Part 19
— Pregovi avvertire che i nostri assalitori furono messicani, alunni di preti e di predoni spagnuoli. Questi avvelenarono il nuovo mondo con le infamie della religione cattolica e con esempi di tetra rapina, e il nuovo mondo si vendicò del vecchio barattandogli i suoi veleni col veleno della sifilide; atroce vendetta! La morte intorbidò la stessa sorgente della vita.
— Di grazia, signor Maurizio, il _lynch_ è trovato spagnuolo?
— Potrei rispondervi che gli spagnuoli ne hanno di peggio, ma delitto altrui non giustifica il proprio; è trovato americano: però, badate, non fa prova di giudizio, e nè anche di onestà colui che imprende a sentenziare le azioni di un luogo o di un secolo con le nozioni di altri luoghi e di altri secoli: i santi si hanno a guardare dentro la propria nicchia, pena a chi manca di buttar fuori strafalcioni grandi come la cupola di San Pietro in Roma; ciò posto in sodo, io vi affermo che in paese dove la nozione della legge civile a pochi è manifesta e da meno osservata, dove la forza per prevenire e per reprimere male si può raccogliere, e più difficilmente ordinare, dove sovente l'_amen_ della sentenza è una pistolettata che il condannato spara contro il giudice che lo condanna, dove razze moltiplici e tutte o in parte selvagge non repugnano da qualunque frode o violenza per sottrarre alla pena l'uomo della propria tribù, dove indiani e pantere prorompono fuori delle selve per ritornarci con la carne in bocca, non importa se di bestia o di uomo, io vi affermo, dico, che il _lynch_ apparisce la forma più sicura e più giusta per tutelare il consorzio civile che si sta componendo. E poichè la coscienza pubblica giudica quasi sempre il reo preso sul fatto, non ci è pericolo di sbaglio.
— Brown dunque a ragione fu impiccato? Lui condannò la giustizia del _lynch_.
— Brown fu un giusto, e tuttavia gli accusati come il Brown non si salvano mai, e sapete perchè? perchè la colpa che si punisce non istà in loro, bensì nei giudici che la condannano; l'opera sua comparve più enorme del crimenlese, perchè pregiudicava l'avarizia dei borghesi; e l'avarizia dei borghesi vince in crudeltà il dispotismo dei re. Tra voi civili chi salvò Cristo? Ditemi sinceri, chi vi mette più ribrezzo addosso, la barbarie americana col _lynch_, o la civiltà europea, che sacramenta l'assassinio col crisma della legalità, converte il giudice in Lucifero del boia, e calca nei moschetti le palle con articoli del codice criminale? Di qui ogni giorno più scomparisce il _lynch_, e spunta riparatrice la potestà dalla legge; per voi non ci ha redenzione; stornare non potete; e nè anche peggiorare, perchè non si supera il pessimo. Credete a me, che ne feci esperimento: sono gli americani pari ai sassi scoppiati dalla rupe per virtù di mina, adesso rudi, ma, se scarpellati a dovere, capaci a fornirti materia per costruire mirabile edifizio della civiltà umana. Ricordatevi che voi italiani foste salutati una volta da un poeta francese _polvere di uomini_. Certo un giorno la polvere affaticata si commosse, turbinò in vortici e scorse baldanzosa un tratto di via per ricascare più in là sopra altra polvere. Travaglia gli americani la pletora della violenza, gl'italiani strugge la dissenteria della corruzione; sboglientiti i primi, voi li vedrete sani e prestanti; sopra i secondi ha già scritto la morte: _posto preso_. Ammirate gli americani, però che essi hanno avuto cuore di servirsi dell'oro come Dio della parola; questi per creare e quelli per ricreare il mondo. Gli spagnuoli che fecero dell'oro a palate raccolto? Nelle terre deserte dall'ozio l'oro si seminò inavvertito e generò mirabile copia di corruzione. Crederono che l'oro recherebbe perpetua prosperità fra loro, ed invece si tirò dietro per mano la desolazione; però che ricchezza e miseria sieno le due cime del cerchio che si ricongiungono insieme. Andate in California ed ammirate che miracoli