Il trionfo: Dramma in quattro atti
Part 3
_(dopo un silenzio)_ Ziegler è innamorato.
_Nora_
Non credo.
_Giovanni_
È innamorato di voi.
_Nora_
No.
_Giovanni_
Una volta, prima che vi conoscessi, lo ha confessato a me. Oggi, forse, non lo confesserebbe neppure a sè stesso.
_Nora_
Dice sempre che gli uomini brutti come lui non devono innamorarsi.
_Giovanni_
E questo che significa? Significa che c'è capitato.
_Nora_
Me ne sarei accorta.
_Giovanni_
Non vedete ch'egli stenta a dissimulare la sua sofferenza? Non vedete che è geloso?
_Nora_
Di chi?
_Giovanni_
Ah, non di Lucio, beninteso! Di me.
_Nora_
Giudicate assai male! Ziegler è d'una delicatezza singolare, e, se è geloso, come voi dite, non lo è che per conto di Lucio.
_Giovanni_
Questo soddisfa la sua coscienza d'uomo buono e modesto, ma in fondo egli non può esser geloso per conto di un uomo che vuole esservi fratello....
_Nora_
Fratello?... Ziegler comprende bene che il povero Lucio è vittima d'un equivoco creato dalle sue fisime spirituali,... dalla sua mente malata....
_Giovanni_
Avete voi la convinzione che quello di Lucio non sia un affetto fraterno?
_Nora_
Ne ho la convinzione.
_Giovanni_
Ah no! Siete voi che, per farmi indietreggiare, mi minacciate il rimorso. E siete voi che a forza volete persuadermi che il mio amore è una perfida insidia.
_Nora_
Una perfida insidia non è, o, almeno, non è una insidia premeditata. Di ciò io sono sicura, Giovanni. Ma è certamente un errore. Un errore che colpisce un'esistenza cara a voi ed a me....
_Giovanni_
Ed ecco la minaccia del rimorso!
_Nora_
A prescindere dal vostro rimorso, c'è un'altra circostanza che dovete ben valutare, ed è questa: _(energicamente)_ io non voglio che mi amiate.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
Io non vi amo.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
Io amo Lucio.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
_(con un impeto di esasperazione)_ Ma perchè non è vero?
_Giovanni_
_(dopo un breve silenzio)_ Se lo amaste veramente, voi, senza avvedervene, lo sottrarreste all'equivoco, ammesso che in lui l'equivoco ci sia. Che sappiate essere un'eroina non ne dubito....
_Nora_
Parlate piano....
_Giovanni_
Non dubito che sappiate sacrificarvi a un'Idea, che sappiate sacrificarvi a qualche cosa che voi medesima non potete determinare e che è, secondo me, l'illusione indefinibile con cui le creature migliori vorrebbero ribellarsi alle necessità della vita reale. Egli, oh!, è più illuso di voi. Voi non fate che seguirlo, che secondarlo docilmente; e voi confondete la docilità vostra con l'amore.... Ah! Nora!... volete che ve lo dimostri?... Datemi la mano... _(Le prende una mano.)_ Così!... Lo sentite quello che c'è qui dentro, in questo sangue, in queste fibre?... Lo sentite voi questo _contatto_?... Lo sentite? Sì. Sì. Ebbene, ciò che provo io mentre la mia mano stringe la vostra, è lo stesso di ciò che provate voi. E questa è la Realtà, Nora, questa è la Realtà unica, ineluttabile. Non ce n'è un'altra. Fuori di essa non c'è che il sogno, non c'è che l'inganno della fantasia. Sognando, voi potrete ancora ripetermi: «non voglio che mi amiate»; ma io, io che non saprò mai sognare, vi ripeterò mille volte: non è vero, non è vero!
_Nora_
_(umilmente)_.... E basta, adesso!... Basta! _(Con un intimo sforzo energico libera la sua mano da quella di Giovanni.)_
_Giovanni_
Sì, basta.
_Nora_
_(scossa, perplessa, timida, e simulando disinvoltura, va a guardare all'uscio della camera di Lucio.)_
_Giovanni_
Dorme?
_Nora_
Pare. _(Pausa)_ Ed ora, andatevene, ve ne prego.
