Il Vino: Undici conferenze fatte nell'inverno dell'anno 1880

Part 14

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Per discrezione non domando ad alcuno di pronunciarsi sull'esito dell'esperimento, ma sono certo che la maggior parte di coloro cui erano dirette le mie parole, sentirono inumidirsi man mano il palato, come se si sciogliesse qualche cosa sulla lingua. Il fatto che un vino squisito ci fa venire l'_acquolina_ in bocca al solo pensarci, è un fenomeno che dipende da una secrezione più abbondante della saliva, la quale sgorga più copiosa senza alcuna partecipazione della volontà ed in modo affatto automatico.

Nel 1822 un soldato del Canadà, per nome San Martin, ricevette un colpo di fucile a bruciapelo che gli aperse l'addome e gli perforò lo stomaco: in pochi mesi, mercè le cure del dottor Beaumont, guarì completamente, conservando una apertura nelle pareti addominali, a traverso cui potevasi vedere comodamente, come da un finestrino, ciò che succedeva nello stomaco. Per questo soldato fu un vero guadagno, perchè i medici lo pagavano lautamente per vedere come si compiesse la digestione nel suo stomaco. San Martin quando ebbe fatto un bel gruzzolo di danaro, li piantò tutti e se ne ritornò al suo villaggio, dove prese moglie e divenne padre di numerosa prole.

Negli annali della chirurgia vennero dopo registrati parecchi casi analoghi di fistole stomacali, ossia di aperture accidentali dello stomaco, in persone che del resto stavano benissimo.

Simili deformità hanno perduto molto del loro interesse dopo che i medici ricorsero al metodo di fare artificialmente delle fistole stomacali nel cane. Fu questo un trovato della più grande importanza, perchè ora nelle indagini sulla digestione non siamo più costretti ad aspettare che il caso ci metta nelle mani una persona come San Martin: ciò che avrebbe reso troppo lenti i progressi della scienza.

Per mezzo delle fistole stomacali si osservò tanto nell'uomo, quanto nel cane, che la vista di una bevanda, o di un cibo appetitoso, desta un'abbondante secrezione anche nelle ghiandole a pepsina che stanno alla superficie interna dello stomaco. Cosicchè appena si mostra un pezzo di carne ad un cane, immediatamente il succo gastrico scola a gocciole dall'apertura della fistola stomacale.

L'acquolina che compare improvvisamente nella bocca e la secrezione più abbondante del succo gastrico non sono un capriccio della natura. No. Essi sono fenomeni che hanno un profondo valore per l'organismo; e da questa semplice esperienza traspare evidente la meravigliosa perfezione della nostra macchina, dove appena nasce l'idea, o il desiderio, di una vivanda appetitosa immediatamente e senza alcuna partecipazione della volontà e della coscienza si preparano i mezzi per digerirla.

La ragione non può trattenere questi ciechi slanci dello stomaco. Il ventricolo dei miei amici non sa che deve aspettare fino alle 9 ½; ma, appena ebbe sentore dell'invito, incominciò subito a prepararsi e a struggersi in segreto in attesa di un lavoro gradito.

Il vino si può dividere in due parti: nell'alcool che è per noi la più importante: e nell'acqua, nei sali inorganici, e nelle sostanze organiche, che formano un liquido il quale per la sua composizione rassomiglia al brodo di carne.

Il prof. Cossa che trattò già della composizione chimica del vino, spero mi perdonerà questo paragone grossolano di cui mi servo solo per comodità di linguaggio. Voi tutti sapevate del resto, come un bicchiere di vino possa venire sostituito da una tazza di brodo pei suoi effetti ristorativi. Ranke, che credo sia stato il primo a fare questo paragone fra la composizione chimica del vino senza alcool e del brodo, andò tanto oltre da asserire: _che senza dubbio noi abbiamo nella birra uno dei migliori sostitutivi dell'estratto di carne_^[VII-1].

