Il trionfo: Dramma in quattro atti

Part 2

Chapter 23,403 wordsPublic domain

_(intenta, si accosta ancora un poco e, a piè del letto, resta fissa, dinanzi a lui, suggendone ogni parola.)_

_(Il biancore del suo abito, il cui strascico si distende, e quello del letto compongono, nell'ombra, tutta una vaga forma bianca.)_

_Lucio_

... Così... Così... come state ora: secura, diritta, solenne, grande, eppure umile.... Assai umile... assai umile....

_Nora_

_(assorta)_ Lucio....

_Lucio_

_(spalancando gli occhi che diventano d'una luminosità soave)_ E così, con questa voce, con una voce che è soltanto vostra, mi dicevate: Lucio... Lucio....

_(Muti, immobili, si guardano. -- Il silenzio incombe.)_

(_Sipario._)

ATTO SECONDO.

_La medesima stanza. Ma l'ambiente è divenuto quasi gaio. Non c'è più il letto. Dove erano le fiale e i medicinali, si vedono, ora, piatti, bottiglie di vino, un fornello con su una caffettiera, una zuccheriera e parecchie tazze. Nel mezzo della stanza, una mensa. Son le prime ore del pomeriggio._

SCENA I.

LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI _e_ ZIEGLER.

_(Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera. Si beve. -- Il fornello del caffè è acceso.)_

_Nora_

_(sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.)_ Un'altra fettina di mela, Don Paolo?

_Don Paolo_

_(condiscendente)_ Un'altra fettina di mela. _(La prende e la mangia.)_

_Ziegler_

Ancora?!

_Don Paolo_

Lasciate fare! _(Ride)_ Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi dell'innocuità.

_Giovanni_

Se c'è l'innocuità, non ci sono i vantaggi.

_Don Paolo_

Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, _(ridendo)_ ah ah ah!, è un altro paio di maniche.

_Ziegler_

Voi le avete larghe le maniche....

_Don Paolo_

E me ne tengo! Sono misericordioso, io.

_Giovanni_

La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore Iddio se ne sia fatto un manto assai largo.

_Ziegler_

Che ne pensate voi, Don Paolo?

_Don Paolo_

Io penso... _(beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino)_ penso che con queste cose è meglio di non scherzare.

_Nora_

_(a Giovanni e a Ziegler:)_ Se voialtri non la finite con le vostre eresie!...

_Giovanni_

Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon credente.

_Nora_

Sì, quando vi accomoda.

_Don Paolo_

_(per scansare quei discorsi)_ Un sigaro chi me lo dà?

_Ziegler_

Io.

_Giovanni_

Io.

_Don Paolo_

Vediamo. _(Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.)_ Scelgo questo e fumo quest'altro. _(Ridendo, se ne mette uno in tasca e uno in bocca)_ Ah ah ah!

_(Tutti si alzano, eccetto Lucio.)_

_Don Paolo_

_(col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate)_ Santa pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po' troppo!

_Nora_

Ed ora vi do una tazza del mio caffè.

_Don Paolo_

Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri.

_Ziegler_

_(cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi)_ State tranquillo: terrò io d'occhio l'orologio.

_Ziegler, Giovanni, Don Paolo_

_(accendono i loro sigari.)_

_Nora_

_(smorzando la fiamma del fornello)_ Lo brustolai io stessa, ieri sera....

_Don Paolo_

Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico giungeva fin qui.

_Nora_

Moca e Portorico.... Sentirete.

_Lucio_

_(tuttora seduto, è assorto, co' pugni uniti sulla tavola e il mento sui pugni.)_

_Don Paolo_

_(lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si scacciano le mosche)_ Ohè!...

_Lucio_

_(sussultando)_ Scusate, zio...

_Don Paolo_

Ma che hai? Che hai?

_Lucio_

Ecco:... riflettevo che....

_Nora_

_(interrompendo di proposito)_ Don Paolo, dolce o amaro?

_Don Paolo_

Come il vostro cuore vi detta.

_Ziegler_

Allora dolcissimo.

_Nora_

_(offrendo la tazza ricolma a Don Paolo)_ A voi.