_Giovanni_
Me ne vado. _(Piglia il cappello e s'avvia.)_
_Nora_
Prima però debbo chiedervi un favore.
_Giovanni_
Dite.
_Nora_
Non venite in campagna, Giovanni!
_Giovanni_
Ho promesso al prete di accompagnarvi fin là.
_Nora_
Ma non ci resterete?
_Giovanni_
_(con lieve sorriso tra di sodisfazione e di rassegnazione)_ Non ci resterò.
_Nora_
Ve ne ringrazio.
_Giovanni_
_(sùbito)_ Dunque, confessate?
_Nora_
Non confesso niente.
_Giovanni_
E perchè mi avete chiesto ch'io non resti con voi? Perchè mi ringraziate?
_Nora_
Perchè è ridicolo che tanta gente estranea piombi in casa di quel brav'uomo.
_Giovanni_
V'affaticate continuamente a negare il vostro pensiero.
_Nora_
_(con rabbia)_ Per carità, Giovanni, finitela!
_Giovanni_
La mia presenza, lì, in campagna, vi annoierebbe?
_Nora_
Sì.
_Giovanni_
Molto vi annoierebbe?
_Nora_
Sì, molto.
_Giovanni_
Fino a riuscirvi insopportabile?
_Nora_
Fino a riuscirmi odiosa!
_Giovanni_
_(incalzando)_ E la ragione? La ragione?
_Nora_
_(severa)_ La ragione è che voi siete un egoista.
_Giovanni_
Lo vedete: siamo da capo. Questa per me è una confessione. _(Pianissimo, insinuante)_ Voi temete che l'egoismo mio -- quello che voi chiamate così -- vi faccia abdicare al vostro eroismo. _(All'orecchio di lei)_ Voi temete di diventare una egoista come me... Senza contare, poi, che, essendo egoisti in due, non lo saremmo più nè io nè voi,... senza contare che io potrò essere necessario alla vostra vita come già voi siete necessaria alla mia.
_Nora_
No, Giovanni: voi siete un uomo quasi felice, voi non avete bisogno di me. Egli, invece, egli è un infermo, è un infelice....
_Giovanni_
È un infelice perchè non vi ama! Quale che sia la mia amicizia per lui, dovrò io cedergli un tesoro che egli non vuole avere? Non vi ama, o non può o non sa amarvi, o sa amarvi male.... È lo stesso. Ma io, io vi _amo bene_, vi amo completamente, vi amo tutta, e nell'ordine naturale delle cose umane il vostro amante devo essere io....
_Nora_
_(con dolcezza implorante)_ Giovanni, sono tanto stanca d'ascoltarvi....
_Giovanni_
_(continuando)_ Devo essere io: e nessun proponimento sublime, badate, nessun ragionamento, nessuna idealità, possono opporsi a questa affinità sincera, che tende ad unirci....
_Nora_
Sono stanca d'ascoltarvi....
_Giovanni_
_(conchiudendo)_... e contro di essa, Nora, è inutile combattere!
_Nora_
Andatevene.
_Giovanni_
È inutile!
_Nora_
Andatevene.
_Giovanni_
Sì. _(La guarda ancora assai dappresso. Poi, rapidamente, esce.)_
SCENA V.
NORA, _indi_ LUCIO.
_Nora_
_(è profondamente turbata. Appare dubbiosa, trepidante. Sembra voglia sottrarsi al suo tormento. Risoluta, piglia di su una seggiola il suo cappello e infila la porta in fondo.)_
_Lucio_
_(entra in tempo, e, vedendola uscire, la chiama:)_ Nora!
_Nora_
_(fermandosi)_ Oh, Lucio!
_Lucio_
Non mi avevate detto...?
_Nora_
Che sarei rimasta? Sì, ma poi... _(ritornando)_ ho pensato di anticipare la mia lezione alla piccola Vannuzzi, e giacchè dormivate....
_Lucio_
Dormendo, però, ho sentito che voi stavate per uscire....
_Nora_
Davvero?
_Lucio_
E mi sono svegliato di soprassalto. Ho dormito molto?
_Nora_
Un quarto d'ora, credo....
