Il trionfo: Dramma in quattro atti
Part 4
Te la consuma la faccia quello lì! S'ha da affrettare questo benedetto matrimonio, altrimenti.... Con la primavera c'è poco da scherzare!
_Rosa_
Perchè?
_Don Paolo_
«Perchè?» _(Diventando quasi grave, accenna al cielo con gli occhi e con le mani)_ Perchè siamo stati fatti così!
SCENA III.
DON PAOLO, ROSA, NORA, LUCIO _e_ GIOVANNI.
_(Dalla strada, arrivano le voci di Lucio, di Nora e di Giovanni.)_
_Lucio_
Zio! Zio!
_Nora_
Siamo qui!
_Giovanni_
Siamo qui, Don Paolo, siamo qui!
_Don Paolo_
Oh! Eccoli! Benone! Eccoli! _(A Rosa:)_ E tu muoviti.... Andiamo.... _(Esce, correndo, dal fondo.)_
_Rosa_
_(lo segue.)_
_(Si odono ancora le voci di fuori, ma più vicine.)_
_Don Paolo_
Finalmente! Finalmente!
_Lucio_
Viva lo zio!
_Giovanni_
E fuori i lumi!
_(Entrano, portando in mano chi un fagotto, chi una borsa da viaggio, chi un valigiotto, chi una scatola.)_
_Nora_
Speravamo d'esser ricevuti per lo meno con le fiaccole.
_Don Paolo_
Vi ho preparato questo po' po' di luna piena. Altro che fiaccole!... Qui, qui tutto. _(Accumula la roba sopra una tavola.)_ E poi avreste meritato veramente ch'io vi facessi trovare la porta chiusa. Come! Proprio con l'ultimo treno? V'aspettavo col penultimo.... Son venuto anche alla stazione, son venuto!
_Lucio_
E il mio telegramma?
_Don Paolo_
Che telegramma?
_Lucio_
L'ho fatto io.
_Don Paolo_
Rosa, ti è stato consegnato un dispaccio quand'io ero alla chiesa?
_Lucio_
_(vedendo Rosa che era rimasta indietro)_ Oh, Rosina!
_Rosa_
_(si fa avanti tutta spaurita, cava di tasca un dispaccio... e con timidità lo mostra.)_ È questo.
_Don Paolo_
_(prendendo il dispaccio e irritandosi un poco)_ Santa pazienza!...
_Rosa_
Non sapevo che....
_Don Paolo_
Che la tua testa è diventata un arcolaio!
_Lucio_
Eh, via, non importa! Come s'è fatta grande!
_Don Paolo_
Ventun'anno, sai. E si sposa fra giorni. Vedrai che tocco di fidanzato! -- Signorina Nora, signor Giovanni, questa è la pupilla di cui parlammo ieri.
_Nora_
Un tipo assai gentile!
_Giovanni_
Molto bellina.
_Don Paolo_
_(serio)_ Il suo babbo e la sua mamma mi furono amici preziosi, quando io, come prete e come agricoltore, venni qui ad amare gli uomini e la terra. _(Con qualche reticenza)_.... Sì, la mamma, morendo, l'affidò a me. E adesso ella... ella dimentica in saccoccia i miei telegrammi, è verissimo, ma in fondo poi mi vuol bene.
_Rosa_
Tanto!
_Nora_
_(si toglie il cappellino.)_
_Rosa_
_(lo mette in un canto.)_
_Don Paolo_
_(cambiando tono)_ Be'! Sic rebus stantibus, patti chiari. Nessuna cerimonia, nessun complimento. Questa è casa vostra. Ne più nè meno. La camera della signorina Nora è lì, accanto a quella di Rosa. Tu, Lucio, da questo lato. _(Indica il lato opposto.)_ Eh! Eh! Eh! Il signor nipote starà come un principe. Egli avrà il suo studiolo per leggere e contemplare, e laggiù, laggiù, bene appartata, la sua camera da letto, che è un vero paradiso. Per l'amico Giovanni, poi....
_Giovanni_
Un altro paradiso?
_Don Paolo_
_(dandogli un buffetto)_ Di paradisi, mio caro, non ce n'è che uno.
_Giovanni_
Per conto mio, non voglio incomodare nè Dio nè il diavolo. Ho bisogno d'una poltrona per aspettare l'alba e di null'altro. Ve li ho consegnati, e domani, col primo treno, via!
