Il trionfo: Dramma in quattro atti
Part 1
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ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME SECONDO
MASCHERE -- INFEDELE -- *IL TRIONFO*
3ª EDIZIONE RIVEDUTA.
REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA-BOLOGNA-TORINO
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.
PROPRIETÀ LETTERARIA
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)_.
Off. Tip. Sandron -- 12 -- I -- 080817.
IL TRIONFO
_Dramma in quattro atti._
Questo dramma fu rappresentato per la prima volta in Italia, al teatro _Alfieri_ di Torino, la sera del _10 gennaio 1895_, dalla compagnia drammatica _Zacconi-Pilotto_.
INDICE
ATTO PRIMO. ATTO SECONDO. ATTO TERZO. ATTO QUARTO.
PERSONAGGI:
_Lucio Saffi_ _Nora_ _Don Paolo_ _Giovanni_ _Ziegler_ _Felsani_ _Rosa_ _Giustino_ _Un Contadino_
ANNOTAZIONI PER GLI ARTISTI.
*Lucio Saffi* -- 28 anni: viso espressivo, mobilissimo, segnato dall'intensa sensibilità spirituale.
*Nora* -- maestra di pianoforte: 24 anni; natura debole, impressionabile.
*Giovanni* -- un bel giovane gagliardo, sulla trentina, pittore.
*Ziegler* -- violinista: poco più di 30 anni; piuttosto brutto, capelli castani un po' a zazzera, disordinato negli abiti e nei gesti.
*Felsani* -- medico celebre: 74 anni; spalle curve, barba fluente e capelli bianchissimi, modi assai signorili; incesso grave; voce monotona, sottile, insinuante; parla lentamente, sillabando le parole, con pacatezza eccessiva e aristocratica.
*Don Paolo* -- prete molto disinvolto, spregiudicato e giovialissimo; faccia bonaria e ridanciana: 56 anni.
*Rosa* -- giovanetta bella, fresca, piena di salute: 21 anni, vesti e maniere tra di contadina e di provincialotta ricca.
*Giustino* -- benestante campagnuolo, giovanissimo, sano, arzillo, e, a modo suo, elegante.
ATTO PRIMO.
_Un salotto semplice, modesto, adibito provvisoriamente a camera da letto. Il letto, difatti, situato verso il lato sinistro, ha il capezzale un po' discosto dalla parete, quasi avanti a una porta chiusa. Alla parete opposta, una finestra. In fondo, la porta comune, dalla quale si vede un'altra piccola stanza. Presso il letto, una larga poltrona. Pendono ai muri alcuni quadri anatomici. Nell'angolo più lontano dal letto, un'ampia tavola, su cui sono, confusamente, fiale e scatole di medicinali, qualche bottiglia, qualche piatto, qualche asciugamano, qualche bicchiere, delle arance, una candela di cera, un paralume._
_Qua e là, nella camera, altre suppellettili, in disordine. -- È sera. -- La candela è accesa, diffondendo poca luce. -- L'ambiente è concentrato e triste._
SCENA I.
LUCIO, GIOVANNI, FELSANI.
_Lucio_
_(è adagiato sul basso letto tutto bianco, ma dalla cintola in su è quasi ritto, con le spalle e il capo sorretti da una catasta di guanciali. Ha gli occhi infossati, lo sguardo debole e vagante, il volto pallidissimo e smunto, la barbettina incolta. Ha un braccio serrato al petto, tenendo sotto l'ascella un piccolo termometro.)_
_Felsani_
_(è seduto sulla poltrona.)_
_Giovanni_
_(in piedi, presso la candela, ha in mano una lettera.)_
_Lucio_
_(parlerà con voce fioca; ma quando, a poco a poco, o ad un tratto, egli si animerà, il suo accento avrà vibrazioni affannosamente vivaci.)_
_Giovanni_
_(guardando la lettera)_ Qui c'è una cancellatura. Si vede che gli era sfuggita qualche parola eccessivamente efficace....
_Lucio_
Dottore, sono passati i dieci minuti?
_Giovanni_
_(consultando il suo orologio)_ Non ancora.