_Lucio_
Ah? Solamente?... _(Un silenzio. )_ Avete un po' letto, intanto, questo libro che Giovanni mi ha imposto? _(Indica il libro.)_
_Nora_
In verità, non me n'è venuta l'idea...,
_Lucio_
Meglio. _(Con disgusto)_ Figuratevi! È il libro d'uno scienziato: un poveretto, che, come tanti altri, non si accorge d'avere una benda sugli occhi, e gira, gira intorno ad una tavola convinto d'andar dritto e molto lontano. Quando è stanco, si ferma, dicendo: _sono arrivato!_ Ma dov'è arrivato, se si trova allo stesso punto dal quale era partito? _(Un silenzio.)_ Volevo dirvi.... No, no.... Parleremo stasera.
_Nora_
Parliamo adesso.
_Lucio_
E la piccola Vannuzzi?
_Nora_
Aspetterà.
_Lucio_
... Una semplice domanda volevo farvi.
_Nora_
Fatela.
_Lucio_
_(Pensa. Indi le si avvicina, quasi con circospezione)_ È poi così strano che un uomo e una donna siano legati da un sentimento d'amicizia più forte di quello che si chiama l'_Amore_?
_Nora_
Non è strano.
_Lucio_
È un'anomalìa che il grande affetto per una creatura purissima si astragga dalle attrattive che accomunano lei, suo malgrado, a tutta una folla di femmine?
_Nora_
Certamente no.
_Lucio_
Ecco... Voi potete comprendermi, soltanto voi... Io non voglio trasformare il mondo, come mi dice Ziegler. Io cerco, bensì, di non attaccarmi a ciò che esso ha di più tangibile, di più precario, di più caduco...
_Nora_
_(secondandolo)_... e di meno bello!
_Lucio_
Benissimo!... «Di meno bello!» _(Riflettendo)_ Se di una donna si amano _(analizzandola senza volere)_ gli occhi, i capelli, la bocca... tutto quanto costituisce le sue prerogative appariscenti, il suo fascino materiale, che garanzia ha questo amore? Nessuna. Il fascino materiale può esaurirsi a poco a poco, o può cessare a un tratto per mille ragioni, e allora che resta? Niente. E considerate a quali circostanze, a quali innumerevoli vicende è sottoposta la nostra carne. E debbono esse mutare o diminuire o distruggere il nostro affetto? E c'è di più. Una momentanea condizione morbosa, un fatto eccezionale, che so io?, un fenomeno fisiologico, un caso accidentale qualunque può lasciare senza difesa il corpo di una donna... anche d'una donna sublime!, può spingerlo, può trascinarlo in un istante solo alla perdizione; e noi vorremmo concentrare in esso le speranze, i desideri, le aspirazioni, le esigenze, le soddisfazioni del nostro essere?
_Nora_
_(vivissimamente)_ No! no!
_Lucio_
E dunque, perchè mi si dà del pazzo?
_Nora_
_(timidamente)_ Perchè... perchè siete _diverso_ dagli altri.
_Lucio_
E voi pure siete diversa dalle altre.
_Nora_
Io?
_Lucio_
Così diversa che proprio voi con la vostra assistenza avete saputo impedire che dal palpito di questa seconda vita ch'io vivo risorgesse in me l'uomo spregevole, fatto -- come gli altri -- di vecchie volgarità! E non, forse, proprio voi vorrete, ancora, ancora, e sempre, ch'esso non risorga?... _(Pausa.)_ Norina, io sarei oramai felice, felice della redenzione, felice della perfezione, se non avessi un'intima paura: _(confessandosi)_ la paura di tornare indietro. Il giorno in cui la nostra amicizia _(con terrore)_ diventasse amore, io sarei perduto! È vero, avrei la vostra bellezza, questa bellezza giovane, piena di grazie e piena di misteri; ma per quanto tempo l'avrei? E in essa che cosa troverei di durevole e di sicuro per la mia felicità, che cosa troverei di benefico per il mio spirito?... No, no, no! Ciò non sarà! È necessario che ciò non sia. E voi, Nora, mi aiuterete. Mi aiuterete a non guastare quello che insieme abbiamo voluto, quello che insieme abbiamo creato. Voi, voi mi aiuterete! _(Tace assorto.)_
_Nora_
_(si nasconde la faccia fra le mani e piange senza singhiozzare.)_
_Lucio_
_(quando s'accorge che ella piange, soavemente le solleva la testa)_ Norina? Che è?