Il vino penetrato nello stomaco viene assorbito, ossia trapela e si infiltra a traverso le pareti dello stomaco e scompare passando dentro a certi canaletti sottili che sono le vene dello stomaco, le quali conducono i liquidi che beviamo nel sangue. Voi tutti sapete che un bicchiere di vino generoso produce degli effetti assai più sensibili bevendolo a digiuno, che non quando lo si annacqua per bene, o lo si beve a pranzo. La ragione di questa differenza sta nella rapidità più o meno grande con cui l'alcool passa nel sangue.

A digiuno l'assorbimento è più rapido, perchè lo stomaco essendo vuoto il liquido alcoolico può bagnarne tutte le pareti e attraversarle prontamente; quando invece l'alcool si mescola coi cibi, lo stomaco non può impadronirsene con eguale prontezza, perchè solamente a misura che si digerisce tutta la massa delle sostanze alimentari, l'alcool passa gradatamente nel sangue.

Qualcuno potrebbe domandarmi come si fa a sapere che l'alcool scompare dallo stomaco per passare nel sangue? L'esperienza è facile. Prendemmo un grosso cane, e gli amministrammo nello spazio di circa mezz'ora una quantità di alcool allungato con acqua che corrispondeva a circa un litro di vino Marsala. Dopo due ore, quando l'animale era completamente ubbriaco ed insensibile, gli facemmo un salasso così profondo che senza accorgersene morì dissanguato in pochi minuti. Immediatamente dopo gli estirpammo lo stomaco ed il suo contenuto venne messo in questo vaso per essere distillato nel solito modo che serve a cercare la presenza dell'alcool. Con questa manipolazione semplicissima potemmo convincerci che solo una parte affatto trascurabile dell'alcool ingerito era rimasta nello stomaco. Per riconoscere dove fosse passata l'altra parte dell'alcool, abbiamo lasciato coagulare il sangue, e quindi raccolto lo siero limpido e trasparente che stava alla superficie del coagulo rosso, lo distillammo lentamente ed a bagno maria in un apparecchio che è alquanto più complicato del primo. Perchè lo siero del sangue si coagula facilmente al calore e forma una massa densa e bianca come albumina di uova sode, si dovette stillare nel vuoto, o sotto una pressione di molto inferiore all'atmosferica, come si ottiene per mezzo di una pompa di Bunsen.

Prendiamo le prime goccie di liquido simili all'acqua che si condensano in questa sfera di vetro annessa al matraccio ed esaminiamole col metodo del prof. Lieben. Questo metodo per riconoscere le più piccole quantità di alcool consiste nell'aggiungere al liquido da esaminarsi qualche particella di iodo e potassa fino a decoloramento. Si riscalda tanto da renderlo tiepido, ed ecco che già si sente un odore caratteristico di zafferano, e si ottiene un deposito giallognolo di iodoformio che, osservato al microscopio, si trova essere formato di lamelle madreperlacee esagonali.

Un'altra reazione per conoscere la presenza dell'alcool in questo liquido si fa coll'aggiungervi un po' di soluzione di bicromato potassico ed acido solforico. Riscaldando il liquido, come vedete, si colora in verde e sviluppa l'odore caratteristico di aldeide.

Dopo questi esperimenti noi dobbiamo dunque conchiudere che in questo liquido vi è dell'alcool, e siccome prima non ce n'era nel sangue, dobbiamo ancora conchiudere che l'alcool bevuto passa nel sangue, donde viene portato in giro per tutto il corpo. Questo fatto che ho voluto dimostrare sotto i vostri occhi mi permette di enunciarvi una legge generale nello studio dei farmaci: che cioè, tutte le sostanze le quali agiscono sul sistema nervoso devono essere assorbite e passare nel sangue prima di poter far sentire i loro effetti. Un'altra legge pure fondamentale nello studio dei medicamenti è questa: che tutte le sostanze le quali agiscono eccitando le funzioni dei nervi e dei centri nervosi, in un primo periodo e per piccole dosi, producono dopo un effetto deprimente e narcotico per dosi maggiori. L'oppio, la morfina, il cloralio, l'atropina e molte altre sostanze agiscono precisamente come il vino.

