Il trampolino per le stelle: Tre dialoghi e due racconti
Part 11
— Non sono io... È la signora...
E ricomincia. Ricomincia tanto forte che il piatto si spezza... Un grido di soddisfazione si leva dai tavolini accanto. Anche l'altra ha dovuto smettere perchè ora il _maître d'hôtel_ è da lei ed ella deve spiegare:
— Io?... Io no... È quella signorina...
Quieto e beato, nel tumulto, il signore calvo continua a mangiare patate _soufflées_. Di tanto in tanto un suo sguardo rassegnato, mentre una nuova patata va in bocca, va a posarsi sui due che ora, riempiti di _champagne_ i bicchieri, fanno un brindisi con due sorrisi che tiran gli schiaffi. Mimì fa cenni disperati e grida prima a Fiorvante, poi al signore:
— Ma quell'idiota... Sì, sì, lei, lei, venga qui...
Il signore delle patate _soufflées_ s'è visto chiamare e, levatosi, è ora inchinato vicino a Mimì che gli domanda:
— Scusi: non potrebbe dire alla signora che è con lei...
Ma risponde a Mimì il più innocente sorriso:
— Le direi tutto quel che lei vuole... Sono anch'io stomacato... Ma la signora non è con me... È al mio tavolino perchè non ha trovato altri posti...
S'inchina e torna alle patate _soufflées_. Mimì ride un istante, per l'equivoco... Ma il riso le si spezza in gola. Fleurette, con la coppa in mano, è ora così vicina col volto al volto di Ardea che quasi ha l'aria di baciarlo: certo, almeno, lo bacia con l'intenzione... Ma l'intenzione dà terribilmente sui nervi di Mimì che spezza su la tavola il suo bicchiere e, saltata su in piedi, grida:
— Scimmia ossigenata, la finisca!
Come andrà a finire? Fleurette l'ha tirata pei capelli e coi capelli dovrà finire, e finisce, infatti, quando per i capelli l'acciuffa d'improvviso Mimì, con un colpo magistrale in due tempi che prima le manda per aria il cappello e poi le prende in pieno la capigliatura... E giù, e su, e qua, e là, Mimì comincia a tirare... E tira, tira, tira quei capelli come fossero corde di bastimenti. Ma anche Fleurette, passato il primo smarrimento, lotta da par sua. Raggiunge anche lei il cappellino e i capelli di Mimì e giù a tirare anche lei che è uno spettacolo... Spettacolo al quale il pubblico s'appassiona coi più manifesti segni di simpatia per Mimì che picchia più nudrito e più sodo... Certo son così strette, le due donne, che Ardea, Fiorvante e altri amici non riescono a separarle o ci riescono quando le due donne non hanno più un capello in testa che non sia dolore... Allora Fiorvante e gli amici s'affrettano a portar via Mimì verso l'uscita... E all'uscita Mimì arriva, nella détente, più morta che viva... Lì, all'uscita, aprendosi un varco nella ridente folla dei curiosi, Ardea riesce a raggiungere Mimì, ad afferrarle violentemente un braccio e ad avventarle a bassa voce sul volto queste parole:
— Bada! Da stasera, dopo quanto hai fatto, tutto è finito fra noi... Non ti conosco più...
E Ardea risale tra la folla. E Mimì lo guarda coi suoi grandi occhi spauriti e smarriti. Ed ha ancora il tempo, mentre quasi di peso la portano fuori, di vedere Ardea tornare a Fleurette che si ripettina, cingerle la vita col braccio e partir con lei verso la grande pedana dove, a pranzo finito, già si muovono le prime coppie all'eco d'un voluttuosissimo _tango_...
Di quel finimondo che cosa è rimasto nel _restaurant_ a mare? Nulla. Lì, sul tappeto, qualche capello biondo e bruno, qualche rosellina o qualche pennetta di cappelli... Poco male. Ma anche lì, a terra, sotto i piedi di Ardea e di Fleurette che ballano, è rimasto il cuore felice di Mimì... Di Mimì che sta tanto male.
Tanto male che può appena camminare... Gli ufficiali l'hanno lasciata sola con Fiorvante e sono ritornati nel _restaurant_ alla ricerca di Ardea. Un'automobile passava e Fiorvante vi ha fatto salire Mimì per riaccompagnarla a casa. Ma, non appena seduta, Mimì s'è rovesciata piangendo su la spalla dell'ufficiale. Questi, dolcemente, pietosamente, la lascia piangere e le passa una mano nei capelli:
— Gli volete molto bene?
