Il trionfo: Dramma in quattro atti
Part 5
Perchè non potevi aprire?
_Rosa_
La chiave non ce l'avete voi?
_Don Paolo_
_(ricordando)_ Ah! _(Esce, e rientra subito.)_ Prendi. _(Fa cader giù la chiave.)_
_Rosa_
_(mettendosi uno scialletto sulle spalle, si avanza e raccoglie la chiave ridendo un poco.)_
_Don Paolo_
Sì, ridi tu. Ma la notte ventura chiuderò a chiave anche le finestre.
_Rosa_
_(va in fondo ed apre.)_
_Il Contadino_
Latte. _(E consegna la secchia piena di latte a Rosa.)_
_Don Paolo_
Che non sia poco. Abbiamo gente in casa.
_Il Contadino_
_(vedendo Don Paolo, s'inchina e si toglie devotamente il berretto.)_ Servo di vostra eccellenza.
_Rosa_
_(guardando nella secchia)_ Ce n'è, ce n'è. _(Comincia ad affaccendarsi per il caffè e accende il fornello.)_
_Don Paolo_
_(al contadino)_ Ehi! Don coso! È la prima domenica del mese mariano. Badiamo a non mancare alla messa anche stamattina.
_Il Contadino_
Domenica scorsa avevo l'asino malato, ecco.
_Don Paolo_
E oggi, come sta l'asino?
_Il Contadino_
Eh!... il Signore se l'è chiamato.
_Don Paolo_
_(quasi fra sè:)_ Non ci mancherebbe altro!
_Il Contadino_
Servo di vostra eccellenza, e buona giornata a tutti.
_Rosa_
Altrettanto.
_Don Paolo_
_(salutando con la mano)_ Arrivederci, caro.
_Il Contadino_
_(esce.)_
_Don Paolo_
Be', animo, Rosa! Prepara caffè e latte, e tre o quattro chicchere ben pulite.
_Rosa_
Non sto a fare che questo.
_Don Paolo_
E, sulle punte dei piedi, va a vedere se mio nipote dorme o è sveglio.
SCENA II.
DON PAOLO, ROSA, LUCIO.
_Lucio_
_(entrando a tempo)_ Il nipote vostro è qua.
_Don Paolo_
Oh! Bravo! Bravo! All'alba, già alzato!... Niente di più salutare, sai?
«Fiorin di primavera, «Lévati all'alba, e fa all'amor di sera.»
_(Ride)_ Ah! ah! ah! ah!... Come si va dunque?
_Lucio_
Abbastanza bene, zio.
_Don Paolo_
Ringraziamo il cielo! E s'andrà anche meglio. Vedrai! Rosina, mi raccomando, eh! _(Torna nelle sue stanze.)_
_Lucio_
_(sbadiglia, e sgranchisce le braccia)_ Provvedete sempre voi alle faccende di casa?
_Rosa_
_(intenta alla bisogna)_ Sempre.
_Lucio_
E ora che vi maritate?
_Rosa_
Lo stesso.
_Lucio_
E lo sposo?
_Rosa_
Sarà contento.
_Lucio_
_(distrattamente)_ Sicchè, resterete ad abitare con Don Paolo?
_Rosa_
Certo.
_Lucio_
Chi sa che non ci resti io pure!
_Rosa_
Eh!... Voi, abituato a stare in città.... Che fareste, qui?
_Lucio_
Non so. _(Sorridendo)_ Per esempio, il medico....
_Rosa_
Qui, ammalati non ce ne sono.
_Lucio_
Mai?
_Rosa_
Mai.
_Lucio_
E che fa il medico condotto?
_Rosa_
Ha nove figliuoli.
_Lucio_
Ah! Questo fa?... È ammogliato, s'intende.
_Rosa_
E come!... Da noi, tutti gli uomini sono ammogliati.
_Lucio_
E perchè?
_Rosa_
Sarà l'aria.
_Lucio_
E le donne?
_Rosa_
Lo vedete?... Ci maritiamo.
_Lucio_
A voi piace di maritarvi?
_Rosa_
Altro se mi piace!
_Lucio_
Eppure, ricordate quando io venivo da Napoli a trovare lo zio?