L'alcool nel momento che penetra nella cellula e nei filamenti nervosi ne ravviva le loro funzioni, li eccita e li stuzzica: ma passato questo primo periodo di esaltamento, se continua ad aggiungersi nuovo alcool alle cellule ed ai nervi, ne succede un periodo di stanchezza. La presenza di questo corpo straniero all'organismo che imbratta il sangue e diffonde i suoi vapori nella sostanza del cervello, modifica i processi chimici, aumenta le resistenze ai movimenti nervosi e genera quella forma particolare di avvelenamento conosciuta col nome di ubbriachezza.

Gli effetti psicologici del vino verranno trattati nelle seguenti conferenze dal più simpatico e dal più popolare degli scrittori italiani, ed io mi guarderò bene dal toccare questo argomento; però siccome fra i fisiologi credo di essere quello che ho fatto il maggior numero di esperienze sulla circolazione del sangue nel cervello dell'uomo, così mi permetterò di accennarvi qualcuna delle mie osservazioni all'influenza del vino.

Vi esporrò il caso di una persona che aveva un'apertura nel mezzo della fronte a traverso cui potevasi vedere nel cranio la superficie del cervello. È un caso interessantissimo che studiai insieme al dottor De Paoli, cui sono grato di avermi offerto un'occasione favorevole quanto mai per completare certi studi sulla circolazione del sangue nel cervello dell'uomo, di cui mi occupo da tempo con predilezione.

Circa 3 anni fa un operaio, per nome Bertino, mentre stava sotto il campanile del suo villaggio fu colpito alla testa da un mattone sfuggito dalle mani di un muratore che lavorava presso il tetto all'altezza di 14 metri. Bertino cadde al suolo come fulminato: ma fortunatamente dopo circa un'ora riprese i sensi; e siccome era uomo molto robusto, guarì rapidamente di questo colpo terribile. Infatti dopo circa un mese partì da Fiano e venne a piedi fino a Torino per farsi curare. Quando lo visitai col dottor De Paoli nell'ospedale di S. Giovanni aveva un'apertura larga quanto un soldo nel mezzo della fronte sotto cui vedevasi pulsare il cervello scoperto.

Tralascio di farvi conoscere minutamente gli apparecchi che costrussi per studiare la circolazione del sangue nel cervello e nell'antibraccio^[VII-2], perchè non è questo il momento di poter fermarsi sui dettagli di un meccanismo. Vi presento solo questa piastrella di guttaperca che venne applicata sul foro del cranio di Bertino per chiuderlo ermeticamente. Il piccolo tubo di vetro che attraversa la medesima faceva comunicare l'aria che stava in contatto col cervello con un timpano a leva. Ogni dilatazione del cervello, comprimendo leggermente l'aria chiusa nell'apparecchio, solleva la membrana elastica del timpano registratore su cui poggia la leva; e questa scrive le pulsazioni del cervello sopra un cilindro affumicato, che gira con moto uniforme.

Il giorno 27 novembre 1877 stabilisco col dottor De Paoli di fare una esperienza per vedere quale azione esercitasse il vino sulla circolazione del sangue nel cervello. Gli applichiamo l'idrosfigmografo sull'antibraccio destro, sulla fronte l'apparecchio registratore dei movimenti del cervello, e scriviamo contemporaneamente il polso di queste due parti del corpo.

Nella figura 1 la linea A rappresenta il polso dell'antibraccio. Ad ogni battito del cuore la linea si solleva e subito dopo si abbassa, formando nella discesa una seconda elevazione meno pronunciata. Le singole pulsazioni non si dispongono su di una linea orizzontale.

In Bertino, come in tutti noi, durante la respirazione naturale e tranquilla succede una diminuzione di volume delle mani e dell'antibraccio, ed è precisamente nel principio dell'inspirazione che la linea del polso si abbassa, come vedesi nei punti segnati colle lettere _i_ _i_. A queste sinuosità ho dato il nome di _oscillazioni respiratorie_.

La linea sottostante C venne scritta dal cervello. La forma del polso è diversa, e vi diedi il nome di polso _tricuspidale_, perchè sulla sommità di ciascuna pulsazione si osservano tre elevazioni più piccole.

[FIGURA: Fig. 1. La linea A rappresenta il polso dell'antibraccio scritto contemporaneamente al polso del cervello. Le lettere _i_ segnano il principio dell'inspirazione. Dove c'è il segno ↓α dico che si presenti un bicchiere di vino di Marsala a Bertino.]