partorisca l'oro tenuto come servo, non come padrone; ormai non mette più conto cercarlo, i prodotti della terra che egli ha fecondato rendono più di lui; con l'oro gli americani hanno spaccato monti da cima in fondo, onde vi passasse la vaporiera di mezzo, costruito aerei e sterminati viadotti, scavato canali da sbalordire per la lunghezza e per la difficoltà di condurli; si proposero erigere edifizi, che facessero prova non essere state novelle i monumenti babilonici; mancavano di sassi e di scalpellini, che importa? _For ever ago_, essi vanno a cavare i massi di granito dalla China, e incettano operai a sedici dollari di salario per giorno, ovvero a 84 e 80 delle vostre lire. Che più? non bastandogli la terra, l'americano un bel dì si volta in San Francisco al mare, e gli dice: _ritirati!_ E il mare, che udendo un giorno simile comando da un re, si arricciò incollerito, e ricoperse di schiuma lui e il suo trono,[23] davanti al popolo si ritrasse come leone ammansito, perchè l'oceano è amico del popolo; e percotendo assiduo l'estremo lembo della terra che abita, gli va mormorando questo insegnamento: «mirami; dacchè sono nato, verun tiranno ha potuto stampare su me l'orma aborrita.» Qui l'americano con l'oro fecondò la natura, noi con l'oro l'abbiamo resa sterile; qui la natura diventata _alma parens_, Cibele, che nudrisce con le sue cento mammelle i suoi figliuoli di vita e di virtù, mentre voi spesso vi trovate costretti a stendere le mani traverso l'oceano per implorare dall'America tanto da non morire di fame: non si fa pane coll'oro.
[23] Questo fatto è raccontato da tutti gli storici inglesi. Il Lingard afferma ciò accadesse sopra la spiaggia di Southampton; e attestano altresì che Canuto adoperasse in cotesto modo per pungere la piaggeria dei cortigiani, che assicuravano a lui ogni cosa possibile.
— Ma la patria! la patria!... gridò con voce straziante così il giovane Curio, che parve uno stianto del cuore.
— Dovunque, rispose Maurizio, levando gli occhi in alto tu vedrai il cielo popolato di soli e di pianeti, e su su nel fondo il cuore ti dirà esserci Dio, quivi è la tua patria, anche il padre Dante lo ha detto;[24] e ciò perchè essendo la patria cosa divina, Dio non volle commettere alla empia virtù degli uomini il darla o il torla.
[24] _Quidni? Nonne solis astrorumque specula ubique conspiciam? Nonne dulcissimas veritates potero speculare ubique sub coelo?_ Epistola X, Amico Florentino.
— Ma le ossa dei padri non formano parte della patria? La patria si porta essa sotto le suola delle scarpe?
— Cotesto è culto di gente barbara. Da per tutto troverai calce resultata da ossa umane; che se quella calce tu veneri per santa, fa' come gli antichi sciti, i quali costretti ad esulare se la portavano seco. Danton, attesta la fama, pronunziò il motto della patria che non si porta sotto le scarpe, e parve sublime, mentr'era materiale: poichè teco verranno le care memorie e i dolci affetti, il culto degli esempi virtuosi e gl'insegnamenti paterni; l'altro che preme? Monumenti e tombe non valgono il pregio di essere rimpiante: vanità di vivi, non refrigerio di morti: l'avello dell'uomo di cui il nome cascò intero nell'oblio non merita ingombrare la terra nutrice. Viviamo tra i vivi o tra i morti? E se non ti basta per patria il luogo dove in fondo ai soli ed ai pianeti contempli Dio, la patria è quella dove la donna amata ti consola e il bacio dei figliuoli ti aspetta; dove la mano dell'amico ti serra la mano con tale stretta, che risponde ad un palpito del cuore; — colà dove puoi veracemente, pienamente affermare _il tuo diritto, il tuo Dio_, quivi è la tua patria.
— Eppure, soggiunge Curio, come uomo che non è vinto ancora e sente fuggirgli sotto una credenza antica, eppure i nostri grandi ci hanno insegnato essere la _nazionalità_ e la _unità_ della patria eccelsi scopi, e noi abbiamo versato per conseguirli il nostro sangue...