_Lucio_
Questi termometri! Che noia! _(A Giovanni:)_ Continua, Giovanni. Vedi che bel tipo!
_Giovanni_
Lei permette, dottore? Tanto per ammazzare il tempo....
_Felsani_
Ammazzi pure.
_Lucio_
_(a Giovanni:)_ Ma grida un po'....
_Giovanni_
Non l'avevi letta?
_Lucio_
Me l'aveva appena leggiucchiata la signorina Nora.
_Giovanni_
_(leggendo:)_... «Sicchè, Sua Eminenza, che, standomi ad ascoltare, s'era grattata, con rispetto parlando, un poco dappertutto -- segno evidente che non avevo saputo grattarla io --, all'ultimo, alquanto impacciata, così mi parlò: «Voi don Paolo, non ne dubito, di qui a cento anni sarete anche beatificato, visto che nel villaggio tutti dicono, ed io lo credo, che siete un curato esemplare e miracoloso; ma io sostengo che lassù sarete un santo come non ve ne sono stati mai». E il giorno dopo, nipote mio, Sua Eminenza se n'è partita, salutata, acclamata da tutto il paese, ma giurando in cuor suo, -- te lo dico io -- di non metterci mai più il piede.» _(A Lucio:)_ Egli però non se ne mostra troppo afflitto. _(Legge:)_ «Insomma, non le piacqui. Anzi, la infastidii, specie con le mie risate. Santa pazienza!... Come si fa a fingere sempre? E poi, mascherare la faccia forse è possibile, ma la voce come si maschera? È quella che è. La mia ride; e a Sua Eminenza piacciono le voci che piangono. _De gustibus_, caro nipote! La vaccherella neonata sta come un pesce. Rosina fa all'amore con un giovinetto lavoratore e ricco. La semina del grano è terminata. E io me la godo. -- Sperando di ricevere finalmente tue nuove, ti abbraccia e benedice il tuo affezionatissimo zio Paolo.»... Bel tipo davvero! _(A Lucio:)_ Non sa che sei malato?
_Lucio_
Non sa?... Che cosa?
_Giovanni_
_(alzando la voce)_ Dico: tuo zio non lo sa che sei malato?
_Lucio_
No, no. -- Dottore, sono passati i dieci minuti?
_Felsani_
_(dopo aver consultato il suo orologio)_ Ora sì. _(Si alza lentamente, prende il termometro, si avvicina alla candela.)_
_Lucio_
Per conto mio, abolirei i termometri.
_Felsani_
Benissimo, collega. In qualità di medico, lei può abolire anche la medicina. Ma in qualità di ammalato, non deve che subirla.
_Giovanni_
_(a Lucio:)_ Hai capito?
_Lucio_
_(a Felsani, che osserva il termometro:)_ Quanti gradi, dottore?
_Felsani_
Ah?... Non così abolizionista come dice di essere! Trentanove meno qualche decimo.
_Giovanni_
Siamo in porto, perbacco!
_Felsani_
E anche senza questa importante diminuzione non ci sarebbe più niente da temere. Il superare la crisi dell'altra notte, fu vittoria decisiva. Sono quarantotto ore che Lucio Saffi ha concluso e sottoscritto il suo trattato di pace con la Vita. Questa volta _(si avvicina a Lucio)_ possiamo congratularci con la scienza.
_Lucio_
Con la scienza? _(Tentenna un poco il capo.)_
_Felsani_
_(parlandogli assai dappresso)_ Con la _nostra_ Scienza, collega.
_Lucio_
Nostra, no. Io non saprei che farmene.
_Felsani_
Ottimamente. Nondimeno, veda, lei è un medico come me.
_Lucio_
Ho una laurea come lei.
_Felsani_
Ottenuta, io lo ricordo, con esami onorevoli.
_Lucio_
Ma non sono medico, e non potrò esserlo mai. Oh!... La scienza!... Io l'ho studiata con passione, anzi con avidità.... Me ne sono abbeverato avidamente, come... come un viaggiatore del deserto si abbevera alla prima sorgente che trova; ma poi!... Ma poi!....
_Felsani_
Ma poi... io la prego di parlare poco e di pensare meno. Mi fa questa grazia?