L'influenza del respiro è meno evidente che nell'antibraccio. Mentre Bertino rimane tranquillo e le due penne scrivono contemporaneamente il tracciato A, C, dico in ↓α al dott. De Paoli di presentare un bicchiere di Marsala a Bertino. Ed ecco che immediatamente le pulsazioni diventano più grandi e si aumenta il volume del cervello. Noi vediamo da questo esempio quanto i fenomeni del pensiero siano strettamente collegati coi cambiamenti materiali dell'organismo. In un lavoro dove trattai più estesamente questo soggetto^[VII-3], ho dimostrato che le funzioni più nobili del sistema nervoso sono quelle che sono più schiave dei mutamenti che succedono nel ricambio della materia.

Bertino era tranquillo, egli sapeva che si trattava di un vino squisito; l'aveva prima gustato con noi e lo aspettava con desiderio. Nell'istante in cui si allaccia alla sua mente l'idea del bere, ecco che subito aumenta la circolazione del sangue nel cervello e si rinforza il polso di questo organo. Per un fatto psichico che passò senza destare alcuna emozione interna, che non si rivelò in alcun modo nell'aspetto esterno di Bertino, noi vediamo prodursi un cambiamento notevole della circolazione sanguigna negli emisferi cerebrali.

Bertino bevette in due volte circa 400 centim. cubici di vino Marsala. Vi fu una prima modificazione del polso che osservasi sempre in tutte le persone che bevono qualunque liquido: ma fu un fenomeno passeggero che durò pochi secondi. Il polso del cervello ritornò per circa 10 minuti normale e quindi incominciò lentamente a modificarsi. Dopo 15 minuti di registrazione continua vedo che è assai più forte di prima. Il tracciato che prima svolgevasi regolare ed uniforme, presenta di quando in quando delle grandi ondulazioni, come si vede nella figura 2. Domandai a Bertino come stava ed egli mi rispose che sentivasi caldo alla testa. Vedendo che Bertino era divenuto irrequieto e che il tracciato del polso bracchiale veniva spesso deformato dai movimenti del corpo, o delle dita nel cilindro, levo il braccio dall'idrosfigmografo. Bertino ne fu contentissimo e non finiva dal ringraziarmi malgrado che io lo pregassi ripetutamente di star zitto per non guastare l'esperienza.

[FIGURA: Fig. 2. Azione del vino sulla circolazione del sangue nel cervello dell'uomo. Ondulazioni del tracciato cerebrale osservate 25 minuti dopo che Bertino aveva bevuto circa 400 centimetri cubici di Marsala e diceva di sentirsi venir caldo alla testa.]

Più tardi avvertì un leggiero capogiro, poi mi domandò se aveva le orecchie rosse, perchè diceva di sentire una vampa stendersi sul volto. La circolazione del sangue nel cervello era profondamente modificata. Le ondulazioni frequenti e profonde accennavano ad una grande irrequietezza del sistema vasale. Le pulsazioni erano tre o quattro volte più grandi di prima. Quest'altezza straordinaria del polso cerebrale era dovuta in parte ad un rilassamento dei vasi sanguigni di quest'organo ed in parte all'impulso più forte del cuore.

Diciotto mesi dopo che io avevo fatto queste osservazioni su Bertino, gli scrissi pregandolo di venire da me perchè desideravo vederlo. Egli partì immediatamente, fece più di 25 chilometri a piedi e nel mattino del giorno successivo era già nel mio laboratorio. Bertino era guarito benissimo. L'apertura del cranio presentavasi coperta da una cicatrice così salda che solo nelle forti espirazioni vedevasi coll'occhio un leggiero movimento nel fondo della breccia. Riusciti inutili i tentativi per scrivere il polso del cervello, presi un tracciato del polso nell'antibraccio e subito dopo gli diedi 5 lire e lo mandai alla trattoria qui dirimpetto pregandolo di mangiar bene e di bere meglio.