_Don Paolo_

_(saggiando subito col cucchiaino)_ Perfetto!

_Lucio_

Me la date anche a me una tazza di caffè?

_Nora_

_(mescendolo agli altri)_ È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!...

_Lucio_

Un sorso, almeno. Mi solleverà.

_Nora_

Un sorso, ve lo cedo io. _(Gli porge la propria tazza.)_

_Lucio_

_(se l'avvicina alle labbra, delicatamente.)_

_Ziegler_

_(pianissimo, confabulando con Don Paolo.)_ Insistete nella proposta di stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice che ciò è indispensabile....

_Don Paolo_

E dice bene.

_Ziegler_

Lucio, credetemi, non è completamente guarito.

_Don Paolo_

_(sospirando)_ Lo so. Lo vedo.

_(Restano pensosi, sorseggiando l'uno di fronte all'altro.)_

_Nora_

_(a Lucio, che beve troppo caffè:)_ Ma così compromettete il solito sonnellino del dopo pranzo.

_Lucio_

Non importa.

_Nora_

_(con severità gentile)_ Basta, ora! _(E riprende la tazza.)_

_Lucio_

Che avara!

_Giovanni_

E giacchè siete così avara... io vi chiedo un'altra mezza tazza del vostro caffè.

_Nora_

Intemperante! _(Tentennando il capo, lo accontenta.)_

_Giovanni_

Avara! Avara!

_Don Paolo_

_(chiama a sè Ziegler con gli occhi e gli dice qualcosa all'orecchio.)_

_Ziegler_

Eh! Senza di lei, egli si ammalerebbe peggio.

_Don Paolo_

E dunque?

_Ziegler_

Con un pretesto qualsiasi, fate venire anche lei. Tanto, voi siete un prete di spirito....

_Don Paolo_

Ma quella è una donna di carne!

_Ziegler_

Per Lucio non è che di aria.

_Don Paolo_

E buon pro gli faccia! _(Avendo finito di bere il caffè, sta per riporre la tazza.)_

_Nora_

_(cerimoniosamente, gliela toglie di mano e la posa.)_ Contro chi congiurate voi due?

_Don Paolo_

Contro chi? Posso dirlo? Posso dirlo? _(Con uno slancio di franchezza)_ Contro il vostro amico Lucio... e anche un po' contro di voi.

_Lucio_

Oh! Oh! Sentiamo.

_Don Paolo_

_(dopo breve esitazione)_ Be'!... Bisogna decisamente accettare il mio invito. In campagna, caro nipote, in campagna!

_Lucio_

_(di scatto)_ No, zio, ve l'ho già detto: in campagna con voi, non ci vengo!

_(Un silenzio. Tutti sono imbarazzati. Nora arrossisce. Lucio tenta invano di dissimulare il suo turbamento. Ziegler fa segno a Don Paolo di non preoccuparsene e di andare avanti.)_

_Don Paolo_

_(risoluto)_ Sentite, ragazzi miei. Io ho il vago sospetto che, oramai, la città sia diventata l'anticamera del manicomio.