— _Omnia tempus habent._ Le cose di che avete detto sono spade a due tagli; ottime secondo i tempi e i luoghi; — continuerai ad adoperare nel Bengala la veste che indossavi in Siberia? Voi bene meritaste della patria e della umanità quando vi travagliaste per questi due fini: per iscuotere il giogo della servitù straniera era necessità diventar forti, e perciò uniti, perchè appunto nella unione sta la forza: nè io v'incolpo se da questo vostro disegno non ve n'è venuto tutto il vantaggio da voi presagito; imperciocchè forti non foste mai; voi avete chiesto la vostra unità come il mendico agitando il bussolo, e il passeggero ve l'ha gettata dentro per elemosina; se urtati dalla Francia, dall'Austria o dalla Prussia, voi non la potreste sostenere; ma questo mettiamo da parte. Quando la fratellanza universale e la umanità prevarranno, davvero allora dovranno sparire le nazionalità e le unità dei popoli. Di fatti, che significano esse? Significano Stato a parte, esclusivo, retto da interessi sempre distinti, sovente ostili al consorzio umano; significano concentramento di forze in un luogo, in un ordine di cittadini, in una persona, causa perpetua di tirannide schietta o ritinta di biacca costituzionale dentro, di prepotenza fuori. Voi avete a figurarvi la unità come il latifundio che isterilisce il paese e suppone il feudatario o la _mano morta_; la federazione di piccoli Stati, la prosperità e la pace. Credetelo a me, alla stregua che spariranno dal mondo le nazionalità, fie che cresca la libertà e ne vada lieta la umanità. Allora interrogato l'uomo: — A qual paese appartieni? Lo udrai rispondere: — Uomo sono e appartengo alla famiglia della umanità: allora sarà possibile la soppressione degli eserciti permanenti, di rado difesa contro i nemici esterni, sempre arnese di tirannide dentro, almeno nella intenzione di chi l'ordina e li tiene ai suoi servizi.
— Dunque noi altri soldati volontari fummo soldati della tirannide?
— In parte senza saperlo lo foste; ma siccome serbaste una coscienza, una volontà, un pensiero, vi ebbero in uggia sempre, anche quando procuravate vantaggio o diminuivate vergogna, ed appena poterono farlo senza paura vi dispersero. O come volete che tutelino la libertà uomini a cui s'insegna a prova di fame e di prigione a tutto dimenticare, niente apprendere, eccetto il comando del superiore, e questo eseguire con obbedienza cieca e passiva? Ma non ci sono le leggi umane da osservare? Che leggi e che non leggi, sopra ogni cosa sta l'ordine del superiore. Ma o i comandamenti di Dio non contano più nulla? Nulla; se non in quanto si accordano con gli ordini dei superiori; però ti si farà delitto se repugnerai a uccidere l'uomo inerme, a empire di strage le città pel fine d'indurle a salutare terrore; delitto gravissimo commetterai se, avendo ribrezzo a far da boia al tuo compagno, tu scaraventerai lontano da te lo schioppo, griderai: io qui venni soldato, non carnefice. Sbagli, risponderanno, tu hai ad essere ad un punto e soldato e carnefice.
— Ma non sempre i soldati gettano la coscienza nel pozzo...
— Peggio il rimedio che il male: alle milizie stanziali per vizio del proprio ordinamento non è concesso altro che fare il danno della patria, perchè se abiettate con la dottrina della obbedienza cieca e passiva, tu le proverai belve ammansite, contaminate di spiriti ribelli ti diventeranno pretoriani arbitri delle vite degl'imperatori e dei destini della patria...
E qui tacquero per assai lungo spazio di tempo: ad un tratto Maurizio riprese:
— Dunque nulla vi alletta a tornare, tutto vi respinge dall'Italia. Il governo di cotesto paese vi costrinse ad esulare, ebbene, voi confinatecelo come costumò Diogene con quei di Sinope; e poi non vi pende sul capo la sentenza di morte? Per voi non ci è grazia, non ci può essere: se foste parricidi potreste sperare, ma avendo voi fatto oltraggio all'arca santa della milizia, ogni scampo vi è tolto; il vostro è sacrilegio regale, perchè la forza si vuole venerata, adorata, ad ogni modo temuta come quella che unica oggi tiene ritti i troni. Anche qui tra noi giunse l'esecrata novella della strage del giovanetto Barsanti, e gli uomini del _lynch_ ebbero lacrime per l'infelice. Quando il medico Lanza scenderà le mal salite scale del ministero, potrà lasciarsi dietro ogni cosa; una sola non potrà, il rimorso di cotesta morte. La storia ricorderà che fu principalmente per lui che questi tempi ebbero nome di _borgiani_; tra Claudio, imbecille sanguinoso, il Valentino, tiranno da fiera, e Ferdinando di Napoli, Mastrilli da teatro diurno, piglierà posto anche il dottor da Vignale. Cristo, che patisti lo schiaffo dalla mano di un giudeo, tu solo puoi comprendere l'amarezza sofferta dall'Italia per la umiliazione di avere a capo del suo governo un Giovanni Lanza, medico da Vignale!