_Don Paolo_
E siete pittore, voi? E dopo aver visto questo meraviglioso paesaggio al chiaro di luna, non vi sentite affascinato e costretto a rimanere? Del resto, io vi ricatto. _(Accennando il motivo della Norma:)_ «_In mia mano alfin tu sei!_» O un bozzetto fatto sotto i miei occhi, o la vita!
_Giovanni_
A scanso d'equivoci, vale più il bozzetto.
_Don Paolo_
Dunque, rimarrete?
_Lucio_
Ma sì...
_Don Paolo_
_(insistendo)_ Rimarrete?
_Nora_
_(non vista, sdegnosamente fissa Giovanni.)_
_Giovanni_
_(senza lasciarsi scomporre dallo sguardo di lei)_ Va bene!... Rimarrò per qualche giorno.
_Lucio_
Oh! Bravo!
_Don Paolo_
Adesso sì che siete un grande pittore! _(Affaccendandosi)_ Ecco: a voi, il numero uno. _(Indica la seconda porta a destra.)_ Non sono un albergatore coi fiocchi?
_Nora_
Davvero!
_Lucio_
Mostratemi la mia reggia, zio.
_Don Paolo_
Aspetta. Tu, Rosa, prendi la roba di questi signori, e mettila a posto.
_Rosa_
Qual'è la vostra, signor Lucio?
_(Tutti intorno ai fagotti e alle valigette.)_
_Lucio_
_(con insolita giocondità)_ Non v'incomodate. Faccio io. Questa è della signorina Nora....
_Giovanni_
Io non ci ho che una borsa e un _nécessaire_.
_Don Paolo_
Per ora!... _(Sempre più affaccendato)_ Vieni, Lucio.
_Lucio_ _e_ _Don Paolo_
_(prendono alcune valigette ed escono per la prima porta a destra.)_
_Rosa_
_(con in mano qualche altra valigia e qualche scatola, esce per la prima porta a sinistra.)_
_Nora_
_(severamente e rapidamente, a Giovanni:)_ Voi dunque non mantenete la vostra parola!
_Giovanni_
Se sono stato pregato....
_Nora_
Ma non dovete restare.
_Giovanni_
Sarebbe una scortesia.
_Nora_
Quello che fate è disonesto.
_Giovanni_
È umano.
_Nora_
È turpe, vi dico.
_Giovanni_
Non esagerate.
_Nora_
È tutta una premeditazione.
_Giovanni_
Io vi adoro.
_Nora_
_(con rabbia)_ E io vi sfuggirò anche a costo di....
_Giovanni_
_(vedendo venir Lucio e Don Paolo)_ Badate....
_Nora_
_(si ricompone d'un sùbito e finge di prorompere in una risata)_ Ah! ah! ah! ah!
_Giovanni_
_(secondandola, ride come lei.)_
_Lucio_
Cos'è? Cos'è? Voglio ridere anch'io.
_Rosa_
_(frettolosa, rientra, prende la borsa e il nécessaire di Giovanni e li porta nella camera destinata a lui.)_
_Don Paolo_
E anch'io. Cos'è? Sarebbe strano che questa volta proprio io non ridessi.
_Nora_
È Giovanni..., è Giovanni che me ne dice di tutti i colori.
_Don Paolo_
Naturale! Un pittore come lui!
_(E ridono tutti, chi di buona e chi di mala voglia.)_
_Rosa_
_(ritornando)_ Ogni cosa è in ordine. Ho acceso pure le candele nelle camere della signorina Nora e del signor Giovanni.
_Don Paolo_
Hai fatto bene; ma non credo che questi signori vogliano rintanarsi a quest'ora. Per noi campagnuoli, è diverso. Perciò, chiedi licenza, tu, e vattene a letto.
_Nora_
_(piano, a Lucio:)_ Vi debbo parlare.
_Lucio_
_(sussulta.)_
_Giovanni_ _e_ _Don Paolo_
_(osservano.)_
_Rosa_
Felice notte a tutti.
_Nora_
Altrettanto a voi, bella ragazza.
_Giovanni_ _e_ _Lucio_
Altrettanto, altrettanto!
_Rosa_
_(bacia la mano a Don Paolo e si avvia.)_
_Don Paolo_
_(quand'ella è presso l'uscio)_ Le orazioni, eh?
_Rosa_
_(con umiltà religiosa)_ Me le vado a dire.
_Don Paolo_
Benedetta!