_Lucio_

_(ha un involontario movimento di pena.)_

_Ziegler_

_(vorrebbe avvertire Don Paolo di mutar tono.)_

_Don Paolo_

_(non intende e continua)_ Ah! In città ci ho vissuto anche io e ci ho fatta la mia educazione.... E che educazione! Ma erano altri tempi, e, quando mi ritirai in villaggio, portai con me tale una provvista di saviezza da seminarne largamente le mie campagne affinchè germogliasse nel buon concime del cretinismo campagnuolo. Ahimè! Mi accorgo che il cervello cittadino è deperito. La civiltà è una sua eterna debitrice, perchè non rende tutto ciò che esso le dà. Certo, da quel pastore alla buona che sono... _(guarda tutti e continua un po' comicamente)_... o, se vi piace meglio, da quel pretaccio esperto che sono..., parecchie stranezze ho creduto possibili sotto la cappa del cielo, ma quella che m'è capitato di vedere venendo a fare una visita a mio nipote dopo tanti anni, no, non l'ho creduta e non avrei potuto crederla possibile mai! _(Pausa. -- Con le dita si allarga il colletto che gli dà fastidio.)_ È inutile, veh!, che mi facciate quei visi lunghi... Voglio parlare, io, e parlare franco... E voglio dire tutto quello che penso... N'avrei il diritto, anzi il dovere, santa pazienza!, pure se quel vinetto, di cui m'avete fatto bere più del necessario, non mi sciogliesse ora lo scilinguagnolo. Oh bella!... Credevo d'avere per nipote un medico e trovo invece un capitale nemico della medicina. E sin qui, _transeat_: non è di questo che mi affliggo. Credevo di avere per nipote un giovanotto vivace, allegro, che magari corresse la cavallina, come, purtroppo, alla sua età faceva la buon'anima di suo padre, e invece trovo un ipocondriaco misterioso, un asceta andato a male, un malinconico contemplatore di non so che cosa. Credevo di avere per nipote un uomo abituato e indurito a tutte le tempeste di questa vitaccia, e non trovo che un naufrago avviticchiato a uno scoglio; il quale scoglio non si chiama con nessuno dei nomi che, più o meno, affidano. Esso non è nè il matrimonio, nè il celibato; non è nè la catena coniugale, nè la libertà individuale; non è nè la virtù, nè il vizio; non è nè l'amore legittimo, nè quello illegittimo. E sapete che cosa è?... È semplicemente una anomalia!

_Ziegler_

_(tirandogli di nascosto la sottana)_ Don Paolo!

_Don Paolo_

Sì, sì, una anomalia: lo ripeto e lo sostengo. Ammettiamo perfino un'amicizia fraterna, a base di gratitudine o di qualcosa di simile, fra un uomo a ventotto anni e una donna a ventiquattro. Uno scetticone sorriderebbe d'incredulità, e io no, non sorrido, perchè non sono scettico e mi piace ancora di credere nella bontà umana. Ma quando questo uomo e questa donna non vogliono o non possono più districarsi l'uno dall'altra, quando essi s'innestano, si cuciono fra loro a fil doppio per respirare la stessa aria, per dire le stesse parole, per vivere la stessa vita, ah! santa pazienza!, quest'amicizia fraterna, se non è una finzione, è una cosa sciocca, effimera e mostruosa!

_Ziegler_

_(gli tira di nuovo la sottana.)_

_Don Paolo_

Che bisogno c'è di pizzicarmi ogni tanto la sottana?... Credete che io non intenda il suono delle mie parole?... Vi porto un po' del mio ossigeno. Se non vi entra nei polmoni, di chi è la colpa? Del resto, quello che ho detto, ho detto. Non ci pensiamo più.... Io desidero soltanto -- e questo soltanto volevo assodare -- che Lucio venga a star qualche tempo con me, lì, in campagna, dove la natura si sviluppa sinceramente in tutta la sua semplicità, dove anche il semplice spettacolo della vegetazione rigogliosa risolve i problemi più complicati e più astrusi e concilia l'umanità un po' con Dio e un po' con sè stessa. Ci siamo intesi?

_(Un silenzio. -- Tutti guardano a terra.)_

_Don Paolo_

_(dimena il capo, dicendo quasi fra sè:)_ Pare di no! _(Sbuffa e si gratta il mento. -- Mentre parlava, il sigaro gli si è smorzato fra le dita. E ora se lo ficca in bocca come per fumare e con le labbra lo tormenta.)_

_Ziegler_

_(cavando di tasca la scatola di fiammiferi)_ Volete accendere, Don Paolo?