Mimì, senza levare il volto per rispondere, dice col capo di no, di no...
— Gliene volevo... Ma ora non più...
E piange, e piange... E Fiorvante continua a carezzarle i capelli mentre sorride d'incredulità...
10.
Gli ufficiali son ritornati al _restaurant_. Tra un giro e l'altro hanno fermato Ardea:
— Va da Mimì... Poveretta... È pentita...
— No... No... Non mi parlate mai più di lei, dopo quello che ha fatto...
— Lo ha fatto per amore...
— Amore un corno!...
E Ardea picchia così forte un pugno sul tavolino che il signore delle patate _soufflées_ resta con mezza patata in aria mentre metà della gialla piramide unta e bisunta vacilla e crolla...
— Su, via, decìditi... Vieni... Ti aspetta...
Ma Filippo alza le spalle e tende le braccia aperte a Fleurette che continua a riordinarsi i capelli davanti allo specchio, piano piano, come facesse l'appello degli assenti:
— Fleurette, un altro _tango_...
11.
Nella sua piccola casa sul mare, tutta grazia e leggiadria, quanto, quanto ha pianto Mimì, per circa due ore, su la spalla di Fiorvante che, affettuoso e silenzioso, le ha fatto raccontare tutto, tutto... tutto quello che Fiorvante non sapeva e non imaginava, tutto quello che Fiorvante è venuto a sapere spalancando gli occhi ed il cuore...
— Vivo del mio negozio, io, del lavoro che il mio papà mi ha insegnato e mi ha lasciato... Sono una ragazza per bene, io... E lui ha potuto offendermi per una donna come quella...
S'è levata. Ha preso su una mensola la fotografia di Filippo con tanto di dedica: «A Mimì, con tutt'il mio cuore, per tutta la vita».
— Tutta la vita! E non son quattro mesi... E dovevamo sposarci...
S'è chinata per aprire l'ultimo cassetto d'uno stipo dal quale ha tratto un velo bianco e una coroncina nuziale di fiori d'arancio:
— Avevo anche avuto l'ingenuità di farmi comprare da lui il velo da sposa... Mi sembrava di buon augurio...
S'è messo il velo attorno al capo e la coroncina su la fronte. E ha guardato Fiorvante così, malinconici gli occhi ma fiero lo sguardo:
— Perchè così potevo sposarlo... Come una ragazza per bene... Non ero mica la sua amante, io!...
E, disperata, si strappa dal capo la coroncina ed il velo e fa questo a brandelli, lacerandolo coi denti, con le mani... Ha pietà, tanta pietà, Fiorvante, nel suo vecchio cuore sentimentale, a vederla così disperata, schiantata... Ha tanta pietà e tanta simpatia... E, poichè veder soffrire è spesso una buona occasione per cominciare ad amare, Fiorvante, sollevandola da terra dove s'è rovesciata con le sue lacrime e il suo velo a brandelli, già la chiama, teneramente, per la prima volta:
— Mimì...
12.
Gli amici hanno rinunziato a ricondurre Filippo da Mimì. Balla con Fleurette _fox-trots_ e _fox-trots_, _tanghi_ dopo _tanghi_ e Fleurette gli sorride come non gli ha mai sorriso. Così Filippo è ripreso. Sottile veleno della sigaretta riaccesa, dell'amore che ricomincia...
— No, no, non ho ancora finito! tuona una voce.
Ed è il quieto calvo signore che ferma con la voce e col braccio l'imprudente mano d'un cameriere che voleva portargli via il piatto delle patate _soufflées_ che è appena, dopo due ore, a poco meno della metà...
13.
C'è luna nel cielo e pace su l'acqua. La sera è tutta profumi. E Mimì e Fiorvante sono discesi nel piccolo giardino. Vibran piccole luci da per tutto: le stelle nel cielo, piccole lame d'argento su l'acqua, lucciole d'oro nelle siepi e tra i rosai. Luci anche splendono sui grossi bastimenti ancorati nel porto: e sembran catafalchi di giganti giganteschi attorno ai quali la città con le sue luci d'oro ha acceso tutt'un'architettura di ceri.
Sono appoggiati alla balaustra, Mimì e Fiorvante. Questi solleva il volto della fanciulla e le dice:
— È il vostro primo dolore d'amore... So che cosa vuol dire soffrire. Ho tanto sofferto anch'io per l'amore...