_Lucio_
_(continuando senza badargli)_... Più bevevo, e più avevo sete. Sicuro! Quando mi si disse: «ohè, ohè, sei dottore!», io ebbi la coscienza di essere un ignorante...
_Felsani_
Mi fa la grazia di chetarsi?
_Lucio_
_(animandosi)_ ...E tutte le ricerche febbrili tendenti a scoprire il segreto dell'esistenza, non lasciarono in me che un gran disprezzo per l'inanità della scienza, dei cui simboli grotteschi -- guardi dottore, guardi -- ho voluto ornare i muri in segno di scherno, e un gran desiderio, anche, mi rimase, un gran bisogno di cercare... di cercare... di cercare altrove! _(Si abbatte.)_
_Felsani_
_(dopo una lunga pausa, si accosta a Lucio)_ Ecco, lo vede? È stanco. Avrà tanto tempo -- glielo prometto io -- per dire alla scienza ed agli scienziati tutto il male che ne pensa; ma per ora, signor Lucio, _(con severità paterna)_ io non la prego più, bensì le ordino di fare a modo mio. _(Pausa. Poi, andando verso Giovanni e abbassando la voce)_ Senta. Sino alle due della notte, desidero che lo si lasci tranquillo. Alle due, o un po' più tardi, l'infermo ricomincerà a prendere la cartina consueta. E durante la notte, se avrà sete, potrà bere abbondantemente la sua aranciata. Ha niente da obiettare il signor pittore?
_Giovanni_
Si figuri! Niente.
_Lucio_
Non mi riesce di udire nemmeno una parola. Le sue droghe, dottore, mi hanno fatto diventar sordo.
_Felsani_
Benissimo! Potremo così sparlare di lei senza domandargliene il permesso.
_Giovanni_
_(a Felsani:)_ Appunto, dottore, volevo dirle....
_Lucio_
_(socchiude gli occhi in una specie di dormiveglia.)_
_Felsani_
_(a Giovanni:)_ Dica.
_Giovanni_
Egli si lamenta della residenza precaria in questa stanza, e non sogna che di ritornarsene lì, nella sua cameruccia abituale.
_Felsani_
Quella cameruccia sembra una tomba, e noi gliene vieteremo l'ingresso, perchè, suo malgrado, lo vogliamo vivo. Qui, caro signor Giovanni, c'è un poco più di luce.
_Giovanni_
Ed egli odia la luce.
_Felsani_
Una stravaganza che nasconde Dio sa quale dei suoi attorcigliamenti d'idee.
_Giovanni_
Lo so, ma, purtroppo!... guai a contraddirlo.
_Felsani_
Contraddirlo no; secondarlo sempre, neppure. È necessario distoglierlo, distrarlo dai suoi sofismi, dai suoi cavilli, da quel ragionare eccessivo in cui il suo pensiero si contorce. Ahimè! Ragionar troppo significa correre il pericolo di non ragionar più. Con la febbre a quarantuno, delirava. Questo era naturalissimo. Ma il male è che, passato delirio, egli ricorda la visione e i fantasmi del delirio e qualche volta ne parla come d'un fatto veramente accaduto, come di una persona veramente vista. Proclive a crearsi un altro mondo, determina, in sè stesso, una specie di sovrapposizione. Da che cosa è prodotto tutto questo? Io credo da una sproporzione, da uno squilibrio. Egli consuma, cioè, del suo cervello più di quanto possa consumare. Non ha notato lei che dopo uno dei suoi sforzi riflessivi egli, accasciato, si assopisce nel riposo? La natura medesima, dunque, gli chiede un risarcimento. Ed ecco perchè bisogna evitargli l'eccesso della riflessione. È del mio parere il signor pittore?
_Giovanni_
Ma... naturale!...
_Felsani_
E sarà utile che del mio parere siano gli altri amici che assistono l'infermo.
_Giovanni_
Avvertirò Ziegler.
_Felsani_
Avverta, prima d'ogni altro, la signorina Nora....
_Lucio_
_(a questo nome si desta.)_
_Felsani_
Quella donna, se non vado errato, ha un certo ascendente su lui....