— Pur troppo! disse Filippo, eravamo destinati a considerare ridotte in atto dal governo italiano le grottesche fantasie delle tentazioni di sant'Antonio del Callotta.
— Fantasie del Callotta, interruppe Curio a sua volta; oh! di' piuttosto immaginazioni di Nerone ubriaco, di mangiatori di oppio; fantasime incise dal Piranesi, quando la tetra ipocondria gli rodeva il fegato.
— Si, questo e peggio, soggiunse Maurizio; dunque siamo intesi: voi tornerete in Italia a pigliarvi la mamma e la figliuola vostra e riverrete qui, tu, Curio, a tenermi luogo di figlio; e sì dicendo gli pose la mano sopra la spalla con tenerezza di cui non aveva dato segno fino a quel punto, e nella sua voce si sentiva la pietà della preghiera e la paura della ripulsa; e voi, Filippo, mi farete da fratello: intanto gli porgeva la mano libera. Che volete? Nella solitudine non s'incespica mai, ma all'ultimo la proviamo la più pesa di tutte le croci: mi sento stanco di camminare per una via dove non incontro sasso che mi laceri i piedi, ma nè anco trovo albero che mi ripari coll'ombra. E caso mai vi avvisaste redarguirmi di contradizione, io vi risponderò che l'uomo è una contradizione perpetua, _che mangia, beve, dorme e veste panni_, e ben venute quelle contradizioni che fanno scomparire il nostro intelletto e onore al nostro cuore.
— Scusate, Maurizio, ebbe a notare Curio, come di faccia alla coscienza vi potete sdebitare di chiamarvi dintorno i vostri congiunti? Non vi par'ella giustizia preferire a persone da voi conosciute per accidente, e forse non abbastanza conosciute per chiamarle con prudenza a parte della vostra famiglia, coloro che vi stanno uniti con vincoli di sangue?
— Oh! rispose Maurizio scotendo il capo, quanto all'amico Filippo egli è un libro da coro; si legge a dieci passi di lontananza senza bisogno di occhiali; un poco più difficile a capirsi sei stato tu, pure adesso presumo conoscerti meglio che tu non conosca te stesso; rispetto a' parenti, ti dirò che questi bisogna prendere quali essi sono, gli amici poi si pigliano fra quelli che garbano: i primi t'impone la necessità, i secondi ti procaccia la elezione: se tu mi fossi figlio di natura tu dovresti la vita a me, mentre adesso io la devo a te e all'amico Filippo. I parenti di me non cercarono mai; quindi qual maraviglia se io non cerchi di loro? Nè penso abbiano voglia di cercarmi; da cinquanta anni e più di me non ebbero novella, e tu puoi credere che non avranno atteso venti anni per farsi immettere nel possesso dei miei beni; dunque giudico che da molto tempo dev'essere trascorso a favor loro il termine dei trenta anni per succedermi a tenore di legge: ora, se di un tratto io mi facessi vivo, sta' certo che mi avrebbero caro come un morto maligno scappato dalla sepoltura per divorarli. Lasciamo che godano in pace il bene di Dio, il quale essi credono possedere legittimamente; capisco che all'ultimo essi vedrebbero che, se fossi resuscitato, lo farei per dare, non per riprendere; ma prima troppo più li turberebbe la paura di perdere, che la speranza di acquistare. Ed ora voi potete comprendere che io posso bene ingannarmi nei miei ragionamenti, ma che però opero sempre a caso pensato. Per istasera _satis_: domani ci ritornerò su per venire ad una conchiusione; intanto pensateci, e buona notte.