_Rosa_
_(esce.)_
_Don Paolo_
E io, figliuoli miei, faccio lo stesso. Si avvicina la mezzanotte, e domani è domenica e ci ho la messa dell'alba. Voialtri potete starvene qui finchè v'aggrada. Io me ne salgo lassù, e dove dormo io non c'è pericolo che giungano i rumori di questo basso mondo. _(Ride)_ Ah! ah! ah! Ricordatevi che siete in casa vostra. Parlate, gridate, fate quello che vi pare e piace, e, soprattutto, cercate di stare allegri. Io non v'impongo di rinunziare alle vostre abitudini; ma umilmente vi consiglio di sperimentare le mie. La signorina Nora _(con bonaria ironia)_ ha inaugurata la villeggiatura con una gran risata risonante. L'aria comincia a produrre i suoi buoni effetti.... Meno male! Vado a dormire contento.
_Giovanni_
E io v'imito.
_Don Paolo_
Sul serio andate già a dormire?
_Giovanni_
A dormire no, ma a rintanarmi e a dire le orazioni come la vostra Rosina.
_Don Paolo_
Scomunicato!
_Giovanni_
Arrivederci, Lucio. Arrivederci, Nora. A voi, Don Paolo, ho da baciare la mano?
_Don Paolo_
Si capisce! _(Gli mette il dorso della mano sul muso celiando.)_
_Giovanni_
_(gliela bacia comicamente.)_
_Don Paolo_
_(ne approfitta per domandargli piano:)_ Che novità c'è fra quei due cipressi?
_Giovanni_
_(pianissimo)_ Novità, credo, nessuna.
_Don Paolo_
Lasciamoli alle loro elucubrazioni.
_Giovanni_
Beninteso!
_Don Paolo_
_(forte, a Lucio, a Giovanni e a Nora:)_ Dunque, felicissima notte! _(Comincia a salire.)_
_Nora_
Buon riposo, Don Paolo! Buon riposo, Giovanni!
_Lucio_
E buoni sogni!
_Giovanni_
_(scherzando)_ Grazie, ma i sogni non sono il mio forte. _(Esce per la seconda porta a destra.)_
_Don Paolo_
_(già sul corridoio, si ferma e borbotta:)_ Uh! Santa pazienza! Dimenticavo le visite notturne di Giustino. Ma l'ha da fare con me! _(Pazientemente, ridiscende e va a chiudere la gran porta in fondo. Gira due volte la chiave, e se ne ode il rumore nella serratura.)_ La chiave, qui, in saccoccia. _(Se la caccia in tasca. Indi, risalendo la scaletta)_ Non crediate che io abbia paura dei mariuoli, veh! Da noi, mariuoli non ce ne sono.... Cioè, ce ne sono e non ce ne sono.... So io!... So io!... E quando mi ci metto!... _(Apre l'uscio del suo quartierino, dà un'occhiata a Lucio e a Nora, e, prima di scomparire, furbescamente, si affaccia e li risaluta:)_ Di nuovo, felice notte!
_Lucio_ _e_ _Nora_
Felice notte! Felice notte!
SCENA IV.
LUCIO _e_ NORA.
_Lucio_
Voi avete qualche cosa da dirmi, Nora?
_Nora_
Sì.
_Lucio_
Bene. È un pezzo che preferite i lunghi silenzi, mentre una volta, ricordate?, voi riempivate i silenzi miei con la vostra parlantina di bambinona gaia. Dite. Dite.
_Nora_
Non sarò gaia neanche ora.
_Lucio_
Poco fa, ridevate....
_Nora_
Giovanni mi faceva ridere, ma... io non ne avevo punto voglia....
_Lucio_
Mi spaventate.
_Nora_
Spaventarsi è male. Io vi chiedo, invece, una saggia serenità.
_Lucio_
Contateci.
_Nora_
Lucio, io sono venuta qui, con voi, perchè... perchè, forse, senza di me, voi non vi sareste deciso a questo cambiamento d'aria e d'ambiente che era indispensabile per la vostra salute. Son venuta in casa di vostro zio, che è un uomo di mondo e che sa comprendere e compatire. Ma non posso non riconoscere....
_Lucio_
Nora!
_Nora_
Mi avete promesso d'essere sereno. Non posso non riconoscere la bizzarria del fatto.
_Lucio_
Vi lascerete vincere, voi, da un gretto convenzionalismo?