Il tracciato del polso preso coll'idrosfigmografo sull'antibraccio mi aveva dimostrato chiaramente che Bertino era spossato dalla fatica, che i suoi vasi sanguigni erano rilassati e molto deboli le contrazioni del cuore. Egli aveva bisogno di rifocillarsi. È questo un grande vantaggio dell'idrosfigmografo di rivelare tali particolarità nella forma del polso che indipendentemente dal ritmo dei battiti cardiaci si può distinguere facilmente solo guardando il tracciato del polso, se una persona ha mangiato poco prima, o se pure è digiuna, e se digiuna, se ha bevuto del caffè, oppure dell'alcool^[VII-4].

Alle 2 pomeridiane Bertino ritornò nel laboratorio. — Ricominciate le osservazioni trovai che il polso nell'antibraccio aveva la stessa forma di prima. Meravigliato che non si avverasse quanto avevo sempre osservato sopra di me e sopra dei miei amici dopo la colazione od il pranzo, mi venne il dubbio che egli avesse risparmiato le cinque lire. Assicuratomi prima che l'idrosfigmografo e l'apparecchio per il polso del cervello fossero bene in ordine, chiamai Bertino per nome e quindi gli dissi con tono piuttosto risentito che non aveva mangiato. Egli dovette essere stordito dalla sicurezza con cui gli feci quest'accusa: divenne pallido in volto e mi disse che non aveva mangiato, perchè sperava di ritornare a cena colla sua famiglia: quindi abbassò gli occhi al suolo e mi accorsi poco dopo che aveva le orecchie vivamente arrossate. Durante questa profonda emozione l'afflusso del sangue al cervello divenne così forte che comparve improvvisamente un movimento pulsatorio nel tracciato scritto col timpano registratore: e questo movimento sincrono alle contrazioni del cuore si conservò per circa 30 secondi nella cicatrice che ricopriva il cervello.

[FIGURA: Fig. 3. Polso dell'antibraccio a digiuno.]

Le figure 3 e 4 ci danno un esempio dell'influenza che il vino ed il cibo esercitano sulla circolazione del sangue. A mezzogiorno ero ancora digiuno quando scrivo il tracciato del polso nell'antibraccio coll'idrosfigmografo (Fig. 3).

[FIGURA: Fig. 4. Polso dell'antibraccio nella medesima persona dopo che mangiò due uova con un po' di pane e bevette due bicchieri di Marsala.]

Quindi mangio due uova con un po' di pane e bevo circa 220 centimetri cubici di Marsala. All'una e mezzo scrivo nuovamente il polso ed ottengo un tracciato così diverso dal primo che non ho bisogno di insistere con parole per rilevarne la differenza (Fig. 4). Il polso che prima era tricuspidale è divenuto catacrotico.

Il problema più importante riguardo all'azione fisiologica del vino è di sapere se l'alcool sia un alimento; se il vino, cioè, può aggiungere forza all'operaio che lavora, o se non sia altro che un veleno il quale esalta, inebria ed abbrutisce l'uomo, gettando delle intere famiglie nella disperazione, o nello squallore della miseria.

Ridotta ai minimi termini la questione sta tutta nel vedere, dove va, e come si trasformi l'alcool che noi beviamo.

Per rispondere al primo quesito ho preparato qui un'esperienza. Ad un coniglio iniettai dell'alcool etilico sotto la pelle, ossia dell'alcool stillato dal vino, ed a quest'altro dell'alcool amilico che è stillato dalle patate; quale si trova nell'acquavite di peggior qualità e li ho messi ciascuno sotto un apparecchio che serve a raccogliere l'aria respirata da questi animali.

Come vedete vi è qui un aspiratore che serve a rinnovare l'aria dentro la campana di vetro sotto cui trovasi il coniglio. L'aria che servì alla respirazione dell'animale attraversa un tubo curvo ad U pieno d'acqua, e cede a questo liquido tutto l'alcool esalato dai polmoni.

Ho detto poco prima che l'alcool venne iniettato sotto la pelle: fu questa una precauzione indispensabile per esser sicuri che l'alcool trovato nell'aria espirata proveniva realmente dai polmoni. Se l'avessimo amministrato nello stomaco non si avrebbe avuto questa certezza. Voi sapete già che i medici preferiscono sempre di iniettare sotto la pelle le sostanze che devono agire prontamente. Ora con questo metodo noi abbiamo risparmiato ai conigli il gusto per loro dispiacevole dell'alcool; ed aumentando la dose possiamo non solo ubbriacarli, ma anche ucciderli, senza che abbiano mai bevuto.