Di vero la notte portò consiglio, e Curio e Filippo si trovarono d'accordo ad accettare la proposta di Maurizio; il primo per tutte le ragioni esposte da questo, alle quali, esarcebato com'era, altre ne aggiunse del medesimo conio; Filippo taluna di quelle ragioni trangugiava come pillole confettate in aloe; da altre poi torceva incollerito il pensiero; ma sopra tutte prevalse lo immenso amore che sentiva per la figliuola e la brama di vederla accasata prima di morire. Maurizio non potè tenersi dal manifestare la sua inestimabile contentezza; ci furono ritrovi, feste, conviti, dove intervennero i conoscenti di Maurizio da cento miglia lontano; questi adottava co' modi più solenni Curio, e a tutti lo presentò come suo figliuolo ed erede. Cessate le feste, si diede, con la consueta alacrità, ad ammannire le cose necessarie pel viaggio; gli tardava vedere la famiglia di Curio raccolta sotto il suo tetto; andò, tornò, scrisse a New-York, a Baltimora, a Boston; finalmente, la vigilia della partenza così parlò ai suoi amici:
— Andate e tornate presto, che non ci è tempo da perdere; voi capite, che se io non sono di partenza, tengo però un piede nella staffa. Voi, adesso, siete cittadini americani, non dimenticatelo mai; ecco l'atto della vostra naturalizzazione; questo è il passaporto e queste lettere di raccomandazione pei ministri e pei consoli americani delle città e porti dove passerete. — Questa lettera contiene un credito illimitato sopra la Casa Baringh di Londra; potete usarne secondo il vostro giudizio, perchè io ho pensato: chi sa quanta povera gente si trova avvilita in Italia pel delitto di avere combattuto per la patria! Non senza orrore ho letto di alcuni soldati delle patrie battaglie morti di fame... Orsù, non ci pensiamo; quanti ne troverete che vogliano fuggire _crudeles terras et litus avarum_, tanti menatene con voi; due condizioni pongo a questa leva: amore del lavoro e buon costume. Qui poi faremo i patti e converremo dello statuto della colonia; non mi manca terra nè facoltà per lavorarla, e adesso mi casca in acconcio per confidarvi che il Texas è paese fecondo di argento, come la California di oro; io, dissodando, ne rinvenni una miniera, ne cavai quanto potei senza argomento alcuno d'ingegneria, come senza dirlo a persona; poi ricopersi lo scavo che occorre su la mia terra ed io solo conosco; lo riapriremo alla occasione e ci attingeremo come ad un salvadanaio per sussidiare la colonia e imprendere lavori di bonificamento; questo poi ho voluto dirvi, fidando nella vostra discrezione, perchè andiate persuasi che ai vostri compagni non può venir meno il vivere, finchè non sieno in grado di procurarselo col proprio lavoro.
Si abbracciarono e si divisero.
*
La costanza non è mica corazza che ripari le ferite del dolore, solo dà balìa all'uomo di sopportarne delle nuove; sicchè, nel sottosopra, non sai dire s'ella sia benedizione o maledizione di Dio; ad ogni modo la signora Isabella, sfinita di forza e di costanza, si sentiva prossima al termine dei suoi giorni. Lei meritamente salutammo madre dei sette dolori; lei Niobe cristiana, che si recava l'urna in mano contenente la cenere di tutta la sua stirpe. Certo le avanzava un figlio, ma ciò la fortuna maligna aveva fatto non già per consolarla, bensì perchè ella non si addormentasse sopra il suo cuore per cangrena tranquillo, ma sì per accompagnarla con le strappate dello spasimo fino all'ultimo passo verso il sepolcro. Adesso la santa donna con la morte nel petto, e nel sembiante larva di quello che fu, dissimulava il suo stato fino a darsi attorno per le faccende di casa; a tanto strazio ella si conduceva per non contristare la cara Eufrosina, dandole ad intendere che sana si sentiva e baliosa. La pietà profonda, il desiderio immenso che sentiva di conservarsi rigoglioso il bel giglio di amore, la persuadeva a custodirlo con l'aspra diligenza dell'avaro; anzi, ella giunse al punto di percuotere con frequenza il cucchiaio e la forchetta nella scodella e nel piatto che aveva davanti, onde far credere alla cieca ch'ella cibasse largamente le vivande che a stento aveva provveduto alla povera figliuola.