_Giovanni_
In verità, non lo conosce che da quando è venuta ad abitare qui accanto; ma, senza dubbio, per lui, è una vicina eccellente.
_Felsani_
Una vicina eccellente! Ben detto! Ben detto! Ed è ciò che si può desiderare di meglio.
_Lucio_
Giovanni, è illuminata la sua finestra?
_Felsani_
Ah! Lei ascoltava? Cosicchè l'effetto delle mie malefiche droghe non è completo?
_Lucio_
M'è parso dì udir pronunziare il nome di Nora. Mi sono, forse, ingannato?
_Felsani_
Ingannato? Punto. E solamente questo nome ha udito?...
_Lucio_
Questo nome, dottore.
_Felsani_
Benissimo.... Benissimo....
_Lucio_
È illuminata la sua finestra, Giovanni?
_Giovanni_
_(guardando la finestra)_ No. Ella non deve essere ancora tornata dal concerto. Già, sarebbe venuta direttamente qui. Ma non potrà tardare. I pezzi che doveva suonare con Ziegler erano segnati al principio della seconda parte del programma.
_Felsani_
_(a Lucio, fissandogli addosso gli occhietti scrutatori:)_ È una pianista valorosa?
_Lucio_
È una incomparabile infermiera.
_Felsani_
Simpatica, anche....
_Lucio_
Assai mite.
_Felsani_
Quasi bella....
_Lucio_
_(breve pausa)_ Peccato!
_Felsani_
_(ha un lieve moto di stupore. Indi, rivolgendosi pianissimo a Giovanni:)_ Che ne dice lei, signor pittore, di tutto ciò?
_Giovanni_
Non è un innamorato.
_Felsani_
Molto ben detto. Senonchè, io non sono della sua opinione.
_Lucio_
_(chiamando:)_ Giovanni! Giovanni! Va, ti prego, va ad aprire la porta. La signorina Nora è su per le scale. Non ne hai udita la risatina?
_Giovanni_
Io, no; ma non monta.... _(Esce dalla comune.)_
_Felsani_
_(accostandosi a Lucio)_ Non le pare d'aver udita quella risatina più col pensiero che con gli orecchi?
_Lucio_
_(dilatando istantaneamente le pupille)_ Perchè lo vuol sapere?
SCENA II.
LUCIO, GIOVANNI, FELSANI, ZIEGLER, NORA.
_Nora_
_(porta in mano un mazzo di fiori. Ha un'elegante e semplicissima veste bianca dallo strascico molto lungo. La ciarpa che le covre i capelli, e un po' il viso, e il mantello in cui si avvolge, mettono nell'ambiente caldo l'impressione dell'aria fredda della strada.)_
_Ziegler_
_(indossa, sbottonato e col bavero alzato, un largo e vecchio paltò svolazzante, sotto il quale il frak inelegante e il nitido cravattone bianco completano il carattere della figura alquanto bizzarra. Ha in mano il violino chiuso nella cassetta e alcune carte di musica avvoltolate.)_
_Nora_
_(entrando)_ Buone notizie, nevvero?
_Felsani_
Sempre buone quando un medico tiene a darle egli stesso.
_Nora_
_(a Felsani:)_ Lei qui a quest'ora? Giù, non avevo riconosciuta la sua carrozza.
_Ziegler_
_(andando premuroso verso Lucio)_ Si va bene, eh? _(Mette in un angolo la cassetta, il cappello, le carte.)_
_Felsani_
_(a Nora)_ Io qui a quest'ora. Ma non tema, signorina, non usurpo il suo posto d'infermiera. Glielo abbandono tutto intero il nostro ex ammalato. _(Prende di su una seggiola la sua pelliccia. -- Giovanni lo aiuta a indossarla.)_
_Nora_
Oh, garbata questa infermiera che entra munita di fiori nella camera dell'infermo! Ziegler, abbiate pazienza, buttateli via. _(Glieli dà.)_
_Ziegler_
Lusinghiero pel Comitato che ve li ha offerti. Piuttosto ve li porto in casa. Volete?
_Nora_
No, no: buttateli via. Tanto, domani saranno secchi.
_Lucio_
I fiori!... Colore... profumo... niente altro!