_Nora_
Da nessun convenzionalismo mi lascio vincere. Io non mi disdico, io non muto le mie convinzioni. Ieri, mi domandaste se io credessi strano il vostro affetto fraterno e io vi risposi di no. Questo pensavo, e questo penso. Ma venire a vivere in casa di vostro zio, con voi, sia pure per quindici, per dieci giorni, conveniamone, Lucio, è una cosa molto diversa!
_Lucio_
E volete andarvene?
_Nora_
Debbo andarmene.
_Lucio_
E vi pare possibile che io guarisca lontano da voi?
_Nora_
Verrò a trovarvi.
_Lucio_
Non basterà.
_Nora_
Verrò a trovarvi spesso.
_Lucio_
Non basterà, non può bastare.
_Nora_
Eppure, secondo i vostri ideali, dovrebbe bastare.
_Lucio_
_(come un bambino, accalorandosi)_ Ho bisogno di voi, oramai.
_Nora_
Ma non della mia presenza.
_Lucio_
Ho bisogno di sapervi vicino a me.
_Nora_
Il mio spirito starà con voi anche quando non ci starà la mia persona.
_Lucio_
Ma alla vostra persona voi mi avete abituato.
_Nora_
Vi ho abituato all'affezione migliore di cui è capace il mio cuore.
_Lucio_
E non contate per nulla le vostre cure?... la vostra voce?... la vostra mano buona e sicura?... i vostri occhi buoni e indulgenti?... Non contate per nulla _(animandosi sempre più)_ ciò che è in voi, solamente in voi, e che io non trovo in nessun'altra donna? Tutto questo... tutto questo... _(quasi circondando con le mani il volto di lei)_... non lo contate per nulla, voi; e credete che possa essere dimenticato o sostituito o non desiderato quando voi non siete lì, tutta quanta vicino a me?
_Nora_
E non avete il sospetto, Lucio, che quello che mi dite stanotte, qui, non somigli a quello che mi dicevate ieri in casa vostra?
_Lucio_
_(colpito)_ Come!?
_Nora_
Non v'accorgete che questo attaccamento comincia a non aver niente di comune con l'amicizia purissima, che è più benefica e più duratura di ogni altro legame?
_Lucio_
Nora, che dite?!
_Nora_
Che dico? Siete voi che mi avete insegnato a penetrare l'importanza intima di tutti i nostri desiderii, di tutte le nostre tendenze, di tutte le più lievi variazioni dell'anima; siete voi che mi avete iniziata a certi sottili discernimenti; e ora penso col vostro cervello, parlo il vostro linguaggio, _dico_ le vostre parole. Tutti avrebbero il diritto di non comprendermi. Voi, no!
_Lucio_
.... È la prima volta che mi trattate con tanta severità.
_Nora_
Ed è per me una fatica atroce. Ma ho finito. Lucio, noi ci siamo intesi.
_Lucio_
_(dopo un tormentoso dibattito con sè medesimo, appare risoluto.)_ No.... Ascoltate. Sono io che vi domando la grazia di non ragionare troppo. E, d'altronde, ogni vostro ragionamento sarebbe vano perchè, sappiatelo: senza di voi, qui, io non resterò nemmeno un giorno!
_Nora_
_(con un misto d'asprezza è di tenerezza)_ Ciò significa che sinora avete ingannato voi stesso, e, ingannando voi stesso, avete ingannata anche me.
_Lucio_
Nora!
_Nora_
Lo so, vi sembra crudele la mia sincerità; ma nel mio pensiero non c'è nessuna intenzione che non sia degna di me e di voi. L'abitudine giustifica la vostra inconsapevolezza; ma giacchè voi, sempre, e in buona fede, mi avete parlato di affetto puro, di amicizia, di fraternità, e giacchè il fantasma dell'Amore vi fa paura e voi lo scacciate, convinto ch'esso rappresenti il Pericolo e l'Infelicità, io ho il dovere di dirvi: -- Badate, Lucio, badate! Voi non mi siete fratello, voi non mi siete amico, no! no! Voi _mi amate_ o state per amarmi: questa, Lucio, questa è la verità!
_Lucio_
_(resta come schiacciato. Dilata le pupille, si caccia le mani nei capelli e ripete sommessamente:)_ La verità?!... _(Si accosta a Nora, le piglia le mani, ne ha una sensazione evidente, un fremito che gli attraversa il corpo. Poi lascia cadere le proprie braccia penzoloni. Le si accosta di nuovo, e, trepidando, le fiata:)_ E... voi?