_Nora_
_(piangendo)_ Nulla. Noi donne... esprimiamo... con le lagrime tante cose che non sappiamo dire con le parole....
_Lucio_
_(contemplandola)_ Già!... Tante cose!
_Nora_
_(si calma, si asciuga gli occhi, sorride)_ E questo è tutto.
_(Una violenta scampanellata li scuote.)_
_Lucio_
Eh, che maniera! _(Esce dal fondo.)_
SCENA VI.
NORA, LUCIO, ZIEGLER.
_Lucio_
_(di dentro, annunziando)_ È Ziegler. _(Poi, rientrando con lui)_ Che hai? Sei pallido, sconvolto....
_Nora_
_(ansiosa)_ Che vi è accaduto, Ziegler?
_Ziegler_
_(ha il volto bianco, la voce tremolante)_ Son venuto appunto per dirvelo.... Ma non vi spaventate. Un incidente piuttosto grave....
_Nora_
Mio Dio! Dite!
_Ziegler_
Ho litigato con Giovanni.
_Nora_
_(impressionata)_ Oh!
_Lucio_
E come?!
_Ziegler_
L'ho incontrato quaggiù per caso.... Anzi, no.... Con voi non voglio mentire.... Ho cercato apposta di incontrarlo... perchè dovevo parlargli molto sul serio....
_Lucio_
Di che?
_Ziegler_
Questo è inutile che lo sappiate. In sostanza, gli ho rivolta una preghiera... per un fatto che assai mi stava a cuore... _(con forza)_ ma che non riguardava me, ve lo giuro! E il suo contegno, vedete, è stato tale che io ho perduto la mia calma abituale... e ho pronunciato parole durissime.... Sì, ne convengo, gli ho detto cose orribili, orribili!, che hanno fatto male più a me che a lui. _(Disperandosi)_ Fra due compagni che si dividono la camera e il pranzo, fra due vecchi amici come noi!... Capite!?
_Nora_
_(ascolta, intende, allibisce, e si concentra in sè stessa.)_
_Lucio_
Ma calmati, ora.... Non esagerare. Che diavolo! Giacchè tu riconosci d'aver ecceduto, andrai lealmente da lui. Ci andremo insieme, se vuoi.... O lo pregherò di venire qui, da me. Insomma, con un po' di buona volontà aggiusteremo tutto.
_Ziegler_
No, non aggiusteremo niente. Per quanto concerne le formalità, gli ho già fatte le scuse prima di separarci. Le formalità non mi preoccupano. Ma quel che ho detto, purtroppo, io lo penso!... Io lo penso!... Ed è perciò che ne sono torturato. Oramai, non c'è rimedio. E, tant'è, Giovanni ed io non saremo più amici, e probabilmente... non ci vedremo più.
_Lucio_
Nientedimeno!
_Ziegler_
Sì, ho deciso di partire stasera.
_Lucio_
Partire stasera? Va là! Il litigare con un compagno è senza dubbio molto doloroso, ma non si parte per questo.
_Ziegler_
Avevo già il progetto d'andarmene per qualche tempo a Colonia, da mio nonno che mi chiama presso di sè.... Voi lo sapete, Nora....
_Nora_
È vero, sì, lo sapevo....
_Ziegler_
E dopo quello che è accaduto, ho presa una risoluzione definitiva.
_Lucio_
Va bene:... del tuo progetto avevi parlato anche a me. Ma partire così, da un momento all'altro,... è stranissimo!
_Nora_
_(sforzandosi)_ Certo!...
_Lucio_
_(con fermezza)_ Ziegler, noi vogliamo che tu ci dica tutt'intera la verità....
_Ziegler_
Una parte della verità... è quella che avete intesa. Ma la verità tutta intera... vi confesso che non la so neanche io.... Ho un'oppressione, un incubo..., un presentimento inesplicabile,... ed ho nelle orecchie, da dieci minuti in qua, una voce che mi dice: «Vattene, Ziegler! Vattene!...» E io me ne vado.
_Lucio_
E tu sei l'uomo che ti pigli la vita come viene?
_Ziegler_
_(sorridendo malinconicamente)_ E quando fra me e la mia vita c'è un'evidente incompatibilità, io, che non posso cambiare la vita, faccio il tentativo di cambiare me stesso.... Tenterò di ridiventare tedesco....