Chi ignora le gioie, i dolori e le cure della famiglia, non comprende le ragioni di tanto smisurati sagrifizi; affermano siffatte ragioni interessose, ed è vero; ma vi hanno interessi degni di essere assunti tra le stelle in cielo più della chioma di Berenice, ed altri che il diavolo non si attenta toccare per paura di scottarsi le dita; le sue ragioni erano queste: per Eufrosina sperava che le furie della mente di Curio sariensi placate e il suo sangue addolcito; per Eufrosina Isabella si riattaccava alla vita, giunta all'occaso; nel presagio dei nepoti, ella riviveva in loro, esultava nella speranza che la sua stirpe avrebbe conservato e cresciuto la traccia luminosa della gloria di Orazio, la memoria della bontà di Marcellino, ed anche riscattato gli errori degli altri suoi sventurati figliuoli... Ah! alla povera madre non bastava l'animo di confessarli colpevoli nè manco a sè stessa.
La buona donna, moglie di Foldo, quante volte le sue faccende gliene porgevano comodità, scappava dalle sue amiche: entrata in casa lei, le altre potevano riposare a tutto agio, imperciocchè ella sola facesse per quattro. Siccome la non si poteva dare pace di vedere la Isabella levata, e più volte gliene aveva mosso rimprovero, questa, la prima volta, le aveva susurrato negli orecchi: — Deh! non me lo dite più mai per quanto amore portate alla gran madre di Dio; la Eufrosina se ne affliggerebbe; e dal vedermi questa figliuola attorno contenta, mi fate la carità di dirmi quale altro conforto mi resta?
E veramente se la Eufrosina si fosse addata della miseria che la circondava, sarebbe morta per ischianto di cuore. Quanto a Foldo, ogni giorno che Dio mandava in terra faceva portare il pane a casa di Isabella: ma _non solo pane vivit homo_; rammentatevelo, lo ha detto anche Cristo; rammentatevelo perchè oggi vive una gente che predica neanche il pane necessario al sostentamento dell'uomo... Dio mi perdoni, ma ecco, io nego addirittura ch'egli presagisse la venuta dei moderati nel mondo; diversamente non avrebbe spedito in terra Cristo a redimere il genere umano; tanto, co' moderati tramezzo, fu tutto sangue sciupato!
Torniamo al racconto. Isabella si sarebbe lasciata morire d'inedia innanzi di chiedere soccorso a Foldo e alla sua degna consorte, sapendo quanto cotesti cuori popolani davvero si spropriassero a sovvenire le miserie altrui.
Prima però di ridursi a simile penuria, certo dì ch'ella non sapeva a qual santo votarsi per far quattrini, rovistando per le cantere di un vecchio scrittoio, le venne fatto rinvenire non so che cimeli vergati di mano di Orazio e con questi sperò procurarseli; al quale effetto trasse a fatica da un libraio in fama di liberalone e glieli offerse in vendita. Il libraio, appena ci ebbe gettato gli occhi su, ne rifiutò recisamente l'acquisto aggiungendo:
— Che cosa volete che io mi faccia di coteste carabattole?
— Credeva, rispose Isabella, che gl'italiani avessero a reputarsi onorati... ad ogni modo essere curiosi di possedere l'autografo di un loro grande scrittore.
Sì, giusto! Gl'italiani hanno a badare a ben altro; essi, donna mia, non sanno che vendere; e se non vendono più, egli è perchè hanno venduto tutto.
— Non tutto, signore, non tutto.
— O sentiamo un po' che cosa non hanno venduto.
— L'onore.
Il libraio stette alquanto su di sè; poi soggiunse:
— Può darsi, ma s'è rimasto in bottega vuol dire che veruno si è presentato ad acquistarlo.
Isabella, comecchè donna, venne in pensiero di saldargli la turpe ingiuria con uno schiaffo sul grugno, e lo faceva se glielo acconsentiva la spossatezza, ora accresciuta pel nuovo strazio; aveva già volte le spalle per andarsene, quando il libraio, così incapace di sentire vergogna per sè come il pudore della dignità altrui, solo per istinto di curiosità interrogava:
— Scusate, donnina, si potrebbe sapere come vi sono capitate nelle mani coteste quisquilie?