_Nora_
_(come se avesse ricevuto un urto)_ Io?
_(Si guardano fissamente negli occhi.)_
_Lucio_
... Mi amate?
_Nora_
_(esita, e poi dice con fermezza:)_ Sì.
_Lucio_
Volevate dirmi di no?
_Nora_
Volevo dirvi di no.
_Lucio_
Avete anche voi paura dell'amore?...
_Nora_
Ho paura della mia coscienza.
_Lucio_
E che vi rimprovera essa?
_Nora_
_(risoluta)_ Per ora, niente.
_Lucio_
E che potrebbe rimproverarvi più tardi?
_Nora_
Non conosco l'avvenire.
_Lucio_
Ma voi soffrite, povera Nora!
_Nora_
Molto.
_Lucio_
E non dovete soffrire.
_Nora_
Io non sono perfetta come voi credete.
_Lucio_
Perchè non siete perfetta? Avete mentito qualche volta?
_Nora_
Non ho mentito. Ho taciuto.
_Lucio_
Spiegatevi.
_Nora_
Ho taciuto perchè voi non mi avete mai interrogata....
_Lucio_
Su che?
_Nora_
Non m'avete mai domandato che cosa sono io.
_Lucio_
La vostra esistenza, per me, comincia da quando vi ho incontrata, da quando mi avete beneficato. Il resto non m'importava.
_Nora_
Non v'importava sino a che non sospettavate d'amarmi. Ma, adesso?
_Lucio_
Adesso, nulla è mutato. Non vi ho ripetuto che tutto quanto è inerente alla debolezza umana non costituisce, per me, l'essenza della vita? Sarete stata debole, avrete potuto cedere a una tentazione, a un'aberrazione, avrete potuto errare: ma, _dentro_, voi avete sofferto, Nora...
_Nora_
_(è in preda a uno spasimo ineffabile.)_
_Lucio_
... come soffrite in questo momento. Avete sofferto e, aspettando me, vi siete serbata spiritualmente intatta. Lo stesso martirio che ora i vostri ricordi v'infliggono mi dice _che cosa siete voi_. La confessione delle vostre debolezze e l'orrore che esse destano in voi ci aiuteranno a salvarci. E siamo ancora in tempo perchè la mia bocca non ha sinora neppure sfiorata la vostra. Noi ci salveremo. Datemi, datemi questa grande onestà dell'anima, e io non vi chiederò niente altro, mai!
_(Un silenzio.)_
_Nora_
No, Lucio, è necessario che mi respingiate addirittura.
_Lucio_
Sentite, forse, di potere amare un altro?
_Nora_
«_Amare?_» _(Sicura ed energica)_ Amare, no!
_Lucio_
E dovrei respingervi?
_Nora_
Quello che pretendete dal vostro cuore è inverosimile. _(Come chiedendogli una grazia)_ Respingetemi, Lucio, respingetemi!
_Lucio_
Non è inverosimile quello che pretendo dal mio cuore. Ammettiamo che io non vi sia amico, che io non vi sia fratello. Sì, ammettiamolo. Ma io so di essere tuttora così distaccato, così lontano dalla miseria materiale di cui voi, forse, siete stata vittima e mi sento tuttora così forte della mia fede, che sono convinto di poter combattere contro quella miseria, di poter combattere sino all'ultimo e di potervi amare, sempre, come voglio io! Nora, non vi lasciate vincere da non so quale sfiducia. Nora! Nora!... ve ne prego.
_Nora_
_(disfatta, si abbandona su di una seggiola.)_
_Lucio_
Scacciate i pensieri che vi torturano, mia buona creatura.... Il vostro Lucio è qui dinanzi a voi, devotamente, come dinanzi a Dio.... Vedrete, vedrete che non verrà mai il giorno in cui voi dovreste _ricordare_ e _arrossire_ e in cui io dovrei transigere. Intanto, io mi rassegnerò alla vostra lontananza. Mi rassegnerò. Voi, quando vorrete, anche domani, tornerete in città.... Mi sentite, eh? Mi sentite?... E così comincerò a dimostrarvi che la vostra presenza _non mi è_ indispensabile e che nulla ancora mi avvince a voi che possa farvi temere un avvilimento ed una profanazione. _(Pausa)_ Siete... siete pìù calma?
