicamente in istato di ubbriachezza.
Nel 1871, auspice Gladstone (che ne restò vittima), si limitò con legge apposita il numero dell'osterie cioè:
Nelle città 1 ogni 1500 nelle campagne 1 p. 900 abit. 2 » 3000 » 1200 » 3 » 4000 » 1800 »
salvo quelle modificazioni che volessero indicare i singoli municipi; si istituirono ispettori speciali per controllare le osterie clandestine e le sofisticazioni dei vini, che furono punite con multe progressive seguite dalla chiusura dell'esercizio.
Colla legge 1873 si ordinò di non concedere licenza di osterie finchè non fossero morti i titolari dell'esistenti; dal fondo delle licenze si prelevarono somme per acquistare le vecchie osterie e chiuderle.
A tutto ciò s'aggiunsero le prediche de' pastori, per es., del padre Mathiew che, nel 1838–40, influiva colla sola sua eloquenza, in Irlanda, a scemare, della metà, il consumo degli alcoolici e di un quarto le cifre dei delitti (da 6400 a 4100), e sopratutto la tassa sulle bevande i cui proventi sommano a circa 1/3 di tutte le imposte; altrettanto dicasi negli Stati Uniti dove essa ammonta a 110 dollari per ettolitro; in Francia dà quella tassa allo stato più di 500 milioni (e si tratta di accrescerla), nel Belgio più di 13,000,000 di lire.
In Olanda crebbervi le tasse da 57 fiorini per ettolitro, senza contare le imposte sugli osti cresciute della metà da quelle d'una volta; tuttavia la diminuzione del consumo fu assai lieve, da 290,222 ettolitri nel 1863 a 281,693 nel 1871 (Fazio).
Nella Svezia dove l'alcoolismo s'era trasformato in malattia endemica, si accrebbero nel 1855–56–64, con leggi successive, da 2 a 27 a 32 lire, per ettolitro, le tasse sulla distillazione dell'acquavite, si proibì l'applicazione del vapore alle distillerie; si limitò a non più di 2610 litri al giorno la distillazione, e a due mesi soli dell'anno il tempo di questa; più tardi, si estese a sette, ma solo per le grandi distillerie, onde soffocare le piccole, riconosciute più dannose al popolo minuto, che infatti da 35,100 calarono a 4,091; la produzione dell'alcool diminuì di due terzi in 10 anni, e il prezzo accrebbe da 0,50 a 1,30 al litro.
Ivi già fin dal 1813 vige una legge che commina una multa di 3 dollari a chi sia stato trovato ubbriaco la 1ª volta; al doppio se una 2ª, e così via via; per la 3ª e 4ª con perdita del diritto di voto e di nomina a rappresentante; alla 5ª, carceri o case di correzione fino a 6 mesi di lavori forzati, e alla 6ª per 1 anno.
Si proibì (almeno in Norvegia) di vendere alcool di festa e nella sera della vigilia festiva e nelle ore mattutine prima delle 8 (_Ann. di Stat._, 1880).
Ora è notevole che i crimini gravi vi scemavano dal 1851 al 1857 del 40 per 100, e del 30 per 100 le condanne piccole, e che questa diminuzione procede sempre: erano 40,621 nel 1865, calarono a 25,277 nel 1868 (Bertrand, Essai sur _l'intempérance_, 1875).
E nello stesso tempo la statura media, la vita media, si rialzò (Baer); e calò il numero dei suicidi alcoolici da 46 nel 1861 a 11 nel 1869 e benchè di poco e saltuariamente, quello degli ubbriachi: a Gothemburg, per esempio
del 1851 si calcolava 1 ubbriaco su 19 abit. 1855 » 9 1860 » 12 1865 » 22 1866 » 33 1870 » 38 1872 » 35 1873 » 31 1874 » 28