_Lucio_
Aspetta almeno il nostro ritorno dalla campagna.
_Ziegler_
_(scattando un po')_ Il vostro ritorno? _(Poi, pentendosi dello scatto)_ Che che! A certe risoluzioni non bisogna ripensare. Stasera! Stasera!... E senza altri addii, senza solennità!... Ci saluteremo adesso... così... allegramente... e _(s'interrompe, dà un'occhiata a Nora ed escogita un pretesto per allontanar Lucio)_ ...A proposito, Lucio, prima di andarmene vorrei....
_Lucio_
Che vorresti?
_Ziegler_
Vorrei il manoscritto della mia _Tarantella grottesca_..., quella che suonai qui l'altro ieri.
_Lucio_
Te lo portasti via.
_Ziegler_
No!... Mi pare che lo conservasti tu, nella tua camera.
_Lucio_
Vedrò, ma non credo.... _(Esce a sinistra.)_
_Ziegler_
_(a Nora, sùbito, parlando piano e concitato)_ Scusatemi se mi son permesso di ricorrere all'espediente del manoscritto per potervi dire una parola da solo a sola. Nora, io ho fatto quanto mi era possibile per impedire che Giovanni commetta un'azione che ritengo ignobile.... Non ci sono riuscito, e _tutto_ fatalmente accadrà!
_Nora_
Non accadrà, Ziegler. Non deve accadere.
_Ziegler_
Accadrà. _Egli_ ne è sicuro.... Accadrà, ma io non sarò ne complice, nè spettatore.... Non ci resiste --
_Lucio_
_(ritornando)_ Fra le mie carte non c'è. Io ricordo perfettamente che te lo portasti via....
_Ziegler_
Allora, sarà così. _(Lunga pausa.)_ Dunque, Lucio, noi ci separiamo. Ci separiamo forse per un paio d'anni,... forse per dieci anni... chi sa!... forse... per sempre! Dipenderà da molte circostanze.... Tu, tieniti su.... Hai capito?... Tieniti su! E, ti raccomando, cura la tua salute.... Questo è l'essenziale.... _(Trattenendo le lagrime, lo abbraccia assai forte e lo bacia.)_
_Lucio_
Ziegler!... _(Con gli occhi rossi anche lui, penosamente)_ Te ne vai davvero?...
_Ziegler_
A voi, Nora, nessuna raccomandazione. Ma salutiamoci bene. Qua la vostra mano....
_Nora_ _e_ _Ziegler_
_(si stringono lungamente la mano.)_
_Nora_
_(ha un brivido per tutto il corpo.)_
_Ziegler_
Di voi due sono stato... e continuerò ad essere amico.... Senonchè... da lontano _(la voce gli si rompe in gola)_... da lontano non potrò più far nulla per voi due.... _(Piangendo)_ Nulla!
_Lucio_
Ziegler!...
_Ziegler_
_(con uno sforzo)_ Addio!... Addio! _(Ed esce.)_
_Lucio_ _e_ _Nora_
_(restano sinistramente commossi, in silenzio.)_
_Lucio_
_(come invaso da un timor panico, quasi tremando)_ Nora!...
_Nora_
Lucio!
_Lucio_
_(lentamente)_ È un triste fatto questa partenza....
_Nora_
_(con la faccia bianca, con lo sguardo fisso a terra, scrolla il capo.)_
(_Sipario._)
ATTO TERZO.
_Una grande stanza rustica e pittoresca. Un ambiente assai pulito. In fondo, verso destra, un'ampia porta a due battenti. Una parete s'inoltra di sbieco dal fondo, formando un angolo ottuso con un'altra parete più avanzata, nella quale s'apre un finestrone arcuato. Alla parete che s'inoltra di sbieco è addossata una scaletta comoda, per la quale si accede a un breve corridoio scoperto che sormonta l'arco del finestrone, e questo breve corridoio confina a sinistra con l'uscio del quartierino di Don Paolo. Giù, due porte a destra e due a sinistra, la seconda delle quali è quella della stanza di Rosa e càpita proprio sotto l'uscio di Don Paolo. Tavole, stipi, scansìe di noce, seggiole impagliate. Su qualcuna delle tavole, scodelle, tazze, coltelli, cucchiai, forchette, una caffettiera, delle frutta, dei pani, un vecchio lume di ottone. Qua e là alle pareti, immagini della Madonna e di qualche santo._
_È sera. Il lume è acceso. Entra un bel chiaro di luna attraverso le invetriate della finestra._
SCENA I.