_Rosa_
_(con prudenza pudica)_ Veramente... non ricordo....
_Lucio_
Che cosa credete che voglia ricordarvi? Rassicuratevi. Parlo del tempo in cui io ero ancora un fanciullone e voi eravate piccina piccina e rotonda come una palla.
_Rosa_
Ah! Quando io stavo con la povera mamma?
_Lucio_
Sì, stavate con lei. Lo zio mi ci conduceva ogni giorno, ed io, per divertirmi, vi facevo tanto arrabbiare. Qualche volta vi dicevo: «_appena che diventi grande, ti compero un bel marito_» e voi... voi scoppiavate a piangere come se avessi nominato il diavolo. E adesso invece?
_Rosa_
Adesso è tutt'altro! So di che si tratta. _(Versando latte e caffè)_ Questo è per voi. _(Gli porge la tazza.)_
_Lucio_
_(prendendola)_ Grazie. E affinchè dimentichiate le arrabbiature di allora... _(beve)_ vi farò un bel regalo il giorno delle vostre nozze.
_Rosa_
E anch'io ve ne farò uno quando voi sposerete la signorina Nora.
_Lucio_
_(turbandosi e irritandosi)_ Chi v'ha detto che io debba sposare la signorina Nora?
_Rosa_
Nessuno. Don Paolo m'ha detto che è una parente..., ma io ho capito!
_Lucio_
_(posando la tazza sopra una tavola)_ Vi prego, Rosina, di non ripetere più queste sciocchezze.
_Rosa_
_(mortificata e ingenua)_ Che male c'è? È così bella!... _(Pausa)_ Intanto, vado a vestirmi.... Qui è tutto pronto. Per il signor Giovanni e la signorina Nora non c'è che da riscaldare il caffè....
_Lucio_
Sì, sì, ci penso io.
_Rosa_
Non è forse bella la signorina Nora?
_Lucio_
_(con vivace severità)_ Basta, Rosina!
_Rosa_
Non parlo più. _(Si avvia, piagnucolando)_ Se avessi saputo di... di farvi andare in collera.
_Lucio_
Ma che! Non sono andato in collera.... State di buon animo....
_Rosa_
Se l'avessi saputo... _(Piange più forte. Esce.)_
_Lucio_
_(tra sè, inquieto:)_ M'ero svegliato così bene, e le chiacchiere di questa buona stupidina mi hanno....
SCENA III.
LUCIO, NORA, DON PAOLO.
_Nora_
_(venendo fuori dalla sua camera, risolutamente)_ Lucio!
_Lucio_
Nora, che avete?
_Nora_
È necessario che voi abbiate il coraggio di ascoltarmi, visto che io avrò il coraggio di parlare.
_Lucio_
Nora! Nora! Che altro dovete dirmi di così terribile?
_Nora_
Che altro?... Tutto ciò che può uccidervi o può darvi la salute.
_Lucio_
_(implorante)_ Ma voi sentirete un po' di pietà per me. Oggi ne avete il dovere.
_Nora_
No. Non è questo il momento della pietà. Io debbo compiere e compierò un dovere che mi _sembra_ superiore a tutti gli altri doveri.
_Lucio_
Nora! Qualche cosa di molto grave state per dirmi. Io non voglio ascoltarvi.
_Nora_
E voi mi ascolterete.
_Lucio_
Forse, più tardi, potreste pentirvene....
_Nora_
Non me ne pentirò mai!
_Lucio_
Ma voi siete sovraeccitata....
_Nora_
Ho la coscienza di quello che faccio.
_Lucio_
Considerate che sono io che vi trascino a tutte le allucinazioni.
_Nora_
E questa volta sarò io che dalle allucinazioni vi trarrò, e per sempre!
_Don Paolo_
_(comparisce dall'alto del corridoio, e, udendo le ultime parole di Nora, si ferma un istante.)_
_Lucio_ _e_ _Nora_
_(se ne avvedono. Tacciono, confusi, interdetti.)_
_Don Paolo_
_(il cappello in testa, il breviario fra le mani e con un'aria insolitamente sacerdotale, scende pian piano la scaletta. Giù, si ferma ancora per dir loro qualche cosa. Poi, non sa risolversi, e si limita a salutare.)_ Buongiorno, signorina.