L'acqua contenuta nel tubo ad U, traverso cui passò e si lavò l'aria espirata dal coniglio cui si amministrò l'alcool amilico, tramanda l'odore irritante proprio di quest'alcool, mentrechè l'acqua nel tubo ad U del coniglio avvelenato con alcool etilico non ha alcun odore caratteristico.

L'analisi chimica dimostra in quest'acqua appena qualche traccia di alcool etilico; laddove l'alcool amilico venne eliminato in tanta copia dai polmoni, che non fa mestieri di ricorrere ai reagenti per scoprirlo. L'alcool iniettato sotto la pelle venne dunque assorbito: passò nel sangue e giunto ai polmoni venne eliminato coll'aria espirata.

Queste esperienze si ripeterono con eguale successo anche nell'uomo^[VII-5], e venne così dimostrato che se noi beviamo dell'alcool puro stillato dal vino il nostro fiato non tramanda alcuna esalazione di alcool: mentre se beviamo del vino comune e particolarmente vino del Reno, di Bordeaux, del rhum, dell'acquavite scadente, o peggio dell'alcool di patate, l'alito tramanda un odore caratteristico e spiacevole: perchè tutti questi liquidi contengono eteri ed alcoli difficili a bruciarsi che passano nel sangue e si eliminano inalterati per la via dei polmoni.

Notate che questo coniglio il quale esalò una maggior quantità di alcool per la via dei polmoni è quello che viceversa poi ne ricevette una quantità minore. Nè si poteva fare altrimenti, perchè se io gli davo 2 grammi di alcool amilico, come diedi 2 grammi di alcool etilico a quest'altro, l'avrei ucciso: perchè l'alcool amilico è circa 5 volte più velenoso dell'etilico.

Crederei di fare un torto a voi tutti che dimostrate tanto interesse per la scienza, se cercassi con inutili circonlocuzioni di tacere qualche parola per semplice formalità, facendomi comprendere nella sostanza. No. Dirò senza alcuna ricercatezza e col linguaggio severo della scuola che per mezzo dell'orina si elimina una certa quantità dell'alcool bevuto. Il prof. Lieben in questa stessa scuola che egli illustrò col suo nome potè dimostrare per la prima volta che l'alcool passa nelle orine. Ecco come abbiamo fatto l'esperimento seguendo il suo metodo. Uno di noi bevette in poche ore due bottiglie di vino eccellente, di cui un amico volle provvedere lautamente il mio laboratorio per gli studi e i preparativi che si richiedevano per questa conferenza sul vino. Raccolti circa due litri di orina, venne distillata ripetutamente a bagno maria in modo da raccogliere solo le prime porzioni del liquido evaporato. Il prodotto della prima distillazione venne stillato una seconda volta e così si ottenne il liquido trasparente e simile all'acqua che sta chiuso in questa boccetta, dove colla reazione del Lieben si dimostra facilmente la presenza dell'alcool.

Però la quantità di alcool che si elimina per la via dei reni e dei polmoni, è così piccola, che noi dobbiamo necessariamente domandarci a cosa serva e come si trasformi la rimanente parte che resta nell'organismo.

Il nostro corpo rassomiglia in alcuni riguardi ad una macchina a vapore, che per lavorare consuma combustibile ed acqua, e che per funzionare e muoversi logora eziandio le parti di cui è costituita. Nei muscoli ad ogni contrazione, nei nostri nervi e nel cervello ad ogni sensazione e ad ogni lavoro intellettuale, succede egualmente una combustione di materiali ed un logoramento degli organi che funzionano.

Il sangue scorrendo continuamente in tutte le parti del corpo per alimentare la fiamma della vita, spazza nello stesso mentre i più remoti ripostigli del nostro organismo dalle fuliggini della combustione e raccatta da per tutto i detriti del disfacimento per trasportarli ai reni, dove li filtra e li rigetta all'esterno coll'orina.