_Don Paolo_

_(scattando)_ Ma che accendere! I vostri sigari non tirano! Via! Via anche il sigaro! _(Lo getta a terra con violenza. -- Poi, paziente)_ Signorina Nora, voi mi sembrate una brava ragazza... e le parole che mi sono uscite di bocca..., ammesso che non fossero tutte piacevoli..., voi le avete già dimenticate. Siete persuasa d'essere quasi una sorella d'adozione di Lucio? Ed io precisamente alla sorella di lui mi rivolgo. Esortatelo voi a raggiungermi in campagna... e, giacchè... in casa mia non debbo render conto a nessuno..., voi, che siete una donnina emancipata, voi sua amica, sua sorella, se vi degnate d'accettare il mio invito, verrete a tenergli compagnia... proprio come fate qui, e così, in un'opera saggia, vi unirete a me, che diventerò, naturalmente, un vostro zio... nei modo che meglio piacerà alla Provvidenza. Quanto all'occhio del mondo, non ve ne date pena. Dirò... dirò... che siete proprio una parente. E poi, lassù, in villaggio, tutto il mio mondo è composto di quattro persone: il solito farmacista, il medico condotto, la mia pupilla e il suo fidanzato; e questo mondo, capirete,... ha l'occhio che voglio io. _(Ride)_ Ah ah ah ah ah! Ecco qua, torno a ridere, finalmente. Si dice che io rida troppo spesso.... Eppure, lo vedete, quando mi accade di parlare senza ridere, arreco fastidio alle orecchie e do ai nervi come... come un trombone che voglia farla da flautino. Viva il buon umore, dunque, viva l'allegria!

_(Tutti sono evidentemente preoccupati, e, come dianzi, guardano a terra, tacendo.)_

_Don Paolo_

Viva l'alle...gria!... Eh!... difatti... non si potrebbe immaginare un'allegria più allegra di questa! _(Sbuffa.)_

_(Ancora un silenzio.)_

_Ziegler_

_(consulta il suo orologio, ed è felice di trovare un pretesto per risolvere la quistione)_ Don Paolo, se non volete perdere il treno, è ora.

_Don Paolo_

Oh, tanto meglio! La mia roba dov'è?... Dov'è?

_Nora, Giovanni_ _e_ _Ziegler_

_(si affrettano a dargli chi il cappello, chi il mantello, chi la sacca da viaggio.)_

_Giovanni_

Ecco.

_Nora_

Ecco.

_Ziegler_

Ecco.

_Giovanni_

Vi accompagneremo tutti alla stazione!

_Don Paolo_

_(irritato)_ Grazie tante! Non voglio accompagnamenti! _(Si mette mantello e cappello.)_

_Ziegler_

E noi vogliamo accompagnarvi.

_Don Paolo_

E io ve lo proibisco.

_Ziegler_

Ma perchè?

_Don Paolo_

Si accompagnano i morti, non i vivi. Addio!... Addio!... _(Con fretta esagerata, fa per andare.)_

_Lucio_

_(chiamandolo:)_ Zio Paolo....

_Don Paolo_

_(fermandosi)_ Eh?

_Lucio_

Ebbene..., sì:... ci verrò in campagna con voi. Avete ragione... Ne avrò giovamento... Credo che anche la... signorina Nora accetti il vostro invito...

_Nora_

_(titubante)_... Senza dubbio.

_Don Paolo_

_(ritornando)_ Oh, che il Signore sia lodato! È uscito il sole! È uscito il sole!

_Lucio_

_(animandosi)_ Domani, col penultimo treno, vi piomberemo addosso.

_Don Paolo_

Bravi! _(A Giovanni e a Ziegler)_ E questi birboni?... Venite, venite anche voialtri... Il signor Giovanni porterà i suoi pennelli, il signor Ziegler porterà il suo violino.... E dipingeremo, suoneremo, balleremo.... _(Ridendo)_ Ah ah ah! Ci ho posto per tutti, che credete?

_Ziegler_

_(con istantanea malinconia)_ Grazie, Don Paolo, ma io non posso....

_Don Paolo_

_(a Giovanni:)_ E, voi,... Don Giovanni?

_Giovanni_

Io... per lo meno verrò sin là a consegnarveli tutti e due sani e salvi.

_Don Paolo_

E ogni promessa è un debito.

_Ziegler_

Presto, presto. Don Paolo!... Il treno non vi aspetta mica.

_Don Paolo_

_(festosamente)_ A domani, dunque.

_Lucio_

A domani, zio.

_Nora_

A domani.

_Giovanni_

A domani.

_Ziegler_

Buon viaggio!

_Don Paolo_

Buona permanenza! _(S'avvia per uscire.)_

_(Tutti lo seguono vociferando rumorosamente.)_

_Ziegler_

_(ostentando una celia)_ Io poi da voi, un giorno o l'altro, ci verrò, ma di nascosto.