_Nora_
_(con voce tremula)_ Buongiorno.... _(Pausa.)_ E così di buon'ora uscite, Don Paolo?
_Don Paolo_
.... Vado a dire la messa. _(E a passi lenti si allontana. Esce dal fondo.)_
_(Un silenzio.)_
_Nora_
_(a un tratto e con asprezza)_ Lucio, la confessione di questa notte non è stata completa.
_Lucio_
_(atterrito)_ Nora!
_Nora_
Vi ho lasciato sospettare solamente del passato, e non ho voluto parlarvi del presente.
_Lucio_
_(quasi mettendole la mano sulla bocca)_ Nora, tacete.
_Nora_
Un uomo come voi non deve essere ingannato; una donna come me non deve ingannare.
_Lucio_
Tacete, ve ne scongiuro....
_Nora_
_(con crudeltà recisa)_ Io ho un amante!
_Lucio_
_(dà un acuto grido come chi riceve una coltellata)_ Ah! _(E indietreggia, inorridito, con le mani sul volto.)_
_Nora_
_(animata da una energia solenne)_ Ora mi conoscete davvero!
_Lucio_
_(come istupidito, guarda intorno a sè, quasi per assicurarsi che non sogni.)_
_Nora_
La mia confessione di stanotte non è stata completa, questo è certo; ma non è stata bugiarda. _(La sua voce è di nuovo umile.)_
_Lucio_
_(sommessamente, con un accento da ebete)_ Non mi avete detto... di... amarmi?
_Nora_
Ve l'ho detto. E se potessi invocare in questo momento le idee di cui vi pareva d'essere convinto fino a ieri l'altro, avrei l'audacia, l'onesta audacia, di asserire che, così dicendovi, stanotte non mentivo. Ma... non oso invocarle. Pur troppo, siamo stati vittime di esse tutti e due. Ho creduto d'amarvi. E, per una di quelle complicazioni della natura a cui non è possibile sottrarsi, io lo credo tuttora e forse veramente tuttora io vi amo. Ma non ho più il diritto di _crederlo_, e soprattutto non ho più il diritto di _dirvelo_.
_Lucio_
E lo avevate questo diritto, stanotte?
_Nora_
_(angosciosamente)_ Sì....
_Lucio_
Quando abbiamo parlato insieme in questa stanza?
_Nora_
Sì.
_Lucio_
_(sempre più sofferente)_ E dunque? Che mistero è questo?... _(Pausa.)_ È già esaurito il vostro coraggio?... _(Febbricitante)_ Ditemi chi è il vostro amante?
_Nora_
_(tace.)_
_Lucio_
_(riflettendo e acuendo il pensiero)_ Sino a stanotte... avevate un diritto... che adesso non avete più! Sino a stanotte!... _(Trasalisce. Resta con lo sguardo fisso nel vuoto. Indi, obbedendo ad un impulso istantaneo, va verso la porta di Giovanni, chiamando forte:)_ Giovanni! Giovanni!
_Nora_
_(con disperazione)_ No! Non lo chiamate!
_Lucio_
_(terrorizzato)_ Lui!!
_(Simultaneamente, Giovanni, entrando, si ferma dinanzi alla porta.)_
SCENA IV.
LUCIO, NORA, GIOVANNI.