Appoggiato al davanzale cerca laggiù, sul mare, tra catafalco e catafalco, i suoi grandi sogni morti, le sue speranze e i suoi ricordi. Ora è Mimì a guardarlo, è Mimì che solleva con la punta di due dita la fronte di lui:
— Voi siete così diverso da lui... dagli altri... Voi dovete saper volere tanto... tanto bene...
Fiorvante prende fra le sue le piccole mani gelate di Mimì. Le bacia. Attira a sè la fanciulla. La guarda, la guarda... Ma non osa parlare. E poi, con la voce che gli trema:
— Sì, le dice, so volere molto bene, io... E mi par già di cominciare a volervene...
La bimba arrossisce e abbassa gli occhi. Trepidamente Fiorvante chiede, bassi gli occhi e bassa la voce:
— E voi?... E voi?...
E Mimì risponde... Risponde abbassando gli occhi sempre più, sempre più, ma con un lieve cenno del capo che dice: sì, sì... Fiorvante le ha preso ancora le mani. Fa per riportarle alle sue labbra. Ma poi si ferma e, passata un'ombra sul suo volto, le abbandona:
— No... no... Vi par così, stasera... Ma voi tornerete ad amar lui, domani...
E Mimì dice ancora col capo di no, di no... Ma Fiorvante non vede. Ha i gomiti su la balaustra, la fronte nelle mani, gli occhi laggiù tra nave e nave, tra catafalco e catafalco, a cercare tra i grandi sogni morti... Quante, quante volte ha sognato così?... Quante volte ha scambiato per una promessa di lunga fede sicura, per il giuramento fedele di tutt'una vita la breve speranza che l'ora o il luogo mettevano, per un momento di bontà, nel cuore di una donna?... Menzogne, illusioni... Sogni, grandi sogni morti, laggiù, nella notte, in fondo al mare...
14.
In automobile — carica quella povera macchina da far pietà... — gli ufficiali sono andati alla casina di Mimì per consolarla, per salutarla, per darle la buona notte e riprender Fiorvante...
E son lì, lungo il muretto di cinta del giardino, a guardar due ombre — Mimì e Fiorvante — intagliarsi, piccole sagome nere nel controluce della chiarità plenilunare...
— Guardali... Son lì... Piano... Avanti... Di sorpresa... Senza farci sentire...
E via, leggeri, a dare la scalata al muretto tutto coperto e odorante di gelsomini, via su per le scalette a mare della casina di Mimì, in fila indiana, in punta di piedi, per non essere visti, per non esser sentiti...
15.
E ora Fiorvante ha preso una mano di Mimì e l'ha portata alle labbra. Son lì, appoggiati tutt'e due alla terrazza a mare dal parapetto coperto d'edera, spalla contro spalla, testa contro testa, già cuor contro cuore...
— Vi ho voluto bene fin dal primo momento che vi ho veduta, dice Fiorvante a Mimì, fin da quando mi avete tirato il mazzo di rose...
E la mano di Mimì restituisce la stretta. E la voce di Fiorvante si fa più grave, più dolce e la pressione della mano è più forte:
— Affidatevi a me, mia piccola amica, in questa prima ora di dolore... Affidatevi a me... Io non sono di quelli che cambian d'amore come cambian di casa...
Ha appoggiato, Mimì, il capo su la spalla di Fiorvante, senza parlare, la mano abbandonata, tutta l'anima tutta offerta.
E gli ufficiali son dietro di loro, non veduti, non sentiti. Una voce sussurra:
— Ahi!
Han veduto i due, stretti, uniti... E l'ufficiale che ha dato l'allarme si volta per far cenno ch'è il caso d'un rapido e discreto _dietro-front_... Ed ecco che ancora più in punta di piedi, in fila indiana, per non esser veduti, per non esser sentiti, gli ufficiali rivanno via, giù per le scalette della casina a mare di Mimì, verso il muretto di cinta tutto coperto e odorante di gelsomini... Scavalcato questo, tornati su la strada e nell'automobile che rifila via per il lungomare bianco di luna, uno degli amici esclama per tutti:
— Ecco fatto. Consolata!
E ridono. No, ragazzi, non è consolata, Mimì. È inconsolabile, anzi, Mimì. Se è lì, su la terrazza, la mano nella mano di Fiorvante, non cerca ella stasera un innamorato nuovo al posto di quello che l'ha abbandonata. Cerca un cuore che la comprenda e che col dolore altre volte provato faccia eco al dolore ch'ella prova per la prima volta. Cerca un braccio cui appoggiarsi, una mano in cui affidarsi. Cerca sopratutto di non esser sola questa sera tanto è disperata. Perduto il suo amore, cerca un amico. E questo amico è lì, accanto a lei, ed ella sente che questo amico d'una sera saprà essere l'amico d'una vita.