_Don Paolo_

_(uscendo)_ Insieme col violino, beninteso....

_Ziegler_

Sì, per portare una serenata alla vostra pupilla.

_Don Paolo_

_(la cui voce s'allontana)_ Quella lì non è pane pei denti vostri. _(Ride)_ Ah ah ah ah!

_(Continuano i saluti, che si confondono con la risata di Don Paolo:)_

-- Arrivederci.

-- Arrivederci.

-- A domani.

-- Buon viaggio! Buon viaggio!

SCENA II.

LUCIO, GIOVANNI, ZIEGLER _e_ NORA.

_(rientrano, chiacchierando.)_

_Ziegler_

Ecco un uomo che ha parecchie dita di cervello.

_Nora_

È buono. _(Si accinge a sparecchiare la tavola.)_

_Ziegler_

Intelligente, soprattutto.

_Lucio_

Nora!... Che fate? Più tardi verrà la serva.

_Nora_

Non è piacevole veder la tavola in disordine, dopo pranzo. _(Continua a sparecchiare con l'aria di una persona di casa.)_

_Ziegler_

Allora, vi aiuto io.

_Nora_

Bene! Aiutatemi.

_Ziegler_

_(si affaccenda anche lui, sparecchiando.)_

_Giovanni_

_(prendendo un libro che trova chiuso in un angolo della stanza, lo mostra a Lucio)_ Se non vuoi leggerlo tu, passalo a Nora.

_Lucio_

Ma sì: sto leggendolo.

_Giovanni_

Ah?

_Lucio_

Nè nuovo, nè interessante. Spencer rifritto. D'altronde!...

_Giovanni_

«Spencer rifritto», s'intende. Senonchè, devi notare....

_Nora_

_(interrompendo con vivacità)_ Non deve notar niente....

_Ziegler_

_(seguitando con la stessa intonazione di lei)_ Perchè, dopo pranzo, la roba rifritta... Non so se mi spiego!

_Nora_

_(piegando la tovaglia, ne tiene due punte nelle mani con le braccia tese, e ha il mento abbassata sul lembo superiore, giusto nel mezzo.)_

_Giovanni_

_(a un tratto, fissandola)_ Ferma, ferma così, Nora!

_Nora_

Cos'è?

_Giovanni_

Ferma così, ve ne prego. _(Cava di tasca un album.)_

_Nora_

Ma che vi piglia?

_Giovanni_

È una posa originalissima! Ve ne faccio lo schizzo. Aspettate. _(Comincia a disegnare.)_

_Nora_

_(immobile)_ Io mi stancherò.

_Giovanni_

_(disegnando)_ Immaginatevi di stare dinanzi a uno specchio e non vi stancherete.

_Nora_

Questo non lo potete dire, perchè in casa mia ho abolito gli specchi.

_Lucio_

_(con soddisfazione)_ Brava!

_Giovanni_

Avete fatto malissimo!

_Ziegler_

_(mirando Nora e imitando col pollice della destra un gesto da pittore)_ Sì, sì: è un quadretto.

_Nora_

Con questa tovaglia in mano?

_Giovanni_

Tovaglia?... Quella potrebbe essere... un velo, una stoffa antica, non so,... una specie di breve siparietto simbolico... A me preme _la linea_ che voi mi date.

_Ziegler_

Via, ti dà pochino!

_Giovanni_

_(tuttora disegnando)_ Meravigliosa.

_Lucio_

Nientemeno?

_Nora_

_(impaziente)_ Ah!...

_Lucio_

_(vede il disegno di Giovanni e malinconicamente esclama:)_ Come t'invidio!

_Giovanni_

Vorresti saper mettere questi pochi segni sulla carta?

_Lucio_

No, non mi basterebbe. Anche, vorrei sentirne la compiacenza che ti leggo negli occhi. Sai precisamente che cosa t'invidio? T'invidio questo culto della forma che io non ho e che non voglio avere.

_Giovanni_

Se non vuoi averlo, perchè me lo invidii?

_Nora_

Non ne posso più, Giovanni!

_Giovanni_

Un momentino ancora.