_Felsani_
_(a Giovanni:)_ Grazie. _(A Ziegler:)_ Dia a me, se non le dispiace, dia a me....
_Ziegler_
_(consegnandogli il mazzo di fiori)_ Volentieri.
_Felsani_
Sino a domani li serberò io.
_Nora_
Così poetico, dottore? _(Si toglie la ciarpa, il mantello, i guanti.)_
_Felsani_
Poetico, precisamente, no. Ma mi permetto di fare osservare alla signorina Nora che è una crudeltà il buttar via dei fiori freschi solo perchè domani saranno secchi. Secondo lei, signorina, invece di curare un uomo, noi dovremmo ucciderlo, cioè.... buttarlo via, solo perchè, tanto, un giorno o l'altro dovrà morire. Poetico, no. Un po' umanitario, ecco. E l'umanità comincia dove si vuole. Per alcuni comincia dalla scimmia.... Benissimo! Per me comincia.... dai fiori. «_Vivere! Vegetare forse?_» si domanderebbe un Amleto a rovescio.... E lei, signorina, che ne dice?... Qual è la sua opinione?...
_Nora_
Non ne ho, dottore. Sono una ignorante, io.
_Felsani_
_(sorpreso di sentire la stessa dichiarazione fatta poco prima da Lucio)_ Ah?... Anche lei?
_Nora_
Perchè «_anche_»?
_Felsani_
Nulla.... Non ci badi. _(A Lucio:)_ A rivederci, collega. E si ricordi che la vittoria è _nostra_.
_Lucio_
_(sorride.)_
_Felsani_
_(salutando)_ Signorina... Signor Ziegler... Signor Giovanni....
_Nora_, _Giovanni_ e _Ziegler_
_(cortesemente, lo accompagnano.)_
_Felsani_
_(uscendo lentissimamente)_ Chi vedesse uscire a quest'ora da una casa un vecchio medico con un mazzo di fiori in mano, farebbe le più varie e fantasiose supposizioni, ma di certo non sospetterebbe che il vecchio medico abbia voluto salvare il mazzo di fiori... dalla crudeltà d'una infermiera gentile.... _(Ancora salutando)_ Signori.... _(Via.)_
_Nora_
_(resta sulla soglia.)_
_Giovanni_ _e_ _Ziegler_
_(escono con lui e poi ritornano.)_
SCENA III.
LUCIO, NORA, GIOVANNI e ZIEGLER.
_Ziegler_
_(rientra, imitando lievemente l'andatura e l'accento del dottor Felsani)_ «E così il benefico Comitato ha finito coll'offrire dei fiori al dottor Felsani. Benissimo!... _(a Nora:)_ E lei, signorina, che ne dice?»
_Nora_
Oh! Io dico, sul serio, di non averli meritati.
_Ziegler_
Non le prestar fede, Lucio. Ha suonato divinamente. E anch'io mi sono piaciuto. La sonata di Grieg l'abbiamo -- come dire? --... l'abbiamo sviscerata. E al secondo tempo, Nora, a suo marcio dispetto, è stata grande....
_Nora_
_(ridendo e declamando:)_ «Come nessun fu mai!»
_Giovanni_
_(pazientemente si sdraia sulla poltrona, ascoltando.)_
_Ziegler_
_(a Nora:)_ Date retta a me. In quell'_andante appassionato_.... _(a Giovanni:)_ Bada, era il secondo tempo della seconda sonata di Grieg; e lì dentro, sai, c'è tutta la Norvegia coi suoi fiordi e con le sue aurore boreali.... _(Continuando a rivolgere la parola a Nora e alzando il tono affinchè Lucio non resti estraneo alla conversazione:)_ Sì, perdinci, in quell'_andante appassionato_ avete messo tanta profondità d'intenzioni e tanta intensità di dolcezza sentita... quasi direi, di _dolcezza vissuta_... che quel Kaps, non so, pareva avesse un cuore, pareva vivere come voi, come me... _(entusiasmandosi)_ e le corde del mio violino sconquassato cantavano, non perchè io le grattavo con l'archetto, no, ma perchè vivevano esse pure.... Proprio così!... Vivevano, intendete?, vivevano per una suggestione. Già, io non so esattamente che diamine significhi la parola _suggestione_, che tutti diciamo cento volte al giorno...; ma questa volta devo averla detta a proposito. Suggestione, incantesimo, malìa, magìa, miracolo!... Una di queste cose, insomma, ovvero... tutte quante insieme!