ROSA _e_ GIUSTINO.
_Rosa_
_(rassetta e ripone negli stipi biancheria e altra roba, mostrandosi indispettita.)_
_Giustino_
_(ha un garofano in petto ed è seduto sull'angolo d'una tavola, zufolando e facendo dondolare lo gambe.)_
_Rosa_
_(a un tratto)_ Vuoi?
_Giustino_
_(stizzoso)_ No.
_Rosa_
Crepa.
_Giustino_
_(continua a zufolare, poi s'interrompe:)_ E sai perchè non voglio dartelo? Perchè quando mi pigli per un traditore io faccio tanta bile in corpo che vorrei crepare davvero.
_Rosa_
Buono per te.
_Giustino_
E per te, no? Ti mariteresti con un altro.
_Rosa_
Con chi?
_Giustino_
Non avresti che a scegliere. Don Paolo ti fa la dote.
_Rosa_
E tu per la dote mi sposi?
_Giustino_
Io ti sposo perchè mi piaci.
_Rosa_
Quand'è così, dammi quel garofano.
_Giustino_
Te lo do se mi giuri che non sospetti più.
_Rosa_
Lo portava oggi nei capelli Teresina.
_Giustino_
Come lo sai?
_Rosa_
Ho visto.
_Giustino_
Che hai visto?
_Rosa_
Le ho visto il garofano proprio qui. _(Indica con precisione dove le ha visto il fiore.)_
_Giustino_
E c'è un sol garofano in tutto il paese?
_Rosa_
Non lo so. Dammelo.
_Giustino_
E sospetti?
_Rosa_
Si, che sospetto.
_Giustino_
E allora, niente!
_Rosa_
Se non me lo dai con le buone, me lo prendo a forza.
_Giustino_
A forza?... Vediamo se ne sei capace!
_(Rosa gli corre addosso. Giustino fugge di qua e di là. Rosa lo insegue. Casca una sedia. Giustino inciampa. Rosa ne approfitta.)_
_Rosa_
_(afferrando il fiore)_ Ah! Ci sono!
_Giustino_
Ma ci sono anche io. _(La stringe nella vita.)_
_Rosa_
_(ride sgangheratamente.)_
_Giustino_
_(baciandola e ribaciandola)_ Tè, tè!... Questo per castigo.
SCENA II.
ROSA, GIUSTINO _e_ DON PAOLO.
_Don Paolo_
_(uscendo dal suo quartierino, con un breviario in mano, proprio mentre Giustino sta baciando Rosa, si ferma sull'alto del corridoio e, affacciato alla balaustra, sgrida:)_ Al solito! Al solito! Ci siamo al baciucchiamento! Ci siamo! Eccoli lì.... _(Imita il rumore dei baci.)_
_Giustino_ _e_ _Rosa_
_(si staccano, arrossendo.)_
_Don Paolo_
È una vera sconvenienza! Senza dire poi che è anche una grulleria! Che bisogno c'è, santa pazienza!, che bisogno c'è di stare a baciucchiarsi ora, se dovete sposarvi apposta per questo? _(Scende la scaletta.)_ Hanno fretta, hanno!... Sconvenienti e grulli! Sì, sì, lo ripeto: sconvenienti e grulli!
_Giustino_
_(confuso)_ Avete detto sempre che....
_Don Paolo_
Che cosa ho sempre detto, io?...
_Giustino_
Che... che la minestra per averla buona a tavola si ha da saggiarla in cucina.
_Don Paolo_
Ma se te la mangi tutta in cucina, briccone, a tavola ci vai senza minestra e senza appetito! Hai capito? _(Se li avvicina tutti e due, e, in mezzo ad essi, assume un'aria di mistero.)_ La notte scorsa, mi sono accorto di tutto.
_Giustino_ _e_ _Rosa_
_(pudibondi)_ Don Paolo...