_Lucio_

_(a Giovanni:)_ Non mi capisci, non mi capisci. Io non voglio averlo, e intendo perfettamente che mi privo d'un diletto.

_Giovanni_

_(sincero, con entusiasmo)_ D'un grande diletto!

_Lucio_

Eppure, è così. Se su quella carta tu componessi le sembianze d'una qualunque altra donna, invece che le sembianze di Nora, per me sarebbe lo stesso.

_Nora_

È fatto, sì o no?

_Giovanni_

Non è fatto, _(sorridendo)_ perchè io non sono mica un pittore da _cafè-concert_, di quelli che improvvisano in cinque minuti il ritratto capovolto di Garibaldi o di Bismark. Ho preso qualche appunto....

_Nora_

_(gettando via la tovaglia e andando verso Giovanni)_ Vedere.

_(Tutti guardano lo schizzo.)_

_Ziegler_

Ci è! Ci è!

_Nora_

Ci sono?

_Ziegler_

Oh, altro!

_Giovanni_

_(chiudendo l'album)_ Ma che! Non ci siete niente affatto.

_Lucio_

E dunque?!

_Giovanni_

Dunque, fiasco. E sfido io! Con la sua impazienza!...

_Lucio_

No, non mi capisci. Intendo dire che a cento piccole circostanze accidentali è connesso ciò che un pittore chiama _linea_ o _colore_ e che io chiamo... parvenza: ciò che, insomma, colpisce più o meno i nostri sensi. Tutto quello che riproduce questa parvenza è problematico, è sfuggente, è fittizio, è incerto... come la parvenza stessa.

_Ziegler_

_(dà un'occhiata significativa a Giovanni e a Nora.)_

_Giovanni_

_(a Lucio, per non contraddirlo:)_ Sì, sì.

_Nora_

_(celiando a malincuore per cambiar discorso)_ Vi prometto, Giovanni, che un'altra volta, sparecchiando una tavola, vi ispirerò un capolavoro.

_Lucio_

_(guardandoli)_ E già! Io ho detto una scioccheria, come di solito.

_Giovanni_

Tutt'altro!

_Ziegler_

Si fa una partita a scopone? Siamo in numero....

_Lucio_

Ah! Voi credete che io non mi accorga che mi trattate come un pazzo o come uno scimunito?

_Ziegler_

Che ti salta in mente adesso?

_Lucio_

Anche zio Paolo crede che io non abbia la testa a posto.

_Giovanni_

Scherzava.

_Lucio_

_(animandosi)_ Scherzava? E voialtri?

_Ziegler_

Ma noi! Noi!... Noi -- giacchè lo vuoi sapere -- non facciamo che evitare le conversazioni troppo astruse che da qualche tempo ti seducono e che tutti coloro i quali ti vogliono bene credono... molto inopportune! Mio Dio! Perchè dobbiamo romperci il capo con tanti discernimenti paradossali e stiracchiati? Quanto a me, non stiracchio che le corde del mio violino, ed è perciò che esse si spezzano così spesso. Che, del resto, la vita me la piglio com'è -- benchè non sia sempre di mio gusto, te io assicuro io -- e desidererei che anche tu, che diamine!, non ti prendessi la briga di capovolgere l'umanità e di trasformare il mondo. Ascolta il consiglio mio: facciamo una partita a scopone, che è più semplice.

_Nora_

Facciamola! Facciamola!

_Lucio_

Capovolgere l'umanità? Trasformare il mondo? Io non voglio capovolgere nulla. Non voglio trasformare nulla! _(Accalorandosi)_ Ho le mie idee, ho le mie convinzioni e non ci rinunzio. E quando vedo che appunto per una mia idea manifestata alla buona, senza nessuna pretesa, incidentalmente, voialtri vi turbate, v'impensierite come se io avessi detto chi sa che cosa orribilmente strana, _(tutto vibrante nella persona e nella voce)_ e mi spezzate la parola in bocca e m'impedite di parlare con pretesti puerili, io mi cruccio, io mi addoloro, io mi irrito, perchè mi pare che vogliate strapparmi il pensiero dal cervello, come se per strappare questo pensiero bastasse sopprimere la parola; e mi pare che vogliate esercitare su me un falso diritto, sì, un diritto che non avete e non potete avere. Io vivo _dentro di me_ una vita che non ha niente di comune con tutto quello che attrae gli altri, una vita che non subisce influenze esteriori e non subisce la volontà altrui! Non mi importunate, dunque, non mi opprimete.... Lasciatemi vivere a modo mio... Lasciatemi tranquillo... _(Emozionato, affaticato, cade a sedere ansimando)_ Lasciatemi tranquillo.