_Lucio_
_(dopo un lungo silenzio, comincia con voce fievole, che a poco a poco diventerà vibrante di strazio:)_ È giusto! È giusto!... Io non ero un ostacolo. Al contrario! Ero un anello di congiunzione.... È giustissimo!... Ho messo insieme un maschio ed una femmina, ed è accaduto quel che doveva accadere. L'umanità non è fatta che così.... E io? Io? Sono diverso, io?!... Questo dolore immenso... immenso come non ho mai provato... questo dolore supremo che mi prende tutto, che mi stritola, tutto, che cosa è? Che cosa è?... Gelosia? -- Io geloso?... Di che? Perchè?... Voi due _non_ vi amate. _(Guardandoli)_ Lo intendo.... Lo vedo.... Eppure, io soffro! Io soffro! Io soffro! E quel che mi fa soffrire è soltanto la certezza del possesso altrui. Ma dunque? Dunque non ci è che questo, e non ci può essere che questo, se io, proprio io -- io medesimo -- soltanto di questo sono geloso! _(Li guarda aspramente, stranamente)_ No, non siate come al cospetto di un giudice. E non crediate d'essere colpevoli. Qual'è la vostra colpa? Voi siete in perfetta regola con le leggi umane. Sono stato io l'uomo guasto, sono stato io l'uomo assurdo, sono stato io il degenerato; ed ora, ora che voi mi salvate, vorreste battervi il petto e chiedere una condanna? Oibò! Voi dovete esultare... voi dovete prendere parte a questo trionfo, a questa magnifica festa della mia vita. _(In una sinistra vampata)_ Qui, qui! Tutti e due presso di me! Statemi accanto, perdio! Anzi... completate l'opera benefica...: abbracciatevi dinanzi a me... _(Afferra per un polso Nora, la strascina verso Giovanni, e, al colmo della concitazione, gliela spinge addosso)_ Fate che io veda coi miei occhi com'è fatta la felicità!
_Giovanni_ _e_ _Nora_
_(al contatto, hanno un fremito di repulsione e subito si distaccano.)_
_Lucio_
_(sfinito, cade sopra una sedia.)_ _(Pausa.)_ _(Indi, con una fioca intonazione di preghiera)_ Adesso, via! via!... Ho bisogno di restar solo... _(E con una improvvisa violenza brutale)_ Voglio restar solo!
_Nora_
_(convulsa, supplichevole)_ Ma..., solo,... in questo stato,... che cosa volete voi fare, Lucio? _(Lo sguardo di lei è attirato dai coltelli che sono sulla tavola.)_
_Lucio_
Ah!... Il luccicchìo di quei coltelli vi turba?... Pensate, forse, che io voglia ammazzarmi?... Ma no! Ma no! Non temete. Oramai, è preziosa anche a me questa carne che ci copre!... _(Cupidamente, toccandosi come per constatare la propria esistenza)_ Oramai, mi è cara più di quanto non vi sia cara la vostra, e... _me la serbo!_ _(Come una proclamazione:)_ Sono impastato come gli altri!... _(Con un accento velenoso)_ E andate via, perchè vi odio!
_Nora_
Sì,... è indispensabile. Partirò immediatamente. _(Prende in un canto il suo cappellino, e, sempre convulsa, si affretta a metterselo.)_ Troverete voi stesso... un pretesto per vostro zio.... Direte... direte... che ho ricevuto un telegramma urgente... che non ho avuto neanche il tempo di prendere le mie robe... e che sono partita col primo treno... _(Lagrimando)_ Sì... Sì... l'equivoco si è chiarito.... Ognuno per la sua strada!... La mia -- me ne accorgo -- è molto umile.... Addio, Lucio.... _(Poi, con uno sforzo di energia, severamente, senza piangere e dando al saluto un significato di risoluzione definitiva:)_ Addio, Giovanni! _(Ed esce dal fondo.)_
_Lucio_
_(a Giovanni:)_ E tu non vai? Non l'accompagni? Non la segui?
_Giovanni_
_(con tristezza)_ Nora non mi ama.
_Lucio_
Ma è la tua amante.
_Giovanni_
Nora non ama che te.
_Lucio_
_(levandosi con impeto d'ira furibonda e sprezzante)_ No! perchè se ciò fosse vero, oltre a essere un amico falso, tu saresti un seduttore grottesco....
_Giovanni_
Lucio!
_Lucio_
Un seduttore grottesco e un ladro infame!
_Giovanni_
Lucio!... _(Sta per avventarglisi addosso.)_
_Lucio_
Vuoi battermi anche? E battimi se ne hai il coraggio. Battimi....