_Nora_
_(accompagnando con lento cenno del capo la parola appena pronunziata)_ Sì.
_Lucio_
Non mi rimproverate più?
_Nora_
_(fa cenno di no.)_
_Lucio_
Grazie. _(Si leva. Respira stentatamente. Va alla finestra, e la spalanca.)_
_(Il lume di luna biancheggia più vividamente.)_
_Lucio_
_(respirando meglio)_ Ah! Questa luce, quest'aria fresca e fragrante mi fanno tanto bene!
_Nora_
_(si alza e lo saluta con gentilezza dolcissima.)_ Buona notte, Lucio.
_(Lucio va verso di lei. Nora gli stende la mano. Lucio gliela stringe e la trattiene.)_
_Lucio_
Siete più calma?
_Nora_
Sì.
_Lucio_
Anch'io! Anch'io! _(Le bacia appena le dita.)_
_Nora_
_(lentamente esce.)_
_Lucio_
_(la segue con gli occhi. Quand'ella è sparita, egli si tocca le tempie, parlando fra sè:)_ Calmo io?! -- Non è vero.... Non è possibile! La sua confessione!... E poi... e poi!... _(È assalito dal convulso.)_ Se ella se ne va, io non saprò sopportare la sua assenza.... Io starò male! Starò molto male! _(Egli sente le vibrazioni della carne. Si esaspera. Vorrebbe domarle, quasi vorrebbe percuotersi; e, fiaccato, vacillante, conclude:)_ Non dovrebb'essere così;... ma così è. _(Inorridisce)_ Così è! _(Pausa)_ «Tu vuoi trasformare il mondo» mi diceva ieri Ziegler... «Amare come voglio io!» _(Pausa.)_ E che significa?... Che significa?... _(Pensando acutissimamente, prende il lume e, piano piano, se ne va nelle sue stanze.)_
_(Le ombre si allargano, solcate dai raggi della luna.)_
SCENA V.
DON PAOLO _e_ GIOVANNI.
_(Il gran silenzio notturno impera serenamente. Ad un tratto, è interrotto da lontani latrati, a cui succedono un rumore d'invetriate che sbatacchiano e la voce di Don Paolo la quale si perde spandendosi nell'aria aperta.)_
_La voce di don Paolo_
Anche stanotte, eh? Anche stanotte? Ma per dove sei entrato, malandrino?... Sì, corri, corri adesso!... Ringrazia il cielo che non ti sii rotta la schiena e che il cane non ti abbia mangiato un orecchio.... Vorrei sapere pel matrimonio che cosa vi conservate voialtri. _(Pausa. Chiama:)_ Rosa! Rosa!...
_Giovanni_
_(sporgendo il capo dall'uscio semiaperto resta in ascolto.)_
_La voce di don Paolo_
_(continuando)_ Per dove è entrato Giustino? Ah? Non rispondi? Fai la sorda? Ma tu e quel malandrino, santa pazienza!, volete mettermi con le spalle al muro, volete!
_Giovanni_
_(mormora tra sè, rendendosi conto dell'accaduto:)_ È la ragazza che riceve di nascosto il suo fidanzato....
_La voce di don Paolo_
Vergognatevi! Vergognatevi!
_(Si distingue, nel silenzio, il fracasso delle invetriate, che Don Paolo richiude.)_
_Giovanni_
_(girando lo sguardo)_ E Lucio? Non c'è,... M'era parso.... Mi sono ingannato. _(S'avanza verso la porta di Lucio, chiamando con poca voce:)_ Lucio! Lucio! _(Pausa.)_ Mi sono ingannato. _(Sta per rientrare nella sua camera. Ma, come se una forza occulta glielo vietasse, si ferma e guarda la porta di Nora.)_ Se n'andrà, forse, all'alba. _(Smaniosamente indugia.)_... Parlarle, almeno!... Parlarle prima che se ne vada.... _(Accosta l'orecchio a quella porta e mormora.)_ Ancora in piedi.... Tentiamo. _(Picchia cautamente, con le nocche.)_
SCENA VI.
NORA _e_ GIOVANNI.
_Nora_
_(aprendo)_ Lucio! _(Vede Giovanni nella penombra)_ Oh! Voi! _(Retrocede tirando a sè l'uscio.)_
_Giovanni_
_(la trattiene)_ Un momento....
_Nora_
_(sforzandosi di chiudere l'uscio)_ Credevo che fosse Lucio....