_Nora_
_(ridendo)_ Addirittura?!
_Ziegler_
Addirittura! _(Sempre più entusiasmandosi)_ Vi garantisco io che, dato un accompagnamento come il vostro, un violino suona da sè. E quando voi sedete al piano, Norina, parola d'onore, o che suoni io o che suoni Tartini redivivo, è precisamente lo stesso!...
_Nora_ _e_ _Giovanni_
_(lo guardano comicamente.)_
_Ziegler_
Cioè... credo di avere un poco esagerato. Ritiro la parola d'onore.
_Lucio_
_(sorride.)_
_Giovanni_
_(levandosi)_ Hai finito, chiacchierone?
_Ziegler_
_(mortificato)_ Vi vedevo attenti: supponevo di farvi piacere, parlando.
_Giovanni_
Be', se hai finito, _(stendendogli la mano)_ buona notte.
_Ziegler_
_(stringendogliela)_ Te ne vai?
_Giovanni_
No! Sei tu che te ne vai.
_Ziegler_
Ma che! Io ho da restare. Stanotte siamo di guardia Norina ed io.
_Giovanni_
Se ci sei stato la notte scorsa con lei! Stanotte spetta a me.
_Ziegler_
E tu non c'eri stato già due notti di fila? Spetta a me, caro mio.
_Giovanni_
E io sostengo che spetta a me.
_Nora_
Bisticciatevi per questo, adesso!
_Ziegler_
Decidete voi, Nora.
_Giovanni_
Andiamo, decidete voi.
_Nora_
Non spetta a nessuno dei due. Il signor Lucio sta meglio, e quindi non c'è' bisogno di una duplice sentinella. Stanotte, ci resto io sola. Ecco la mia decisione.
_Ziegler_
E basta così.
_Giovanni_
Non parlo più.
_Nora_
_(dando a Giovanni il pastrano e il cappello)_ A voi.... _(e a Ziegler il cappello, le carte e la custodia del violino)_ A voi.... E dritti a casa, da bravi ragazzi. _(A Giovanni:)_ La consegna?
_Giovanni_
La consegna è questa. Sino alle due, possibilmente, riposo. A cominciare dalle due, le solite cartine, e se ha sete, la solita bibita. _(Indi, parlando pianissimo, ma con disinvoltura, affinchè Lucio non sospetti:)_ D'un discorso molto serio fattomi dal dottore, parleremo poi a lungo domani.
_Nora_
Va bene.
_Giovanni_
_(rialzando il tono e guardandola tutta)_ Intanto sarete a disagio in questo abito di fantasma.
_Nora_
Andrò a svestirmi quando il signor Lucio si sarà addormentato.
_Giovanni_
E se non si addormenterà, i vostri piedini staranno ad agghiacciarsi nelle calze di ragnatela e in questi petali di magnolia che chiamate scarpine.
_Nora_
Vi proibisco d'essere tanto bene informato della mia calzatura! Del resto, all'alba, Ziegler verrà a sostituirmi.
_Ziegler_
Beninteso!
_Giovanni_
E perchè non io?
_Nora_
_(vivamente)_ Perchè _voi, no_!
_Ziegler_
E basta così.
_Nora_
Che tiranna, eh?
_Giovanni_
Tiranna?... Non lo so.
_Nora_
È vero, signor Lucio, che sono un pochino tiranna?
_Lucio_
È la tirannia della Saggezza.
_Nora_
Ah, sì?
_Giovanni_
_(piano a Ziegler:)_ Ti secca di non restar qui con lei?
_Ziegler_
_(piano a Giovanni:)_ Per carità, Giovanni, non dirlo neanche per ischerzo.
_Giovanni_
_(a Lucio:)_ Noi ce ne andiamo, Lucio. _(Indicando Nora)_ È lei che lo esige.... A domani, dunque.