Ma Mimì è bella e la notte è notte d'amore. Cinge Fiorvante la vita di lei e fa per attirarla a sè. No. Mimì non vuole. Mimì si scioglie. Mimì non vuole gesti, non vuol parole. Vuole che nel suo immenso dolore una presenza accanto a lei le dica che non tutto, non tutto è finito anche se l'amore, che doveva essere eterno due ore prima, è, da un'ora, finito per sempre...
C'è tutt'il plenilunio in quelle due lacrime d'argento che scendon giù dai grandi occhi di Mimì in quell'ora di tristezza in cui è doppia la malinconia: malinconia di qualche cosa che muore e malinconia d'una cosa che nasce.
Quale più grande, fra le due?
16.
E, al _restaurant_;
— Ancora questo _tango_, Fleurette, e poi andiamo...
E il quieto signore calvo delle patate _soufflées_ prende religiosamente, con due dita, l'ultima patata. Tre ore a tavola: una piramide di patate _soufflées_ e lo stomaco per contenerla.
Chi di voi più felice, mio signore?
PARTE SECONDA
17.
— Il passo di _Schéhérazade_... No, quello di Carnaval... No, quello del _Principe Igor_: il passo degli arcieri...
E la piccola ballerina, indecisa fra tanti consigli, si decide; e, su la stuoia ai piedi del terrazzo, snodata, piegata, le braccia conserte, accenna un passo dei balli russi...
Un ufficiale parla piano a un compagno:
— Guardalo. È tranquillo, sereno. Fleurette è partita. Mimì è perduta per lui. E lui ha l'aria d'infischiarsene, come se non avesse mai amato Mimì... E non sono quindici giorni!
Ora, cessato il ballo russo con un capitombolo della ballerina male addestrata, Ardea si fa avanti e tende le mani a Mimì per invitarla a ballare. Mimì s'è levata ed è fra le braccia di Ardea che si rivolge agli amici e alle amiche, chitarristi e mandoliniste, ordinando:
— Il valzerino della _Fanciulla del West_...
E incomincia a ballare con Mimì mentre gli altri li seguono danzando e battendo il tempo a suon di mani:
_Ma quel che tu mi taci_ _me lo dice il cuor..._
Non tace Ardea, ballando. Avventa parole brevi, febbrili, nel piccolo orecchio di Mimì:
— Io ti amo ancora... Io ti voglio ancora...
E la stringe, la stringe... E Mimì cerca di liberarsi... E Fiorvante, in un angolo, guarda, mordendosi il labbro, bianco di gelosia. Ma come stringe, Ardea! Come si sente, Mimì, presa e offesa da quella stretta. Violenta, ribelle, ora si svincola:
— Lasciami... Ti proibisco!
Fiorvante le è corso vicino e la riceve tra le braccia tutta fremente. Ardea ha già preso un'altra dama. E Fiorvante, cupo, ansioso, interroga, a bassa voce:
— Di'! Di'! Che ti diceva?
— Nulla, nulla, amor mio... Ti amo!
E Mimì si stringe tutta a lui, teneramente, a lui che la porta via con sè, quasi di peso, fuor della sala dove suonano e ballano, lì, su la terrazza dove son soli, al sole, nel bel vento pomeridiano di grande primavera, soli tra cielo e mare.
18.
C'è un piccolo uomo curioso alla porta della casetta di Mimì. Ha bussato, ribussato e aspetta che gli vengano ad aprire. È Pierotto, l'ex-attendente di Fiorvante. Rottosi un piede in servizio e riformato, Pierotto ha voluto tuttavia conservar l'abito da marinaio e continuare a vivere col suo padrone come un cane fedele, pronto anche a morire per lui, se è necessario.
Piede zoppo, ma gamba salda e capace di tener dietro al suo padrone anche in capo al mondo se può essergli utile o se il padrone vuole. Devozione d'altri tempi, fatta di virtù, di sacrificio, di sentimento e d'ammirazione: servitù fatta un po' d'amore. Se il Re lo chiamasse alla Reggia e lo coprisse di medaglie, Pierotto non avrebbe il cuore in festa come quando il suo padrone, battendogli una mano su la spalla, lo guarda negli occhi con quegli occhi che gli passano il pensiero da parte a parte tanto sono acuti e profondi e gli dice bruscamente e semplicemente:
— Bravo!