_Giovanni_
_(retrocedendo con orrore)_ Oh! _(Vorrebbe nascondersi, vorrebbe sparire. Balbetta:)_ Perdonami... perdonami... _(e fugge nella sua stanza.)_
_Lucio_
_(in tono tragico e trionfale)_ Solo! Ma guarito finalmente! _(La crisi incalza. Egli comincia a singhiozzare. Siede presso la tavola. Si nasconde il volto fra le mani come per sottrarsi anche all'aria che lo circonda, e scoppia in un libero pianto quasi puerile)_ Ziegler! Ziegler! Perchè almeno tu non mi sei vicino?! _(A poco a poco, il pianto cessa ed egli resta affranto, colle braccia sulla tavola e la testa piegata sulle braccia.)_
SCENA V.
LUCIO, ROSA, _la voce di_ GIUSTINO.
_(Ora il sole è più alto, la luce più chiara e più vivida. Si ode la campanella festosa della chiesa. Sale dalla strada la voce di Giustino.)_
_La voce di Giustino_
Ohi, Rosa! Ohi, Rosina! Vieni giù per la messa, chè Don Paolo è pronto.
_Rosa_
_(di dentro)_ Eccomi, eccomi.
_La voce di Giustino_
E non ti scordare i fiori per la Madonna.
_Rosa_
_(in una sfarzosa veste quasi contadinesca, recando un fascio di fiori, entra imbarazzata. Sogguarda Lucio e gli si accosta timidamente.)_
_Lucio_
_(voltandosi appena)_ Che è? Che vuoi?
_Rosa_
_(riluttante)_ Vi hanno dato un gran dispiacere?
_Lucio_
No!... E poi, che capiresti tu?
_Rosa_
_(sincera)_ Per voi, io sono una sciocca... sono un'estranea....
_Lucio_
Un'estranea? _(La guarda tutta dalla testa ai piedi.)_ Un'estranea, no. Bambina, eri il mio trastullo.... Più tardi, quando avevi tredici anni, io, _(misteriosamente)_ di nascosto, ti baciavo....
_Rosa_
Signor Lucio....
_Lucio_
Sì, _(ravvivandosi al ricordo)_ e, un giorno, lo zio ci sorprese laggiù, nella vigna, e, rimproverandomi acerbamente, mi disse: «Bada, io esigo che tu rispetti quella ragazza come si rispetta una cugina!...»
_Rosa_
_(vergognandosi)_ Signor Lucio....
_Lucio_
Lo disse lui. E io, che ho risoluto di stabilirmi qui, quando resteremo soli, ti chiamerò appunto: cugina. _(Le prende le mani. I fiori cadono a terra ai piedi di Lucio. Egli continua abbassando la voce:)_ E tu lo sai, tu lo sai che io posso chiamarti così!...
_Rosa_
_(tutta spaurita, arrossendo)_ Io non so niente!
_Lucio_
No, non arrossire! Il tuo rossore è un'ingratitudine: -- è un'ingratitudine verso quell'uomo che, pur facendo un poco di bene a se stesso, ne fece sempre anche agli altri....: a te specialmente, perchè ti diede la vita, e la Vita è un Bene!... E sarà lui che m'insegnerà a vivere! _(Sempre più ravvivandosi nell'esaltazione d'un'ebbrezza dolorosa)_ Sarà lui che m'insegnerà a ridere, a star sano, a godere, a godere un'altra volta come quando avevo vent'anni.... _(Levandosi e tenendola tuttora per le mani, la trae a sè con uno spasmodico sforzo di giocondità)_... E vivremo allegramente, credimi, e faremo baldoria.... Oh, se faremo baldoria!... E chi sa... chi sa... che l'antica vigna non ci riveda!... _(Le dà un bacio rovente.)_
_Rosa_
_(tremante)_ Signor Lucio...
_Lucio_
_(lasciandole le mani)_ No! Non ho detto nulla... Non ho fatto nulla.... Va, ragazza mia, va a messa col tuo fidanzato, va a messa... _(Raccoglie i fiori e glieli ridà. Poi, subito, gliene strappa un ciuffo e se ne copre il viso odorando avidamente)_ Va... va... va...
_(La campanella della chiesa riempie l'aria di squilli allegri.)_
_Rosa_
_(si allontana in un raggio di sole.)_
(_Sipario._)
_Fine del dramma_.