_Don Paolo_
Ma io domando a voi: è una cosa decente quella che fate, o è una...? _(Mettendosi la mano sulla bocca)_ Uhm!... me ne fareste dire delle grosse. E, intanto, adesso avremo gente in casa, e, se voialtri continuerete così, sarà uno scandalo. Che si penserà di me? Bel tutore!... E che prete modello!... _(Pausa. Vedendoli mortificati)_ Be'.... Non importa: quello ch'è fatto è fatto... Ma per evitare le tentazioni, la notte chiuderò bene a chiave la porta d'ingresso. E per l'avvenire staremo tutti quanti più attenti. Giustino, vuoi dare il buon esempio?
_Giustino_
Sì.
_Don Paolo_
Saluta da quel bravo galantuomo che sei e piglia la via di casa. È ancora probabile che i miei ospiti arrivino stasera, e non voglio che a quest'ora ti si trovi qui. Per mio nipote non me ne preoccuperei, ma c'è qualche amico suo e c'è... quell'altra parente... con cui ho poca dimestichezza. Ho udito già da un pezzo il fischio del treno, e a venire dalla stazione non s'impiegano più di dieci minuti. Va, figliolo mio: sii ragionevole. Va a dormire.
_Giustino_
Obbedisco.
_(Giustino gli bacia la mano. Si avvia. Poi indugia, guardando Rosa che a sua volta lo guarda. S'interrogano così, senza parlare, e sono sulle spine.)_
_Don Paolo_
_(li contempla e conclude quasi tra sè:)_ Ho capito. _(Ride)_ Ah, ah, ah! _(Indi a Rosa, con intenzione furbesca:)_ Rosa, è tutto pronto nelle camere? Biancheria, acqua, candele?
_Rosa_
Se volete darci un'occhiata voi stesso.... I vostri occhi vedono meglio dei miei.
_Don Paolo_
E chi ne dubita? Vado e torno sùbito. _(A Giustino:)_ E qui non ti ci voglio ritrovare. Mi spiego? Si saluta, e si va a casa a dormire.... Siamo d'accordo?
_Giustino_
_(col capo fa cenno di sì.)_
_Don Paolo_
E che il Signore t'accompagni. _(Esce per la prima porta a destra.)_
_Rosa_ _e_ _Giustino_
_(parlano frettolosamente sottovoce.)_
_Rosa_
Stanotte, come facciamo?
_Giustino_
Come al solito.
_Rosa_
Non potrai entrare.
_Giustino_
Perchè?
_Rosa_
Don Paolo chiude a chiave.
_Giustino_
Meglio! Resto qui addirittura.
_Rosa_
Dove?
_Giustino_
Mi nascondo nella tua stanza.
_Rosa_
E poi?
_Giustino_
E poi me la svigno per la tua finestra. Due uomini di altezza.
_Rosa_
Ma tu sei un uomo solo.
_Giustino_
Che fa? Di sotto ci sono anche gli alberi.
_Rosa_
E se da quella parte incontri il cane?
_Giustino_
Il cane mi conosce e non dice niente.
_Rosa_
Aspetta. _(Prende di su una tavola del pane, ne rompe un pezzo e glielo porge.)_ To', prendi.
_Giustino_
_(prendendolo)_ Che è?
_Rosa_
È pane. Glielo dai a mangiare e abbaierà sottovoce.
_Giustino_
Vedremo.
_Rosa_
Presto, nasconditi. E non far rumore. _(Lo spinge verso la propria camera, che è la seconda a sinistra.)_
_Giustino_
_(dandole un bacio in faccia)_ Questo è senza rumore. E tu, sbrigati. Hai capito? _(Esce.)_
_Rosa_
_(chiude subito la porta, e, accorgendosi che Don Paolo ritorna, va alla finestra, fingendo di salutare con amore)_ Buona notte, Giustino! Buona notte, Giustino mio bello! Pensa a me. Buona notte!
_Don Paolo_
Non tante smancerie dalla finestra.
_Rosa_
Salutavo.
_Don Paolo_
Era dispiacente d'andarsene?
_Rosa_
Eh!...
_Don Paolo_
Se non vi avessi lasciati ancora un momento soli, poveretto, non si sarebbe deciso ad andar via. Il... _(ammiccando)_ bacino della staffa, non è vero?
_Rosa_
Già.
_Don Paolo_