Il Re? Il Re può essere Re, per tutti: Pierotto, non fa difficoltà. Ma per lui, per Pierotto, il solo re è il suo padrone.
19.
Pierotto è su la terrazza.
— Signor capitano, il comandante ha mandato a cercare di lei a casa per averla sùbito a bordo. Ho pensato di far bene venendo fin qui con la lancia.
D'un sùbito Fiorvante è in piedi. Bacia Mimì e senza salutar nessuno fila via con Pierotto, a passo di carica. Come gli tien dietro di galoppo, Pierotto! Come lo seguirebbe in capo al mondo, anche con mezza gamba di meno!... La forza che gli manca nel piede l'ha nel cuore: fa lo stesso, per gli eroi.
20.
Amici, amiche, chitarristi e mandoliniste, sono discesi in giardino alle due altalene, che vanno, vanno, su, su, come volessero toccare il cielo, spinte dagli ufficiali, cariche di ragazze, polsi di ferro che spingono, fantasie con le ali che volano...
Su la terrazza, avviati a scendere in giardino, Ardea ha fermato Mimì e l'ha presa alla vita: polso di ferro anche lui.
— Dimmi, dimmi che non mi ami più...
— No... Lasciami... Non ti amo più...
— Non è vero... Non può essere vero...
— Sì... sì... Non devo... non posso più amarti...
— Ma io ti amo ancora...
— Dovevi non lasciarmi prima!
E ancora Mimì fremente lotta, disperata, per svincolarsi, per liberarsi... E ci riesce, finalmente...
21.
Nella lancia che fila verso la corazzata Fiorvante ha avuto la notizia:
— Fuoco a bordo!
Con che ansia va verso il bastimento! Con che impeto sale, appena giunto, la scaletta di poppa ed eccolo, su l'attenti, davanti al Comandante:
— Ella s'era assunto l'obbligo di sostituire l'ufficiale di guardia, signor Ardea, costretto ad assentarsi per una grave circostanza...
Da dieci giorni Ardea, sbarcato dalla torpediniera, è su lo stesso bastimento con Fiorvante. Questi vorrebbe rispondere, ma il Comandante gli taglia la parola:
— Così è... Ella non ha nulla da rispondere... Lo stesso signor Ardea l'ha lasciato detto, allontanandosi... Il signor Ardea è colpevole di grave atto d'indisciplina... Ma tanto più ella aveva il sacrosanto dovere di rispettare un impegno già abusivamente assunto.
E il Capo conclude:
— Terrà gli arresti!
E si allontana dopo avere rimesso bruscamente a Fiorvante il comando delle operazioni necessarie a spegnere il fuoco...
22.
Un colpo di cannone ha echeggiato. Altri rispondono dai forti. Di colpo le altalene si sono arrestate. Gli ufficiali si guardano, pallidi: più pallido di tutti, livido, Ardea.
— Fuoco a bordo!
E via, tutti, di volo... verso la riva... verso l'imbarco... verso le lance... verso la nave...
23.
Catena di marinai. Rapido correre dei secchi d'acqua di mano in mano. Fragor di pompe, frusciar d'acqua, squillar di trombe. E, in mezzo alla catena di marinai, in mezzo all'accorrer d'uomini scalzi, a getto continuo, su dai boccaporti, è l'«Uomo dei fuochi intensi» nella sua armatura incombustibile da palombaro del fuoco. Fiorvante vola di qua, di là. Comanda l'opera con pugno di ferro, con decisione pronta. E le fiamme s'abbassano, scompaiono, e le nuvole di fumo diradano, e si disperdono, e non sono più che nebbia rossastra attorno alla nave. Il fuoco è spento.
Ardea, i compagni, son giunti a bordo. Fiorvante affronta Ardea:
— Pago per te la tua menzogna. Io non avevo assunto nessun obbligo. Tu hai speso, per coprire la tua colpa, il mio nome ed il mio onore. Tu hai mentito.
— Fiorvante!
Altri ufficiali sono attorno a loro. Vuole Ardea allontanarsi. Ma Fiorvante lo ferma:
— No. Davanti a tutti voglio gridartelo. Tu hai mentito!
E la mano di Ardea si leva su Fiorvante. Sfiora appena la sua guancia. Sùbito Fiorvante è su l'avversario. E gli ufficiali sono in mezzo a loro, nel tumulto...
Un uomo pacifico commenta:
— Peccato! Due amici...