_Giovanni_
_(opponendo la sua alla forza di lei)_ Lucio è a letto....
_Nora_
E voi che volete?!
_Giovanni_
Non vi allarmate così.
_Nora_
Ma che volete?!
_Giovanni_
Parlarvi, ecco tutto.
_Nora_
_(recisamente)_ A quest'ora, no. _(Retrocede di nuovo per chiudere.)_
_Giovanni_
_(glielo impedisce con energia, quindi le prende un braccio, e, imponendosi una relativa mitezza, cerca di trarla e di allontanarla dalla soglia.)_ Un momento, ve ne supplico.
_Nora_
Sbrigatevi.
_Giovanni_
Perchè avete detto a Lucio di voler partire?
_Nora_
Ci avete spiati? Una bassezza di più.
_Giovanni_
Vi giuro che ho ascoltato senza volerlo. Nel silenzio della campagna, alcune parole vostre giungevano sino a me.
_Nora_
_(con rabbia concentrata)_ Maledizione!
_Giovanni_
E perchè gli avete detto che non siete quella che egli credeva?
_Nora_
Non l'ho detto.
_Giovanni_
Sì, l'avete detto!
_Nora_
Non dovevate ascoltare. Addio!...
_Giovanni_
_(afferrandole le mani)_ Non vi permetterò di fuggire se prima non mi abbiate risposto.
_Nora_
Lasciatemi.
_Giovanni_
E perchè volevate ch'egli vi respingesse? Perchè?
_Nora_
Se non mi lasciate, io grido.
_Giovanni_
Per trattarmi come un sopraffattore?
_Nora_
Come un sopraffattore!
_Giovanni_
Ma io, invece, sono qui per aiutarvi.
_Nora_
Non voglio il vostro aiuto.
_Giovanni_
Voi vi perdete, Nora. Voi impazzite! Impazzite come lui!
_Nora_
Non c'è rimedio.
_Giovanni_
Sì, il mio amore.
_Nora_
Il vostro capriccio!
_Giovanni_
Il mio amore vero.
_Nora_
Il vostro desiderio!
_Giovanni_
Il mio amore genuino, intero, completo.
_Nora_
L'anima mia è sua.
_Giovanni_
Ma di ciò non potete dare una prova nè a me, nè a voi stessa....
_Nora_
È sua, Giovanni, è sua!
_Giovanni_
Ma vicino a me tremate.
_Nora_
Questa _è un'altra cosa_. Lasciatemi.
_Giovanni_
E ditemi tutto quello che sentite!...
_Nora_
Lasciatemi.
_Giovanni_
Ditemi ancora che non mi amate....
_Nora_
_(cedendo a poco a poco senza che ne abbia coscienza)_ Lasciatemi....
_Giovanni_
_(circondandola cupidamente con le braccia)_ Ditemelo, ditemelo....
_Nora_
Per pietà, lasciatemi....
_Giovanni_
Fatemelo ben capire....
_Nora_
_(con un ultimo tentativo di ribellione nelle parole e con un soave abbandono nella voce e nella persona)_ No... _Non_ ti amo.... _Non_ ti amo.... _Non_ ti amo....
_Giovanni_
_(le bacia la bocca.)_
(_Sipario._)
ATTO QUARTO.
_La stessa stanza del terzo atto. Il finestrone è tutto aperto. È appena l'alba. Le ombre andranno a poco a poco dileguando._
SCENA I.
DON PAOLO, ROSA, UN CONTADINO.
_(Si picchia reiteratamente alla porta. Qualche momento di vuoto e di silenzio.)_
_Don Paolo_
_(comparisce sul pianerottolo del suo quartierino, in maniche di camicia, con la faccia bagnata e in mano l'asciugamani.)_
_(Si picchia di nuovo.)_
_Don Paolo_
_(asciugandosi il viso, chiama:)_ Rosina! Rosina! _(Pausa.)_ Rosina!
_Rosa_
_(di dentro)_ Vengo, vengo. _(Dall'uscio della sua camera, sporge la testa e un po' il corpo. Ha la sottana e il busto. La camicia lascia nude le braccia e le spalle.)_
_Don Paolo_
Dormivi ancora, eh?.... Già, il sole spunta soltanto per chi dorme la notte. Spudoratella!
_Rosa_
Stavo vestendomi....
_Don Paolo_
E non sentivi picchiare?
_Rosa_
Non potevo aprire.
_Don Paolo_