_Ziegler_
_(a Lucio:)_ Domani, senza febbre e con gli occhioni luminosi e irrequieti come due fari. Mi sono spiegato?
_Lucio_
_(sorridendo dice di sì col capo.)_
_Ziegler_
_(a Nora.)_ Buona veglia, Norina! _(E via.)_
_Giovanni_
_(stringendole la mano)_ A rivederci....
_Nora_
Ahi! Ahi! Mi fate male....
_Giovanni_
Eh!... Troppo fragile per essere una tiranna, troppo sensibile per essere un fantasma!
_Nora_
_(quasi fra sè, con rancore)_ Cattivo!
_Giovanni_
_(esce.)_
SCENA IV.
LUCIO _e_ NORA.
_Nora_
_(si accinge a mettere in ordine gli oggetti che sono sulla tavola.)_
_(Un lungo silenzio.)_
_Lucio_
Fa freddo, fuori?
_Nora_
Un poco. Voi avete freddo?
_Lucio_
Sento che fa un poco di freddo, ma io non ho freddo.
_Nora_
Invece, io credo che abbiate freddo. Volete uno scialle?
_Lucio_
No.
_Nora_
Lo volete?
_Lucio_
Siete voi che volete darmelo. Ebbene, io lo voglio.
_Nora_
_(stende sul letto uno scialle bianco, e ritorna a rassettare gli oggetti sulla tavola.)_
_(Un silenzio breve.)_
_Lucio_
Nora....
_Nora_
Signor Lucio?
_Lucio_
Perchè odo la vostra voce meglio di quella degli altri?
_Nora_
_(con lieve celia gentile)_ Perchè le medicine che momentaneamente potevano indebolirvi l'udito ve le ho somministrate io. È giusto che esse abbiano fatta una eccezione per me.
_Lucio_
_(sorride)_ Ah?.... Ho inteso. _(Pausa)_ E adesso che fate?.... Sedete, adesso.... Raccontate.
_Nora_
Un momento.... C'era una gran confusione quassù.... Tutta colpa del signor Giovanni! _(Seguendo il zig-zag del suo pensiero)_ Un po' matto, ma vi vuole molto bene anche lui.
_Lucio_
Sì. Giovanni e Ziegler sono due amici eccezionali.
_Nora_
Ed io? _(Poggia il paralume verde davanti alla candela. Si volta, e ascolta.)_
_Lucio_
Voi, no.
_Nora_
No?!
_Lucio_
Voi, non siete.... un'amica.
_Nora_
E che sono, io?
_Lucio_
Ecco. Pocanzi il dottor Felsani diceva che la scienza mi ha ridata la vita....
_Nora_
È vero!
_Lucio_
Io sono convinto che me l'avete ridata voi.
_Nora_
Oh Dio! In che modo? _(Ascoltandolo, muoverà impercettibilmente verso di lui, e si fermerà un po' discosta dal letto.)_
_(Sono tutti e due in un'atmosfera di sogno.)_
_Lucio_
In che modo?.... La vita è la vita. Si sa come si scompone il corpo d'un uomo; non si sa... o, meglio, io non so di che si componga la sua vita. Quel che io so è di averla riavuta a guisa d'un dono,... di averne sentita la trasfusione. _(Pausa.)_ Ricordate?... _(Pausa.)_ Agonizzavo... Cominciavo a morire... La mia anima, liberandosi a poco a poco dalle sue spoglie, già si affacciava al mondo dì là... _Vedeva!_... _Vedeva!_... Comprendete?
_Nora_
Sì.
_Lucio_
Poi... un alito dolce, in cui era una segreta intercessione, un segreto richiamo, la trattenne, la fece retrocedere, me la ricondusse... e la congiunse, di nuovo, completamente, a questo misero corpo... restituendogli la vita, che -- demeritata -- gli si era dispersa. _(Come in una ispirazione)_ Chi aveva richiamata l'anima mia?
_Nora_
Chi?
_Lucio_
Voi. E, difatti, mentre essa mi ritornava dentro, mentre io... rinascevo, voi mi stavate vicina, vigilando... aspettandomi... Mi stavate vicina...
_Nora_