Un uomo preciso rettifica:
— Due ex-amici...
Un uomo ironico aggiunge:
— _Cherchez la femme!_...
E un uomo che spreca parole inutili precisa il nome che già tutti sanno:
— Mimì...
24.
Nella cabina del Comandante entra Fiorvante, acceso ancora il volto di sdegno:
— Signor Comandante, il fuoco è spento e sono agli arresti.
Ma la porticina si riapre. È Ardea.
— Signor Comandante, ho mentito. Il tenente di vascello Fiorvante non aveva assunto nessun obbligo di sostituirmi.
Così Ardea si accusa. Non un muscolo si muove sul volto di Fiorvante che rimane lì, immobile, piantato. Il Comandante guarda i due ufficiali. Li pesa, li valuta. Intuisce. Forse sa. E giudica:
— Allora, signor Ardea, terrà lei gli arresti.
E, volgendosi a Fiorvante:
— Lei vada. È libero. Mi lasci col signor Ardea.
E, appena Fiorvante è uscito, il Capo è davanti ad Ardea piantato e gli batte una mano su la spalla:
— Ragazzo, ragazzo, che follìe sono queste?...
E Ardea balbetta:
— La follìa di un'ora, signor Comandante... Un cieco furore di gelosia...
La commozione lo vince e cade piangendo sul divanetto del Comandante, la testa fra le mani. Questi lo guarda, muto, immobile, diviso fra il sentimento della pietà e il senso della disciplina, l'uomo e il soldato...
E la voce di Ardea implora:
— Mi faccia ottenere, signor Comandante, un altro imbarco, lontano da qui, lontano da una donna che amo, che ho amata troppo tardi quando non ero più in tempo per esserne amato ancora...
Il soldato vince su l'uomo in uno sforzo di volontà:
— Basta così... Signor Ardea, si ritiri...
Ma, appena Ardea è uscito, il Comandante scuote il capo e brontola fra i denti:
— Povero ragazzo! Brutto male!
25.
Nello spiazzato della villa gli otto ufficiali in borghese preparano lo scontro: Fiorvante, Ardea, i quattro padrini, due medici. Caricano le pistole e misurano i passi. Ardea è fermo, appoggiato a un albero, conserte le braccia. Fiorvante passeggia su e giù, con un amico, fumando... C'è un elastico fuori cerniera nel portasigarette di Fiorvante ed egli si affatica a volerlo rimettere a posto. Ora Ardea passa i cerini da una scatola qualunque comprata poco prima al suo portafiammiferi d'oro... Piccole occupazioni inutili compiute con scrupolo e puntualità dieci minuti, forse, prima di morire...
26.
Tra ragazze e fiori Mimì felice è nel suo negozio. Fuori il sole è bello, il mare è tranquillo, tutto è serenità. Una ragazza porta a Mimì per fargliela approvare o correggere una cestina di fiori candidi. Un'altra le porta una croce di fiori oscuri. Mimì guarda l'una e l'altra ed esclama:
— Un funerale e un battesimo... Primavera _bonne à tout faire_!
E, deposte la cesta e la croce, trae da una scatola i fiori d'arancio e dice ridendo alle ragazze:
— E la primavera felice fa anche questi... per me...
27.
Bel tipo, il diciottenne guardiamarina Francucci!
Tutte le ragazze sono innamorate di lui, ma egli non ne prende nessuna tanto è mai timido: una signorina vestita da ufficiale. Ma quand'è in negozio Francucci, che chiasso... Ci si diverton tutte a tormentarlo, a stuzzicarlo, ad abbracciarlo, a metterlo in croce, deliziosamente, a furia di sorrisi e a suon di baci. E ci si diverte anche Mimì, Mimì più di tutte, Mimì che è felice...
— Avanti, avanti, Francucci in mezzo e noi girotondo...
È Mimì che dirige il carnevaletto. E il girotondo di ragazze gira, gira bianco, roseo, azzurro, attorno al povero guardiamarina, e gira, gira, gira, gira... finchè la porta si spalanca per Pierotto che entra:
— Signorina, il padrone si batte in duello...
Che? Dove ha preso il cappello Mimì? Chi gliel'ha dato? Come è uscita dal negozio e salita nell'automobile che vola verso la villa dove deve aver luogo lo scontro?... Pare a Mimì di sentirsi morire... Arriverà viva fin laggiù?...
28.
I passi per allontanarli, di spalle, uno dall'altro. Poi i colpi di mano. Il _dietro-front_, il fuoco...