_Ziegler_

_(umile, affettuoso)_ Ma, abbi pazienza, Lucio, a che proposito tutta questa sovraeccitazione?

_Giovanni_

_(con lo stesso tono)_ Difatti... chi è che crede di avere dei diritti sull'animo tuo?

_Nora_

Nessuno! Nessuno!

_Lucio_

_(pentito, stringendosi la testa fra le mani)_ Ho torto. Perdonatemi. Io mi eccito per un nonnulla.... E, con voi, proprio non dovrei. Siete così buoni. Mi perdonate, Nora?

_Nora_

Di che?

_Lucio_

... Sì.... Sono un po' eccitabile... un po' nervoso... I primi giorni di primavera mi fanno questo effetto.... E ora poi... ecco... mi pare di aver sonno.... Vedete, Nora, che avete calunniato il vostro caffè. Stanotte, già, ho dormito male.... Riposerò un poco... Mi permettete? _(S'avvia verso la porta a sinistra.)_

_Ziegler_

Ti pare!

_Giovanni_

È bene che tu riposi.

_Lucio_

Se ve ne andate tutti, consegnate la chiave giù al portinaio, per la serva.

_Nora_

Ma no, io resterò ancora. A casa non ho nulla da fare.

_Lucio_

Allora, arrivederci presto. Mi basterà di riposare una diecina di minuti.

_Nora_

_(esortandolo)_ Un po' di più.

_Lucio_

Lo sapete... non mi piace di dormire, perchè io diffido del sonno. _(Esce ripetendo quasi fra sè:)_ No... non mi piace di dormire... non mi piace....

SCENA III.

GIOVANNI, ZIEGLER e NORA.

_Ziegler_

_(prende il cappello e la custodia del violino e dice a Giovanni, sottolineando le parole:)_ Andiamo, eh?

_Nora_

Sì, andatevene anche voi, Giovanni.

_Giovanni_

Grazie della premura!

_Nora_

Credevo....

_Giovanni_

Di farmi piacere?

_Nora_

Che so!...

_Giovanni_

Mi scacciate?

_Ziegler_

Vieni via! Che stai a fare lì?

_Giovanni_

Noioso!

_Ziegler_

Va bene: «noioso». _(Pausa)_ Addio, Nora.

_Nora_

Ci si vedrà, domani?

_Ziegler_

Ma ci andate davvero da don Paolo?

_Nora_

_(preoccupata)_ Se le mie allieve me lo permetteranno. E voi?

_Ziegler_

Io l'ho detto che non posso.... E invece chi sa ch'io non vada più lontano....

_Nora_

Dove?

_Ziegler_

Lassù: a Colonia..., dal mio vecchio nonno che ho appena conosciuto e che sempre mi scrive di volermi vedere prima di morire.

_Nora_

Che novità è questa?

_Ziegler_

La morte non è una novità. Basta: domani verrò a salutarvi o qui o alla stazione. _(Si avvicina a Giovanni, e, battendogli la mano sulla spalla, gli dice quasi sul serio:)_ Con te, poi, faremo i conti!

_Giovanni_

_(con vivace risentimento)_ Noioso! Noioso!

_Ziegler_

_(con vivace e sincera acredine)_ Io, noioso. Ma tu... qualche cosa di peggio!

_Giovanni_

_(infastidito)_ Ziegler!

_Ziegler_

_(padroneggiandosi)_ Niente, niente.... Scherzavo.... Di nuovo, Nora, arrivederci.

_Nora_

Veniteci a salutare, vi raccomando.

_Ziegler_

Sì, sì, non dubitate. _(Esce.)_

SCENA IV.

NORA _e_ GIOVANNI.

_Giovanni_